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VADEMECUMcamminante.pdf


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ed infine terminarli. Quando mai si riesce a terminare un pensiero profondo in un giorno qualunque del
nostro vivere? Squilla il cellulare, si deve correre in ufficio, attenzione ai segnali stradali, inizia la partita . . . In
un Cammino è possibile! Non solo, è anche molto piacevole e con l’andare avanti diventa necessario. Il
proprio orizzonte si allontana via via verso i genitori, i nonni, i bisnonni e, perdendo le tracce, verso quanti ci
hanno preceduto e ci hanno trasmesso usi e comportamenti dettati dalla società di quel momento. Si capisce,
così, che dalle origini del tempo tutto si è succeduto generazione dopo generazione, guerra dopo guerra,
occupazione dopo occupazione, sterminio dopo sterminio, credo dopo credo, . . . giorno dopo giorno.
Il concetto del vivere comincia a cambiare: si diventa più calmi e più saggi e più affamati di vivere perché
facenti parte di un creato meraviglioso in cui tutti sono importanti. Così il Cammino diventa più profondo. E
poi arriva il pensiero dei pensieri: “ma quante dimensioni ha questo Cammino?”
 Sto camminando nello spazio verso la mia meta,
 nella storia perché attraverso territori e società che si sono plasmati nel tempo e che hanno avuto
un’importante impatto nella mia formazione,
 dentro di me perché sto scavando nel mio profondo essere.

3 - Come organizzare un Cammino
Bisogna dividere questa importante sezione in tre parti:

I.
II.
III.

preparazione psicologica
preparazione fisica
preparazione tecnica
I.

Preparazione psicologica

Uno degli ostacoli più ardui di un Cammino è la resistenza psicologica con cui lo si affronta. Il fatto di
abbandonare le proprie comodità, abitudini, i propri cari, i territori conosciuti, in definitiva il tran tran
quotidiano, significa aprirsi a nuovi stimoli che, a lungo andare, peseranno non poco nella personale forza di
sopportazione e assimilazione:
- sopportazione perché:
o se si cammina in compagnia subentrano difficoltà oggettive di rapporti intarpersonali (io ho
bisogno di stare in silenzio ed il mio amico parla; io sento di poter allungare il passo e non
fermarmi alla tappa giornaliera perché mi sento in forma mentre il mio co-camminante è in
sofferenza ed ha bisogno di fermarsi; io considero la conoscenza della società che mi ospita e i
monumenti elementi importanti nel Cammino mentre il mio compagno di viaggio preferisce
l’accoglienza materiale quale l’hospital o hotel o il ristorante migliori; io sono abituato a tenere in
ordine meticoloso la mia attrezzatura nella stanza che condividiamo mentre per l’altro il caos è la
normalità.) che a lungo andare, con l’aggravante di inevitabili problemi fisici, minano la resistenza
psicologica;
o se si cammina in solitaria, ci si accorge che la solitudine è una grave compagnia a cui è difficile
accompagnarsi. Superare da soli i momenti di sconforto o di difficoltà fisica, presuppone una
volontà eccezionale.
- assimilazione perché è basilare che l’esperienza di ogni giorno fortifichi e sia funzionale per affrontare
sempre meglio gli ostacoli che immancabilmente si presenteranno nel periodo successivo.

II.

Preparazione fisica

Qualsiasi sia l’età del Camminante, durante un Cammino il fisico viene sottoposto ad uno shock notevole:
mentre nella vita di tutti i giorni, anche dopo una o più giornate di trekking, la sera si rientra a casa nelle
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