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Una nuova Europa .pdf


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Mercoledì 24 febbraio 2016

Unione politica, non solo monetaria
di Maurizio Petrolli
Il direttore Pierangelo Giovanetti nell’indovinato titolo dell’editoriale di domenica “L’Europa à la
carte” rappresenta in nuce la situazione della generalizzata grave crisi dell’Ue, la cui causa madre è
un’unione monetaria che continua a basarsi su un’alleanza di stati sovrani.
La crisi dell’euro prima e oggi l’emergenza immigrazione costituiscono la cartina di tornasole per
un focus sui problemi sistemici dell’Unione europea.
Vero è che l’Unione europea era stata costituita come associazione volontaria di paesi di pari stato,
ma la crisi dell’euro l’ha ridotta e trasformata in un rapporto tra debitori e creditori, in cui i debitori
sono in difficoltà nel tener fede ai loro impegni ed i creditori stabiliscono le condizioni che i
debitori devono sottoscrivere. Questo rapporto non è ne’ volontario ne’ bilanciato. La crisi dei
migranti ha solo introdotto ulteriori spaccature.
Si è trasformato il modello di migrante. Il lavoratore straniero che si trasferiva in Europa sulla base
quasi esclusivamente di un vantaggioso inserimento lavorativo nel paese ospitante, ha lasciato il
posto ad immigrati provenienti dalle aree più disparate e distanti , spinti soprattutto da fattori
espulsivi , quali disastri ambientali, guerre, conflitti di varia natura,decadimento delle condizioni di
vita e violazione dei diritti umani.
Le conseguenze di questi mutamenti nell’entità delle pressioni migratorie, nelle modalità dei flussi e
nelle motivazioni delle popolazioni migranti comportano nei paesi riceventi, al fine di contenere gli
ingressi, la promozione di politiche restrittive che influenzano l’intensificarsi della clandestinità
con un peggioramento del clima generale , una diffusa sfiducia reciproca fino agli scontri nei
rapporti tra gli Stati membri del trattato di Schengen.
Al netto dell’emergenza, rimane la problematica di una difficile integrazione caratterizzata
principalmente dall’ambito religioso quale elemento identitario cruciale nelle richieste di
trattamento differenziato tra gruppi e individui che si esternalizzano in indicazioni di orto prassi (
dalla preghiera al cibo,all’abbigliamento,dalla famiglia e dai comportamenti sessuali ai sistemi
economici e di credito,alle manifestazioni artistiche etcc.) che regolano la vita quotidiana, con il
rischio di rendere conflittuale uno spazio pubblico in cui si muovono,appunto, attori religiosi
differenziati che intendono essere riconosciuti in quanto tali.
Il fatto, inoltre, che il fenomeno migratorio possa essere collegato alla violazione di diritti, alla
discriminazione, alla ‘pulizia’ etnica e alle persecuzioni politiche e religiose fa vivere i legami con il
paese di provenienza non solo in termini di solidarietà economica, ma anche di vera e propria
militanza politica. Ed ecco che i luoghi di nuova residenza possono trasformarsi in basi clandestine
per l’azione di diaspore terroristiche organizzate.
In tutto questo l’Europa è impotente perché non ha una comune politica di asilo e tutti si arrangiano
,soprattutto i paesi europei dell’Est , praticando una tutela statuale e nazionalista.
Il vecchio, stanco Continente si dimostra,inoltre, gravemente deficitario nella coesione comunitaria
giacchè è silente sulla unilaterale decisione dell’Austria di ripristinare le frontiere di confine
autoregolamentando il tetto giornaliero per le richieste di asilo e abdica concedendo alla Gran

Bretagna uno status speciale in deroga a ogni trattato dell’Unione, soprattutto quello di Roma, nel
tentativo di scongiurare la sua uscita dall’Unione, affidata all’esito del programmato referendum nel
prossimo giugno.
Serve la consapevolezza che la crescente immigrazione dei nuovi “dannati della terra” non può
venire semplicemente governata dagli amministratori politici, grandi e piccoli, come se fosse
sufficiente erigere cartelli legislativi per mettere le cose a posto. Si tratta di una osmosi di popoli
che, fra le altre conseguenze, ci pone di fronte a noi stessi: alle incertezze di oggi e al peso del
passato. In particolare gli europei devono intraprendere una sfida epocale.
Dovremo,in primis, essere a favore di una politica di asilo comunitaria che ,superando il trattato di
Dublino, riaffermi il controllo sui confini europei piuttosto che nazionali e che consenta ai migranti
di raggiungere l’Europa in modo sicuro ed ordinato, secondo la capacita’ di accoglienza ed
assorbimento di tutta l’Unione.
Ciò detto , si torna a parlare di Europa a due velocità, espressione degli anni Novanta del secolo
scorso allorquando una rigida interpretazione del trattato di Mastricht ,in realtà inapplicata,
prospettava un’Europa divisa in due blocchi in relazione alla capacità di ogni Stato di rispettare i
criteri economici e finanziari per l’ammissione all’Unione economica monetaria.
Oggi l’espressione torna di attualità considerata la crisi dei debiti sovrani, irrigidita dall’obbligo del
pareggio di bilancio e parimenti per la reale necessità di permettere differenti livelli di integrazione
considerata la visione contrastante tra gli Stati quasi su tutto ,da ultimo, su temi come l’austerità, le
banche e i migranti.
E’ dunque assolutamente necessario superare lo status quo sia sul punto istituzionale, detronizzando
il Consiglio europeo e conferendo alla nuova Unione europea una capacità fiscale propria attuando
politiche ridistributive più incisive tra gli stati membri, incrementando il bilancio dell’Unione,
mutualizzando il debito, emettendo gli eurobond, realizzando se necessario anche l’unione bancaria.
Il compito di attuare tali cambiamenti è affidato al Parlamento europeo. Solo così è forse possibile
uscire dalla crisi salvaguardando democrazia e solidarietà .
In definitiva, come scrive Giovanetti si potrà così affiancare all’unione monetaria anche quella
politica.


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