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Gli stati di coscienza e le 8 pratiche per raggiungere il divino I corsi di Vivere Wicca .pdf



Nome del file originale: Gli stati di coscienza e le 8 pratiche per raggiungere il divino - I corsi di Vivere Wicca.pdf
Autore: Albagubrath

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Gli stati di coscienza
e le pratiche per raggiungere il Divino

cura di

Albagubrath

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Iniziamo con una prima parte di questo post per poi parlare più avanti di
come espandere la propria coscienza alla ricerca del Divino che è in noi. Una
serie di pratiche che ci possono aiutare nel nostro percorso di crescita
spirituale quotidiano, anche in ambito Wicca.
Qualcuno penserà, ma cosa c'entra l'espansione della coscienza con la
Wicca?
Ebbene è perché cercheremo di trovare l'Assoluto, il Divino che è dentro di
noi ma anche fuori, che permea ogni cosa che ci circonda, gli alberi, gli
animali, la terra, le rocce, i fiumi, gli esseri viventi, quindi una visuale
immanente della divinità ma al contempo trascendente in quanto presente
ovunque.
“L'intero corpo è come un loto, che ha quattro petali, di quattro forme, colori e
dimensioni diversi. Ognuno di questi ha il suo significato intrinseco. Il primo è
il corpo fisico. Il cui colore è il rosso. Il secondo petalo è il corpo sottile, nel
quale dormiamo e facciamo l'esperienza dei sogni. Ha la dimensione di un
pollice ed è di colore bianco. Il terzo petalo è il corpo causale, grande come
la punta del dito medio e di colore nero. Il quarto petalo è il corpo
sopracausale, piccolo come un seme di sesamo e di colore blu o oro. Questo
ultimo corpo è importantissimo: è molto brillante, è il fondamento del sadhana
(ndr consapevolezza) ed è la più alta visione interiore”
Queste parole sono tratte dalla Bhagavad Gita e sono opera di Jnaseshwar
Maharaj, un santo indiano vissuto nel XIII secolo. Per chi non conoscesse la
Bhagavad Gita, sappiate che è un testo sacro, il più famoso di tutta la
religione indiana
Vediamo di capire il significato, di quanto spiegato nel testo di Maharaj.
In estrema sintesi, il nostro corpo, o meglio ciò che noi siamo, è un insieme
di strati di energia, che vanno da quella più sottile a quella più grossolana
della materia fisica. Queste energie formano vari corpi, stadi, stati di
coscienza, oppure semplici insiemi di energie, come preferiamo chiamarli.
Ma vediamo di capire meglio.
Nella nostra vita di tutti i giorni noi viviamo 3 stati di coscienza differenti tra
loro:
la veglia, il sogno, il sonno profondo.
Sono stadi relativi, in quanto, quando ne viviamo uno non possiamo vivere gli
altri.
E' scientificamente provato che in ognuno di questi stadi, il metabolismo, la
respirazione, il battito cardiaco, le capacità percettive, le onde cerebrali ecc.
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sono attività che si comportano in modo diverso.
Pensate solo alle frequenze delle onde cerebrali illustrate nel nostro corso di
Rune.
Ma anche la nostra mente si comporta in modo diverso durante questi stati di
coscienza.
Durante la veglia è consapevole e attiva, durante il sogno è attiva ma non
consapevole di sognare, durante il sonno profondo non è ne consapevole ne
attiva.
Ma questi 3 stati roteano attorno al 4', il corpo più sottile, quello che Maharaj
definisce piccolo come un seme di sesamo, ma molto brillante.
Questo rispetto agli altri 3 è sempre presente ed è per questo che il suo
valore non è relativo ma diventa assoluto.
La veglia, il sogno, il sonno profondo, nascono e finiscono in questo 4' stato,
che possiamo considerarlo lo stato trascendente dell'Essere, perché permea
tutto quello che noi siamo.
Sotto varie rappresentazioni ne parlano tutti i libri sapienziali, per lo yoga è il
Turiya, nella tradizione giudaico-cristiana è il Neshama, il fuoco, S. Agostino
lo chiama l'insieme di energie che formano l'anima e così via.
Ed' questo corpo sottile, rappresentato piccolo come un seme ma al
contempo molto brillante, che noi dobbiamo trovare.
E' il nostro Sè interiore.
Quando ad esempio ci svegliamo la mattina, in un giorno in cui non abbiamo
impegni lavorativi e possiamo rimanere nel letto a goderci il dormiveglia,
abbiamo una sensazione di benessere, che nasce dal contatto con questo 4'
stato di coscienza.
Sensazione che emerge quando riusciamo a cogliere i momenti di giunzione
tra uno stato e l'altro, tra il sogno e la veglia ad esempio, tra il sonno e il
sogno.
E questo stato che è trascendentale, rispetto agli altri 3, lo riusciamo a
percepire perché la mente in quei momenti è quieta.
Ed è proprio la calma della nostra mente che ci permette di trovarlo.
Quando sentiamo una sensazione di benessere guardando un paesaggio, le
onde del mare, una montagna è perché siamo, come ho scritto più volte
citando Krishnamurti, in contatto con il nostro Sè interiore e questo accade
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perché la nostra mente si quieta, si calma.
Fatta questa premessa la prossima volta illustreremo le 8 pratiche che se
perseguite ci porteranno ad avere il contatto con il nostro Sè interiore,
l'Assoluto che è in noi.
Avere la consapevolezza di questo, ci porterà col tempo a potenziare tuttigli
gli altri stati; la veglia diventa più brillante, più felice, più creativa, il sogno più
profondo, il sonno più rigenerante.

8 pratiche di espansione della coscienza
Proviamo a sperimentare la possibilità in 8 pratiche di avere accesso ad un
mondo molto più sottile, pieno di energia per aumentare la nostra
consapevolezza che ci permetterà di incontrare il Divino, arricchendo così
ogni aspetto della nostra vita di tutti i giorni.

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1° pratica - Yoga Nidra – in sanscrito significa Yoga – unione, Nidra –
notte/sonno.
E' la possibilità di vivere 2 stati di coscienza, il sonno e il sogno, la veglia e il
sonno, in modo non separato, o meglio, il primo risultato sarà quello di essere
consapevoli, dove la consapevolezza manca. Cercheremo, attraverso questa
pratica, di trovare il punto di giunzione tra i 2 stati di coscienza.
Durante questo esercizio, la nostra mente sarà più rilassata e aperta a
recepire ciò che viene da dentro noi, dalla nostra parte inconscia.
Stendiamoci sul nostro letto con la mano sinistra appoggiata sull'addome e la
destra sul cuore.
Portiamo quindi la nostra attenzione sul nostro respiro, inalazione ed
esalazione.
Nella vita di ogni giorno noi siamo consapevoli che mangiamo, che beviamo,
che camminiamo, portiamo la nostra attenzione su come ci vestiamo, su un
libro che leggiamo e così via, ma mai siamo consapevoli del nostro respiro.
Per pochi minuti ogni sera cominciamo ad essere consapevoli che
respiriamo, senza grossi sforzi di concentrazione. La mente probabilmente ci
porterà altrove, è normale, ma quando ce ne accorgeremo, con molta calma
e dolcezza ritorneremo con l'attenzione al respiro.
Dopo un po', qualche settimana, qualche mese, quando la nostra attenzione,
andando a letto la sera, andrà spontaneamente sul respiro, solo allora e non
prima, allargheremo la concentrazione sulla lunghezza della respirazione.
Solo quando, dopo qualche giorno, questa pratica sarà naturale, dovremo
concentrarci sul fatto che alla fine del respiro esalante e prima che cominci
quello inalante, vi è un punto in cui il respiro è completamente fermo. Lo
stesso punto lo incontreremo alla fine del respiro inalante.
Vi accorgerete che in questi “punti di giunzione” esiste uno stato di silenzio e
quiete totale, questo perché la nostra mente è completamente ferma. Se la
mente si distraesse, non saremmo in grado di percepire questa sensazione.
Questa pratica, di respiro consapevole, è usata da tutt i gruppi spirituali, sin
dall'antichità.
La usavano gli Egizi, gli Assiri, i Babilonesi, i Dravidici (Pakistan, Nepal, Sri
Lanka, Sud dell'India ecc), gli Ariani, i Cinesi ed in epoca più moderna i
monaci cristiani e i Sufi islamici. Per i monaci buddisti è la prima pratica che
viene insegnata nelle loro scuole.

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2° pratica – L'aspetto sottile delle cose – questo è un esercizio di costante
osservazione, quindi poniamoci delle domande: chi sono io? Cosa mi fa
muovere? Cosa mi fa respirare? Quale forza fa crescere una pianta?
Sicuramente avrete provato ad appoggiare le mani ad un tronco di un albero,
rimanendo in silenzio e cercando di percepire l'energia vitale che l'albero
trasmette alle vostre mani.
Questo è il metodo della pratica.
Sentire che un bosco è molto più un insieme di albri, che la casa dove vivete
ha qualcosa di più di una semplice somma di mattoni, calce, tempera legno
ecc.
Cerchiamo di percepire la forza di una tempesta, del vento, di un fulmine.
Molti di voi lo fanno già, basta leggere i vostri post.
Possiamo trovare un infinito modo di percepere il lato sottile delle cose, con
l'udito, con il tatto, con l'olfatto, con la vista e persino con il gusto, mangiate
un cioccolatino, assaporatelo un po' per volta e concentratevi sul sapore
mentre si svioglie in bocca.
Ascoltate un suono di gong o di una campana tibetana (il termine non
sarebbe corretto) sino che la vibrazione termina nel silenzio.
Concludo questa 2° pratica con un passo di John Smith il Platonico, filosofo
vissuto nel 17° secolo:
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“In realtà Dio ha copiato se stesso in tutti gli esseri creati, non avendo
nessuno altro modello da incorniciare se non la propria essenza.”

3° pratica – Attimi di silenzio durante il giorno – Durante il giorno
prendiamoci delle pause, anche di un solo minuto. Chiudiamo gli occhi,
facciamo un un profondo respiro e cerchiamo il silenzio che è dentro di noi.
Indubbiamente questa è una pratica che ci rigenera e ci ricarica per
continuare successivamente le nostre azioni della giornata. Noi oggi viviamo
di fretta, non siamo più in sintonia con la natura che ci circonda, con i suoi
ritmi, mangiamo quando è ora e non quando abbiamo fame, siamo
condizionati da un modo di vivere che ci stacca sempre di più dalla natura e
dalla nostra essenza.
Mi piace riprendere un aneddoto che misi sul corso di Sciamanesimo, ma che
ci aiuta a capire meglio l'utilitità di questa pratica e che lessi tempo fa su una
rivista.
L'articolo era scritto da Wolfgang Petersen. Qualcuno di voi magari lo
ricorderà come il regista de "La storia infinita", "Troy" o "La tempesta
perfetta".
Petersen raccontava di un episodio accaduto ad un suo amico durante una
spedizione in Amazzonia guidata da alcuni Indios, che dopo una serie di
giorni di cammino decisero di fermarsi e non continuare.
Fu offerto un compenso maggiore, furono minacciati, ma questi non
desistettero dal loro proposito, tra l'altro senza dare spiegazioni.
Dopo un paio di giorni gli Indios ripresero il cammino e la spedizione
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continuò.
Si seppe poi in seguito che avevano deciso di fermarsi in quanto avevano
corso troppo e la loro anima era rimasta indietro.
Questa storiella è molto istruttiva per noi che ci consideriamo civilizzati,
dovremmo anche noi fermarci ogni tanto ed aspettare le nostre anime, per
poter vivere in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda.
La nostra vita non ha alcun senso se viene vissuta di fretta e solo dai nostri
corpi.

4° pratica – I punti di giunzione – come ho scritto nelle premesse il 4° stato
è lo stato trascendente
che a differenza degli altri è sempre presente.
Possiamo percepirlo, viverne l'esperienza se siamo in grado di cogliere
l'attimo tra 2 azioni, tra 2 respiri, tra il sonno e la veglia e così via.
Cerchiamo di essere consapevoli di questi momenti di passaggio. Alla
mattina nel dormiveglia, oppure fermiamo un attimo il respiro e sentiamo alla
fine dell'inspirazione o dell'espirazione, il silenzio e la pace di quell'attimo.
Possiamo fare la stessa cosa quando mangiamo tra un boccone e l'altro, tra
un pensiero e l'altro, oppure con i suoni ad esempio.
A tal proposito mi ricordo di aver letto in merito di un insegnante di musica
che spiegava al suo allievo che la musica è composta di note ma anche di
pause, di silenzi, e questi rivestono la stessa importanza, se non maggiore,
delle note stesse, perché una frase musicale si regge perché nasce dal
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silenzio precedente e termina col silenzio successivo. Solo con questa
consapevolezza si riesce a suonare la frase musicale con l'intento
necessario, essendo così musicisti e non suonatori di note.

5° pratica – Attenzione al presente – Possiamo dire che l'unico tempo reale
è il presente? Ritengo di si. Il passato è il tempo dei ricordi, delle esperienze
vissute, mentre il futuro è quello della fantasia.
Noi passiamo spesso le nostre giornate a pensare cosa faremo domani o a
ricordare quello che è avvenuto ieri. Ci concentriamo su ciò che era o ciò che
sarà, perdendo il contatto con il nostro corpo e con tutto quello che ci
circonda. Nel presente l'Assoluto e il relativo si fondono.
Quindi è importante per noi, per il nostro cammino portare la nostra mente al
presente, a quello che facciamo in questo momento, anche se l'azione che
stiamo compiendo può sembrare senza alcun valore importante.
Vi narro anche in questo caso una storiella tratta dalla sapienza chassidica.
Dopo la morte di Rabbi di Kobryn, fu chiesto ad un suo discepolo quale fosse
stata la cosa più importante per il suo Maetro. Il discepolo rispose
semplicemente: ciò di cui si occupava in quel momento.

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6° pratica – Ogni cosa accade per il meglio – Per qualsiasi cosa ci accada
di negativo non dobbiamo mai dimenticare che c'è sempre un risvolto positivo
e ciò dipende da come guardiamo la situazione.
A volte è sufficiente cambiare l'angolazione, il punto di vista.
Vi ricordate l'esempio di Robin Williams, ne “l'attimo fuggente”, dove saliva
sulla cattedra per cambiare la visuale?
Sicuramente ci sarà capitato di uscire di casa e dopo un po', giunti a metà
strada, ci accorgiamo che abbiamo dimenticato qualcosa e dobbiamo tornare
indietro. Poteva andare peggio, ma invece ce ne siamo accorti prima. L'uomo
è portato per natura a vedere sempre il peggio, quindi proviamo a cambiare
gli occhiali, abbiamo bisogno di cambiare il nostro modo di vedere le cose,
dobbiamo cominciare a guardare dove noi vogliamo e non dove l'inerzia
richiama il nostro sguardo.
Questo farà aumentare la nostra consapevolezza e apprezzare la vita e
conseguentemente il nostro legame col Divino. Anche questa è una pratica
che richiederà del tempo, occorre un po' di pazienza perché diventi
un'attitudine.

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7° pratica - Siate pieni di entusiasmo e di meraviglia – Avete mai
osservato come i bambini guardano ciò che li circonda? Ogni cosa è una
scoperta, una meraviglia. Noi abbiamo perso questa attitudine, questo
entusiasmo. Proviamo a scoprire i particolari della natura, qualcosa di nuovo
nelle persone che conosciamo. Cerchiamo di andare oltre le apparenze.
Crescendo noi abbiamo perso questa dote e tutto è diventato abitudine,
routine che rende ogni cosa piatta.
Il peggior handicap per la crescita interiore è appunto l'abitudine.
Dobbiamo quindi ritornare ad affrontare ogni cosa con entusiasmo e ritrovare
la meraviglia delle piccole cose riscoprendo quello sguardo interiore che va
molto più in la della semplice apparenza.

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8° pratica – La Meditazione – ho voluto scriverla con la M maiuscola perché
è la più alta forma di distacco e che col tempo ci porterà a vedere il Divino
nella molteplicità e la molteplicità del Divino, nel Divino stesso.
Indubbiamente una pratica che molti di voi usano già e che ci aiuta a
migliorare la nostra consapevolezza e a cogliere lo stato sottile delle cose.
Ci porta a contatto costante con il nostro Se' superiore che è il Divino che è in
noi.
Grazie a questo contatto riusciremo ad attingere quell'energia, quella gioia,
quell'amore che ci aiuteranno a rendere la nostra vita degna di essere vissuta
e perché no, ad affrontare la morte con la massima serenità:
“Colui che lascia questo mondo senza conoscere il suo Se' interiore ha
condotto una vita senza significato. Non ha vissuto affatto la sua vita” (BrihadAranyaka Upanishad).
Leggendo alcuni vostri post, si denota però che spesso vi è una grande
incomprensione su cosa sia la meditazione. Spesso la si confonde con la
concentrazione o la contemplazione.
Un esercizio intellettuale. Non è così.
Nella meditazione non serve alcun esercizio intellettuale, dobbiamo lasciare
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tutto ciò che c'è attorno a noi per vedere dentro di noi, perché quando siamo
in uno stato di veglia, l'intelletto, la nostra mente, ci porta alla divisione da ciò
che ci circonda.
Occorre quindi, attraverso questa pratica, calmare la nostra mente.
Ma cos'è la mente? E' forse la coscienza? Non credo, ma possiamo indicare
“con il termine coscienza quel momento della presenza della mente a sé
stessa quando essa conosce e giudica” (Paolo Francesco Pieri – Psicologo)
E quindi una coscienza che è limitata da ciò che vediamo o sentiamo, da ciò
che ci circonda, dal nostro corpo, e così via.
Ma quando “questo momento di presenza della mente” si volge verso
l'interno, possiamo dire che la nostra mente ascende ad uno stato di
Coscienza Universale senza più limiti.
Se la nostra mente è usata solo nell'osservazione del mondo esteriore
(conosce e giudica), non facciamo altro che percepirlo separato da noi.
Nasce così una concezione duale dell'Universo che ci circonda, esso e noi.
Se invece riusciamo ad indirizzare le attenzioni dentro di noi, questa
esperienza duale scompare completamente raggiungendo così il contatto col
Divino e come scrivevo poco sopra, vedere il Divino nella molteplicità e la
molteplicità del Divino, nel Divino stesso.
E' questo lo scopo della meditazione, immergersi nella Pura Coscienza
Universale.
Concludo questo lavoro, che spero possa esservi utile a cercare il Divino che
è in voi, ma che al contempo è tutto intorno a noi, con un aneddoto di un fatto
che mi è capitato moltissimi anni fa.
Girovagando nel web fui incuriosito da un'esperienza di un frate, forse un
Carmelitano.
Magari il credo vi farà sorridere, con la Wicca non c'entra nulla, ma vi chiedo
di soffermarvi solo sui contenuti del messaggio che mi diede, e non sulla
figura in questione.
Dopo una serie di scambi di mail, presi contatto con questo Padre
Carmelitano che mi invitò ad andare a trovarlo per una semplice
chiaccherata, visto che distava a meno di 50 km da dove abitavo.
Arrivai al convento, nei pressi di S. Felice sul Benaco a Salò, un posto
tranquillo, di pace e meditazione.
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Rimasi un paio di ore a parlare, gli raccontai di me, dei miei dubbi, del mio
cammino e lui mi parlò delle sue scelte, della sua esperienza, del fatto che
era spesso in contrasto con i vertici ecclesiali (e per questo credo lo abbiano
mandato in un posto così fuori dal mondo).
Molto di ciò che mi disse mi è rimasto ancora oggi impresso.
Rimanenno in contatto epistolare per un po' di tempo e alla domanda di come
avrei potuto trovare il Divino, un giorno mi scrisse:
“Se vuoi trovare Dio e la sua percezione, sappi che ciò non avviene per tocco
magico. Innanzitutto avviene nel cuore e poi le distrazioni sono così tante che
è oggi quasi impossibile percepire la sua presenza silenziosa ma tanto
intensa: questo furto di Dio che la società fa non solo a te ma soprattutto ai
bambini e a quanti desiderano vederne il suo volto, è una cosa grave. Non
poterlo percepire, cioè la realtà che dà senso alla nostra vita, squilibra
l'esistenza umana. Sappi comunque che fino a quando, e ci vorrà del tempo,
tu non arriverai a sentire la tua interiorità, il tuo intimo, non combinerai nulla.
Abbi pazienza.”

Per preparare questo corso, se così possiamo chiamarlo, ho utilizzato una serie di scritti e corsi seminariali tenuti quasi una decina di anni fa a Verona
da Cesare Boni, docente universitario dell'Università Federico II di Napoli.
Corsi concernenti l'anima, la morte e l'accompagnamento del morente.
La citazione che vi ho riportato, invece è di Padre Santino del Convento “Madonna del Carmine” di S. Felice sul Benaco - BS.

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