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InformAttivo anno II n.01 gennaio 2016 .pdf



Nome del file originale: InformAttivo - anno II - n.01 - gennaio 2016.pdf
Titolo: InformAttivo - Anno II - n.01 - gennaio 2016
Autore: Brigida

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“Online”
Notizie da Imola, Bologna e Comuni della Città Metropolitana
Anno II - n. 1 - gennaio 2016
SAECO, DISMECO E LA MIOPIA ISTITUZIONALE DELL’EMILIA-ROMAGNA
L’editoriale
La Saeco di Gaggio Montano annuncia 246 esuberi.
Poi è il turno della Dismeco di Marzabotto: 7 lavoratori
su 35 in cassa integrazione e un futuro incerto. Un Natale non proprio con fiocchi oseremmo dire. Senza
contare che siamo sull’Appennino bolognese e, si sa,
quando le aziende sono in crisi in questi territori, vanno
in crisi intere comunità. Per non parlare del rischio spopolamento. Cosa unisce le due vicende oltre al fatto di
essersi generate entrambe in territori montani? Soltanto la miopia istituzionale. Quella concezione, per intenderci, secondo la quale la politica non è mai responsabile della crisi di aziende private. Mai affermazione fu
tanto sbagliata e inesatta.Ma andiamo con ordine. La
Saeco,leader mondiale nel mercato delle macchine da
caffè espresso, è stata fondata nel 1981 proprio a
Gaggio Montano da Sergio Zappella e Arthur Schmed.
Un orgoglio per il territorio. Saeco significa proprio:
Sergio, Arthur e compagnia. Nel 2009, dopo
l’acquisizione Philips, si passa in pochi anni da una
produzione di oltre un milione di pezzi a poche decine
di migliaia, in un mercato che risulta essere in espansione. Tagli e operazioni “tampone” si susseguono per
anni, per evitare il tracollo mentre la Regione EmiliaRomagna, che solo idealmente si pone a capo di fantomatici tavoli di coordinamento e supervisione, temporeggia senza dare alcun segnale. Nessuno si chiede
quanto possa importare realmente a Philips della Saeco, specie poi se si tratta di uno stabilimento sperduto
sull’Appennino bolognese. Chi davvero crede che Saeco, 350 milioni di fatturato e 1200 dipendenti, sia strategica per Philips, 22 miliardi di fatturato e 112mila dipendenti, deve avere una visione piuttosto strana
dell’economia. (continua a pag. 2)

All’interno








Lo strano “caso” dei murales
tassati
Scontro aperto tra sindaci Pd
sui costi dei rifiuti
Ampliamento discarica di
Imola: a che punto siamo?
Passante Nord: una figuraccia
planetaria

Bologna 2016: la Città
è contendibile

A cura dell’Associazione “Sauro Cenesi”
E in collaborazione con L’Allocco
Newsletter delle forze politiche di alternativa
Direttore responsabile: Brigida Miranda

SAECO, DISMECO E LA MIOPIA ISTITUZIONALE DELL’EMILIA-ROMAGNA
(segue da pag. 1) Ed ecco che la Saeco di Gaggio Montano
diventa specchio di una vicenda tutta italiana, dove un colosso
multinazionale, ingloba e fagocita una eccellenza nazionale e
poi, nonostante il fatturato in espansione, chiude stabilimenti a
piacimento senza preoccuparsi delle famiglie, dell’indotto, del
tessuto economico sociale che si va completamente a destabilizzare. Con l’aggravante che qui, a essere messa in discussione, è tutta la storia di un’azienda, un marchio italiano,
un’eccellenza nazionale.
E poi c’è la Dismeco. Azienda tutta bolognese, che nasce per
recuperare praticamente in toto il materiale elettrico ed elettronico, con una visione di lungo periodo in fatto di ambiente e di riciclo da fare invidia a Germania e
Stati Uniti. Perché le sue tecnologie di recupero sono studiate ovunque. Un’azienda così che arriva
sull’Appennino, crea posti di lavoro e investe 10 milioni di euro. Da qualche altra parte, in Europa, o
forse anche nella vicina Svizzera, ad aziende così stenderebbero un tappeto rosso. E invece da
noi, un’azienda di questa portata è costretta a mettere i lavoratori in cassa integrazione. Perché in
Emilia Romagna sono capaci di varare una bellissima legge sull’economia circolare dei rifiuti, ma
poi consentono che il prodotto da riciclare e lavorare finisca per l’80% fuori Regione. Perché se la
Dismeco tratta le lavatrici e da 25mila pezzi si cala a 15mila perché il Consorzio preposto preferisce vendere fuori Regione, abbiamo già smesso di ragionare. Perché se per l’Emilia Romagna il
rifiuto è realmente una risorsa, si fa di tutto per tenerlo sul territorio e consentire alle aziende locali
di trattarlo e di rivendere le materie prodotte. Possibilmente a prezzi equi. Ma le belle parole non
viaggiano di pari passo con la realtà. E così, in Emilia Romagna si legifera per tutelare il lavoro, il
made in Italy, per promuovere il riciclo e mantenere i servizi sulla montagna. Poi però, in pieno Appennino, si consente che due aziende come Saeco e Dismeco, che danno lavoro alla stragrande
maggioranza delle famiglie sul territorio, finiscano nelle fauci delle multinazionali quando va bene o
vengano divorate da politiche miopi, quando va peggio. Tanto, alla fine, ce la caviamo sempre con
qualche attestato di solidarietà votato all’unanimità.

"Esporre il crocifisso è cosa da Medioevo" è la più
grande baggianata mai sentita dire ad un sindaco
di una delle città più grandi d'Italia. La crisi della
cultura occidentale e della nostra identità è uno tra
i più grandi alleati di questo terrorismo islamico,
una crisi che viaggia a braccetto con questi lupi
più o meno solitari che ci colpiscono nella tranquillità delle nostre città. Abbandonare le proprie tradizioni e rinnegare la propria origine diventerebbe
l'errore più grande in assoluto da 50 anni a questa
parte.
Francesco Rossi, consigliere FI San Lazzaro

“Una città BUIA e DESERTA è terra di nessuno. Le
"risorse" che stazionano in giro di giorno, di notte fanno
razzia. C'è bisogno di far vivere la città, di riconquistare il
territorio attraverso attività e luce. Il Sindaco dice che a
Casalecchio siamo affetti da percezione di insicurezza
che, di fatto, secondo lui, non c'è. Ognuno giustifica le inadempienze come crede, io credo che la sicurezza in città
non ci sia, che la città sia più buia di sempre”.
Erika Seta, capogruppo FI Casalecchio

A IMOLA, PER FARE CASSA, SI TASSANO PURE I MURALES!
Scandaloso quello che è capitato al Capannone dell’azienda Cro.Mia di
via Serraglio, alla quale l’Ica, società incaricata del Comune, ha chiesto
di pagare 35 mila euro perché il murales rappresentante un circo colorato a fumetti sullo stabile dell’azienda sarebbe pubblicità occulta e
quindi tassabile.
Mi auguro che il Comune prenda posizione in fretta e desista da questa
richiesta inopportuna e imbarazzante.
Non è che ci sono murales e murales a Imola? Se prima andavano bene e addirittura se ne sono realizzati parecchi nel sottopassaggio
all’Autodromo e alla Stazione dei treni con anche un Festival molto seguito e partecipato, ora non vanno più bene e iniziamo a penalizzarli e
in questo caso a tartassare il proprietario che aveva dato un raggio
di luce alla base logistica della sua attività in quel grigiore cittadino. Oltretutto quanti ce ne sono in giro sul Santerno su tanti altri stabili? Ora
non è che iniziata da Piazza Matteotti la “caccia grossa” al soldo da
murales?
Il Sindaco Manca e la sua Giunta che straparlano di Imola
Brand, dovrebbero ostacolare e combattere il degrado nel centro storico eliminando le scritte e imbrattature che spesso e volentieri sono sui
muri anche all’entrata del Comune dove sono posizionati con i loro fondoschiena (loro sarebbero da multare per la pubblicità negativa che fanno alla Città con questo evidente
degrado….).
Se siamo alla “canna del gas”, visto che vengono tassati anche i murales, almeno ditelo, non fate la figura dei taccagni e spilorci che si attaccano a tutto…..adesso capisco perché non si fa una vera lotta
all’accattonaggio a Imola.
In questo periodo di crisi si chiedono ad un’azienda del
territorio 35 mila euro per queste cose? Ma in Comune
il buon senso è andato a farsi benedire ? Danno con
una mano 50 mila euro ( bando del quale hanno usufruito appena 10 aziende) e ne vogliono già prendere
35mila solamente da una per pubblicità occulta? E’ questo l’aiuto che chi governa vuole dare agli
imprenditori locali?
Mi auguro che questa barzelletta poco divertente finisca qui e che il Comune a questo punto riveda anche il
regolamento sulla pubblicità (visto che non ci sono stati solo casi come questo, che hanno fatto arrabbiare chi combatte per tenere alzata la serranda quotidianamente) in modo che questi episodi non si verifichino nuovamente.

Simone Carapia
Capogruppo FI Imola

SICUREZZA: UN TEMA FERMO AL PALO
Furti nelle abitazioni, nei garage e nei negozi durante tutto questo anno
e mezzo con le solite cadenze: quanti denunciati, quanti ladri arrestati e
quanta refurtiva ritrovata? Sembra un segreto avere questi semplici dati, o forse è perché le statistiche di recupero refurtiva o cattura ladri sono misere e basse?.
Niente assistenti civici come Bologna o Imola per girare la città ed eventualmente segnalare alle Forze dell’ordine.
Dopo gli ultimi 5 volontari, nessuna notizia sulle selezioni e i corsi per
entrare nell’associazione Città sicura che dovevano far sì che volontari
potessero aiutare il Comune e nessuna apertura ad altre associazioni.
Nessun servizio volontario notturno.
Idea del sistema sms tra cittadini ferma al palo.
E il potenziamento della Polizia Municipale? I turni notturni fatti più
spesso? La presenza di più forze dell’ordine sul territorio di cui il Sindaco ha discusso col Prefetto?
Sicurezza stradale messa a repentaglio dallo stato delle strade del nostro territorio e cittadini abituati al fatto che Roma taglia i fondi ai Comuni. Però perché i Comuni vicini costruiscono piste ciclabili sulla Via Emilia, costruiscono rotonde e hanno le strade in buono stato rispetto alle nostre? Da dove prendono i soldi? Il Governo non ha tagliato
anche loro?
Viaggiando per le nostre strade si notano sempre più spesso comportamenti incivili e al limite o oltre il
codice della strada eppure……
Stato dei marciapiedi del Comune disastroso.
Illuminazione di parecchie zone del Comune
carente sia sulla strada che lungo i marciapiedi
e nei parchi. Dov’è finito il progetto per le luci a
led che dovevano costare meglio e migliorare
l’illuminazione? Dare l’illuminazione pubblica a
Solaris a cosa è servito solo a sostituire velocemente lampadine?
Aumentano gli atti di vandalismo sul territorio,
tutto normale?
Le telecamere servono solo in caso di reato o
potrebbero essere usate anche per prevenzione e per indirizzare le forze dell’ordine e la Polizia municipale sui luoghi del Comune?
Da anni che si parla di eliminazione delle barriere architettoniche, compreso lo spot del Sindaco in carrozzina. C’è un progetto dagli anni 2000 che giace sepolto in qualche ufficio comunale e che ci costò
100 milioni di lire eppure….. anche questa è sicurezza
Come ai tempi dei Romani panem et circenses. Se il Sindaco Tinti e la maggioranza mettessero tanta
attenzione e tanti mezzi come per le varie feste, sagre, eventi forse ci sarebbe più sicurezza.
Gianluigi Gallo
capogruppo “Il Tuo Comune” - Castel San Pietro Terme

RIFIUTI: CASTEL GUELFO HA VERSATO A HERA OLTRE 300MILA EURO IN PIU!
Ammontano a 317.421 euro i “costi minori” sostenuti da
Hera, gestore del servizio rifiuti sul territorio di Castel
Guelfo, negli anni 2013 e 2014. Somma che, pertanto, riteniamo come lista civica che debba essere restituita. Nello specifico, la nostra proposta è quella di inserire tale
somma quale credito all’interno del bilancio comunale mediante variazione d’urgenza. Se ciò non fosse possibile, in
alternativa, il Comune si attivi con gli strumenti di sua
competenza per il recupero di una somma che Hera non
ha mai speso
per erogare il servizio sul territorio.
A fine agosto il Consiglio aveva votato all’unanimità una
nostra mozione (emendata dalla maggioranza) per impegnare sindaco e giunta a procedere proprio a una verifica presso Atersir, Agenzia territoriale Emilia
Romagna per il servizio idrico e rifiuti, acquisendo i consuntivi 2013 e 2014. Siamo certi che la maggioranza sia già entrata in possesso dei medesimi dati che la nostra lista ha potuto acquisire con
regolare accesso agli atti svolto in Regione. ANCHE SE A OGGI LA MAGGIORANZA NON HA DATO ALCUNA COMUNICAZIONE IN MERITO.

I FATTI. Sui numeri da noi dichiarati ci sono pochi dubbi. Sono documenti ufficiali che arrivano da
Atersir. Nel 2013 i ricavi per Hera (il gettito fiscale Tares per intenderci) ammontano a 862.707,16
euro mentre la spesa per l’erogazione del servizio è stata di 688.390,37. Una differenza tra ricavi e
costi di 174.316,79 euro.
Sull’annualità 2014, risulta che i costi sopportati dal gestore ammontano a 720.900,01 euro mentre i
ricavi derivanti da proventi da tassa (TARI) ammontano a 864.005,13 euro, con una differenza di
143.105,12 euro. (I dati sono già al netto delle quote che Hera restituisce ogni anno al Comune per i
proventi della vendita dei materiali che i cittadini differenziano).

Il principio generale del Servizio Rifiuti è
che la tassa deve coprire interamente il
costo del servizio. Ci chiediamo a questo
punto perché i costi minori del 2013 non
siano stati conguagliati nel Piano finanziario 2015. I costi minori del 2014 andrebbero
conguagliati sul Piano del 2016, ma permetteteci di avere forti dubbi sul fatto che
ciò accada. Per questo riteniamo che una
azione concreta possa essere solo e soltanto l’inserimento a bilancio di questo credito che il Comune vanta nei confronti di
Hera.
Lista civica La tua Castel Guelfo

GESTIONE RIFIUTI:
SCONTRO APERTO TRA ISABELLA CONTI E VIRGINIO MEROLA

Per la gestione del “rusco” San Lazzaro ha pagato molto di più in questi anni, mentre Bologna
molto meno rispetto ai costi sostenuti da Hera e
trasmessi con i consuntivi ad Atersir, l’azienda
regionale che deve approvare i piani finanziari.
Un inghippo talmente grande da far tremare la
“baracca” targata Pd.
Sembra essere davvero “in alto mare” la Regione Emilia-Romagna sul “caso Atersir” scoppiato nelle ultime settimane. Di cosa si tratta? Si tratta dei
costi del servizio rifiuti, in particolare di quello del bacino di competenza di Hera. Da una ricognizione
dei consuntivi del 2013 e 2014 si è scoperto che alcuni Comuni hanno pagato meno, ma molto meno, rispetto ai costi sostenuti da Hera. Per contro altri Comuni hanno pagato molto di più. E siccome
quel surplus proviene direttamente dalle tasche dei cittadini, si è scatenato un putiferio.
Ci sono Comuni che presentano una importante “sovracopertura” del costo del servizio rifiuti (San
Lazzaro, Castel San Pietro Terme, Castel Guelfo) e altri che presentano una altrettanto preoccupante “sottocopertura”, primo tra tutti il Comune di Bologna. Il Comune di San Lazzaro in questi due anni
ha pagato a Hera oltre 1 milione di euro in più, andando dunque a “coprire” il debito di Comuni come
Bologna che hanno una sottocopertura del servizio di almeno un paio di milioni di euro. Da qui, lo
scontro aperto tra Isabella Conti, sindaco Pd di San Lazzaro, che ha inviato una diffida ad Atersir e
Virginio Merola, sindaco Pd di Bologna che è anche presidente di Atersir.
In altre parole, in alcuni Comuni il ricavo che si ottiene dalle tasse dei cittadini è molto più alto del
reale costo del servizio mentre ci sono territori dove le tasse non riescono a coprire i costi di Hera.
Perché ciò avvenga pare essere ancora un ”mistero”, né dalla Regione si capisce quali azioni si intende mettere in campo per riparare a queste evidenti storture. I Comuni che hanno versato considerevoli somme di denaro non dovute per il servizio ora quei soldi li rivogliono indietro: per ora, però,
non è ancora dato sapere se le somme versate a ‘sovracopertura’ saranno effettivamente conguagliate. Inoltre, sembra piuttosto improbabile che, per il 2016, il gestore del servizio possa elaborare
dei piani economici sottraendo ai Comuni interessanti la cifra equivalente alla sovracopertura che in
alcuni casi è veramente importante (+150mila euro per Castel Guelfo e oltre 400mila euro per Castel
San Pietro).
Una chiara mancanza di volontà politica dovuta a quel conflitto di interessi (di cui la Regione è perfettamente consapevole) tale per cui Virginio Merola è nello stesso tempo sindaco di Bologna
(Comune che è primo azionista di Hera), sindaco della Città Metropolitana e presidente di Atersir. Il
fatto, poi, che il Consiglio d’ambito di Atersir (costituito da sindaci, presidenti di Provincia e amministratori) definisca e approvi i costi totali del servizio (ai sensi dell’art. 7 della LR 23/2011) sembrerebbe inchiodare gli stessi sindaci alle loro responsabilità. In altre parole, quei piani finanziari loro li hanno già approvati e ora, sono davvero legittimati a lamentarsi? Un dato di fatto è certo: in tutta questa
vicenda, a rimetterci, finora, sono stati solo i cittadini. E mentre i sindaci Pd litigano tra di loro, le tasche dei cittadini si svuotano e quelle delle multiutility, verosimilmente, si gonfiano.
.

Sogliano sul Rubicone è un Comune romagnolo di 3.200 abitanti, non troppo lontano da
noi, che ha azzerato totalmente l'IMU sulla
prima casa e applica le aliquote più basse d'Italia per gli immobili locati e così pure per la TARI! Inoltre eroga una serie di aiuti quali 2.500 euro
per ogni nato, paga fino a 1.650 euro le tasse universitarie dei propri giovani studenti, riduce ad 1/3 le rette
dei nido e delle materne, eroga finanziamenti in conto
interessi fino al 60% a favore di chi ha un mutuo prima
casa e altro ancora. Tutto ciò per il semplice motivo
che dal 1990 si è dotato di una discarica che riceve
180.000 tonnellate annue di rifiuti da fuori Comune e
questo significa entrate per 11 milioni di euro all'anno.
Mentre Imola e il suo Circondario non riconoscono
alcuna agevolazione o aiuto ai propri contribuenti
che anzi pagano tra le più alte tariffe della
TARI della Regione, pur avendo la discarica di Pediano, che raccoglie l'83% di pattume proveniente
da fuori e solo il 17% di quello locale, ricevendo
quantitativi di pattume di gran lunga superiori rispetto a Sogliano e quindi ha incassi molto maggiori. Sarà solo una vana speranza, ma sarebbe
bello un giorno vedere che anche da noi venissero
rieistribuiti ai cittadini i lauti guadagni della discarica di Pediano…

Se i Comuni di Imola e del Circondario
fossero come Sogliano sul Rubicone...

Francesco Mariani
Coordinatore FI Dozza

PASSANTE NORD: UNA FIGURACCIA PLANETARIA
Una figuraccia planetaria. Alla due giorni di Confindustria e del
Sole 24 Ore organizzata a Bologna, Squinzi ha voluto far capire
quello che nel resto d’Italia e del mondo pensano dell’ennesimo
stop che è stato dato ad un’opera infrastrutturale considerata fondamentale dalla stragrande maggioranza del mondo produttivo,
dall’intera organizzazione degli industriali e dalla massa di automobilisti, bolognesi e non, che ogni volta per attraversare il tratto
che collega Casalecchio di Reno e San Lazzaro di Savena, in entrambi i sensi di marcia, debbono affrontare code chilometriche.
La bretella autostradale, di cui si discute da almeno dieci anni, secondo il progetto predisposto da Autostrade per l’Italia, prevede di
circumnavigare l’attuale assetto viario composto appunto dalle
corsie autostradali, a loro volta affiancate dai tratti di tangenziale,
anch’essi perennemente intasati nelle ore di punta e nei periodi
vacanzieri. Autostrade, nel progetto supportato da Confindustria e
da Unindustria Bologna, prevede appunto, sul modello del Passante di Mestre, la conversione dell’attuale tratto autostradale in
corsie per la tangenziale di Bologna, che verrebbe finalmente allargata, e la costruzione di un nuovo tratto sul quale confluirebbero tutti i veicoli provenienti da Sud
e da Nord e che non si fermerebbero sulla tangenziale bolognese. Il traffico merci ne ricaverebbe un
grande incentivo. Ma, dopo che appena due settimane fa, il Sindaco della Città Metropolitana di Bologna Merola aveva pubblicamente dichiarato che “i fondi per il Passante ci sono, l’accordo è a un
passo”, ecco l’improvviso dietrofront. E questo, dopo che già un anno fa l’allora ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi e Autostrade siglarono l’accordo, poi confermato dal Ministro Delrio per il governo Renzi. Ora si rischiano di perdere i fondi europei già stanziati. Perché questo ripensamento?
In molti, anche nel suo partito, sono convinti che Merola, in affanno per riconfermare la sua candidatura a sindaco di Bologna, voglia ora cavalcare i temi cari a un certo ambientalismo di maniera, già
fatto proprio dalla Sindaca di San Lazzaro di Savena Isabella Conti, protagonista dello stop a un
maxiprogetto edilizio che già lei stessa votò negli anni passati come consigliera comunale. È ormai
palese l’attrito tra la Conti e Legacoop, che assieme al Sindaco di Imola Manca, appoggia il progetto
del Passante. Insomma, il no degli amministratori locali di Bologna sarebbe, secondo molti osservatori, legato a logiche interne al PD, percorso da faide intestine come mai non si era visto prima. A
essere messo in discussione è anche lo storico rapporto tra quel partito e le coop rosse. Ma a far le
spese di queste lotte, che nulla hanno a che vedere con l’interesse generale – il Passante è considerata un’infrastruttura strategica di rilievo nazionale e avrebbe un impatto positivo enorme su tutto
il comparto turistico, rigenerato dalla possibilità di raggiungere i luoghi vacanzieri in modo rapido e
confortevole –, sono ancora una volta tutti i cittadini, non solo bolognesi.
Giovanni Barillà docente a Economia del Turismo Campus di Rimini

DIMISSIONIAMO MEROLA: BOLOGNA E’ CONTENDIBILE
L’anno che si apre ci porterà all’elezione del nuovo Sindaco di Bologna , nonché dell’intera Città Metropolitana: inevitabilmente, per chi ama Bologna e il proprio
territorio, il 2016 diventerà un anno di svolta. I sondaggi
del PD, compiuti tra gli scaffali della Coop e gli uffici della
CGIL, dicono che Merola, per vincere, dovrà passare dal
ballottaggio. Un ballottaggio che tuttavia non è detto vedrà
presente il Centro Destra o altre forze politiche, come ad
esempio i grillini.
E ovviamente le possibilità di vincere a Bologna passano dalla capacità di arrivare al ballottaggio. E’ inutile
dire che il Centro Destra, per sfidare il PD al secondo turno, e vincere, deve essere capace di presentarsi unito ed
esprimere una candidatura unitaria, sfruttando una delle migliori occasioni della storia di Bologna per
dare un vero segno di discontinuità con le precedenti amministrazioni.
La Giunta Merola ha relegato Bologna all’ultimo posto nella classifica de il Sole 24 Ore sulla
sicurezza, toccando il punto più basso della storia cittadina. Un declino inevitabile, determinato dalla
criminalità, dall’insicurezza, dal degrado, dall’accoglienza di clandestini, sbandati e balordi che servono solo a foraggiare le varie cooperative legate alla finanza rossa a discapito dei bolognesi.
Per questo il Centro Destra ha il dovere di presentarsi unito, mettendo da parte gli interessi dei
singoli partiti e dei singoli esponenti politici. Solo premiando la volontà di unità e di riscatto della nostra città possiamo mandare a casa Merola e compagni.
E’ necessario però anche l’impegno di tutti coloro che hanno a cuore Bologna e che, nonostante
la disaffezione dalla politica e la lontananza dai partiti, sentono l’esigenza di rendersi concretamente
utili e protagonisti del cambiamento. Personalmente punto più su queste energie che su quelle dei
partiti in campo. Perché oggi Bologna non ha bisogno di ulteriori contaminazioni partitocratiche, a prescindere da dove provengano, ma di liberare energie che il sistema di potere delle sinistre
sta tenendo bloccato da oltre mezzo secolo escludendo tutti coloro che non sono complici del medesimo. Di tutti noi, insomma.
Rinunciare ad essere protagonisti di questa stagione, che inizierà a gennaio e si concluderà a giugno, significherebbe essere in qualche modo complici del PD e del suo sistema di potere.
Per questo confido davvero che, al di là delle disillusioni della politica e delle scelte incomprensibili
compiute da alcuni esponenti anche del Centro Destra, si possa realizzare quell’unità necessaria per
vincere le elezioni e dare una speranza concreta al futuro di Bologna.
Galeazzo Bignami, capogruppo FI Regione Emilia-Romagna

LE RADICI PROFONDE NON GELANO… NEMMENO CON LA NEVE
Ho sempre avuto in mente la distinzione tra noi giovani di destra e
quelli di sinistra, ogni anno, crescendo, sempre più. Le discrepanze tra
noi e loro sono tangibili: la sensazione di ribrezzo che proviamo dovendo malauguratamente passare per via Zamboni, l’innervosirsi ogni volta che si vede un intero quartiere degradato dove svetta sovrano un
centro sociale, la ripugnanza verso la presunta saccenteria della sinistra, monomero fondamentale del loro DNA.
Potrei continuare per giorni ad elencare tutto quello che ci distingue da
loro ma in questo modo qualcuno potrebbe pensare che tutto si limiti
ad una diversa profondità o sensibilità, a diversi gusti… Qualcuno potrebbe non cogliere ciò che davvero ci distingue: la consapevolezza ed
il senso del dovere. La consapevolezza di chi siamo, di come siamo
arrivati ad essere quello che siamo. La consapevolezza che il futuro è
importante ma che solo tenendo vivo ed a mente il passato lo si renderà migliore. E qui entra il senso del dovere, il grande senso del dovere
che, come una calamita, ci tiene incollati ai nostri valori, alla nostra identità, al futuro ed al passato e respinge tutti i tentativi di farcene allontanare. Tentativi che ogni anno incrementano, ogni anno si fanno sentire più forti. “Rossi” che cercano in tutti i modi di inculcarti
idee che per natura non possono appartenerti e che, meschinamente, cercano di farti sentire diverso,
sbagliato, retrogrado, ignorante. “Rossi” che, buon viso “buonista” a cattivo gioco, inneggiano ad un
futuro senza identità, ad un futuro (ormai da definirsi presente) dove il clandestino diventa l’ospite
che non vuole sedersi alla nostra tavola se non per mangiare ed andarsene quando loro, sfortunatamente per noi a capotavola, hanno apparecchiato solo per lui, togliendo il posto ai loro connazionali, i
primi ad avere diritto di starci. Non so a voi, ma a me tutto questo provoca rabbia; provoca rabbia vedere che famiglie che non arrivano a fine mese perché sommerse di tasse e con stipendi da fame, si
vedono scendere di graduatoria nei bandi per l’assistenza sociale perché sono passati davanti stranieri che tali vogliono rimanere. Fa ancora più rabbia sapere per certo che sicuramente qualcuno,
leggendo queste parole mi darà della razzista. Che amarezza! Se essere razzisti è mettere al primo
posto il bene di chi ama la propria Patria, ha bene in mente i diritti e doveri che ha come cittadino di
un Paese i cui antenati hanno fatto nascere, beh, lo sono! In tutto questo la nota positiva però c’è, ed
è il fatto che noi non ci arrendiamo, noi non molliamo. Spero quindi che questo Natale e che il prosieguo della vostra vita lo abbiate passato e passerete come solo chi ha a cuore la propria identità sa
fare. Spero che giorno per giorno per voi sia una scoperta ed una presa di consapevolezza di ciò che
vi circonda, spero che siate stati e starete con la vostra famiglia, che vi siate fatti raccontare e farete
raccontare un aneddoto o storia dai vostri nonni. Spero che abbiate vissuto questo Natale, credenti o
meno, come momento di gioia, aggregazione,celebrazione dei nostri valori, elogio alle nostre tradizioni e di spinta al crearsi un bel futuro. E ricordate: non vergognatevi di dire che amate la nostra
Terra, il nostro Paese e la sua cultura, non vergognatevi di dire che il Natale vi scalda il cuore,
vi dà speranza, vi fa riflettere e sperare, non vergognatevi di essere rapiti dalla magia e dal potere che ha su di noi... Non vergognatevi perché il Natale è dentro di noi e "le radici profonde
non gelano", neanche con la neve .
Dalila Ansalone
Azione Universitaria

L’ORDINE DEI MEDICI CHIEDE UNA
MORATORIA AL PROGETTO DI
AMPLIAMENTO

Quanti dubbi sui livelli di inquinamento...
Risalgono al 12 e al 17 ottobre scorso i rilievi effettuati

Si è mosso perfino l’ordine provinciale dei
Medici per provare a fermare, almeno
temporaneamente, il progetto di ampliamento della discarica di Imola. Una racco-

da Arpa in alcuni pozzi spia della discarica Tre Monti di

mandata, datata 19 dicembre e firmata dal
presidente Giancarlo Pizza, indirizzata direttamente al presidente della Regione

to: vasche che risultano inagibili dal 2013 a causa di una

Stefano Bonaccini, con la quale l’Ordine
chiede una moratoria al progetto, dopo
aver preso visione della documentazione
inviata da Terra srl, la società che ha ese-

Rondinella. Il gestore (Hera) in quell’occasione effettuò

guito gli studi indipendenti sull’area vasta
intorno alla discarica e anche ad alcuni
campioni di acqua potabile.

pozzi spia dovrebbe esserci solo acqua meteorica e,

“Come potrà evincersi dalla lettura della
documentazione allegata – si legge nella
lettera – vi sono rilievi di inquinamento
ambientale che richiederebbero, ad avviso
di questo Consiglio, approfondimenti tecnico-scientifici e una valutazione di impatto sanitario. Sono certo che Ella comprenderà le preoccupazioni di questo Ordine
che, nell’ambito dei propri compiti istituzionali e deontologici, ritiene di dover richiedere quanto in oggetto in ossequio al rispetto del principio di precauzione e
dell’art. 5 del Codice deontologico”.

Imola. Il 12 ottobre, l’Arpa effettua un primo campionamento di acqua dai pozzi spia che si trovano all’ingresso
delle vasche 1 e 2 adibite allo stoccaggio del percola-

anomalia che aveva provocato fuoriuscita di percolato
che aveva colorato di scuro le acque del confinante Rio

interventi di impermeabilizzazione, rivestendo le vasche
di teli Hpde: il percolato da allora viene stoccato nella
vasca 3 ed eventualmente nella vasca 4. All’interno dei

invece, le recenti analisi dell’Arpa rilevano appunto sforamenti importanti per quanto attiene la presenza
di nitriti e solfati e di alcuni metalli pesanti quali arsenico,
cromo e nichel. Il 17 ottobre, nel corso di un nuovo campionamento da parte di Arpa, si è scoperta la rottura del
telo Hpde, portando l’Arpa a decidere per un controllo
anche alle vasche 3 e 4. A seguito di ciò la Città metropolitana ha emesso una ordinanza chiedendo a Hera di
intervenire immediatamente per riportare i parametri a
norma di legge. La Regione si è limitata a dire che gli
esiti della vicenda saranno adeguatamente tenuti in considerazione per la VIA (Valutazione di impatto ambientale).

IN REGIONE EMILIA-ROMAGNA IL GRUPPO FORZA ITALIA HA PRESENTATO UNA RISOLUZIONE PER CHIEDERE CHE SIA EFFETTUATA UNA VALUTAZIONE DI IMPATTO SANITARIO,
MENTRE IL GRUPPO LEGA NORD HA CHIESTO CHE IN COMMISSIONE VENGA A RELAZIONARE DIRETTAMENTE L’ORDINE DEI MEDICI… SEGUIREMO CON MOLTA ATTENZIONE
L’EVOLVERSI DELLA SITUAZIONE.
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