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IL LIBERO OSSERVATORE Capitolo I .pdf



Nome del file originale: IL LIBERO OSSERVATORE Capitolo I.pdf

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CAPITOLO I
Pioggia di applausi al termine del Der Freischütz l’opera lirica che si è appena conclusa al teatro
Siderish di Berlino. Tra gli applausi e gli spettatori entusiasti che stanno uscendo, vi è anche
l’ambasciatore russo in Germania, Ubitenkov, che in compagnia della moglie sta lasciando la platea. Ma
l’ambasciatore quella sera non riuscirà a lasciare il teatro. Ecco che un uomo misterioso gli si fa contro,
tira fuori dalla sua giacca una pistola e fredda l’inerme ambasciatore, che cade a terra morto, per poi
dileguarsi tra le urla degli spettatori impauriti, che solo fino a poco prima commentavano con gioia
l’opera teatrale.
L’ambasciatore russo in Germania è morto.
Il responsabile della sicurezza interna tedesca, il funzionario Niedrig, il responsabile dei servizi segreti
tedeschi Fernglas, e il responsabile della Nato in Germania, il colonnello americano Whilegun, stanno
pranzando in un noto locale di Berlino, discutendo dell’accaduto e in attesa di un quarto uomo.
Ma ecco che il quarto uomo da loro aspettato arriva. Esso è un agente dei servizi segreti tedeschi,
l’agente Opfer.
Niedrig-“L’abbiamo fatta chiamare, agente Opfer, perché c’è un incarico molto importante per lei. Il
mondo è sull’orlo della catastrofe, e le decisioni che prenderemo in questi giorni saranno l’arbitro del suo
destino”
Durante il colloquio tra i quattro emerge lo scopo della missione per cui l’agente Opfer è stato
chiamato. Deve scovare chi e per conto di chi, può aver ucciso l’ambasciatore russo. E deve farlo entro
3 giorni, entro quando cioè lo stesso Niedrig incontrerà il suo omologo russo per ragguagliarlo sulla
faccenda. In 3 giorni deve scoprire tutto e riferire al suo superiore Fernglas. Capire chi ha ucciso
l’ambasciatore servirà forse a bloccare l’escalation di tensioni tra l’Occidente e la Russia venutosi a
creare dopo l’omicidio dell’ambasciatore russo.

Sono passate poche ore dall’incontro, e quasi un giorno dall’omicidio dell’ambasciatore e l’agente
Opfer è già sul caso. Avrà solo 3 giorni per riuscire a venirne a capo.
Nel frattempo però Opfer ha già organizzato la sua squadra con la quale collaborerà. 2 suoi fidati
uomini, due suoi fidati colleghi del servizio segreto tedesco, l’agente Mitarbeit e l’agente Regenschirm.
Il primo ha il compito di controllare telefonate, tabulati, praticamente tutto quello che c’è negli archivi
dei Servizi tedeschi sul conto dell’ambasciatore. Opfer e Regenschirm analizzeranno le dinamiche
dell’omicidio. Proprio Opfer si reca sul luogo dell’omicidio, il teatro Siderish, quando ancora lì c’è la
polizia che sta ultimando i suoi accertamenti. Opfer inizia a parlare con l’ispettore a cui è stato affidato
il caso dalla polizia, il quale gli confida che al momento la polizia sta battendo un’unica pista quella del
furgone abbandonato a pochi chilometri dal teatro e che le telecamere cittadine hanno ripreso
allontanarsi proprio dal parcheggio vicino al teatro pochi minuti dopo l’omicidio. La Polizia, e ora
anche lo stesso Opfer, pensa che quel furgone possa essere stato utilizzato dall’omicida per
allontanarsi.
Con un rapido controllo alla motorizzazione, Opfer e Regenschirm scoprono che il furgone è di
proprietà di un’agenzia di noleggio. I due si presentano nella sede di quest’agenzia, chiedendo di voler
parlare con il proprietario. Esso è abbastanza restio inizialmente, ma i modi affabili e conversatorei di
Opfer, imparati dall’esperienza nel mestiere, fanno si che il proprietario dell’agenzia man mano si
sciolga iniziando a rivelare loro ciò che loro vogliono sapere, pur senza che questi due uomini

presentatisi a lui non come poliziotti e senza un mandato, gli facciano domande interrogatorie proprie
di un’indagine di polizia.
Il proprietario rivela ad Opfer e Regenschirm, che il furgone è stato noleggiato il giorno prima, quindi
poche ore prima dell’omicidio, da un certo Al-Jawad, un uomo di apparente origine araba che avrebbe
pagato l’affitto del furgone in contanti. Il proprietario dell’agenzia rivela però che questo tale Al-Jawad
non avrebbe preso il furgone subito al momento del pagamento, ma che avrebbe detto che sarebbe
arrivato poche ore più tardi un suo conoscente a prenderlo, come effettivamente è stato. Tale tizio si
sarebbe presentato per prendere il furgone, ma non essendo costretto a farlo, il proprietario
dell’agenzia non avrebbe chiesto il nome di quest’ultimo. Nella mente di Opfer ora è chiaro che c’è una
rete di almeno 2 uomini dietro l’omicidio dell’ambasciatore russo. Forse una cellula terroristica araba?
Prima di congedarsi con il titolare dell’agenzia, Opfer mette nelle mani di esso 200 euro e con un
sorriso amichevole gli fa “Tra poco arriverà la polizia a farti domande. Nel caso ti chiedesse a nome di
chi è stato affittato il furgone, prendi tempo, inventati che hai dei problemi con il database e non
rivelargli il nome prima di un giorno”
Uscendo poi dall’agenzia Opfer telefona al suo secondo collega, Mitarbeit, “Scopri tutto quello che
sappiamo su un certo Al-Jawad”
Pochi minuti dopo Mitarbeit richiama Opfer con le informazioni da lui chieste. Al-Jawad è un giordano
che da qualche anno è residente in Germania, proprio a Berlino. E’ incensurato, lavora in un negozio di
kebab e frequenta assiduamente una moschea nota perché in tale moschea ci sono stati in passato
diversi arresti per presunto terrorismo.
Opfer e Regenschirm si dirigono immediatamente verso il negozio di kebab dove Al-Jawad lavora.
Durante il tragitto, imbottigliati nel traffico Opfer e Regenschirm si scambiano delle confidenze.
Regenschirm –“I piani alti ti hanno affidato questo incarico della massima priorità. Devi esserne fiero”
Opfer- “Dopo il casino che ho combinato con l’operazione Anatra in Libia non pensavo che ai piani alti
avessero avuto ancora fiducia in me”
Regenschirm –“L’operazione Anatra è stato un insuccesso dell’intero Servizio non tuo”
Opfer guardando Regenschirm sembra alleviarsi e fa un cenno con la testa quasi a rispondere
positivamente al suo interlocutore.
Giunti al negozio di kebab Opfer interroga il proprietario, un libico, così come aveva fatto con il
proprietario dell’agenzia dell’autonoleggio, che gli dice che Al-Jawad sono giorni che non si fa più
vedere al lavoro. Egli infatti era un po’ preoccupato, ma poi aveva ricevuto una telefonata proprio dallo
stesso
Al-Jawad che lo aveva rassicurato che era tornato in Giordania perché un suo parente si era ammalato.
Opfer ringrazia per la gentile collaborazione il proprietario del negozio “ shukraan jazilaan”
e il proprietario- “Ah ma lei conosce l’arabo?”
Opfer-“Si sono stato in Libia per diverso tempo”
il proprietario-“Viaggio di lavoro o viaggio di piacere?”
Opfer lo guarda e accennando un sorriso “Entrambi” e poi esce dal negozio.
Al-Jawad non è andato in Giordania se ha affittato un furgone proprio a Berlino. Ha dunque mentito, e
se ha mentito significa che in qualche modo è coinvolto. La pista del furgone è quella giusta. Chi ha

ucciso l’ambasciatore russo è colui che ha usato quel furgone. Forse proprio colui che lo è andato a
prendere dopo che Al-Jawad lo aveva affittato.
La priorità ora è massima, rintracciare Al-Jawad immediatamente. Opfer informa direttamente il suo
superiore, Fernglas, il responsabile dei Servizi Segreti tedeschi, la foto di Al-Jawad viene diffusa a tutti
gli agenti operativi del servizio segreto. La moschea frequentata da Al-Jawad inizia ad essere
controllata e tenuta sotto osservazione più di quanto non lo fosse in precedenza. I cellulari delle
personalità di spicco e delle persone ritenute in passato, anche se poi archiviata la posizione, possibili
sospettati di terrorismo, intercettati. Vengono analizzati anche i tabulati telefonici del cellulare di AlJawad.
Dalle analisi delle celle telefoniche, risulta che il cellulare di Al-Jawad è rimasto attivo in zona a Berlino
fino a diverse ore dopo la strage. Poi non ha emesso alcun segnale, segno forse che solo allora Al-Jawad
lo ha spento.
Il primo giorno dei tre concessi ad Opfer per capire cosa c’è dietro è passato. Si ha un possibile
sospettato, e forse l’ombra del terrorismo fondamentalista dietro l’omicidio


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