File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



WILLIS GEORGE EMERSON, Il Dio fumoso o Il viaggio nella terra cava. Chicago, Forbes & Company, 1908..pdf


Anteprima del file PDF willis-george-emerson-il-dio-fumoso-o-il-viaggio-nella-terra-cava-chicago-forbes-company-1908.pdf

Pagina 1 2 34526

Anteprima testo


Erano circa le due di notte, quando fui svegliato dal vigoroso suonare del campanello della porta.
L'inopportuno disturbatore recava un messaggio, scarabocchiato quasi fino al punto da essere illeggibile, da
un uomo, un vecchio scandinavo, Olaf Jansen. Con fatica lessi: "Sto male, sto morendo. Vieni". La chiamata
era imperativa, ed io non persi tempo. Forse sarebbe meglio spiegare che Olaf Jansen, 95 anni compiuti da
poco, negli ultimi sei anni era vissuto da solo, in un bungalow senza pretese, in via Glendale, a poca
distanza dal distretto di Los Angeles, California.
Meno di due anni prima, un pomeriggio, mentre passeggiavo, fui attratto dalla casa di Olaf Jansen, e
dall'ambiente circostante. Successivamente seppi che aveva il culto per Odino e Thor. C'era mitezza nel suo
viso, e una gentile espressione nei suoi occhi grigi, sempre acutamente all'erta; questo uomo, che ha vissuto
per tantissimo tempo in solitudine, così evidente nei suoi occhi, attirò la mia simpatia. Quel giorno, quando lo
incontrai, camminava avanti e indietro, leggermente chino, con passi lenti e misurati. Non posso dire per
quale motivo particolare volevo iniziare una conversazione con lui. Sembrava contento quando mi
complimentai con lui, per come aveva sistemato il suo bungalow, le sue viti e dei suoi fiori, raggruppati a
profusione, pendenti dalle finestre, dalla tettoia e sulla piazzola. Presto scoprii che la mia nuova conoscenza
non era una persona ordinaria, ma molto profonda, istruita in notevole grado; un uomo che, nell'ultima parte
della sua lunga vita, ha compreso molto, studiando profondamente, e diventando forte nel suo meditativo
silenzio.
Lo incoraggiai a parlare, e presto mi disse che risiedeva in California da soli sette anni, che aveva trascorso
una dozzina di anni negli Stati dell'Est. E che prima era stato pescatore nelle coste della Norvegia, nella
regione delle isole Lofoden, da dove cominciò i suoi viaggi nel profondo nord, verso Spitzbergen e, persino
verso la terra di Franz Josef.
Mentre stavo andando via, sembrò restio a lasciarmi andare. Sebbene non sapessi nulla di lui in quel
momento, mi chiese: "Tornerà?". "Sì, sono sicuro che tornerà. Sono sicuro che lo vuole; ed io le mostrerò la
mia libreria e dirò molte cose delle quali non ha neppure sognato, cose così meravigliose che forse non mi
crederà".
Lo rassicurai ridendo, dicendogli che non solo sarei tornato, ma che sarei stato pronto a credere qualunque
cosa mi avesse detto, dei suoi viaggi e delle sue avventure.
Nei giorni che seguirono conobbi molto bene Olaf Jansen, e poco a poco, mi raccontò la sua meravigliosa
storia, delle sue sfide coraggiose e della sua fede. La sincerità e la serietà con la quale il vecchio si
esprimeva, mi portò ad affascinarmi dei suoi strani racconti. Quindi venne la chiamata di quella notte, ed in
meno di un'ora andai al suo bungalow. Benché arrivai subito, era molto impaziente per l'attesa. Andai
immediatamente al suo capezzale. "Debbo fare in fretta" - esclamò - "ho molte cose da dirti che non conosci,
ed io ho fiducia in te. Ho capito" - mi disse in fretta - "che non passerò la notte. È venuto il tempo di riunirmi a
mio padre nel grande sonno".
Aggiustai il suo cuscino in modo più confortevole, e lo rassicurai che sarei stato felice di servirlo in ogni
modo possibile, perché capii la serietà delle sue condizioni. L'ora tarda, la tranquillità dell'ambiente, la
misteriosa sensazione di essere solo con l'uomo morente, insieme con la sua magica storia, tutto combinato
insieme, faceva battere il mio cuore più forte e più veloce, con un'emozione fortissima. Molte volte quella
notte, durante il racconto del vecchio, mi venne più forte la convinzione, non solo di credere in lui, ma anche
di vedere, quelle strane terre, quella strana gente, e lo strano mondo del quale parlava, e di sentire
l'energico coro orchestrale e robusto di migliaia di voci cordiali. Per oltre due ore, il vecchio sembrava
possedere una forza sovrumana, parlando rapidamente, e razionalmente. Alla fine, mi mise nelle mani delle
carte, disegni grezzi e mappe. "Queste" - disse in conclusione "le lascio nelle tue mani. Se posso avere la
promessa di darle al mondo, io morirò felice, perché desidero che la gente conosca la verità, che i misteri
riguardanti le terre gelate del Nord, vengano svelati. Tu non dovrai subire il destino che ho sofferto io, non ti
metteranno in catene, non ti confineranno in un manicomio, perché tu non racconterai una tua storia, ma la
mia. Ed io, ringrazio gli dei, Odino e Thor, superando così gli increduli che mi hanno perseguitato tutta la
vita". Così senza pensare alle conseguenze che la promessa comportava, o intravedere le notti in bianco
che avrei passato con quell'obbligo da mantenere, gli diedi la mano, a garanzia del mantenimento della
promessa fatta a quell'uomo morente.
Così al sorgere del sole sui picchi rivolti ad Est di San Jacinto, lo spirito di Olaf Jansen, il navigatore,
l'esploratore e adoratore di Odino e Thor, l'uomo che, con le sue esperienze ed i suoi viaggi, senza paralleli
con la storia del mondo, trapassò, ed io fui lasciato solo con la morte. Ed ora, dopo aver pagato il triste