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Il.Corriere.Della.Sera.02.03.2016.By.PdS .pdf



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MERCOLEDÌ 2 MARZO 2016

Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
2821
Roma, Via Campania 59/C - Tel. 066 688281

di Fiorenza Sarzanini

N

ell’appello
pubblico che
Irene Regeni ha
rivolto qualche
giorno fa c’è una
frase che colpisce più delle
altre. Perché in questa
disperata ricerca della verità,
la sorella di Giulio ha
esortato tutti ad «appendere
striscioni, condividere le
foto». E poi ha chiesto di
farlo per lui, per la sua
famiglia, ma soprattutto
«per il mondo intero». Ecco,
è proprio questa la posizione
che il governo italiano
dovrebbe fare propria per
sapere chi ha catturato lo
studente in una strada del
Cairo e poi lo ha tenuto
segregato per giorni,
seviziandolo fino a farlo
morire. Per scoprire quali
mani esperte abbiano
infierito sul suo corpo e quali
menti abbiano creduto di
poter umiliare la sua
memoria facendo ritrovare il
suo cadavere seminudo in un
fossato.
Pretendere la reale
ricostruzione dei fatti e così
conoscere i nomi degli
assassini di Giulio Regeni
non è una questione che
investe esclusivamente i
rapporti tra Italia ed Egitto. È
un problema che riguarda «il
mondo intero», come del
resto si è capito con le prese
di posizione degli Stati Uniti
e della Gran Bretagna quando
hanno «mostrato attenzione
alle indagini in corso». Il
presidente del Consiglio
Matteo Renzi ha detto
esplicitamente di non volersi
«accontentare di una verità
artificiale e raccogliticcia»
spiegando che «non c’è verità
di comodo, non c’è business,
non c’è diplomazia che
tenga». Il ministro degli
Esteri Paolo Gentiloni ha
dichiarato più volte,
ribadendolo anche ieri, che
«il nostro Paese farà
rispettare la propria dignità».
continua a pagina 27

Super Martedì, primi risultati

Democratici

Georgia e Virginia a Hillary
Trump prosegue la marcia

Ma il rivale Sanders
promette
di restare in corsa

di Giuseppe Sarcina
alle pagine 14 e 15

di Maria Laura Rodotà
a pagina 14

I dati dell’Istat Lotta al nero, il direttore delle Entrate annuncia: da luglio fatture digitali tra privati

Il Pil sale dello 0,8%, trecentomila occupati in più. Renzi: meno tasse nel 2017
Dopo tre anni di cali, il Pil torna a crescere
dello 0,8 per cento. L’aumento è trainato dai
consumi. Bene anche l’occupazione: 300 mila
nuovi posti. Il premier Renzi: «Meglio delle
previsioni» e annuncia una diminuzione delle
tasse nel 2017. Sul fronte del Fisco sono stati recuperati 15 miliardi dalla lotta all’evasione. E da
luglio «il via alle fatture digitali tra privati».
alle pagine 2 e 3 Marro, Sensini

● GIANNELLI

● IDEE& INCHIESTE
CHI SPINGE LO SVILUPPO

TRA LE IMPRESE
UNA NUOVA
CLASSE MEDIA
di Dario Di Vico

CITTADINI E STATO

a pagina 2

Il freno (nascosto) al Paese

L’EXPORT TIRA MENO

IL MODELLO
MADE IN ITALY
CHE CAMBIA

di Daniele Manca

I

l doppio segnale c’è. Ed è positivo. Conforta
avere un Prodotto interno lordo che dopo tre
anni ha il segno più davanti e un’occupazione in
crescita. Ma c’è un freno nascosto allo sviluppo.

di Federico Fubini
a pagina 26

continua a pagina 27

dai magistrati
di Alessandra Arachi

L

a politica si ferma, i
magistrati vanno avanti.
Il tribunale di Roma ha
autorizzato un’adozione
«incrociata» di due bimbe
a favore di due mamme,
una coppia omosessuale
convivente da oltre dieci anni.
La sentenza è stata resa
possibile dalla cosiddetta
stepchild adoption contenuta
in una legge del 1983, norma
che il Senato ha stralciato
dalla legge sulle unioni civili.
Riparte lo scontro fra Pd,
centristi e Cinque Stelle.
Alfano: no alle adozioni
per le coppie omosessuali.
alle pagine 10 e 11 Buzzi
Conti, Martirano

Un piano europeo
per i migranti
Fondi alla Grecia

L’intervista Il premier Alexis Tsipras



«Atene e Roma
insieme sui rifugiati»

L

a crisi dei migranti deciderà se «l’Europa
confermerà i suoi principi e valori fondanti, come
l’umanesimo e la solidarietà, o li tradirà». Il primo
ministro greco Alexis Tsipras: «Noi e l’Italia, una
visione comune».

di Maria Serena Natale

a pagina 5

Un piano comune per affrontare l’emergenza
migranti. Angela Merkel spinge per un accordo
tra i 28 e ventila rischi anche per l’euro «se ricadiamo di nuovo entro i confini di piccoli Stati».
Sul fronte greco, il presidente della Commissione Juncker ha rassicurato Atene. Oggi nella riunione dei commissari verrà definito lo stanziamento di 700 milioni in tre anni, 300 dei quali
disponibili già quest’anno andrebbero in gran
parte proprio alla Grecia. Intanto a Calais riparte
lo sgombero della bidonville dei migranti.
a pagina 6 Caizzi con un reportage di Marco Imarisio
SCENARI

E Grillo guarda a destra
di Massimo Franco

E

pensare che il Pd accarezzava un’alleanza
con Beppe Grillo. Adesso, a causa delle
unioni civili, i Dem sono risucchiati a sinistra e
Beppe Grillo punta all’elettorato di centrodestra. Quasi volesse fare un anti partito della Nazione moderato.
continua a pagina 13

I ragazzi di AllegroModerato sul palco con Mussida: la disabilità cancellata dalla musica
di Gian Antonio Stella

H
9 771120 498008

SÌ ALLE FIGLIE DI DUE DONNE

LA DECISIONE SETTECENTO MILIONI IN 3 ANNI

L’orchestra che vince anche le fragilità

60 3 0 2>

caffemotta.com

gay,
Torna la crescita dopo 3 anni Adozioni
quando la legge
viene riscritta

AYHAN MEHMET/ANADOLU AGENCY/GETTY IMAGES

IN GIOCO
VERITÀ
E DIGNITÀ

ANNO 141 - N. 52

Servizio Clienti - Tel. 02 63797510
mail: servizioclienti@corriere.it

FONDATO NEL 1876

e-moderna.com

Il caso Regeni

In Italia EURO 1,50

www.corriere.it

anno suonato sul palco
dell’Auditorium di Bolzano. E hanno toccato il cuore di
tutti. Sono i ragazzi dell’Orchestra AllegroModerato, un
gruppo di musicisti che con
tenacia e passione riesce a vincere le disabilità. I giovani orchestrali sono stati seguiti da
Franco Mussida, storico chitarrista della Pfm. «Siamo di
fronte alla musica, all’arte, alla
poesia. Sbaglia chi pensa si
tratti solo di una terapia».
a pagina 20

L’INCHIESTA DI BOCCASSINI

LA REGIONE E LE IMPOSTE

I figli dei boss
Se resta la Sicilia
studiano Farmacia degli intoccabili
di Luigi Ferrarella

di Sergio Rizzo

P

L

erché tanti giovani di famiglie mafiose si laureano in
Farmacia? Il procuratore aggiunto Ilda Boccassini si era
stupita. Ma il suo pm spiega:
«La farmacia garantisce reddito e rispettabilità sociale».
a pagina 19

unedì due consiglieri di Riscossione Sicilia si sono dimessi. E così è decaduto anche
Antonio Fiumefreddo, presidente della società di riscossione delle imposte. Che aveva
cominciato a tagliare le spese.
a pagina 26

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

2
#

Primo piano I conti dello Stato

Il Pil torna a salire
La spinta di 300 mila
occupati in più
Crescita 2015 a +0,8%, per la Germania +1,7%
Renzi: tasse giù nel 2017, presto per dire quali
Dopo tre anni di recessione, nel 2015
il Prodotto interno lordo, pari a 1.636 miliardi di euro, è cresciuto dello 0,8% rispetto al 2014, ha certificato ieri l’Istat. Un risultato appena sotto l’obiettivo del governo
(0,9%), che ha invece centrato quello del
deficit: il 2,6% dello stesso Pil, contro il 3%
del 2014. Migliora anche la situazione del
mercato del lavoro. A gennaio 2016, dice
ancora l’Istituto di statistica, gli occupati
sono aumentati di 70 mila rispetto al mese
prima e di 299 mila rispetto a un anno prima: risultato della differenza tra l’aumento
di 448 mila lavoratori dipendenti e la diminuzione di 149 mila autonomi. Tra i dipendenti, quelli a tempo indeterminato sono
saliti di 426 mila: ulteriore conferma della
spinta prodotta dalla decontribuzione su
questo tipo di assunzioni.
Gli occupati sono in totale 22 milioni 632
mila. Il tasso di occupazione nella fascia
d’età 15-64%, sia pure in leggero aumento
(56,8% della popolazione di riferimento),

ROMA

I numeri
● Nel 2015 il
Pil italiano è
aumentato
dello 0,8%,
tornando a
crescere dopo
tre anni di cali.
Una prima
stima dell’Istat,
diffusa a metà
febbraio e
basata sui
trimestri, aveva
dato il Pil a
+0,7%. La
previsione
contenuta nella
nota di
aggiornamento
al Def dello
scorso
settembre
invece indicava
un +0,9%
● Ai massimi il
debito italiano,
arrivato al
132,6% del Pil,
al top dal 1995,
da quando cioè
sono state
ricostruite le
serie storiche.
In valore
assoluto, il
debito del
2015 si attesta
a circa 2.170
miliardi di euro,
un livello
record
● Il tasso di
disoccupazione
giovanile risale
a gennaio 2016
al 39,3%, di
ben 0,7 punti
percentuali
rispetto al
mese
precedente.
L’aumento si
deve a una
diminuzione
degli occupati
di 31 mila unità
nel mese,
mentre i
disoccupati
sono scesi di 4
mila unità.
Stabile invece
il tasso di
disoccupazione
generale
all’11,5% a
gennaio,
pressoché
invariato dal
mese di agosto

resta una decina di punti sotto i principali
concorrenti europei. Anche la crescita dell’economia, ricorda l’Istat, è molto inferiore, per esempio rispetto a quella registrata
nel 2015 negli Stati Uniti (2,4%), nel Regno
Unito (2,2%), in Germania (1,7%) e in Francia (1,2%). In Italia l’aumento del Pil è stato
trainato dall’aumento dei consumi, che ha
più che compensato il calo della domanda
estera. A livello settoriale l’agricoltura è
quella che è cresciuta di più (3,8%), come
sottolinea il ministro Maurizio Martina,
mentre continua la crisi delle costruzioni

L’impulso dell’agricoltura
L’aumento del Pil è trainato dai
consumi. A livello settoriale è
l’agricoltura a essere cresciuta di
più (+3,8%) mentre continua la
crisi delle costruzioni (-0,7%)

ginare ulteriori discese. La ripresa però è
problematica. Non è il caso di essere gufi
ma di dare messaggi coerenti con la percezione della gente». Di certo, nonostante il
miglioramento nel 2015, il 2016, anche a
causa del peggioramento della congiuntura internazionale, si presenta complicato
rispetto agli obiettivi che il governo si è dato (Pil + 1,6% e deficit all’1,1%) che dovranno
essere rivisti in peggio dall’esecutivo. Ieri il
Tesoro ha informato che il fabbisogno di
febbraio è stato di 9,9 miliardi, 2,8 in più di
febbraio 2015, colpa del mancato introito
del canone Rai, che sarà versato da luglio,
dice il ministero.
Contento degli occupati in più il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha
confermato che a breve verrà decisa una
stretta sui voucher, i buoni per pagare i lavori occasionali, per «eliminare comportamenti illegali o scorretti».
Enrico Marro

(-0,7%). Il prelievo fiscale, con quasi 709
miliardi, è stato pari al 43,3% del Pil, contro
il 43,6% del 2014. Il debito pubblico, salito a
quasi 2.170 miliardi, ha raggiunto il 132,6%
del Pil, un pochino meglio dell’obiettivo
del governo (132,8%). Il che potrebbe aiutare lo stesso esecutivo, che ha assoluto bisogno quest’anno di invertire la tendenza all’aumento del debito e punta al 131,4%.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi
è soddisfatto: «Meglio delle previsioni. E il
deficit è sceso per la priva volta da anni sotto il 3% (in realtà, gli stessi dati Istat mostrano che è stato al 2,9% nel 2012 e nel 2013,
ndr). Con questo governo le tasse vanno
giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere
dei gufi invece stanno a zero». Nel 2017 le
tasse scenderanno ancora, conferma Renzi
al Tg1, «ma è prematuro dire quali». Le parole del premier non convincono però l’ex
segretario del suo stesso partito, il Pd, Pier
Luigi Bersani: «La crisi è arriva al pavimento, non abbiamo più il problema di imma-

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’Italia nel 2015
IL PRODOTTO INTERNO LORDO
Anni 2000 -2015, valori concatenati in milioni di euro (anno di riferimento 2010)
1.700.000

%

+0,8%

1.680.000

+6
Importazioni

(previsioni
del governo +0,9%)

1.660.000

%

1.640.000
1.620.000

132,6*
Debito/Pil

Spese della PA

1.580.000

+0,3
Occupati

+4,3

1.560.000
1.540.000

Esportazioni

(gen 2016)

%

1.520.000
1.500.000

del Pil
(impegno centrato
dal governo)

-0,6

1.600.000

-2,6

%

%

Deficit
pubblico

2000 2001

2003

2005

2007

2009

2011

2013

2015

%

(+70 mila persone)

*invece del 132,8% stimato

39,3
Tasso di
disoccupazione
giovanile

%

Fonte: Istat e Agenzia delle Entrate

Lo scenario

Imprese, dalla crisi la nuova «classe media»
Lo studio di Intesa sui distretti industriali: nel 2008-2014 il loro fatturato è salito del 10%

di Dario Di Vico
I responsabili dell’ufficio
studi di Intesa Sanpaolo non
hanno remore a fare i nomi:
Mesgo, Ideal Plast, Venchi, Stefanplast, Panni, EcoPolifix,Valdo, Comas e via di questo passo. Per il grande pubblico si
tratta di sigle sconosciute ma
in realtà rappresentano una
nuova generazione di medie
imprese italiane cresciuta di
taglia in questi anni nei distretti con un balzo del 10% di
fatturato, ottenuto negli anni
orribili 2008-14. Il loro successo è figlio (anche) di un incremento della produttività del
lavoro: le medie aziende distrettuali a fronte di un +5,1%
del costo del lavoro hanno generato una crescita del valore
aggiunto del 7,7%. Ne ha tratto
beneficio anche la redditività

con il Roe cresciuto dell’1% e il
Roi dello 0,2%. Ancor più interessante è il dato sulla patrimonializzazione: sempre nello stesso periodo, segna
+26,6% a dimostrazione che gli
imprenditori continuano a
credere nelle loro imprese.
Sintetizza Gregorio De Felice,
capo economista della banca:
«L’affermazione di una nuova
classe di medie imprese vincenti favorisce il ricambio generazionale e innesca processo virtuosi di imitazione», che
si accompagnano ad altri due
trend. L’attrazione di capitali
esteri che migliorano le capacità di ricerca e commerciali e i
fenomeni di reshoring (i casi
citati sono Safilo, Gilmar, Gaudì, Bottega Veneta, ecc.) che
sostengono le filiere locali.
Ma il cambio di taglia come
è avvenuto? «Quasi sempre
per crescita interna — rispon-

de De Felice — purtroppo resta in piedi una sorta di avversione culturale ai processi di
aggregazione».
Il focus di Intesa Sanpaolo,
contenuto nell’Ottavo rapporto annuale sui distretti, è la
prima novità da diverso tempo
a questo parte in materia di dimensione delle imprese. Sono
le storie di aziende come Decori, Serena, Campolonghi,
Mg, Tripel, Spac, Bottega
S.p.A, Gps, Conceria Sirp che
fanno dire all’amministratore
delegato di Intesa, Carlo Messina, che i distretti si confermano un punto di forza del
tessuto produttivo, «è un’Italia
a tripla A» (come lo è «anche il
risparmio delle famiglie italiane») alla quale la banca promette di non far mancare risorse, anzi. Nel 2015 le erogazioni di Intesa alle imprese sono passate da 27 a 41 miliardi

ma la dinamica risulta accelerata nei primi mesi del ‘16 (addirittura +40% nel credito a
medio e lungo termine). «C’è
una stretta correlazione tra
quanto riusciamo a fare come

Il grado di patrimonializzazione
Distretti: evoluzione del patrimonio netto
e dei debiti finanziari tra il 2008 e il 2014
dimensioni aziendali (var. % valori mediani)
0,3

TOTALE

17,5
-0,9

Grandi imprese

26,1
1,4

Medie imprese

26,6
3,6

Piccole imprese

16,3
-4,7
4,3

Micro imprese
-5

Fonte: Intesa Sanpaolo

0

5

10

15

20

25

30

d’Arco

banca e la dinamica del Pil italiano e per questo motivo nel
2016 faremo di tutto per sostenere gli investimenti. E finanzieremo fino al 140 per cento le
imprese che useranno il provvedimento governativo sul super ammortamento per gli acquisto di macchinari».
È chiaro che dall’indagine
presentata da Intesa emerge
che più i distretti riescono a
far crescere al loro interno imprese medio-grandi o vere
multinazionali tascabili più
l’intero territorio si muove,
quasi esaltandosi nella competizione internazionale.
Sarà un caso ma nella lista
delle migliori performance di
crescita e redditività al primo
posto c’è l’occhialeria di Belluno che si giova di un mix di
grandissime aziende e fornitori d’eccellenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

PRIMO PIANO

3
#

AGENZIA DELLE ENTRATE LA LOTTA AL NERO

Fisco record, 15 miliardi dagli evasori
«E da luglio il via alle fatture digitali»
euro. Anche se in alcuni casi la
risposta è stata molto deludente. Solo 817 contribuenti
su oltre 13 mila, ad esempio,
hanno aderito alle richieste relative all’elenco fornitori dello
spesometro. «Quanti non
hanno risposto agli inviti dell’Agenzia delle Entrate conosceranno il lato oscuro dell’accertamento» ha detto ieri il Direttore dell’Agenzia, Rossella
Orlandi, presentando i risultati del 2015 con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
I 14,9 miliardi recuperati al-

di Mario Sensini
Prossima tappa, la fatturazione elettronica tra privati.
Gli incentivi all’adesione volontaria degli adempimenti fiscali funzionano e, dopo aver
archiviato un altro anno record nella lotta all’evasione,
con 15 miliardi recuperati nel
2015, l’Agenzia delle Entrate è
pronta a mettere in campo
nuovi strumenti. Da luglio arriverà il software che permetterà ai privati di creare, conservare e trasmettere al Fisco
le fatture elettroniche, beneficiando di una forte riduzione
degli adempimenti. Il Fisco,
però, è pronto a mostrare anche la sua faccia cattiva agli irriducibili. Come i contribuenti
che hanno ignorato le comunicazioni bonarie di invito al
rispetto degli obblighi.
Alle 305 mila lettere finalizzate alla cosiddetta «compliance» inviate nel 2015, hanno aderito senza contestazioni
oltre 155 mila contribuenti,
versando quasi 300 milioni di

ROMA



La citazione da Star Wars
«Chi non ha risposto a
un approccio
collaborativo sullo
spesometro conoscerà,
permettetemi la
battuta, il lato oscuro
dell’accertamento»

Lord Fener, in
Star Wars è colui
che passa al lato
oscuro della forza

16

LA DISOCCUPAZIONE
13,0

l’evasione del 2015 riguardano
10,2 miliardi di versamenti diretti, 4,4 miliardi di riscossioni
coattive e 300 milioni di versamenti spontanei. Nel 2014 erano stati recuperati 14,2 miliardi di euro, ma dal 2006 la crescita è stata del 240%.
La riscossione dovuta direttamente alle attività di controllo
è stata pari a 7,7 miliardi di euro, equamente ripartiti tra
grandi contribuenti, imprese
di medie dimensioni, imprese
piccole e contribuenti persone
fisiche.
I controlli ordinari sono stati oltre 700 mila. Quelli sui 3
mila grandi contribuenti sono
stati 1.212 e hanno fruttato 2
miliardi di incasso. Quelli sulle 55 mila medie imprese sono
stati poco più di 8 mila e hanno portato al recupero di 1,5
miliardi. I controlli hanno poi
riguardato il 2% degli oltre 6
milioni di piccole aziende, con
un incasso di 1,6 miliardi,
mentre quelli sulle persone fisiche sono stati ben 378 mila,
determinando il recupero di
1,9 miliardi di imposte dovute

e non versate. Nel 2016, oltre ai
controlli ordinari, scatteranno
quelli legati all’operazione di
emersione volontaria dei capitali. L’Agenzia sta lavorando le
129 mila istanze presentate
«che porteranno all’emissione
di circa 500 mila accertamenti
entro il 2016» (uno per ogni
annualità, fino a cinque).
Nel 2015 poi, grazie al nuovo
istituto della mediazione, che
ha risolto circa metà dei 115
mila casi presentati, sono diminuiti del 53% i ricorsi dei
contribuenti alla giustizia tri-

Fisco
Il direttore
dell’Agenzia
delle Entrate
Rossella Orlandi.
Ieri la
presentazione
dei risultati 2015

● La parola
SPESOMETRO
Lo spesometro ha lo scopo di limitare
l’evasione. È uno strumento dell’Agenzia
delle Entrate che confronta
le dichiarazioni dei redditi con il reale
tenore di vita dei contribuenti al fine
di scoprire chi cerca di truffare il Fisco.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

butaria. Nel 2015, secondo i
dati diffusi ieri, il 64% dei procedimenti tributari si è concluso con una vittoria totale e
definitiva dell’Agenzia, oltre il
70% se si considerano anche
gli esiti di conferma parziale
degli atti impugnati.
Per il 2016, oltre alla fatturazione elettronica tra i privati, è
atteso un nuovo passo avanti
della dichiarazione dei redditi
precompilata. Dal 15 aprile i
contribuenti potranno visualizzare la dichiarazione con i
dati già inseriti e accettarla,
modificarla e inviarla a partire
dal 2 maggio. Nella precompilata 2016 entreranno una consistente quota di spese sanitarie, le spese universitarie,
quelle funebri, quelle per i
contributi alla previdenza
complementare e le spese per
la ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici. Accettarla così com’è esclude i controlli del Fisco, ma per
modificarla si può ricorrere al
Caf, che poi risponderà davanti all’amministrazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL RECUPERO DELL’EVASIONE
Dati in miliardi di euro

Gennaio 2015 - gennaio 2016, dati destagionalizzati

14,2

14

12,7

12

12,5

10,5

12,5
10
12,0

14,9

13,1

9,1

8

11,5%

6,4

6,9

2007

2008

6

11,5

4,4
4

11,0
2

medie mobili a tre termini

valori percentuali

10,5

0

G

F

M

A

M

G

L

A

S

O

N

D

G

2006

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015
d’Arco

Saverio Gellini (Mandelli, macchine utensili)

Cirillo Marcolin (occhialeria)

Vincenzo Somma (Altroconsumo)

«Italia meglio, ma non basta «Per i consumi anno di ripresa, «Vince la difesa degli stili di vita
Adesso l’opportunità è l’Iran» Gli acquisti sul mercato interno» Per svoltare serve più fiducia»

Mandelli
Saverio Gellini,
55 anni, è
amministratore
delegato della
Mandelli di
Piacenza,
settore delle
macchine
utensili

(ri.que.) «Beh, sì, nel 2015 gli italiani hanno
comprato un poco di più», valuta Saverio
Gellini, 55 anni, amministratore delegato della
Mandelli sistemi di Piacenza, 110 dipendenti e
30 milioni di euro di fatturato.
Pil in crescita dello 0,8% in Italia nel 2015.
Ve ne siete accorti quindi?
«Qualcosa si muove. Ma le aziende italiane
continuano a fare i miracoli con un parco
macchine utensili vecchio».
Gli incentivi come la legge Sabatini?
«Utili. Noi produciamo fresatrici per
lavorazioni di precisione. Se non ci fossero
molti si terrebbero i vecchi impianti».
Quindi non si vive di sola Italia.
«Assolutamente no. L’estero è fondamentale».
L’incertezza geopolitica è un rischio?
«Forte. Il punto è dosare le energie, scegliere
con attenzione mercati di sbocco diversificati e
complementari».
Il futuro?
«In Iran. Hanno bisogno di tutto. Ma bisogna
muoversi in fretta. Senza farsi battere sul
tempo dai tedeschi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marcolin
Cirillo Marcolin,
55 anni,
presidente di
Anfao,
l’Associazione
nazionale
fabbricanti di
articoli ottici e
del Mido

(giu.fer.) Il Pil italiano si ferma allo 0,8%? Per
l’occhialeria il 2015 è stato «un anno da ricordare,
con un’inversione di tendenza importante sul
mercato interno», sostiene Cirillo Marcolin,
presidente di Anfao e di Mido, la maggiore fiera
mondiale del settore, chiusa lunedì a Milano con
presenze record (+7%).
Quali sono i numeri della svolta?
«Rispetto al 2014 la produzione è salita del 12,5%
a 3,6 miliardi di euro, l’export ha fatto un balzo
del 12,3%, il mercato interno è cresciuto del 5,7%,
e l’occupazione è salita del 6,5%».
Le ragioni principali?
«La ripresa dei consumi ha favorito gli acquisti di
occhiali, che hanno anche una funzione
salutistica, per vedere e proteggerci dal sole.
Inoltre più diventiamo longevi, più aumenta il
bisogno di occhiali (nel 2015 la vendita di lenti
progressive è salita del 10%).
E per la crescita dell’occupazione?
«Ha influito il reshoring di molte produzioni,
soprattutto di segmento alto, e il Jobs act, che ha
trasformato molti contratti interinali diffusi nel
nostro settore in lavoro a tempo indeterminato».
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Consumo
Vincenzo
Somma, 54
anni, si occupa
di finanza
e risparmio
per conto
dell’associazione
Altroconsumo

(ri.que.) «Sa qual è il problema? C’è ancora
troppa preoccupazione in giro». A parlare è
Vincenzo Somma, esperto di finanza di
Altroconsumo, associazione che tutela gli
interessi dei consumatori.
I consumi sono cresciuti dello 0,5% nel 2015.
«Ma erano scesi del 2,4% nel 2012, dell’1,5% nel
2015. Nel 2014 avevamo messo a segno un
modesto più 0,4%. Vivacchiamo».
Aumentano i consumi di istruzione, cultura
ricreazione.
«Stiamo riorganizzando la nostra spesa per
difendere il nostro stile di vita».
Il bicchiere è mezzo vuoto?
«A dire il vero non è nemmeno a metà.
Diciamo che ha ricominciato a riempirsi.
Lentamente».
Il governo è soddisfatto. È tornato il segno
più sul Prodotto interno lordo.
«Renzi fa bene a seminare ottimismo. I
consumi arrancano anche perché il
consumatore non è tranquillo sulle entrate
future. E teme per la sicurezza dei risparmi.
Meno paura: ecco la prima rotta da invertire».
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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

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Primo piano La crisi immigrazione

L’INTERVISTA IL PREMIER ALEXIS TSIPRAS

«Noi greci, il volto umano dell’Europa
Ora solidarietà o sarà la fine per l’Unione»
Il leader di Atene richiama agli impegni condivisi. E propone un dialogo tra tutti i progressisti
di Maria Serena Natale

È

la più grave crisi migratoria in Occidente
dalla Seconda guerra
mondiale. Oggi la
Commissione europea presenta un piano d’emergenza per le operazioni di soccorso con una proposta di finanziamenti per 700 milioni
di euro da destinare ai Paesi
più esposti su un arco di tre
anni. La prima linea è la Grecia
di Alexis Tsipras.
Primo ministro Tsipras,
dopo l’inasprimento dei controlli e la chiusura dei confini lungo la rotta balcanica ha
dichiarato che il suo Paese
non può diventare un «deposito d’anime». In Grecia l’Europa si gioca l’anima?
«In una crisi di dimensioni
umanitarie la Grecia e il popolo greco rivelano il volto umano dell’Europa. E lo fanno di
fronte a un’Unione che chiude
le frontiere, dove crescono la
xenofobia e la retorica intollerante dell’estrema destra. La
Grecia è il territorio nel quale
l’Europa confermerà i suoi
principi e valori fondanti, come l’umanesimo e la solidarietà, o li tradirà. Sono convinto
che non possa esistere un’Europa unita senza il rispetto assoluto per le lotte e i valori comuni, ma anche per le responsabilità e gli impegni condivi-

I numeri
● La Grecia ha
registrato nei
primi due mesi
dell’anno oltre
110 mila arrivi
dalla Turchia.
Oggi nel Paese
ci sono 20 mila
profughi. Atene
chiede 480
milioni di euro
per un piano
d’emergenza
che permetta
di accogliere
100 mila
rifugiati. La Ue
sta studiando
fondi per 700
milioni di euro
da destinare
in tre anni
ai Paesi più
esposti alla
crisi migratoria

vede regole per alcuni e solo
benefici per altri, una logica
profondamente anti-europea,
in netto contrasto con il principio dell’integrazione. È impensabile che Paesi che non
hanno accettato di accogliere
nemmeno un profugo puntino il dito contro di noi. Ri-

guardo alle accuse di non fare
quanto dobbiamo sulle frontiere marittime, le considero
un pretesto per giustificare
azioni unilaterali che violano
decisioni europee assunte collegialmente. Su Dublino, penso che sia ormai chiaro e accettato da tutti gli Stati che la

sua riforma è necessaria. Inoltre è stupefacente dover ricordare così di frequente l’obbligo di rispettare il diritto internazionale ed europeo. Quando
ci sono persone che rischiano
la vita in acque greche, vale a
dire europee, la Guardia costiera è obbligata al soccorso».

Sotto
pressione
Alexis Tsipras,
41 anni, leader
del partito di
estrema sinistra
Syriza, è premier
della Grecia
dal 2015 (Ansa)

In concreto, come evitare
le morti nell’Egeo?
«Dobbiamo individuare e
reprimere il circuito dei trafficanti che agisce sulla costa turca. In questo ambito rafforziamo la collaborazione con
Ankara. Sosteniamo con fermezza il piano d’azione UeTurchia e abbiamo concordato
il supporto delle forze Nato
per gestire la situazione. Speriamo che queste misure nonché il cessate il fuoco in Siria
contribuiscano alla riduzione
degli sbarchi».
In Europa i confini tornano linee di frattura in un generale rimescolamento di alleanze, dall’asse Berlino-Atene al blocco centro-orientale
all’intesa Austria-Balcani.
Italia e Grecia affrontano crisi incrociate. È immaginabile
un compattamento del fronte mediterraneo sul doppio
fronte dell’immigrazione e
della flessibilità economica?
«Le alleanze non devono
servire ad approfondire le contrapposizioni. Ora vedo la possibilità di una stretta vicinanza
politica tra Grecia e Italia, perché condividiamo rivendicazioni e inquietudini. Abbiamo
una visione comune. Credo
che sul tema dell’equa ripartizione dei migranti ci sarà una
buona collaborazione. Non intendo però sovrapporre le crisi
facendo leva sull’emergenza
migranti per ottenere flessibi-





s i . D o b b i a m o a f f ro n t a re
insieme le difficoltà. Tutti insieme riusciremo, o tutti insieme falliremo».
Vienna rimprovera ad Atene «mancanza di volontà politica per ridurre il flusso». Il
suo governo chiede che
l’onere dell’accoglienza sia
equamente ripartito tra le
capitali, in un contesto dove
si procede in ordine sparso e
Paesi come la Grecia, già
stremata dalla crisi economica, restano penalizzati dal
sistema di Dublino che assegna allo Stato di primo ingresso il compito di curare le
domande d’asilo. Cosa impedisce il decollo di una strategia coordinata?
«Noi non pretendiamo nulla più della solidarietà, che è
un principio fondamentale
dell’Unione Europea. Esigiamo che sia condivisa dagli Stati la gestione di una crisi che è
superiore alle nostre forze.
Dobbiamo passare a un impegno vincolante di tutti e per
tutti, orientato alla ripartizione obbligatoria della responsabilità dei flussi, in proporzione — sottolineo — alle rispettive capacità. Perché
l’Unione non può essere costruita su una logica che pre-

lità, non è il mio obiettivo».
Vede la necessità di un diverso approccio delle forze
della sinistra europea?
«Chi deve cambiare approccio è l’Europa. Il linguaggio
dell’odio trova terreno fertile
perché negli ultimi anni hanno prevalso politiche di austerità che hanno generato povertà ed emarginazione. Ma per
cambiare questo, occorre modificare gli equilibri politici.
Quello che viviamo oggi è un
conflitto di idee, tra progressisti e conservatori, tra la Sinistra e la Destra. A mio avviso,
la Sinistra è in prima linea nella difesa dei valori europei di
democrazia, giustizia e coesione sociale e costituisce l’unica
valida alternativa alla destra
estrema e populista. Ma è necessario che tutte le forze progressiste, indipendentemente
dalla famiglia politica alla quale appartengono, comincino
un vero dialogo per riportare
l’Unione a questi principi. Credo che noi, i progressisti europei, possiamo ritrovare un’andatura comune verso un obiettivo comune: erigere un muro
contro chi alza muri e divide
l’Europa».
msnatale@corriere.it

I valori fondanti
In Grecia la Ue rischia
di tradire i propri valori
Tutti insieme riusciremo
o tutti insieme falliremo

Il fronte mediterraneo
Vedo la possibilità di una
stretta vicinanza politica
con l’Italia, abbiamo una
visione comune

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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

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Primo piano L’emergenza

Bruxelles prepara i 700 milioni per i profughi
Stanziamento triennale, i 300 disponibili nel 2016 destinati in gran parte alla Grecia
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES Il presidente lussemburghese della Commissione
europea Jean-Claude Juncker
ha rassicurato al telefono il premier greco Alexis Tsipras, che
ha presentato un piano d’emergenza con la richiesta di 480
milioni di fondi Ue per gestire i
maxi-flussi di migranti in arrivo nelle isole greche dalla Turchia. Già oggi i commissari Ue
dovrebbero presentare una
proposta per poter utilizzare

negli Stati membri una quota
degli aiuti umanitari previsti
per i Paesi extraeuropei. La
bozza del provvedimento, anticipata lunedì scorso dal quotidiano Wall Street Journal, stima come necessari circa 700
milioni in tre anni, di cui i 300
disponibili nel 2016 verrebbero
destinati in gran parte alla Grecia. Ma il portavoce della Commissione non ha confermato
queste cifre, che devono essere
definite oggi nella riunione dei
commissari.

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il suo fidato capogruppo degli eurodeputati popolari Manfred Weber, che
hanno sostenuto a Bruxelles i
tre miliardi di aiuti Ue promessi al governo di Ankara per
bloccare in Turchia i profughi
siriani e iracheni diretti principalmente in Germania (tramite
la rotta dei Balcani), hanno fatto pressione anche per il via libera dei fondi a Tsipras. Merkel
ha sollecitato una posizione
comune di tutti i Paesi membri

480
Milioni
I fondi che
il premier greco
Tsipras ha
chiesto all’Ue
per gestire
i flussi dalla
Turchia

per affrontare insieme l’emergenza migranti, ventilando addirittura rischi per l’euro «se ricadiamo di nuovo entro i confini dei piccoli Stati» con la reintroduzione dei controlli alle
frontiere nazionali.
L’obiettivo della Germania è
trovare un accordo di compromesso tra il summit straordinario dei 28 capi di Stato e di
governo con la Turchia, in programma lunedì a Bruxelles, e il
Consiglio europeo del 17 e 18
marzo prossimi. Venerdì Me-

rkel è attesa all’Eliseo dal presidente francese François Hollande per preparare la trattativa finale. Austria, Ungheria,
Belgio e altri Paesi membri
hanno ripristinato i controlli
alle frontiere aggravando la situazione di altri Stati. L’Italia
teme il blocco della rotta dei
Balcani perché potrebbe deviare verso la Puglia i profughi diretti in Germania.
Ivo Caizzi
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IL REPORTAGE LO SGOMBERO
Il luogo
● La «giungla»
di Calais, in
Francia, è una
bidonville dove
migliaia
di migranti
vivono in
condizioni di
grave disagio.
Secondo i i dati
forniti dalla
prefettura sono
poco più di
3.000 mentre
per le Ong
sarebbero oltre
4.500

dal nostro inviato
Marco Imarisio

● Già nel 2009
il governo
francese aveva
proceduto ad
uno sgombero
e lunedì ha

L’unico punto di luce è
un bar dove soffia il generatore. La strada che porta a quel
che resta della giungla è completamente accecata da un
black out. I cronisti stranieri
siedono in una piccola sala,
con gli uomini di scorta fuori
dalla porta. E proprio mentre
il viceprefetto Vincent Berton
dice con fare rassicurante che
la situazione è sotto controllo,
lo sgombero dell’area sud procede spedito e tranquillo, una
esplosione risuona nell’aria.
Un poliziotto accorre per dire
che non è niente, soltanto una
bombola a gas. Ma i fuochi e le
urla che si levano dalla zona
sotto sgombero, denominata
Lotto 1, non ispirano certo
un’idea di quiete.
I pompieri spengono i cinque incendi delle baracche e
delle masserizie, circondati da
un cordone di poliziotti in assetto anti-sommossa che agitando i manganelli impediscono a chiunque di avvicinarsi. Alcuni migranti hanno bruciato per protesta le pareti di
legno ormai divelte e gli oggetti delle baracche che hanno
abitato per mesi, per anni interi. «Una volta che avrete spaccato tutto» chiede Najm rivol-

Dover
GRAN
BRETAGNA Calais

Per
Dov
er

● I migranti
vivono nella
«giungla» in
attesa di
trovare
un’occasione
per poter
attraversare il
Canale della
Manica e
arrivare in Gran
Bretagna

Parigi

CALAIS

FRANCIA

Tu
del nnel
la M
ani
ca
Entrata

Imbarco dei traghetti

Canale
della Manica

Frontiera

Giungla

CALAIS
D
Eurotunnel terminal

km

1
d’Arco

avviato un
nuovo
programma di
evacuazione
per trasferirli in
102 centri
costruiti ad hoc
in varie parti
della Francia
● Nei primi due
giorni di
evacuazione
sono stati
sgomberati 5
mila metri
quadri di
giungla e 130
profughi hanno
accettato di
andare in altri
centri

to in maniera polemica alla
squadra di operai addetti alla
demolizione che sta lasciando
il campo «noi dove andremo?». Nessuna risposta. Il giovane sudanese raccoglie un
sasso e lo lancia in direzione
del gruppo di uomini con il
giubbotto arancione, ma in
aria, stando bene attento a
non colpire nessuno.
L’evacuazione della più
grande bidonville d’Europa
avviene in uno stato di calma
apparente, tra comunicati ufficiali che tendono a sopire e
manifestazioni di rabbia come
quella di Ahmed, un anziano
iracheno che si rifiuta di scendere dal tetto della sua baracca
mentre una decina di agenti
cerca di tirarlo giù afferrando-

Le fiamme
di Calais

La rabbia dei migranti
che incendiano le baracche:
«Ma dov’è l’Europa?»

lo per i piedi, e intanto mostra
un lenzuolo con sopra la scritta «Dov’è l’Europa?».
Le associazioni umanitarie
denunciano la violazione dell’ordinanza del tribunale di
Lille, che nell’autorizzare lo
sgombero aveva espressamente vietato l’impiego dei
bulldozer. La replica delle autorità è che le macchine entrate nel campo servono a spianare il terreno mentre le casette vengono demolite a mano. Sono distinzioni che
rivelano la precarietà di questa operazione destinata a durare settimane, dove nessuno
può prevedere quel che potrà
accadere.
«Il vostro avvenire non è
qui, abbiamo delle proposte
per voi, potete scegliere». Serge Szarzynski, capo dell’ufficio della coesione sociale del
Pas-de-Calais, si aggira parlando al megafono ai profughi
diposti in cerchio intorno a un
fuoco acceso per sfuggire al
freddo. Ci sono tre possibilità.
La prima è quella di «un letto
al caldo nei container che abbiamo preparato per voi» al
Cap, il centro di accoglienza
provvisorio proprio accanto
alla giungla, delimitato da un

Evacuazione A Calais, le baracche in fiamme e, al centro,
i poliziotti evitano che un migrante si tagli le vene

poco invitante recinto di filo
spinato. La seconda prevede
l’assegnazione di una tenda
blu della Protezione civile,
sempre più lontano dal mare
che tutti i profughi giunti fin
qui desiderano attraversare. E
infine la soluzione più caldeggiata dalle autorità, come testimoniano i pullman sul
piazzale con il motore sempre
acceso: la partenza immediata
verso uno qualunque dei 102
Cao di Francia, i centri di accoglienza e orientamento dove
la richiesta di asilo viene effettuata in automatico.
I profughi ascoltano, qualcuno annuisce, ma si capisce
che lo fa solo per deferenza
verso l’autorità. Si tratta di un
dialogo tra sordi, lo dimostrano anche i numeri. Da quando
è cominciato lo sgombero, e
siamo ormai al secondo giorno, solo 130 sui 3.500 residenti della zona sud hanno accettato di partire. Almeno ottanta
baracche sono già state rase al
suolo. Ma quasi tutte le persone che le abitavano continuano a girare intorno alla bidonville. «Grazie, ma non vogliamo partire, e se foste al nostro
posto anche voi fareste lo stesso». Una volta sceso dal tetto,

Ahmed dà prova di saggezza.
«Siamo scappati da Paesi in
guerra, abbiamo vissuto tante
violenze sulla nostra pelle, solo per arrivare in Inghilterra.
Ormai ci siamo quasi, non potete rimandarci indietro».
È questa la tragedia, o il paradosso, della giungla di Calais. Migliaia di persone sono
ferme da anni in Francia, un
Paese dove non vogliono stare, perché sognano di andare
in Inghilterra, un Paese che
non vuole neppure sentir parlare di loro. Non accettano di
tornare indietro, di allontanarsi dal mare. E sono disposti a tutto, anche al peggio.
A sera inoltrata il gruppo di
Najm e gli altri ragazzi sudanesi compulsano i telefonini
alla ricerca della strada più
breve per arrivare a Dunkerque, sulla costa, a 35 chilometri da Calais. La loro meta è
l’accampamento nel bosco di
Grande-Synthe. Dallo scorso
autunno ci vivono in condizioni disumane, immersi nel
fango e nell’indifferenza, oltre
tremila profughi curdi. È l’altra giungla, la più feroce.
Quella dove davvero finisce
l’Europa.
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

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Primo piano L’italiano ucciso

«Giulio torturato più volte per sette giorni»
Nuove rivelazioni attribuite al dipartimento di medicina forense del Cairo. Smentita del ministero
Fonti della procura: «Ferite inflitte in tre serie, a intervalli di 10-14 ore. Era un interrogatorio»
Le versioni egiziane

4 febbraio
Il ritrovamento
e l’incidente d’auto
Il 4 febbraio, il giorno dopo il
ritrovamento del cadavere di
Giulio Regeni in un fosso accanto
all’autostrada che collega Il Cairo
ad Alessandria d’Egitto, il direttore
dell’amministrazione delle
indagini di Giza, il generale Khaled
Shalaby, afferma che la causa
della morte è un incidente d’auto e
nega che sul corpo ci fossero segni
di torture. Viene smentito dal
procuratore generale Ahmed Nagi
che denuncia chiari segni di
torture e «una morte lenta»

5 febbraio
I due arresti
per «atto criminale»
Fonti della sicurezza riferiscono
all’agenzia Dpa che la polizia
egiziana avrebbe arrestato e
starebbe interrogando due
persone sospettate di aver avuto
un ruolo nell’uccisione di Giulio
Regeni. «Sono stati raccolti —
spiegano le fonti, a condizione di
anonimato — indizi importanti sul
caso che dimostrano che si è
trattato di un atto criminale non
collegato al terrorismo. I dettagli
saranno resi noti nelle prossime
ore». La notizia viene poi smentita.

7 febbraio
La storia della festa
con gli amici
Il quotidiano Al Ahram scrive: «Si è
constatato che Giulio era a una
festa in compagnia di un certo
numero di amici e dopo è
scomparso». In realtà, Giulio non
era diretto a una festa, ma alla
casa di un intellettuale di sinistra,
molto malato, che festeggiava il
compleanno. Doveva recarsi là
dopo aver incontrato l’amico
Gennaro Gervasio in piazza Tahrir,
ma non è mai arrivato
all’appuntamento. Sarebbe
scomparso prima.

1 marzo
Il «tradimento»
di Oxford Analytica
«Una fonte della sicurezza di alto
rango» ha «evocato la possibilità»
che Regeni «sia stato tradito da
uno dei responsabili delle sue
attività» presso Oxford Analytica,
scrive Al Ahram. Nonostante i
responsabili del think tank
abbiano sottolineato che il lavoro
«editoriale» di Regeni si era
concluso due anni prima, la fonte
anonima dice al quotidiano che
qualcuno presso Oxford Analytica
«avrebbe deciso di sbarazzarsi di
lui dopo aver approfittato delle
informazioni fornite».

Giulio Regeni è stato torturato per cinque-sette giorni,
tre volte a intervalli di 10-14
ore. Poi è stato ucciso — come
già rivelato in precedenza dalle autopsie — da un colpo con
un oggetto appuntito alla parte posteriore della testa.
I dettagli sulla modalità della tortura a intervalli di diversi
giorni sarebbero stati comunicati dal direttore del dipartimento di Medicina Forense
del Cairo e responsabile dell’autopsia, Hisham Abdel Hamid, durante una deposizione
in Procura insieme a due colleghi, secondo quanto riferito
ieri da fonti anonime di quest’ultimo ufficio all’agenzia
Reuters. Poco dopo, però, è
arrivata la smentita del ministero della Giustizia egiziano,

secondo il quale Abdel Hamid
«non avrebbe reso alcuna testimonianza finora». Quanto
al direttore del dipartimento
di medicina forense, lui non
ha voluto commentare le notizie con la stampa.
Continua il balletto di rivelazioni e smentite, che hanno
caratterizzato sin dall’inizio le
indagini sulla morte del ricercatore italiano dell’Università
di Cambridge scomparso il 25
gennaio nel centro della capitale egiziana e riapparso nove
giorni dopo, morto e con segni di torture sul corpo, lungo
l’autostrada per Alessandria.
Il ministero della Giustizia,
negando che ci sia stata una
deposizione, non è comunque
sceso nel merito dei dettagli
sulle torture riportati all’agen-

zia Reuters, che già nei giorni
scorsi erano in parte emersi
sul giornale locale Masry Al
Youm, al quale una fonte del
dipartimento di medicina forense aveva parlato di «torture
separate da intervalli tempo-

Giulio Regeni:
fatti sparsi
Un articolo
apparso su «Al
Masry al
Youm», con
nuovi dettagli

rali avvenute nel corso di sei
giorni». Queste rivelazioni
vengono lette dai giornalisti
della Reuters come «l’indicazione finora più chiara» che il
ricercatore italiano sia stato
torturato dai servizi di sicurezza egiziani, poiché le tecniche usate — come le bruciature di sigarette — ad intervalli
di giorni sono proprio il loro
«marchio di fabbrica». L’autopsia effettuata in Italia, peraltro, oltre a documentare
anch’essa torture per diversi
giorni aveva già mostrato che
gli aguzzini di Regeni erano
professionisti, poiché il pancreas e altri organi interni non
hanno subito lesioni in seguito alle botte: ciò suggerisce
che volessero tenerlo in vita.
È una fonte della procura
del Cairo, parlando alla Reuters, a specificare («sulla base
delle dichiarazioni di Abdel
Hamid») che le ferite sarebbero state inflitte sul corpo di
Giulio in «tre serie», «a intervalli di 10-14 ore» l’una dall’altra, nel corso di «cinque-sette
giorni», e che «chiunque sia
accusato di averlo ucciso lo
stava interrogando per ottenere delle informazioni».
Il ministero dell’Interno,
che in passato ha respinto
ogni accusa di abusi dei diritti

Il cellulare
Il telefono di Giulio,
secondo un quotidiano
locale, sarebbe tornato
attivo il 26 gennaio
umani e ha affermato più volte
di seguire la pista delle attività
criminali o quella di una vendetta personale, ha affermato
ieri di «non saper nulla» sulle
ultime rivelazioni.
Intanto, un altro particolare
è emerso dall’articolo di Al
Masry al Youm, firmato dai
reporter Ahmed Ragab e Moustafa Elmarsafawy: il telefono
di Giulio — che secondo
quanto noto finora risultava
staccato dalle 20.25 del 25
gennaio — sarebbe ritornato
attivo per pochi minuti il 26
gennaio, il giorno successivo
alla sua scomparsa. Tra le 8 del
mattino e mezzogiorno, il cellulare di Giulio avrebbe dunque squillato di nuovo, a vuoto. Un particolare ancora da
confermare, ma che porta i reporter egiziani a domandarsi
se quella telefonata non possa
essere usata per localizzare il
luogo delle torture.
V. Ma.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● La parola
TAHRIR
È il nome della piazza
principale del Cairo, la
capitale dell’Egitto. In
arabo significa
«liberazione». Nel 2011 è
stata la piazza simbolo
della rivolta contro
il presidente Hosni
Mubarak. Il ricercatore
Giulio Regeni è scomparso
il 25 gennaio, nel quinto
anniversario della
rivoluzione.

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

PRIMO PIANO

9
#

«Verità
e giustizia
per Giulio»
Un sit-in
davanti
all’ambasciata
egiziana di
Roma lanciato
il 25 febbraio, a
un mese dalla
scomparsa del
ricercatore
italiano
ventottenne
Giulio Regeni
nel quartiere di
Dokki, al Cairo,
dove viveva dal
settembre
2015. Lavorava
ad una tesi di
dottorato sui
movimenti
sindacali
(Ansa)

Le indagini

di Fiorenza Sarzanini

Un nuovo depistaggio
per una versione di comodo
E l’Italia valuta l’ipotesi di richiamare il team di investigatori

Le ultime rivelazioni
provenienti dal Cairo provano
che lo scontro tra apparati egiziani è tutt’altro che sanato.
Perché la scelta di fornire dettagli sulla data della morte di
Giulio Regeni — peraltro già
noti dopo l’autopsia svolta a
Roma dal professor Antonio
Fineschi — e poi smentirli dopo appena due ore, mostra
l’assenza di una «linea» comune. E soprattutto viene interpretata dalle autorità italiane
come l’ennesima provocazione nella ricerca di una versione di comodo che serva a chiudere il «caso». Ecco perché
l’ipotesi che la cattura e l’assassinio del ricercatore siano
stati pianificati per indebolire
la leadership del presidente
Abdel Fattah Al Sisi e colpire i
buoni rapporti con il nostro
Paese rimane soltanto una
delle possibilità. E perché il
governo italiano sta valutando
le possibili «mosse» diplomatiche per pretendere la verità
come si è impegnato a fare il
presidente del Consiglio Mat-

ROMA

La vicenda
● Le verifiche
effettuate in
Italia fanno
ritenere che
Giulio Regeni
sia stato ucciso
circa 48 ore
prima che il suo
cadavere fosse
ritrovato,
dunque tra il 31
gennaio e il
primo febbraio
● La sua
cattura risale
alla sera del 25
gennaio. Vuol
dire che è
rimasto nelle
mani degli
aguzzini
almeno cinque
giorni,
sottoposto a
«prolungate
torture», a
sevizie terribili

teo Renzi, prendendo un impegno formale con la famiglia.

Il segnale politico

È trascorso un mese dal ritrovamento del corpo del giovane dottorando in un fossato
dell’autostrada che collega la
capitale ad Alessandria. Un
tempo ritenuto sufficiente per
arrivare almeno ad una prima
ricostruzione credibile di
quanto accaduto. O quantomeno per ottenere copia dei
documenti raccolti dagli investigatori egiziani. Ma nulla di
tutto questo è avvenuto, anzi il
team composto da carabinieri
del Ros e poliziotti dello Sco
continua a rimanere al Cairo
senza ricevere alcuna collaborazione. E dunque si deve decidere se farli tornare a casa,
abbandonare il campo per
lanciare un preciso segnale
«politico». Un provvedimento
più attenuato rispetto alla
convocazione dell’ambasciatore egiziano a Roma Amr Helmy, o addirittura del «richiamo» del nostro rappresentan-

te in Egitto Maurizio Massari
che finora è stato escluso da
Palazzo Chigi. Ma comunque
un messaggio forte inviato
proprio ad Al Sisi e ai suoi fedelissimi.

L’autopsia

Le verifiche effettuate in Italia su delega del pubblico ministero Sergio Colaiocco hanno consentito di raccogliere
una serie di dati preziosi sugli
ultimi giorni e soprattutto sul-

le ultime ore di Regeni. Gli
esami svolti fanno ritenere
che il giovane ricercatore sia
stato ucciso circa 48 ore prima
che il suo cadavere fosse ritrovato, dunque tra il 31 gennaio
e il primo febbraio. La sua cattura risale alla sera del 25 gennaio. Vuol dire che è rimasto
nelle mani degli aguzzini almeno cinque giorni, sottoposto a «prolungate torture», a
sevizie terribili. L’equipe medica ha anche accertato che a

I depistaggi

Il caso

Polemiche per lo spot con le torture, Wind lo ritira
Wind ha ritirato dalle reti televisive,
da YouTube e Facebook il suo ultimo
spot comico che vedeva l’attore
Giorgio Panariello rivelare le offerte
del gestore telefonico sotto minaccia
di torture. La decisione è stata presa
dopo le proteste di varie associazioni
tra le quali Amnesty International
e degli stessi familiari di Giulio
Regeni, che ritengono offensiva la

provocare la morte è stato un
colpo violento alla testa. Ciò
dimostra che non è morto per
caso, ma si è deciso di ucciderlo probabilmente perché non
è stato in grado di fornire le informazioni che pensavano
avesse. Gli inquirenti italiani
sono anche persuasi che la
scelta di far ritrovare il suo
corpo dovesse servire, nelle
intenzioni degli egiziani, a
chiudere il caso nella convinzione che i buoni rapporti tra i
due Stati avrebbero alla fine
favorito un accordo su una
versione di comodo.

pubblicità, per quanto girata prima
dei fatti accaduti al Cairo. Nello spot
l’attore si rifiuta di rivelare i dettagli
delle nuove promozioni della
compagnia telefonica. Una voce fuori
campo allora ordina «Torturatelo». A
quel punto l’uomo, tenuto legato da
una corda, inizia a fornire
informazioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Così non è stato, almeno fino ad ora. Grazie al lavoro degli specialisti del Ros e dello
Sco sono stati scoperti dettagli
inediti sui contatti e sugli spostamenti di Regeni al Cairo
che servono a confutare le varie versioni sin qui offerte dalle autorità egiziane e veicolate
attraverso i media locali, ma
non solo. Perché in alcuni casi
le «soffiate» sono giunte a
quotidiani e agenzie di stampa
internazionali, proprio come
accaduto ieri con la Reuters e
nelle scorse settimane con il
New York Times. Spezzoni di
verità mescolati a bugie, più
spesso veri e propri depistaggi. Il timore degli analisti italiani è che ciò sia il preludio all’arresto di finti colpevoli utilizzati soltanto per chiudere il
caso.
fsarzanini@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

● Le dichiarazioni del generale Bolduc al «Wall Street Journal»

«Riunioni operative
sulla Libia»
Ma Roma nega
centri con gli alleati
Italia è un Paese guida su questo
dossier ma la priorità è formare un
governo in Libia»: così, il giorno dopo
l’apertura del segretario statunitense alla
Difesa che aveva annunciato di «appoggiare
con forza il Comando della coalizione a
Roma», il presidente Matteo Renzi conferma il
prossimo impegno per il nostro Paese. Ma
viene smentita con decisione l’affermazione
fatta al Wall Street Journal dal comandante

«L’

delle operazioni delle forze speciali Usa in
Africa, Donald Bolduc, sull’esistenza di un
«centro di coordinamento della coalizione che
si è stabilito a Roma e da mesi sta preparando
piani per un secondo intervento in Libia dopo
quello del 2011». Lo stesso generale chiarisce
che «Roma, Parigi e Londra si oppongono a
qualsiasi intervento in Libia prima che venga
formato un governo di unità nazionale», ma il
suo riferimento alla centrale operativa basta a
far salire la tensione.
In realtà, secondo fonti della Difesa, l’unico
centro di coordinamento è quello del Coi, il
Comando Operativo di vertice Interforze «che
si occupa della pianificazione di un eventuale
impegno sotto l’egida delle Nazioni Unite e in
questa cornice naturalmente si confronta con
gli alleati, ma è escluso che personale straniero
si sia stabilito in Italia. Anche perché numerose
riunioni sono state già fatte a Stoccarda, a
Bruxelles, a Londra, ma l’Italia non ha ancora
alcun ruolo di guida e dunque non sarebbe
possibile stanziare personale sul nostro
territorio». Le continue indiscrezioni —

Ministro
Paolo
Gentiloni, 61
anni, ministro
degli Esteri
e della
cooperazione
del governo
Renzi. È stato
ministro
anche nel
secondo
governo Prodi

soprattutto rilanciate da Stati Uniti e Gran
Bretagna — fanno comunque comprendere
quanto alto sia il livello di pressione nei
confronti del nostro Paese. Lo dice il ministro
degli Esteri Paolo Gentiloni, ieri a New York,
quando afferma: «L’azione è urgente ma
l’illusione di interventi senza prospettive di
medio e lungo periodo l’abbiamo già coltivata.
Dobbiamo evitare gli errori del passato e le
fughe in avanti. La minaccia jihadista in Libia

non giustifica spedizioni nel deserto». Un
avvertimento a chi continua a ritenere
indispensabile l’invio di truppe per azioni di
terra. Su questo punto la linea dell’Italia non
cambia: ci saranno operazioni mirate affidate a
corpi speciali, mentre i soldati si occuperanno
di addestramento e sorveglianza dei siti
strategici e degli obiettivi sensibili come le sedi
diplomatiche e gli ospedali. «Abbiamo
rapporti solidi con gli Usa, i nostri principali
alleati, e con loro condividiamo il giudizio che
prima di una missione vadano fatti tutti i
tentativi per formare un governo. Abbiamo
visto cosa è accaduto quando i francesi e gli
inglesi sono intervenuti senza un quadro di
governo stabile», ha spiegato ieri il premier al
Tg1. Adesso si attende quel che succederà a
Tobruk dove si sta cercando di creare un
governo di unità nazionale presieduto da Fayez
al Sarraj, al quale si oppongono diverse
personalità, primo fra tutti il generale Khalifa
Haftar, grande protetto dell’Egitto.
F. S.
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10

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

#

Politica
● I precedenti

di Fulvio Fiano

Quel pronunciamento
del 2014 che riconosce
la seconda mamma

1

Il Tribunale dei minori
di Roma pronuncia il 30
luglio 2014 la prima
sentenza di adozione da
parte di una seconda
mamma per il figlio della
compagna nato da
inseminazione all’estero.
«Non si tratta di
riconoscere un diritto ex
novo», bensì «di favorire
il consolidamento dei
rapporti tra il minore e le
persone che già si
prendono cura dello
stesso nel suo preminente
interesse». Cosa per la
quale non è necessario
«un rapporto di
coniugio»

La Cassazione e il no
all’affido a coppie gay:
nasce dal pregiudizio

2

Nella sentenza numero
601 del gennaio 2013 la
prima sezione civile della
Corte di cassazione si
pronuncia sul ricorso di
un padre contro
l’affidamento esclusivo
del figlio alla ex moglie
che è andata intanto a
vivere con una donna:
«Non ci sono certezze
scientifiche o dati di
esperienza, bensì il mero
pregiudizio» alla base
dell’assunto «che sia
dannoso per l’equilibrato
sviluppo del bambino il
fatto di vivere in una
famiglia incentrata su una
coppia omosessuale»

I giudici di Palermo
e il diciottenne
adottato da due papà

3

Tribunale di Palermo,
2013, il figlio di quasi
diciotto anni di una
coppia con gravi disagi
sociali (il padre è stato
allontanato da un giudice)
è adottato da due papà, il
cui «orientamento
sessuale gli è noto da
sempre e non incide sul
legame instaurato».
Decisiva «l’entusiastica
adesione» mostrata dal
ragazzo. E i papà «si sono
mostrati in grado di
garantirlo nelle sue
esigenze di sviluppo
offrendogli una base
sicura e una adeguata
funzione genitoriale»

Riconosciuta la figlia
avuta da due lesbiche
con l’inseminazione

4

Il sì di un tribunale a due donne
«reintroduce» la stepchild
Il caso a Roma: via all’adozione reciproca delle figlie di una coppia gay
La sentenza di ieri segna
un altro passo nella storia delle
adozioni da parte di coppie
omosessuali. Il tribunale di Roma ha autorizzato un’adozione
«incrociata» di due bimbe a favore di due mamme, una coppia omosessuale convivente da
oltre dieci anni. Le due donne
hanno partorito una figlia a testa: oggi le bimbe hanno rispettivamente otto e quattro
anni, il loro concepimento è
avvenuto grazie al seme di donatori in una tecnica di fecondazione assistita fatta in Danimarca.
La politica si ferma, i magistrati vanno avanti. La sentenza
segue la stepchild adoption
contenuta in una legge del
1983, quella norma che il Senato ha stralciato all’ultimo momento dalla legge sulle unioni
civili. Non è la prima volta: la
prima stepchild per coppie
omosessuali è stata autorizzata, sempre dal tribunale di Roma, nel 2014 e già confermata
in appello nel dicembre del
2015. Ma già nel 2013 la Cassazione aveva detto che «solo il
pregiudizio dice che è dannoso
per un bambino vivere con una

ROMA

La norma
● La legge 184
del 1983
regola le
adozioni «in
casi
particolari» e
prevede
l’adozione del
figlio del
partner
(stepchild), con
il consenso del
genitore
biologico, per le
coppie sposate
● Dopo il 2007
i tribunali
l’hanno estesa
ai conviventi
eterosessuali e
negli ultimi
anni anche alle
coppie
omosessuali

coppia omosessuale». E ancora
il tribunale di Palermo, sempre
n e l 2 0 1 3 a ve va d e t to c h e
«l’orientamento sessuale dei
genitori non incide sul legame
instaurato». E il tribunale di
Roma aveva deciso in un altro
caso per il sì, «perché conta la
qualità delle relazioni affettive». Ora è la prima volta che ciò
avviene per un’adozione «doppia». Quello che la politica ha
deciso di bloccare in Parlamento, avanza nei tribunali.
Le bimbe, tuttavia, vivranno
un paradosso: avranno lo stesso cognome, ottenuto sommando i cognomi delle due
mamme. Ma secondo la legge
non potranno essere considerate sorelle. E non potranno
quindi avere legami di parentela con i nonni o gli zii o i cugini
della loro mamma non biologica. Quella mamma che in termini giuridici viene chiamata
«genitore sociale».
Tutto questo per via di un
codicillo: la lettera «d» del primo comma dell’articolo 44 della legge 184 del 1983. E non già
della lettera «b», così come era
stato invece previsto dalla stepchild adoption contenuta nel-

l’articolo 5 poi stralciato dalla
legge sulle unioni civili.
Cosa cambia lo spiega Marco
Gattuso, giudice a Bologna e
direttore del portale articolo
29: «La lettera “d” è una norma
residuale della legge che non
prevede l’equiparazione della
coppia al matrimonio, a diffe-

renza della lettera “b” che invece la prevede e così i giudici
con le norme vigenti non la
possono prevedere per gli
omosessuali perché contiene
la parola “coniuge”».
Le bimbe non possono essere sorelle, però sono figlie, a
tutti gli effetti. «La prima ste-

● Il 21 febbraio
LO STRALCIO DAL TESTO E LA PIAZZA

Il 21 febbraio all’assemblea del Pd Renzi annuncia: pronto alla fiducia sulle
unioni civili. Si apre la strada dell’accordo con i centristi, con lo stralcio della
stepchild adoption. Lo stesso giorno, a Milano, la manifestazione per i diritti
delle coppie omosessuali (foto). Il 25 il sì del Senato al testo, senza adozioni.

Due donne che vivono
insieme da anni e scelgono
l’inseminazione in Spagna
per avere un figlio. Dopo le
valutazioni dello psicologo
e dell’assistente sociale
incaricati della perizia
sulla bambina che intanto
ha due anni, il tribunale di
Roma dà l’assenso
all’adozione: «Non è il
genere dei genitori a
garantire di per sé lo
sviluppo migliore per i
bambini quanto la qualità
delle relazioni affettive. La
minore vive in un
ambiente funzionante e
funzionale alla sua crescita
sana»

pchild adoption è di dieci anni
fa circa: venne autorizzata per
coppie eterosessuali», dice ancora Marco Gattuso. E aggiunge: «La prima stepchild per
coppie dello stesso arriva invece nel 2014 e il tribunale non
avrebbe potuto negarla perché
avrebbe compiuto una discriminazione di tipo sessuale,
condannata dalla Costituzione
e dalla Corte europea di Strasburgo con una sentenza del
2012 ai danni dell’Austria perché prevedeva la stepchild per
coppie etero e non per coppie
omosessuali».
Sono state le associazioni
Famiglie Arcobaleno e Rete
Lenford a rendere noto questo
caso, le stesse che hanno promosso e seguito la vicenda dal
punto di vista legale. E adesso

La protesta
Gli organizzatori del
Family Day: «La
Cassazione ristabilisca
lo Stato di diritto»
esultano: «L’adozione incrociata accordata a ciascuna
partner della coppia assume
un significato particolare valorizzando l’intreccio dei rapporti genitoriali e dei legami familiari».
Sulla sentenza sono invece
calate le proteste del popolo
del Family Day. Su tutte la voce
di Filippo Savarese: «Ci appelliamo alla Cassazione perché
ristabilisca lo Stato di diritto».
Alessandra Arachi
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

POLITICA

11
#

Alfano: ora la legge contro l’utero in affitto
Legge sulle adozioni, lo scontro dopo il caso del leader di Sel. Il ministro Orlando: ammainiamo gli stendardi
ROMA Non è poi così in discesa

la strada al termine della quale il Pd vede l’approvazione definitiva della legge sulle unioni civili (tra due mesi?) e il varo a fine legislatura della riforma delle adozioni riservate ai
soli coniugi, ormai datata
1983. I due provvedimenti sono ben distinti eppure ieri,in
commissione Giustizia della
Camera, si sono viste le avvisaglie di una lunga guerra di posizione con un protagonismo
crescente dei grillini che, in
chiave anti Pd, si va a sommare a quello dei centristi del
Ncd.
Apparentemente tutto procede secondo programma,
per il Pd. La commissione
Giustizia guidata da Donatella

La vicenda

● Nichi
Vendola, 57
anni, il 27
febbraio
diventa, con il
suo compagno
Ed Testa, padre
di un bambino
nato in Usa
grazie alla
maternità
surrogata

1

Il retroscena

di Emanuele Buzzi

In linea con il leader,
ma con un certo distacco. I parlamentari del Movimento si
schierano sulla questione dell’utero in affitto sollevata da
Beppe Grillo con la sua lettera
al Corriere. Lo fanno un po’
sottotono, senza il solito battage sul blog e sui social
network. «Condividiamo le
sue posizioni — spiega un senatore —, ma forse su temi etici così sensibili e dopo le polemiche legate alla discussione
sul ddl Cirinnà preferiamo una
maggiore riservatezza». In realtà qualche voce fuori dal coro
c’è (soprattutto alla Camera).
L’ala cattolica dei Cinque Stelle
— Azzurra Cancelleri e Tiziana
Ciprini in testa — si fa sentire.
«Lettera bellissima», commenta la parlamentare siciliana.
Anche gli ortodossi sposano
le idee del fondatore dei Cinque Stelle. «Sono d’accordo su
tutta la linea, compresa la paura dell’utero in affitto — dice la
neomamma Barbara Lezzi —.
Sono temi che non si possono
affrontare con superficialità.
Ed è giusto porsi dei limiti».

Ferranti ha deliberato (contrari Lega e Fratelli d’Italia, con i
grillini astenuti) l’avvio di una
indagine conoscitiva sull’attuazione della legge del 1983
sulle adozioni (che durerà un
mese, salvo proroghe) e ha fissato per giovedì la relazione
sulle Unioni civili affidata alla
dem Michela Campana.
In commissione il centrista
Antonio Marotta non si è opposto all’indagine conoscitiva
sulle adozioni ma all’esterno il
ministro Angelino Alfano
(Ncd) ha continuato a tenere
toni alti: «Ribadiamo il nostro
no a ogni forma di adozione
da parte di coppie formate da
persone dello stesso genere».
Alfano ha anche annunciato
due disegni legge: il primo per

2

trasformare l’utilizzo della
maternità surrogata (vietata
in Italia ma non in alcuni Paesi
come Usa e Canada) in reato
universale; il secondo sugli
sgravi per le famiglie tradizionali. Il Pd, con il Guardasigilli
Andrea Orlando, ha provato a
replicare così: «Non ripartiamo con il piede sbagliato, ammainiamo gli stendardi».
Tutto, a questo punto, influenza il dibattito sulle adozioni: dal figlio del leader di
Sel Nichi Vendola, alla decisione del tribunale di Roma di
concedere l’adozione incrociata a due donne delle rispettive figlie. Il M5S ha schierato
Luigi Di Maio che ha chiesto
«un referendum popolare per
varare le adozioni per le cop-

pie gay» ribadendo che «i super market con utero in affitto
vanno chiusi». È stato facile
per Giuditta Pini(Pd) ricordare al vicepresidente della Camera che «non esiste il referendum propositivo». Massimiliano Fedriga (Lega) ha
chiesto alla presidente Laura
Boldrini di sollevare conflitto
di attribuzione tra poteri
«contro la sentenza che ha riconosciuto l’adozione incrociata a due lesbiche». E al Senato Carlo Giovanardi (ex
N cd ) h a a n n u n c i a to u n a
«guerra di religione» contro il
ddl sul divorzio lampo che ha
ripreso il suo iter in commissione.
Dino Martirano
© RIPRODUZIONE RISERVATA

3

4

Vendola e le parole di Grillo
Di Maio approva e rincara
Il fastidio della base M5S

MILANO

Il caso
● Beppe Grillo
è intervenuto
sulla questione
dell’utero in
affitto con una
lettera al
«Corriere»

● Il leader si è
detto
«spaventato»
dall’idea e ha
criticato gli
opinionisti tv

«Grillo è sempre stato se stesso, quella sulla questione dell’utero in affitto — ha spiegato
invece Luigi Di Maio a Repubblica tv — è una considerazione sacrosanta, non possiamo
pensare di mettere il codice a
barre ai bambini, andare al supermercato a comprarli. Il supermarket dei bambini va
chiuso». Il vicepresidente
della Camera
ha aggiunto:
«Per le coppie omosessuali l’adozione sic et simpliciter va affrontata con
un referendum popolare». Nel direttorio
prende la parola oltre a Di Maio anche Carla Ruocco: «Prima
del mondo della politica deve
essere scosso il mondo delle
donne perché questa pratica è
condotta per scopi economici», dice in un’intervista al
Tg2000, il telegiornale della tv
dei vescovi. E conclude: «È paradossale quando le scoperte
della medicina e la tecnologia

collaborano per tornare al più
pesante oscurantismo». Dello
stesso avviso anche la candidata sindaco a Roma Virginia
Raggi: «Da donna e da madre
ritengo la pratica dell’utero in
affitto inammissibile».
L’intervento di Grillo provoca reazioni differenziate nella
base. Molti attivisti indicano
uno spostamento a destra del
Movimento, ma i più critici sono i pentastellati vicini alle comunità lgbt. «Dopo il voto di
coscienza sulla stepchild e tutte le cretinate che sono seguite
dobbiamo farci una domanda.
Inseguiamo i voti mettendo i
diritti sotto terra?», si chiedono sulla loro pagina Facebook
gli Amici 5Stelle diritti civili e
Lgbt. C’è anche qualche ex che
invece plaude l’intervento del
leader. Come Paolo Becchi, che

Il referendum
Il vicepresidente della
Camera: referendum
sulle adozioni gay, no al
supermarket dei bimbi

twitta: «È un peccato che Grillo
abbia lasciato il M5S, con lui —
come mostra il pezzo apparso
sul Corriere — era veramente
qualcosa di diverso».
Ma dietro alle dichiarazioni
prudenti del Movimento, in realtà, c’è una strategia precisa.
Venerdì mattina la pattuglia
del direttorio si è confrontata a
Milano con Gianroberto Casaleggio. Un vertice di qualche
ora. Tra gli argomenti che i
cinque deputati hanno messo
sul tavolo anche le «uscite» —
a livello comunicativo — che
hanno creato malumori e imbarazzi tra i Cinque Stelle nelle
ultime settimane. L’indice è
puntato contro i senatori.
L’idea è quella di «evitare sparate personali» e di circoscrivere gli interventi su temi etici.
Ieri un’assemblea degli eletti a
Palazzo Madama ha affrontato
proprio la questione. Il punto
di sintesi tra le diverse opinioni è quello di dare l’idea di una
«maggiore compattezza», ma i
malumori all’interno del gruppo cinquestelle sono solo assopiti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

1 Matteo
Renzi
Favorevole alla
stepchild
adoption
«nell’interesse
del bambino».
Lo ha ribadito
nel dibattito sul
ddl Cirinnà, ma
già nel 2014
aveva detto di
ispirarsi al
modello
tedesco di
unioni civili
(con stepchild).
Poi sono state
stralciate per
far approvare
la legge. In
Germania è
permessa
anche
l’adozione per i
single. Sulle
adozioni il
premier non si
sta esponendo,
ma nel Pd si
prepara un
testo che apre
ai single e alle
coppie gay
(con il favore,
soprattutto sul
primo punto, di
esponenti del
governo). È
contrario alla
maternità
surrogata
2 Beatrice
Lorenzin
La titolare della
Salute è, come
il resto di Ncd,
contraria alla
stepchild
adoption.
Ritiene che si
debba
«rimettere
mano al tema
delle adozioni
in generale»,
ma è contro
alla possibilità
per single e
coppie gay
3 Beppe
Grillo
Nel 2012, sul
blog, ha scritto
a favore delle
nozze gay (e il
matrimonio
includerebbe
l’adozione). Ha
lasciato libertà
di coscienza
sulla stepchild
ai senatori del
M5S. E adesso
Di Maio ha
proposto un
referendum
sulle adozioni
gay
4 Matteo
Salvini
Un anno fa ha
sollevato
polemiche
dicendo: «Se
un bimbo
cresce con
genitori gay
parte con
handicap». Il
suo no a
matrimonio e
adozioni gay
netto

● La giornalista
Armeni, i dubbi
a sinistra:
non si può
comprare tutto
ROMA Ritanna Armeni,
giornalista, un passato a Il
manifesto e a Noi donne.
Come mai tante esponenti
della sinistra si sono
dichiarate contro l’utero in
affitto, ritrovandosi sulla
stessa linea dell’anima
cattolica?
«È un elemento che
colpisce. Ma ci troviamo tutti
di fronte a un mutamento
del processo creativo. Un
tempo si diceva mater
semper certa. Ora le madri
possono essere tre: la
donatrice dell’ovulo, quella
che affronta la gravidanza, la
terza che cresce il bimbo. I
padri possono essere due, o
tre».
E quindi?
«Quindi sia la posizione
“orrore-orrore” e quella “che
bello che bello” mi
sembrano stupide. Bisogna
chiedersi con problematica
intelligenza quale mondo
vogliamo costruire intorno.
E quali paletti porre nei
confronti della scienza e del
mercato».
I suoi paletti?
«Sono contraria alla
mercificazione del corpo.
Con l’utero in affitto fai della
donna un elemento di
scambio economico e vendi
una relazione affettiva,
perché tra il nascituro e il
corpo femminile si crea una
forte unione. Mercato e
tecnica non possono
governare e comprare tutto».
Sembra di sentire papa
Francesco.
«Esistono cose che non
possono essere comperate.
Se la tecnica prevede tre
madri e il mercato ti
permette di comprare una
relazione umana, non è una
cosa “necessariamente”
buona. Io penso che in
questo mercato non si debba
entrare».
Quale sbocco vede per il
diffuso e diversificato
bisogno di genitorialità?
«Una profonda e
coraggiosa riforma
dell’adozione è la strada
giusta. Una legge che, in un
quadro di regole precise,
permetta con più facilità
adozioni e affidamenti:
famiglie tradizionali,
famiglie di fatto, famiglie
gay, persone singole. Oggi
persino le famiglie
tradizionali devono
compiere sforzi immensi,
per un’adozione mentre
molti bambini attendono
una fonte di affetto. Molte
coppie omosessuali, o
eterosessuali, non avrebbero
alcun bisogno di ricorrere a
uteri in affitto se ci fosse
questa possibilità».
Avere un figlio è un diritto?
«No. È un atto d’amore
per il nascituro, per il o la
partner, per la specie umana.
È molto diverso…».
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA

12

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

POLITICA

#

Bersani riapre le ostilità nel Pd:
è come la Casa delle libertà
«Verdini è uguale a Razzi e Scilipoti». Guerini replica: polemiche inutili
Chi è

● Pier Luigi
Bersani, 64
anni, deputato,
ha guidato
il Pd dal 2009
al 2013.
Ex ministro
dello Sviluppo
economico, dal
2006 al 2008

ROMA Verdini? «È come Razzi e
Scilipoti». La riforma del credito cooperativo? «Io non la
voterò mai». Renzi? «Decida
se vuole essere colui che rottama, o colui che resuscita». E il
Pd? «Ormai è la Casa delle Libertà». Pier Luigi Bersani è furibondo, l’ingresso di Verdini
in maggioranza non gli va giù
e nemmeno il «no» del segretario alla richiesta di anticipare il congresso. E così, tra la
buvette e il Transatlantico, l’ex
segretario lancia la corsa di
Roberto Speranza: il giovane
aspirante leader che, dall’11 al
13 marzo a Perugia, scenderà
in campo contro Renzi.
L’attacco di Bersani è senza

La buvette

Conti non pagati
Al bar della Camera
arrivano i controlli
Troppe consumazioni non
pagate. E così alla buvette
della Camera, bar frequentato
da deputati, dipendenti di
Montecitorio e giornalisti, la
società che si occupa della
ristorazione, dopo un’analisi
dei conti, ha piazzato i
«controllori dello scontrino»:
prima si paga, poi si ordina.

rete, dalle alleanze alle banche. «Se a tanti dei mei non fa
più schifo niente — è l’altolà a
Verdini — io dico che su certe
cose non si scherza. Almeno
Berlusconi aveva alle spalle un
partito, una storia... Qui invece siamo di fronte a un tale
trasformismo di natura parlamentare, che il paragone da
fare è con Razzi e Scilipoti,
non con Berlusconi o Alfano».
Bersani punta a intercettare
lo sbandamento di una parte
della base, che non gradisce
abbracci con chi proviene dal
mondo berlusconiano. Ma la
linea di Palazzo Chigi è minimizzare. «Non mi perderei in
polemiche inutili che non in-

teressano alla gente», replica
Lorenzo Guerini. Bersani insiste: «Due anni fa, nel Pd, guai
a nominare Verdini. Ora quel
mondo risulta improvvisamente commestibile. È sorprendente».
Se Matteo Orfini non vede
nessun «caso Verdini» e schifa
un dibattito «surreale», Enrico Rossi ritiene che il governo
possa arrivare a fine legislatura senza i voti di «questo raccoglitore di trasformisti e
transfughi». I renziani difendono il nuovo alleato. Per Andrea Marcucci «la questione
Verdini è più da lettino dello
psicoanalista che da dibattito
congressuale», poiché nel



Scissione?
Semmai se
ne
andranno
altri, non
io... Ci vuole
un gran
fisico per
buttarmi
fuori

2013 il governo Letta nacque
con i voti di Berlusconi e Verdini.
Lettura che Bersani ribalta,
bollando i voti alle unioni civili come «manovra trasformistica». E poi, al premier:
«Renzi scelga se vuole essere
quello che rottama, o quello
che resuscita». Tanta rabbia si
spiega anche con il no alla richiesta della sinistra di anticipare il congresso, «una risposta arrogante e tranciante». E
con le nuove norme sulle banche di credito cooperativo, di
cui si discute alla Camera. «Io
quella riforma non la voterò
mai, nemmeno se ci mettono
13 fiducie. Le riserve di una cooperativa sono indivisibili,
mentre lì si dice che le banche
cooperative si possono trasformare in spa. Se la votino
con Verdini, noto esperto di
credito cooperativo». L’aria in
casa Pd si è fatta irrespirabile,
ma Bersani al trasloco proprio
non ci pensa: «La scissione?
Semmai se ne andranno altri,
non io... Ci vuole un gran fisico per buttarmi fuori».
Monica Guerzoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Campagna elettorale

Milano, l’iniziativa per Israele
con Sala, Parisi e Passera
di Marco Cremonesi
Tre dei candidati sindaco milanesi sono stati
ospiti lunedì sera alla cena annuale della
onlus Keren Hayesod, nata nel 1920 a
sostegno della nascita di Israele. Nella foto di
Mario Golizia, da sinistra, il candidato del
centrosinistra Giuseppe Sala, quello del
centrodestra Stefano Parisi, l’ambasciatore di
Israele Naor Gilon, il candidato di Italia Unica
Corrado Passera, il direttore dell’Istituto
nazionale per la sicurezza di Tel Aviv Amos
Yadlin e il presidente dell’associazione
Andrea Jarach. Momento centrale della
serata, il racconto di Yadlin, fino al 2010
comandante dell’intelligence militare di
Israele. Assai soddisfatto Jarach: «In tutti i
candidati abbiamo trovato una grande
attenzione e sensibilità».

Il retroscena

di Francesco Verderami

Denis contro Angelino
La competizione dei centri
con il premier in regia
L’ipotesi di fusione Ala-Sc. Ma Zanetti dice no

La vicenda
● Denis
Verdini, 64
anni, ex
coordinatore di
FI e del Pdl, ha
fondato Ala e
dato il suo
appoggio al
governo Renzi
sulle unioni
civili
● In un primo
momento
Verdini aveva
dichiarato di
voler sostenere
l’esecutivo
sulle riforme.
Ma i voti del
suo gruppo
sono arrivati
anche in altri
passaggi, come
l’appoggio al
governo sul
caso banche

ROMA È iniziata la «battaglia dei

centri» e a questa sfida Renzi
non è estraneo, anzi pare esserne il regista. Perché la manovra
gli garantirebbe di sganciarsi
da Alfano senza pagar pegno e
di avere al proprio fianco una
formazione a lui (in)direttamente riconducibile, «distinta
ma solo un po’ distante» dal segretario del Pd, per dirla con
Verdini. Che poi è l’artefice dell’operazione anticipata ieri dalla Stampa, l’ipotesi cioè che
Scelta civica e Ala costruiscano
un «contenitore politico», in
evidente contrapposizione al
ministro dell’Interno, a cui non
intendono riconoscere la leadership dell’area.
Per quanto l’alleanza Zanetti-Verdini non sembri suscitare
oggi grande interesse nel Paese, potrebbe avere invece forte
impatto nel Palazzo, al punto
da cambiare la geografia della
maggioranza di governo, marginalizzando il titolare del Viminale, che verrebbe sostituito
nel suo ruolo da Verdini. Tutto
ciò senza toccare la squadra di
palazzo Chigi e soprattutto
senza costringere il premier a

passare per il Quirinale. Basterebbe che i gruppi parlamentari di Scelta civica e Ala si fondessero e il gioco avrebbe inizio: così l’ex braccio destro di
Berlusconi si troverebbe non
solo in maggioranza, ma addirittura nel governo, visto che il
successore di Monti alla guida
di Sc è vice ministro dell’Economia.
Verdini spinge perché il matrimonio venga celebrato, ma
Zanetti — che con questa unione rischia di perdere il suo
gruppo — già si scansa: «E non
per questioni di antropologia
politica, sia chiaro». Chiarissimo. D’altronde il leader di Ala
si sente ormai definitivamente
sdoganato, se è vero che domenica ha letto «con gusto pari alla sorpresa» l’editoriale con cui
Scalfari su Repubblica chiedeva alla sinistra pd perché «non
potesse accettare in maggioranza Verdini, che è perfino più
ragionevole di Alfano».
A Bersani poco importa se
Renzi sia «riuscito a cambiare
le papille gustative di un bel
pezzo dell’area democratica e
dell’informazione». A preoccu-

pare il capo della «ditta» è il
progetto politico del premier,
che assiste alla competition
apertasi al centro con l’interesse di chi guarda già al dopo elezioni. Perché, in caso di vittoria, il «soccorso bianco» tornerebbe utile a Renzi, che non ne
fa mistero nei suoi colloqui: se
i centristi riuscissero a superare la soglia del 3% nelle urne,
sarebbe pronto a imbarcare
quel gruppo in maggioranza,
per impedire alla sinistra del
Pd di avere la «golden share»
sul futuro governo e di condizionarne l’operato.
Non è dato sapere se sia vera
intenzione o un modo per tenere a bada fino al referendum
l’area che orbita attualmente in
maggioranza. Di certo con la
(presunta) promessa Renzi ha
scatenato la «battaglia dei centri». E per capire da che parte
nella sfida starà il premier, basterà intanto seguire l’iter della
legge sulle adozioni, autentica
cartina di tornasole nei rapporti tra il leader del Pd e il suo alleato ufficiale: Alfano.
Già l’iniziale gestione del
provvedimento sulle unioni ci-

vili da parte di Renzi aveva
messo in seria difficoltà il titolare dell’Interno: l’alibi che si
trattasse di una legge di iniziativa parlamentare non reggeva.
Se al Senato — grazie ai Cinquestelle — fosse passata la
stepchild adoption con il voto
di Pd e Ala, per Ncd sarebbe
stato un colpo mortale: non solo si sarebbe spaccato numericamente ma sarebbe stato annichilito politicamente, consegnato all’irrilevanza, di fatto
sostituito dai verdiniani. Anche
senza cambi al governo.

In Senato

No ai domiciliari per De Siano (FI)
E Margiotta assolto torna tra i dem
L’aula del Senato ha respinto (208 sì, 40 n0) la
richiesta di arresti domiciliari per Domenico
De Siano (FI) accusato dalla procura di Napoli
per un giro di tangenti sui rifiuti. Il senatore
Salvatore Margiotta, assolto in Cassazione, è
tornato nel gruppo del Pd dopo la parentesi
nel Misto e nel Ncd.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Insomma ci hanno provato.
Alfano — peraltro l’unico tra i
contendenti al centro ad aver
già superato varie prove elettorali — è riuscito però a manovrare con successo tra gli scogli
in Parlamento. Non è affondato. E il fatto che il ministro Boschi abbia subito rilanciato con
la riforma delle adozioni, appare adesso come il tentativo di
iniziare il secondo tempo della
stessa partita. Sarà per questo
che anche ieri il leader di Ncd
ha ribadito il proprio no alle
adozioni gay, entrando in conflitto con il Guardasigilli Orlando che chiede di «ammainare i
vessilli». Ma per Alfano una simile eventualità equivarrebbe
ad ammainare bandiera. Se la
giostra del Pd non si fermasse,
il gioco sarebbe scoperto e sarebbe più eclatante di un endorsement pubblico di Renzi a
favore di Verdini.
La «battaglia dei centri» potrà sembrare un fatto politico
marginale, invece non lo è. Le
strategie future passano da
quella linea di frontiera: chi la
controllerà avrà un ruolo importante nella prossima legislatura. E se a quel crocevia invece di Alfano ci fosse Verdini,
per Berlusconi sarebbe più
agevole proiettarsi verso la
maggioranza dopo le elezioni.
Anzi già durante le elezioni, al
ballottaggio, nel caso in cui al
secondo turno fossero Renzi e
Grillo a contendersi palazzo
Chigi e bisognasse difendere
l’Italia dai «fascisti» a cinquestelle. Perciò — come scriveva
il Foglio giorni fa — «siamo sicuri che il patto del Nazareno
sia morto davvero?», e che Renzi non ne sappia niente?
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

POLITICA

13
#

● La Nota
di Massimo Franco

SE SONO I 5 STELLE
A PENSARE
AL PARTITO
DELLA NAZIONE

SEGUE DALLA PRIMA

E

ra già successo dopo il voto del 2013,
quando l’allora segretario Pier Luigi
Bersani sognò un accordo con Grillo; e
ora, in occasione della legge sulle
unioni civili, Renzi era certo di
un’intesa col Movimento. E invece, mentre i
Dem si dividono su Verdini e l’ex segretario
Bersani ripete di non volere scissioni, il M5S si
smarca da tutto; e può accentuare il profilo di
movimento che guarda in tutte le direzioni:
soprattutto a destra. La candidatura di Virginia
Raggi a Roma non è una scelta isolata.
Riflette una virata in atto nell’intero gruppo
dirigente nazionale. La rottura con la sinistra
sulle adozioni per le coppie omosessuali si sta
rivelando l’occasione per ridefinire le proprie
coordinate; e per accentuare un’attenzione
verso l’elettorato abbandonato dalla crisi del
berlusconismo e dall’estremismo xenofobo

leghista. Più Palazzo Chigi mostra di
condividere le istanze delle organizzazioni gay,
più la cerchia grillina se ne dissocia. Già era
emerso un avvicinamento agli ambienti
cattolici per il Family Day. Ora la strategia è
vistosa: quasi Beppe Grillo pensasse a un anti«partito della Nazione» moderato.
Renzi appare risucchiato a sinistra. Il suo
candidato a Milano, Giuseppe Sala, si prepara
all’accordo con il Sel di Nichi Vendola. E, quasi
di rimbalzo, il M5S piega il suo trasversalismo
in direzione dei voti moderati. Attacca
frontalmente la pratica dell’«utero in affitto»
alla quale ha fatto ricorso Vendola in California
per avere un figlio. Accusa il Pd di voler
riproporre alla Camera la legge sulle adozioni
solo «per ingraziarsi le associazioni gay che
sono arrabbiate», sostiene Luigi Di Maio.
Il vicepresidente della Camera del M5S
aggiunge che «non ci sono voti di centrodestra
e di centrosinistra». E propone che sia un

referendum popolare a decidere se le coppie
omosessuali possano adottare bambini:
risultato che non otterrà, ma che intercetta la
contrarietà di una fetta maggioritaria di
italiani. E questo mentre un altro membro del
direttorio del M5S, Alessandro Di Battista,
ricorda che Vendola è stato rinviato a giudizio
per il disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.
Si indovina un doppio calcolo: sottolineare
lo spostamento a sinistra del Pd in vista delle
amministrative di giugno; e attirare pezzi di
elettorato deluso. Si tratta di un’operazione
spregiudicata, ma resa facile dall’eterogeneità
del M5S e dalle controverse trasparenze della
«rete». Smentisce i luoghi comuni su un Grillo
di sinistra e soprattutto su consensi strappati
solo a Pd e Sel. Il vero, capiente serbatoio
dell’astensione, in realtà, sembra essere quello
di chi appoggiava quel populismo dall’alto, che
Silvio Berlusconi ha incarnato a lungo.
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Il duello nel centrodestra è sulle primarie
Salvini apre a consultazioni ovunque. Manichino impiccato a Bologna per contestare il leader leghista
ROMA Non si aprono crepe nel
muro contro muro tra Salvini
da una parte e Berlusconi e Meloni dall’altra. E resta lontana
un’intesa complessiva sulle
candidature per le Amministrative. Non salgono i toni — come
da accordo (minimo) raggiunto
lunedì in un incontro mattutino ad Arcore tra il leader leghista e quello azzurro —, ma il capo del Carroccio continua a
chiedere «primarie» per scegliere i candidati laddove l’intesa ancora non c’è, e dunque a
Roma dove «devono decidere i
cittadini il proprio candidato»,
ma anche a Bologna nonostante per la sua Borgonzoni, seppure fra grandi malumori degli
azzurri, stesse per arrivare il via
libera degli alleati.
Proprio da Bologna Salvini
rilancia la richiesta per consultazioni che potrebbero tenersi
«se si vuole entro Pasqua», e lo
fa nel mezzo di una visita segnata da una dura contestazione contro di lui da parte di collettivi e centri sociali con tanto
di pupazzo con le sue sembianze appeso a testa in giù dal ponte ferroviario di via Matteotti
che ha scatenato la reazione del
leader prima sarcastica (baci ai

La leader di FdI
«Il centrodestra
un asilo. Io candidata?
Resta una
extrema ratio»
contestatori), poi scritta: «Questa è la democrazia dei rossi,
non ci fate ridere, fate pena:
vergogna nazisti rossi».
Se a Salvini arriva la solidarietà del Pd («Con noi non troveranno mai una sponda», dice
Emanuele Fiano contro i collettivi), c’è freddezza da parte degli
alleati. Ieri nessun contatto diretto tra lui e Berlusconi, né è in
programma un incontro. L’ex
premier non vuole cedere a
quella che vede come una sfida
politica sulla leadership del
centrodestra e non per vincere
nelle città, e ai suoi raccomanda
calma e fermezza: «Perché Salvini non propose le primarie a
inizio del percorso? Non si può
modificare il metodo a seconda
delle convenienze», avverte la
portavoce Deborah Bergamini.
Il no alle primarie di Berlusconi è netto, come la convinzione che a Roma si debba «andare avanti con Bertolaso», che
lui stesso benedirà dal palco
dell’Ergife venerdì in una convention organizzata da Tajani.
Sulle altre candidature (Torino,
Bologna, Novara, Pordenone) è
tutto fermo e oggi si riunirà il
tavolo del centrodestra. Il nervosismo sale, con la Meloni che
chiede al più presto chiarezza,
perché «non sarebbe entusia-

smante candidarsi a sindaco di
Roma, che rimane un’extrema
ratio, al settimo mese di gravidanza per mettere pace nell’asilo del centrodestra», e Salvini
che fa sapere come i suoi impe-

gni immediati siano quelli di
andare a sostenere i suoi candidati a Isernia, Massa, Viareggio.
Così la notizia che Berlusconi
ha depositato due nomi per
eventuali nuovi partiti (Centro-

destra unito e Centrodestra per
la libertà) viene letta da alcuni
come un modo per togliere
possibili simboli non tanto ad
Alfano (che toglierà la parola
destra dal suo partito), quanto a

chi fosse tentato da una rottura,
magari per seguire un Salvini le
cui mosse suscitano sempre
più sospetti.
Paola Di Caro
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La vedova Almirante

«Meloni è brava
ma una donna
da sola
non ce la fa»
ROMA «Non credo alle
primarie, ha ragione
Berlusconi in pieno». Nel
dibattito del centrodestra a
Roma, interviene donna
Assunta Almirante, vedova di
Giorgio, fondatore e leader
storico del Movimento sociale
italiano. Personalità molto
ascoltata tra gli eredi della
destra missina, spesso si è
fatta notare per i suoi giudizi
taglienti sui leader. E anche
stavolta fa dichiarazioni in
linea con la tradizione più
antica della destra: «Io penso
che sia molto difficile che una
donna ce la faccia oggi a
ricostruire e mantenere una
città come Roma. Meloni è
una donna intelligente, la
stimo ma dovrebbe avere
qualcuno al di sopra,
qualcuno superiore per
capacità e intelligenza».
Scartata una presenza
femminile, perché Roma
sarebbe troppo impegnativa
per una donna, Assunta
Almirante, intervistata
dall’agenzia LaPresse, non si
sbilancia sul nome di Guido
Bertolaso, al momento l’unico
candidato ufficiale del
centrodestra. La voce storica
del movimento sociale spiega:
«Non lo conosco e non posso
dare pareri positivi o negativi,
ma non so se il capo della
Protezione civile è in grado di
amministrare una città
difficile come Roma».
Secondo donna Assunta,
infatti, «la Capitale ha
bisogno di un capo che sia al
di sopra di tutto, che sia civile,
educato e ottimo
amministratore. Governare
Roma è un premio di Dio,
insomma, perché Roma è una
città del mondo, non è Milano
o Firenze».
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14

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

#

Esteri

Hillary allunga, Trump si conferma
Primarie, l’ex first lady vince in Georgia e Virginia ma cede il Vermont. Il tycoon avanti tra i repubblicani
DAL NOSTRO INVIATO

Le tappe
● L’8
novembre gli
americani
saranno
chiamati a
eleggere il
successore di
Barack Obama,
il presidente
del partito
democratico
che lascia la
Casa Bianca
dopo due
mandati,
mentre i
Repubblicani
hanno preso il
controllo di
entrambi i rami
del Parlamento
● I candidati
dei due
principali partiti
vengono scelti
attraverso il
percorso delle
primarie nei
vari Stati, un
processo
complesso
cominciato
all’inizio di
febbraio in
Iowa
● Il voto
simultaneo del
primo martedì
di marzo in
diversi Stati ha
preso nome di
«Super
Tuesday» nel
1984
● In genere, i
candidati che
sono andati
meglio nel
Super Tuesday
hanno ottenuto
la nomination
● Giocare in
casa: sul fronte
repubblicano
Ted Cruz si è
giocato il tutto
per tutto nello
Stato del Texas
di cui è
senatore,
mentre tra i
democratici
Bernie Sanders
ha giocato in
casa nel suo
Vermont
● Marco Rubio,
scelto
dall’establishm
ent
repubblicano
per contrastare
l’ascesa di
Trump, spera in
una vittoria
schiacciante
nel suo Stato, la
Florida (di cui è
senatore), tra
15 giorni

VALDOSTA (Georgia) Si cominciano a contare

i voti nella notte del Super Martedì. Secondo le prime proiezioni Hillary Clinton vince
nel Sud in Virginia e in Georgia, mentre
Bernie Sanders arriva primo nel suo Stato, il
Vermont. In casa repubblicana Donald
Trump vince in Georgia e Virginia. Tutto come previsto nelle battute iniziali del passaggio fondamentale, forse decisivo, nella corsa parallela di Clinton da una parte e Trump
dall’altra verso la Casa Bianca.
Undici Stati al voto nel campo democratico, con 1.015 delegati in palio (compresi i

super delegati) sul totale di 4.764 che si presenteranno alla Convention di Filadelfia, il
25 luglio. Dodici Stati sul versante repubblicano con una posta di 595 delegati sui 2.472
convocati a Cleveland il 18 luglio.
Hillary Clinton si è presentata all’appuntamento di ieri sulla spinta della travolgente affermazione nel South Carolina e punta
al filotto nel Sud, nei territori dove la componente afroamericana raggiunge anche il
50% del tradizionale elettorato democratico: Georgia, Alabama, Tennessee, Oklahoma. Bernie Sanders ha affidato le possibilità
di rimonta a una vittoria negli Stati centrali
del Colorado e del Minnesota, oltre che sul-

la costa orientale, nel Massachusetts. Ma finora risulta vincente solo nel suo Vermont.
Sull’altro versante politico la domanda
dominante è semplice: qualcuno riuscirà a
fermare il «Trump Express»?
I sondaggi della vigilia davano il magnate
newyorkese nettamente in testa ovunque:
dal profondo Sud di Alabama e Georgia, all’Est del Massachusetts. Marco Rubio segue,
ma con distacchi in media intorno ai 10-15
punti percentuali.
Un discorso a parte merita il Texas, lo
Stato più grande in questo turno che distribuisce 155 delegati repubblicani e 252 democratici, compresi, in questo ultimo caso,

i 30 super delegati che di fatto rispondono
alle direttive del partito.
Nel Texas si gioca forse le sue ultime
carte il senatore di casa, l’ultraconservatore Ted Cruz. Bisognerà fare i conti con attenzione. Per portare a casa tutto il pacchetto dei 155 delegati, occorre ottenere la
maggioranza assoluta delle schede. Se
nessuno supera il 50%, e nella notte sembra l’ipotesi più probabile, i seggi vengono
ripartiti in modo proporzionale. E allora a
Trump potrebbe bastare anche un buon
secondo posto.
G.Sar.
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Il Super Martedì tra sondaggi e exit poll
Legenda

Delegati Democratici in palio

MINNESOTA 93

Delegati Repubblicani in palio

Candidato Democratico in vantaggio

MASSACHUSETTS

38

Donald Trump
Hillary Clinton

COLORADO

79

252
Ted Cruz
Hillary Clinton

ARKANSAS

42

42

VERMONT*

26
16
Trump/Kasich testa a testa
Bernie Sanders
vince

Stati Uniti
43

VIRGINIA*

Donald Trump
Hillary Clinton

TEXAS

116

Donald Trump
Bernie Sanders

Hillary Clinton

OKLAHOMA

Candidato Repubblicano in vantaggio

116

Donald Trump
Hillary Clinton
155

TENNESSEE

49
vince
vince

76

58

Donald Trump
Hillary Clinton
37

GEORGIA*

40

Ted Cruz
Hillary Clinton

116

Donald Trump
Hillary Clinton

ALABAMA

ALASKA

50
Donald Trump

76
vince
vince

60

50

Donald Trump
Hillary Clinton

AMERICAN
10
SAMOA
Hillary Clinton

I democratici

di Maria Laura Rodotà

«V

incere dà dipendenza, e Clinton è tossicodipendenza pura». Hunter S. Thompson, giornalista-scrittore esplicito, scriveva decenni fa e parlava di Bill
(in un libro sulla politica intitolato Better Than Sex). Ma è una
sindrome di coppia. Dati per
vinti gli Stati del Sud dove si votava ieri, i Clinton hanno dedicato la giornata a cercare di
stravincere. Si sono divisi i due
Stati importanti in bilico, per
sconfiggere Bernie Sanders anche lì: Hillary ha fatto «campaign stops» in Minnesota; Bill ha
simpaticamente molestato gli
elettori in alcuni seggi del Massachusetts. I loro attivisti in Colorado hanno battuto le zone
ispaniche di Denver, dove i liberal bianchi sono per Bernie. Team Clinton ha lavorato per fare
cappotto (il Vermont di Sanders
escluso) per blindare la nomination nel Super Tuesday. Bernie fa sapere che comunque vada, resta in corsa, fino alla con-

*Exit poll

Sanders promette
di restare in gara
Clinton guarda oltre
vention di luglio. Ha il sostegno
— se non l’affluenza ai seggi —
degli elettori giovani. E grazie
agli spot anti-ultraricchi che
comprano le elezioni, agli spot
strappacore con musiche di Simon & Garfunkel, alle continue
vibranti e-mail che chiedono
pochi dollari a chiunque abbia
dato il suo indirizzo, la sua campagna può durare. Solo a febbraio, nonostante due sconfitte, ha raccolto 40 milioni. Ma
Clinton, al netto degli Stati incerti — e al netto del suo spostamento a sinistra prodotto
dalla corsa di Sanders, e dalla
necessità di mantenere
un’agenda progressista per tenere i suoi elettori e farli votare

Strategia
La nuova strategia
coinvolge, a dirla in
rima, Hill, Bill, Barack
e i super PAC

a novembre — ormai non se ne
occupa. Si concentra su «The
Donald».
La nuova strategia clintoniana per diventare presidente
sconfiggendo Trump è stata
raccontata ieri dal New York Times. Coinvolge, a dirla in rima,
Hill, Bill, Barack e i super PAC.
Hillary farà la Candidata: autorevole, ultra-competente, umana, insomma superiore. Bill,
anche detto Big Dog, sarà il molosso da combattimento: è convinto che il pericolo Trump vada preso seriamente (i repubblicani non lo hanno fatto, la fine è nota); risponderà lui agli
attacchi di Trump; soprattutto,
sarà lui ad attaccarlo direttamente. Obama ha già detto che
un Trump alla Casa Bianca sarebbe inaffidabile; continuerà a
ripetere che il presidente «ha
con sé i codici nucleari e può
mandare soldati ventenni in
battaglia», mica a Las Vegas, o
altri posti da Trump.
I super PAC, i Political Action

Sfidanti
Sopra Bernie Sanders, 74 anni, senatore «socialista»
per lo Stato del Vermont: ha affidato le possibilità di
rimonta a una vittoria in Colorado, Minnesota e
Massachusetts.
Più in alto l’ex segretario di Stato Hillary Clinton, 68
anni: è arrivata all’appuntamento di ieri sulla spinta
della travolgente affermazione nel South Carolina

Corriere della Sera

Committees, secondo la legge
(poi insomma) sganciati dalle
campagne elettorali e con possibilità di contributi e spese gigantesche, faranno il lavoro
sporco. Bombardare tv e web di
spot, interventi, post, video, notizie. Scrive il Times: «Racconteranno Trump come un misogino, un razzista, un nemico dei
lavoratori il cui temperamento
insolente metterà la nazione e il
mondo in grave pericolo». Nel
frattempo, staffer, studiosi,
esperti di flussi elettorali analizzeranno il suo appeal populista.
Altri faranno «opposition research» sui suoi affari loschi, le
sue bancarotte, le sue bugie. Il
super PAC American Bridge ha
già formato un’unità di «economisti e fiscalisti che stanno esaminando documenti su traffici
finanziari e procedimenti legali». La Emily’s List, che appoggia le candidate pro-aborto, sta
catalogando video e battute offensivi per le donne. Altri gruppi fanno lo stesso con gli interventi razzisti. Da riproporre
nonstop; mentre Hillary parlerà, si è deciso, di un America
che ha bisogno di «amore e
gentilezza». Anche se non le sarà facile restare affettuosa e vincere gli scambi contro un rivale
il cui lo slogan, secondo l’ex manager di Obama David Plouffe, è
«odio e castrazione». In questi
giorni, in America, non sembra
neanche che esageri.
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

ESTERI

15
#

IN GEORGIA IL POPOLO DEL MAGNATE

I bianchi del profondo Sud
«Donald è il nostro riscatto»



Accusano
Trump di
avere avuto
rapporti di
amicizia
con l’ex
capo del Ku
Klux Klan?
Basta con
queste
fesserie,
pensiamo ai
problemi
che ha
l’America e
farla tornare
grande:
chi se
n’importa
del KKK....
Russel
Taylor
pensionato



Dicono che
la
campagna
di Donald
non sia
radicata sul
territorio?
Beh, si
sbagliano.
Lui dal vivo
è un
grande. Ma
abbiamo
anche
un’organizzazione
capillare in
ogni Stato,
contea dopo
contea.
Siamo un
movimento
popolare
Wallace
Mathis
manager

DAL NOSTRO INVIATO

(Georgia) Il Ku Klux
Klan? «Ma basta con queste
fesserie, ma chi se n’importa
del Ku Klux Klan…». Russel
Taylor, 71 anni, pensionato è
un signore dall’aria composta.
Sua moglie Lyane Lemeyer,
tappezzata da adesivi e spille
con la scritta «Trump», lo osserva, pronta a intervenire. Lunedì 29 febbraio: l’umidità
della notte si è già impadronita della pianura di Valdosta,
nel Sud della Georgia. Dunque
il Sud del Sud dell’America.
Donald Trump ha appena finito di parlare nel palazzetto per
il basket della «Valdosta State
University». Solito pienone:
circa seimila dentro, un altro
migliaio fuori ad ascoltare dagli altoparlanti.
Il «Super martedì» è anche
questo: un miliardario con il
jet privato, il businessman
spregiudicato tra tasse forse
non pagate e frequentazioni
ambigue (i leader del KKK appunto) accolto come una star
VALDOSTA

nelle terre più tradizionaliste
degli Stati Uniti. Gli ultimi
giorni della tournée al Sud è
stata oggettivamente impressionante. Poi si conteranno i
voti e si vedrà. Intanto, domenica 28 febbraio tutto esaurito
a Madison City, in Alabama;
stessa cosa lunedì 29 febbraio
a Radford in Virginia e infine
ieri a Columbus nell’Oklahoma. Ciò che fa, o meglio faceva, ridere nelle grandi città,
nelle redazioni dei quotidiani
nazionali, nei circoli accademici, diventa carisma irresisti-

● Tuchman, Cnn

«Lo votano
perché con lui
si sentono
protagonisti»

Anziani, madri coi passeggini, contadini, piccoli
imprenditori: voci e volti di chi vota per il miliardario ● La parola
«Un uomo forte, che non manda americani in guerra» EDUCATED

«Istruito»: alla ricerca di
una chiave per spiegare il
fenomeno Trump, alcuni
analisti hanno sottolineato
il fatto che nell’elettorato
repubblicano che fa il tifo
per Donald Trump sembra
forte la componente dei
«poorly educated», le fasce
della popolazione bianca
che non hanno ricevuto
un’istruzione elevata e che
risultano particolarmente
colpite dalla crisi
economica.

bile per queste folle di anziani,
giovani madri con il bimbo nel
passeggino, contadini, negozianti e piccoli imprenditori.
Voci raccolte nella serata di
Valdosta: Christine, 36 anni, è
una vedova di guerra: si aspetta di essere risarcita da Trump.
Michael, 64 anni, vuole «un
uomo forte» al governo, ma
non «uno che mandi 80 mila
soldati americani in Siria». E
l’«uomo» è «Donald». E così
via.
La Georgia, per esempio, è
un territorio da sempre repubblicano. L’unico candidato democratico votato alle presidenziali è stato Jimmy Carter,
ma lui era il Governatore. Dal
1976 in poi solo e soltanto
esponenti del partito conservatore. Spesso appoggiati malvolentieri, come è successo
con John McCain nel 2008 e
con Mitt Romney nel 2012. Ma
stavolta è diverso. A parte
l’area metropolitana di Atlanta, la Georgia rurale si infiamma per Trump. Alcuni analisti
osservano, ma non desiderano
essere citati, che il messaggio
del tycoon sia decisamente più
popolare tra le fasce meno
istruite della popolazione,
mentre diplomati e laureati repubblicani siano più attratti
dai rivali Marco Rubio e, in minor misura, da Ted Cruz. Può
darsi. In ogni caso Trump ha
trasformato anche questo dato, vero o falso che sia, in una
propaganda che spiazza. Anche ieri sera, nel catino di Valdosta, ha ripetuto: «A me piacciono tutti, a me piace la gente
poco istruita. E allora?».
Ma dove c’è il magnate di
New York non c’è, non ci può
essere solo spirito. Conta, eccome, anche la materia, che in
politica significa soldi, organizzazione.
Wallace Mathis, 60 anni,
gessato grigio, zazzera color
biondo Trump, è un «farmer»,
un piccolo imprenditore agricolo prestato alla politica. E’ il

DAL NOSTRO INVIATO
VALDOSTA (GEORGIA) Georgia significa

anche Cnn, la tv di informazione tra le
più seguite d’America. Quartier generale
ad Atlanta, telecamere e giornalisti a
coprire in diretta permanente la
campagna elettorale. A Gary Tuchman,
reporter e commentatore politico, uno
dei volti noti dell’emittente, è toccato
Donald Trump.
Il Sud degli Stati Uniti sembra come
ipnotizzato dal magnate di New York.
Perché?
«Eh eh. Questa è la classica domanda
da un milione di dollari».
Se non ci prova lei a rispondere…
«Faccio una piccola premessa allora.
La Georgia è uno Stato con una
consolidata tradizione conservatrice.
L’unica aerea liberal è la capitale,
Atlanta. Tutto il resto vota da sempre

«commissario», il rappresentante amministrativo, carica
elettiva, della Contea di Crisp,
nel centro della Georgia. Da
gennaio lavora a tempo pieno
per «Donald». E’ uno dei pochi
disponibili a spiegare come si
sia radicata nel territorio la
fabbrica del consenso. «Faccio
l’esempio della Georgia, ma il
sistema è simile in Alabama e
altrove. Da noi lo Stato è suddiviso in 159 contee. In ognuna
di queste c’è una specie di manager che riferisce al quartier
generale di Trump, a New
York. Io mi occupo di Crisp e
dei suoi 2.500 abitanti».
Mathis sostiene di essere un
volontario, ma non ha problemi a raccontare che solo in Georgia, Trump ha assunto a

Il fattore istruzione
Il tycoon è popolare tra
le fasce meno istruite,
mentre Rubio e Cruz
attraggono più le altre

Dove sono i neri
Gli unici afro-americani
ai suoi comizi
sono da ricercarsi tra il
personale delle pulizie

Chi è

● Gary
Tuchman,
commentatore politico
della Cnn ad
Atlanta, segue
la campagna
di Trump

repubblicano, chiunque sia il candidato.
L’unico democratico che ha vinto le
presidenziali è stato Jimmy Carter, che
era il Governatore».
D’accordo, ma qui sembra esserci
un fenomeno più profondo di una
semplice campagna elettorale..
«È vero. E onestamente non me la
sento di azzardare una spiegazione.
Preferirei riportare ciò che mi hanno
detto molte persone che ho incontrato
nei comizi di Trump».
Prego…
«Dicono: “Noi non siamo sostenitori
passivi di un leader politico. Per la
prima volta ci sentiamo parte di un
movimento, di una cosa nuova che può
cambiare davvero il nostro Paese”.
Questo non vale solo per la Georgia, ma
per tutto il Sud degli Stati Uniti».
G. Sar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Maggioranza
silenziosa E’
quella evocata
da un
sostenitore di
Trump
(Josefczyk/Reut
ers)

tempo pieno e paga (bene) almeno una cinquantina di
«quadri» politici. Nessuno di
loro, però, deve parlare con la
stampa. Consegna rispettata
in pieno. Soprattutto quando
si tocca il tema più sensibile.
Perché i supporter di Trump
sono solo bianchi? La quota
afroamericana della popolazione georgiana è pari al 30%.
Eppure nei suoi comizi qui,
come nel Nevada o in Iowa,
non si vedono «black people».
E’ l’ultima riserva rimasta impermeabile al curioso magnetismo del newyorkese. A Valdosta bisogna aspettare che il
palazzetto si svuoti. Compaiono le donne delle pulizie alle
dipendenze dell’Università.
Queste sì sono tutte afroamericane. C’è Tracey, sulla quarantina: che ne dice di
Trump?. Grande sorriso: «Have a good night, sir». D’accordo, buona notte e buon lavoro.
Giuseppe Sarcina
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#

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

ESTERI

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#

In riga Operai
cinesi in una
fabbrica
attendono l’inizio
del turno. I tagli
del governo
centrale nelle
industrie statali
potrebbero
toccare fino al
20% dei
lavoratori (Ap)

Cina, il tramonto
della classe operaia
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

La vicenda
Eccesso di capacità produttiva e debito sono due malattie gravi dell’industria pesante
che in trent’anni ha trainato la Cina portandola al posto di seconda economia del mondo. Ci sono
migliaia di fabbriche statali che
gli economisti chiamano «zombi», morti viventi: sono state tenute aperte negli ultimi anni solo
perché il governo e le banche
pubbliche continuano a versarci
denaro per ripagare almeno gli
interessi sul debito, evitando fallimenti a catena e masse di disoccupati. Una sorta di cassa integrazione con caratteristiche cinesi
che però è diventata insostenibile. A dicembre, in una conferenza
di pianificazione, il primo ministro Li Keqiang ha usato una frase
netta: «Con le fabbriche jiangshi
che hanno un assoluto eccesso di
capacità produttiva dovremo agire senza pietà, affondando il coltello». Jiangshi è la traduzione in
mandarino di zombi. E nell’operazione saranno tagliati milioni
di posti di lavoro.
Sabato a Pechino si apre la sessione annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, il Parlamento
che ratifica i documenti elaborati
a porte chiuse dal Comitato centrale del Partito comunista. All’ordine del giorno il 13esimo Piano quinquennale che detta le linee di sviluppo 2016-2020. E un
giorno dopo l’altro stanno uscendo anticipazioni sul finale di que-

PECHINO

● Le industrie
pesanti cinesi
statali stanno
vivendo tempi
difficili. A
pesare sui
risultati sono
sovraccapacità
e conti sempre
più in rosso. Lo
scorso
dicembre 2015,
durante una
conferenza di
pianificazione
economica, il
primo ministro
Li Keqiang
(nella foto) ha
annunciato la
svolta
riformatrice:
«Dovremo
agire senza
pietà,
affondando il
coltello». I tagli
colpiranno
milioni di
lavoratori delle
miniere di
carbone e delle
acciaierie, ma
anche
nell’industria di
cemento,
alluminio,
vetro, carta,
chimica,
cantieristica
navale e
raffinamento
del petrolio

La redditività delle imprese cinesi
15%

percentuale di guadagno
sugli asset delle imprese private
10%

5%

percentuale di guadagno
sugli asset delle imprese statali

0%

1996 1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014
Fonte: Istituto nazionale di statistica della Cina, Ceic

d’Arco

Sempre più imprese statali in perdita
profitti delle imprese statali in attivo
perdite delle imprese statali
% imprese statali in perdita

Dati in migliaia
di miliardi di yuan
4
3

70%

2

60%

1
0

50%

-1
40%

-2

1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012
Fonte: Ministero dell’Economia cinese

d’Arco

Aumentano gli asset, calano i guadagni
Dati in migliaia
di miliardi di yuan
120

proprietà delle amministrazioni locali
proprietà dell’amministrazione centrale
% profitti lordi

%
2,5

100

2,0

80

1,5

60
1,0
40
0,5

20
0

0

1998 2000 2002 2004 2006 2008 2010 2012 2014
Fonte: Ministero dell’Economia cinese

d’Arco

L’industria pesante è da
tempo in crisi di debito e
sovraccapacità. La scure
del governo centrale pronta
ad abbattersi sui lavoratori

sto film dell’orrore industriale. La
Cina ha 150 mila imprese di proprietà statale che valgono sulla
carta circa 100 mila miliardi di
yuan (poco meno di 14 trilioni di
euro) e impiegano circa 30 milioni di lavoratori. Lunedì Yin Weimin, ministro delle Risorse umane, ha annunciato la ristrutturazione dolorosa nei settori del carbone e dell’acciaio: prevede un
totale di 1,8 milioni di esuberi per
1,3 milioni di minatori e 500 mila
metalmeccanici. Yu ha promesso
che il governo centrale metterà
100 miliardi di yuan (poco più di
13 miliardi di euro) per sostenere
gli operai in esubero. Ieri fonti
governative anonime hanno parlato con l’agenzia Reuters, alzando il bilancio a 5-6 milioni di licenziamenti, allargandolo ad altri settori schiacciati da una montagna di produzione in eccesso,
dal cemento al vetro, alla carta, ai
cantieri navali.
Il caso di cui si parla di più, anche in Europa, è quello del settore siderurgico: gli impianti in Cina possono sfornare 1,14 miliardi
di tonnellate di acciaio all’anno,
una sovraccapacità di 327 milioni
di tonnellate rispetto a una domanda in calo, quindi sono utilizzati solo al 71% e una metà sono
in perdita. Il dato si è triplicato rispetto al 2008, quando era di 132
milioni di tonnellate: così per
trovare uno sbocco i cinesi pompano sussidi nelle acciaierie statali e giocano al «dumping», il ribasso dei prezzi, cercando di

150
mila sono le
imprese cinesi
di proprietà
statale. Il loro
valore, sulla
carta,
ammonta a
quasi 14 mila
miliardi di euro

30
milioni i
lavoratori delle
industrie statali
cinesi.
Cinque/sei
milioni di loro
rischiano il
posto

1,14
miliardi di
tonnellate di
acciaio è la
capacità
produttiva
annua cinese:
la
sovraccapacità
è di 327 milioni

● Nella Storia

Propaganda Un poster di propaganda di epoca maoista
mostra operai e contadini uniti nella lotta per la modernità

Disciplina Operai prima del
turno fanno ginnastica: è il 2000

Futuro Alcuni dipendenti delle ferrovie lucidano un treno
superveloce, massimo esempio dello sviluppo cinese

spazzare via la concorrenza internazionale.
Jeorg Wuttke, presidente della
Camera di commercio europea a
Pechino, presentando a fine febbraio il rapporto «Overcapacity in
China» ha spiegato che la sovraccapacità produttiva «danneggia
anzitutto la Cina perché capitale,
forza lavoro e terra dovrebbero
essere impiegati per usi più remunerativi»; crea un circolo vizioso perché i profitti bassi o inesistenti riducono i fondi di ricerca
e sviluppo; apre un buco nero nel
pagamento degli interessi sul debito. «E poi c’è l’impatto sull’economia globalizzata, si creano tensioni commerciali che spingono
altri Paesi al protezionismo per
difendere posti di lavoro», ha detto Wuttke riferendosi al contenzioso in corso tra Unione Europea
e Cina per l’acciaio. «La Cina non
può pensare di esportare i suoi
problemi, li deve risolvere in patria», ha concluso.
Ci sono almeno altri sette settori nelle stesse condizioni della
siderurgia: cemento, alluminio,
vetro, carta, chimica, cantieristica navale, raffinamento del petrolio. La Cina ha cementifici con
una capacità per 3,1 miliardi di
tonnellate all’anno e in due anni
ha prodotto più degli Stati Uniti
nel corso dell’intero XX secolo.
Ora che le città cinesi sono state
saturate di palazzoni e grattacieli,
i cementifici sono utili solo al
73%. Le fabbriche del vetro piano
hanno un eccesso di capacità del
21%; quelle di alluminio del 24%;
carta e cartone del 16%. I cantieri
navali sono circa 300, ma quelli
con commesse si sono ridotti a
100, quindi i due terzi restano
aperti solo per garantire salario
improduttivo.
Li Keqiang dice che userà il
coltello. Ma non basta un ordine
da Pechino per eliminare le fabbriche zombi. L’opposizione interna è fortissima: molti governatori di provincia e amministratori
locali cinesi temono di perdere
potere e di dover affrontare instabilità sociale nelle loro zone. In
mezzo a questa battaglia il destino di milioni di lavoratori, in Cina e nel mondo.
Guido Santevecchi
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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

#

Cronache
La storia

● La parola
STALKER

di Alessandro Fulloni

Il termine indica un
individuo che perseguita
un’altra persona,
generandole paura e ansia
e minandone la serenità.
Deriva dall’inglese to stalk,
che significa «camminare
in modo furtivo» o anche
«cacciare in agguato». Per
stalking si intendono la
serie di atteggiamenti
messi in atto dallo stalker.
In Italia è previsto come
reato in quanto rientra tra
gli «atti persecutori»,
disciplinato dall’art. 612-bis
del Codice penale.

DAL NOSTRO INVIATO

La vicenda
«Me lo disse guardandomi dritta negli occhi. Scandiva le parole. Senza tentennamenti. Restai basita nell’ascoltarla.“Se mio marito mi ammazza, voi dovete fare in modo
che mio figlio venga affidato a
mia sorella”». Ecco, il destino
del piccolo di 6 anni, non restare nelle mani di quell’uomo
violento che picchiava sua madre. Era il pensiero continuo di
Raffaella Presta, l’avvocato penalista di 40 anni uccisa a Perugia il pomeriggio del 25 novembre dal marito, Francesco
Rosi, agente immobiliare, 43
anni. Due colpi esplosi a bruciapelo da un fucile da caccia,
un Beretta 12 solitamente usato per sparare ai cinghiali. La
confidenza viene da una ex
collega della donna ascoltata
dai carabinieri, ma è stata ripetuta più volte anche alle amiche più care. Soprattutto nell’ultimo mese di vita prima di
essere uccisa. Da quando cioè
aveva definitivamente chiarito
al marito la volontà di separarsi. Lui non ne voleva sentir parlare. Se lo fai, era la risposta invariabile, commetto «l’atto finale»: un’allusione inequivocabile — scrive il giudice del

PERUGIA

● Il 25
novembre
dell’anno
scorso
Raffaella
Presta, 40 anni,
avvocato
penalista, viene
uccisa dal
marito,
Francesco Rosi,
43 anni, agente
immobiliare,
nella loro casa
di Perugia
● La coppia era
in crisi da un
anno.
Nell’ultimo
mese la donna
aveva
confidato alle
amiche,
temendo un
gesto violento
del marito, che
in quel caso il
bimbo di 6 anni
non doveva
restare con lui

L’ultimo mese di Raffaella con il marito:
«Se mi ammazza, toglietegli mio figlio»
Perugia, un delitto annunciato. La vittima aveva raccontato alle amiche minacce e violenze
Riesame che ha riconfermato
l’arresto in carcere dell’uomo
— all’«omicidio annunciato».
Dalle carte giudiziarie emergono quegli ultimi, infernali,
trenta giorni, prima dell’epilogo drammatico di un matrimonio durato dieci anni. Lei
pugliese, figlia di un carabiniere, laureata con il massimo
dei voti. Il tirocinio da avvoca-

to a Perugia, l’incontro con
Francesco. Poi la nascita del
piccolo — «testimone del delitto» — affidato alla sorella
gemella di Raffaella, in attesa
della decisione del Tribunale
dei Minori. Il marito aveva iniziato a picchiarla dopo aver saputo che aveva un’altra storia.
Lividi ovunque, la rottura di
un timpano, la vergogna di

Insieme
Raffaella
Presta e il
marito
Francesco Rosi
che l’ha uccisa
il 25 novembre
scorso

presentarsi — a giugno — con
gli occhi pesti allo studio legale dove lavorava. Alle amiche
ripeteva quelle «ultime volontà» riguardanti il piccolo: «la
consapevolezza di poter essere
ammazzata era oramai talmente forte», scrive il Riesame
raccontando quel colloquio
con le uniche confidenti, per
cui Raffaella — sempre più
«succube», sempre più «terrorizzata» — aveva stabilito
che, «in caso di morte, il figlio
venisse affidato alla sua famiglia di origine».
Il marito, peraltro, l’aveva
sottoposta a una specie di ossessivo regime di sorveglianza
dopo aver saputo dell’altra storia. L’investigatore privato pagato «una montagna di soldi»
per pedinarla. Il possesso di
quella «prova certa»: messaggi whatsApp, i filmati degli incontri. Rosi le strappa le chiavi
della macchina, la obbliga a
seguirlo ovunque. Il giorno
prima del delitto le ribadisce
che mai avrebbe accettato la
separazione. Piuttosto
«l’estremo gesto». Il consiglio
di denunciarlo era rimasto
inascoltato. «Non ti intromettere, sennò quello mi ammazza» aveva sillabato a Marisa
Marmottini, la titolare, assieme al fratello Marco, dello studio legale dove Raffaella aveva
lavorato. Non diversa la supplica a un’altra amica che si era
offerta di aiutarla dopo averla
vista con gli occhi neri. «Non ti
mettere in mezzo, quello fa

una strage». Senza contare
quel selfie, dopo l’ennesimo
pestaggio dieci giorni prima
di essere uccisa e indirizzato
alle amiche, al fratello e al
compagno. Accompagnato da
queste parole: «Incidente domestico, diciamo».
Lunedì i carabinieri del Ris
hanno svolto accertamenti balistici sul fucile usato da Rosi
per uccidere la moglie. Raffaella è stata ammazzata con due
colpi. Ma nella stanza della villa in cui abitava è stata trovata
una sola cartuccia. L’ipotesi

La fotografia
Il selfie dopo l’ultima
aggressione e il
commento: «Incidente
domestico, diciamo»
degli avvocati che assistono i
familiari della donna (tra cui
Marco Brusco) è che il marito,
che custodiva l’arma sotto il
letto, abbia sparato una prima
volta. Poi avrebbe estratto il
bossolo, ricaricato l’arma e fatto fuoco la seconda volta mentre la moglie era già china,
agonizzante. Poi chiama i carabinieri e confessa. Quando
esce dall’abitazione in manette, incrocia lo sguardo della
sorella, che vive accanto, sorretta da un’amica. L’uomo fa a
tempo a dire: «Ho fatto una
stronzata».
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La sentenza della Corte d’assise

Bimbo ucciso a Genova
assoluzione annullata
Ventisei anni a Rasero

Vittima
Il piccolo
Alessandro
Mathas

MILANO Aveva appena 8 mesi Alessandro la notte
tra il 15 e il 16 marzo 2010 quando fu ucciso nella
stanza di un residence a Nervi dove avrebbero
dovuto proteggerlo la madre Katerina Mathas e
il compagno della donna di quella notte. Invece, né l’avvenente hostess greca 27enne che lavorava in un circolo di poker, né Giovanni Antonio Rasero, assicuratore marittimo che di anni
ne aveva tre di più, si curarono di lui, strafatti
com’erano di cocaina. Anzi, Alessandro fu letteralmente ammazzato di botte da Rasero perché

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

CRONACHE

19
#

Adesso gli eredi dei boss
studiano Farmacia
e investono al Nord
Dalla Calabria a Milano, il business della ‘ndrangheta

MILANO Che cosa c’è di più familiare e rassicurante della
farmacia di quartiere e dell’ufficio postale di paese? Ben poco, e difatti lo avrebbero considerato i clan di ‘ndrangheta. Al
pari della consapevolezza che
chi ha un direttore di banca
per amico ha un tesoro, ma in
fondo anche chi «tiene» un direttore delle Poste, specie da
quando le Poste fanno ormai
la banca come le banche. Così
per anni, quantomeno dal
2005-2006, alcune cosche calabresi si sarebbero avvalse
della disponibilità del 57enne
direttore Giuseppe Strangio
delle Poste di Siderno (18.000
abitanti in provincia di Reggio
Calabria) per far girare, spezzettare, mescolare, versare,
prelevare, confondere e infine
reimpiegare nell’acquisto di
farmacie al Nord una notevole
quantità di contanti senza le
prescritte segnalazioni di operazioni sospette, identificazioni di clienti e movimentazioni
oltre una certa soglia.
Strangio — una sorta di istituzione alle Poste di Siderno
dove stava da quasi 20 anni, e
imparentato con una delle
maggiori «famiglie» di San
Luca in quanto sposato con la
sorella della moglie di Antonio
«centocapelli» Romeo, cioè
dello zio materno di Antonio
Romeo «l’avvocato» — avrebbe dunque presidiato dal suo
ufficio postale di paese un prezioso canale di denaro dai rivoli imprevedibili. Talmente

Condannato
Giovanni Antonio Rasero,
condannato a 26 anni per
l’omicidio del piccolo Alessandro

285
i conti usati da
Giuseppe
Strangio, il
direttore delle
Poste di
Siderno
arrestato ieri
per suddividere
il denaro da
riciclare. Erano
tutti conti delle
Poste

vari che, secondo la Procura di
Milano, avrebbero avuto a che
fare con i proventi del traffico
di droga della «locale» piemontese di Pasquale Marando, e finanziato parte dei soldi
usati nel 2005 dal dottor
Giammassimo Giampaolo (fino al 2006 autore di nessuna
dichiarazione dei redditi) per
comprare a Milano per oltre 2
milioni di euro un’avviata farmacia in zona semicentrale in
piazza Caiazzo 2.
Nelle carte, firmate dal gip
Cristina Mannocci per mandare ieri Squadra Mobile di Milano e Gdf ad arrestare Strangio
per l’ipotesi di reato di «impiego in attività economiche o finanziarie di denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto» (da 4 a 12 anni in caso di
condanna), già si colgono
dubbi sui capitali usati dai relativi titolari per acquistare anche altre due farmacie, una in

A Milano
La farmacia di
piazza Caiazzo:
per l’acquisto
di questo
esercizio
sarebbero stati
riciclati 2
milioni di euro.
Altrettanto
sarebbe
accaduto a due
farmacie in
provincia di
Torino e di
Milano

Sassari

Assalto al caveau, rapinati 10 milioni
È di 10 milioni di euro il bottino dell’assalto avvenuto lunedì
sera al caveau della Mondialpol di Sassari. Un gruppo armato di
almeno 15 persone è arrivato sul posto con una ruspa caricata
su un camion, ha sfondato il muro di cinta e ha poi fatto
irruzione nell’edificio. Al momento dell’agguato c’erano diversi
dipendenti al lavoro. Tra il gruppo criminale e le guardie
giurate è avvenuta una sparatoria, ma nessuno è rimasto ferito.
Dopo la rapina, il commando è fuggito su un furgone che è
stato poi bruciato e abbandonato nelle campagne.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

provincia di Milano (a Corbetta) e una in provincia di Torino
(a Bruino).
Tra le pieghe giudiziarie,
come spesso accade, affiorano
anche interessanti spaccati di
sociologia urbana ‘ndranghetista. Se non è certo nuovo l’interesse dei clan per la sanità —
settore che propizia favori (visite, esami, ricoveri) e accesso
privilegiato a robusti interessi
economici in necessaria relazione con il mondo della politica e delle professioni —, ieri
il procuratore aggiunto Ilda
Boccassini osservava come invece «ci abbia stupito constatare che diversi giovani appartenenti a famiglie mafiose
scelgano di laurearsi tutti proprio in Farmacia»: forse perché — aggiunge il pm Paolo
Storari che ha svolto l’indagine
con Cecilia Vassena - «la farmacia garantisce un reddito e
un posto di lavoro sicuri oltre a
una rispettabilità sociale».
Ancor meno intuitivo, specie per chi è legato al ruolo storico del sindacato come baluardo in terre di mafia contro
le vessazioni dei clan, è constatare (da intercettazioni di
telefonate e sms) che il segretario generale milanese del
sindacato Cisl-Slp (quello dei
lavoratori postali), Raffaele

Il particolare
Anche un sindacalista
Cisl chiedeva favori
Ilda Boccassini: «Un
episodio che indigna»
Roscigno, si sarebbe rivolto a
Strangio per favorire la chiamata per un’assunzione a tempo determinato di un parente
in Poste Italiane: «In un Paese
in cui i giovani pagano un
prezzo altissimo alla disoccupazione, questo è un episodio
che mi indigna», commenta il
pm Boccassini, mentre dagli
atti si capisce che Strangio è
indagato per tentata truffa a
Poste Italiane. Le quali, dopo
aver dato collaborazione all’indagine sui vorticosi giroconto
di Strangio, ieri hanno inviato
anche i propri Nuclei ispettivi
di controllo per cercare di migliorare nel futuro procedure
di allerta e indici di anomalia.
Non finisce poi mai di colpire, e per certi versi di affascinare nella patologia, il peso
dei «matrimoni tattici» nella
‘ndrangheta, vissuti quasi come dono della donna da una
«famiglia» ad un’altra (meglio
se di maggiore caratura criminale) per creare un legame destinato non solo a impedire
faide, ma anche a cementare
solidarietà e affari illeciti.
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

piangeva disperatamente dalla fame, secondo
la Corte d’assise di Milano che ha condannato
l’uomo a 26 anni di carcere confermando la
sentenza di primo grado.
Rasero, per il quale l’accusa voleva l’ergastolo, aveva provato a zittire Alessandro con pizzichi così forti da lasciare il livido, mordendolo a
un piede e perfino ustionandolo con una sigaretta prima di fargli sbattere la testa contro
«una superficie dura, liscia e piana». Katerina e
Antonio si frequentavano da un paio di settimane dividendo la camera del residence e le piste di cocaina. Quella notte la donna era uscita a
cercare la droga lungo i vicoli di Genova lasciando il figlioletto con Rasero. È in quell’ora e
mezza che il bambino fu ucciso da Rasero. Più
tardi la donna, quando il figlio era già morto,
aveva mandato un sms a un amico dicendo:
«Piango e abbraccio Ale sul divano». Quando la
mattina dopo i due si ripresero dalla nottata alla coca portarono il bambino in ospedale dove
Rasero fu arrestato dalla Polizia (è stato scarce-

rato dopo due anni). Il 24 gennaio 2011 la Corte
d’Assise di Genova condanna l’assicuratore a 26
anni per omicidio volontario aggravato sostenendo che Katerina aveva avuto un ruolo nel
delitto, ma la Procura farà andare la donna per
un’altra strada processuale. Verdetto ribaltato
l’8 febbraio 2012 dalla Corte d’Assise d’Appello
che assolve Rasero perché non ci sono elementi
sufficienti a provare che sia il colpevole. In Cassazione, 11 giugno 2014, altro colpo di scena:
sentenza annullata e nuovo processo, che però
si deve svolgere a Milano perché la sola sezione
d’assise d’appello di Genova per legge non può
occuparsi di nuovo della stessa questione. Il 9
novembre 2012 Katerina Mathas era stata condannata a 4 anni per abbandono di minore aggravato dalla morte dello stesso, pena che la
donna sta scontando ai domiciliari con il marito dal quale nel frattempo ha avuto una bambina e che è anche il padre di Alessandro.
Giuseppe Guastella
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

CRONACHE

#

La storia

di Gian Antonio Stella

L’orchestra che vince i pregiudizi
«Così la musica ci rende forti»
I giovani disabili di AllegroModerato sul palco con Franco Mussida della Pfm

Il progetto
● Fondata nel
2010 a Milano
da Marco
Sciammarella e
altri esperti e
insegnanti di
musica,
musicoterapia
e riabilitazione,
l’orchestra
sinfonica
AllegroModerato è
composta da
50 elementi,
per due terzi
diversamente
abili
● L’idea di
fondo da cui
nasce il
progetto è che
la musica
possa aiutare
le persone con
fragilità
psichiche,
mentali e
fisiche ad
attivare e
sviluppare
energie e
competenze
emotive,
cognitive e
relazionali e
che le qualità
conquistate
con la musica
possano
essere poi
reinvestite in
tutte le
esperienze
della vita
quotidiana
● L’orchestra
si esibisce in
Italia e
all’estero e ha
in repertorio
rielaborazioni
di opere di
Beethoven,
Bizet, Dvorak,
Gershwin,
Grieg, Mahler,
Mussorgsky,
Stravinskij e
altri grandi
compositori

«V

oi avete dentro
come una scatol e t t a , d o ve t e
a p r i re q u e s t a
scatoletta e farne uscire il tesoro che c’è». Forse conoscono o
forse no, i ragazzi dell’Orchestra AllegroModerato, quelle
parole bellissime di papa Francesco a dei giovanissimi disabili. Ma all’Auditorium di Bolzano, l’altra sera, hanno aperto
ciascuno la propria scatoletta
dando vita a un concerto emozionante. Riuscendo anche
grazie a Franco Mussida, il patriarca della Pfm col suo fisico
imponente e la scia di capelli
argentei come una cometa sotto i riflettori, a toccare il cuore
di tutti. Fino al punto che, come ad esempio accadeva alle
performance del piccolo grande pianista jazz Michel Petrucciani, affetto dalla malattia delle «ossa di cristallo», c’era solo
la musica. E tutto il resto, la disabilità di larga parte dei musicisti, la premurosa fatica dei
pochi tutor, la difficoltà di tenere insieme una trentina di
persone speciali e fragili, finivano sullo sfondo. Come un
dettaglio secondario.
«Obiettivo raggiunto!»,
esultava Antonio Viganò, direttore artistico del «Teatro la
Ribalta. Accademia d’arte della
diversità». E spiegava che il
concerto, la musica, le iniziative teatrali «non sono una terapia. Anzi, diciamolo, mi dà
proprio fastidio che qualcuno
pensi siano solo terapia. È ar-

te. È musica. È poesia. È
l’espressione di ragazzi che
hanno molto da dire».
Fondata nel 2010 fa a Milano
da Marco Sciammarella e altri
amici insegnanti con competenze specifiche nella didattica
musicale speciale, nella musicoterapia e nella riabilitazione,
l’orchestra che a pieno organico è composta da 50 elementi
per due terzi diversamente abili è figlia di un progetto della
omonima cooperativa onlus.
Progetto che, come spiega il sito web, «si rivolge alle persone
con fragilità psichiche, mentali e fisiche promuovendo una
formazione musicale che attiva e sviluppa energia e competenze emotive, cognitive e razionali» e «offre la possibilità
di organizzare il pensiero, di
gestire le emozioni e le relazioni, di rielaborare il proprio
mondo interiore e di condividerlo con consapevolezza».
Insomma, un progetto culturale che vuole coinvolgere le
famiglie e «avvicinare la persona con disabilità all’esperienza musicale di gruppo» fino a «sperimentare reali modalità di autonomia musicale e
coinvolgimento nell’orchestrazione dei brani» e così via.
Ma il punto d’arrivo, al di là
delle spiegazioni psicopedagogiche, è proprio quello raggiunto l’altra sera. Portare cioè
Anna (arpa) e Chiara (timpani)
e Davide (marimba) ed Elena
(violoncello) e Jacopo (violino) e Carlo (tastiere) e tutti gli

altri ad avere il coraggio di salire sul palcoscenico, di seguire docilmente il direttore e
suonare così bene e con tanto
cuore da fare appunto sparire,
dietro un «allegretto» di Mahler o una fantasia del Rigoletto
di Verdi, la loro fragilità.
Missione raggiunta, se dal
primo concerto del 2011 nella
Sala delle Colonne della Banca
Popolare di Milano l’Orchestra, in formazione ridotta o
allargata, è stata via via invitata
a tenere concerti nella chiesa
del Gesù a Genova e al CineTe-

Applausi
I giovani
musicisti
dell’orchestra
AllegroModerato con, al
centro con la
sciarpa, Franco
Mussida, ex
chitarrista della
Pfm (foto
Roger Balzan)

In Israele La visita di Pinotti

«Insieme contro il terrore»
«Abbiamo un rapporto di difesa e di
intelligence con Israele al quale tra l’altro
forniamo un programma di addestramento
aereo e con cui condividiamo la stessa
visione in materia di lotta al terrorismo».
Così il ministro della Difesa Roberta Pinotti
dopo l’incontro con il presidente dello Stato
d’Israele, Reuven Rivlin, a Gerusalemme.

atro La Creta, al Foyer del teatro Franco Parenti e alla Festa
della Musica nella splendida
villa Contarini di Piazzola sul
Brenta, all’Auditorium Santa
Margherita di Venezia e al Moscow International Paramusical Festival di Mosca.
Una carrellata nel suo piccolo trionfale. Perché proprio come il pianista e compositore
Ezio Bosso al festival di Sanremo e prima ancora altri artisti
diversamente abili, dal pianista
autistico Derek Paravicini al famosissimo David Helfgott del
film Shine, da Ray Charles ad
Andrea Bocelli, quei ragazzi sono riusciti a dimostrare come
la forza della musica possa vincere i più infami retaggi storici,
quando il disabile veniva occultato come una colpa, e i pregiudizi sopravvissuti fino a oggi.
L’incontro con Franco Mussida era fatale. Il fondatore
della Premiata Forneria Marconi autore di pezzi musicali
indimenticabili come «Impressioni di settembre» o «La
carrozza di Hans», infatti, dirige dal lontano 1984 il Cpm, la
più antica scuola di «tecniche
strumentali e vocali moderne»
ed è impegnato da anni in attività di aiuto a chi è in difficoltà. Come i carcerati, per i quali
(come spiegava un paio di settimane fa sul Corriere) ha ideato, col sostegno del ministero
della Giustizia, il progetto
CO2: audioteche ricche di brani di musica strumentale associati a uno stato d’animo. Per

ora sono quattro: nelle carceri
di Opera, Monza, Secondigliano e Rebibbia femminile. Ma
presto saranno una ventina.
Quando un papà gli ha portato il figlio, così fragile e così
sensibile alla musica, chiedendogli di dargli una mano accettandolo a scuola, gli ha detto:
«Fammici parlare, io e te forse
non siamo della stessa famiglia, io e tuo figlio sì: ci capiremo». Aveva ragione. E lo si è visto anche sul palco dell’auditorium bolzanino. Quando, con
Marco Sciammarella al piano-

Le esibizioni
«I concerti non sono
solo terapia ma arte,
poesia, espressione di
chi ha molto da dire»
forte e Marco Volpi a dirigere
l’orchestra, l’ex chitarrista della
«Premiata» ha avviato un brano acustico: «Cammino al contrario». I ragazzi dietro di lui,
così grosso, così famoso, così
ieratico, erano emozionatissimi. La loro parte, però, l’hanno
fatta tutta intera. Mentre sulla
musica Mussida adagiava parole di malinconia: «Sembra
proprio che questa nostra strada / sia una specie di cammino
al contrario… / tracciata con
una specie di inchiostro invisibile / sul retro del nostro calendario…».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La Cassazione chiede un decreto contro il rischio default
Appello del presidente Canzio, il Guardasigilli: valuteremo. Riparte la riforma del processo penale



L’assedio
Siamo
assediati,
l’emergenza
è tale da
mettere
in forse i
valori della
democrazia

Un decreto urgente, per
ora, no. L’appello a salvare con
un provvedimento d’urgenza
la Cassazione dal «rischio default», lanciato ieri al governo
dal presidente della Suprema
Corte Giovanni Canzio, ha ottenuto una risposta «freddina» dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando: «Sono favorevole, ma decide il Consiglio dei ministri, se ci sono le
condizioni».
Ma ci sarà un’accelerata della riforma del processo penale,
già approvata dalla Camera e
ora in discussione in commissione giustizia al Senato. E da
oggi l’aula della Camera tornerà a discutere il pacchetto Ber-

ROMA

ruti di interventi sul processo
civile.
«Assediata da un numero di
ricorsi mostruoso», aveva detto ieri Canzio in un convegno
organizzato dal Csm, la Cassazione rischia di morire soffocata. «Un’emergenza tale da
mettere in forse i valori della
democrazia», ha scandito,
chiedendo alla politica «atti

I procedimenti
«I processi pendenti
sono 150 mila solo nel
civile e ne vengono
istruiti 80 mila l’anno»

concreti» da far scattare subito
con «provvedimenti urgenti»
per fronteggiare la marea
montante dei processi:
105mila pendenti solo nel civile. E un «flusso patologico» di
altri 80mila nuovi l’anno
(53mila nel penale e 27mila
nel civile: il 48% proveniente
dallo Stato). Un carico che impedisce l’uniforme interpretazione delle norme, mandando
in fumo l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Allarme condiviso dal pg Pasquale Ciccolo. E dal vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini: «Che i temi discussi
oggi siano urgenti, è fuori discussione — assicura — e co-

La vicenda

● Il presidente
della Corte di
cassazione
Giovanni
Canzio (foto)
ha lanciato un
appello al
governo per
salvare la Corte
dal carico di
ricorsi

me tali vanno affrontati accogliendo l’appello del presidente. La scelta dello strumento
legislativo spetta ovviamente
al governo e al capo dello Stato».
Canzio non chiede la luna,
ma «pochi,semplici interventi». Una procedura semplificata per i ricorsi più facili, l’apporto di tirocinanti in alcuni
uffici, l’utilizzo come consiglieri dei magistrati del Massimario, la nomina di giudici
ausiliari (magistrati e avvocati
in pensione) per smaltire il
contenzioso tributario: il 50%
di tutto l’arretrato civile. E propone di inserire nel decreto
anche la riforma delle impu-

gnazioni penali, stralciandola
dal ddl all’esame del Senato.
«Valuteremo», prende tempo Orlando. «Riferirò in Consiglio dei ministri. Ma se non
ci fosse quella via — assicura
—, molte questioni poste possono trovare ospitalità in provvedimenti che sono a buon
punto in Parlamento». La via
individuata però è proprio
quel provvedimento arrivato al
Senato che contiene sì il tema
delle impugnazioni, ma anche
quello delle intercettazioni, ad
alto tasso di polemiche politiche: proprio ciò che l’urgenza
imporrebbe di evitare.
Virginia Piccolillo
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Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

CRONACHE

21
#

Su Forbes

Bill Gates resta
l’uomo più ricco
del Pianeta
n questa foto
(Sakuma/Ap) ci sono
135,8 miliardi di dollari. C’è
l’uomo più ricco del Pianeta,
Bill Gates, a sinistra,
fondatore di Microsoft (75
miliardi), e il numero tre,
l’uomo d’affari Warren
Buffet (60,8 miliardi). È
quanto emerge dalla
classifica annuale stilata
dalla rivista Forbes. In
mezzo, il fondatore di Zara,
Amacio Ortega (67 miliardi).
Per la prima volta dal 2009
i«paperoni» nel mondo
sono in calo.

I

© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Nega l’accesso ai dati»
Arrestato in Brasile
il vicecapo di Facebook
La polizia vuole le chat dei narcos. La difesa di Zuckerberg
WASHINGTON Ognuno ha i suoi
sistemi. Gli spacciatori di Baltimora usavano le cabine in
strada, a volte cellulari usa e
getta. I terroristi compravano
i telefonini con schede «cinesi». Altri criminali non hanno
utilizzato mai nulla, tutto a
voce, con colloqui di persone.
Altri ancora, con il passare del
tempo, si sono affidati ai nuovi sistemi sui social network.
Metodi e trucchi per sottrarsi
alle indagini. Un duello tecnico-legale con sviluppi che
vanno oltre i protagonisti. Lo
dimostra l’ultimo episodio: la
polizia brasiliana ha arrestato,
a San Paolo, Diego Dzodan, vice presidente di Facebook per
l’America Latina. Motivo: la
sua compagnia non ha collaborato con le autorità che volevano informazioni su messaggi scambiati su WhatsApp
tra alcuni trafficanti di droga.
Sviluppo clamoroso dopo un
primo scontro.
Già a dicembre la magistratura brasiliana si era mossa
contro la compagnia di Palo
Alto e aveva bloccato — sia
pure temporaneamente — la
rete WhatsApp. Provvedimento risposta al no della società a fornire elementi relativi ad alcuni clienti finiti sotto
inchiesta per una vicenda di

In cella Diego Dzodan, vicepresidente di Facebook per l’America Latina, è
stato arrestato in Brasile perché l’azienda non ha collaborato con la polizia

droga. In quell’occasione
c’erano state proteste, con il
fondatore Mark Zuckerberg
che aveva commentato: «È un
giorno triste per il Paese». Ieri
la compagnia ha reagito sostenendo che c’è sempre stata
piena collaborazione: «Non
siamo in grado di fornire informazioni che non abbiamo,

La rete
Il traffico di droga via
WhatsApp. Un nuovo
caso dopo lo scontro
tra Fbi e Apple

la polizia ha arrestato qualcuno su dati che non esistono.
Inoltre, WhatsApp e Facebook funzionano in modo indipendente, quindi la decisione di arrestare un dipendente
di un’altra società è un passo
estremo e ingiustificato».
Il magistrato, invece, ritiene il contrario. Gli inquirenti
avrebbero infatti accertato
che una banda di narcos
manteneva i contatti usando
proprio il popolarissimo
WhatsApp. Così prima ha
comminato una multa —
l’equivalente di 230 mila euro
—, quindi ha mandato la
squadra giudiziaria a preleva-

re Dzodan. Un segnale evidente di come sempre più le
esigenze di sicurezza e il diritto alla privacy entrino sempre
più in conflitto. A livello globale.
La storia brasiliana segue
quella che oppone l’Fbi alla
Apple negli Stati Uniti. Caso
ormai noto. I federali hanno
chiesto ai tecnici di Cupertino
di sbloccare l’accesso a un
iPhone di proprietà del terrorista responsabile della strage
di San Bernardino, un militante che ha agito insieme alla
moglie offrendo la missione
al Califfo dell’Isis. In apparenza l’estremista ha agito senza
avere grandi legami esterni.
Da qui la necessità di sapere
di più sui possibili rapporti all’interno degli Stati Uniti, ma
anche all’estero.
Il no di Apple, accompagnato da discussioni e valutazioni contrastanti, ha trovato
una sponda — non da poco
— in un giudice federale di
New York che ha deliberato: il
Dipartimento di giustizia non
può costringere la compagnia
ad «aprire» il cellulare in questione. Neppure per una vicenda drammatica, costata la
vita a 14 persone inermi. Con
posizioni così discordanti come uscirne? Negli Stati Uniti
si invoca un intervento del
Congresso che stabilisca dei
criteri e, se non bastasse, un
giudizio della Corte suprema.
Nel frattempo, nel resto del
mondo, l’iniziativa è lasciata
ai singoli magistrati che agiscono in base a leggi e convinzioni, con passi clamorosi che
stabiliscono un precedente.
Per questo le manette ai polsi
di Dzodan potrebbero essere
solo l’inizio.
Guido Olimpio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

La versione di Pell e i fischi delle vittime
Il cardinale sui casi di pedofilia: «Per me non era una storia di grande interesse»



All’oscuro
Non ho mai
saputo nulla
delle misure
prese per
Ridsdale
Il vescovo
mi teneva
all’oscuro
dei fatti

CITTÀ DEL VATICANO Il tono monocorde, l’aria distaccata o
forse solo stanca, i componenti della «Royal Commission» governativa su crimini
pedofili che non hanno l’aria
di credergli e lo incalzano sul
caso più terribile: quello di
padre Gerald Ridsdale, arrestato nel ’93 dopo decenni di
crimini, spretato e in galera
per avere abusato di 54 bambini.
C’è un momento drammatico, nella deposizione notturna
del cardinale australiano George Pell, accusato di aver coperto i preti pedofili negli anni
Settanta e Ottanta, permettendo che fossero trasferiti da una

parrocchia all’altra. A Ballarat,
sua città natale, Pell era consulente del vescovo Ronald
Mulkearns e abitò per qualche
tempo con Ridsdale. Lo sapevano tutti: come poteva, Pell,
non sapere? «Non sapevo se
fosse una conoscenza comune
o no. È una storia triste e non
era di grande interesse per
me», risponde il cardinale. Ed
è in quel momento che si capisce come le cose si mettano
male, per il «ministro» vaticano, collegato in video dall’hotel Quirinale. I fischi e i «buuu» delle vittime arrivate a Roma si sommano alle esclamazioni sconcertate di chi segue
dall’Australia. «Non avevo ra-

Chi è

● Il cardinale
australiano
George Pell, 74
anni, è prefetto
della Segreteria
per l’economia
vaticana

gione di volgere la mia mente
al male che Ridsdale perpetrava».
Le deposizioni tra le 22 e le
2 proseguono e sono durissime. In una riunione col vescovo nel 1982, Pell presente, trasferirono il pedofilo seriale
per la sesta volta. Gli chiedono se riconosce di avere responsabilità e lui ripete secco
«no», mai saputo nulla, il vescovo lo teneva «all’oscuro».
Per la legale della Commissione Gail Furness «non è plausibile», il portavoce delle vittime Andrew Collins sillaba: «È
assolutamente incredibile».
Gian Guido Vecchi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

22

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

CRONACHE

#

Io, il vigile dei cieli
L’italiano di Grottaglie a Eurocontrol
«Così risolvo le emergenze aeree»
DAL NOSTRO INVIATO

L’ente
Il vigile europeo dei
cieli parla un inglese perfetto,
ma ogni tanto si lascia scappare un accento pugliese e romanesco. «Anche se vivo qui da 17
anni non ho intenzione di farne a meno: sarò sempre uno di
Grottaglie», dice Giovanni
Lenti. A 55 anni è l’«head of
network operations» di Eurocontrol, l’organizzazione che
si occupa del traffico aereo
sull’Europa e le zone limitrofe
e che ha sede a Bruxelles.
Scherza, Lenti, anche se il suo
è uno dei lavori più delicati:
non è solo il guardiano dei cieli, deve anche gestire le emergenze. La cenere di un vulcano
che blocca mezza Europa. Un
bolide pieno di passeggeri abbattuto in volo. Un altro che si
schianta di proposito. Per non
parlare di alcune incursioni
militari non annunciate. «E allora bisogna stare lì a sorvegliare anche zone non di tua
competenza perché c’è il rischio che i missili finiscano su
aerei civili», racconta.
«Gianni», come è chiamato
qui a Bruxelles, con un team di
1.900 persone gestisce il traffico aereo: i decolli, gli atterraggi e i sorvoli di ogni tipo. Qualcosa come 34 milioni di «pratiche» in tutto il 2015. A cui bisogna aggiungere i grandi
eventi, politici, bellici e sportivi. «Quest’anno tra ChamBRUXELLES

● Eurocontrol
è l’ente
europeo
per la sicurezza
del traffico
aereo. Ha sede
a Bruxelles
● È un’organizzazione
civile e militare
fondata nel ‘63.
Vi aderiscono
38 Stati e ha
come obiettivo
lo sviluppo
di un sistema
paneuropeo di
gestione del
traffico aereo
● Eurocontrol
si prefigge la
standardizzazione dei
regolamenti
nazionali per
l’utilizzo dello
spazio aereo,
ma anche la
formazione del
personale che
si occupa nei
diversi Stati del
controllo del
traffico aereo

La gestione del traffico
I VOLI NEL 2015

3.030.000

Germania
Francia

2.947.100
2.268.700

Regno Unito
Spagna

Belgio e Luss.

1.884.000
1.695.800
1.268.900
1.152.200
1.137.500
1.132.800

Svizzera

1.033.000

ITALIA
Turchia
Austria
Olanda

LO SPAZIO AEREO
Controllato da Eurocontrol

Fonti: Statfor – Eurocontrol; Iata; Icao; Eurostat; Enac

Corriere della Sera

pions League a Milano ed Europei di calcio in Francia ci sarà un bel po’ da lavorare», anticipa. Vorrà dire che più aerei
del solito avranno gli stessi aeroporti di destinazione. «E i
corridoi nei cieli sono sempre
quelli, per cui bisogna evitare
il traffico». In volo non ci si
può mica fermare.
La sede centrale di Eurocontrol è un edificio basso, ma
esteso, nascosto in fondo a un
vialetto a pochi passi dai cantieri del nuovo quartier generale della Nato, tra Bruxelles e
lo scalo cittadino. Esclusi i sotterranei, off limits perché si
trovano i server che devono
funzionare a una temperatura
costante, le misure di sicurezza sono elevatissime. Nella sala di controllo l’Europa è ovunque. Mappe. Maxischermi.
Monitor dei computer. Documenti appoggiati alle scrivanie. Ci sono sempre molte linee e tracciati, sigle e codici su
queste cartine. Il blocco centrale è riservato all’aviazione
civile. In fondo a destra ci sono
i voli militari.
Sul monitor principale due
aree — Istanbul e Nizza — sono indicate in rosso («C’è traffico»). Un’altra, che va da Parigi alla Manica, è in azzurro.
«Significa che c’è brutto tempo». Sposato, un figlio di 16
anni, Giovanni Lenti ha iniziato come controllore di volo nel
1991 tra Roma, Milano e Brindisi. Poi nel 1999 l’ingresso in
Eurocontrol. Quindi il «salto»
grazie al suo gruppo di otto
persone («nato proprio in
quei giorni») nella gestione
del caos provocato dalle ceneri
del vulcano islandese Eyjafjöll,
nel 2010. «Ogni giorno i voli

Chi è
● Giovanni
Lenti (nella foto
sotto), 55 anni,
è l’«head of
network
operations»
di Eurocontrol
● Originario
di Grottaglie,
in provincia
di Taranto, vive
da 17 anni a
Bruxelles

● Sposato,
papà
di un ragazzo
di 16 anni,
ha iniziato a
lavorare
come
controllore di
volo nel 1991
tra Roma,
Milano e
Brindisi.
Poi nel 1999
l’ingresso
in Eurocontrol

accumulavano 200 mila minuti di ritardo, un incubo».
L’abbattimento tra Ucraina e
Russia dell’aereo della Malaysia Airlines (298 morti) il 17 luglio 2014 si è verificato in
un’area Eurocontrol. «Quando
succedono queste cose non c’è
tempo per disperarsi o seguire
le notizie: bisogna attivarsi per
deviare le rotte degli altri jet ed
evitare altri incidenti». E infatti quando il velivolo è andato
giù, a Eurocontrol hanno ridisegnato la mappa dei collegamenti. Ma il 24 marzo 2015
«Gianni» se lo ricorderà per
sempre. «Ero nel mio ufficio e

ricevo una telefonata sul numero d’emergenza. “Vieni subito, abbiamo un problema”,
mi dicono». La sala di controllo sembra un vertice di guerra.
Da pochi minuti l’Airbus A320
di Germanwings s’è schiantato in Francia con 150 persone a
bordo. Qualcuno, dentro Eurocontrol, pensa a un attacco
terroristico. «Ma quando abbiamo visto i tracciati abbiamo capito che quel volo era
stato fatto cadere di proposito
dal pilota, dal copilota o da entrambi: l’aereo sembrava volesse atterrare in un aeroporto
invisibile», rivela Lenti. «Abbiamo salvato tutti i file e li abbiamo inviati a francesi e
svizzeri».
A Eurocontrol
non si sta mai fermi. «Qualche settimana fa abbiamo notato un’intensa attività
militare dei turchi: “È in corso
uno spettacolo di acrobazia
aerea” ci hanno detto loro,
uno dei 41 Paesi membri di Eurocontrol». Succede. Se non
fosse per l’orario (due di notte)
e il luogo (confine con l’Iraq).
«Insomma: stavano bombardando. Per questo abbiamo
suggerito ai velivoli civili di girare al largo. Hanno consumato più carburante, ma abbiamo evitato altre tragedie. E del
resto i 1.200 scenari d’emergenza di cui disponiamo servono anche a questo».
Leonard Berberi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Cristo in croce con il volto del «Bocia», ultrà atalantino
L’opera di Mastrovito nella chiesa del nuovo ospedale a Bergamo. L’artista: gli voglio bene ma non confermo
L’autore

● Andrea
Mastrovito
(nella foto)
ha 37 anni
● Nella Curva
Nord dello
stadio di
Bergamo è per
tutti «Giotto»

BERGAMO È un sorvegliato speciale, non può uscire la sera e
nemmeno partecipare a riunioni con altri ultrà indagati.
Ad aprile, poi, Claudio Galimberti, il «Bocia», capo della tifoseria atalantina, sarà a processo con altri cinque imputati con l’accusa di associazione
a delinquere finalizzata agli
scontri, le risse, i danneggiamenti e la resistenza a pubblico ufficiale. Ma il suo volto è
quello del Cristo in croce: non
è l’auspicio di qualche ultrà,
ma semplicemente la verità. Il
viso di Galimberti è quello di
Gesù crocifisso, non in un luogo qualsiasi, ma nella chiesa
intitolata a papa Giovanni XXI-

II, nell’omonimo ospedale costato 500 milioni di euro e
inaugurato a Bergamo a fine
2012: un luogo sacro e una
grande opera che sono orgoglio della cattolica Bergamo.
Una chiesa post moderna,
firmata dagli architetti Aymeric Zublena, Pippo e Ferdinando Traversi, a cui si è aggiunto
il lavoro di un artista sempre
più quotato tra l’Italia e gli Stati Uniti, il bergamasco Andrea
Mastrovito. Ha 37 anni, appare
continuamente ispirato e sul
suo profilo Facebook esalta
spesso il lato buono della Curva Nord atalantina. Anzi, a inizio febbraio, prima che il Tribunale di Bergamo decidesse

per la sorveglianza speciale a
carico del «Bocia», l’artista
aveva scritto: «Claudio è tra
coloro che mi hanno insegnato amore e passione». E allora,
entrando nella chiesa del San-

to Giovanni XXIII, e guardando
il crocifisso sopra l’altare, inserito in una composizione in
vetro e oro di Mastrovito, non
sembrano esserci molti dubbi:
Gesù ha la barba, i capelli e il

Confronto
Il Cristo
in croce
di Mastrovito
e qui sotto
il «Bocia»

volto di Galimberti. Lo sa anche un frate che alterna preghiera e scrittura su fogli sparsi, tra i banchi: «Sì, è lui, l’artista ce l’ha detto subito. Forse
era meglio non saperlo, ma ormai lo sappiamo...».
Mastrovito in Curva Nord ha
anche un soprannome: è Giotto, per tutti gli ultrà. Ieri ha risposto da Brooklyn: «Io voglio
bene a Claudio, ma no comment... Cristo c’è da più di
duemila anni e io credo sia
bello avere opere d’arte sotto
gli occhi di tutti, ognuno la
pensi come vuole: lasciate che
la leggenda circoli».
Armando Di Landro
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

CRONACHE

23
#

Per gioco
Nota da tempo
agli educatori,
l’importanza dei
momenti di
svago è stata
anche teorizzata
dai ricercatori
dell’Albert
Einstein college
of Medicine in
uno studio del
2009. Nella foto,
Suresnes,
Francia, 1946
(Contrasto)

E ora ricreazione
Pause di mezz’ora al massimo
o ogni volta che sono stanchi?
Il dibattito sul riposo dei bimbi
di Orsola Riva

G

iù le mani dall’intervallo! Soprattutto se la
tua scuola ha la fortuna di trovarsi immersa
in un parco come quello del
Pellegrino a Bologna. Un sogno per noi genitori di città
rassegnati a cortili angusti e
bui. Giovanna Facilla, preside
della scuola elementare Longhena, è finita nell’occhio
del ciclone per aver diramato una circolare in
cui richiama le maestre
all’ordine: pause di mezzora al massimo al mattino
e ritorno in classe dalla mensa
entro le due. Ma come: stiamo
nella scuola più bella del mondo e ci mettiamo a guardare
l’orologio, hanno obiettato le
insegnanti spalleggiate dai genitori? La Longhena non è una
scuola come le altre: qui si organizzano giornate di lettura
in pigiama e l’intervallo si fa
quando i bambini ne hanno
bisogno. «Ho solo richiamato
il regolamento — si difende la
dirigente —. Non si può stare
in giardino fino alle tre se alle
quattro bisogna prepararsi per
uscire. Non dico che la ricreazione non sia importante ma
ci sono delle competenze da
raggiungere».
«In generale, la scuola italiana mostra un sovrano disprezzo per le competenze
corporee. Quando i bambini
arrivano in prima elementare
sembra che la cosa più importante sia che imparino a stare
seduti. Ma chi l’ha detto che
stare fermi sia un valore in sé?
— dice Susanna Mantovani,

La circolare sulle gite

«Prima di partire
il prof controlli
le gomme
dell’autobus»

In divisa
Gian Burrasca,
protagonista
del romanzo di
Vamba del
1912: è per
antonomasia lo
studente
irrequieto e
combina guai

docente di Pedagogia alla Bicocca di Milano —. Il movimento all’aperto è un momento fondamentale: serve a rilanciare l’attenzione. Certo, le
pause vanno regolamentate:
non si può fermare il treno solo perché si ha voglia di sgranchirsi le gambe. Ma non c’è
niente di peggio che vietare
l’intervallo a chi si è comportato male. Così, se già era nervoso prima, darà fuori di matto».
Oggi poi, che i pomeriggi in
cortile sono stati soppiantati
dal frullatore dei mille corsi
pomeridiani a cui costringiamo i nostri figli, la ricreazione
a scuola è diventata l’unico
spazio di gioco libero possibile. «Per noi insegnanti — spiega Gianluca Gabrielli, maestro
in un’altra elementare bolognese e autore di saggi su
scuola e razzismo — è un’occasione utilissima per vedere
come il bambino interagisce
con i compagni e per aiutarlo
ad affrontare le prime delusio-

● La parola
INTERVALLO
Dal latino intervallum, composto di inter,
«tra», e vallus «palo», propriamente indica
lo «spazio tra due pali» ma il significato si è
poi ampliato passando a indicare lo spazio
che separa due luoghi, due oggetti o due
persone e, con riferimento temporale, lo
spazio di tempo che separa due fatti. A
scuola, indica il periodo di riposo e svago
tra una lezione e l’altra ed è usato come
sinonimo di ricreazione, dal latino tardo
recreationem.

Il caso
● La polemica
sulla
ricreazione
nasce dal caso
della scuola
Longhena di
Bologna dove il
preside
Giovanna
Facilla, da tre
anni alla guida
della scuola, ha
deciso di
ripristinare gli
intervalli a orari
precisi e non
più lunghi di 30
minuti
● Fino ad ora
nell’istituto le
ricreazioni non
erano
regolamentate
ma gestite in
autonomia
dagli
insegnanti che
interrompevano le lezioni
quando i
bambini
davano segni di
stanchezza
● Genitori e
insegnanti, in
disaccordo con
la preside,
continuano ad
autogestire le
ricreazioni

ni, magari solo perché corre
più piano degli altri».
Se alle elementari l’importanza della ricreazione è troppo spesso sottovalutata, alle
medie è addirittura azzerata. E
i ragazzi, già costretti a un orario insensato (sei ore consecutive, dalle 8 alle due), devono
accontentarsi di due striminziti intervalli da dieci minuti
l’uno, che i più ansiosi sprecano ripassando in classe la lezione per la verifica dell’ora
dopo. «Non c’è niente di più
sbagliato che trattare dei preadolescenti come se non avessero un corpo!», commenta
ancora la Mantovani. Alle superiori, in fondo, l’intervallo è
meno decisivo perché — spiega ancora Gabrielli — i ragazzi
un loro spazio di socializzazio-

La pedagogista
Susanna Mantovani:
«Le interruzioni sono
importanti ma devono
avere delle regole»
ne se lo creano in proprio, magari arrivando un po’ prima a
scuola per fermarsi a chiacchierare in cortile o andando
al bar durante la pausa (o chiudendosi in bagno a fumare...).
«Ai miei tempi — nota però
Alessandro D’Avenia (38 anni!), scrittore e insegnante di
italiano latino e greco nel centralissimo liceo San Carlo di
Milano — quando suonava la
campanella ci precipitavamo
in corridoio, magari per andare a trovare la ragazza di un’altra classe. L’intervallo era ancora il luogo e il tempo per
l’esplorazione del possibile.
Oggi invece i miei allievi spesso se ne restano in classe a
guardare il telefonino che
hanno dovuto spegnere durante le lezioni. Magari parlano con la ragazza, ma lo fanno
solo attraverso WhatsApp».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«In maniera empirica si dovrà prestare
attenzione alle caratteristiche costruttive,
funzionali e ad alcuni dispositivi di
equipaggiamento: l’usura dei pneumatici,
l’efficienza dei dispositivi visivi, di
illuminazione, dei retrovisori». Non solo.
Bisognerà «prestare attenzione alla velocità»
e «al fatto che il conducente non può
assumere sostanze stupefacenti, psicotrope
né bevande alcoliche». Ecco. Non bastano
decine di ragazzi scatenati da controllare
giorno e (soprattutto) notte. I prof che
partono in gita si dovranno preoccupare pure
di autisti, bus e gomme. Lo dice una circolare
del Miur e allega un «vademecum» della

polizia stradale: indicazioni per
l’organizzazione dei viaggi con l’invito a
«verificare l’idoneità e condotta» di autista e
bus. Mancava solo questo agli insegnanti in
gita, già gravati 24 ore su 24 da una
responsabilità di ragazzini pronti a tutto. Puro
volontariato, tra l’altro. «Allora eliminiamo le
gite — azzarda Giorgio Rembado,
Associazione nazionale presidi —: i ragazzi a
scuola hanno mille possibilità, tra alternanza,
Erasmus e scambi». Oppure, c’è la soluzione
del liceo Righi di Roma: gli studenti 18enni
delle quinte partono, ma i prof restano a casa.
Claudia Voltattorni
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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

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Economia La recessione più lunga della storia democratica
è superata, ma si è trattato più di resistenza che di sviluppo
Il punto è capire fino a quando funzionerà il nuovo schema
in cui si stanno modificando dinamiche di reddito e consumo

ANALISI
& COMMENTI

I

● Il corsivo del giorno

di Sergio Rizzo

GLI INTOCCABILI
IN SICILIA
VINCONO SEMPRE
a dichiarato ieri il
governatore
siciliano Rosario
Crocetta: «Non ho
mai mollato Fiumefreddo.
Mi chiedevano di mollarlo
ma io l’ho difeso». In
Sicilia poche cose sono
davvero come sembrano.
Ecco perché è buona regola
attenersi ai fatti, anziché
alle parole. È un fatto che
lunedì i due consiglieri di
Riscossione Sicilia, il
commercialista Eustachio
Cilea (del Pd) e la dirigente
regionale Maria Filippa
Palagonia si sono
improvvisamente dimessi.
È un fatto che con le
dimissioni è decaduto il
consiglio, e quindi pure il
presidente della società
della Regione incaricata di
riscuotere le imposte:
Antonino Fiumefreddo,
nominato da Crocetta
giusto un anno fa. È un
fatto che l’assemblea
regionale avesse negato
negli ultimi mesi a questa
società in perenne perdita,
capace di incassare
appena l’8% delle somme
iscritte a ruolo, i soldi
necessari a tenerla in vita,
concedendoli invece solo
dopo il dimissionamento
del presidente. Ma che
Fiumefreddo avesse
cominciato a tagliare le
spese eliminando la lista
degli avvocati esterni (887
su 702 dipendenti!), e
avviato alcune azioni
impopolari, come il
sequestro di Porsche e
Ferrari agli evasori, sono
altri fatti. Come le cartelle
di pagamento spedite a
due terzi dei componenti
l’assemblea regionale, con
il risultato di farli
infuriare. Una iniziativa
senza precedenti, seguita
giorni fa da una seconda
ondata di 195 cartelle
recapitate e sindaci,
assessori e consiglieri
comunali che figuravano
nella lista dei morosi.
Settanta solo fra Palermo
(38 ) e Catania (32), dove
gli avvisi hanno raggiunto
oltre metà della giunta di
Leoluca Orlando e più di
un terzo di quella di Enzo
Bianco.
Questi sono i fatti e
ognuno può trarre le
conclusioni che crede.
Perfino che l’antipatico
Fiumefreddo abbia fatto di
tutto per farsi cacciare. Ma
è la prova che se in Sicilia
le stagioni politiche
cambiano, gli intoccabili
restano tali. E vincono
sempre loro.

H

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l consuntivo del 2015 consegna agli italiani la certezza di
essersi messi alle spalle la recessione più lunga della loro
storia democratica. Li lascia
anche con un dubbio: che il
modello grazie al quale il Paese ha evitato esiti ancora peggiori in questi anni sia al tramonto. Accantonato per far
posto a un’Italia diversa, se
non altro nelle dinamiche del
reddito. Il punto è capire se
funzionerà, e soprattutto fino
a quando. Che il 2015 sia stato
il primo anno di crescita dal
2010 lo dicono i numeri. L’economia è cresciuta dello 0,8%,
metà della media dell’area euro, non abbastanza per tornare anche solo ai livelli del duemila, ma più di quanto non
riuscisse a realizzare da un
pezzo. Una boa è superata.
Dentro quello «zero virgola»
però sono in sommovimento
vari fattori di una metamorfosi nelle abitudini del Paese, in
un sistema internazionale che
a sua volta non assomiglia più
a quello di pochi anni fa.

CAMBIA IL MODELLO
DEL MADE IN ITALY
di Federico Fubini
Per non finire sopraffatti
nella crisi, noi italiani in questi anni avevamo attivato due
leve: l’aumento del risparmio
privato e pubblico (al netto
degli interessi sul debito) e
una dipendenza sempre più
estrema dai mercati esteri per
compensare il crollo dei consumi e degli investimenti interni. Da quando Lehman
Brothers ha alzato bandiera
bianca nel 2008, aprendo
un’altra epoca, per cinque anni su otto il contributo di quella che l’Istat chiama «domanda estera» è stato positivo per
la crescita. A volte anche molto positivo, come nel 2012,
quando tutto il resto era difficilissimo. L’Italia tutta insieme non è ancora tornata ai livelli di inizio secolo ma gli incassi da export nel 2011 erano
già sopra ai livelli del 2008 e

da allora non hanno fatto che
salire: un balzo di oltre cento
miliardi in sei anni, fino a superare quota quattrocento miliardi nel 2015. Senza, l’Italia
oggi sarebbe una Grecia più
grande e più complicata da
gestire.
Nel frattempo la finanza
pubblica spingeva, inevitabilmente, in direzione opposta.
C’erano (e restano) un grosso
deficit da ridurre più un enorme debito da finanziare. Tagli
e tasse sono serviti solo a questo, ma dal 2011 in poi quasi
ogni variazione annuale del
bilancio pubblico ha spinto
l’economia un po’ più giù. La
reazione degli italiani è arrivata a catena: gli investimenti
sono scesi per sette anni di fila
e sulle spese delle famiglie la
storia è simile, solo appena
meno drastica.

Non è stato un modello di
sviluppo, è stato un modello
di resistenza disperata. Di certo però esso sembra rovesciarsi sulla testa adesso, nei giorni
in cui il governo di Matteo
Renzi entra nel suo terzo anno
di vita. La migliore novità di
ieri non è la magra crescita del
Pil — sarebbe considerata un
disastro praticamente in qualunque altro Paese di Eurolandia — ma il fatto che per la
prima volta gli investimenti risalgono. Di pochissimo (0,1%),
però contribuiscono alla crescita. Fino a ieri i bambini di
terza elementare non erano
mai vissuti in un Paese che ha
investimenti stabili, o in lieve
aumento, e lo si vede anche
dallo stato delle scuole.
Crescono anche i consumi
delle famiglie, mentre le imprese tornano a riempire un
po’ i magazzini contando di
vendere qualcosa di più. Soprattutto, il bilancio dello Stato per la prima volta da un
pezzo smette di agire come
una zavorra sul resto dell’economia e l’anno prossimo diventerà addirittura vento di
poppa: bonus e tagli alle tasse
aiuteranno, anche se si assottiglia sempre di più il margine
di bilancio prima di pagare gli
interessi, mentre il deficit e il
debito restano alti.
Poi però c’è l’altro lato di
questo ribaltamento. La «domanda estera» ora è negativa,
cioè toglie dalla crescita. Senza, l’Italia andrebbe meglio.
L’export è salito anche nel
2015, però meno dell’import.
Quest’ultimo si è impennato
del 6% perché gli italiani hanno speso i loro bonus del governo in smartphone progettati in Corea, e via consumando. Nel frattempo molti clienti del made in Italy, dalla Cina
alla Turchia, diventano più
guardinghi a causa dei loro
problemi. Non è un caso se il
principale indice industriale
del made in Italy, in linea con
tutta Europa, è ai minimi da
un anno. Così gli italiani di solito mercantilisti e risparmiatori sembrano pronti a entrare, sospinti dal governo, in
una delle loro fasi in cui consumano risorse che non sono
certi di avere. Il Paese prova a
sollevarsi tirandosi per i lacci
delle scarpe.
Ci sarà chi critica Renzi per
questo, chi lo giustifica e chi
lo applaude. I rischi che il governo sta prendendo sono evidenti. Di certo però il suo nuovo «modello» di sviluppo ne
mette a nudo soprattutto l’impotenza. Così gravata dal debito, l’Italia non ha le leve per
uscire da sola dalla strettoia in
cui è finita in questa stagnazione globale. Se saprà contribuire a una soluzione europea, l’unica possibile, lo si capirà molto presto.
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27

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

#

IL REFERENDUM IN GRAN BRETAGNA

L’EUROPA SENZA LONDRA
LE MOLTE CONSEGUENZE
DI UNA SCELTA DIFFICILE
di Wolfgang Münchau

Sovranità L’idea di una
Brexit sembra spaventosa
alla stragrande
maggioranza degli
europei, me compreso
Ma se dovesse accadere,
questa decisione apparirà
una vera scelta
democratica

P

roviamo a immaginare che la Gran
Bretagna decida di uscire dall’Unione Europea con il referendum del 23 giugno. Non faccio
pronostici sull’esito di tale consultazione popolare. Lo scenario è altrettanto plausibile quanto lo sarebbe il voto a favore della permanenza in Europa.
I referendum sono notoriamente imprevedibili. L’umore oggi in Gran Bretagna è suscettibile
agli imprevisti. I sondaggi di opinione non hanno azzeccato l’esito delle elezioni politiche dello
scorso anno. Oggi stiamo vivendo una situazione
che John Maynard Keynes descrive come permeata da «genuina incertezza». Non sappiamo. Non
esiste un «probabilmente» da affibbiare a qualche ipotetico risultato.
Tuttavia, non è difficile immaginare per
l’Unione Europea il seguente scenario nei prossimi mesi: il vertice del 7 marzo tra l’Ue e la Turchia
non produrrà alcun risultato; Angela Merkel non
cambierà posizione sulla crisi dei profughi e continuerà a premere per ottenere la collaborazione
della Turchia; l’azione unilaterale intrapresa da
Austria, Ungheria e alcuni stati balcanici causerà
nuovi ostacoli e strozzature lungo la via di fuga
dei rifugiati in quelle regioni. I profughi si ritroveranno intrappolati in Grecia. Molti cercheranno scampo verso il mare per raggiungere l’Italia.
Il flusso dei rifugiati verso l’Europa del nord si affievolirà, mentre la situazione si farà scottante
nell’Europa del sud.
Se la Gran Bretagna deciderà di abbandonare
l’Ue il 23 giugno, anche Svezia e Danimarca potrebbero valutare questa ipotesi, e annunciare un referendum nei rispettivi paesi. Al momento, l’idea di
una Brexit appare spaventosa alla stragrande maggioranza degli europei – me compreso. Ma se dovesse accadere, questa decisione apparirà una vera
scelta democratica persino a tutti coloro che la
osteggiano. L’appoggio della maggioranza dei votanti restituirà alla Brexit quella dignità che oggi
non ha. Al contempo, l’Europa dovrà affrontare la

perdita di un membro importante dell’Unione,
che sarà forse seguita da altre defezioni, oltre alla
crisi dei rifugiati che ha distrutto ogni sentimento
di solidarietà tra gli stati membri. E tutto questo in
un anno che, secondo le previsioni, vedrà un brusco rallentamento nella crescita economica, se
non l’inizio di una vera e propria recessione.
Consideriamo inoltre le dinamiche politiche a
seguito della Brexit. Secondo l’articolo 50 del
Trattato, la Gran Bretagna e l’Ue avvieranno i negoziati per stabilire le modalità di uscita. La Gran
Bretagna cercherà di tutelare il suo diritto di accesso al mercato unico, ma potrebbe incontrare
non poche difficoltà. Francia e Germania innalzeranno barricate contro la City di Londra. È facile
immaginare che simili negoziati si protrarranno
per diversi anni, le stime parlano addirittura di
un decennio.
Non è difficile immaginare che questa situazione caotica prima o poi contribuirà a formare
un forte nucleo centrale europeo, composto da
paesi come Germania, Francia, forse anche l’Italia. Ma non sono pronto a scommetterci. Abbiamo commesso lo stesso errore analitico prima
della crisi della zona euro, quando pensavamo
che sarebbe bastata una crisi per muovere nuovi
passi verso l’integrazione politica. Vi ricordate la
nera previsione di Romano Prodi?
Dopo il crollo di Lehman Brothers nel 2008, i
leader politici europei hanno fatto a gara per proteggere il proprio sistema bancario, ciascuno per
conto suo. Una soluzione a livello europeo ci
avrebbe risparmiato quello che, di lì a due anni,
si sarebbe trasformato nella crisi dell’eurozona.Quando la crisi è scoppiata, i leader europei si
sono trovati impreparati a gestirla e hanno fatto
il minimo indispensabile: hanno creato il meccanismo di stabilità europeo, e l’unione bancaria,
tale solo di nome. Difatti si tratta di un’unione
bancaria senza assicurazione dei depositi e senza
un fiscal backstop, ovvero un prestatore di ultima istanza. La zona euro rimane ancora oggi lontanissima dall’unione politica, come d’altronde è
sempre stata.
Non c’è motivo di credere che le dinamiche a
livello europeo possano essere molto diverse.
Nell’affrontare la crisi dei rifugiati, i leader europei hanno cercato innanzitutto soluzioni nazionali, come hanno sempre fatto. Angela Merkel
non si è consultata con i colleghi quando ha spalancato le porte della Germania e incoraggiato i
profughi a intraprendere la lunga marcia attraverso i Balcani. Viktor Orbán, il primo ministro
ungherese, ha accettato il sistema di ripartizione
dei profughi lanciato dal Consiglio d’Europa, ma
subito dopo ha messo al voto la decisione tramite
un referendum popolare, dichiarandosi apertamente per il no. L’Austria ha introdotto le sue
quote, senza interpellare nessuno.
I disastri non sono inevitabili, quasi mai. Ma
per evitarli, dovrebbero accadere molte cose che
non stanno accadendo in questo momento e che
non sono mai accadute in passato. Siamo giunti a
un punto in cui è molto più facile presagire conseguenze negative anziché esiti positivi. Sarà un
anno assai difficile per l’Europa.
(traduzione di Rita Baldassarre)
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●I

QUELLO STATO OSTILE
FRENO NASCOSTO AL PAESE

COMMENTI
DAL MONDO

Giappone, basta
energia nucleare
È l’ora del vento
il dibattito in

❞ Cresce
Giappone

sull’opportunità di
sviluppare le energie
alternative al nucleare,
proprio mentre il governo ha
autorizzato la riapertura di
decine di reattori. In
particolare, il Japan Times
invita a considerare con più
attenzione l’energia eolica,
notando come nel reso del
mondo il vento contribuisca
al fabbisogno totale in
percentuali decisamente
maggiori rispetto al Sol
Levante. «Tokyo intende
raggiungere l’1,7% del
fabbisogno nel 2030. Il
resto del mondo è oggi già
al 3%: occorre fare di più»

Il «doppio gioco»
della Scozia
con gli inglesi
della politica.

❞ Paradossi
La Scozia, attraverso il
suo «first minister» Nicola
Sturgeon, fa propaganda
attiva in vista del
referendum sulla Brexit del
23 giugno perché la Gran
Bretagna resti nell’Europa.
Ma, sostiene il Times di
Londra, lo fa sperando
neppure tanto
segretamente che i cittadini
del Regno Unito alla fine
scelgano di lasciare
Bruxelles. Perché questi
contorcimenti? Secondo il
quotidiano londinese, per la
Scozia sarà più facile
lasciare la Gran Bretagna
una volta che questa sarà
uscita dall’Ue. E lo farà con
un nuovo referendum.

a cura di Paolo Salom

SEGUE DALLA PRIMA

miglioramenti sul fronte
della crescita ci sono. Per
quanto possano essere
giudicati minimi, sarebbe da autolesionisti non
rilevarli. Illusorio sarebbe anche dimenticare il lungo elenco di priorità e cose da fare. Come ama ripetere (e ammettere)
la ministra Maria Elena Boschi
l’Italia va meglio, ma non va
ancora bene. Girando per il Paese è chiaro che lo 0,8% di crescita e il piccolo balzo dell’occupazione (con il dato non positivo dei giovani senza lavoro)
non sono sufficienti a scaldare
l’animo dei cittadini.
E’ solo questione di decimali? No, più crescita, banale dirlo, aiuterebbe. Ad altri il compito di analizzare cifre, tendenze e rimedi. Ma c’è qualcosa di
più profondo che contribuisce
a rendere il Paese confuso. Siamo sicuri che lo Stato, l’amministrazione pubblica siano dalla parte dell’Italia produttiva e
di chi vuole intraprendere? Bastano poche cartelle esattoriali
inutili o peggio, che costringono a defatiganti confronti con
le agenzie, per convincere del
contrario.

Servono a volte minuscoli
atti concreti che diano il senso
di un cambio di passo. Facilitare il pagamento del canone Rai
è in linea di principio corretto.
Ma che fine hanno fatto i chiarimenti sulla trasparenza e sulle situazioni dubbie che sorgono facendolo pagare nella bolletta elettrica? Quando con orgoglio si parla della riforma
della Pubblica amministrazione come cosa fatta, quanta delusione si alimenta nella rincorsa alle decine di provvedimenti attuativi che la compongono e sono lontani dall’essere
stati varati e concretizzati?
Il micro delle piccole cose rispetto al macro dei grandi problemi come il debito, i conti
pubblici e via elencando. Ma
quando gli investitori, soprattutto internazionali, per sbarcare in Italia chiedono tempi
certi per la giustizia civile e
controllo del territorio, stanno
parlando di questo. Di quello
Stato, e di coloro che lo impersonano, che ha imparato perfettamente ad alimentare se
stesso ma che non lavora per la
crescita del Paese.
Daniele Manca
daniele _manca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

VERITÀ E DIGNITÀ SU REGENI,
RICHIAMIAMO IL TEAM IN ITALIA

Q

SEGUE DALLA PRIMA

uella delineata dal
titolare della Farnesina è una strada
dalla quale non si
può tornare indietro. Se davvero si vuole mantenere la dignità, non è consentito alcun cedimento rispetto a
questa posizione.
Entro qualche settimana il
nostro Paese potrebbe trovarsi
in prima linea nelle operazioni
militari in Libia, addirittura assumere il Comando della coalizione impegnata in una missione antiterrorismo dai rischi altissimi. Il ruolo che in questa
partita gioca l’Egitto è noto,
perché il presidente Abdel Fattah al Sisi si è schierato — almeno pubblicamente — contro i fondamentalisti dell’Isis e
al fianco dell’Occidente. Ma
questo non è un motivo sufficiente per pensare che l’Italia
possa arretrare rispetto alla richiesta di verità, tantomeno
che una mossa diplomatica forte possa minare irrimediabilmente il rapporto tra i due Stati. Anzi. Soltanto se riusciremo
a tenere un atteggiamento deciso, saremo credibili rispetto a

tutti gli altri governi, a quel
«mondo intero» di cui ha parlato Irene Regeni.
Un mese è trascorso da
quando il corpo di suo fratello è
stato fatto ritrovare. Pochi giorni dopo l’Italia ha inviato al Cairo un gruppo di investigatori
per collaborare con le autorità
locali, seguire le indagini, partecipare a controlli e verifiche.
Per questo bisogna «richiamarli», farli rientrare al più
presto a Roma. Sarebbe un primo segnale, efficace, per far
comprendere che non si può
più tergiversare. Di fronte ai depistaggi che hanno segnato
questi trenta giorni, alle versioni oltraggiose offerte per tentare di chiudere la vicenda, l’Italia
deve lanciare un messaggio
preciso. E il «ritiro» della squadra investigativa sarebbe la dimostrazione che il tempo è
davvero scaduto, soprattutto
servirebbe a far comprendere
che non possiamo partecipare
(neanche da testimoni) ad alcuna messinscena. È un atto
che si deve alla famiglia di Giulio, alla dignità del nostro Paese
e al «mondo intero».
Fiorenza Sarzanini
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28
#

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

29

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

36,7

Economia

#

dollari al barile
Dopo aver superato quota 37 dollari durante la
seduta, ieri il Brent ha chiuso a 36,71 dollari al
barile, in rialzo di 14 cent. Il greggio Wti invece
avanza di 65 cent a 34,40 dollari al barile.







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La Lente

di Fabio Savelli

Non paghi sette
rate del mutuo?
La banca mette
in vendita la casa

È

il nuovo articolo 120
dello schema di
decreto legislativo ora
all’esame non vincolante
della Camera. Prevede una
semplificazione delle
procedure di esecuzione
immobiliare. Chi ha acceso
un mutuo e si trova suo
malgrado in grado di non
adempiere al pagamento
della rata rischia il
trasferimento immediato
dell’immobile (senza
passare dal Tribunale) alla
banca che può metterlo in
vendita tenendo dal
ricavato quanto le sia
dovuto e riconoscendo
l’eventuale eccedenza al
debitore (a confermarlo
ieri anche fonti del Mef).
Ciò potrebbe avvenire a
partire dalla settima rata
non corrisposta.
L’approfondimento sul sito
del «Corriere della Sera».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Fca avanti da sola, con i nuovi modelli»
Marchionne al Salone di Ginevra. A febbraio +27,3% il mercato auto italiano, per Fiat +33,7%
GINEVRA Numeri e parole servo-

no quasi a nulla, sono i modelli
che concretizzano il mercato e,
a Ginevra, Fiat Chrysler Automobiles ha portato una serie di
veicoli che spaziano sia tra i
marchi che tra i segmenti. In
Maserati tutti gli occhi sono
puntati sul suv Levante, il crossover alto di gamma che combatterà ad armi pari con la
Bmw X5 o la Mercedes Gle, alla
conquista di Stati Uniti e Cina,
indispensabile per raddoppiare le vendite nei prossimi due
anni. Se nel 2013 Maserati copriva il 20% del suo mercato di
riferimento, con il Levante, la
Quattroporte e la Ghibli, è in
grado di soddisfare le richieste
dell’intero mercato del lusso.
La Giulia ha tenuto banco
nello stand Alfa Romeo, con la
Quadrifoglio e con la versione
di serie, la produzione di entrambe, inizierà nelle prossime
settimane, sono le prime due
auto delle sei previste dal piano
industriale. Entro il 2018 usciranno due suv , uno della stessa
categoria della Giulia (segmento D) ed uno più grande ( segmento E) , destinato all’Asia ed
agli Usa. Successivamente, prima del 2020, un’ammiraglia e
la nuova Giulietta, tutte vetture
costruite in impianti italiani.
«Il rinvio dei modelli Alfa al
2020 riguarda due vetture che
arriveranno dopo il 2018, sulle
sei previste», ha detto Sergio
Marchionne che ha voluto precisare: «L’Alfa Romeo entra nel
campo dominato da sempre
dai concorrenti tedeschi, oggi
possiamo dire che è una grandissima vettura». L’ad di Fca ha
anche aggiunto che «siamo in
buone condizioni, continueremo a proporre nuovi prodotti»
e, in merito a possibili alleanze,
ha sottolineato che «con Psa
non vi è alcun accordo se non
quello trentennale relativo alla
costruzione di veicoli commerciali. Noi siamo forti nei suv e
nei pick up, dobbiamo allearci
con chi ci permette di allargare
lo sviluppo di piattaforme».
Marchionne si è detto fiducioso di raggiungere i target 2018
senza fusioni. In merito ad una
eventuale uscita della Gran
Bretagna dall’Ue, ha espresso la

AUTORITA’ PORTUALE DI MESSINA
Sistema Portuale di Messina e Milazzo
Area Affari Legali, Gare e Contratti
Servizio Appalti e Gare
ESTRATTO BANDO DI GARA
Stazione appaltante: Autorità Portuale di
Messina, Via Vittorio Emanuele n. 27 98100 Messina, tel. +39 0906013210 - fax
+39 090710120. Luogo di esecuzione: Comune di Messina. Aggiudicazione: Procedura aperta ai sensi degli artt. 3, 11, 53, 54,
55, 66, 70 e 122 del Decreto Legislativo
163/2006 e smi, con l’aggiudicazione
mediante il criterio del prezzo più basso
ai sensi dell’art. 82 del medesimo
D. Lgs. 163/2006 e smi, per l’esecuzione
dei lavori di rimozione dei sedimenti presso
l’approdo di Tremestieri; CIG: 65523756E6.
Importo delle opere poste a bando, interamente a corpo e a misura, pari ad
€. 712.400,00 così composto: Somme
da assoggettare a ribasso d’asta
€. 580.730,00; Oneri per l’attuazione dei
piani della sicurezza non soggetti a ribasso
€ 28.496,00, Manodopera non soggetta a
ribasso € 103.174,00. Le categorie dei lavori, stabilite nel progetto esecutivo, ai
sensi dell’art. 61 DPR 207/2010, risultano
essere: Categoria Prevalente: OG7: Classifica III^. Termine ricezione offerte: entro ore
13.00 del 01/04/2016. Documenti e modalità presentazione offerte: vedasi Bando, Disciplinare gara ed allegati disponibili sul sito
www.porto.messina.it. Data, ora e luogo
apertura buste: 05/04/2016 ore 10.00, Messina, via Vittorio Emanuele n. 27.
IL PRESIDENTE
Dott. Antonino De Simone

Radiotelevisione Italiana Spa
Viale Mazzini,14 - 00195 Roma

ESTRATTO DI BANDO DI GARA
Oggetto: Realizzazione e fornitura “chiavi in mano” di due semirimorchi attrezzati ciascuno con
due gruppi elettrogeni da 650 kVA
cadauno.
Tipo di procedura: aperta.
Criterio di aggiudicazione:
prezzo più basso.
Importo totale dell’appalto:
531.000 €, I.V.A. esclusa.
Condizioni di partecipazione:
Specificate nel Bando.
Le offerte devono essere presentate entro il 31/03/2016 ore 16:00.
Il Bando è stato trasmesso alla
G.U.U.E. il 19/02/2016.
La documentazione di gara è
disponibile sul profilo committente
www.fornitori.rai.it o può essere
richiesta e ritirata, previo appuntamento inviando un fax ai punti di
contatto indicati in bando, nei
giorni feriali dalle ore 10:00 alle
ore 13:00, presso la Direzione
Acquisti in Via Teulada 66 Roma.
La Direzione Acquisti

32,2
per cento
l’incremento
delle vendite
di Fca in Italia,
contro un
mercato
cresciuto del
27,3%

45,1
per cento
la quota nel
segmento A
della Fiat
Panda, che
resta l’auto
più venduta
del mese

sua preoccupazione «avrebbe
ripercussioni rilevanti non per
noi, ma per l’Europa, che inizierebbe a perdere pezzi e a sfilacciarsi». Fiat ha esposto tutta
la gamma della Tipo, la vettura
dal prezzo giusto, costruita in
Turchia che, dopo il successo
della berlina, ora si presenta

anche come station wagon e a
cinque porte. I tre modelli verranno prodotti in 250 mila unità (lo stabilimento di Bursa è
stato aggiornato per aumentare la cadenza industriale), auto
abbordabili, più volti di uno
stesso corpo, allineate con le richieste che provengono da una

Al salone
John Elkann
e Sergio
Marchionne,
presidente e
amministratore
di Fca, ieri al
salone auto
di Ginevra

Borse, Wall Street spariglia il risiko
Studia un’offerta per Londra e Milano
I n te rco n t i n e n t a l
Exchange (Ice), la società con
sede ad Atlanta, Stati Uniti,
che controlla il New York
Stock Exchange (Nyse), entra a
gamba tesa nella partita della
fusione tra il London Stock
Exchange (cui fanno capo la
Borsa di Londra e di Milano) e
Deutsche Boerse, che amministra il listino di Francoforte.
Proprio ieri la società americana, una capitalizzazione di oltre 28 miliardi di dollari (circa
26 miliardi di euro) si è fatta
avanti per una possibile acquisizione di Lse, guidata da Xavier Rolet.
Questo primo passo — non
è ancora un’offerta formalizzata, fanno sapere da Lse — cade
nel momento in cui da circa
una settimana si sono aperte
le trattative per un possibile
matrimonio tra Lse e Deutsche
Boerse. Due gruppi di dimensioni simili, Lse con una capitalizzazione di poco superiore
ai 10 miliardi di sterline (13 miliardi di euro) e Deutsche Boerse valutata 14,7 miliardi di
euro. Di fronte al comparire
del nuovo pretendente il titolo
Lse ieri si è impennato del 7,1%
a 2,870 sterline (il 9 febbraio
ne valeva 2,12) mentre Ice in
serata perdeva circa il 4%.
Il mercato mostra tuttavia di
credere nella prosecuzione
delle trattative tra Lse e Deutsche Boerse, ieri in leggero
rialzo dell’1,31%. Se l’accordo

MILANO

13
miliardi di euro la capitalizzazione
di Borsa del London Stock
Exchange, cui fanno capo sia
Londra che Milano

Xavier Rolet, alla guida di Lse

andasse in porto si tratterebbe
infatti di un matrimonio tra
pari, che nel progetto dovrebbe avvenire con uno scambio
azionario che porterebbe la
Borsa di Francoforte a detenere il 54,4% del capitale della
nuova società creata con la fusione. La logica del merger è
convincente: poche sovrapposizioni, molte sinergie e soprattutto la possibilità di creare la principale società di gestione dei mercati azionari in
Europa.
Secondo gli analisti la proposta di Ice per essere credibile dovrebbe prevedere un
esborso «cash». Lo stesso dovrebbe accadere nel caso in cui
si facessero avanti altri possibili pretendenti che i rumors
indicano in Euronext Nv e nel
Cme di Chicago Il vaglio dell’Antitrust potrebbe tuttavia
privilegiare la fusione europea
tra pari, carta su carta.
Marco Sabella
© RIPRODUZIONE RISERVATA

clientela che cerca qualità, eleganza di linee e costi di gestione accettabili. Le prime immatricolazioni hanno permesso a
Fca di registrare, a febbraio, in
Italia, un aumento delle vendite del 32,2%, contro un mercato
cresciuto del 27,3%. Una galoppata dominata da ben sei vetture tra le dieci più vendute, con
Panda, Ypsilon, 500L, 500 e
500X nelle prime cinque posizioni.
Fondamentale per questo risultato il consolidamento di
Jeep, con la Renegade che ha
ottenuto una quota del 14,6%
del suo segmento. Decisamente più emozionale la Fiat 124
spider, la scoperta a due posti,
realizzata sulla base della giapponese Mazda Mx5, dalle forme arrotondate, eleganti e raffinate, nella migliore tradizione delle carrozzerie di casa nostra. Gli sportivi passeranno,
senza dubbio, alla soluzione
proposta dal brand Abarth.
Fermento anche dall’altra parte
dell’Oceano, nella fabbrica di
Windsor, è partito l’assemblaggio della Chrysler Pacifica, la
monovolume che propone anche la propulsione ibrida, la
prima per il gruppo italo americano, «la plug-in hybrid è diventata ormai una scelta tecnologica ed endemica nel gruppo
— ha detto Marchionne — sarà
adottata anche nella maggior
parte delle Jeep che usciranno
nei prossimi tre-quattro anni e,
progressivamente da tutti i
marchi».
In Usa le vendite di Fca hanno visto un rialzo del 12%, con
le Jeep Cherokee, Wrangler, Patriot e Compass in testa alle
classifiche. Risultati internazionali che hanno fatto dichiarare a John Elkann, presidente
di Fca «sono molto soddisfatto
e felice, a Ginevra stiamo dimostrando che cosa siamo in
grado di fare, prodotti che sono parte del piano presentato
nel 2014, coerenti con i vari
brand. Gli stabilimenti di Grugliasco e di Mirafiori sono il
centro di un polo del lusso, da
cui escono vetture vendute in
tutto il mondo».
Bianca Carretto
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

ECONOMIA

31
#

Prima casa

Il leasing immobiliare prevede importanti detrazioni fiscali
per gli under 35 con reddito compreso tra i 30 e i 55 mila
euro lordi l’anno. L’identikit del cittadino che
potenzialmente potrebbe essere interessato a questo
strumento per l’acquisto della prima casa, è stato tracciato
ieri alla Camera in occasione della presentazione della
Guida al «Leasing Prima Casa». Il documento chiarisce le
caratteristiche del leasing immobiliare abitativo e i dubbi
più frequenti, le tutele per il cittadino e i regimi fiscali
applicabili. Per tutelare il cittadino, il legislatore nella legge

Leasing immobiliare, la guida
alle detrazioni per i giovani
Rate sospese ai disoccupati

Il caso

di Isidoro Trovato

MILANO Un clic in meno che vale circa un miliardo e mezzo di
euro. Il 12 marzo prossimo entrerà in vigore la nuova disciplina sulle dimissioni dei lavoratori che manderà in pensione il vecchio modulo cartaceo.
Obiettivo dichiarato: evitare la
cattiva pratica delle dimissioni
in bianco. Ogni anno in Italia
si dimettono circa 1,4 milioni
di lavoratori. Cioè poco più del
10% dei lavoratori italiani. Ma
con l’avvio della disciplina on
line scatta un pericolo che potrebbe costare caro alle casse
dello Stato e a segnalarlo è la
Fondazione Studi Consulenti
del lavoro.
Il decreto attuativo della riforma del Jobs act ha, infatti,
reso più rigide le regole relative alle dimissioni dall’azienda
da parte dei lavoratori. Di fatto, il dipendente intenzionato
a lasciare il proprio posto di lavoro non potrà più inviare una
semplice lettera al proprio datore ma dovrà compilare un
modulo on-line. Il lavoratore
dovrà richiedere anche «username» e «password» per accedere al portale www.clicla-

di Stabilità 2016 ha previsto la possibilità, per una sola
volta, di chiedere la sospensione della rata di leasing (senza
spese e interessi) per un massimo di 12 mesi in caso di
perdita del lavoro. Per il viceministro dell’Economia Luigi
Casero (foto) «il leasing abitativo migliorerà anche lo
strumento dei mutui ipotecari tradizionali». La Guida sarà
distribuita gratuitamente da Assilea, Consiglio Nazionale
del Notariato e associazioni dei consumatori.

Francesco Di Frischia
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Dimissioni online, il rischio
di un «buco» da 1,5 miliardi
Le dimissioni
1.431.392* le dimissioni ogni anno

I possibili costi delle
dimissioni on line**
Lavoratori
10,5 milioni di €

70 mila lavoratori
per abbandono del
posto del lavoro

Aziende
105 milioni di €
Stato
1,47 miliardi di €
Fonte: *Min. del lavoro - **Fondazione Studi Consulenti del lavoro d’Arco

voro.gov.it. In alternativa, il lavoratore potrà rivolgersi ad
uno dei soggetti abilitati alla
identificazione dei lavoratori
(patronati, enti bilaterali, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione). Se
solo il 50% si rivolgerà ai soggetti abilitati, il costo per i lavoratori sarà di 10,5 milioni di
euro. C’è poi chi abbandona
improvvisamente il posto di
lavoro. Le stime di questo fenomeno oscillano attorno al
5% delle dimissioni che avven-

gono ogni anno: quindi parliamo di circa 70 mila rapporti di
lavoro che la legge lascia nella
completa incertezza poiché
senza la compilazione del modulo on-line le dimissioni non
sono valide. Per questo motivo
il datore di lavoro dovrà licenziare il lavoratore per giusta
causa, operazione onerosa visto che in tal caso è dovuto il
cosiddetto «ticket licenziamento» che (per una anzianità
fino a 3 anni) può arrivare fino
a 1.500 euro circa. Quindi le
aziende avrebbero un potenziale maggior costo di 105 milioni di euro l’anno.
Il punto è che se una dimissione (anche di fatto) si tramuta in «licenziamento effettivo», per il lavoratore che abbandona il posto scatta il diritto alla cosidetta indennità di
disoccupazione (oggi denominata Naspi). Su una retribuzione non superiore a 25 mila euro l’anno, il costo del trattamento su 24 mesi è di circa 21
mila euro. Ciò significa che lo
Stato potrebbe essere chiamato a corrispondere a questi lavoratori una indennità (su due

anni) di 1,47 miliardi di euro.
Soluzione possibile? Ripristinare il sistema della convalida delle dimissioni, metodo
attualmente in essere fino al
prossimo 11 marzo. Il datore di
lavoro, nel caso in cui il lavoratore non dovesse convalidare
le dimissioni online, gli invia
una raccomandata con la richiesta di conferma che diventa automatica nel caso di silen-

Il nodo
Se una dimissione si
tramuta in licenziamento
effettivo, per il lavoratore
scatta la Naspi
zio oltre i 7 giorni. «Si tratta di
una norma di buon senso – afferma Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi
Consulenti del lavoro -, con la
quale si potrebbero evitare le
nefaste conseguenze economiche della nuova normativa».Una raccomandata in più e
un clic in meno.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

In breve

Inail, 276 milioni
per la sicurezza
Il modulo
● Il 12 marzo
entrerà in
vigore la nuova
disciplina
sulle dimissioni
dei lavoratori
che manderà
in pensione
il vecchio
modulo
cartaceo.
L’obiettivo
è evitare la
cattiva pratica
delle dimissioni
in bianco.
Ma con la
nuova
procedura per
le aziende c’è
un potenziale
maggior costo
di 105 milioni
di euro l’anno

L’Inail premia le imprese
che investono in sicurezza
mettendo a disposizione
per gli investimenti su
questo fronte 276 milioni.
Fino al 5 maggio è aperto
il bando per le domande
di finanziamento

Campari, utile
in crescita: +36%
Campari ha chiuso il 2015
con vendite a 1.656,8
milioni, + 6,2%. L’utile netto
cresce invece del 36,1% a
175,4 milioni. Proposto un
dividendo di 0,09 euro per
azione, più alto del 12,5%
rispetto al 2014.

Grandi Stazioni,
in corsa tre italiani
Tra le nove offerte per
Grandi Stazioni retail c’è
Borletti, la newco con Poste
vita (in minoranza) e
Clessidra, partner di Cic e
Pamplona Capital
Management.

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

32
#

TECNOCASIC S.p.A.
Avviso di appalto aggiudicato
Stazione Appaltante: Tecnocasic S.p.A., Viale Armando Diaz, 86 - 09125 Cagliari. Oggetto dell’appalto: procedura aperta per l’affidamento del Servizio
assicurativo “All Risks” per danni materiali agli impianti
e strutture gestite dalla Tecnocasic S.p.A.. Importo
complessivo presunto a base d’asta: € 810.000,00
oltre IVA. Importo aggiudicato: € 567.243,00 oltre
IVA. Aggiudicataria: UnipolSai, con sede in Bologna
via Stalingrado 45 che ha presentato la migliore offerta con un ribasso percentuale del 29,97 %. Data di
aggiudicazione: 5/02/2016. Durata della Polizza: 24
mesi.Il presente avviso è stato spedito alla G.U.U.E.
per la relativa pubblicazione il 22/02/2016.
Il Responsabile del Procedimento
Dottor Gianmarco Serra
L’Amministratore Unico
Dottor Oscar Serci
AVM spa
AVVISO DI GARA
AVM spa, Isola Nova del Tronchetto, 33 - 30135
Venezia - indice una procedura ristretta per il subaffidamento di servizi pubblici automobilistici
di linea. Importo complessivo stimato dell’appalto: € 8.775.000,00 + IVA. Il bando di gara è
stato inviato alla G.U.C.E. in data 15/02/16 ed
alla G.U.R.I. in data 18/02/2016, ed è disponibile
in forma completa sul sito www.avmspa.it alla
voce “Concorsi e Appalti”. Le domande di qualificazione dovranno pervenire entro e non oltre
le ore 12:00 del giorno 31.03.2016.
IL DIRETTORE GENERALE
GRUPPO AVM
Ing. Giovanni Seno

Società con Unico Socio,
soggetta all’attività di direzione e coordinamento
dell’Automobile Club d’Italia
Via Fiume delle Perle, n. 24 - 00144 Roma
e-mail gara:
gara.manutenzionehw2016@informatica.aci.it
CIG: 6587331581
AVVISO PER ESTRATTO DI GARA A PROCEDURA APERTA
E’ indetta una gara ai sensi del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163
per l’affidamento del servizio di manutenzione delle apparecchiature installate presso il DATA Center di ACI Informatica e degli apparati di rete LAN e WAN installati presso i
clienti di ACI Informatica. La base d’asta è di € 1.585.000,00
(unmilionecinquecentottantacinquemila/00), IVA esclusa,
per la durata di 36 mesi. Si precisa che gli oneri per la sicurezza derivanti da rischi interferenziali sono pari a zero. La
gara è aggiudicata in favore dell’offerta economicamente
più vantaggiosa. Il Bando è pubblicato sulla GUUE e GURI,
alle quali è stato inviato il 12/02/2016. Le Imprese possono
ritirare la documentazione ufficiale di gara tutti i giorni feriali, escluso il sabato, fino alla data di presentazione delle
offerte dalle ore 9.00 alle 16.00 presso gli uffici della ACI
Informatica S.p.A., secondo le indicazioni in evidenza sul
Bando di gara. La documentazione è disponibile sul sito
www.informatica.aci.it. Le offerte dovranno essere presentate entro il termine perentorio delle ore 12:00 del 30 marzo
2016, pena la non ammissione alla gara. Informazioni e/o
chiarimenti sugli atti di gara potranno essere richiesti o mediante fax al n. 06/52999679 o alla casella di posta elettronica: gara.manutenzionehw2016@informatica.aci.it entro
le ore 12:00 del giorno 10 marzo 2016.
Il Direttore Generale - Ing. Mauro Minenna

RAP S.p.A.
PALERMO
AVVISO
Questa Stazione Appaltante ha indetto la procedura aperta per l’acquisizione della Polizza RCA/CVT
amministrata a “Libro Matricola” di durata triennale - (CIG N. 6593494360),
importo complessivo lordo triennale
€ 7.467.625,89, comprensivo di ogni
onere, imposta e tassa, pubblicata,
a mezzo avviso, sulla G.U.R.S. N. 9
del 04/03/2016 e, integralmente,
sul sito internet www.rapspa.it.
Formulario di cui al Regolamento
(CE) n. 1564/2005 trasmesso alla
G.U.C.E. via e-mail il 12/02/2016 e
pubblicato il 17/02/2016 con il n.
2016/S 033-053585.
Il Dirigente dell’Area
Programmazione
e Gestione del Patrimonio
(Ing. Antonio Morvillo)

TRIBUNALE DI ROMA
C.P. 57/2013
Gestione Manutenzione
e Servizi s.r.l.
Giudice Delegato Dr. Fabio Miccio
Vendita mediante
procedura competitiva
ramo d’azienda inerente Lavori di manutenzione di strutture alberghiere in
Sicilia, prezzo minimo Euro 31.000,00.
Offerte entro il 22.03.2016. Informazioni
Commissario Liquidatore Dott.ssa Debora
D’Angiolillo mail cpgms572013@virgilio.it
tel. 06.58343780.

ESTRATTO AVVISO DI GARA
Si rende noto che in data 24/02/2016 è stato trasmesso alla GUUE per la pubblicazione l’Avviso di
gara, mediante procedura aperta, relativo ai lavori
di manutenzione straordinaria presso la stazione
Villa Fiorita Linea Metropolitana M2, comprensive
di progettazione esecutiva, volti al superamento
delle barriere architettoniche. Ulteriori informazioni potranno essere acquisite presso ATM S.p.A. Direzione Acquisti - Appalti di Lavori - Viale
Stelvio, 2 - 20159 Milano tel. 0248038301 fax
026887778. L’avviso di gara integrale è consultabile sul sito Internet http://www.atm.it.
DIREZIONE ACQUISTI - Ing. Stefano Canzian

ESTRATTO BANDO DI GARA
Oggetto: Fornitura e consegna di divise di
rappresentanza per i punti ENEL.
Procedura e Criterio di Aggiudicazione:
Offerta economicamente più vantaggiosa.
Denominazione conferita all’appalto
dall’ente aggiudicatore: APR000126288.
Tipo di Appalto: Fornitura.
Luogo di consegna: Tutto il territorio
nazionale italiano.
CPV (vocabolario comune per gli appalti): 18110000
Divisione in lotti: No.
Quantitativo o entità totale: n. 1.200
vestizioni complete per uomo e donna
Sull’importo contrattuale è prevista una tolleranza del 20%.
Opzioni: Prevista fino ad un massimo del
50% dell’importo del contratto, tolleranza
compresa, da esercitare entro il periodo di
validità contrattuale.
Durata della Fornitura: 24 mesi.
Tipo di procedura: Negoziata.
Termine per il ricevimento delle
domande di partecipazione: 01.04.2016.
Testo integrale del Bando: Il testo integrale del Bando è stato pubblicato sul supplemento alla Gazzetta ufficiale dell’Unione
Europea del 24/02/2016 numero 2016/S
038-062739.

La Società per Azioni Esercizi Aeroportuali - S.E.A.
indice una gara, mediante procedura aperta ex artt.
3 c. 37 e 220 del D.Lgs 163/06, interamente gestita
con sistemi telematici ex art. 85, c. 13 del
D.Lgs.163/06, per la stipula di un Accordo Quadro
avente ad oggetto la fornitura di nr. 7 Spazzatrici
Aspiranti Aeroportuali, tipo Airport Sweeper, presso
gli Aeroporti di Milano Linate e Milano Malpensa
(CIG n. 6576357579). L’importo a base d’asta è pari
a Euro 1.750.000,00 (IVA esclusa), di cui Euro 0,00
per costi della sicurezza dovuti a interferenze. Durata
dell’appalto: 48 mesi. L’aggiudicazione verrà effettuata con il criterio dell’ Offerta economicamente più
vantaggiosa in base ai criteri indicati di seguito: punteggio economico 70/100, punteggio tecnico
30/100. I concorrenti dovranno far pervenire, a pena
di esclusione, la propria offerta entro le ore 17.30
del giorno 31/03/2016, esclusivamente in via telematica, previa registrazione sul sito: https://portalefornitorisea.seamilano.eu/irj/portal. Il bando di gara
è stato inviato alla G.U.U.E. il 16/02/2016 ed è in
pubblicazione sulla GURI. Il testo integrale è disponibile sul sito Internet dell’Ente Aggiudicatore all’indirizzo. http://www.seamilano.eu/it/avvisi-corso.
Il Responsabile del procedimento
per la fase di affidamento
Ing. Carlo Murelli

ENEL Italia S.r.l.
Maurizio Mazzotti
CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO
E AGRICOLTURA DI MONZA E BRIANZA
Appalto per l’esecuzione dei lavori
di ristrutturazione e di riqualificazione dell’edificio
di V. Cavallotti 6/8, Monza
Amministrazione aggiudicatrice: Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Monza e
Brianza. Oggetto dell’appalto: affidamento dell’appalto
per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione e riqualificazione dell’edificio di via Cavallotti 6/8 - Monza. Procedura e criteri di aggiudicazione: procedura aperta
con aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Forma e categoria
dell’appalto: Appalto di lavori. CPV 45454000-4; CIG
657654509F CUP E56I13000050005. Valore stimato:
€ 5.550.262,39 + iva; importo a base d’asta per i lavori:
€ 5.396.003,07; importo dei costi della sicurezza non
soggetti a ribasso: € 154.259,32. Termine ultimo
per la ricezione delle offerte: ore 12:00 del giorno
8/04/2016. Informazioni utili: il bando la documentazione di gara sono integralmente disponibili sul
sito della Camera di Commercio di Monza e
http://www.mb.camcom.it/index.phtml?Id_VMenu=
1053 raggiungibile anche dalla piattaforma Sintel
di regione Lombardia, raggiungibile all’indirizzo
www.arca.regione.lombardia.it, Sezione bandi di
gara. La procedura verrà svolta mediante la piattaforma
telematica Sintel di Arca Regione Lombardia. Tutte le
informazioni inerenti la presente procedura e l’utilizzo
di detta piattaforma sono reperibili presso il Sito
https://www.sintel.regione.lombardia.it.
Il responsabile del procedimento
Irene Caramaschi

Per la pubblicità
legale e
finanziaria
rivolgersi a:

RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano

Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114

Via Campania, 59 C - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682

Corriere della Sera Mercoledì 2 Marzo 2016

ECONOMIA

33
#

I conti e la governance

Luxottica archivia un 2015 con numeri record, vede un
2016 più riflessivo e si prepara a investire nel triennio
2016-2018 più di 1,5 miliardi per rafforzare l’e-commerce,
aprire negozi (un migliaio quelli già previsti), migliorare
produzione e logistica, entrare in nuovi mercati. Con il
consiglio che ieri ha approvato il bilancio, la multinazionale
degli occhiali chiude, però, anche la delicata partita della
governance che si trascina da un anno e mezzo. Entra in
cda Francesco Milleri, manager di fiducia del fondatore di
Luxottica: sarà amministratore «con funzioni vicarie» e avrà

Luxottica, salgono ricavi e cedole
Milleri entra in consiglio
Sarà amministratore «vicario»

il compito di «coadiuvare e assistere» il presidente
esecutivo Leonardo Del Vecchio (foto) nell’esercizio delle
sue competenze. «La governance non subisce modifiche —
ha detto Del Vecchio —. Un presidente esecutivo e un
amministratore delegato, Massimo Vian. Milleri non è un
nuovo amministratore delegato». Su ricavi oltre i 9 miliardi,
l’utile netto adjusted è di 865 milioni (+24,2%), il dividendo
0,89 euro per azione (+24%).

M. S. S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

PopVicenza, la stretta della Procura

Il risiko bancario

Mps-Cdp, i dubbi
di Guzzetti:
bisogna vedere
se può intervenire

Nuove ipotesi di reato nell’indagine dei pm: associazione a delinquere e falso in bilancio
Presentata la domanda di quotazione in Borsa, subordinata all’assemblea di sabato
MILANO Cambio di passo a Vicenza. La Procura della repubblica che da settembre sta indagando gli ex vertici della
Banca Popolare con l’ipotesi di
aggiotaggio e di ostacolo agli
organi di vigilanza, sta allargando le ipotesi di reato ad associazione a delinquere e falso
in bilancio.
Il 22 settembre scorso era
scattato il blitz che aveva portato alla perquisizione in diverse sedi della Popolare e all’indagine su sei amministratori dell’istituto: l’allora presidente Gianni Zonin,
dimessosi il 23 novembre; l’ex
amministratore delegato Samuele Sorato; gli ex vice direttori generali Andrea Piazzetta
ed Emanuele Giustini; i consiglieri Giovanna Maria Dossena
e Giuseppe Zigliotto, quest’ultimo presidente della locale
associazione di Confindustria.
«Ci troviamo di fronte ad
una organizzazione strutturata, la banca, all’interno della
quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura
gerarchica e ben organizzata,
per mettere a segno un nume-

1,76
miliardi
L’importo
dell’aumento
di capitale
in carico ai soci

ro indefinito di reati - ha spiegato il Procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri -.
Già oggi ci troviamo con almeno 500 casi di azionisti che lamentano di essere stati truffati
e a questi numeri bisognerà
quasi certamente aggiungere
gli altri 100 esposti depositati
alla procura di Udine».

Telecom

Vivendi
sale al 23,8%
Vivendi si rafforza
ancora in Telecom.
Il gruppo francese
ha in mano il 23,8%
del capitale,
secondo quanto
emerge da una
comunicazione alla
Sec. Il precedente
aggiornamento
risale a meno di due
settimane fa: il
19 febbraio Vivendi
aveva il 22,8 %.

Sette invece sono gli indagati nella parallela indagine che
sta svolgendo la procura di
Prato, dove la Popolare di Vicenza controlla l’ex Cassa di
Risparmio. Cappelleri ha confermato che, in questo momento, i reati principali rimangono l’aggiotaggio e
l’ostacolo alla vigilanza, «ma è

logico pensare - ha detto il
procuratore - che si dovrà
estendere il campo d’azione
anche alla valutazione di altre
fattispecie, come il falso in bilancio e il vincolo associativo. I
reati, per così dire satellite, sono quelli di truffa o di estorsione». Un grande imbroglio,
che ha aperto un buco superiore ai 5 miliardi di euro e che
probabilmente vedrà aumentare anche il numero degli indagati.
La svolta nelle indagini avviene quasi in contemporanea
con la presentazione della domanda di quotazione in Borsa
delle azioni delle banca, domanda peraltro subordinata al
via libera degli azionisti, che
sono chiamati sabato prossimo all’assemblea straordinaria che si terrà a Gambellara.
Sono 117 mila i soci della cooperativa che dovranno votare
la trasformazione in spa e un
aumento di capitale da 1,763
miliardi di euro che aprirà le
porte alla quotazione in Borsa.
Stefano Righi
@Righist
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’audizione di Barbagallo

Bcc, sul decreto di riforma
Bankitalia chiede correzioni
«Uscita, norme da rivedere»
Il decreto per la riforma del credito cooperativo va «nella giusta direzione» e Bankitalia
ne «condivide la filosofia di fondo e i principali
contenuti», ma la possibilità per le Bcc più
grandi di non aderire al gruppo unico, almeno
nei termini in cui è prevista, pone problemi potenziali alla vigilanza e rischia di vanificare gli
effetti della riforma stessa.
Il cosiddetto “way-out” per le banche con oltre 200 milioni di patrimonio netto «è una scelta del legislatore che rispettiamo. Noi ne
avremmo probabilmente fatte altre» ha detto
ieri in Parlamento il capo della vigilanza di
Bankitalia, Carmelo Barbagallo, chiedendo correzioni al decreto, per il quale gli emendamenti
sono attesi entro lunedì. Banca d’Italia sollecita
almeno una data di riferimento temporale per
la soglia dei 200 milioni di patrimonio che consentirebbe l’uscita delle banche più grandi, magari fissata a fine 2015.
«Qualora il Parlamento ritenesse di confermare la norma sull’affrancamento è auspicabile
che sia chiarito il carattere eccezionale della facoltà», che dovrebbe essere «esercitabile in un
circoscritto arco temporale». Il rischio è quello
di innescare nel periodo transitorio una corsa
alle fusioni tra Bcc che oggi non hanno i 200
milioni di patrimonio minimo, per poi fuggire
dal gruppo unico, possibilità che oggi avrebbero sulla carta solo 14 istituti cooperativi, riproponendo gli attuali «elementi di debolezza».
Per Bankitalia lo stesso affrancamento delle
riserve con una tassa del 20% andrebbe valutato
meglio in termini di equità e di compatibilità
con le regole sugli aiuti di Stato. Dubbi anche
sulla preclusione alla fusione delle Bcc nelle
banche popolari. Sulla governance Via Nazionale chiede maggiori poteri di nomina e revoca
degli amministratori da parte della holding
nelle Bcc controllate, che dovrebbero a loro volta poter ridurre la loro quota nella capogruppo
anche sotto il 51%, nel caso fosse compromessa
la stabilità. Da rivedere anche le competenze tra
Tesoro e Bankitalia sulla normativa secondaria.
Mario Sensini

ROMA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

La vicenda

● La riforma
obbliga le Bcc
ad aderire a
una holding
bancaria con 1
miliardo di
patrimonio
● Se hanno
almeno 200
milioni di
riserve le Bcc
possono non
aderire:
devono
diventare spa e
versare una
imposta
straordinaria
del 20% sulle
riserve. Le coop
hanno criticato
questa norma.
Ieri il capo della
Vigilanza di
Bankitalia,
Carmelo
Barbagallo
(foto), ha
espresso i
dubbi
dell’authority

La vicenda

● Associazione
a delinquere è
la nuova ipotesi
di reato a
carico di Gianni
Zonin (foto) ex
presidente
della Popolare
di Vicenza e di
altri cinque ex
amministratori
● Per la
Procura c’era
una struttura
deviata, interna
alla banca

(f.mas.) Mps guadagna un
altro 5,02% in Borsa a 0,516
euro, mentre non si scioglie il
nodo della sistemazione dei
crediti deteriorati dell’istituto
(46 miliardi lordi coperti al
48%) e di un suo possibile
approdo. Sull’ipotesi, tornata
a circolare, di un intervento
della Cdp ha frenato uno dei
grandi soci dell’ente, il
presidente di Fondazione
Cariplo e Acri, Giuseppe
Guzzetti, parlando su Rai2 a
«2Next»: «È da vedere se Cdp
può investire dei soldi in una
banca ed è da appurare, in
caso affermativo, a quali
condizioni». I vertici Fabrizio
Viola e Massimo Tononi
«hanno fatto un grande lavoro
di pulizia. Per dare stabilità
alla banca c’è bisogno di
qualcuno che la sposi». Ieri ha
ribadito il «no» a Mps Carlo
Messina, ceo Intesa Sanpaolo,
perché non creerebbe valore
per azionisti e dipendenti:
«Se hai sovrapposizione
ovunque in Italia, come puoi
creare valore per i tuoi soci?».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mercoledì 2 Marzo 2016 Corriere della Sera

34
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Data

Valuta Quota/od. Quota/pre. Nome

Data

Valuta Quota/od. Quota/pre. Nome

EUR 1355,802

1347,499

HIGH GROWTH CAP RET EUR

29/02

EUR

108,577

29/02

EUR

119,433

118,691

ITALY CAP RET A EUR

29/02

EUR

24,191

Active Liquid Bond M

29/02

EUR

112,725

112,676

SELECTED BOND DIS RET EUR 29/02

EUR

5,100

Multiman. Eq. Afr. & Mid. East A

24/02

EUR

61,634

61,101

SELECTED BOND CAP RET EUR 29/02

EUR

115,618

SB Bond B

29/02

EUR 1042,472

1040,442

ACTIVE SH TERM CREDIT CAP RET EUR29/02

EUR

91,605

SB Equity B

29/02

EUR 1169,156

1164,793

SB Flexible B

29/02

EUR

999,682

994,043

EUR

14,355

14,387

AcomeA America (A2)

29/02

EUR

15,042

15,074

Asia Balanced A

29/02 USD

21,750

21,830

AcomeA Asia Pacifico (A1)

29/02

EUR

4,461

4,474

Asia Balanced A-Dis

29/02 USD

13,400

13,450

AcomeA Asia Pacifico (A2)

29/02

EUR

4,654

4,668

Asia Consumer Demand A

29/02 USD

11,460

11,450

AcomeA Breve Termine (A1)

29/02

EUR

14,461

14,468

Asia Infrastructure A

29/02 USD

12,290

12,390

AcomeA Breve Termine (A2)

29/02

EUR

14,696

AcomeA ETF Attivo (A1)

29/02

EUR

3,969

14,703 BOND-A
3,940 BOND-B

AcomeA ETF Attivo (A2)

29/02

EUR

4,133

4,103

AcomeA Eurobbligazionario (A1)

29/02

EUR

16,654

16,699

AcomeA Eurobbligazionario (A2)

29/02

EUR

16,966

17,011

29/02

EUR

12,853

12,774

29/02

EUR

13,394

13,310

29/02 USD

29/01

EUR 841844,700 863523,168 Balanced-Risk Allocation A
EUR 262135,558 278010,065 Balanced-Risk Select A

29/02

EUR

29/02

EUR

9,370

9,400

29/02 USD

11,347

11,445

EUR

5359,677

F. STRAT. TAA COMPARTO BOLZANO 30/09

EUR 96253,650

30/09
F. STRAT. TAA COMPARTO TRENTO

EUR 99290,835

30/09

EUR 64128,491

PRINCIPAL FINANCE 1

5,085 Strategic A
115,282 Usa Value Fund A
91,555 Ver Capital Credit Fd A

5294,316 Em. Loc. Cur. Debt A
Em. Loc. Cur. Debt A-Dis.M
97335,270
Em. Mkt Corp Bd A
99146,784
Euro Bond A-Dis
64683,476
Euro Corp. Bond A

9,786
14,490

29/02 USD

6,520

29/02 USD

12,076

www.multistarssicav.com multistars@pharus.ch
T. +41 (0)91 640 37 80
23/02

EUR 1031,550

29/02

EUR

140,180

Biotech E

29/02 USD

86,750

Biotech I

29/02

EUR 1447,130

Emerging Mkt Local Curr Debt A

29/02

EUR

931,460

Emerging Mkt Local Curr Debt B

29/02

EUR

947,920

Emerging Mkt Local Curr Debt F

29/02 USD

926,660

Orazio Conservative A

29/02

EUR

100,140

Sparta Agressive A

29/02

EUR

94,230

9,780 Alexander
14,540 Biotech A

EUR 841844,700 863523,168 Asian Bond A-Dis M

26/02

EQUITY- I

24,109 Multimanager European Eq.A

Valuta Quota/od. Quota/pre. Nome
3,829 PS - Trend Player Q

26/02

EUR

97,640

97,030

4,522

4,484 PS - Valeur Income A

26/02

EUR

110,030

109,740

29/02

EUR

4,868

26/02

EUR

106,100

106,010

29/02

EUR

6,203

4,858 PS - Value A
6,147 PS - Value B

26/02

EUR

108,810

108,720

29/02

EUR

5,562

5,550 PS - Value C
PS - Value Q

26/02 USD

104,040

103,990

89,120

89,040

6,576
12,068

29/02

EUR

6,113

6,097

Tel: 0041916403780
www.pharusfunds.com info@pharusfunds.com

998,950 PS - Absolute Return A
143,750
PS - Absolute Return B
88,960
PS - Absolute Return C
1483,840
PS - Absolute Return F
923,470
PS - Absolute Return Q
939,720
PS - Algo Flex A
918,730
PS - Algo Flex B
99,910
PS - Algo Flex Q
94,020
PS - Best Global Managers A

EUR

114,170

114,140

EUR

121,320

121,280

26/02 USD

95,150

95,160

26/02

CHF

93,610

93,620

26/02

EUR

93,940

93,910

26/02

EUR

103,720

104,320

26/02

EUR

100,050

100,620

26/02

EUR

85,520

86,010

29/02

EUR

10,589

10,567

29/02

EUR

16,684

16,682

29/02

EUR

11,206

11,181

Euro Corp. Bond A-Dis M

29/02

EUR

12,319

12,318

EUR

100,510

100,430

AcomeA Italia (A1)

29/02

EUR

17,601

17,468

Euro Short Term Bond A

29/02

EUR

11,016

11,006

PS - Best Global Managers B

26/02

EUR

105,610

105,520

AcomeA Italia (A2)

29/02

EUR

18,370

18,230

Glob. Bond A-Dis

29/02 USD

5,405

5,413

PS - Best Global Managers Q

26/02

EUR

94,210

94,130

AcomeA Liquidità (A1)

29/02

EUR

8,957

8,956

Glob. Equity Income A

29/02 USD

54,130

54,620

PS - Best Gl Mgers Flx Eq A

26/02

EUR

115,770

114,960

AcomeA Liquidità (A2)

29/02

EUR

8,957

8,957

Glob. Equity Income A-Dis

29/02 USD

13,310

13,430

PS - Best Gl Mgers Flx Eq Q

26/02

EUR

91,010

90,380

AcomeA Paesi Emergenti (A1)

29/02

EUR

5,477

5,444

Glob. Inv. Grade.Corp. Bd A-Dis M

29/02 USD

11,373

11,400

PS - Bond Opportunities A

26/02

EUR

157,460

AcomeA Paesi Emergenti (A2)

29/02

EUR

5,742

5,707

Glob. Structured Equity A-Dis

29/02 USD

44,000

44,180

26/02

EUR

118,080

AcomeA Patrimonio Aggressivo (A1)

29/02

EUR

3,568

3,565

101,910

181,200

180,970 PS - Bond Opportunities C

26/02 USD

92,880

Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond A

29/02

EUR

12,703

EUR

94,600

4,853

105,270

102,390 PS - Bond Opportunities Q

EUR

105,190

102,910

29/02

EUR

EUR

AcomeA Patrimonio Dinamico (A1)

29/02

11,034 NM Augustum Corp Bd A
29/02
12,701 NM Augustum Extra Euro High Qual Bd 29/02

EUR

3,751

101,840

11,006

EUR

EUR

EUR

29/02

29/02

29/02

AcomeA Patrimonia Aggressivo (A2)

3,747 HI Africa Opport. EUR DM
4,843 HI Africa Opport. EUR I

Glob. Targeted Ret. A
Glob. Tot. Ret. (EUR) Bond E-Dis

29/02

EUR

11,279

107,640

107,410

EUR

127,810

126,200

Greater China Eq. A

29/02 USD

39,130

11,278 NM Augustum High Qual Bd A 29/02
39,260 NM Balanced World Cons A
29/02

26/02

5,025

EUR

145,630 PS - EOS A

EUR

25/02

145,630

29/02

5,014 HI Core UCITS EUR DM

EUR

AcomeA Patrimonio Dinamico (A2)

EUR

136,990

5,438

5,407 HI Core UCITS EUR I

EUR

71,850

29/02 USD

9,958

29/02

EUR

139,150

AcomeA Patrimonio Prudente (A2)

29/02

EUR

5,621

5,590 HI Core UCITS EUR R

EUR

111,140

110,010

EUR

103,230

29/02

EUR

46,350

AcomeA Performance (A1)

29/02

EUR

19,306

139,060 PS - Global Dynamic Opp A
46,110 PS - Global Dynamic Opp B

26/02

25/02

105,780 India Bond A
103,010 India Equity E

71,690

EUR

106,010

EUR

29/02

26/02

AcomeA Patrimonio Prudente (A1)

25/02

136,740 PS - Equilibrium A

26/02

EUR

113,250

112,090

29/02

EUR

99,410

3360,000 NM Global Equities EUR hdg A 29/02

EUR

68,760

AcomeA Performance (A2)

29/02

EUR

19,787

26/02

EUR

102,770

101,720

29/02

EUR

100,590

EUR

105,070

26/02

EUR

95,730

94,750

19,203 HI Numen Credit EUR D
19,680 HI Numen Credit EUR DM2

Financial Credit I

29/02

EUR

126,600

Financial Credit R

29/02

EUR

113,380

Financial Equity B

29/02

EUR

84,750

84,250

Financial Equity B

29/02

GBP

94,870

94,700

Financial Income I

29/02

EUR

107,120

Financial Income R

29/02

EUR

103,600

29/02

EUR

101,050

101,130

99,520 Japanese Eq. Advantage A

23/02

EUR

108,581

26/02

EUR

49,127

Sol Invictus Absolute Return

25/02

EUR

100,339

29/02

JPY 3324,000

29/02

EUR

37,610 NM Euro Equities A

29/02

EUR

99,720

29/02

EUR

15,110

14,980 NM Italian Diversified Bond A

29/02

EUR

107,270

HI Principia EUR DM

29/02

EUR

121,490

120,720 Pan European Eq. Inc. A-Dis

29/02

EUR

12,060

12,010 NM Italian Diversified Bond I

29/02

EUR

110,660

110,590

HI Principia EUR I

29/02

EUR

119,750

29/02

EUR

18,790

18,750 NM Large Europe Corp A

29/02

EUR

137,430

137,220

HI Principia EUR R

29/02

EUR

119,410

118,990 Pan European High Inc A
118,660 Pan European High Inc A-Dis

29/02

EUR

13,140

13,110 NM Market Timing A

29/02

EUR

97,630

97,180

100,790 Pan European Struct. Eq. A
Pan European Struct. Eq. A-Dis
98,930
Renminbi Fix. Inc. A

29/02

EUR

16,190

29/02

EUR

100,110

99,640

29/02

16,200 NM Market Timing I
15,260 NM Total Return Flexible A

26/02

EUR

122,820

122,640

29/02

EUR

85,990

86,140

29/02

EUR

88,100

88,250

29/02

EUR

100,790

29/02

EUR

98,920

99,830 Pan European Eq. A-Dis

16,810

16,660 NM Inflation Linked Bond Europe A

EUR

15,250

29/02 USD

10,035

Renminbi Fix. Inc. EUR A-Dis

29/02

EUR

10,892

10,035 NM VolActive A
10,754 NM VolActive I

106,840

US Equity A EH

29/02

EUR

14,580

14,650

103,340

US High Yield Bond A

29/02 USD

10,920

10,855

US High Yield Bond A-Dis M

29/02 USD

8,961

8,908

US Value Equity A

29/02 USD

28,210

28,040

Dividendo Arancio

Invictus Macro Fd

38,450

EUR

9,857 NM Euro Bonds Short Term A

PS - Bond Opportunities B

HI Numen Credit EUR I2

100,710 Pan European Eq. A

Tel: 848 58 58 20
Sito web: www.ingdirect.it

Invictus Global Bond Fd

29/02

www.newmillenniumsicav.com, Distributore Principale:
Banca Finnat Euramerica - Tel: 06/69933475

69,070 PS - Global Dynamic Opp C
105,060 PS - Global Dynamic Opp Q
107,200 PS - Inter. Equity Quant A

126,290 HI Sibilla Macro EUR DM
113,110 HI Sibilla Macro EUR R

29/02

EUR

52,360

52,100

26/02

EUR

www.pegasocapitalsicav.com

26/02
26/02

AcomeA Globale (A2)

HI Africa Opport. EUR D

Valuta Quota/od. Quota/pre.

3,853

EUR

AcomeA Globale (A1)

www.hedgeinvest.it
Tel. 02 66 74 41

Data

EUR

29/02

Invesco Funds

29/01

31/12

DYNAMIC EQUITY

Data

107,839 Multimanager Emerg.Mkts Eq.A 29/02

La lista completa dei comparti Invesco autorizzati in Italia
è disponibile sul sito www.invesco.it

29/02

AcomeA Europa (A2)

Valuta Quota/od. Quota/pre. Nome

29/02

Active European Equity M

AcomeA America (A1)

AcomeA Europa (A1)

Data

Active European Equity A

29/02

Numero verde 800 124811
www.nextampartners.com-info@nextampartners.com

26/02

26/02

EUR

118,070

PS - Inter. Equity Quant B

26/02

EUR

121,860

PS - Inter. Equity Quant Q

26/02

26/02

EUR

84,370

PS - Liquidity A

26/02

EUR

125,160
100,800

Strategic Bond Inst. C

29/02

EUR

105,600

105,260

Strategic Bond Inst. C hdg

29/02 USD

106,540

106,200

Strategic Bond Retail C

29/02

EUR

103,210

102,880

Strategic Bond Retail C hdg

29/02 USD

103,800

103,470

Strategic Trend Inst. C

29/02

EUR

96,660

96,270

Strategic Trend Retail C

29/02

EUR

93,720

93,350

www.vitruviussicav.com
29/02

157,250 Asian Equity B
117,930 Asian Equity B
92,830 Emerg Mkts Equity
94,470 Emerg Mkts Equity Hdg

EUR

86,400

86,280

29/02 USD

122,410

122,260

29/02 USD

359,760

359,140

29/02

EUR

350,200

349,630

European Equity

29/02

EUR

280,650

279,360

Greater China Equity B

29/02

EUR

90,840

92,490

Greater China Equity B

29/02 USD

129,190

131,520

Growth Opportunities

29/02 USD

76,490

76,820

Growth Opportunities Hdg

29/02

EUR

83,800

84,150

Japanese Equity

29/02

JPY

123,850

124,990

Japanese Equity Hdg

29/02

EUR

158,820

160,260

29/02

CHF

132,460

132,310

29/02

116,230
Swiss Equity
119,950 Swiss Equity Hdg
83,050 US Equity
125,120 US Equity Hdg
100,850

PS - Liquidity B

26/02 USD

PS - Liquidity E

26/02

CHF

98,920

98,940

PS - Liquidity Q

26/02

EUR

99,690

99,650

PS - Prestige A

26/02

EUR

89,100

89,000

PS - Quintessenza A

26/02

EUR

96,780

96,540

PS - Southern Europe A

26/02

EUR

92,360

90,840

PS - Southern Europe B

26/02

EUR

91,850

90,350

PS - Southern Europe C

26/02

EUR

91,770

PS - Swan Relative Strat A

26/02

EUR

98,830

PS - Target A

26/02

EUR

82,820

90,260 8a+ Eiger
8a+ Eiger I
98,570
8A+ Eiger Q
82,620
8a+ Eiger R
83,190
8a+ Gran Paradiso
80,250
8a+ Gran Paradiso Q
79,880
8a+ Kilimanjaro I
88,340
8A+ Kilimanjaro Q
79,730
8a+ Kilimanjaro R
96,930 8a+ K2

EUR

99,760

99,640

29/02 USD

170,870

173,170

29/02

188,400

190,930

EUR

Tel 0332 251411
www.ottoapiu.it
29/02

EUR

5,934

5,906

29/02

EUR

94,480

94,010

29/02

EUR

88,291

87,853

29/02

EUR

121,160

120,560

29/02

EUR

5,223

5,206

29/02

EUR

97,711

97,389

29/02

EUR

79,620

79,430

29/02

EUR

97,450

97,220

29/02

EUR

79,150

78,960

29/02

EUR

99,650

99,630

29/02

EUR

95,070

95,050

29/02

EUR

5,710

5,702

95,140

95,004

29/02

EUR

68,750

68,440

Nextam Bilanciato

29/02

EUR

6,645

6,632 PS - Target B

26/02

EUR

83,390

49,675 Cedola Arancio

29/02

EUR

59,440

59,280

Nextam Obblig. Misto

29/02

EUR

7,916

7,895 PS - Target C

26/02 USD

80,420

99,126 Borsa Protetta Agosto

24/02

EUR

55,820

56,530

BInver International A

29/02

EUR

5,954

5,841 PS - Target F

26/02

CHF

80,000

Cap. Int. Abs. Inc. Grower D

29/02

EUR

5,845

5,830 PS - Target H

26/02

EUR

88,550

CITIC Securities China Fd A

29/02

EUR

5,517

5,403 PS - Target Q

26/02

EUR

79,930

Fidela A

29/02

EUR

5,325

26/02

EUR

97,750

Flexible GA A

29/02

EUR

8,840

5,310 PS - Tikehon Gl Grth&Inc Fd A
8,800 PS - Titan Aggressive A

26/02

EUR

103,590

Flexible GA B

29/02

EUR

87,980

26/02

EUR

101,620

Income A

29/02

EUR

5,605

26/02

EUR

97,330

97,170 8A+ Latemar Q

29/02

EUR

International Equity A

29/02

EUR

7,912

26/02

EUR

93,720

93,560 8a+ Matterhorn

29/02

EUR 784991,342 777092,850

26/02

EUR

95,600

95,000 8a+ Tibet

29/02

EUR

107,046 Convertibile Arancio

Num tel: 178 311 01 00
www.compamfund.com - info@compamfund.com

Borsa Protetta Febbraio

24/02

EUR

62,740

62,660

Borsa Protetta Maggio

24/02

EUR

56,630

57,710 Kairos Selection

Borsa Protetta Novembre

24/02

EUR

58,040

58,370

Inflazione Più Arancio

29/02

EUR

57,720

57,700

Mattone Arancio

29/02

EUR

51,870

51,540

Profilo Dinamico Arancio

29/02

EUR

66,360

66,020

Tel: 02 77718.1
www.kairospartners.com
29/02

EUR

10,151

10,131

87,582 PS - Total Return A
5,595 PS - Total Return B

Active Dollar Bond M

29/02 USD

999,958

997,233 Profilo Equilibrato Arancio

29/02

EUR

65,030

64,800 ASIAN OPP CAP RET EUR

29/02

EUR

14,307

29/02

EUR

6,217

Active Emerging Credit M

29/02

EUR

139,171

139,035 Profilo Moderato Arancio

29/02

EUR

61,070

60,950 ADWISE L/S CAP RET EUR

29/02

EUR

100,169

101,595 Liquidity A

29/02

EUR

5,340

7,915 PS - Total Return Q
6,210
PS - Trend Player B
5,337

Active European Credit M

29/02

EUR

152,700

152,409 Top Italia Arancio

29/02

EUR

40,880

40,560 FLEX QUANTITATIVE HR6 A EUR 29/02

EUR

109,314

109,507 Multimanager American Eq.A

29/02

EUR

5,549

5,533

14,323 Italian Selection A

102,610 8a+ K2
101,460 8a+ Latemar

Legenda: Quota/pre. = Quota precedente;

Quota/od. = Quota odierna

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99,900

99,870

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