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Il.Fatto.Quotidiano.02.03.2016.PG .pdf



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Delitto Regeni, il medico legale: “Giulio fu interrogato e torturato per
una settimana”. Il governo “attende risposte dal Cairo”. Fino a quando?

y(7HC0D7*KSTKKQ( +]!"!%!"!?

Mercoledì 2 marzo 2016 – Anno 8 – n° 61

e 1,50 – Arretrati: e 3,00

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma
tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46)
Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

PROPAGANDA Le bugie di Renzi su lavoro e numeri dell’Istat

CASAVATORE (NA) A giudizio il pupillo di Guerini e Orlando

Angelus interruptus

Il gioco delle tre carte La Quarto Pd-destra:
sul +0,8% del Pil 2015 processo per camorra D

» MARCO TRAVAGLIO

p La crescita di cui si vanta
l’esecutivo deriva dalla revisione al ribasso del Prodotto 2014 (senza era ferma
al +0,65%). Dopo i licenziamenti facili e 12 miliardi alle
imprese, il tasso di occupazione è uguale a un anno fa
q PALOMBI
A PAG. 10

p Salvatore Silvestri al primo turno delle Comunali
era avanti. Maurizio Minichini, vicino al clan Ferone,
era di casa nel suo comitato elettorale. Prima del
ballottaggio Minichini fu
pestato. E Silvestri perse
q IURILLO
A PAG. 7

Illusionista Matteo Renzi Ansa

Alleati Lorenzo Guerini con Salvatore Silvestri

IL GIORNALE DELLA NAZIONE Fiat lascia le edicole, Elkann va con l’Ingegnere

Agnelli e De Benedetti oggi sposi
Sta per nascere “la Stampubblica”
p La società editoriale controllata dalla Fiat (La Stampa e Secolo XIX) verrà sciolta nel Gruppo Espresso. È
l’alleanza tra gli eredi delle
due famiglie, John Elkann e
Rodolfo. Allo stesso tempo
il Lingotto dirà addio a Rcs

DIRITTI GAY Confronto tra Fini e Marzano

Adozioni e utero in affitto:
Vendola riapre il dibattito
Mannelli

q FELTRI E TECCE A PAG. 11

PARLA EMILIANO

“Tutti gli errori
di Renzi da Verdini
al referendum”
q DE CAROLIS A PAG. 6

FATTO ECONOMICO

q A PAG. 8 - 9
Unione di fatto Jaki Elkann tra Rodolfo e Carlo De Benedetti

SERVIZIETTO PUBBLICO Milioni ai soliti noti, 10mila euro a Morricone

La cattiveria

Bye bye Rai: ieri Eco, oggi Fazio&Vespa

Sapendo come vanno le cose
da quelle parti, tra poco
il piccolo Tobia annuncerà
la scissione da Vendola

» PIETRANGELO BUTTAFUOCO

» NANNI DELBECCHI

R

Piombino ostaggio
del fantasma
d’acciaio algerino
q MELETTI A PAG. 15

ischiatutto vale più di un premio
Oscar. Altrimenti come spiegare la
Rai – la prima azienda culturale d’Italia – che a Fabio Fazio dà alcuni milioni
mentre a Ennio Morricone, che porta lustro alla Nazione, offre una cifra che non corrisponde manco al rimborso spese: “Ci sono diecimila euro per lei e per l’orchestra”. Così, offrendogli la colonna sonora per un film di Alberto Negrin, gli hanno detto a Viale Mazzini.
A PAGINA 13

T

orino, 1954. In via Arsenale 21, sede
della prima direzione generale della Rai, compare il bando di un concorso
per funzionari della nascente Tv. Un assistente di Luigi Payreson, neolaureato
dell’Istituto Giuridico e uno studente di Filosofia, tutti e tre in prima linea nelle associazioni
della gioventù cattolica, si candidano, superano
una serie di colloqui e vengono inviati a Milano
per il corso di formazione.
A PAGINA 21

WWW.SPINOZA.IT

SUPERMARTEDÌ

Trump-Clinton,
gli Usa scelgono
i due “finalisti”
q GRAMAGLIA A PAG. 14

a antichi e ferventi cultori – ma che dico cultori: collezionisti – degli scritti del professor Angelo
Panebianco, abbiamo sempre
rivolto un pensiero commosso
e solidale ai suoi allievi dell’Università di Bologna costretti,
così giovani, a sorbirsi le sue lezioni di “Sistemi internazionali
comparati”: un trauma da cui
difficilmente uno poi si risolleva nella vita. Da qualche giorno,
nella sua aula, accade ciò che era forse prevedibile: alcuni studenti contestano il professore
per un suo articolo sul Corriere,
ovviamente a favore della guerra (non si sa bene dove né contro chi, ma quando ci vuole ci
vuole). Hanno addirittura interrotto tre o quattro sue lectio
magistralis, spettinandogli la
chioma e la barba, forse addirittura stropicciandogli il panciotto. Il che ha fatto gridare al
ritorno delle Br. Perdindirindina, signora mia, qui tornano gli
anni di piombo. Perdincibacco,
non s’interrompe un’emozione, tantomeno una lezione.
Noi, che da anni seguiamo con
passione il noto “politologo”
bolognese, non arriveremmo a
tanto. Ma ci siamo sempre domandati in che senso egli sia
considerato un “politologo”
nonché – citiamo da Wikipedia
in cui intravediamo il suo zampino – “saggista italiano di impostazione teoretica liberale
influenzata dal realismo politico e dall’elitismo” (da non confondere con l’etilismo). Anche
perché il “realismo”, se non andiamo errati, ha qualche attinenza con la realtà, a cui il nostro eroe è sempre parso piuttosto allergico.
Tipo quando scrisse che “fino al 1992 in Italia regnava l’anticapitalismo, poi arrivò Berlusconi e per la prima volta riscattò il capitalismo”: fu così che Agnelli, Pirelli, De Benedetti &
C., con le barbe lunghe e i volti
emaciati, poterono finalmente
rientrare dal lungo esilio cui li
avevano confinati per mezzo
secolo i governi comunisti di
Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani & C., previo esproprio proletario. Nel 1998, il nostro esperto di nonsisachè teorizzò
che la Procura di Milano, troppo occupata appresso alla corruzione, trascurava la microcriminalità. Borrelli dovette
rammentargli un piccolo dettaglio: la microcriminalità era di
competenza della Procura
presso la Pretura, mentre la
corruzione lo era di quella
presso il Tribunale. Un’altra
volta Panebianco invocò la separazione delle carriere dei
magistrati: “la regola nelle democrazie liberali... in tutti i
paesi civili dell’Occiden te...
Non è vero che chi vuole separare le carriere vuol mettere i
pm sotto il controllo del governo: vuole liberare il giudice dal
controllo del pm”.
SEGUE A PAGINA 24

2 » PRIMO PIANO
EMERGENZA MIGRANTI

P iano U e d a 7 00
milioni, la Maced onia
schiera i b lind at i

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

STANZIARE 700 milioni di euro per la
crisi dei migranti. L'Unione europea propone un “regolamento” per affrontare l'emergenza dei profughi; somme da ripartire in tre
anni: 300 milioni nel 2016, 200 nel 2017, altrettanti nel 2018. La Commissione che si occupa dell'emergenza “sottolinea l'importanza
di adottare velocemente la proposta, in particolare in vista della primavera e la probabile e-

q

scalation dei bisogni umanitari, e chiede al
consiglio di agire nel più breve tempo possibile” con particolare riferimento alla rotta dei
Balcani. Dopo gli scontri violenti di ieri al confine fra Grecia e Macedonia, le forze di polizia di
quest'ultimo paese hanno rafforzato la sicurezza alla frontiera meridionale inviando un
contingente di 700 uomini, un battaglione di
fanteria e un reparto di polizia con veicoli blin-

dati. Al momento circa 10mila migranti e profughi sono accampati a Idomeni, in territorio
greco, in attesa di poter passare in Macedonia
e proseguire il viaggio. Le autorità di Skopje adottano un filtro serrato e passano in molti di
meno rispetto all’annunciata quota di 580. La
situazione resta molto tesa, l'emergenza umanitaria si aggrava e la rabbia dei migranti potrebbe nuovamente esplodere

EGITTO

Regeni La Reuters riporta
le dichiarazioni del medico
legale che ha fatto l’autopsia
sul corpo del ricercatore
ritrovato un mese fa
Ma le autorità smentiscono

» VALERIA PACELLI

N

uovo giro di notizie e
di smentite. Come
accade ormai da un
mese, dal Cairo arrivano informazioni (senza
controllo) sulla vicenda di
Giulio Regeni, trovato morto
il 3 febbraio. Dettagli dell’indagine egiziana che non trovano conferme per quella collaborazione tra investigatori
che continua a essere tale solo
sulla carta. Al team di italiani
al Cairo non sono stati ancora
consegnati atti, video e tantomeno una foto del giovane al
momento del ritrovamento.
Ieri però la Reuters, ha rivelato i risultati dell’autopsia
fatta in Egitto. Stando all’autorevole agenzia, Hisham
Abdel Hamid, direttore del
Dipartimento di Medicina legale, e due suoi collaboratori,
sono stati convocati dai magistrati egiziani per chiedere una valutazione dell’autopsia.
Qui avrebbero ammesso
che Regeni fu sottoposto a interrogatorio per 5 o 7 giorni,
durante i quali subì ripetute
violenze a intervalli di 10-14
ore. A rivelarlo all’agenzia,
due fonti anonime della Procura di Giza che avrebbero
spiegato come “Abdel Hamid
ha detto che le ferite sul corpo
(di Regeni, ndr) erano state
procurate in diversi momenti
a intervalli tra le 10 e le 14 ore.
Ciò significa che lo stavano
interrogando per ottenere informazioni”. Che Giulio di
certo non aveva. Se fosse vera
questa versione, per la prima
volta ci sarebbe una coincidenza tra due inchieste parallele, quella di Roma e quella
del Cairo. L’autopsia fatta in
Italia fin da subito ha infatti
chiarito che il giovane era stato torturato per giorni.

LA SMENTITA

Dopo l’articolo della Reuters,
è stata immediata la reazione
del governo di Al-Sisi: “Notizie false e prive di ogni fondamento”, ha detto il sottosegretario del ministero egiziano
della Giustizia con delega alla
Medicina legale, Shabaan
al-Shami, avvertendo che chi
pubblicherà queste informazioni ne risponderà davanti
alla giustizia. Il medico quindi
non sarebbe mai stato convocato.
Passano poche ore dalla
smentita e il giornale filo-governativo ieri ha pubblicato
l’ennesima pista investigativa
egiziana. “Verosimilmente”
Regeni – scrive il giornale
al-Akhbar – è stato tradito da
uno dei responsabili della sua

Uomo-forte
Al Sisi, ex capo
della giunta
militare,
presidente dal
2014; una manifestazione
per Regeni e
una per al Sisi
LaPresse/Ansa

“Torturato per 7 giorni,
interrogato ogni 10 ore”
attività” presso il think-tank
anglo-americano Oxford Analytica, che “ha voluto sbarazzarsi di lui dopo aver sfruttato le informazioni che aveva
inviato”.
GLI INTERROGATORI

Sempre il giornale filo-governativo spiega che sono stati ascoltati 25 testimoni. Tra questi, un’amica di Regeni, la quale avrebbe raccontato che,
nella loro ultima telefonata, il
ricercatore le aveva raccomandato di non uscire nei
giorni dell’anniversario della
rivoluzione, in particolare il
25 e il 28 gennaio, perché si
prevedevano violenze. Eppure proprio la sera del 25, Giulio

IL CASO

» NANCY PORSIA

M

ocassini e giacca blu, il
leader di una delle principali milizie di Tripoli, Haithem Tajouri, ci riceve nel suo
ufficio, una delle palazzine
all’interno del vasto complesso dell’aeroporto di Mitiqa,
nella capitale. È in riunione
con i capi di altri gruppi armati per decidere sul da farsi sul
fronte di Sabrata, dove negli
ultimi giorni sono scoppiati
scontri con i combattenti dello Stato Islamico.
Da oltre un anno Sabrata,
città a 80 chilometri della capitale, è considerata la roccaforte dell’Isis sul versante occidentale. Le autorità locali avevano negato la presenza del
Califfato in città, mentre
gruppi di intelligence di Tri-

25

I testimoni finora
ascoltati
dagli inquirenti
aveva un appuntamento con il
docente Gennaro Gervasio.
Ascoltati in procura a Giza anche un esponente di un sindacato dei venditori ambulanti,
che avrebbe riferito che Regeni andava spesso da lui per la
sua ricerca; oltre che l’avvocato Mohamed Khaled al-Sayad, il quale avrebbe detto di
aver notato “segnali di grande

preoccupazione e tensione”
in Giulio. Stando agli interrogatori fatti in Italia, non ci sarebbe stato però alcun allarme se non quando durante
l’incontro con i sindacati indipendenti Giulio fu fotografato
da uno sconosciuto.

Fatto a mano

IL GIALLO DEL CELLULARE

La stampa locale rivela un altro dettaglio: il telefono del ricercatore, che risultava staccato dalle 20.25 del 25 gennaio, giorno della scomparsa,
sarebbe ritornato attivo il 26
gennaio. Tra le 8 e mezzogiorno sarebbe arrivata una telefonata. Senza risposta.
@PacelliValeria

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Doppio fronte Da Misurata a Sabrata i gruppi armati che si oppongono all’Isis

Senza governo, Roma si affida alle tribù
e alle milizie per l’intervento in Libia
poli confermavano la presen- mento statunitense su uno
za di cellule dormienti. “Al- dei covi Isis, il re è rimasto nucuni membri di importanti fa- do e anche le autorità del pomiglie di Sabrata, quelle che sto hanno iniziato a fare codi fatto controllano il territo- ming out. “Abbiamo paura di
rio, fanno parte
una ritorsione”,
dell’Isis. Ecco
ha raccontato uperché negano e
no degli uomini
coprono” aveva
della sicurezza a
detto al F a tt o Preparativi
Sabrata. Nell’atAbdul Rauf Ka- Palazzo Chigi
tacco sono rimara, leader salafisti uccisi una
t a d e l l e f o r z e conferma
quarantina di
speciali Rada, l’investitura
combattenti Inata nel 2012 a
sis, tutti tunisini,
s a l v a g u a r d i a americana:
alcune donne, e
della morale i- siamo a un livello anche i 2 diploslamica.
matici serbi
Tuttavia con avanzato
scomparsi 3 mei l b o m b a r d asi prima.

In uno scontro a fuoco 24
ore dopo il raid Usa, tra i gruppi armati di Sabrata e i jihadisti, gli uomini del califfato
sono avanzati sino alla stazione di Polizia in centro città
per poi esser respinti, ma lasciando sul terreno una dozzina di corpi decapitati.
LA BATTAGLIA che infuria a
Sabrata turba la quiete tripolina, dove i caffè affollati e le
strade intasate dal traffico
hanno soffocato per mesi l’eco
delle notizie provenienti dal
fronte di Bengasi e da Sirte.
Tajouri spiega che “Abbiamo informazioni dettagliate
anche sul commando dell’Isis

che ha sferrato l’attacco all’albergo Corinthia un anno fa”.
Dichiarazione che lascia intendere la disponibilità a collaborare con le forze straniere. I negoziati tra le milizie sul
terreno e i governi stranieri
sono dunque ancora in corso.
Come aveva detto al Fatto a
gennaio il capo del Consiglio
militare di Misurata, Ibrahim
Beit Almal “Siamo in contatto
con Stati Uniti, Francia, Gran
Bretagna e Italia per definire il
piano d’attacco contro l’Isis”.
Beit Almanl aveva specificato
già all’epoca “La guerra al terrorismo non può aspettare i
tempi biblici della politica”,
riferendosi al pantano in cui è

PRIMO PIANO

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

PAKISTAN

L’eredità di Bin Laden,
29 milioni di dollari
per sostenere il jihad

OSAMABINLADEN ha lasciato un patrimonio di circa 29 milioni di dollari, la
maggior parte dei quali da destinare al “jihad,
per amore di Allah”. Lo rivela il testamento del
leader di al Qaeda che ieri è stato reso pubblico.
Il testamento fa parte di oltre cento documenti
sequestrati nel covo di Abbottabad, in Pakistan, nel maggio 2011, durante il raid delle forze
speciali americane che portò all’uccisione di

q

Bin Laden. Il capo dell’organizzazione terroristica aveva pianificato di dividere la sua fortuna tra i parenti, ma la maggior parte dei suoi
averi doveva essere destinata a portare avanti
le azioni di al Qaeda. I documenti sono stati declassificati e resi pubblici dopo un lungo esame
delle autorità Usa. Fra le preoccupazioni di bin
Laden anche che la moglie avesse un microchip nei denti; lo scrisse lui stesso ad un aiu-

»3

tante identificato come Shaykh Mahmud in
seguito ad una visita della moglie da un dentista in Iran. Bin Laden sospettava che un tracciatore gps potesse essere stato impiantato
assieme all’otturazione. La lettera fa parte dei
documenti rilasciati dall’Office of the Director of
National Intelligencee ritrovati nel rifugio di Abbottabad in Pakistan durante l’operazione speciale dei Navy Seals.

LE REAZIONI G entil oni: pres to l a s ol u z ione

Solito ritornello: “Ora
il Cairo dica la verità”

» WANDA MARRA

S

ul caso di Giulio Regeni l’Italia ha ricevuto assicurazioni
dalle autorità egiziane che i
vari elementi di indagine da
noi richiesti ci saranno dati in tempi
rapidi”. Sono quasi le 18 e 30 quando
il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa della sua visita ufficiale all’Onu, fornisce una dichiarazione ufficiale. Non
certo tempestiva: è dalla mattina
che si susseguono le notizie sul fatto
che il giovane italiano sarebbe stato
torturato per giorni prima di essere
ucciso.

La scheda
Sevizie e versioni
PRIGIONIERO Secondo le diverse autopsie
compiute al Cairo sul corpo del 28enne friulano
risulterebbero 7 costole rotte, lividi, ecchimosi da
percosse, taglie, un’unghia strappata, le orecchie
in parte mozzate, bruciature (da sigarette) e un
colpo mortale alla nuca con un corpo
contundente; lo stato del cadavere ha fatto
supporre una detenzione di una settimana (più il
meno il tempo intercorso tra la sparizione il 25
gennaio, e il ritrovamento del corpo, il 3 febbraio).
n

Ricercatore
all’estero
Giulio Regeni,
28 anni,
ucciso al
Cairo un
mese fa Ansa

INCIDENTE La prima versione delle autorità
egiziane attribuiva le ferite sul cadavere ritrovato da un tassista ai bordi dell’autostrada
tra il Cairo e Alessandria - a un incidente
automobilistico.

n

PISTA CRIMINALE Sull’omicidio del
ricercatore le autorità del regime di al Sisi hanno
sempre escluso qualsiasi relazione con i servizi di
sicurezza. Hanno sostenuto la pista della
criminalità comune, poi quella della vendetta da
parte di una delle conoscenze del giovane, e
infine il tradimento “da parte di uno dei
responsabili della sua attività” di ricercatore
universitario, come scritto ieri da un giornale
filo-governativo.

n

INTANTO , è ormai passato quasi

un mese dalla scoperta dell’omicidio. E dal primo momento in cui il governo italiano ha chiesto ufficialmente risposte. Evidentemente, l’Egitto continua a
non darle e il nostro paese non
è in grado di esigerle. Ieri dalla
Farnesina si dicevano certi
che le risposte arriveranno
presto, magari già oggi. La
tensione con l’Eg i t to ,
spiegano ai piani alti della politica italiana è altissima: saremmo alla stretta finale, per cui è meglio
evitare di alzare troppo i
toni. Perché anche per fare chiarezza non si possono rompere i rapporti
con l’Egitto, spiegano.
Anche per questo, pare, le reazioni sono
tardate ad arrivare. L’Italia si aspetta “una
cooperazione
piena, efficace e tem-

Sia
la famiglia
che la
dignità
del nostro
Paese
richiedono
elementi
certi e seri.
Verificheremo le
promesse
MINISTRO
DEGLI
ESTERI

pestiva sul terreno investigativo”
perché “sia la famiglia Regeni che la
dignità del nostro Paese richiedono
elementi certi e seri”, dice dunque il
ministro degli Esteri a sera. “Verificheremo”, ricorda Gentiloni, le
“promesse” fatte dal Cairo.
Fatto sta che il Quirinale non può
far altro che seguire la vicenda e che
ieri Palazzo Chigi ha preferito non
commentare. Si vedrà se ci sarà oggi
o nei prossimi giorni qualche cambiamento sostanziale di panorama.
A metterlo in dubbio ieri era Nicola
Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato: “Non mi pare una cosa di breve periodo, ci sarà
bisogno di tempo per misurare le posizioni”.
Il caso Regeni mostra ed evidenzia le difficoltà, le titubanze, le fragilità della politica estera italiana.
Che in questi giorni vede al centro la
questione Libia. “L'Italia, essendo
così vicina, ha offerto di prendere la
guida in Libia. E noi abbiamo già
promesso che la appoggeremo con
forza". Le dichiarazioni del segretario alla Difesa americano, Ash Carter di lunedì hanno fatto pensare a
un’accelerazione. Ma è ancora Latorre che ci mette la faccia per dire
che non è così: “Queste parole confermano ciò che è noto da tempo. Segnalano il consenso americano alla
richiesta italiana di assumere un
ruolo di leadership nell’opera di State Building quando questa sarà richiesta dal governo di unità nazionale che ci auguriamo possa nascere
presto, dopo i ripetuti rinvii che sono un serio motivo di preoccupazione”. Gentiloni la mette così: “Il livello di pianificazione e di coordinamento tra i diversi sistemi di difesa
su un possibile contributo alla sicurezza della Libia è a un livello molto

avanzato che va avanti da parecchie
settimane”. Poi però precisa: “La situazione è abbastanza chiara e le ultime affermazioni del segretario alla
Difesa americano Ash Carter sono
chiare. La comunità internazionale
è pronta a intervenire, ma solo di
fronte ad una richiesta del governo
libico. Questa la condizione. Non mi
farei troppo influenzare da fremiti e
tamburi interventisti”.
A LEGGERE tra le righe, è la stessa po-

sizione dietro la quale l’Italia si trincera da mesi. Da più parti si comincia a pensare che il governo libico
non si farà mai, che Tripoli e Tobruk
non sono affidabili. E che dunque,
un intervento in piena regola sotto
l’egida dell’Onu o della Nato è praticamente tramontato. Anche perché la Francia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, si mette di traverso
rispetto alla volontà italiana di guidare la missione. Altra cosa sono gli
interventi all’interno della coalizione internazionale anti-Isis. Non a
caso, al momento Renzi non riferirà
al Senato sulla Libia. L'Aula di Palazzo Madama ha detto no a una
convocazione“in data certa”del governo per riferire su quanto sta avvenendo nel Paese nordafricano. Il
premier a sera al Tg1 si limita a ribadire una posizione che porta avanti da settimane. Anche se lo scenario è cambiato e il governo libico
sembra una chimera: “L'Italia è un
Paese guida su questo dossier ma
priorità è formare un governo in Libia. Abbiamo rapporti molto solidi
con gli Usa, sono i nostri principali
alleati e con loro condividiamo il
giudizio che prima di una missione
vadano fatti tutti i tentativi per formare un governo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SIRIA 33 giornalisti feriti a Kenbasa da granate di cannone

Padroni
del Golfo
Un convoglio
di jeep con
miliziani dello Stato islamico nell’area
del Golfo della Sirte Ansa

spofondato il Paese diviso tra
tre governi: Tripoli a guida islamista, Tobruk allineato
con il generale Haftar e quello
unitario mediato dall’Onu e al
momento di fatto in esilio tra
Tunisia e Marocco.
LA COMUNITÀ internazionale
alla chetichella sta abbandonando il carrozzone delle Na-

zioni Unite. La Francia ha già
schierato addestratori delle
forze speciali a Bengasi al
fianco di Haftar contro gli islamisti; la Gran Bretagna ha
già schierato uomini al confine tra Tunisia e Libia mentre
presto squadre speciali verranno dispiegate a Misurata
sul fronte di Sirte.
Invece l’Italia continua a

volteggiare tra una richiesta
americana, una francese e una
britannica. La pianificazione
delle operazioni “è a un livello
molto avanzato” (al via in primavera, ndr), ha detto ieri il
premier Renzi confermando
l’investitura americana a un
ruolo-guida. Ma Roma sa bene che la Libia è un pantano.
La sua intelligence è lì dai tempi dell’operazione Mare Nostrum nel 2014. Vorrebbe evitare lo scontro frontale con i
poteri forti del paese dall’altra
sponda del Mediterraneo, ma
non può abbandonare al suo
destino la sua ex colonia, dove
conserva ancora strategici assets. Sabrata gioca un ruolo
chiave per l’Italia per via della
prossimità al compound Mellitah, di proprietà dell’Eni. E
nella stessa area sono stati rapiti i 4 italiani della società Bonatti nel luglio scorso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Israele accusa Assad: “Ha usato armi
chimiche”. Lui offre una tregua ai ribelli
9 marzo, mentre il presidente
IL GOVERNO siriasiriano Bashar al Assad interno ha usato armi chivistato dalla televisione tedemiche contro civili anche dosca Ard ha offerto ai ribelli una
po l’avvio della tregua di queamnistia e “un ritorno alla loro
sti giorni. L'accusa arriva da
vita civile normale”a patto che
Israele: il ministro della Dife“depongano le armi”. Di certo
sa Moshe Yaalon ha afferin alcune parti della Siria la tremato: “I siriani hanno adopegua è fittizia, lo dimostra il ferato armi chimiche militari e
di recente materiali come la Bashar Assad Reuters rimento di 33 giornalisti stranieri; il gruppo è stato attaccaclorina, contro i civili. Incluso
to mentre si trovava vicino alla città di conquesti giorni, dopo il supposto cessate il
fine di Kenbasa, nella provincia siriana di
fuoco, lanciando barili di clorina sui civiLatakia, nel nord del paese, dove sono eli”. Già nel 2014 una missione di indagine
splosi otto colpi di artiglieria provenienti
dell’Organizzazione per la proibizione
dalla zona di confine con la Turchia. L'adelle armi chimiche (Opac) aveva stabizione è stata attribuita ai fondamentalisti
lito che l’uso di gas clorino nella guerra
di al Nusra, uno dei gruppi a cui non si apcivile in Siria era stato “sistematico”, anplica il 'cessate il fuoco'. Almeno tre civili
che dopo che il paese aveva consegnato
siriani sono rimasti uccisi e altri otto feriti
le sue scorte di armi tossiche. Sul fronte
in un altro attacco, sempre attribuito ad al
delle trattative di pace, avviati dall’Onu,
Nusra nella zona di Kenbasa.
la notizia è che riprenderanno a Ginevra il

q

4 » CRONACA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

L’ACCUSA: “TANGENTI A ISCHIA”

No ai domiciliari:
Pd e Ncd “salvano”
il forzista De Siano
LOMBARDIA

» DAVIDE MILOSA

L

Milano

a “cricca leghista” e Paola
Canegrati, la zarina degli
appalti odontoiatrici, non
lasciano, anzi raddoppiano. Sì perché se da un lato la Procura di Monza, dopo gli arresti del
16 febbraio, prosegue con nuove
perquisizioni mirate in Regione
Lombardia, dall’altro salta fuori
una seconda inchiesta sulla fuga
di notizie. Si lavora sulle talpe. E
lo si fa in base a due corpose informative che i carabinieri, durante l’indagine, inviano alla Procura. Altro fascicolo, altra storia.
Al centro sempre Mario Longo e
Fabio Rizzi, il consigliere regionale fedelissimo di Bobo Maroni
che lo ha voluto a capo della commissione regionale sulla Sanità.
Sul tavolo dei magistrati di Monza ci sono una serie di conversazioni riassunte in lunghe annotazione (i cosiddetti brogliacci, ndr)
nelle quali si parla di Servizi segreti, di impiegati della Procura
che per conto del capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente
passerebbero sotto banco le carte
dell’inchiesta, di contatti con il
capo scorta della Regione Lombardia, di contatti con la Digos.
Tutto vero? O solo millanterie
della “cricca”?

CENTRODESTRA E PD hanno respinto nell’aula di Palazzo Madama, ieri, la
richiesta di arresti domiciliari per il senatore
Domenico De Siano, coordinatore regionale
del Pd in Campania. Con 208 sì, 40 no e 3 astenuti il Senato ha confermato la decisione
della Giunta per le immunità, presieduta da
Dario Stefàno di Sel. Il senatore azzurro De Siano, molto vicino alla compagna di Silvio Ber-

q

lusconi, Francesca Pascale, è indagato per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta in un’inchiesta della Procura di Napoli
che coinvolge anche il deputato azzurro Luigi
Cesaro e ipotizza un giro di tangenti sulla nettezza urbana dell’isola d’Ischia. Il Tribunale del
Riesame di Napoli non ha riconosciuto per De
Siano i gravi indizi del reato associativo, ma li
ha confermati per gli altri. Tanto però è bastato

Lega & dentiere, inchiesta bis
su talpe e spioni in Procura
In due informative dell’Arma i contatti della “cricca” per conoscere in anticipo le indagini
sto diceva: ‘Con Rizzi tratto io’”.
Sempre la Bariggi consiglia a Rizzi di parlare con Longo “che diceva di avere una conoscenza con
il capo della Digos”.

La scheda
n OPERAZIONE
SMILE

L’INTERCETTAZIONE è del 17 apri-

S’INIZIA il 16 settembre 2014,

quando viene riassunta la conversazione tra Mario Longo, strtretto
collaboratore di Rizzi e il direttore generale dell’ospedale San
Paolo di Milano. I due discutono
delle carte di un’indagine sulla sanità. Fanno riferimento a un direttore. In realtà, sostengono gli investigatori, si sta parlando dell’inchiesta a carico dell’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani, arrestato per corruzione il
13 ottobre 2015. Sul punto, si legge
nell'informativa, Longo dice: “Se i
Servizi ci hanno dato qualcosa è
perché la magistratura gli ha detto
di dircelo”, quindi spiega “che la
visione a 360 gradi ce l’ha Maroni”. Se l’ipotesi investigativa è cor-

all’asse Pd-Ncd-Fi per evitare l’arresto. I senatori M5s hanno votato per i domiciliari. I pm di
Napoli hanno chiuso le indagini confermando
anche l’ipotesi di associazione a delinquere
per De Siano. Secondo l’accusa un comitato
politico e d’affari si era raggrumato intorno a lui
e Cesaro, alternando la raccolta di mazzette
sugli appalti a una frenetica attività di tesseramento per il Pdl, anche di persone ignare.

Arrestati Il leghista Fabio Rizzi e a destra, l’imprenditrice Paola Canegrati Ansa

retta, i magistrati sono quelli di
Milano, che hanno seguito l’inchiesta su Mantovani. Questi passaggi vengono riassunti e rielaborati nella nuova informativa dei
carabinieri inviata ai pm.
Il fascicolo si allarga con una seconda nota ancor più delicata,
perché coinvolge Massimo Atelli,
non indagato: romano, classe ’67,
capo di gabinetto del ministero
dell’Ambiente. Ne parlano Rizzi e

la sua segretaria Francesca Bariggi. La donna, che ancora non è stata interrogata e non è indagata,
spiega a Rizzi di aver visto “i pezzi
di carta” grazie a un “impiegato
della Procura da parte di Atelli”.
La segretaria “aggiunge che su
Rizzi non c’era niente e che l’ultima telefonata era tra Longo e
Canegrati e invece sul Rizzi ci sarebbe stata solo l’intercettazione
con l’ex assessore nel quale que-

le 2015, quando l’inchiesta Smile
della Procura di Monza è ancora
in corso. Altro passaggio riportato
nelle due informative riguarda un
colloquio tra Longo e Rizzi dove il
primo chiede al consigliere regionale “d’interessarsi con quello
delle scorte per cercare di avere
informazioni su eventuali indagini in corso (…) e in particolare circa eventuali attività tecniche (intercettazioni, ndr) nei suoi confronti”. E del resto, interrogato,
l’affarista Sandro Pignataro, coinvolto per una vicenda su alcuni finanziamenti di Finlombarda
spiega: “Longo aveva paura di essere intercettato e voleva che le
comunicazioni avvenissero attraverso Telegram”
Insomma, in attesa di conoscere gli sviluppi sulle “talpe”, i carabinieri proseguono sul filone
principale della corruzione. Il
metodo è simile a quello utilizzato
per Tangentopoli con l’apertura
di fascicoli stralcio da quello principale. E poi c’è Paola Canegrati.
Lady Dentiera è in carcere dal 16
febbraio scorso. Fin da subito ha
fatto capire di voler collaborare.
“Dottore mi dia un taccuino e una
penna, anzi meglio due penne”, ha
confidato dopo l’interrogatorio di
garanzia. L’incontro davanti al
pm Manuela Massenz, però, viene valutato in modo negativo dagli
investigatori.“Paola Canegrati ha
confessato solo l’evidenza”. Tradotto: ha solo confermato i capi
d’imputazione. Per questo l’interrogatorio non si è concluso con il

Le paure degli inquisiti
L’affarista: “Parlavamo
solo con Telegram”
La “zarina” racconta
poco e rimane in cella
passaggio dal carcere ai domiciliari come auspicato dal suo legale. Il ragionamento in Procura è
questo: Canegrati, se vuole uscire,
deve spiegare 10 anni di sanità
lombarda.
Nel frattempo dai primi interrogatori emergono contraddizioni tra Longo e Rizzi su una presunta tangente da 50 mila euro.
Mario Longo: “Quei soldi erano
un contributo per degli eventi”.
Fabio Rizzi: “Il denaro era la restituzione di un prestito fatto a
Longo”. Parla di soldi anche Laura Pagani, convivente di Rizzi e
parla dei franchi trovati nel freezer. Dice che “erano lo stipendio
di un mese, avrei dovuto portarli
in Svizzera per cambiarli”. Invece
ha deciso di congelarli.

Il 16 febbraio
il gip di
Monza
emette 21
misure
cautelari. In
carcere Paola
Canegrati, la
zarina degli
appalti e il
consigliere
regionale
lombardo
Fabio Rizzi,
fedelissimo di
Maroni.
L’ipotesi
d’accusa:
tangenti
legate agli
appalti
odontoiatrici
n CARABINIERI
IN REGIONE

Pochi giorni
fa, i
carabinieri
sono tornati
al Pirellone
per fare
nuove
perquisizioni

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Salvini alla Crociata: quell’imam non entri a scuola
» ENRICO FIERRO

U

na scuola che vuole aprirsi alle culture diverse. Ascoltare, conoscere, confrontarsi, ragionare, valutare…No,
non sta bene. È troppo per i
nuovi barbari che vogliono
trasformare il Nord e l’Italia
intera in una landa del Medioevo. Succede ad Agordo,
provincia di Belluno, qui la
preside della scuola media
“Antonio Pertile”, ha invitato
un imam, Kamel Layachi, per
una lezione sull’islam
nell’ambito di un progetto educativo “alla mondialità, alla
pace e solidarietà”. Ed è successo l’inferno.

SI È SCATENATA la destra che

governa la Regione insieme alla Lega, e soprattutto Lui, Matteo Salvini. Sì, quello che ve-

A gord o ( B ellu no) Incontro sull’islam, il “padano” diffonde

il numero di telefono dell’istituto. E l’assessore blocca tutto
dete sempre in tv. L’onnipresente paffuto con barba che
strologa in ogni talk praticamente su tutto. Dal figlio di
Vendola e del suo compagno ai
rom. E sempre con l’occhio fisso sulla pallina rossa della telecamera e la bava alla bocca.
Le sue parole d’ordine sono
secche, semplici: vomiti di odio che insozzano e avvelenano il dibattito politico. È deputato europeo ma sugli scranni
dell’europarlamento si siede
raramente. Passa il suo tempo
su Twitter e Facebook. La sua
“ruspa” mediatica. La moderna gogna che gli serve per alimentare le sue battaglie di
penoso Brancaleone alle Cro-

ciate contro “lo nero periglio
che vien dallo mare”.
Su Fb ha scritto anche della
scuola di Agordo e dell’invito
all’imam. “Ma che testa hanno
alcuni educatori?”, si è chiesto
indignato. “Quanti missionari
cristiani danno lezione nei
Paesi islamici?”. E giù like,
commenti, condivisioni dei
suoi crociati da tastiera. C’è chi
propone di non mandare i figli
a scuola quel giorno, chi trema
all’idea che con iniziative del
genere l’islam annulli la nostra
identità, chi teme l’arrivo dei
“mussulmani”. Ma anche chi
lo invita a riflettere “che il
mondo è vario e che ognuno è
libero di vivere sulla terra”, al-

la sua Lombardia, tira avanti:
bisogna fermare l’invasione e
allora via alle proteste. Alla fine dei suoi tweet e dei post su
Facebook, pubblica il numero
di telefono della scuola incriminata. Si apra lo sfogatoio, si
dia corso alle chiamate, si intasi il centralino di una scuola
rea di voler parlare del mondo
e delle sue diversità, con proteste, insulti…
INSORGE l’assessore regionale

Religioso L’imam Kamel Layachi, San Donà di Piave (Venezia)

tri che andrebbero “volentieri
ad ascoltare l’imam”…
Ma c’è poco da fare, Matteo-Teo Salvini, dimentico
delle mazzette sulla sanità nel-

all’Istruzione Elena Donazzan, che minaccia l’invio di ispettori nella scuola “incriminata”.“Farò di tutto perché l’imam non vada in aula, in questo momento storico è inopportuno invitare un predicatore…”. Il confronto no. Tutti
alle Crociate. Lega e destra vogliono un mondo chiuso, fatto
di piccole patrie sorde e cie-

che. L’islam è il nemico. Punto.
Gli zingari sono tutti ladri.
Punto. I romeni ladri e puttane. Punto. Un mondo di odio e
di guerra. Questo c’è dietro le
continue esternazioni televisive di Salvini. Un leader affamato di voti, che cerca consensi rovistando nelle viscere più
profonde e maleodoranti della
società. A Teo non interessa il
ragionamento. Vuole la ruspa.
Va in tv e più alza il tiro, più lo
invitano. I talk se lo contendono. Un modo per fermarlo ci
sarebbe: non partecipare a trasmissioni dove c’è lui. Rifiutare con un “mi dispiace, ma non
vengo”. Sarebbe un bel modo
per lasciarlo da solo nella sua
parte di patetico Brancaleone:
“Fatevi sotto, fatevi sotto, ché
non temo anco se so arrovesciato”.
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CRONACA

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

L’ALLARME DEI GIUDICI

“Cassazione a rischio
default, urge decreto”
Ma Orlando rimanda

D

ifficile, quasi impossibile applicare la
misura della custodia cautelare in carcere. Per i reati di strada, come
i furti, le piccole rapine o le ipotesi minori di spaccio. Magari quei reati, esclusi i furti
nelle abitazioni, commessi
dalle bande che tanto fanno
paura ai cittadini. Ma anche
per la corruzione e la truffa ai
danni dello Stato”. Parla Fausto Cardella, per anni procuratore a L’Aquila (e appena
nominato procuratore generale a Perugia). Un magistrato
di grande esperienza, che ha
guidato tante inchieste sul dopo terremoto in Abruzzo.

105mila procedimenti pendenti. Il “maggior
cliente” è lo Stato con il 48% dei ricorsi civili.
Sempre nel civile la durata media del terzo grado di giudizio supera i quattro anni. E la metà
dei procedimenti, circa 50mila, pende davanti
alla sezione tributaria. Impossibile continuare
così, ha detto il presidente Canzio che ha chiesto al Guardasigilli un immediato decreto legge per far sì che anche i giudici del massimario

“Sempre più difficile arrestare
i corrotti e chi truffa lo Stato”
sentita la misura cautelare
del carcere?

Dal procuratore generale di
Venezia, Condorelli, ai pm di
Torino arriva lo stesso messaggio: è diventato impossibile applicare la custodia
cautelare in carcere. Ladri e
rapinatori tornano liberi...

Nel 2015 la disciplina è cambiata. Tra l’altro, a differenza
di quanto avveniva in passato,
per valutare se una persona
debba essere sottoposta a misure cautelari non si può più
considerare soltanto il reato
che ha compiuto e rischia di
reiterare.

Magistrato
Ex procuratore de L’Aquila,
Fausto Cardella è procuratore generale
a Perugia.
Sopra, un’immagine della
ricostruzione
post sisma

Un concetto un po’complicato per il comune cittadino...

In parole semplici: prima chi
commetteva reati tipicamente ripetitivi come il furto poteva essere arrestato proprio
per evitare la reiterazione.
Oggi questo elemento non è
più sufficiente. Ma la novità
fondamentale è un’altra...
La famosa norma che impedisce di applicare la misura
dell’arresto nei casi in cui la
pena prevedibile non sia superiore ai tre anni?

Esatto. La nuova norma ci obbliga a fare un lavoro di prognosi difficilissimo. Ci vorrebbe la sfera di cristallo. E
comunque poi deve pronunciarsi il giudice delle indagini
preliminari.
È davvero impossibile il carcere preventivo?

Alla fine sono davvero pochi i
casi nei quali si dà una pena
superiore ai tre anni. Non facciamo discorsi astratti, cerchiamo di essere concreti: se
applichiamo la riduzione di
un terzo della pena per chi
non ha precedenti. Se aggiungiamo un’altra riduzione di
un terzo prevista per chi sceglie riti alternativi – c ome
l’abbreviato o il patteggiamento – non si può prevedere
una pena per la custodia in
carcere nemmeno per chi potrebbe essere condannato a
cinque anni.
Di nuovo: facciamo esempi
concreti. Di quali reati parliamo?

Dei reati di strada, come hanno fatto i miei colleghi di Venezia e Torino: furti, piccole

possano fare udienza, che ci siano magistrati
uditori pure in Cassazione e persino giudici assistenti. Orlando si è detto d’accordo, ma ha
anche specificato che la decisione spetta “al
Consiglio dei ministri e al presidente del Consiglio”. Della necessità di “un provvedimento
d’urgenza” ha parlato anche il procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo.
A. MASC.

Fausto Cardella A lungo procuratore a L’Aquila, ha indagato sulla
ricostruzione: “Le nuove norme non si applicano solo a ladri e spacciatori”

L’INTERVISTA

» FERRUCCIO SANSA

SOMMERSA DA “UNFLUSSO patologico di ricorsi”e pendenze, la Cassazione è “a rischio default”. L’allarme l’ha lanciato il
presidente della Suprema Corte Giovanni
Canzio durante un convegno organizzato dal
Csm, alla presenza del ministro della Giustizia
Andrea Orlando. Ogni anno fioccano 80mila
ricorsi, 50mila penali e 30mila civili. L’arretrato si accumula e solo le sezioni civili hanno

q

»5

Ansa

rapine e droga. Ma anche per
la gran parte dei casi di corruzione. Sia per l’ipotesi del
pubblico ufficiale che viene
pagato per compiere atti del
suo ufficio, sia per quella più
grave della corruzione per
compiere atti contrari all’ufficio. Alla fine quasi mai si
danno più di tre anni. Pochi,
pochissimi, anche dei casi più
noti dell’epoca di Mani Pulite
avrebbero consentito la misura del carcere con le leggi di
oggi.
Per quali reati invece è con-

MAFIE AL NORD

Milano

G

li investigatori fissano una certezza: a Milano la
’ndrangheta s’infiltra nel tessuto economico e in quello
della Pubblica amministrazione. Per arrivarci i boss hanno bisogno di intermediari
“puliti”. Loro sono il “capitale
sociale” delle cosche. Volti e
mestieri di un album che si aggiorna periodicamente. L’ultima figurina è quella di Giuseppe Strangio, arrestato ieri. Per 20 anni è stato direttore
delle Poste a Siderno (Reggio
Calabria). Secondo l’accusa, il
suo ruolo era quello di riciclare il denaro della droga. Circa
200 mila euro investiti in una
farmacia in piazza Caiazzo a
Milano. Medicinali da banco
e non solo, eccola l’u lti ma
frontiera. Ne è convinto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini. E del resto la farmacia
rappresenta un luogo di rispettabilità sociale, perfetto
per collocare i parenti. Succede per la figlia di Strangio e per

settimane, consentirebbe di
sterilizzare la situazione e
compiere le attività di indagine più urgenti. Per interrogare le persone.

Per esempio, appunto, per il
furto in abitazione o per lo
stalking. Ma se prendiamo già
Per quali indagini la misura
casi di soggetti accusati di acautelare del carcere sarebver organizzato attività legabe più utile?
te al terrorismo ci sono state
Penso alla
situazioni in
nostra especui il gip ha rerienza qui a
spinto la richieL’Aquila. La
sta di misure
co rru zion e,
cautelari avanzata dai pm.
La custodia cautelare m a s o p r a tInsomma,
tutto la truffa
è ammessa solo se si
l’indicazione
ai danni dello
del legislato- prevede una pena
Stato. Sono
re è chiara...
reati particoC h i a r i s s i m a . superiore a tre anni,
larmente oNoi magistrati ma di fatto cinque
diosi perché
non possiamo
si portano via
fare altro che con i riti alternativi
denaro pubtenerne conto.
blico. Alla fiLei è un magine i soldi vanstrato di grande esperienza. no ai truffatori invece che alle
Personalmente cosa ne pen- persone perbene che li utilizsa?
zerebbero per ricostruire le
Credo che lo spirito della loro case.
C’è chi accusa i magistrati di
scelta politica di fondo poessere dei giustizialisti...
trebbe anche essere comprensibile. Ai fini dell’esecu- Guardi, io credo che su argozione mi chiedo se mandare la menti come questo, cioè la ligente in carcere possa avere bertà delle persone, si debba
un effetto deterrente o se aiuti essere cauti. Non sono certo
al recupero di chi delinque. favorevole agli arresti di masMa sono invece favorevole a sa. Ma noto le contraddizioni
consentire, anche per brevi di chi chiede nello stesso temperiodi, la detenzione caute- po le strade sicure e le carceri
lare per scopi investigativi. vuote.
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Basterebbe poco, un paio di

La riforma

Nel 2015 una
nuova legge
sulla custodia
ha escluso il
carcere per
una serie di
reati con
pena inferiore
ai quattro
anni. Sul
“Fatto” Il
procuratore
generale di
Venezia
Condorelli e i
pm di Torino
Padalino e
Borgna hanno
sottolineato
le maggiori
difficoltà nel
contrasto alla
cosiddetta
microcriminalità:
furti, spaccio
di
stupefacenti
nei casi di
lieve entità,
rapine senza
aggravanti

L’inchiesta Arrestato ieri il direttore delle Poste di Siderno: “Riciclava i soldi della droga”

Il farmacista, il politico e il giudice:
i volti “puliti” delle ’ndrine di Milano

L’ex consigliere regionale Zambetti e l’ex direttore Asl di Pavia Chiriaco

il figlio di Giuseppe Calabrò,
detto ‘u dutturicchiu, già
grand commis del traffico di
droga legato ai clan di San Luca, oggi residente (da uomo libero) vicino a viale Monza a
Milano.
Ma certo Strangio è solo
l’ultima figurina. Poche settimane fa in carcere è finito Arturo Sgrò. Accusa: associazione mafiosa. Sgrò non è un
boss, ma uno stimato chirurgo

plastico all’ospedale Niguarda. Per conto del clan, ricostruisce la Procura, si occupa
delle visite mediche degli affiliati e di gestire attività estorsive. C’è il medico, ma anche il
giudice Vincenzo Giuseppe
Giglio, ex magistrato del Tribunale di Reggio Calabria
condannato in via definitiva
per i rapporti con la cosca milanese dei Lampada federati
con i Condello. Come tutti an-

che Giglio si mette a disposizione, quando il boss Giuseppe Lampada chiede notizie su
eventuali indagini a suo carico. Non manca l’avvocato. È
Vincenzo Minasi, anche lui
coinvolto nell’indagine sui
Lampada, anche lui condannato, anche lui a disposizione
dei boss. E poi c’è il notabile
pubblicoCarlo Antonio Chiriaco, dirigente dell'Asl di Pavia, condannato per concorso
esterno nel processo Infinito.
Di lui scrive la dottoressa Boccassini: “Costituisce raccordo
tra alti esponenti della ‘ndrangheta lombarda e alcuni esponenti politici”. Anche un carabiniere può essere d’aiu to.
Succede con Michele Berlingeri, condannato in Infinito.
La ‘ndrangheta è mafia “rapace”. Prende tutto. Nell’album
finisce una guardia penitenziaria e un funzionario dell’A-

genzia delle entrate. Pur non
indagato, Giuseppe Baldessaro, impiegato a Cantù, viene
citato nell’indagine Quadrifoglio del 2014. Lui è in rapporti
con il boss Antonio Galati che
dice: “Ho persone che possono servire (…) io entro a quel
cazzo di Ufficio delle entrate”.
C’è poi i broker di Borsa come
Emanuele Sangiovanni, che
si prende gioco dei calabresi,
salvo ricredersi perché incapace di liberarsi. E c’è la politica dell’ex consigliere regionale Domenico Zambetti (a
processo per voto di scambio)
o quella del consigliere comunale di Milano Armando Vagliati, casacca di Fi, pizzicato
(e mai indagato) con il boss
Giuseppe Lampada. Con lui
andò alla festa elettorale
dell’ex sindaco Moratti.
D. M.

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6 » POLITICA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

VERDINI IN MAGGIORANZA

Bersani: “Così siamo
diventati come
la Casa delle libertà”

SE UNO CHE VOTA la fiducia non è
in maggioranza, allora uno che non la
vota non è all’opposizione... Siamo fra aggiuntivi e disgiuntivi, siamo nella Casa delle
Libertà. Eccoci finalmente approdati alla
Casa delle Libertà”. L’ennesimo affondo di
Pier Luigi Bersani nei confronti di Matteo
Renzi e della mutazione genetica del Pd
prende spunto dai voti decisivi del gruppo di

q

Denis Verdini per la sopravvivenza del governo. “Devo riconoscere a Renzi –continua
Bersani – una straordinaria qualità: è riuscito a cambiare le papille gustative di un bel
pezzo dell’area democratica e del mondo
dell’informazione visto che ora Verdini risulta improvvisamente commestibile. Io
continuo a trovare questa cosa piuttosto
sorprendente”. La nuova polemica in ogni

caso non apre le porte a una scissione imminente della minoranza: “La scissione la
faranno loro, non io – garantisce l’ex segretario – ci vuole un bel fisico a mandare fuori
me”. Secca la replica del vicesegretario del
Pd, il renziano Lorenzo Guerini: “Pensiamo
ai numeri dell’economia, non mi perderei in
polemiche interne che non interessano a
nessuno”.

Michele Emiliano “Senza di loro questo governo
non potrebbe andare avanti. Dove porta tutto questo?”

L’INTERVISTA

“Renzi chiarisca se Verdini
e soci entreranno nel Pd”
» LUCA DE CAROLIS

M

atteo Renzi non mi
parla, mi considera
un nemico. Ma io
non mi candiderò
al congresso del Pd: e avrei
quasi voglia di votare per lui,
per disobbedirgli...”. Il governatore della Puglia Michele Emiliano oscilla tra il serio e il
faceto. Celebra il reddito di dignità regionale, approvato pochi minuti prima: “È un investimento da 70 milioni all’anno: daremo alle famiglie in difficoltà fino a 600 euro al mese,
le aiuteremo a conservare la
casa e a cercare un lavoro”.

Per Matteo Renzi il reddito
minimo è assistenzialismo.

Lo pensava fino a poco tempo
fa. Ma ora il governo ha cambiato parere, anche dietro
l’incalzare dell’Unione europea. E ha predisposto un meccanismo di sostegno (il piano
per la povertà, ndr) che sta venendo ancora definito.

Alcuni parlamentari eletti
per sostenere Berlusconi ora
sostengono gli avversari di
Berlusconi. È un fatto difficile
da metabolizzare, e comunque non ripetibile.
Quindi?

Va chiarito se questi soggetti
politici entreranno o meno a
far parte delle nostre liste.
Non so che idee ci siano al ri-

La Costituzione
è sacra, non si
possono legare
eventuali
modifiche alla
sorte di un politico

guardo. Per ora so solo che
senza di loro il governo non
potrebbe andare avanti.

C’è un processo politico in
corso?

È evidente, e vorrei capire dove porta. Se il Pd ritiene che
queste persone non abbiano
dignità politica, deve congedarle.
Il premier deve portare avanti la legislatura...

Chi è come me nelle periferie
deve riordinare gli ospedali,
farsi bastare i soldi. Non posso
pensare ad astruse formule
politiche. Temo che
Roma abbia un
effetto devastante sul sistema politico, e noto
che c’è un
p r og r e s si v o
a l l o n t a n amento del governo dalla

Non sono bravo in queste valutazioni, sono solo 11 anni
che faccio politica.

Non ci penso proprio. Sono
otto mesi che faccio il governatore della Puglia, e mi voglio dedicare a questo.

Se non si candida, per chi voterà?

Renzi non vuole il mio sostegno, quindi voterò la proposta
che mi convince di più. Di certo non voglio ripiombare nel
vecchio Pd, quello della non
vittoria.

Perché Renzi la considera un
eterno avversario?

Forse a suo tempo mi ha scelto
come nemico perché gliene
serviva uno che gli desse spolvero. Ora non so. Non ci ho
mai parlato, non so cosa abbia
in testa. Ma io ho pazienza, so
aspettare...

Denis Verdini appoggia il
governo appassionatamente. Non crede che sia il caso
di discuterne nel Pd?

Matteo ha anche firmato gli
accordi di Parigi per la de-carbonizzazione dell’industria.
Magari deve decidersi.

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Non si
possono firmare intese internazionali per tutelare l’ambiente e poi fare accordi con
aziende che non hanno a cuore lo sviluppo sostenibile. Siamo di sinistra, quindi siamo
per le energie pulite e per difendere il mare.

E siete anche per stravolgere la Carta? Il referendum
sulla riforma è a ottobre.

Un meccanismo di governo
semplificato mi pare positivo,
sono orientato a votare sì.

Renzi ne ha fatto un’ordalia:
“Se perdo me ne vado”.

Con Maria Elena abbiamo un

RISCHIO FLOP

Come?

È una proposta da candidato
alla segreteria.

Michele
Emiliano, ex
magistrato,
inizia la sua
carriera
politica nel
Pd nel 2004,
anno in cui
viene eletto
sindaco a
Bari, città
in cui è nato.
Dopo due
mandati,
raccoglie
l’eredità
di Nichi
Vendola
in Puglia:
governa
la Regione
dal 2015

Lei è un avversario anche per
la Boschi? Sabato scorso
leggendo i siti pareva averla
invitata a cambiare Regione,
poi il ministro ha precisato.

Ci provi...

Si potrebbero organizzare dei
forum in ogni regione, per
raccogliere le proposte su ogni tema “dal basso”, dagli iscritti al Pd come dai cittadini.

Chi è

Siete diversi, lei e il premier.
Lui fa lo Sblocca Italia che apre alle trivellazioni, lei appoggia il referendum contro
le trivelle.

Non è corretto né giusto. La
Costituzione è sacra, non si
possono legare eventuali modifiche alla sorte di un uomo.
E poi così crea un fronte anti-Renzi.

Con Renzi ne potreste discutere al congresso del Pd. La
minoranza vorrebbe anticiparlo. Lei che ne pensa?

Dico che serve una discussione ampia sul prossimo programma di governo. E lancio
una proposta all’attuale segretario: affidi a un soggetto
terzo la creazione di un programma partecipato.

concretezza.

bellissimo rapporto, le ho telefonato subito: “Non puoi avere detto quelle cose, ne sono
certo”. Lei è molto leale.

Ha sentito il neo papà Nichi
Vendola in queste ore?

No, ma la sua felicità mi rallegra. Altro non dico, è un amico.

Sguardo
d’intesa
Denis Verdini
in aula al Senato mentre
parla Maria
Elena Boschi

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Paure democratiche Nella Capitale salta pure il dibattito tra candidati. Timore affluenza

Roma e Napoli, le primarie sono invisibili
» WANDA MARRA

L

e primarie? Ma quali primarie?”. Un alto dirigente
dem, interpellato sulle primarie del centrosinistra domenica, risponde così. Ecco un fedelissimo di Renzi: “A Matteo
non gliene importa niente. Lui
punta a vincere Milano, Roma
e Napoli le dà già per perse”.
La costruzione del messaggio
- o le mani avanti - questa volta
sono partite con largo anticipo. Perché a Roma, dopo Mafia Capitale, le quotazioni del
Pd sono basse. E a Napoli non
va molto meglio.
DOMENICA si vota anche a

Trieste, Benevento e Bolzano.
In origine, i gazebo erano previsti pure a Caserta, ma sono
stati commissariati, dopo che
3 dei 4 candidati si sono ritirati,
denunciando inquinamenti
del voto da parte di “ambienti
pericolosi” e del centrodestra.
I vertici nazionali pensano allo

Roberto Giachetti e Antonio Bassolino, candidati alle primarie

slittamento di una settimana.
Le consultazioni non godono di grandissima salute neanche nelle due città più importanti. Fino a qualche giorno fa
la partecipazione prevista nella Capitale era di 70mila persone. Ma ieri al Comitato di
Roberto Morassut non si spingevano a prevederne oltre le
60mila. Tanto è vero che si valuta se aprire i primi seggi sabato. Renzi, per evitare un
crollo verticale dell’affluenza

che non sarebbe un gran risultato neanche per lui (nonostante i giochi di prestigio fatti
per separare la sua faccia da
quella delle competizioni), lunedì ha lanciato un appello al
voto via E news, con video apposito. Ma il clima resta moscio. Era previsto per domani
un confronto su Sky, con tutti e
sei i candidati. Annullato: la tv
avrebbe voluto che si confrontassero solo i due favoriti, Roberto Giachetti e Morassut. Si

farà versione minimal, al Nazareno, trasmesso da Unità tv.
Confronto o no, i due comunque mantengono i toni bassi.
“Non litigherò con nessuno, i
romani sono stufi, hanno bisogno di altro”, dice, animato,
Giachetti. Il quale parte favorito e pure investito da Renzi.
Ma Morassut sta facendo di
tutto per togliersi di dosso l’etichetta di anti renziano e candidato della minoranza. E così,
la competizione perde smalto.
Peraltro, i due non trovano un
argomento di polemica “forte”. E visto che il dibattito che
tiene banco a Roma riguarda
ancora soprattutto i veri motivi della cacciata di Marino e
la poca presentabilità del Pd
romano, nessuno dei due sembra troppo propenso a entrarci.“Io monto gazebo. Voteranno in molti”, dichiara sornione
Matteo Orfini, presidente del
Pd e Commissario di Roma. È
l’unico detentore dei sondaggi
ufficiali, che però continua a

non diramare. Nello staff di
Giachetti si respira ancora la
certezza di un certo vantaggio,
in quello di Morassut assicurano di avere rilevazioni che
vedono i due alla pari.
SE A ROMA ce la mette poco, a

Napoli Renzi la faccia non ce la
mette affatto. L’affluenza prevista non è data a più di 35mila
persone. E la candidata portata dai renziani doc e dai Giovani Turchi, Valeria Valente,
seppure in vantaggio negli ultimi sondaggi, viene dai più
percepita come perdente rispetto ad Antonio Bassolino,
che si è candidato contro la volontà del segretario-premier.
A Trieste, infine, il senatore
dem Francesco Russo ha sfidato il candidato già “designato” dal Pd locale e accettato
Roma, Roberto Cosolini. I vertici nazionali lasciano fare. Il
controllo è sfuggito, tanto vale
defilarsi.
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POLITICA

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

Lo sberleffo

L A U R E A A 4 0 A N N I
P E R F A R A O N E
» SANDRA RIZZA

,

CIHAMESSO più di tre lustri e la
votazione non è stata delle più
entusiasmanti: 106 su 110. Ma alla fine
Davide Faraone, pupillo di Renzi in Sicilia, ce l’ha fatta. A sedici anni dalla sua
iscrizione alla facoltà di Scienze Politiche, il sottosegretario all’Istruzione si è laureato ieri a Palermo con una tesi su “Giuseppe Antonio Borgese, fede letteraria e politica di un siciliano il-

lustre”. Nel collegio di San Rocco,
dove è avvenuta la proclamazione,
Faraone si è presentato in
compagnia della figlia Sara e
di una claque di compagni di
partito, tutti di stretta osservanza
renziana, tra cui il presidente siciliano del Pd Giuseppe Bruno e il segretario provinciale Carmelo Miceli.

»7

Dopo gli applausi, il neo-laureato ha subito riversato sui social il suo stato d’animo:
“Felicità per un percorso concluso”.
Diplomato all’istituto tecnico industriale, Faraone è stato tra i promotori della riforma della “buona
scuola” di Renzi: si era iscritto all’università nel 2000, ma poi aveva
abbandonato per la politica.

RELAZIONI PERICOLOSE A l l e A m m inis trativ e 2 0 15

» VINCENZO IURILLO

P

56 CENE Verso il rinvio a giudizio

M

arino, niente memorie
su scontrini e onlu s:
ad esso vu ole il processo
NONTORNERÀ a parlare con i magistrati né depositerà altri atti o memorie difensive. L’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, vuole
far valere le sue ragioni davanti a un giudice. Ieri
infatti il suo legale, l’avvocato Enzo Musco, ha depositato un atto ai pm titolari delle due inchieste
– che rischiano di mandare a processo Marino
–nel quale si dice che l’ex
titolare al Campidoglio
“ha deciso di non avvalersi di alcuna facoltà riconnessa alla notifica
dell’avviso di conclusione indagine”. Ossia entro venti giorni, non depositerà “memorie”nè documenti e tanto meno si presenterà davanti ai pm
“per rilasciare dichiarazioni”, come prevede il codice penale all’articolo 415 bis –atto che di norma
prelude a un richiesta di rinvio a giudizio – e che è
stato notificato giorni fa all’ex sindaco. È un chiaro segnale: Marino vuole “far volere le fondate
ragioni della difesa in contraddittorio con le conclusioni dell’accusa davanti a un giudice terzo.
Ciò perchè crediamo davvero nell’operato della
magistratura”, ha detto al Fatto l’avvocato Musco. Sono due le grane giudiziarie dell’ex sindaco
deciso a ricandidarsi per il Campidoglio: una riguarda l’indagine sulle ormai note “cene istituzionali”, l’altra la gestione della onlus “Imagine”.
Nel primo caso, la difesa punterà a giustificare
ogni singolo incontro, spiegandone la finalità istituzionale. Dopo che lo scorso 4 febbraio è arrivata sul tavolo del pm Roberto Felici l’ultima
relazione della Guardia di finanza, le cene contestate a Marino sono diventate 56 per una spesa totale di poco meno di 13 mila euro.
VALERIA PACELLI

q

Napoli

rovincia di Napoli. La
nuova Quarto del Pd si
materializza nella vicinissima Casavatore.
Maggio-giugno 2015, elezioni
amministrative. A Casavatore
il candidato sindaco Pd Salvatore Silvestri riceve la visita
del ministro della Giustizia
Andrea Orlando, è affiancato
dal vicesegretario dem Lorenzo Guerini durante un’iniziativa pubblica, viene fotografato sotto un gazebo con la
deputata dem Valeria Valente, candidata alle primarie Pd
di Napoli del 6 marzo. La compagna di Silvestri lavora a Roma come assistente parlamentare della Valente. Più o
meno gli stessi giorni in cui a
Quarto i leader del Direttorio
grillino Roberto Fico e Luigi
Di Maio accompagnano la
candidata sindaca M5s Rosa
Capuozzo in tour elettorale
col candidato consigliere Giovanni De Robbio. Il 22 dicembre un decreto di perquisizione della Dda di Napoli, pm Henry John Woodcock rende
noto che l’elezione di De Robbio, accusato anche di tentata
estorsione alla sindaca di
Quarto, fu viziata da un patto
elettorale con una famiglia di
imprenditori delle pompe funebri vicina al clan Polverino.
Spuntano intercettazioni
compromettenti, il Pd chiede
la testa della sindaca ed anima
proteste di piazza: le troupe
televisive stazioneranno a
Quarto per giorni. Travolta
dalle pressioni, la Capuozzo si
dimette, ma in extremis ci ripensa ed è tuttora in carica.

L’ALTRO IERI invece un avviso
conclusa indagine firmato dai
pm antimafia Maurizio De
Marco e Vincenza Marra rivela che a Casavatore Silvestri,
sconfitto dall’Udc Lorenza Orefice, fu sostenuto da un’ala
degli Amato-Pagano, il clan
dei Scissionisti. Un altro pezzo del clan scelse la Orefice e
minacciò gli elettori dei quartieri vecchi. Però Maurizio
Minichini, sottoposto alla misura di sorveglianza speciale
per due anni e mezzo a partire
dal novembre 2013 perché associato al gruppo camorristico Ferone, e definito dai carabinieri “pluripregiudicato per
associazione di tipo mafioso”,
secondo le indagini “stazionava nel comitato elettorale di
Silvestri e si è adoperato per
recuperare voti per lui e per il
fratello Ciro Minichini nel
quartiere dove dimorava”. Per
questo Minichini è picchiato a
sangue da tre sostenitori della
Orefice, tra i quali un parente
del boss Ferone, due giorni
prima del ballottaggio. In modo che la cittadinanza comprendesse il messaggio ed infatti la Orefice, indietro al pri-

La Quarto dei dem
è Casavatore: botte,
camorra e minacce

Incontri
Salvatore
Silvestri
accanto a
Valeria Valente e, sopra,
con Andrea
Orlando e Lorenzo Guerini
Facebook

ASPIRANTI

mo turno di sei punti, prevarrà non si fa neanche più l’inaugucol 56%. Lo scrivono i sostituti razione giovedì è.
procuratori nell’avviso che
S: Giovedì?
sintetizza una informativa dei
M: Giovedì prossimo, non si
carabinieri. Sono state deposi- fa l’inaugurazione che dovevatate numerose intercettazio- no fare del partito, ricordi?
ni, tra le quali due conversaInaugurazione che poi non
zioni del 3 luglio e del 16 luglio andrà benissimo, pare. I due si
2015 tra Silvestri e Minichini. lamentano della mancanza di
Discutono degli equilibri del riguardo.
Pd locale, del fatM: Quelle che
to che Silvestri
dovevano venire
debba essere il
non sono potute
capogruppo. “I
venire, la taglietdue, oltre a com- Clan divisi
ta...
mentare il risul- La scissione
S: Tar tagliotato elettorale,
ne?
intrattengono u- degli Scissionisti:
M: Tartagliona conversazio- una parte
ne e quell’altro...
ne circa l’istituS: Carpentieri,
zione di una nuo- scelse
se vedi che i segreva sede del Pd a la candidata
tari del provinciaCasavatore – si
le e del regionale
legge nell’infor- di centrodestra
non possono venimativa – è chiaro
re, tu che fai? La
il fatto che Minirinvii o no?
chini è parte della fazione poPerò c’era Mario Casillo, il
litica riconducibile a Silvestri capogruppo Pd in Campania.
del Pd”.
Silvestri lo chiama “il prete”.
Minichini: Ha detto il pri- Ieri la Tartaglione ha preso le
mo a fare il capo gruppo deve distanze da Casavatore: “Quaessere il presidente.
dro inquietante. Silvestri si
Silvestri: Ah, quando tu gli autosospenda, altrimenti sahai detto che dobbiamo forma- ranno gli organismi di partito a
re il partito che cosa ha detto?
provvedere in tempi rapidi”.
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M: Questa è la cosa, perchè

Il professore negazionista: “Incompetenti”

Comunarie grilline, gli esclusi
non ci stanno: la carica dei ricorsi

C

erte comunarie non finiscono
mai. Perché chi è rimasto giù dai
treni ormai affollati del M5s rivuole
il posto, o magari spera che il convoglio deragli. Succede a Roma, dove una decina di neo-espulsi minaccia ricorsi contro le consultazioni
via web che hanno incoronato Virginia Raggi come candidato sindaco, per annullarle e magari spuntare
un risarcimento danni. E potrebbe
succedere a Napoli, dove il voto non
è ancora partito. Eppure 36 attivisti
appena cacciati già ventilano “azioni legali” dopo flash mob e scioperi
della fame. “Queste sono epurazioni” giura l’avvocato penalista Paolo
Palleschi, candidatosi alle Comunarie per il Campidoglio: cacciato il
primo febbraio, prima del voto, con
l’accusa di essere filo-leghista. “Mi
hanno espulso perché da cattolico
ero inviso alla fazione lgbt, fortissima nel Movimento”sostiene. E pare
parlare da portavoce di un’area cattolica del M5s romano, che prima
delle consultazioni aveva propa-

lando contro i 5Stelle “incompetenti”. Palleschi
invece parla di “una
squadra con avvocati di
grido”, pronta a dare battaglia. Il M5s però ostenta tranquillità. A partire
da Luigi Di Maio, a Repubblica Tv: “Chi è stato
PALLESCHI insiste sulle
escluso ha avuto una letsospensioni “arbitrarie” Antonio Caracciolo tera con le motivazioni, le
da parte dello staff di Micomunarie sono libere ed
lano: “Con me hanno espulso con intatte”. E poi la Raggi, a Porta a Porpretesti l’architetto Michele Modi- ta: “Polemiche strumentali, il M5S
ca e Salvatore Adamo, tutti con pos- non è un tram dove si sale per passibilità di essere eletti”. Ma tra gli e- sare poi ad altri partiti”. Ed è un’alspulsi pronti a fare ricorso ci sarebbe lusione a uno degli espulsi, ora con
anche il professore Antonio Carac- Alfio Marchini. Dal Movimento inciolo, negazionista. Lui al primo tur- vece mostrano post di Palleschi conno delle comunarie c’era, con tanto tro le adozioni gay e per la famiglia
di video di presentazione. Poi, quan- naturale. “È un integralista che non
do i giornalisti hanno ricordato le partecipava mai a un’iniziativa, si
frasi con cui derubricava l’Olocau- presentava come il rappresentante
sto a “una leggenda”, il M5s lo ha dei cattolici grillini” sibilano. Forse
messo fuori. Ieri il docente di filoso- finirà tutto in tribunale. O forse no.
Twitter @lucadecarolis
fia del diritto ha pubblicato sul suo
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profilo la lettera di espulsione, ur-

gandato sul web i propri
candidati. E i post pro
Carroccio? “Frasi che mi
sono state attribuite nel
febbraio del 2015, erano
riportate su un bollettino che me le attribuiva
indebitamente”.

8 » POLITICA
SU FACEBOOK

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

Candidato a sindaco
in Toscana: “Docce
di Dachau per i gay”

VOLEVA DIRE LA SUA sulle unioni
civili, ma il paragone che gli è venuto in
mente e che ha postato sulla sua pagina Facebook gli ha fruttato critiche nonostante abbia tentato poco dopo di rimediare chiedendo scusa. Protagonista della gaffe, con riferimento alle “docce di Dachau”, un candidato sindaco di Cascina, Comune alle porte di
Pisa dove a giugno si vota per le Amministra-

q

tive: Leonardo Sbrana, in corsa con la lista civica Noi adesso Cascina. Su Fb – la notizia è
stata pubblicata stamani dal quotidiano Il
Tirreno – Sbrana ha scritto: “Mi concedo una
volgarità (sapete bene che non lo sono): immaginate il bambino col pannolone sul letto
mentre due corpi nudi (niente di più brutto di
un corpo maschile) si avvinghiano, si baciano e...”. Il post ha scatenato un dibattito sul

quale si è nuovamente inserito Sbrana affermando che “è meglio non fare sesso davanti
ai figli, poi se etero, gay, trans, travestiti o cosa vi pare lo fanno volutamente davanti ai
bimbi si riaprono le docce a Dachau”. Il riferimento non era al ddl Cirinnà, ha poi precisato lo stesso candidato sindaco, che ha
immediatamente rimosso il post affermando che “era una battuta infelice”.

Vescovi, 5Stelle e Bersani
contro Vendola “in affitto”
Sul caso del leader di Sel alleanze trasversali. Di Maio: “No a supermarket
dei neonati con codice a barre. Serve referendum sulle adozioni”

S

ull’utero in affitto e il caso Vendola, è il do poi come “la questione dell’adozione
giorno di Beppe Grillo che, con una let- delle coppie omosessuali vada affrontata
tera al Corriere, manifesta tutta la sua per- con un referendum”. All’attacco di Venplessità sulle scelte dell’ex governatore dola si scaglia anche Avvenire, il quotidiapugliese. “C’è qualcosa nel concetto di u- no dei vescovi: “Il triste mercato dell’utero in affitto che mi spamano cresce. Si smetta di
venta e non ha nulla a che
chiamarli diritti”, si legfare con l’omosessualità, Walter Verini
ge nel giornale diretto da
ma riguarda la logica del “Stiamo preparando
Marco Tarquinio. Che
‘lo facciamo perché è
poi punta il dito contro
possibile’. Le questioni una norma per i 529
“il linguaggio politicaetiche nel periodo del bambini che già
mente corretto usato dai
low cost possono assunotiziari del servizio
mere aspetti paradossa- vivono con coppie gay” pubblico, un fenomeno
li”, scrive il leader del
di camuffamento della
M5s. A rincarare la dose
realtà”. Il carico da undic’è poi Luigi Di Maio a Repubblica Tv: ci ce lo mette poi Angelino Alfano: “Ri“Non possiamo pensare ad aprire un su- badiamo il nostro no a ogni forma di adopermarket con codici a barre sui bambini. zione da parte di persone dello stesso sesLoro non devono diventare una merce. so. Stiamo lavorando a un ddl che definiL’utero in affitto è abominevole”, dice l’e- sca la pratica dell’utero in affitto come
sponente dei Cinque Stelle, sottolinean- reato universale”, afferma il ministro

L’INTERVENTO

» MASSIMO FINI

N

el regolare le “unioni civili” il governo
si è trovato di fronte
a questioni strettamente legate e quasi inestricabili.
1. Adozioni. Ammetterle o
no anche per le coppie omosessuali?
2. Matrimonio. Ammetterlo o no anche per gli omosessuali?
3. Regolamentazione dei
diritti civili delle coppie di
fatto omo ed etero.
Se si fosse adottato il principio della legittimità dell’adozione anche per le coppie omosessuali tutto sarebbe stato risolto. Perché questo avrebbe comportato la logica
conseguenza del diritto di
queste a sposarsi con rito civile con tutti i diritti e i doveri
che ciò comporta ex art. 143 e
seguenti (Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio) e quindi anche l’adozione.
Non sarebbe stato nemmeno concepibile una sorta di
matrimonio monco cioè senza il diritto della coppia di adottare. Il matrimonio è o
non è. Ma l’adozione da parte
di coppie omosessuali, che è il
nodo cruciale di tutta la faccenda, suscita parecchie perplessità, non solo da parte
cattolica e confessionale ma
anche laica.
È fuori discussione che ognuno ha diritto di agire la
propria sessualità come meglio crede o istinto e desiderio

dell’Interno. “Vendola è un amico, ma
questa cosa non mi convince”, dice pure
Pier Luigi Bersani.
Intanto, mentre le unioni civili domani
approdano a Montecitorio, si inizia a fare
il punto sulle adozioni. In Parlamento
giacciono 28 ddl in materia, per questo il
Pd ha annunciato l’inizio di un’indagine
conoscitiva in commissione da cui potrebbe uscire un testo unificato. “Una
nuova legge sulle adozioni è necessaria,
perché ci sono tante famiglie in lista d’attesa. Ma niente stepchild adoption o adozioni gay”, mette in guardia il ministro
Beatrice Lorenzin. Mentre, secondo il
dem Walter Verini, “con una norma potremmo anche affrontare il tema dei 529
bambini che già esistono e vivono in famiglie omosessuali”. Ovvero stepchild adoption.

G. ROS.

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I nodi Le adozioni da parte di coppie omosessuali suscitano forti perplessità anche tra i laici

La “stepchild adoption”
era la giusta soluzione
fermata dagli estremisti
gli detta. Ma questo indiscutibile diritto nel caso di adozione si scontra col diritto di
un terzo soggetto, l’adottanNel caso
do. In linea di principio, o se si
dell’utero
preferisce per legge di natura,
un bambino ha diritto di avein affitto
re, almeno sulla linea di parsiamo
tenza, un padre e una madre.
di fronte
Il leader dell’Ncd, Angelino
a una
Alfano, si è espresso goffadoppia
mente quando a proposito
distorsione
della bocciatura di parte della
o se si vuole legge Cirinnà ha detto: “Abbiamo impedito pratiche
a un’abercontro natura”.
razione
Avrebbe fatto meglio a dire
e alla
mercificazio- “pratiche al di fuori della nane totale del tura”. Ma Alfano non intendeva certamente dire che l’ocorpo della
mosessualità è una pratica
donna,
“contro natura” o “al di fuori
pensato
della natura”. L’omosessuasolo
lità esiste anche nel mondo acome
nimale e in ogni caso anche
recipiente
l’uomo fa parte della natura.
Intendeva dire che “al di
fuori della natura” sono i figli
di una coppia omosessuale.
Un leone può andare con un
altro leone invece che con una
leonessa ma da questo rapporto non può nascere un
leoncino. È una cosa che in
natura non si dà. È “fuori dalla natura”. C’era poi la fon-

data preoccupazione che l’adozione da parte delle coppie
omosessuali spalancasse le
porte alla pratica, tanto omo
che etero, del cosiddetto “utero in affitto” che peraltro la
legge Cirinnà espressamente
esclude.
Nel caso di “utero in affitto” siamo di fronte a una doppia distorsione o se si vuole aberrazione. Non solo il bambino nasce senza un padre e
una madre naturali perché
quella naturale, la sua vera
madre, è esclusa dalla coppia.
Ma siamo di fronte alla mercificazione totale del corpo
della donna usato solo come
recipiente e alla negazione
della sua affettività ed emoSUL CAPO
DI NCD

L’omosessualità esiste
anche nel mondo
animale e l’uomo
fa parte della natura.
Alfano avrebbe dovuto
dire ‘al di fuori della
natura, non contro’

tività perché lei quel bambino, che ha portato in grembo
per nove mesi, non lo vedrà
mai o se lo vedrà sarà solo per
gentile concessione della coppia adottante, etero od omo
che sia.
Né sono d’accordo con chi
giubila perché in questi casi è
comunque “nato un bel bambino”. Un “bel bambino” può
nascere anche da uno stupro,
ma ciò non sana la violenza
che gli sta a monte. La Cirinnà aveva poi scelto una soluzione intelligente, la cosiddetta stepchild adoption nel
caso che in una coppia omosessuale uno dei componenti
abbia un figlio. Qui siamo
fuori dall’adozione “t ou t
court”, perché un figlio già c’è
e vive in una famiglia. Ed è
quindi ragionevole che anche
l’altro partner della coppia
assuma nei suoi confronti i
diritti e i doveri del genitore.
Purtroppo qui il governo si
è scontrato con l’estremismo
della parte più confessionale
della politica e della popolazione e ha preferito stralciare, almeno per il momento, la
stepchild adoption. Tuttavia
ha portato a casa alcuni buoni risultati. Ora, le coppie omosessuali hanno, adozione

Opposti
Sopra, Nichi
Vendola
col compagno Ed Testa.
A sinistra, Angelino Alfano
Ansa- LaPresse

a parte, tutte le coperture del
matrimonio: assistenza sanitaria, reversibilità della pensione, eredità del partner, assistenza ospedaliera e penitenziaria, diritto all’accesso
ai mutui e agli sconti famiglia
(per le coppie di fatto etero il
problema non si pone perché
se vogliono tutti i diritti e i doveri del matrimonio non hanno che da sposarsi, cosa che
per gli omosessuali è attualmente impossibile).
Se la politica è “l’arte del
possibile” sarebbe giusto riconoscere a Renzi di aver ottenuto il massimo passando
per la difficilissima strettoia
di due opposti estremismi,
quello confessionale e quello
laico.
Non mi è piaciuta nemmeno l’aggressione di cui è stato
oggetto Alfano, ricordandogli le sue pecche passate o presenti. Un’argomentazione si
confuta con un’altra argomentazione e non demonizzando l’interlocutore per
quello che ha fatto in altri
campi. Non è che se un criminale fa una affermazione giusta questa diventa meno giusta perché chi parla è un criminale.
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Alla fine
il governo
ha ottenuto
alcuni
buoni
risultati
comunque:
le coppie
omosessuali
hanno,
adozione
a parte,
tutte
le coperture
del
matrimonio:
dai mutui
alle
pensioni

POLITICA

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

FAMIGLIE TRADIZIONALI

QUELLO DEI CALÒ sarebbe il classico esempio da raccontare sul palco del
Family Day. Un nucleo unito, felice e soprattutto numeroso. Se non fosse che il capofamiglia ha lasciato la moglie e la donna ora si
trova senza lavoro e con ben quattordici bocche da sfamare. A rivelare il caso, avvenuto a
Padova, è stata ieri la trasmissione Tagadà,
condotta su La7 da Tiziana Panella. “Posso

q

L a st oria d ei C alò ,
q u at t ord ici f ig li
ab b and onat i d al pad re

pensare che si sia trattato di un colpo di testa
di mio marito quando ha compiuto i cinquant’anni – ha raccontato la signora Alessandra –. Io capisco che possa finire l'amore
fra due persone; quello che non posso capire
è che finisca l’amore di un genitore per i suoi
figli”. Le difficoltà sono in parte arginate
dall’impegno dei figli più grandi; il maggiore
di tutti ha 24 anni e – come racconta sempre

la mamma – sta dando una grossa mano. La
più piccola, invece, ha solo due anni ed è praticamente nata in concomitanza con la separazione: non ha di fatto mai vissuto con il padre. Le immagini di Tagadà mostrano quindi
la triste parabola di una famiglia “tradizionale” che fino a poco tempo fa era considerata
da tutti un modello di felicità, tanto da meritarsi numerosi servizi televisivi dedicati.

Michela Marzano “Il mio addio
al gruppo dei dem al voto finale”

L’INTERVISTA

Ma io dico sì all’utero
in prestito: è un tabù
come l’aborto anni fa
» GIANLUCA ROSELLI

L

e persone dovrebbero pensare prima di
parlare e giudicare.
Ci vuole calma, serenità e rispetto. Siccome sono
questioni etiche, tutti pensano di poter dire la loro. Molti
vedono la pagliuzza negli occhi altrui e non la trave nei
propri”. Michela Marzano,
filosofa, scrittrice e deputata
del Pd, difende Nichi Vendola e la sua scelta di ricorrere
alla maternità surrogata.
“Alt! Primo errore, è sbagliato chiamarla così…”

LEGGE CIRINNÀ
Cosa cambia col ddl
• STEPCHILD ADOPTION
Avrebbe permesso l’adozione
del figlio biologico del partner. È
stata stralciata per ottenere il sì
di Ncd, che si oppone da
sempre alla norma assieme alla
destra e anche ad alcuni
esponenti del Pd
• UNIONI CIVILI
È l’istituto per le coppie
omosessuali. L’unione va
registrata in municipio: le parti
concordano fra loro l’indirizzo
della vita familiare e possono
scegliere un cognome comune
• DIRITTI E DOVERI
Le parti hanno l’obbligo
reciproco all’assistenza morale
e materiale, e quello alla
coabitazione. Non è invece
previsto l’obbligo di fedeltà
• EREDITÀ E PENSIONI
In assenza di diversa
convenzione, si applica il regime
di comunione dei beni. Alle
parti spettano il diritto
all’eredità, alla reversibilità della
pensione e alle detrazioni per
“coniuge a carico”
Prima firma
Monica
Cirinnà: il ddl
sulle unioni
civili porta
il suo nome

• SCIOGLIMENTO
Per far cessare gli effetti
dell’unione è sufficiente la
richiesta anche di una sola delle
parti. La domanda va presentata
all’ufficiale di stato civile
• COPPIE DI FATTO
La convivenza stabile fra due
soggetti fa nascere un nucleo
che va riconosciuto come tale
dal Comune, dagli ospedali e dal
carcere. In ogni caso, è
necessaria presentare la
dichiarazione allo stato civile

Qual è la definizione giusta?

La dicitura corretta è “gestazione per altri”. Questo bambino ha avuto la sfortuna di
nascere proprio adesso, dopo l’approvazione delle unioni civili. E chi critica Vendola probabilmente preferirebbe che non fosse mai nato.
Il punto fondamentale è che
non c’è coincidenza tra il
mettere al mondo un bambino e la maternità. Far nascere
una creatura non significa
essere madre. In questo caso
si tratta di una donna che ha
portato avanti una gravidanza per conto di altri. Altrimenti come dovremmo chiamare le donne che abbandonano i neonati?
Chiariamo meglio il punto.

La maternità è un ruolo, è la
responsabilità che si assume
nell’essere madre, che è colei
che raccoglie la vita ed evita
che essa scivoli nel vuoto del
non senso. Per questo motivo
in francese esistono due parole: geniteur, ovvero la madre biologica, la genitrice di
un bambino; e parent, la madre vera e propria, colei che
vuole e cresce un figlio. Sono
due cose diverse. I bimbi
hanno diritto ad avere padre
e madre indipendentemente
da chi esercita tali ruoli.
Molti, anche a sinistra, hanno parlato di sfruttamento
del corpo della donna.

Questo è un falso problema.
Lo sfruttamento c’è se la questione non è regolamentata,
ma se avviene all’interno di
un quadro legislativo preciso
questo rischio viene meno.
Vanno sempre valutate le
condizioni all’interno delle
quali un fatto accade. La gestazione per altri può anche
essere un atto di grande generosità.
Si è tirato in ballo la differenza di classe. I ricchi pos-

La deputata Michela Marzano con il premier Matteo Renzi un anno fa Ansa

sono comprarsi tutto, anche i figli. Gli altri no.

Far nascere
una
creatura
non
significa
essere
madre,
altrimenti
come
dovremmo
chiamare
le donne
che
abbandonano i
neonati?

Ero
favorevole a
compromessi, ma
la norma
è stata
svuotata:
un piccolo
passo
giuridico in
avanti e uno
culturale
indietro
enorme

Diventa un discorso economico proprio perché nel nostro Paese non si può fare. E
allora si è costretti ad andare
all’estero e a spendere molti
soldi. La stessa cosa si diceva
quando l’aborto era illegale:
solo le donne ricche possono
abortire in sicurezza, mentre le altre rischiano la vita.
Una volta diventato legale, la
condizione si è parificata. Se
in Italia l’utero in affitto fosse legale, la questione non si
porrebbe.

Quindi dovrebbe potersi fare anche in Italia?

Sì, ma andiamo piano, perché qui non siamo riusciti
nemmeno a portare a casa una legge sulle unioni civili
decente. Io sono favorevole
al matrimonio gay, ma avevo
accettato il compromesso
del ddl Cirinnà. Al compromesso del compromesso, però, non ci sto più. La norma è
stata svuotata: di fronte a un
piccolo passo giuridico in avanti, ne è stato fatto uno enorme indietro sul piano culturale. Togliendo l’obbligo
di fedeltà si è sancito l’amore
omosessuale come amore di
serie B, promiscuo e volatile,
quasi non degno. Poi è stata
tolta anche la stepchild adoption e il risultato finale è pietoso.
Il Pd sostiene che la stepchild verrà ripresa all’interno di una legge più generale sulle adozioni…

Io due settimane fa ho presentato una proposta di legge
proprio sulle adozioni, ma
penso che non se ne farà
niente. Se non c’erano i voti
sull’articolo 5 adesso, mi de-

»9

L’addio annunciato
“Alla fine della
legislatura tornerò
in università, non si
può accettare tutto”
vono spiegare perché dovrebbero esserci tra sei mesi
o un anno.
Il Pd sostiene che bisogna
fare un passo alla volta…

A me sembrano solo scuse. I
voti in Parlamento c’erano, il
Movimento Cinque Stelle
non si sarebbe sottratto a una
responsabilità così grande.
Io annuncerò il mio addio al
partito in aula, alla Camera,
al momento del voto finale
sulle unioni civili e passerò al
gruppo misto. Poi, a fine legislatura, tornerò all’università. Con il mio gesto voglio
trasmettere ai giovani il
principio che non tradire e
non tradirsi è possibile. Anche qui il problema è culturale e riguarda l’intero Paese:
non c’è mai solo la strada che
gli altri ci propinano, una
scelta diversa è sempre possibile.
Il mondo gay, però, sulle unioni civili si è diviso. Molti
si sono espressi a favore dicendo: meglio questa riforma di niente…

Aspettano questa legge da
trent’anni, capisco il loro atteggiamento. Ma per abitudine si finisce per accettare
qualunque cosa. È anche a
questo che mi riferisco quando dico che in Italia ci vuole
un profondo cambiamento
culturale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LA SENTENZA

Coppia lesbica
con due figlie
Sì all’adozione
“incrociata”

È

un nuovo caso di stepchild adoption, autorizzata come sempre per
via giudiziaria. Questa
volta però si tratta di una
novità rispetto alle precedenti simili
pronunce
della magistratura
perché in
questo cas o l ’ a d ozione è “i nc r o ci a t a ”. Due
donne lesbiche che stanno insieme e hanno una figlia a testa: ora ognuna ottiene l’affidamento della
bambina dell’altra. Le due
hanno partorito in Italia
dopo l’inseminazione operata in Danimarca. Sul
piano pratico, a ognuna
delle due donne vengono
estesi gli obblighi genitoriali verso la figlia della
compagna; le due bambine assumono il doppio cognome (sommando quelli
delle due mamme), ma
non sono considerate sorelle. Tuttavia, raccontano le associazioni Famiglie arcobaleno e Rete
Lenford, che hanno seguito la vicenda, le ragazze
hanno già un forte legame
reso possibile dal comune
progetto di vita delle due
mamme. Ed è proprio
questo il presupposto che
ha permesso il via libera
da parte del giudice di primo grado. Il riferimento
normativo alla base è nella
vigente legge sulle adozioni che parla di “casi
particolari”. “Il Tribunale
– spiega l’avvocato Francesca Quarato – ha verificato che il nucleo familiare fosse sano e idoneo e ha
quindi autorizzato l’adozione reciproca”.
Inevitabili le immediate polemiche da parte politica e non solo. I portavoce del Family Day parlano
di“sentenza sovversiva”e
sperano nel ribaltamento
del verdetto in Cassazione. La Lega Nord scrive
addirittura alla presidente della Camera Laura
Boldrini affinché sollevi
un conflitto di attribuzione tra Parlamento e Tribunale. Giorgia Meloni
(Fratelli d’Italia) parla di
un esito già scritto: “Non
abbiamo esultato per lo
stralcio della stepchild adoption, sapevamo che i
tribunali decidono al posto della politica”.
ROB. ROT.

10 » ITALIA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

COMPENSI D’ORO

Marchionne nel 2015
ha preso 21 milioni
(erano 66 nel 2014)

L’AMMINISTRATORE delegato di
Fiat Chrysler, Sergio Marchionne, nel
2015 ha messo insieme compensi per circa
10 milioni di euro: 3,6 milioni di stipendio vero e proprio più 6,3 milioni di incentivi legati
ai risultati e 126.620 euro di altre compensazioni. Sempre l’anno scorso, poi, Marchionne ha ricevuto 4,32 milioni di azioni
condizionate al raggiungimento di determi-

q

nati obiettivi aziendali e altri 1,62 milioni di
azioni alle quali può invece accedere in ogni
momento e senza condizioni: ai prezzi attuali fanno altri 10,8 milioni.
Parecchi soldi, ma non è detto che il manager italiano (con passaporto canadese e residenza in Svizzera) sia felice: nel 2014 si era
fermato a soli 6,6 milioni di compensi diretti,
ma poi contando premi (25 milioni solo per

la fusione Fiat-Chrysler) e stock option era
arrivato a mettersi in tasca l’equivalente di
66 milioni. Le cifre risultano dal rapporto annuale depositato lunedì sera dal gruppo alla
Sec di New Tork, cioè l’autorità statunitense
di controllo sulla Borsa (equivalente alla nostra Consob), lo stesso da cui si evince che tutto compreso - John Elkann non è arrivato
a mettere insieme neanche 2 milioni.

Gufo

OSSESSIONE C om e B . , il m igl ior pres idente da 15 0 anni
» MARCO PALOMBI

U

n quotidiano è una
brutta bestia. Ti costringe a seguire
qualunque cosa accada, anche la più superflua.
Ieri, per dire, Matteo Renzi –
stavolta via Facebook e in un
italiano tanto volgare quanto
legnoso – ha fornito la solita
pletora di numeri anti-gufi
per dimostrare che lui è “il miglior presidente del Consiglio
degli ultimi 150 anni” (copyright: Silvio B.). Fuori da un quotidiano uno potrebbe ignorare
il cherry picking – scegliersi il
dato che fa più comodo – del
premier, lasciando che sia la
realtà a rimetterlo a posto. In
un quotidiano no: tocca ogni
volta tentare di separare la
realtà dalla propaganda (“le
chiacchiere stanno a zero”,
come dice lui) e spiegare, per
quanto è possibile, come sta
l’Italia a marzo 2016. Magari
servirà anche a Renzi il giorno
che gli diranno che il suo tempo è scaduto.

PIL. “A inizio 2015 avevamo

immaginato una crescita del
0,7%. È stata invece di +0,8%.
Meglio delle previsioni” (segue bullismo contro i governi
Monti e Letta, durante i quali
eravamo in recessione).
Vero, anche se grazie alla
correzione al ribasso di Istat del
Pil 2014 (s’è scoperto improvvisamente che lo Stato ha speso

La strana crescita
Il +0,8% di cui si bea
l’esecutivo deriva
anche dalla correzione
al ribasso del Pil 2014

+1,6%

Prodotto interno 2016
per il governo: l’Ocse
dice che sarà al +1%
meno di quanto diceva). Problema: il 2015 era partito molto
bene – interventi della Bce, petrolio ai minimi – ma ora l’Italia è ferma. Leggendo i dati del
Pil per trimestre la cosa è evidente: +0,4% nel primo; +0,3 nel
secondo; +0,2 nel terzo; +0,1
nell’ultimo. L’Italia, come sa
anche il governo, sta spendendo
in importazioni dalla Germania quel che guadagna grazie
alle politiche espansive. Lo stop
di fine anno si vede dappertutto:
la produzione industriale – come fatturato e ordinativi – è
scesa negli ultimi due mesi 2015
e l’ultimo trimestre ha il segno
meno (-0,1%); pure i consumi
hanno chiuso l’anno in contrazione. Non a caso l’Italia, a febbraio, risulta in deflazione.

Autoelogio senza fine
Renzi dà i numeri
su lavoro, Pil, deficit...
Nuovo post propagandistico del premier che tenta di usare
i dati come gli fa più comodo: “Le chiacchiere stanno a zero”

DEFICIT. “È sceso per la prima
volta da anni sotto il 3%: quest’anno abbiamo fatto il 2,6%
(miglior risultato degli ultimi
dieci anni). E nel 2016 scenderemo ancora”.
In realtà sotto al 3% di deficit
rispetto al Pil –ammesso che sia
un valore –ci siamo arrivati coi
governi Monti e Letta. Quest’anno abbiamo fatto il 2,6%
(segno, peraltro, che Renzi sta
facendo austerità, seppur moderata, e non manovre espansive come dice). Nel 2016 – sostiene la Commissione europea
– saremo al 2,5%. Sempre che,
va ricordato, il Pil cresca
dell’1,6% come prevede il governo (l’Ocse, per dire, dice +1% se
va bene): se non sarà così, bisogna rifare tutti i conti.
LAVORO. “Il boom del Jobs Act

è impressionante. Nei due anni del nostro governo abbiamo
raggiunto l’obiettivo di quasi
mezzo milione di posti di lavoro stabili in più. E Inps ricorda
come siano aumentati i contratti a tempo indeterminato
nel 2015 di qualcosa come
764.000 unità”.
L’ultimo dato è amministrativo: sono flussi, non teste (lo ha
ricordato a Renzi, senza successo, anche il presidente dell’Istat). Vediamo il resto: nel 2015
il governo ha distrutto lo Statuto dei Lavoratori (licenziamenti, demansionamento, controlli a distanza, etc) e regalato
12 miliardi in tre anni alle imprese che assumevano a tempo
indeterminato. Ieri sono usciti i
dati preliminari Istat di gennaio: gli occupati sono tornati
al livello di agosto dopo il calo di
dicembre, il tasso relativo è fermo al 56,8% di un anno fa. In un
anno si parla di 299mila lavoratori in più, ma l’aumento è
tutto nella fascia d’età over 50

SUISOCIAL

SUL PROFILO FACEBOOK
Il lungo post di Matteo Renzi
sul suo profilo Facebook inizia
con “post urticante per gufi e
talk” e via una sfilza di numeri
su Pil, deficit, occupazione,
evasione fiscale, spending
review, tasse, export,
investimenti e mutui

SU TWITTER
Il cinguettio del premier: “Con
questo governo le tasse vanno
giù, gli occupati vanno su. Le
chiacchiere dei gufi stanno
a zero

(359mila), mentre aumentano i
senza lavoro tra i giovani
(15-24 anni) e nella fondamentale fascia 35-49 anni. Ha spiegato su Lettera 99 la ricercatrice Marta Fana: “Si conferma
l’ipotesi che la riforma Fornero
giochi un ruolo predominante
sull’andamento dell’occupazione in Italia” (tradotto: in
quella fascia d’età prima si andava in pensione, ora non più).
Il tasso di disoccupazione è fermo dall’estate, così come il numero dei disoccupati (poco sotto i 3 milioni). Va segnalato che
a gennaio i dati sulla Cassa Integrazione dicono: +12,8% su un
anno e +33,8% su dicembre (e
con dati incompleti). Nessun tweet di Renzi.
EVASIONE FISCALE. Il 2015 è

stato l’anno record nella lotta
all’evasione con 14,9 miliardi
di euro recuperati dallo Stato,
alla faccia di tutti quelli che
criticavano il nostro governo
su questo”.
Fino a quest’anno eravamo
in recessione e la sentono pure
gli evasori: nel 2014 (Pil a
-0,4%), comunque, il recupero
dell’Agenzia delle Entrate era
14,2 miliardi. Piccola nota a
margine: piano a parlare di evasione, in questa cifra finisce
pure il recupero di Equitalia
delle multe non pagate.

TASSE. “Abbiamo impedito o-

gni aumento di tasse (l’ultimo
fu nel settembre 2013, con altro governo) e bloccato anche
l’aumento delle tasse locali”
(seguono esempi a partire dagli 80 euro).
La pressione fiscale era al
43,6% nel 2014 ed è scesa dello
0,3% l’anno scorso: le entrate
generali, però, sono aumentate
di quasi 7 miliardi (a 709 totali).
Un certo ruolo nella diminuzio-

ne percentuale ce l’ha l’aumento del Pil.

I numeri
del lavoro

+299

mila occupati
a gennaio su
un anno prima
(ma gli stessi
di agosto):
frutto del
+359mila tra
gli over 50 e la
diminuzione
degli altri

5
6,8%
Il tasso di
occupazione:
è lo stesso
di un anno fa

11,
5%
il tasso di

disoccupazione: lo 0,1% in
più di agosto

12
miliardi in 3

anni: gli sgravi
alle imprese
nel 2015 per
assunzioni
stabili
(ora lo sconto
è al 40%)

SPENDING REVIEW. “Cotta-

relli aveva proposto 20 miliardi di revisione della spesa. In
due anni abbiamo fatto tagli
per 24,9 miliardi, di cui la stragrande maggioranza a livello
di governo. Fonte Mef”.
Siamo all’elogio della capacità di tagliare spesa pubblica:
tipo i 5 miliardi che mancano al
Servizio sanitario nazionale o i
17 in tre anni caricati sulle Regioni. Per arrivare a 25 miliardi
- contro i 18 miliardi della Corte
dei conti - il Tesoro è costretto a
contare di tutto, anche quel che
non ha ancora tagliato.

Chi si loda...
Il premier
Matteo Renzi,
su Facebook,
loda l’operato
del governo
su temi che
vanno dal
lavoro al Pil
Ansa

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ECONOMIA

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

OGGI IL VOTO SULLA TASSA RAI

Di Battista (M5S):
“Insegnerò a non
pagare il canone”
“STAMPUBBLICA”

» STEFANO FELTRI
E CARLO TECCE

L’

operazione sarà annunciata fra pochi
giorni e segna l’inizio dell’uscita della
Fiat dall’editoria italiana dopo oltre un secolo: ItEdi, la
società che controlla La
StampaeIl Secolo XIX, si fonderà per incorporazione nel
Gruppo Espresso (Repubblica,Espresso, quotidiani locali
Finegil), controllato dalla
holding Cir guidata da Rodolfo De Benedetti e Monica
Mondardini.
OGGI IL CAPITALE dell’ItEdi è
per il 77 per cento di Fca (Fiat
Chrysler) e per il 23 dell’Ital
Press Holding, la società di
Claudio Perrone, l’ex editore
del Secolo XIX. La società
verrà inglobata dal gruppo
presieduto da Carlo De Benedetti. Nel 2014 l’Espresso ha
registrato ricavi netti consolidati per 643,5 milioni e un risultato positivo di 8,5; mentre
ItEdi ha avuto soltanto 110
milioni di fatturato e un utile
di 624mila euro. Considerati i
rapporti di forza, agli azionisti di ItEdi andrà quindi una
piccola quota di minoranza
del Gruppo Espresso che sarà
definita nei prossimi mesi.
Il passaggio cruciale: la
porzione del Gruppo Espresso che spetterà a Fca sarà redistribuita fra i suoi azionisti.
In questo modo la Fiat, una
compagnia che produce automobili e non giornali, come
ripete sempre l’ad Sergio
Marchionne, uscirà dall’editoria italiana. La holding Exor, cassaforte degli investimenti della famiglia Agnelli
presieduta da John Elkann, avrà un peso molto ridotto.
Perché Exor è titolare del 30
per cento di Fca, che corrisponde a un terzo della quota
spettante ai soci di ItEdi nel
gruppo di De Benedetti.

ATTESA PER OGGI in prima lettura
alla Camera del deputati l’approvazione in prima lettura del ddl sul nuovo fondo
per l’editoria. Il provvedimento prevede anche che tra le fonti di finanziamento ci siano
anche un contributo di solidarietà da parte
delle concessionarie pubblicitarie e anche
100 milioni di euro provenienti da eventuali
maggiori entrate del canone Rai in bolletta.

q

Escluse da un emendamento della commissione i proventi delle multe Agcom. Ieri il dibattito in aula ha registrato la dura opposizione del Movimento Cinque Stelle. Alessandro Di Battista ha posto ancora una volta
il problema dell’assenza di pluralismo nella
tv di Stato: “Perché noi dobbiamo pagare voi
per mentirci? - ha detto - Io non ho il televisore e non pagherò il canone, dirò anche ai

cittadini come fare per non pagarlo”. La protesta di Di Battista è, secondo Sergio Boccadutri (Pd), “doppiamente ridicola”: “Perché
viene dalle aule parlamentari - spiega - e perché a sollevarla è uno che stasera (ieri per chi
legge, ndr) sarà ospite a Ballarò senza contraddittorio”. I Cinque Stelle insistono anche
sulla delega data al governo affinché individui la platea di beneficiari dei contributi.

Elkann con De Benedetti
E la Fiat lascia l’editoria
John avrà una piccola quota del Gruppo Espresso e uscirà anche da Rcs
da Rcs presentando l’addio
come una scelta obbligata: è
chiaro che neppure nel Paese
di Mondazzoli (Mondadori +
Rizzoli) si può sommare la
presenza nel capitale dei due
principali gruppi che editano
i grandi quotidiani. Pare che
John Elkann abbia già individuato il percorso finanziario
per lasciare Rcs, anche se sarà
doloroso, con inevitabili minusvalenze. Ancora non è
chiaro se qualcuno degli altri
soci è interessato a rilevare la
quota di controllo, Diego Della Valle e Urbano Cairo hanno
spesso contestato la gestione
ma non sono pronti a spendere abbastanza da comandare.
Nuovi assetti John Elkann, Rodolfo De Benedetti e suo padre Carlo, che ha passato le quote ai figli Ansa

Grande famiglia
L’ItEdi (“La Stampa” e
“Secolo XIX”) si fonde
con la società che
edita “Repubblica”
La conseguenza è chiara.
Visto che non ci saranno patti
di sindacato (cioè accordi tra
azionisti per prendere decisioni comuni) - e a meno di pesanti nuovi investimenti di Exor - quando verrà scelto il
consiglio di amministrazione
del Gruppo Espresso allargato, non sarà Elkann a decidere, ma l’asse Rodolfo De Benedetti-Monica Mondardini.
Magari l’Ingegnere Carlo De

16,7%

del “Corriere”
Le azioni in mano
alla famiglia Agnelli
Benedetti, 82 anni, continuerà a mantenere la presidenza
e una voce sulla scelta dei direttori, ma è chiaro che c’è un
salto generazionale: si passa
dagli assetti dell’editoria determinati dall’epoca dominata da Gianni Agnelli e Carlo
De Benedetti (e Silvio Berlusconi), a un nuovo equilibrio.
John Elkann, nipote prediletto di Giovanni Agnelli, resta in Italia, ma i soldi di Exor

li ha investiti sul settimanale
globale The Economist.
Manca soltanto un tassello
per rinnovare lo scenario: Rcs
e il Corriere della Sera, da
sempre sotto la responsabilità finanziaria e civile degli Agnelli. Da tempo John Elkann
ha deciso di uscire e in questo
caso Fca e Marchionne non
c’entrano: l’investimento del
16,7 per cento è tramite la l’accomandita Giovanni Agnelli
e C. Elkann ha perso il suo amministratore delegato, Pietro
Scott Jovane, e non ha alcuna
intenzione di partecipare al
possibile aumento di capitale
che potrebbe essere necessario da qui a un anno. L’operazione ItEdi-Espresso offre
all’erede di Gianni Agnelli
l’occasione di disimpegnarsi

QUANDO È NATA ItEdi accorpando Secolo XIX e Stampa,
l’alleanza è stata pensata fin
da subito con una declinazione editoriale: articoli condivisi per ridurre i costi, visto
che i due mercati regionali
(Piemonte e Liguria) non sono sovrapposti. Nel caso della
fusione tra ItEdi e Gruppo Espresso, invece, l’operazione
è tutta finanziaria. Non nasce
un giornale unico. Il nuovo
direttore di Repubblica, Mario Calabresi, è già espressione della sintonia tra due mondi sempre tangenti ma distanti (De Benedetti è anche stato
ad di Fiat per i famosi 100
giorni), cresciuto da giornalista a Repubblicae da direttore
a La Stampa. Intorno a Calabresi, il nuovo Gruppo Espresso costruirà l’editoria
post-Fiat.
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L’Unità annaspa. E ora Renzi toglie la faccia
» TOMMASO RODANO

P

er Matteo Renzi il ritorno
in edicola de l’Unità era
prima “un impegno personale”, poi “una promessa mantenuta”. Dal 30 giugno 2015,
giorno della rinascita del quotidiano fondato da Gramsci,
sono passati otto mesi. Oggi il
destino del giornale è un po’
meno vicino alle priorità del
presidente del Consiglio.
IL PROBLEMA è che la nuova

Unità di Erasmo D’Angelis
non ha mai funzionato, malgrado i titoli sul Paese che rinasce e la rubrica della posta
firmata dal premier.
Secondo il giornale online
Lettera 43, il nuovo corso
dell’azienda non va meglio del
precedente, tra crisi di vendite (si parla di appena 8 mila co-

L a crisi Dal ritorno in edicola vendite scarse e debiti in crescita
Il Nazareno: “Disimpegno no, ma la gestione non ci spetta”
pie al giorno) e ricavi pubblicitari insufficienti. Le perdite
sarebbero ingenti: 270 mila
euro al mese, già 3 milioni dal
giorno del ritorno in edicola.
Il nuovo editore, l’Unità Srl,
ha negato questi numeri: “Basta fango durante la delicata
fase di rilancio del giornale.
Smentiamo categoricamente
le cifre circolate, presenteremo il bilancio a giugno”.
I rapporti tra i soci, malgrado la versione ufficiale, sono
tutt’altro che idilliaci. Questione di priorità: la Pessina
Costruzioni, proprietaria
dell’80 per cento, comincia a
coltivare comprensibili riserve sulla bontà dell’in ve st i-

mento effettuato. Il socio di
minoranza, la Fondazione Eyu riconducibile al Pd, titolare
del 19 per cento, è preoccupata invece dalle ricadute politiche.
IL 23 MARZO, a meno di improbabili offerte al rialzo di
qualche altro investitore, i
fratelli Pessina dovranno
completare l’acquisto dell’azienda, versando la prima rata
dei 10 milioni di euro impegnati per ripagare il buco della
gestione precedente: un assegno da 2 milioni e 300 mila euro. Ma ai vecchi debiti si sommano i nuovi. Una situazione
che non manca di riflettersi,

inevitabilmente, anche nel
clima che si vive tra i lavoratori del quotidiano.
Il comitato di redazione
dell’Unità ha espresso alla
proprietà la sua preoccupazione per l’apparente assenza
di un piano industriale ed editoriale, chiedendo chiarimenti e informazioni sull’andamento dell’azienda, senza
però ricevere risposta. Non è
stato comunicata alcuna cifra
ufficiale, anche se quelle che
circolano non possono tranquillizzare una redazione che
ha già affrontato sacrifici economici e contrattuali per riportare la testata in edicola. E
il Partito democratico, che si

» 11

era appuntato al petto la medaglia della rinascita del quotidiano?
ORA CI TIENE a segnare con-

fini e distanze: “L’interesse
del Pd nel giornale – fanno sapere dal Nazareno – è solo indiretto, la gestione della società spetta al socio industriale (i Pessina, ndr)”. Insomma,
il problema è tutto loro.
“Non c’è nessun disimpegno del Pd e di Renzi, ma insomma l’a m mi ni s tr a zi on e
dell’azienda non ci compete”.
Il partito però è socio di minoranza, se bisogna “metterci
i soldi”non si può tirare indietro. “Per quello – la replica –
non c’è problema: con il
2x1000 nelle casse del Pd sono entrati 5 milioni e mezzo”.
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LA PROTESTA

Caltagirone
taglia ancora,
il Messaggero
va in sciopero
» MARCO FRANCHI

D

opo aver beneficiato di contributi pubblici con
i prepensionamenti e la
cassa integrazione, il
Gruppo
C a l ta g irone ha
deciso di
t r as fe ri re
buona parte dei suoi lavoratori poligrafici al
più vantaggioso (per l’azienda) contratto del
commercio, riservandosi nuovi licenziamenti. Per questo Cgil,
Cisl e Uil del settore comunicazione hanno
proclamato il primo
“sciopero di gruppo”
del M es sa g ge r o, del
Mattino e del Gazzettino, che non saranno in edicola domani, e per altre due giornate ancora
da definire. Con una
mossa “su bdo la ”, secondo i sindacati, Francesco e Azzurra Caltagirone hanno costituito
il 23 dicembre tre società a responsabilità limitata, che il primo aprile
acquisiranno i rami d’azienda dei tre quotidiani. I dipendenti amministrativi, del personale
e altri ancora passeranno quindi al contratto
del commercio, con
condizioni peggiori e,
temono, un maggiore rischio di licenziamento.
I sindacati confederali
denunciano la volontà
di “d e s tr u t t ur a r e” il
contratto nazionale dei
poligrafici, considerano grave che questo tentativo venga condotto
da Azzurra Caltagirone,
che è vicepresidente
della Federazione degli
editori, e minacciano uno sciopero nazionale:
la decisione verrà presa
il 14 marzo. Al commercio, per così dire, è già
passata una parte del
palazzo del Messaggero: dove c’era l’archivio
ora c’è un negozio di valigie, e uno di abiti da
sposa al posto della sala
riunioni. Gli introiti, però, non vanno al giornale, ma a una società del
gruppo proprietaria
delle mura di via del Tritone. Anche i giornalisti
del Messaggero hanno
visto una notevole riduzione, un centinaio in
meno negli ultimi sette
anni. Eppure, secondo i
calcoli dei sindacati, dal
1996 al 2014 la proprietà
ha guadagnato 250 milioni di euro.

P G

12 »

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

iazza rande

Utero in affitto, “libertà
non vuol dire licenza”
A proposito di utero in affitto. Non ci
nascondiamo dietro a un dito.
Se si è favorevoli alla mercificazione
dell’utero (perché di questo si tratta), allora dovremmo essere favorevoli anche alla prostituzione di
quelle donne che lo fanno per disperazione, per povertà.
In fin dei conti è anche questa una
“scelta”. Come la donna che affitta
l’utero lo fa perché indotta dalle sue
condizioni economiche.
Chi di noi donne sarebbe disposta a
portare avanti una gravidanza per
nove mesi, per conto di una coppia
(omo o etero che sia) sconosciuta,
che abita dall’altra parte dell’oceano? E se sì, lo faremmo gratis? La
gravidanza non è fare la baby sitter.
Chi, di voi uomini, approverebbe,
senza esitare un secondo, che la propria donna portasse avanti per nove
mesi una gravidanza per conto terzi? E se sì, approverebbe anche se lo
facesse gratis? Vendola, come l’ha
scelta la donna? Si è affidato al caso,
oppure si è prima accertato che la
donna fosse sana, senza rischi di
complicazioni durante la gravidanza o durante il parto? Non è eugenetica questa?
Probabilmente questo rischio non
c’era, perché immagino che gli ovuli
verranno selezionati, e quelli “difettosi” vengano gettati nella spazzatura. Non è eugenetica questa? E una coppia eterosessuale o omosessuale sterile, che però non ha i soldi
per affittare un utero, che può fare?
Non hanno forse anche loro il “diritto” di essere genitori? Libertà non
vuol dire licenza, diceva Alexandros
Panagoulis.
ANNA IPATA

Chi è il “puparo” che dirige
il nostro governo?
Leggo il Fatto Quotidiano e a volte
qualche anche altro giornale, ma
spesso mi indigno - e non solo nel
leggere cosa combina “questo” in Italia e all’estero dove, tra l’altro, ci
fa fare figure da Pulcinella (chiedo
scusa a Pulcinella) e da stupidi bulletti e ovviamente nessuno lo prende sul serio e i risultati poi si vedono.
Però mi pongo una domanda alla
quale non riesco mai a dare una risposta seria: “questo”, che è solo
furbo ma non intelligente, chi ha
che lo sostiene e soprattutto lo dirige dietro le quinte, insomma il puparo chi è?
A giudicare dai provvedimenti che
fa, un’idea l’avrei ma mi sembra
troppo chiara, anche se troppo indecente.
GIANCARLO NANNI

A DOMANDA RISPONDO

Inviate le vostre lettere (massimo 1.200 caratteri) a: il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42 - lettere@ilfattoquotidiano.it

minore, almeno fino alla maggiore
età. Così facendo si conformerebbe
un rapporto “a tre”. Si tratta ovviamente di un terreno molto paludoso, ma su cui non è da escludere
possa aprirsi una riflessione, quando i tempi saranno maturi. Concludo dicendo che la procedura corretta per arrivare all’approvazione
di questa legge dovrebbe passare
per il referendum, per tastare il
polso del Paese e sulla base dei risultati pervenuti, aprire un dibattito in Parlamento. Non basta infatti
lasciare libertà di coscienza ai parlamentari. Su questi temi occorre
sommare le coscienze di tutti.

FURIO COLOMBO

Che cosa c’entra il pacifismo
con il professor Panebianco?
CARO FURIO COLOMBO, l’interruzione di una lezione

dell’editorialista Angelo Panebianco, all'Università di Bologna, ha provocato uno scandalo un po’ eccessivo. Fatti
del genere (per non parlare del passato) sono appena avvenuti a Berkeley (la questione della privacy) e i giornali
americani ne danno notizia senza annunciare la fine della
democrazia. Come mai i nostri media sono così nervosi?
AMELIA

DEVO DIRE per prima cosa la mia convinzione che si pos-

sa tener testa alle idee non condivise (secondo me, in questo caso, non condivisibili) di un docente (in questo caso
Panebianco) senza inscenare drammatici interventi fisici e impedire una lezione. Per un dibattito basta la parola. Mi ha meravigliato però la rapida riscoperta, da
parte di molti colleghi, commentatori dell’evento, di un
vecchio espediente con cui si è sempre cercato di tacitare
all’istante (o di far apparire irrealistico e irrilevante) chi
si oppone a una guerra, qualunque sia la motivazione. È
l’uso deliberato della parola “pacifista” per chi esprime
opposizione per un evento o progetto bellico, e della definizione di “pacifismo” per indicare ogni situazione e
posizione culturale vista come passiva e astensionista.
Francamente mi dispiace che vi sia stato tumulto invece
di confronto, o anche scontro, con le idee del docente. Non
so il docente, ma l’editorialista Panebianco da tempo non
solo invoca qualcosa di serio e virile come la guerra, contro il pericolo islamico in generale e la questione libica in
particolare, ma tratta con compatimento chi non condivide il suo fermo punto di vista. Ha definito “molle”
persino Obama. Se gli animosi contestatori di Panebianco avessero letto un po’ di più, si sarebbero resi conto che
bastava tradurre e presentare al professore-guerriero
alcuni editoriali e commenti del New York Times di queste settimane, per ridurre di molto la portata e il senso
della chiamata alle armi del professore. Peccato. Pecca-

Sui diritti si esprimano tutti
attraverso un referendum
L’indomani dell’approvazione delle unioni civili, risultato a mio modo di vedere corretto, anche se
giunto con metodo a dir poco imbarazzante, ora si aprono nuove riflessioni. Subito il Pd inizia a dire
che occorre mettere mano alla legge sulle adozioni. Sicuramente la
legge sulle adozioni è un capitolo
importante che va necessariamente rivisto, in modo da colmarne la
farraginosità e permettere ai bambini di venire adottati o quantomeno dati in affidamento in tempi rapidi e non quando la loro infanzia
sia ormai giunta al termine. Sta di
fatto che credo le associazioni Lgbt
non siano particolarmente interessate all’adozione di bambini già nati, ossia figli di genitori terzi. Penso

to, però, che anche i molti che si sono gettati in difesa del
prof contestato (“contestato”, ricordate la vecchia parola?) abbiano voluto usare le parole “pacifisti” e “pacifismo” per raccontare la piccola serie di eventi. Il pacifismo non c’entra e chiamo un teste a spiegare. È Marco
Pannella. Non sarà un docente ma ha capito molte cose in
anticipo. Ha capito che il pacifismo, sia come proclamazione sia come accusa, il più delle volte, e nonostante la
buonafede, il pacifismo è una variante ideologica della
pericolosa contrapposizione del momento. Che lo si sappia o no, serve ad allontanare persino l’ombra di qualcosa che può davvero cambiare la storia: la nonviolenza.
Con questo strumento Gandhi ha liberato l’India, Martin Luther King ha conquistato i diritti civili per i neri
americani, Pannella, quasi da solo, i diritti civili italiani
(una parte, la strada è lunga). La guerra? Quando è stata
annunciata in Iraq, Pannella ha capito subito come si
poteva evitare la distruzione di un Paese e di un popolo
attraverso la rimozione, senza pretesa di processo e di
condanna, di Saddam Hussein. A questo realistico progetto ha dedicato una serie di intelligenti mosse, osteggiate e, alla fine, vanificate, da un frenetico desiderio di
combattere. Se fosse stato nell’aula di Panebianco, Pannella avrebbe spiegato che l’alternativa non è tra il fare
(che dà un brivido a chi sente guerriero) e il non fare, che
si presume sia tipico dei pacifisti. Ma un altro fare che,
come dimostrano molti eventi della vita italiana (dal divorzio ai giorni nostri) può ottenere risultati che non si
ottengono né con la presunta astuzia della politica né con
le maniere forti. Forse sia Panebianco, sia i suoi contestatori, hanno perso un utile momento educativo per allargare i rispettivi orizzonti.

NIVES GARGAGLIANO

DIRITTO DI REPLICA

Furio Colombo - il Fatto Quotidiano
00193 Roma, via Valadier n° 42
lettere@ilfattoquotidiano.it

che la le loro istanze rimarranno focalizzate sul fatto che venga loro riconosciuto di essere anch’essi dei
generatori e di poter dare legittimazione ai loro stessi figli.
Posto che non si può impedire a
nessuno di diventare genitore, trovo sia disumano non dare dignità a
delle creature esistenti, credo anche però che l’impianto della stepchild adoption non offriva le necessarie tutele al nascituro, aprendo la
strada al fatto che al bambino venisse preclusa la possibilità di conoscere, essere allattato e avere un
rapporto col suo genitore naturale.
Credo anche che sia un diritto inviolabile di ogni neonato poter conoscere il proprio genitore naturale, colui che lo ha partorito, colui
che ha il diritto di poterlo allattare
e anche amare, colui che gli ha tra-

smesso il suo patrimonio genetico e
quello degli antenati. Perché la genetica non è un’opinione, ma una
scienza. Detto ciò rimane da capire
come si potrebbero tutelare i diritti
di tutti, senza sacrificarne alcuno.
Una possibile soluzione, presumibilmente per molti discutibile, potrebbe essere quella di permettere
l’adozione del figliastro, ma di rendere obbligatorio non solo il consenso del genitore biologico, ma
anche di inserire da contratto dei
diritti e dei doveri nei confronti del
bambino, sia da parte di entrambi i
genitori naturali che scelgono di legarsi indissolubilmente ad una famiglia omosessuale, sia da parte
dell’adottante in relazione al genitore naturale con cui è tenuto ad instaurare un rapporto di reciproca
collaborazione nell’interesse del

Nell’articolo pubblicato il 1° marzo
sul Fatto Quotidiano “Piano Juncker
vale solo 140 miliardi (e non 315)” si
afferma che: a) in Italia risulta firmato solo il progetto delle acciaierie Arvedi; b) l’effetto leva complessivo si basa su calcoli “magici”.
Entrambe le affermazioni si basano
su dati errati o di errata interpretazione contabile. Per quanto riguarda l’Italia, nel 2015 (anno peraltro di partenza anticipata
dell’Investment Plan for Europe, il
“Piano Juncker”) sono stati firmati
e perfezionati 16 progetti incluso
Arvedi. Per citarne solo alcuni: i finanziamenti a Telecom per la banda larga (digital divide), Raffinerie di
Milazzo (progetto importante per
le tematiche ambientali e occupazionali), Novamont (R&S) e Trenitalia (acquisto di nuove carrozze e
locomotrici per le tratte regionali).
Per quanto riguarda l’effetto leva
complessivo (“Questi 21 miliardi
per magia nei tre anni diventano
63…grazie ai privati”): 21 miliardi è
il valore dell’European fund for
strategic investments (EFSI) cofinanziato da BEI e Commissione
Europea. È un fondo di garanzia,
quindi una posta patrimoniale statica, non si tratta di nuovi finanziamenti. Grazie a questo fondo, la Bei
può aumentare i propri prestiti di
21 miliardi all’anno, sulla base di
maggiori garanzie patrimoniali,
appunto. I 21 miliardi annui diventano perciò 63 nel triennio. Il coinvolgimento dei privati è successivo, con una leva in linea con l’attività della Bei.

MARCO SANTARELLI
Responsabile Comunicazione
Banca europea per gli investimenti

I numeri del pezzo sono contenuti in un
rapporto pubblicato dalla Commissione
Ue. Lo stesso in un cui si può leggere che
solo il progetto Arvedi è “firmato”.
MA. PA.

PROGRAMMITV
10:00 Storie Vere
11:10 A conti fatti - La parola
a voi
12:00 La prova del cuoco
13:30 Tg1
14:05 La vita in diretta
15:00 Torto o ragione?
16:30 Tg1
16:40 La vita in diretta
18:45 L'Eredità
20:00 Tg1
20:30 Calcio. Coppa Italia
- Semifinale di ritorno
Inter-Juventus
23:10 Porta a Porta
00:45 Tg1 NOTTE
01:20 Sottovoce
01:50 Moviextra
02:20 Settenote Musica e musiche Eros Ramazzotti
-Fiorella Mannoia
-Vasco Rossi

09:30
10:30
11:00
13:00
14:00
16:15
18:00
18:20
18:50
20:30
21:00
21:15
00:15
00:30
02:20
03:20
04:55

Tg2 Insieme
Cronache Animali
I Fatti Vostri
Tg2 GIORNO
Detto Fatto
TELEFILM Cold Case
Tg Sport
Tg2
TELEFILM N.C.I.S.
Tg2 20.30
LOL ;-)
The Voice of Italy
Tg2
FILM Precious
2Next Economia e Futuro
FILM Fa’ la cosa sbagliata
Videocomic Passerella
di comici in tv
05:10 Detto Fatto

10:00
11:00
12:00
12:45
13:10
14:20
15:10
16:00
16:40
19:00
20:00
20:05
20:30
20:40
21:15
00:00
01:15

Mi manda RaiTre
Elisir
Tg3
Pane quotidiano
Il tempo e la Storia.
La propaganda di Salò
Tg3
La casa nella prateria
Aspettando Geo
Geo
Tg3
Blob
Sconosciuti La nostra
personale ricerca della felicità
Quasi quasi... Rischiatutto
Un posto al sole
Chi l'ha visto?
Tg3 Linea notte
1939-1945 La Seconda
guerra mondiale nel
deserto africano

08:50
09:40
10:45
11:30
12:00
13:00
14:00
15:30
16:37
18:55
19:30
20:30
21:15
00:05
01:30
02:27
02:45
04:32

Bandolera V - Prima Tv
Carabinieri 6
Ricette all'italiana
Tg4
Detective in Corsia
La Signora in Giallo
Lo Sportello di Forum
Hamburg Distretto 21
Attacco: Piattaforma
Jennifer
Tg4
Tempesta d'amore 10
Dalla Vostra Parte
FILM Il Fuggitivo
I Bellissimi di R4
Mad Max oltre la sfera
del tuono
Tg4 Night News
Media Shopping
Cielo Sulla Palude
Help/

07:59
08:45
11:00
13:00
13:41
14:10
14:45
16:10
16:20
17:10
18:45
20:00
20:40
21:11
00:00
01:30
02:06
02:20
04:30
05:00
05:15

Tg5
Mattino Cinque
Forum
Tg5
Beautiful
Una Vita II - Prima Tv
Uomini e Donne
Amici di Maria
Il Segreto XV - Prima Tv
Pomeriggio Cinque
Caduta Libera
Tg5
Striscia La Notizia
Storia di una ladra
di libri - Prima Tv
Matrix
Tg5
Striscia La Notizia (14')
Uomini e Donne
Tg5
Media Shopping
Tg5

08:25
10:25
12:25
13:05
13:45
14:35
15:00
15:35
16:00
16:55
17:45
18:10
18:20
18:30
19:25
21:10
23:40
01:30
03:55
04:10

Una Mamma Per Amica
Everwood IV
Studio Aperto
Sport Mediaset
I Simpson
Futurama
Big Bang Theory
Mom I
Due Uomini e 1/2
La Vita Secondo Jim
Mike & Molly
Camera Cafè
Snooze -_Ogni benedetta
mattina - Prima Tv
Studio Aperto
C.s.i. - Scena del crimine
Un'estate al mare
Shriek hai impegni per
Venerdi 17?
Samsara
Studio Aperto
Premium Sport News

06:25
06:30
07:30
07:55
09:45
11:00
13:30
14:00
14:20
16:20
18:00
20:00
20:35
21:10
00:00
00:10
00:45
03:00
05:00

Oroscopo
Omnibus News
Tg La7
Omnibus La7 (live)
Coffee Break (live)
L'aria che tira (live)
Tg La7
Tg La7 Cronache
Tagadà
La libreria del mistero
L'ispettore Barnaby
Tg La7
Otto e mezzo
La gabbia (live)
Tg La7
Otto e mezzo
L'aria che tira
Tagadà
Omnibus La7

19:05
21:00
21:10
23:15
01:15
03:10

Si accettano miracoli
Sky Cine News
World war Z
Sei mai stata sulla luna?
Automata
Il ricco, il povero
e il maggiordomo
04:55 In fondo al bosco
- Speciale

08:20 The Crazy Ones
09:10 Manhattan
11:10 Maratona - House of
Cards 3
23:00 Nel nome del male
23:45 I Tudors
01:45 Spartacus: La guerra dei
dannati

PIAZZA GRANDE

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

IL BADANTE

LA VERITÀ SU REGENI,
PRIME CREPE SU AL-SISI

C

he Giulio Regeni fosse
stato sottoposto a una
lunga e atroce tortura
prima di essere ucciso,
così come ha confermato la Procura del Cairo alla
Reuters, non è una novità. Ma che
magistrati egiziani, sia pure protetti dall’anonimato, osino raccontare la verità negata da un regime che ammazza per molto meno, questa è una notizia non da poco. A quanto pare il vertice egiziano sta perdendo la presa sul suo
nemico, non tanto i Fratelli musulmani quanto la società civile. E
dev’essere molto impaurito, per
questo ormai i suoi apparati non
esitano a sbranare perfino ricercatori come Regeni, la cui unica
colpa probabilmente era quella di
essere in contatto con sindacalisti
indipendenti. Proprio la morte di
quello straordinario ragazzo
sembra aver acuito in Egitto una
crisi già cominciata, smosso coscienze, disgustato, convinto segmenti di classe dirigente
a chiamarsi fuori.
Non si spiega altrimenti perché, a un mese
da ll’apertura dell’i nchiesta, il regime non sia
ancora riuscito a dotare
di una parvenza di verosimiglianza la tesi proposta dalla sua stampa, e
ripresa senza esitazioni
da parte dell’i nfor mazione italiana: Regeni
ucciso dai Fratelli musulmani, o da poliziotti
legati ai Fratelli musulmani, per macchiare il
buon nome del generale
al-Sisi (il quale, avendo
esordito sulla scena con
il massacro di 1.150 di-

R

ischiatutto vale più di
un premio Oscar. Altrimenti come spiegare la
Rai – la prima azienda
culturale d’Italia – che
a Fabio Fazio dà alcuni milioni
mentre a Ennio Morricone, che
porta lustro alla Nazione, offre una
cifra che non corrisponde manco
al rimborso spese: “Ci sono diecimila euro per lei e per l’orchestra”.
Così, offrendogli la colonna sonora per un film di Alberto Negrin, gli
hanno detto a Viale Mazzini.

RISCHIATUTTO, la novità proposta
nel segno del fabiofazismo, evidentemente giustifica un investimento. E ciò in conseguenza dei
prodigi d’agilità dorsale di Che
tempo che fa, una sorta di cinegiornale dell’happy regime renziano. A
un mito come Morricone, invece,
patate. Morricone – pluripremiato, oggi Oscar per la migliore colonna sonora con The Hateful Eight di
Quentin Tarantino – può ben fregarsene di lavorare per la Rai, ma
quel che dichiara al Corriere della
Sera è ben più che la rivelazione di
una sfacciata assurdità di mercato,
è la denuncia di un andazzo.
“Ora–dice ad Aldo Cazzullo che
lo intervista – io posso anche decidere di lavorare gratis per la tv del
mio Paese, ma i musicisti vanno rispettati. Incidere una colonna sonora con un’orchestra costa almeno 20, 30, forse 40mila euro. È stato
un momento di grande imbarazzo.
Così ho dovuto dire: basta, grazie”.

» GUIDO RAMPOLDI

mostranti in una giornata, non ha
esattamente un’immagine immacolata da difendere). La cospirazione contro il Capo è una costante della propaganda egiziana, e
anche un sintomo della paranoia
che in genere affligge i regimi detestati. Quando l’Isis fa esplodere
in volo un aereo di turisti russi il
ministero del Turismo nega sia
stato un attentato e accusa britannici e americani di sostenere il
contrario per screditare al-Sisi.
Quando un tribunale condanna
per omicidio un bambino di quattro anni il ministero dell’Interno
arresta sette poliziotti: avrebbero
indotto la corte in errore per danneggiare al-Sisi. Quando una piena inonda Alessandria, è colpa dei
Fratelli musulmani, che avrebbero ostruito le fogne perché la popolazione se la prendesse con
al-Sisi. E adesso Regeni, storia

nella quale si vorrebbe che al-Sisi
fosse parte lesa. È certo incoraggiante che nella Procura cairota
qualcuno non stia al gioco e rompa
l’omertà con le dichiarazioni diffuse ieri dalla Reuters.
MA È MOTIVO sufficiente per trat-

tenere gli investigatori italiani in
Egitto? La risposta non è facile. Ufficialmente l’inchiesta procede:
ma a quanto pare gli italiani devono ottenere da un’agenzia di stampa le notizie che attendono dagli
egiziani. Se questo è lo stato
dell’arte, occorrerebbe prenderne
atto. Altrimenti si rischia di avvalorare la commedia della “collaborazione” messa in scena dal ministero della Giustizia egiziano per
sopire e insabbiare. Se però esistesse la possibilità di approfondire il cuneo che si sta aprendo nel
sistema, allora restare avrebbe
senso.
Più in generale sono
in questione i nostri rapporti con al-Sisi, di cui
Renzi è stato fino a ieri
l’entusiastica cheerleader europea (grande statista! Amico! Speranza
del Mediterraneo!).
L’intera informazione italiana omette questo
dettaglio per non turbare i lettori. E anche il parlamento sorvola sulle dichiarazioni renziane in
lode dello sterminatore,
parole nelle quali paiono
sommarsi una preoccupante imperizia, la mancanza di principi e una
politica estera quanto-

PER LA RAI
MORRICONE VALE
DIECIMILA EURO
» PIETRANGELO BUTTAFUOCO

gia editoriale. Le milionate di euro
per i Fazio, per i Vespa o per i Conti
non sono meritamente programmate anche per i vivai dove custodire l’eccellenza Rai che pure è stata l’azienda dove
non c’era qualità,
per quanto eccenL’OFFERTA
trica o distante dai
Questa è la cifra che si è
gusti popolari, che
fosse coinvolvisto offrire per una colonna non
ta. Proprio in radio, a M ix 24 , ho
sonora. Evidentemente
sentito Andrea
Camilleri – ex diConti, Fazio e Vespa
pendente Rai, con
contano più di un Oscar
Umberto Eco, Furio Colombo, Fabiano Fabiani –
quell’azienda culturale – dell’arte, raccontare come fosse cosa ovvia,
dei talenti e della stessa ragione so- in quell’azienda (la stessa che offre
ciale del servizio pubblico. Sono diecimila euro a un premio Oscar e
vent’anni, infatti, che s’è smesso di a un’intera orchestra) sguinzapensare a un progetto per formare gliarsi per ogni dove, recuperare il
e allevare “televisionisti”se 15.000 meglio e portarselo dentro casa.
dipendenti – sul cui naso passano i Appunto: “Rai, di tutto, di più”.
traccheggi di una privatizzazione
Ecco il racconto di Camilleri:
ormai conclamata – sono lasciati a “Ettore Bernabei c’incaricò di angalleggiare, esclusi da ogni strate- dare da Luciano Bianciardi e di farDiecimila euro, dunque. Sempre
meno di due (o tre) ospiti di Fabio
Fazio. Manco il rimborso spese. E
l’andazzo è indicativo della considerazione che si ha, oggi – in

» 13

Nichi Vendola
e compagno in fila
all’outlet della vita

meno avventurosa. A parziale attenuante del premier e dell’atarassia morale del Pd, va detto che
al-Sisi rappresenta una figura
classica dell’immaginario occidentale, il despota laico. Il problema di questi nostri amici è che non
sono amici e neppure laici.
Quando cercano di costruirsi
un consenso lo trovano sempre tra
gli islamisti conservatori. Questa è
anche la storia di al-Sisi: e infatti la
sua magistratura offre quotidianamente ai salafiti una ringhiosa
difesa dell’islam più bigotto. Ma
quel che è peggio il nostro alleato è
piuttosto infido. Di recente un suo
ministro ha bocciato senza appello il progetto italiano per una forza
multinazionale in Libia, dove
al-Sisi gioca la partita con un altro
generale, il libico Haftar, amico
dei francesi. E per tutto questo
qualche riflessione sulla politica
estera italiana, e sui suoi malintesi,
andrebbe fatta. Meno necessario,
probabilmente, è seguire il consiglio di Pier Ferdinando Casini e richiamare il nostro ambasciatore al
Cairo, gesto che nelle formalità diplomatiche sta per ‘ira contenuta’.
Non servirebbe a molto, non aiuterebbe le indagini sull’assassinio
del ricercatore italiano, potrebbe
mettere a rischio interessi economici che sono di interesse nazionale e sarebbe sciocco sacrificare.
Meglio muoversi con i fatti, per esempio proponendo o minacciando di promuovere in sede europea
temute sanzioni ad personamcontro dignitari del regime che potrebbero aiutare le indagini ma
non lo fanno. Sapendo che la storia
potrebbe punire gli assassini di
Regeni in un giorno non lontano, e
senza alcuna pietà.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

gli un ricco contratto; era l’anno del
grande successo de La Vita agra.
Arrivammo da lui ma non riuscimmo a convincerlo. La tivù era guardata con sospetto dai grandi scrittori. Pranzammo insieme. Ma volle pagare lui”.
BELLO SFORZO, dunque, far tornare Mike Bongiorno per interposto
Fabio Fazio. La prova di novità della Rai di oggi sarebbe, al contrario,
quella di riprendersi Morricone.
Non c’è altro vigore commerciale
che il genio e ogni obiezione plebeista–abbassare il livello per guadagnare ascolto –frana perché giusto Morricone, non è solo popolare, è popolarissimo, anche in virtù
dell’abito scuro e del tratto, tutto
suo, di eleganza anticonformista.
Un premio Oscar, editorialmente, ne genera mille di Rischiatutto.
Questo è il punto.
“E se la Rai tornasse a chiamarla?”, chiede Cazzullo. “È una storia
finita”, dice Morricone, “li capisco.
Sono ristrettezze necessarie, le
condivido anche; ma non posso
chiedere ai musicisti di suonare a
proprie spese”. Ieri, Campo
Dall’Orto, direttore generale, letto
il giornale s’è premurato di telefonare a Morricone e questa volta sarà stato quest’ultimo a dire “patate” o – più educatamente – avrà ripetuto “basta, grazie” perché è fin
troppo chiaro come l’andazzo sia
diventato lo statuto. La Rai di tutti?
Mai più.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

» OLIVIERO BEHA

P

otremmo limitarci a festeggiare la
nascita di Tobia Antonio, il figlio
neonato di Nichi Vendola e del suo
compagno Eddy, che ne sarebbe il padre
biologico alle prese con la madre surrogata, dicendo solo che una nascita è pur sempre un miracolo
della vita: messa così è vero, nella sua normale
straordinarietà. Oppure
potremmo, con Giampiero Mughini, stigmatizzare la violenza e la volgarità
con cui soprattutto sui social
da due giorni si è sghignazzato su una vicenda delicatissima che ci tocca tutti. Indubbio, il web è anche uno sfiatatoio di
pancia, fegato e parti basse.
Oppure ancora potremmo circoscrivere politicamente la venuta al mondo del
piccolo al genitore famoso (padre o madre
che si ritenga), alla sua figura pubblica e al
frangente in cui è avvenuto questo parto
per procura. Non sarà magari il caso della
persona sbagliata nel momento sbagliato,
per cui in tempi di discussione parlamentare e mediatica forsennata, tra un principio di coscienza e un fine di strumentalizzazione presumo come sempre elettoralistica, la paternità di Nichi finisce come deterrente nell’imbuto della questione stepchild? E Alfano e i suoi seguaci, nemici “del contro-natura” alla Giovanardi,
non si stanno lanciando sull’eco di Vendola anche contro le adozioni da parte dei
gay? E davvero staremmo assistendo allo
“scontro di civiltà” tra progresso scientifico e normalizzazione “naturale”, magari
con interessi di altro tipo che rimandano
sempre in un’insincerità commovente alla politica politicante, al potere e al denaro, scontro barbaro a far da ipocrita fondale alla lotta?
C’ENTRA TUTTO QUESTO certamente nel

tunnel che la vicenda Vendola ha avuto almeno il pregio di illuminare a giorno. Finché infatti leggi che ci sono luoghi, a partire
dalla California, dove hanno creato degli
outlet delle nascite, dove il bambino si sceglie alla spina come una birra e l’utero viene trattato semplicemente come un ciclo
di produzione su commissione, la cosa può
farti un certo effetto ma resta distante: se ti
immagini Nichi, il pluridecorato alla battaglia della sinistra, dei diritti, delle figuracce all’Ilva (per completezza dell’inform a zi o n e …) ecc., a fare shopping in
quell’outlet, beh, l’immaginazione prende
un’altra piega. E senza neppure bisogno di
ricordare come è stato fatto che “culturalmente”, l’avverbio più caro al Nostro, lui è
sempre stato avversario ideologico della
“vita del mercato”: e adesso con un gran
balzo in avanti (o indietro?) è già passato al
“mercato della vita?”
La voglia di paternità non è una macchia
sulla pelle, e procurarsi eredi così non è remotissimo dal criterio con cui si sono scelte le razze in epoche scellerate ma tuttavia
incombenti. Per carità, Nichi non è Adolf e
Tobia Antonio non sarà per forza ariano,
ma l’ambulatorio concettuale non è poi così lontano. Misurarsi con un figlio che nasce menomato per chi ne ha contezza è già
– che viva o meno – una questione esistenziale profondissima. Ora te lo scegli a misura dei tuoi desideri? Ma perché, mentre
il mondo è sovrappopolato e adottare un
bimbo è già un’impresa umanamente di
grandissima responsabilità e spessore, ci si
va a cacciare in un outlet invece che sporgersi verso neonati o bambini che non hanno nessuno, specie in quest’epoca di guerre e denutrizione? In questo senso la contrapposizione tra ciò che si può legalmente
fare e ciò che non si dovrebbe è macroscopica. Se non esiste una stamina etica sufficiente a distinguere, davvero tutto è possibile, e guardandoci intorno forse non a
caso sembriamo complessivamente orientati a ritornare nelle caverne. In bocca
al lupo, Tobia Antonio…
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14 » ESTERI

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

IRAN PASDARAN: ELEZIONI, COMPLOTTO CIA
Mentre il presidente Rouhani afferma che il voto del
26 febbraio ha dimostrato come il popolo voglia “la
stabilità, la pace e l’interazione con il mondo”, i “falchi” lo attaccano. L’ex capo dei Pasdaran (Guardiani
della Rivoluzione), generale Mohser Rezai, ha riproposto la tesi del complotto dietro l’affermazione elettorale dei riformisti accusando un “alto dirigente
della Cia” di essersi infiltrato a Teheran. Ansa

SPAGNA LEADER BASCO TORNA LIBERO
Il leader separatista basco Arnaldo Otegi è uscito dal
carcere dopo aver scontato una condanna di 6 anni e
mezzo per aver cercato di ricostituire Batasuna, il
braccio politico dell’Eta. Otegi, 57 anni, protagonista
nel 2006 del fallito tentativo di dialogo fra l’Eta e il
governo Zapatero, ha annunciato la sua intenzione
di candidarsi con la sinistra nazionalista (Izquierda
Abertzale) alle elezioni regionali di ottobre. Reuters

NOMINATION Voto in 13 Stati per definire i giochi

SuperTrump vuole
anche il SuperTuesday
» GIAMPIERO GRAMAGLIA

L

a fine della pubblicazione
delle email che Hillary
Clinton mandò da un suo
account privato, quand’era segretario di Stato, coincide
con il Super Martedì, il giorno in
cui una dozzina di Stati, con modalità diverse e in modo asimmetrico tra democratici e repubblicani, si pronunciano sulle nomination alla Casa Bianca.
Gli sviluppi dell’ ‘emailgate’
non dovrebbe molto pesare
sull’esito delle consultazioni. I
documenti ora rilasciati sono
3.800, su un totale di oltre 52 mila
mail, di cui circa 2.000 ‘classificate’. Nessuna dell’ultimo lotto è
top secret, mentre lo sono 22 già
diffuse sul programma della Cia
con i droni. Restano esclusi dalla
pubblicazione le mail scambiate
con il presidente Obama, una
ventina in tutto e non classificate.
La Clinton ha sempre sostenuto
che non trattò dal suo account
privato materiale considerato
classificato in quel momento.
I due battistrada, la Clinton fra
i democratici e Donald Trump fra
i repubblicani, vivono da favoriti
il Super Martedì e sono già avanti

LA STORIA

nella conta dei delegati: Trump è
impermeabile alle polemiche e agli attacchi che lo investono.
Fra i repubblicani sono stati
assegnati 115 delegati, ne restano
2.340, la maggioranza richiesta è
1.237, Trump ne ha 82 (e 3 Stati
vinti), Ted Cruz 17 (e uno Stato
vinto), Marco Rubio 16, John Kasich 6, Ben Carson 4.
Fra i democratici, ne restano

Scelta afroamericana
I neri per Clinton, favorita
in Georgia, Alabama,
Virginia, Texas,
Tennessee e Arkansas
4.138, la maggioranza è 2.382: la
Clinton ne ha 544, di cui 91 ottenuti coi voti (3 Stati vinti) e 453
super-delegati; Sanders 85 (65 +
20, uno Stato vinto). I super-delegati sono notabili e figure di
spicco del partito che sono delegati di diritto e che possono pronunciarsi quando vogliono.
I delegati in palio sono rispettivamente 595 fra i repubblicani,
quasi la metà di quelli necessari,

e 865 fra i democratici, oltre un
terzo dei necessari.
Ecco una guida al voto, seguendo le tracce di siti e agenzie:
Alabamaprimarie, delegati in
palio 50 per i repubblicani e 60
per i democratici. Nei sondaggi,
Hillary guida su Sanders di quasi
30 punti, Trump è davanti a Cruz
in doppia cifra.
Alaska caucus solo repubblicani, 28 delegati. C’è incertezza,
ma Trump favorito
Arkansas primarie, delegati
40 e 37. È lo Stato dei Clinton.
Cruz è davanti a Trump, che è
spalla a spalla con Rubio.
Colorado caucus, delegati 37
e 78.
Georgia primarie, delegati 76
e 117. La Clinton, favorita dal voto
nero (il 70% è per lei), e Trump
avanti.
Massachusetts primarie, delegati 42 e 116. Testa a testa fra i
democratici; Trump largamente
avanti.
Minnesota caucus, delegati
38 e 93. Favorito Sanders.
Oklahoma primarie (chiuse),
delegati 43 e 42. La Clinton e
Trump in vantaggio.
Tennessee primarie, delegati

I numeri

1460
In palio il più
alto numero
di delegati
assegnati
nella corsa,
con il Texas in
testa: 595 per
i repubblicani
865 per i
democratici

Teste
di serie
Donald
Trump è favorito fra i repubblicani, l’ex
first lady
Hillary Clinton
nei sondaggi
vince la sfida
con Sanders

40%
Con questa
percentuale
(sondaggio
Nbc) Donald
Trump guida
le preferenze
sugli altri
repubblicani,
Marco Rubio
e Ted Cruz

Ansa/Reuters

58 e 75. Hillary in testa; Trump
doppia Cruz nelle previsioni.
Texas primarie, delegati 155 e
251. Hillary favorita; Cruz gioca
in casa, ed è avanti nei sondaggi.
Vermont primarie, delegati
16 e 26. Sanders gioca in casa.
- Virginia: primarie, delegati
49 e 109. Hillary e Trump vincitori facili, nei sondaggi.

Wyoming Caucus repubblicani, senza delegati in palio.
Samoa caucus, democratici,
10 delegati in palio. I 55 mila residenti delle isole vicine all'Australia sono Us national ma non
Us citizen: possono mandare delegati alla convention, non votare
alle presidenziali.
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Cuba Kerry sull’isola per mettere il regime alle strette: la Casa Bianca vuole incontrare i dissidenti

Altro che Fidel, l’eroe dell’Avana ora è Obama
dai riflettori. Nemmeno i tre
papi – Giovanni Paolo II, BeL’Avana
nedetto XVI e Francesco –sol segretario di Stato John no riusciti in questa impresa.
Kerry ha confermato che La questione è delicata. Nel
nel corso della sua prossima dicembre 2014, quando in
visita a Cuba, il presidente Ba- contemporanea Obama e il
r a c k O b a m a i n c o n t r e r à più giovane dei Castro annun“membri della società civile”. ciarono la fine della guerra
In altre parole e
fredda tra i due
senza eufemipaesi, nel “p acsmi, Obama si
c h et t o ” di conriunirà con espocessioni recipronenti della dissi- Non solo politica
che vi fu inserita
denza e dell’op- Riflessi sulla
la scarcerazione
posizione al godi una cinquantiverno di Raúl Ca- Capitale: taxi
na fra dissidenti e
stro, che non può con bandiere
oppositori cubaopporsi. Castro,
ni. Undici di loro
se vuole che il ca- americane e
sono stati poi di
p o d e l l a C a s a ragazze in jeans
nuovo incarceBianca archivi
rati l’anno scorp i ù d i c i n- a stelle e strisce
so: segnale che il
quant’anni di pogoverno cubano
litica ostruzioninon intendeva
sta americana nei confronti di abbassare la guardia nei conCuba, e lo incontri all’Avana fronti di personaggi e orgariconoscendo di fronte agli nizzazioni che sono ritenuti
occhi del mondo la legittimità manovrati da potenze stradel regime, deve concedergli niere. Secondo fonti indipenciò che ad altri capi di Stato è denti, nei primi mesi di questato negato: l’incontro con st’anno sono stati 1400 i fermi
quei dissidenti che in occasio- di polizia, della durata di qualne delle manifestazioni uffi- che ora, nei confronti di oppociali vengono tenuti lontano sitori. Alla visita di Obama sta

» DIEGO LOPEZ

Tempi
moderni
Raul Castro
con Obama
all’Onu
e un bicitaxi
nelle strade
dell’Avana

I

Ansa

lavorando, per preparare il
terreno, la chiesa cattolica cubana. Nei giorni scorsi, il vertice dell’episcopato dell’isola
si è mosso per sondare la possibilità di scarcerare gli undici
oppositori la cui liberazione è
– anche se a livello non ufficiale – richiesta dalla Casa
Bianca; magari alle stesse
condizioni di cinque anni fa,
quando il cardinale Jaime Ortega ottenne la scarcerazione
di più di cento prigionieri, con
la condizione che avrebbero
accettato di emigrare. Secondo fonti della dissidenza, il vescovo della città di Santa Cla-

ra, Arturo González Amador,
avrebbe visitato nell’ospedale
attiguo al carcere di Guamajal, il dissidente Ramírez Calderón (membro della Confederazione dei lavoratori indipendenti di Cuba) proponendogli la libertà se avesse deciso di andare all’estero.
UGUALE proposta sarebbe sta-

ta fatta ad altri quattro oppositori attualmente dietro le
sbarre. La concessione di poter viaggiare all’estero, seppure per “una sola volta”sarebbe
stata fatta pervenire anche ad
una delle leader storiche anti

castriste, Beatriz Roque, che
però avrebbe dichiarato di
non essere interessata. L’incontro con una significativa
rappresentanza del dissenso
al regime è ritenuta necessaria
da Obama per dimostrare che
la sua visita ha lo scopo di “migliorare le condizioni di vita e
i diritti umani dei cubani”. E
per far fronte al fuoco di sbarramento di vari leader repubblicani, in primis il candidato
alla presidenza di origine cubana Marco Rubio, che si oppongono alla visita del presidente che, a loro dire “rafforzerà la dittatura dei Castro”.

Ormai però la macchina organizzativa è partita, e il segretario di Stato Kerry ha affermato che si recherà all’Avana
la prossima settimana, o comunque prima del 21 marzo,
per mettere a punto il programma della visita del presidente e trattare specificamente la questione dei diritti umani.
L’arrivo di Obama è assai attesa dai cubani; il presidente
americano secondo alcune inchieste giornalistiche pubblicate all’estero, sarebbe più popolare dei due leader storici
della Rivoluzione, Fidel e
Raúl. Da giorni circolano nella
Capitale foto truccate che mostrano il presidente Usa
nell’atto di fumare un puro(sigaro) cubano e con in testa la
go rr a (il berretto militare)
verde. Altre immagini che circolano in Rete ritraggono Obama intento a giocare a domino in strada assieme a cubani mulatti. Molti taxi già circolano con piccole bandiere
statunitensi, mentre calzoni
attillati a stelle e strisce sono
diventati un abbigliamento di
moda per le havanere.
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| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016 |

» 15

ALL’INTERNO Expo, il buco milionario e le sparate di Sala • Bcc ed espropri facili:
scontro governo-Bankitalia • Autobrennero, quando il pedaggio è una tassa •

POLITICHE INDUSTRIALI ALL’ITALIANA Da anni il destino della ex Lucchini è bloccato
ai tavoli infiniti del ministero dello Sviluppo economico. Adesso i lavoratori hanno paura

U
I numeri

1200
Gli operai
delle
Acciaierie
di Piombino
attualmente
al lavoro
nei treni di
laminazione
funzionanti

200
I lavoratori
della ex
Lucchini ed
ex Severstal
che
dovrebbero
rientrare
al lavoro
il 1 aprile

700

Sono i
dipendenti
che, secondo
gli accordi
con il gruppo
algerino
Cevital,
dovrebbero
rientrare
in servizio
il prossimo
1 novembre

CAPITANI
DI SVENTURA

» GIORGIO MELETTI

I n attesa
d egli elicotteri
monetari

n lettore del Tirreno, quotidiano livornese che segue
passo passo il dramma delle
acciaierie di Piombino, ha
sintetizzato il momento con
un magistrale scioglilingua:
“Ovvìa, manca poco alla prossima tavola rotonda per decidere il calendario sulle decisioni da intraprendere rispetto alla lettera di intenti finalizzata all’attivazione di una
procedura di formalizzazione dell’assemblea per la valutazione preventiva del tavolo
di discussione in cui sarà finalmente sancito che l’abbiamo presa tutti nel culo”. La siderurgia italiana muore, e a
Piombino come a Taranto, intere comunità in ansia vengono prese in giro con tavoli pluriennali.

» STEFANO FELTRI

IERI L'ENNESIMA tappa della

via crucis si è svolta secondo la
liturgia consolidata. Un pullman di operai è partito di
buon mattino da Piombino per
raggiungere il ministero dello
Sviluppo economico a Roma.
Una trentina di rassegnati si
sono piazzati davanti al portone con le loro bandiere sindacali per scaldare il cinismo di
politici e burocrati. A fare la
guardia un blindato della polizia carico di annoiati combattenti. Dentro il ministero il
sottosegretario Teresa Bellanova, fresca di nomina perché
rimpastata un mese fa, si è fatta
prendere in giro dai rappresentanti di Issad Rebrab, l’imprenditore algerino che da un
anno e mezzo fa promesse mirabolanti e non le mantiene.
Ma ormai il futuro di Piombino gli è stato consegnato. Mauro Faticanti della Fiom ha così
sintetizzato la riunione: “L’azienda ha dichiarato che entro
marzo contrattualizzerà l'acquisto della tecnologia per
partire con i lavori della siderurgia ma, anche a domanda
diretta, non ha spiegato cosa
questo significhi nella pratica”. Chiaro, no?
Proviamo a rimettere in ordine una storia che, dietro l’apparenza di commedia, cela la
tragedia dell’industria italiana. Piombino è la culla della siderurgia. Nella notte dei tempi
il minerale ferroso era quello
dell’isola d'Elba lì davanti, che
i romani chiamavano Ilva, e
così abbiamo chiarito la primogenitura. Se Taranto era la
mecca dei prodotti piani (le lamiere) Piombino ha la vocazione dei “lunghi”: dalle rotaie
ferroviarie al tondino per cemento armato, alle travi. Privatizzate vent’anni fa insieme

“Élite parassitaria e predatoria”
Issad Rebrab, alla guida
del potente gruppo Cevital,
da un anno e mezzo promette
e non mantiene. Il governo subisce

DA QUALCHE
GIORNO tutto il
dibattito economico ruota
intorno agli elicotteri: dove,
come, quando. Il quanto è
facile: il più possibile.
L’espressione helicopter
money risale a Milton
Friedman, per lui era un
esperimento mentale –
denaro lanciato da elicotteri
sull’economia – oggi è prassi
quotidiana. Il Quantitative
easing, cioè l’acquisto di
titoli da parte delle Banche
centrali, è stato l’antipasto.
Nel penultimo numero,
l’Economist, settimanale
economicamente
ortodosso, scriveva
nell’editoriale di apertura: “È
venuto il tempo per i politici
di schierarsi al fianco dei
banchieri centrali nella
battaglia. Le idee di politica
economica più radicali
fondono politica fiscale e
monetaria. Una delle ipotesi
è finanziare la spesa
pubblica (o tagli di tasse)
direttamente stampando
moneta”. L’idea sembra
ovvia: se si mettono soldi
direttamente in tasca alle
persone, o riducendo le
tasse che pagano o dando
loro un posto di lavoro
finanziato dallo Stato, è
assai probabile che consumi
e investimenti aumentino.
La strada sperimentata dal
2011, inondare di liquidità le
banche sperando che
questo fosse sufficiente a
favorire credito e dunque
investimenti e consumi, non
ha funzionato. Anche
perché la seconda metà del
ragionamento si è rivelata
fallace: le Banche centrali
hanno comprato tempo per
la politica, ma le tanto
invocate riforme strutturali
non sono riuscite a far
emergere la zona euro dalla
palude, la ripresa negli Usa è
più forte ma con molte
ombre. E allora adesso tutti
chiedono elicotteri.
Peccato che stampare
denaro per finanziare la
spesa pubblica o la
riduzione di tasse è sempre
stato considerato il male
assoluto dagli stessi pulpiti
intellettuali che ora
invocano quella misura per
mancanza di alternative.
Per la Bce, inoltre, sarebbe
illegale finanziare
direttamente gli Stati, i
rigidi tedeschi difficilmente
si farebbero ingannare da
qualche cortina fumogena
giuridica. Ma le idee sono
finite, qualcosa bisognerà
pur provare prima di
arrendersi alla stagnazione.

q

Piombino, la culla
dell’acciaio è ostaggio
del boiardo algerino
a Taranto, le Acciaierie andarono al bresciano Giuseppe
Lucchini, che lamentava di
non essere riuscito a prendersi
Taranto perché Emilio Riva era amico di Silvio Berlusconi e
lui no. Lucchini a un certo
punto non ce la fa più e subentrano i russi della Severstal.
Poi vanno a gambe all'aria anche loro e l'azienda viene commissariata. Nel 2013, governo
Letta, il sottosegretario Claudio De Vincenti apre il mitico
tavolo per definire “in tempi
brevi” (sic) gli interventi di
“infrastrutturazione, riqualificazione e reindustrializzazione dell'area”. Il commissario Piero Nardi, vecchio manager di scuola Ilva, cerca qualcuno che si compri
l’azienda cadavere. Per lunghi mesi del
2014 tratta
con il gruppo
indiano Jindal. Quando sta
per chiudere

Povero
acciaio
Sotto, l’algerino Issad
Rebrab, capo
di Cevital Ansa

l
- 50%

È il calo
della
produzione
siderurgica
dei cosiddetti
“lunghi” negli
anni della
crisi. Perciò
i concorrenti
vorrebbero
Piombino
chiusa

spunta dal nulla Rebrab, il
quale con il suo gruppo Cevital
fa sognare i piombinesi: parla
di produzione siderurgica
stellare, di attività agroalimentari, di polo logistico, insomma fa balenare migliaia di
posti di lavoro in più dei 2100
attualmente in ballo.
È LÌ CHE ACCADE qualcosa di

strano. Il presidente della Federacciai, Antonio Gozzi,
mette in guardia la politica:
“Oggi purtroppo si fanno promesse puntando sull’ansia occupazionale di Piombino”. Il
suo punto è chiaro: siamo in
crisi, la produzione di “lunghi”
in Italia si è dimezzata, che
senso ha venire a produrre
qui? Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, reagisce
duramente, accusa Gozzi di
difendere le sue aziende dalla
concorrenza di Rebrab, gli imputa la turbativa d’asta e lo minaccia di azioni legali. Una curiosa concezione del mercato.
Sensato che aziende in concorrenza si uccidano tra loro.
Strano che un’azienda uccisa
dal mercato venga resuscitata
dallo Stato con il mandato di
trovarsi lo spazio vitale a costo di ucciderne un’altra che,
eventualmente, dovrà essere salvata a sua volta dallo
Stato.
Rebrab sbarca trionfalmente a Piombino a metà
2015, ma i mesi passano e
non fa quello che ha promesso. La cosa più strana è
che non ordina il nuovo forno elettrico che, dopo due

anni di costruzione, dovrebbe
prendere il posto dell’altoforno. Ieri, convocato per dare la
data, ha mandato a dire che solo ad aprile sapremo se e quando ordinerà il nuovo forno.
Intanto, qualche settimana
fa, sul Sole 24 Ore, Claudio Gatti ha raccontato una storia inquietante. Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika è malato e suo fratello Said ne ha approfittato per prendere il potere. Nel trambusto Rebrab sarebbe caduto in disgrazia, e
questo ostacolerebbe i suoi
movimenti. La cosa più eclatante è la testimonianza di un
analista secondo il quale Rebrab non sarebbe altro che un
oligarca di tipo post-sovietico:
“La classe imprenditoriale algerina è assolutamente parassitaria, un’élite predatoria che
ha imparato a fare soldi in uno
Stato arbitrario. Rebrab rientra a pieno in questo modello:
non si è mai confrontato con
forze di libero mercato. Si è
semplicemente legato al potere politico-militare locale”.
E qui c’è il grande dubbio.
Chi ha messo il futuro di Piombino nelle capaci mani di Rebrab dovrebbe spiegarci in base a quale algoritmo le deplorevoli sorti dell’industria italiana dovrebbero essere risollevate da capitali algerini, cioè
da una classe dirigente che le
grandi aziende italiane –
quando ricambiano la visita vanno sistematicamente a
corrompere.
Twitter@giorgiomeletti

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16 » Il Fatto Economico

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

IL FLOP Il candidato sindaco di Milano ha detto più volte che il bilancio 2015 dell’evento
e il patrimonio netto finale sarebbero stati positivi. Invece sono in rosso. Profondo

G
I conti
LE BALLE
Sala ha
mentito due
volte: sul
bilancio 2015
in utile (il 23
dicembre
2015 e il 20
gennaio 2016
al Teatro Dal
Verme); e sul
patrimonio
netto positivo
(il 25 gennaio
davanti alle
commissioni
Expo e
Partecipate di
Palazzo
Marino)

n

l
158

milioni
I soldi che
Arexpo deve
dare a Expo
spa: 86 per le
infrastrutture
sull’area
e 72 per
le bonifiche

l
21,4

milioni
I biglietti
venduti, ma
molti sono
rimasti ai
distributori.
Il prezzo
medio è sceso
a 17,4 euro

l
71,3

milioni Gli
incassi a
rischio: parte
vengono dai
biglietti (19,9
mln), parte
dalle
sponsorizzazioni (51,4)

» GIANNI BARBACETTO
Milano

iuseppe Sala sui conti Expo ha
mentito due volte. La prima
quando ha dichiarato che il
bilancio 2015 non sarebbe stato in rosso (il 23 dicembre
2015 in una videointervista al
fattoquotidiano.it e poi il 20
gennaio 2016 al confronto con
gli altri candidati delle primarie al teatro Dal Verme). La seconda quando ha dichiarato
solennemente che l’o p e r azione si concludeva con il patrimonio netto positivo (il 25
gennaio davanti alle commissioni Expo e Partecipate di
Palazzo Marino). Ora i dati –
non ancora definitivi, ma ufficiali – allegati al verbale
dell’assemblea dei soci di Expo spa del 9 febbraio 2016
provano la doppia bugia del
commissario Expo, candidato sindaco del centrosinistra.
Il bilancio 2015 risulta infatti
in rosso per 32,6 milioni. E il
patrimonio netto risulterà, a
fine attività, negativo per almeno 44,1 milioni.
Intendiamoci: Sala avrebbe potuto dire che un’operazione come Expo non si giudica dai conti, perché aveva obiettivi d’immagine (rilanciare nel mondo Milano e l’Italia) e di volano per uno sviluppo economico a più lungo termine (per misurarlo, sono al
lavoro gli economisti della
Bocconi). In fondo, le cifre di
Expo sono semplici: sono stati conferiti, negli anni, soldi
pubblici per 2 miliardi e 241
milioni di euro. Gli incassi (da
biglietti, sponsorizzazioni,
royalties) sono stati poche
centinaia di milioni. Alla fine,
tutto il tesoretto di Expo sarà
bruciato, anzi non basterà.
Questa è la cruda verità. Le dichiarazioni di Sala si sono invece sempre mosse in un’alea
di ambiguità, nel tentativo di
non farsi poi smentire dai fatti. Ma i fatti alla fine arrivano
a chiudere i conti. Eccoli.
1. IL BILANCIO 2015. Il budget

approvato il 19 marzo 2015
prevedeva “un utile d’esercizio significativo, derivante da
ricavi stimati di vendita dei biglietti per il semestre espositivo che è atteso tale da consentire la copertura delle perdite di gestione dei precedenti
esercizi”. Obiettivo fallito. I visitatori sono stati molti meno
del previsto, probabilmente
circa 18 milioni, invece dei 24 o
20 ipotizzati. Ma i dati veri non
sono rivelati da Sala, che si
trincera dietro il dato dei biglietti venduti: 21,4 milioni,
che sono però restati in parte
nei cassetti dei distributori.
Per cercare di aumentare i visitatori è stato abbassato il
prezzo medio di vendita (17,4
euro). Una parte dei ricavi da
biglietti (ben 19,9 milioni di
euro) non è ancora stata incassata e forse non lo sarà mai. Ancora da incassare anche 51,4
milioni da sponsorizzazioni.
Sono 71,3 milioni a rischio che,
tolti i 20 milioni accantonati
come fondo rischi, potrebbero

Sala smentito dai suoi
stessi numeri: il buco
di Expo è di 242 milioni

Sogni e realtà Il bilancio 2015 previsto da Expo: chiude in rosso, ma la realtà è molto più pesante infografica di Pierpaolo Balani

portare il rosso di bilancio previsto nel documento dell’assemblea soci (32,6 milioni) a
quota 84 milioni. A questi vanno aggiunti i soldi che Arexpo,
la società che detiene i terreni,
deve dare a Expo spa (86 milioni per l’infrastrutturazione
dell’area; e 72 milioni per le bonifiche), ma che non le darà
perché, ormai diventata “sviluppatore immobiliare” del
dopo Expo, ingloberà Expo
spa e dunque non pagherà.
Il rosso sale così a 242 milioni. E in questo risultato c’è
l’aiutino concesso dal governo
Renzi in extremis, a dicembre
2015: 20 milioni per un nebuloso “aumento oneri di sicurezza” senza il quale il rosso
sarebbe stato addirittura di
262 milioni.
2. IL PATRIMONIO NETTO. È

positivo, giura Sala, per 14,2
milioni. Peccato che l’operazione Expo non si chiuda a dicembre 2015, come fa finta di
credere il commissario-candidato: nel suo oggetto sociale –
come dice chiaramente il collegio sindacale – è compreso
anche lo smantellamento dei
padiglioni, fino a giugno 2016.
Il budget di spesa previsto per
i sei mesi del 2016 è di 58,3 milioni: il patrimonio positivo di
14,2 milioni diventerà dunque
a giugno negativo per 44,1 milioni. È la seconda bugia di Sa-

l
-32,6

milioni.
Il rosso del
bilancio 2015
ammesso dai
documenti di
Expo spa
presentati ai
soci. In realtà
le perdite
potranno
salire fino
a 242 milioni

l
-44,1

milioni.
Il patrimonio
netto finale,
negativo
a fine giugno
2016, dopo lo
smontaggio
padiglioni.
Sala lo ha
annunciato
positivo per
14,2 milioni

Questa è la trasparenza?
L’allegato al verbale dell’assemblea,
con grafici e cifre, è datato 21
dicembre 2015. Ma è stato reso noto
solo a febbraio, dopo le primarie

la. Del resto, che le cose si mettano male è segnalato dallo
stesso verbale dell’assemblea
soci: a fine giugno 2016 la società, che dovrà provvedere alla liquidazione del personale,
avrà un buco di cassa di 88,4
milioni. Poi c’è l’incognita degli extracosti, i compensi in
più pretesi dai costruttori, su
cui sono ancora aperti contenziosi. Expo, insomma, si chiuderà a giugno con un buco di
almeno 44,1 milioni, altro che
patrimonio netto positivo. Ma
Sala si è ormai messo al sicuro
come candidato sindaco del
centrosinistra, che lo dovrà difendere a ogni costo. Nel gioco
delle tre carte tra Expo e Arexpo, diranno che i soldi pubblici che dovranno ancora essere buttati nell’impresa non
sono da considerare pagamenti dei debiti di Expo, ma
anticipi per il meraviglioso futuro del piano Arexpo (peraltro ancora sconosciuto). Chi
vorrà, potrà crederci.
3. TRASPARENZA ZERO. C’è

stata una vischiosa resistenza
a rendere pubblici anche i dati
già disponibili, in una mancan-

za di trasparenza ancor più
preoccupante in chi si candida
a diventare sindaco. Dunque:
1. L’assemblea dei soci di Expo
spa era stata convocata per il
29 gennaio, ma è stata poi tenuta aperta fino al 9 febbraio:
guarda caso dopo le primarie
(6 e 7 febbraio). 2. Il verbale è
stato consegnato ai consiglieri
comunali solo il 26 febbraio, su
espressa richiesta del presidente del Consiglio comunale
Basilio Rizzo, dopo le anticipazioni pubblicate dal Fatto
Quotidiano. 3. Al verbale sono
allegate 32 pagine di grafici e
cifre, che sono datate 21 dicembre 2015: perché sono state tenute nascoste e non sono
state consegnate prima ai consiglieri, almeno in preparazione della riunione delle commissioni Expo e Partecipate di
Palazzo Marino del 25 gennaio? Negli Stati Uniti e negli
altri Paesi democratici, di norma chi mente ai cittadini deve
rinunciare alla carica. Da noi
Giuseppe Sala continua la sua
corsa verso Palazzo Marino,
nel silenzio assordante di gran
parte della stampa.
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DOLCI
RICORDI

La Perugina vende
le “Rossana”
e “Ore liete”:
scatta lo sciopero
DUE marchi storici
della produzione
dolciaria di Perugina
potrebbero passare di mano,
su decisione di Nestlè: lo
scrive l'edizione
locale del Corriere
della Sera, che
parla di vendita
delle storiche
caramelle
Rossana e della
linea di pasticceria
Ore liete, specificando che la
multinazionale svizzera,
proprietaria dello
stabilimento di San Sisto dal
1988, cederà solo i marchi e
non le produzioni.
La reazione del sindacato è
immediata, con un’ora di
sciopero, perchè - spiega la
Cgil - queste indiscrezioni
escono "alla vigilia
dell’incontro di domani
(oggi, ndr) in Confindustria
sul piano industriale
Nestlè". L’azienda evita di
commentare quelli che
definisce "rumors di
mercato". Le istituzioni
locali, a partire dalla
presidente dell’Umbria,
Catiuscia Marini, e dal
sindaco di Perugia, Andrea
Romizi, esternano la loro
preoccupazione: oggi a
Perugia la delegazione della
Nestlé, guidata da Leo
Wencel, incontrerà sia la
governatrice sia il sindaco,
per illustrare il piano
industriale.
"Certo, un pò arrabbiati
siamo, ma teniamo il punto
sul nostro contro-piano
industriale", ha detto
Michele Greco, segretario di
Flai-Cgil dell’Umbria,
ribadendo l’intenzione di
"non spostarsi" dalla proprie
posizioni. Che aveva
illustrato il 10 febbraio alla
multinazionale. Proposte
che saranno ribadite oggi
all’azienda, ovvero:
valorizzazione del brand
Bacio, sviluppo dei prodotti
storici, produzioni
controstagionali per
controbilanciare il calo della
cioccolata, forti investimenti
nel marketing. "Questo spiega Greco - non solo per
salvaguardare gli attuali
livelli occupazionali, con
800 dipendenti fissi e 300
stagionali, ma per
consentire lo sviluppo della
produttività". Ieri, la
tensione è divenuta
palpabile durante un
incontro del sindacato a
Perugia al quale ha
partecipato la segretaria
Cgil, Susanna Camusso.
Prima del suo intervento,
alcuni lavoratori dello
stabilimento di San Sisto
hanno preso la parola per
ribadire che "sulla Perugina
non si può scherzare, e il
lavoro che c'è oggi deve
rimanere". "Abbraccio i
lavoratori che hanno
scioperato per difendere il
loro lavoro", ha detto
Camusso.

q

Il Fatto Economico » 17

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

In lite La Vigilanza contro la “way out” dalla riforma voluta da Lotti per le banche toscane
Palazzo Koch insiste sui pignoramenti veloci delle case: il Tesoro è d’accordo, Renzi ci pensa

Tensioni tra Chigi e Bankitalia
sulle Bcc e gli espropri facili

L
I PROTAGONISTI

» MARCO PALOMBI

e banche ormai sono una maledizione per il governo Renzi. Dalla vicenda di Popolare
Etruria in poi ogni volta che
l’esecutivo fa qualcosa si rivela un boomerang. Al netto delle difficili manovre attorno al
Monte dei Paschi (si sollecitano disperatamente compratori assai riluttanti: da Cdp a Poste passando per Intesa San Paolo), ieri è riemerso
l’ennesimo caso di (doppia)
tensione con Banca d’Italia.
IL PRIMO CASO riguarda le

LUCA LOTTI
Il potente
sottosegretario di Palazzo
Chigi

CARMELO
BARBAGALLO
Il capo degli
ispettori di
Bankitalia

banche di credito cooperativo. Il governo ha approvato una riforma del settore che prevede che entro 18 mesi le Bcc
possano continuare ad operare solo sotto il cappello di una
holding quotata con capitalizzazione superiore al miliardo
di euro. L’idea è che ce ne sia
una sola, ma esiste la possibilità teorica anche di più aggregazioni:“Noi preferiremmo la
prima ipotesi, ma sarà il mercato a decidere”, ha detto ieri in audizione alla Camera - il
direttore della Vigilanza di
Banca d’Italia Carmelo Barbagallo. Detto questo, il capo degli ispettori ha tirato una forte
randellata a Palazzo Chigi.
Come svelato dal F at t o
Quotidiano, il sottosegretario
Luca Lotti ha infatti molto lavorato - e con successo - affinché la riforma prevedesse una
way out, cioè un modo per alcuni istituti di chiamarsi fuori.
In genere, le Bcc che non vo-

levano più essere cooperative
chiedevano a Bankitalita la
trasformazione in Popolari.
L’opzione Lotti è invece che
possano diventare società per
azioni quelle Bcc che hanno
più di 200 milioni di capitale.
Non solo: le cooperative possono “privatizzare” le riserve

Tutti dal governatore
Grandi investitori in
fila da Visco (e Padoan)
per avere più garanzie
sulle sofferenze

indivisibili accumulate dai soci nelle generazioni - grazie a
generosi sgravi fiscali - pagando all’erario solo il 20%.
CIFRA BASSA e che corrispon-

de alla perfezione ai fondi a disposizione di due banche care
ai renziani: Chiantibanca (di
cui si appresta a diventare presidente Lorenzo Bini Smaghi)
e la Bcc di Cambiano (parte del
gruppo Cabel), istituto per cui
lavora il padre del sottosegretario di Palazzo Chigi e presieduta dal renzianissimo Paolo
Regini, marito della senatrice
Pd Laura Cantini.
Ecco, ieri Barbagallo ha fat-

Palazzi
contro
La Banca d’Italia contro il
ministero per
la riforma delle Bcc e gli espropri facili
Ansa

to sapere di non aver gradito la gli eventuali debiti residui). La
cosa: intanto “non è chiaro cosa - oltre a mettere in allarperché è stata eliminata dal me le associazioni dei consuTesto unico bancario la possi- matori e a non piacere alle opbilità, per una Bcc, di fondersi posizioni - sta mettendo in imin una Popolare”. Poi, dice barazzo anche il Pd. Molti parBankitalia, “desta preoccupa- lamentari sono contrari, alcuzione la mancanza di una data ni hanno scritto mail di protedi riferimento della soglia fis- sta interne, ma ancora nessusata per selezionare le Bcc che no è uscito allo scoperto.
potranno avvalersi della
way-out”; la cosa renderà dif- BANCA D’ITALIA ritiene che
ficile il lavoro della Vigilanza questo sia uno provvedimento
“nell’incertezza sul numero e fondamentale per far partire il
sulle dimensioni delle Bcc nel- mercato delle sofferenze e lo
la fase di transizione”. E infi- spiega anche ai grandi investine: pagare il 20% sulle riserve tori internazionali, che in quesignifica dare “vantaggi ingiu- ste settimane si presentano a
Palazzo Koch e al
stificati a chi eTesoro per chiesercita l’opzione
dere garanzie e
di uscita”, visto
qualche altro fache l’a liquota
vore (tutti aspet“risulta inferiore Dice Barbagallo:
tano la decisione
al complesso del- “Privatizzare
della Bce sull’acle agevolazioni
quisto dei pacfiscali ricevute le riserve coop
chetti di soffedalla cooperati- pagando il 20% è
renze cartolarizva nel tempo”.
L’altro fronte un danno erariale zati con garanzia
pubblica).
è quello del de- e un vantaggio
Il ministero di
creto legislativo
Pier Carlo Pache applica una ingiustificato”
doan sui mutui è
direttiva Ue sui
schierato con gli
mutui del 2014. Il
testo consente alle banche di uomini del governatore Ignaappropriarsi senza passare da zio Visco, ma fonti interne al
un giudice della casa di un de- Pd riportano la perplessità del
bitore che risulti inadempien- premier Matteo Renzi sul tete (e lo si diventa non pagando ma degli espropri facili. Il pro7 rate, anche non consecuti- blema è che Padoan s’è impeve). Di fatto la proprietà del gnato a Bruxelles ad approvabene passa subito al creditore, re il testo com’è e la vicenda
che può venderlo per rientra- dellabad bankdimostra che gli
re del debito (l’eventuale ec- spazi di manovra dell’Italia
cedenza va al debitore, che pe- sono limitati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
rò resta responsabile pure de-

Spa & quotazione Tutti i dubbi di un aumento di capitale su cui la Banca d’Italia ancora non ha fatto chiarezza

Popolare Vicenza e le nuove azioni vendute dalla finestra
» ALFONSO SCARANO
E GIOVANNI BOTTAZZI*

V

endere nuove azioni Banca
Popolare di Vicenza dalla
porta o dalla finestra? Il caso
dell’aumento di capitale di Banca Popolare di Vicenza, dal prossimo 5
marzo, dimostra la differenza tra i
due metodi alternativi di emissione di
nuove azioni: quello europeo e quello
anglosassone. Il metodo europeo stabilisce di vendere le azioni “dalla porta principale”, con tutti i crismi della
chiarezza e dei diritti degli azionisti.
C’è poi la prassi anglosassone, molto
meno sofisticata e rispettosa dei diritti degli azionisti: emettere le azioni
al prezzo corrente (“vendere i titoli
dalla finestra”). Ma questo esige che
esista un prezzo corrente, ossia che il
titolo sia quotato. Altrimenti chi definisce il prezzo? C’è il rischio di arbitrio degli amministratori o dei nuovi investitori quando il titolo non è ancora quotato.
È IL CASO della Popolare di Vicenza,

Banca non quotata e nei guai perché
costretta dai pessimi risultati aziendali a un importante aumento di capitale di ben 1750 milioni. L’esclusione del diritto d’opzione secondo il
metodo anglosassone che è stato scel-

to dalla Popolare di Vicenza, è ammessa dal codice civile, art. 2441 comma 5, come alternativa alla prassi normale, quella europea, ovvero l’offerta
in opzione ai vecchi soci. La prossima
Assemblea è chiamata ad approvare
un pacchetto in tre passi: 1. trasformazione in Spa, 2. aumento di capitale e 3. quotazione. Un boccone da
ingoiare intero, predisposto da un cda
che appare in parte corresponsabile
della gestione di questi anni che ha
portato la banca in questa difficile situazione e che a maggio scorso ha
cooptato il nuovo direttore generale.
Deve anche essere fissato un prezzo
di recesso per i dissenzienti rispetto la
trasformazione in Spa, determinato
in 6,3 euro per azione. Quanto al prezzo di emissione delle nuove azioni,
dev’essere approvato dalla delibera
assembleare in base al valore del patrimonio netto; se il valore di emissione fosse eguale a quello di recesso, e
dunque 6,3 euro per azione, l’operazione sarebbe equa. Invece, se il prezzo di emissione fosse inferiore, farebbe scendere il “valore medio unitario
delle azioni vecchie e nuove”, ovvero,
determinerebbe una differenza tra il
valore ante operazione e quello a operazione di aumento di capitale conclusa, che corrisponde proprio al valore del diritto di opzione, se fosse e-

l'aumento di capitale. E dunque 2380
milioni di euro diviso 630,3 milioni di
azioni determina un valore finale del
titolo dopo l'aumento di capitale di 3,8
euro per azione, da cui, per differenza
con i 6,3 euro iniziali, risulta il valore
del diritto di opzione proprio in 2,5
euro perduti dal vecchio azionista.

Cattivo credito L’aumento di capitale
di Pop Vicenza partirà il 5
marzo. I dubbi sull’operazione Ansa

sercitabile. Ma questo cda ha progettato di no invocando l’interesse della
società.
Se il prezzo della nuova azione fosse fissato non a 6,3 euro ma a 3,3, prevedere l’esclusione dello scambio del
diritto di opzione determina un potenziale trasferimento di valore di 2,5
euro per azione dal vecchio azionista
al nuovo. La formula è una semplice
equazione: (100 milioni di vecchie azioni * 6,3) + 1750 milioni euro di aumento di capitale = (100 milioni di
vecchie azioni + 530.3 milioni di nuove azioni) * prezzo del titolo dopo

EMERGONO PROBLEMI di discriminazione tra vecchi e nuovi azionisti
nell’impianto dell’intero boccone di
aumento di capitale, trasformazione
in Spa e quotazione se il prezzo delle
nuove azioni fosse inferiore a 6,3 euro. Viste le batoste subite, i vecchi soci
non saranno ulteriormente disposti a
metterci altri soldi, mentre far entrare nuovi soci forse anche a metà del
valore di recesso dell’azione significherebbe un regalo ai nuovi soci. Si
prospetta il rischio che la Borsa, invece di essere un efficiente sistema di
raccolta di capitale di rischio, venga
declassata a notaio di un trasferimento di ricchezze a nuovi capitalisti entranti nella futura compagine azionaria della Banca di Vicenza Spa, ex Popolare.

* presidente e consigliere della
Associazione Italiana dei Periti e dei
Consulenti Tecnici nominati
dall'Autorità Giudiziaria
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pm in
azione
LA NUOVA
INCHIESTA
Associazione
per delinquere
e falso in
bilancio: sono
le nuove
ipotesi di
reato su cui
sta lavorando
la Procura in
relazione
all’indagine
sulla Pop
Vicenza. Il
Procuratore
ha parlato di
“500 casi di
azionisti che
lamentano di
essere stati
truffati”

n

18 » Il Fatto Economico

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

REGALI Il ministero ha affidato per 30 anni (e senza gara) la gestione a una società posseduta
per il 66% dal Trentino Alto Adige. La tariffa al casello, legata all’inflazione, così non scenderà mai

Autobrennero, il pedaggio
diventa ufficialmente una tassa

I
I numeri

30

Gli anni di
durata della
concessione,
nei quali
sono previsti
oltre 10
miliardi di
ricavi lordi

568

Sono i milioni
di euro che la
società
Autobrennero
(per il 66% in
mano al
Trentino Alto
Adige) dovrà
pagare per la
concessione

335

I milioni di
euro di ricavi
generati dalla
autostrada
nel 2014. Per
il futuro lo
Stato si
impegna ad
aumentare i
pedaggi in
linea con
l’inflazione

del settore che mira in qualche modo a legare i pedaggi ai costi:
nell’Autobrennero i pedaggi saliranno, qualunque sia il profitto
della concessionaria. Il pedaggio
su questa autostrada è diventato
un’imposta, non votata dal Parlamento, che il governo ha deciso di
devolvere agli enti locali di quel
territorio. Quegli enti un grande
regalo lo hanno già maturato: non
versarono mai capitali nella società se non per importi irrisori, l’autostrada fu finanziata a debito e oggi, rimborsati i debiti, la società si
trova con un patrimonio di circa un
miliardo, tutto grazie ai pedaggi.

» GIORGIO RAGAZZI

l protocollo d’intesa (tra ministero dei Trasporti ed enti pubblici
soci dell’Autostrada del Brennero) firmato il 14 gennaio prevede
che, una volta ottenuto il benestare dalla Commissione europea, lo
Stato assegni per 30 anni la concessione dell’autostrada, senza
gara, a una società interamente
posseduta da enti pubblici, per il
66% del Trentino-Alto Adige.
Questo accordo, grande regalo
dello Stato al Trentino-Alto Adige, affossa la speranza che, una
volta ammortizzati gli investimenti e terminate le concessioni,
sia possibile ridurre i pedaggi sulla nostra rete autostradale. I pedaggi, introdotti per coprire i costi, stanno diventando imposte
sulla mobilità che graveranno sulle prossime generazioni.
IL PROTOCOLLO stabilisce che la

società Autobrennero verserà al
bilancio statale 568 milioni per la
concessione e 1.395 milioni come
canone di concessione. Ma il canone di concessione è una sorta d’imposta che lo Stato preleva annualmente da tutte le concessionarie e
che Autobrennero già includeva
tra i costi ricorrenti. Quindi l’unico
pagamento allo Stato per la nuova
concessione sarà 568 milioni.
Nel 2014 l’autostrada ha generato ricavi per 335 milioni, per il futuro lo Stato si impegna ad aumentare i pedaggi in linea con l’inflazione lasciando alla concessionaria tutto il beneficio dell’incremento del traffico Nei 30 anni della
concessione, i ricavi saranno più di
10 miliardi. Se da questi sottraiamo
1.395 milioni di canone di concessione, 1070 milioni da versare allo
Stato per il “fondo ferrovia”, 1,4
miliardi per manutenzioni e i costi
di esazione, resteranno più di 6 miliardi di cui la società, ammortizzati i (modesti) nuovi investimenti
e pagate le imposte sul reddito, potrà disporre a suo piacimento, per
spese sul territorio o per distribuire dividendi agli enti azionisti. Il
protocollo non prevede obblighi
rinviando al testo della nuova convenzione. La società ha indicato
due miliardi di nuovi investimenti,
ma l’unico progetto di qualche ri-

6

miliardi Quanto, tolte
le spese, incasserà la
società per la concessione
levanza è la terza corsia tra Verona
e Mantova, che dovrebbe ripagarsi
con l’incremento stesso del traffico.
IL PROTOCOLLO ha un merito:
quello di stabilire che, una volta ottenuta la nuova concessione, la società Autobrennero finalmente
verserà nel bilancio statale i 550
milioni precedentemente accantonati (in esenzione fiscale) nel

“fondo ferrovia”. La legge che istituì questo fondo (un piccolo comma inserito nel lunghissimo testo
della finanziaria 1997) si era dimenticata di stabilire di chi fosse la
proprietà di questi fondi. La società, sostenendo che quelli sono soldi suoi e non dello Stato, sia pure
col vincolo di destinazione, si è rifiutata di sbloccarli in attesa di ottenere il rinnovo della concessione, una sorta di ricatto che lo Stato
ha subito nonostante la concessione dell’esenzione fiscale. E fu anche grazie a quest’obbligo di accantonare fondi per la ferrovia che
la società già ottenne, gratis, una
proroga della concessione dal
2005 al 2014!
Ancorando i pedaggi all’inflazione si è perso qualunque riferimento alla normativa nazionale

LA GESTIONE di un’autostrada è un
servizio pubblico che giustifica
l’affidamento“in house”, senza gara? La società asserisce che l’affidamento della concessione servirà
a“garantire il soddisfacimento degli obblighi di servizio pubblico finalizzati, tra l’altro, allo sviluppo
dell’economia dei territori”, lasciando ognuno libero di immaginarsi quali possano essere questi
non meglio specificati obblighi di
servizio pubblico. Ma l’autostrada
è una scelta opzionale che gli utenti pagano profumatamente, non un
servizio pubblico. Nel protocollo
si dice che “la gestione dell’A22 costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo del territorio”;
non v’è dubbio che, se i proventi di
quella gestione vengono tutti investiti in quel territorio, esso ne beneficerà. Ma perché altre Regioni
non dovrebbero pretendere i proventi di autostrade che passano sul
loro territorio?
Nell’attesa che entri in vigore la
nuova concessione la società Autobrennero continua a gestire in
proroga l’autostrada. La concessione è scaduta ad aprile 2014: questa proroga genera un beneficio
(ricavi meno costi operativi) di 150
milioni l’anno per la società cui lo
Stato rinuncia. Non si sa per quale
motivo. Tutte le concessioni prevedono che alla scadenza l’infrastruttura venga devoluta gratuitamente allo Stato: perché non si rispetta mai questo contratto? L’Anas sarebbe incapace di gestire
un’autostrada per conto dello Stato, sia pure provvisoriamente?

ILLIBRO
Ecco la rivoluzione
tecnologica che non
produce più ricchezza
LEGGERE questo libro in
taxi, mentre l’autista esulta
per l'incidente tra due Car2go “ben gli sta” - e spiega quanto ritiene “sia assurdo che si stiano
costruendo auto che si guidano
da sole”, è un'esperienza totalizzante. L’innovazione tecnologica
rischia di toglierci il lavoro, almeno quello come lo abbiamo conosciuto finora.
Non sono più
solo paure: le
conferme passano attraverso i numeri, le
statistiche, i
prototipi, le
realtà afferl Al posto
mate. La logica
tuo
è sempre quelRiccardo
la capitalistica
Staglianò
che ha goverPagine: 256
nato tutte le
Prezzo: 18e
passate rivoluEditore:
zioni tecnoloEinaudi
giche. Solo che
stavolta a essere sostituiti
sono anche i colletti bianchi. Il
giornalista di Repubblica ripercorre così la moderna galleria di
trasformazioni, da Amazon che
elimina negozi fisici e recensori
alle macchine che si pilotano da
sole. A pagarne le spese, non solo
i taxi: la guida automatizzata potrebbe far fuori 3,5 milioni di autisti di tir, sostituiti da instancabili
software, efficienti e a basso rischio soprattutto su lunghe tratte
autostradali. Quando i robot affineranno la loro ancora acerba ma
sensibile, capacità di riprodurre e
migliorare i processi mentali dell'uomo e i corsi di insegnamento
saranno in gran parte gestiti in
automatico, cosa resterà all'uomo? Il libro tenta di dare una risposta, anche guardando a quelle
già ipotizzate. Intanto, viviamo la
fase di transizione, l'era del lavoretto più o meno impegnativo, più
o meno pagato, magari trovato su
piattaforme online che collegano
domanda e offerta. “Dobbiamo
solo aspettare, come agnelli analogici al macello, che il nostro destino digitale si compia? – chiede
Staglianò – Tra l'individuazione
del problema e la sua soluzione,
la distanza resta. Ma aver rotto
l'incantesimo del pensiero unico
della Silicon Valley è già un fondamentale passo avanti”. Anche il
drone “spacciatore”, in fondo, si è
schiantato sul confine messicano.

q

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LA CLASSE NON È ACQUA Ieri la giornata organizzata dallo Strike meeting: presidi e manifestazioni in tutta Italia

» SALVATORE CANNAVÒ

I

n mattinata si sono tenuti presidi e cortei
a Roma e Napoli, nel pomeriggio mobilitazioni a Milano, Padova, Bologna, Empoli, e altre città sotto la sigla dello Strike
meeting, lo sciopero sociale nato il 14 novembre del 2014. E altre mobilitazioni si sono tenute in tutta Europa sotto la sigla di Europe for all, Europa per tutti. Il contrario di
quanto accade oggi con i nuovi muri innalzati ai confini del continente.
NON A CASO giubbotti salvagente sono stati
disposti sulla tomba di Antenore, fondatore
di Padova, il primo rifugiato della città. A Bologna, invece, si è svolto un corteo per portare
la Porta dell'accoglienza in stazione. Non si è

Tasse e lavoro, i migranti sono già
integrati e lottano con i precari
trattato solo di solidarietà da parte di attivisti
italiani ai migranti. L’iniziativa, sicuramente
limitata di ieri, si è svolta all’insegna di una
unità di fondo tra diritti dei precari e quelli di
chi emigra, “incrociando le lotte e redistribuendo il lavoro” come hanno detto i manifestanti davanti alla Prefettura di Roma. Dove, in ogni caso, la vertenza degli operatori
sociali delle tre cooperative presenti in piazza Santi Apostoli (Un Sorriso, Domus Caritatis ed EtaBeta) è stata ascoltata dal responsabile delle politiche sociali per il prefetto.
Così come si è potuta notare, nel pomeriggio
in piazza Vittoria, la presenza degli artigiani

sarti di Karalò, la sartoria aperta nel quartiere di San Lorenzo proprio su iniziativa
congiunta di migranti e operatori sociali.
Non solo solidarietà, dunque, ma lotta comune. Il punto è che i dati sull’immigrazione
in Europa presentano due aspetti apparentemente contraddittori. Se la presunta ondata non si è ancora verificata - secondo l’Unhcr
875mila migranti sono arrivati via mare in
Europa dal 2008 al settembre 2015, lo 0,17%
della popolazione - la forza lavoro migrante
si è via via amalgamata con quella autoctona.
Rappresentando, spesso, un settore significativo delle lotte di rivendicazione per il sa-

lario o per maggiori diritti. Si pensi alla vertenza, prolungata, e in parte vincente, della
logistica in Emilia Romagna che ha coinvolto
aziende come le Coop o la Granarolo.
IL SALDO di questa “integrazione” di fatto è
visibile, ad esempio, nei contributi versati
all’Inps, circa 7 miliardi di euro l’anno mentre solo 26mila lavoratori stranieri non comunitari usufruiscono di una pensione in Italia. Secondo i dati del 2012, la spesa pubblica rivolta agli immigrati in Italia può essere stimata in 12,5 miliardi di euro mentre,
tra imposte e contributi previdenziali, i cittadini stranieri versano 16,5 miliardi di euro
all’anno. Gli immigrati in Italia sono in attivo
di 3,9 miliardi di euro.
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ITALIA

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

TORINO, IL CASO VIRANO

“Negò i documenti
ai No Tav”: processo
all’ex commissario

SARÀPROCESSATO Mario Virano, ex
commissario del governo alla Torino-Lione e attuale direttore generale di Telt, azienda che dovrà realizzare la discussa linea
ferroviaria ad alta velocità. L'imputazione
coatta è stata formulata lunedì dal gip di Torino
Gianni Macchioni, che ha respinto la richiesta
di archiviazione del pm Giancarlo Avenati Bassi. Quest'ultimo, molti mesi dopo aver ricevuto

q

il fascicolo dal tribunale di Roma, aveva preso
una decisione opposta rispetto a quella della
collega romana che chiedeva di processare Virano per omissione di atti d’ufficio. Secondo i
denuncianti, due consiglieri comunali No Tav
della Val di Susa, Virano avrebbe prima negato
loro alcuni documenti e poi, nonostante l’obbligo imposto dal Tar, avrebbe rallentato la
consegna. Dopo un esposto alla Procura di Ro-

» 19

ma, l’architetto era stato rinviato a giudizio, ma
poi il tribunale ha trasmesso gli atti a Torino e
qui, a sorpresa, il pm aveva chiesto l'archiviazione. Con eccessiva acquiescienza, secondo
il gip, verso l’ex commissario che adduceva
“difficoltà tecniche”. Per Virano quella dei No
Tav è un’iniziativa strumentale “troppo evidente per doverla commentare”.
A. GIAMB.

IN BRASILE Arrestato un capo di Facebook: la società della chat verde del gruppo ignora
l’ordine di fornire i dati in un’inchiesta per droga. E la Mela vince in tribunale sugli iPhone

» VIRGINIA DELLA SALA

I

l concetto è sempre lo stesso,
il ventaglio delle sue applicazioni sempre più vasto e problematico: le aziende tecnologiche non possono, o non vogliono, cedere i dati dei loro utenti, non possono o non vogliono recuperare le conversazioni né decriptare i dati contenuti nei telefoni. Figurarsi lasciare libero accesso alla loro memoria. “Né noi
né nessun’altro può”, ripetono.
Ammettere il contrario significherebbe tradire la fiducia degli
utenti e dei clienti in tema di privacy e sicurezza. Così, quello che
da settimane è il mantra del Ceo
dell Apple, Tim Cook, che nega di
costruire un accesso all’iPhone di
uno dei killer di San Bernardino, è
da ieri anche quello ufficiale di
WhatsApp, l’azienda di messaggistica istantanea comprata da
Facebook nel 2014.
COSÌ, IN BRASILE , il giudice Montalvão ha ben pensato di far arrestare il vicepresidente di Facebook in Sudamerica, l’argentino
Diego Dzodan, per aver ignorato
tre volte un’ordinanza del tribunale che obbligava la società a fornire alcuni messaggi di WhatsApp in un’indagine (coperta da
segreto istruttorio) su un cartello
della droga dello Stato di Sergipe
e per non aver collaborato. A dicembre, per lo stesso motivo, il sistema di messaggistica era stato
bloccato per due giorni in tutto il
Brasile. Per ripristinarlo, era dovuto intervenire un altro giudice.
Ieri, l’azienda ha ripetuto un motivetto già sentito (il Ceo Jan
Koum aveva appoggiato completamente la decisione di Apple).
Quello di non poter fornire informazioni di cui non è in possesso, di
aver collaborato al massimo e di
essere - con tutto il rispetto per il
lavoro delle forze dell’ordine fortemente in disaccordo con la
decisione. Anche perché Face-

Non solo Apple, anche
WhatsApp dice no ai pm
book e WhatsApp, pur se afferenti
alla stessa società operano in autonomia. “Quindi la decisione di
arrestare un dipendente di un’altra società è un passo estremo e
ingiustificato”, ha dichiarato un
portavoce. C’è poi l’aspetto tecnologico: WhatsApp non memorizza i messaggi, li trattiene fino a che
non vengono consegnati e dopo esistono solo sui dispositivi degli utenti. L’azienda sta poi sviluppando la crittografia ‘end-to-end’, che
cifra cioè la comunicazione tra
due dispositivi (emittente e ricevente) che detengono le chiavi di
cifratura in modo che nessuno, in
mezzo, possa interpretarla anche
se dovesse intercettarla.

In blocco A lato, Diego Dzodan, vicepresidente di Facebook in Sudamerica

PEDOFILIA Il cardinale e gli abusi in Australia

Pell: “Erano storie tristi, ma per me
non erano di grande interesse...”
NEL PERIODO in cui Gerald Ridsdale, il prete pedofilo seriale, veniva trasferito da una località all’altra dell’Australia, il cardinale Pell – oggi prefetto dell’Economia in Vaticano – era consigliere del vescovo regionale
per le nomine dei preti nelle parrocchie. Il porporato australiano, in collegamento da Roma con la Commissione
d’inchiesta, ha negato che a un incontro nel 1982 sia stato
discusso un ulteriore trasferimento di Ridsdale per motivi
legati alla pedofilia. “Quindi siamo alla situazione in cui lei
è stato ingannato dal vescovo e da monsignor Fiscalini e qualcuno, forse il
vescovo, le ha mentito. Giusto?”, ha chiesto il giudice. Pell: “È esatto”. Durante
la testimonianza, Pell ha causato sussulti fra chi ascoltava, quando ha affermato: “È una storia triste e non era di grande interesse per me”.

q

COLPISCONO tempismo e paralleli. Ieri, il giudice federale di New
York James Orenstein ha stabilito, per un caso di droga, che il dipartimento di Giustizia non può
obbligare la società di Cupertino a
sbloccare un iPhone. Coniugare
sicurezza e privacy. “Come bilanciare al meglio questi interessi è
una questione di importanza cruciale per la nostra società - ha
scritto - e la necessità di una risposta diventa ogni giorno più urgente, perché i progressi tecnologici
oltrepassano i confini di ciò che
sembrava possibile anche alcuni
decenni fa. Ma il dibattito deve aver luogo oggi, e deve avvenire tra
i legislatori che sono attrezzati a
considerare le realtà tecnologiche e culturali di un mondo che i
loro predecessori non potevano
concepire”.
Anche perché, quella dell’accesso ai telefoni non è una pratica
rara. In Italia, due giorni fa, la procura di Milano ha fatto sbloccare

Sistemi operativi
In Italia è stato sbloccato
l’iPhone di Boettcher,
a processo per due
aggressioni con l’acido
l’iPhone 5 di Alexander Boettcher, sotto processo per due aggressioni con l’acido. Sono stati
recuperati quasi 10 gigabyte di informazioni, ritrovati video di
marchiature con fiamma ossidrica, scarnificazioni, chat e ricerche. Come ci sono riusciti? Lo ha
spiegato il perito incaricato dal
tribunale. Per quel modello e quel
sistema operativo, non serviva
l’intervento di Apple perché esistono già software che permettono di bypassarne la protezione.
Come dire: se qualcun altro inventasse il modo di hackerare il
telefono del killer di San Bernardino, Apple non potrebbe opporsi. Ma non si può pretendere che le
aziende si hackerino da sole.
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La scheda
QUASI
tutte le
aziende
digitali
si stanno
dotando
di sistemi di
crittografia.
Secondo
lo scenario
elaborato
dal sito
specialistico
Re/Code,
i messaggi
scambiati
da dispositivi
Apple sono
criptati
all’origine,
dal
dispositivo e
non possono
essere
decifrati,
se non dal
telefono
stesso o nel
backup in
iCloud. Stesso
discorso per
WhatsApp,
che ha
potenziato il
suo sistema
nel 2014

n

20 »

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

Cultura | Spettacoli | Società | Sport

Secondo Tempo

LA SERIE TV Su Premium gli episodi della prima serie

H
Fight
Club 3.0
Se ne parla da mesi,
– la seconda stagione è già in
cantiere –
non solo
negli Usa
e con toni
superlativi

Pillola

INDAGINE
SU RIO 2016
Ancora ombre sulle
Olimpiadi.
La Polizia
e magistratura francese
stanno infatti
indagando su
presunti episodi di corruzione dietro
le ultime due
assegnazioni
di Rio 2016 e
Tokyo 2020.
Lo scrive
l'edizione
online del
Guardian.
Il fascicolo
d'inchiesta
sarebbe nato
come uno
sviluppo
separato
dell'indagine
che già investe la Iaaf
n

» FEDERICO PONTIGGIA

a ragione il New York Times:
“Occupy Wall Street, il movimento di protesta esploso
nel 2011, non ha fatto molto
per tenere a freno la finanza.
Eppure, non è morto. S’è trasferito a Hollywood”. Il pericolo pubblico numero uno
è Mr. Robot, serie tv in dieci
episodi targata Usa Network
e trasmessa da Premium Stories da domani 3 marzo.
Se ne parla da mesi – la seconda stagione è già in cantiere – e con toni superlativi:
gli aggregatori di recensioni
Rotten Tomatoes (96% di
giudizi favorevoli) e Metacritic (79/100) testimoniano
il consenso di critica, in testa
Variety, che evoca Brazil di
Terry Gilliam, e The Hollywood Reporter, che rimanda a Fight Club e celebra nel
protagonista Elliot Anderson “il sogno erotico di ogni
super nerd”.
SE NEGLI USA il claim scelto

per il lancio, “La nostra democrazia è stata hackerata”,
ha preannunciato la minaccia Trump, i premi ne hanno
distinto il valore intrinseco:
due Golden Globes, tre Critic
Choice Television Awards e
altri ancora. Sebbene Elliot
confessi candidamente:
“Non so come parlare alle
persone”, Mr. Robot si fa capire benissimo: technofobia
e anarchia, Occupy e Anonymous, Edward Snowden e
Julian Assange, tendenze e
suggestioni confluiscono in
un sottogenere di alterne fortune, il thriller sulle cospirazioni digitali. Non tutti gli
snodi di sceneggiatura sono
oliati e qualche dialogo denuncia ovvietà, ma sono inezie al cospetto – ancora il
NYT – di “un cyber-age thriller pervaso da un pessimismo
nero, quasi nichilista nei riguardi di Internet, il capitalismo e la disparità di reddito”.
Aggiungeteci la volontà di
scrollarsi di dosso frustrazione e impotenza per incidere
sulla realtà – “Il mondo è un
posto pericoloso, Elliott, non
per quelli che fanno il male,
ma per quanti vedono e non
fanno nulla” – ed ecco spiegato il successo: Mr. Robot è
tutto quello, e qualcosa di più,
che The Following non è riuscito a essere, pane per i denti
degli hacktivisti, panacea per
l’indifferenza dei Millennial.
Il merito principale è di Elliot, interpretato con fissità
facciale e stupefacente resa
da Rami Malek, americano di
origini egiziane e qualche somiglianza con Fedez. Non ha
l’onore del titolo, che non si
riferisce a un fantomatico androide bensì al suo “fratello
hacker maggiore” Christian
Slater, eppure la felpa con
cappuccio nera, gli occhioni
spalancati sulle ingiustizie in
codice binario e l’eterodossia

“Mr. Robot”:
all’attacco,
incappucciati
digitali
comportamentale ne fanno
un eroe come non vedevamo
da tempo sugli schermi seriali: qualcuno ha tirato in ballo
il Travis Bickle (Robert De
Niro) di Taxi Driver, il capolavoro scorsesiano di 40 anni
fa, e l’analogia non è solo ambientale, ovvero newyorchese. Elliot è un altro che si chiede allo specchio “You talkin’
to me?”, che si spara monologhi di paranoia dura e sfiducia cosmica, che non salva
nessuno, tantomeno se stesso: sociopatico e morfinomane, lavora da esperto di sicurezza informatica, ma la seconda vita è da hacker giustiziere.
Smaschera pedofili, indaga nelle caselle di posta e i social network dei fidanzati
delle amiche –Angela (Portia
Doubleday) – e della sua psicoterapeuta (Glorie Reuben), ma il fine ultimo – e come non pensare ai cyber-attacchi alla Sony? – è colpire
“l’1% dell’1% della società
che gioca a fare Dio senza
permesso”.
Leggi alla voce multinazionali, quali la E Corp – da

lui ribattezzata Evil Corp –
cui Elliot presta i propri servizi: pungolato da Mr. Robot,
leader del gruppo hacker F
(Fuck, ndr) Society, cercherà
di volgerle contro gli stessi
strumenti, informatici e informativi, che la società impiega per soggiogare il mondo. Che sia insurrezionalismo anarchico o anticapitalismo 3.0, il dado è tratto, il
nemico – in particolare,
Tyrell (Martin Wallstrom),

Hacker
idealista
Il protagonista
Elliot Alderson (Rami Malek) e l’enigmatico mister
Robot (Christian Slater)
che lo arruola
nel suo gruppo di hacker

dirigente della E Corp – dichiarato, ora si può scegliere
solo da che parte stare: almeno Elliot, perché lo spettatore al contrario trova sparute
certezze nella narrazione,
poche spie direzionali nel
racconto.
E ALLORA SI VA, incappuc-

ciati e zaino in spalla, nella
notte newyorchese, consapevoli che il nemico ci ascolta, ma forse non può tutto.

“La solitudine mi ha perseguitato per tutta la vita. Dappertutto. Nei bar, in macchina, per la strada, nei negozi,
dappertutto. Non c'è scampo: sono nato per essere solo”: lo diceva Travis Bickle, e
vale anche per Elliot Alderson. Ma il nostro antieroe ha
un Mr. Robot in più, e soprattutto ha mollato il taxi per una tastiera anti-Sistema: Ctrl
+ Alt + CANC.
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A BOLOGNA Era il nome sul campanello della casa che dovrebbe essere la sede della sua Fondazione

» EMILIANO LIUZZI

A

Quattro anni senza Lucio Dalla
Che voglia di suonare al sig. Sputo

volte verrebbe voglia di suonare il campanello, Domenico
Sputo, via D’Azeglio 15, Bologna. tutto sono sempre meno quelli
Lo sapevano tutti che il nomignolo che hanno voglia di sorridere.
era inventato da lui, Lucio Dalla.
E la cosa, a Lucio, farà assoluNon c’era nessuna smania di riser- tamente incazzare, da lassù, lui
vatezza, Lucio a Bologna lo trova- che quella città aveva respirato e
vi ovunque. A spasso,
che lo riportava inverso sera.
dietro, come un elaEra un ciao, semstico teso, ogni volta
pre, chiunque arriche tentava di fuggivasse a incrociarlo. L’istituzione
re.
Lucio se n’è andato La preparava
ARRABBIATO con gli
via quattro anni fa,
amici, certo, ma anche
all'improvviso, e un prima della
coi parenti, quelli che
p o’ di quella Bolo- Svizzera, esiste,
si sono divisi un’eregna, bottegaia, accodità faraonica, ma che
gliente, rassicuran- ma non esistono
non sono riusciti a far
te, si è persa con lui. le attività che
altro che mettere in
Si sono perse le ostevendita quello che porie, un po’di voglia di doveva ereditare
tevano. Vero, la Fonfare musica e soprat-

dazione, che Dalla preparava nei
giorni prima di partire verso la
Svizzera, esiste, ma non esistono le
attività che la Fondazione doveva
ereditare. Prima tra queste quella
di far diventare la casa un museo.
Cosa che lo era stata dall’inizio, almeno da quando Lucio si trasferì in
centro: se era in casa bastava suonare al signor Sputo che ti avrebbero aperto il portone. In questo
Dalla era strepitoso, con gli amici
di una vita, ma anche quelli scoperti un momento fa.
A noi resta il vuoto. Sicuramente
la Rai e le radio (hanno già iniziato)
ci riproporranno le scene migliori,
i testi più celebri, le rime che hanno
fatto di Dalla uno dei maestri della
musica italiana. E questo lo farà es-

sere con noi, che per tutti i motivi ai
quali abbiamo accennato, per questo lo amavamo.
NON LO VEDREMO comparire, tra

bettole e ristoranti. Non ascolteremo parlare con l’entusiasmo di un
bambino dopo l’ultimo nastro ascoltato, riavvolto e riascoltato.
Nascono in maniera molto simile
le storie musicali degli Stadio (non
gli garbò affatto quando si misero a
suonare per Vasco Rossi), Luca
Carboni, Samuele Bersani, giusto
per citarne alcuni. Ma quanto Dalla nel panorama della canzone
d’autore sia stato prezioso lo dimostra anche la storia di Francesco
De Gregori che, dopo il processo al
PalaLido di Milano, sul palco pro-

SECONDO TEMPO

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

Usa, addio George Kennedy

Rolling Stones gratis a Cuba

Da oggi il singolo di Zero

Morto in Idaho l’attore premio Oscar
per “Nick Manofredda” e spalla
di Leslie Nieslen ne “La Pallottola
spuntata”. Aveva 91 anni

I Rolling Stones hanno annunciato
sul loro sito ufficiale un concerto
gratuito a Cuba. Suoneranno
a L’Avana il 25 marzo prossimo

Da oggi disponibile in download
“Chiedi”, nuovo singolo di Renato
Zero che anticipa l’uscita, prevista
per l’8 aprile, del disco “Alt”

I TRE CORSARI Furono assunti insieme nel 1954, grazie a un concorso
e a un illuminato dg democristiano. Rimasero poco, ma lasciarono il segno

» 21

ONDA SU ONDA

SULL’AUDITEL
NIENTE
DI NUOVO

Eco, Colombo e Vattimo
Cronache marziane Rai È

» LORIS MAZZETTI

di fonologia di corso Sempione prepara con Luciano
Berio un’opera ispirata
all’Ulisse di Joyce, ma deve
dare una mano anche al programma che sta letteralmente spopolando, il Lascia
o raddoppia? di Mike Bongiorno. Lui ha sempre negato di aver preparato le domande, ma gli capitò di selezionare qualche concorrente. Colombo ricorda quando
John Cage si presentò dai
suoi amici milanesi in bolletta; Eco e Berio riuscirono a
farlo partecipare al quiz e
fargli guadagnare qualche
gettone d’oro. “Poi c’era
quella che Eco aveva battezzato l'Operazione Mutandoni”, racconta Vattimo. “Era
una specie di censura preventiva sui varietà, fatta con
lo scopo contrario, per scongiurare gli interventi dei dirigenti troppo bacchettoni.”

» NANNI DELBECCHI

T

orino, 1954. In
via Arsenale 21,
sede della prima
direzione generale della Rai,
compare il bando di un concorso per funzionari della
nascente Tv. Un assistente
di Luigi Payrenson, neolaureato dell’Istituto Giuridico
e uno studente di Filosofia,
tutti e tre in prima linea nelle
associazioni della gioventù
cattolica, si candidano, superano una serie di colloqui
e vengono inviati a Milano
per il corso di formazione.

È COSÌ CHE Umberto Eco,

Furio Colombo e Gianni Vattimo passeranno agli annali
come i tre “corsari” della Rai
Tv, il segno che malgrado il
controllo della politica, onnipresente allora come oggi,
il servizio pubblico era partito con il piede giusto, nel
solco della meritocrazia. Come dice Agatha Christie, tre
indizi fanno una prova. Ma
davvero la Rai dei “corsari”
era davvero un altro mondo,
incommensurabile a quella
di oggi?
“Durò poco, ma per quel
poco fu davvero un luogo di
rigore e sperimentazione”,
ricorda Furio Colombo. “La
Rai in fasce era saldamente
in mano alla Democrazia cristiana, ma quella Dc era un
universo variegato dove
convivevano Scelba e La Pira, e non mancavano impe-

Il cantautore
Lucio Dalla era nato
a Bologna il 4 marzo
1943, È morto a Montreaux (Svizzera) il primo marzo 2012 Ansa

gno e passione”. L’uomo che
aveva varato i corsi era l’amministratore delegato Filiberto Guala, un ingegnere
devoto a Dio e a Fanfani, senza tuttavia fare confusione
tra i due. “Forse lo si era scelto pensando che la religiosità fosse sinonimo di obbedienza, ma Guala aveva fatto
la Resistenza e considerava
la libertà un valore primario.
Certi democristiani di allora
avrebbero fatto la legge sulle

prio non ci voleva tornare e fu Dalla a trascinarlo in Banana Republic.
Probabilmente avrebbe preso
un'altra piega anche la storia di
Gianni Morandi che, prima di partire in tour con Dalla, si era allontanato da tutte le scene, aveva ripreso a suonare il contrabbasso al
conservatorio e tornare in giro a
massacrarsi per palazzetti dello
sport proprio non ci pensava. Fu

Compagni
di viaggio
In alto, Umberto Eco, Furio
Colombo ed Edoardo Sanguineti. Sotto,
Gianni Vattimo LaPresse

Dalla, anche in quella occasione.
NON C'È DUBBIO, gli siamo debitori. Per questo e mille altri motivi,
(non fosse altro che amava ripetere che il Fatto Quotidiano era il suo
giornale) ci piace ricordarlo, raccontare i quattro anni di vuoto e
quel buco allo stomaco che ci prende ogni volta che riascoltiamo la
sua voce.
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unioni civili in due ore”.
Questa larghezza di vedute
vale sia per “zio Fili”, come
l’ingegner Guala era soprannominato dai suoi pupilli, sia
per Pier Emilio Gennarini, il
responsabile del corso di
formazione di tecnica televisiva: “Un maestro indimen- CON LE IMPROVVISE dimisticabile, non lo paragonerei a sioni di “Zio Fili”, che decide
nessuno dei grandi giornali- di farsi monaco trappista,
sti che ho incontrato dopo. tutto cambia. Colombo apTi respingeva un pezzo per proda a Roma e si accorge sudelle cose oggi inimmagina- bito che l’atmosfera è ben dibili, le stesse cose con cui og- versa: “Entravo in un ufficio
e aspettavo un’ora perché il
gi si aprono gli editoriali”.
Il corso di formazione du- funzionario era impegnato
ra meno di un anno, poi i tre in una telefonata infinita.
corsari si separano. Eco re- Naturalmente con un politista a Milano per occuparsi co impegnato a dare dispodei programmi culturali, sizioni”.
Di lì a poco incontra AVattimo torna a Torino per
concludere gli studi mentre driano Olivetti e decide di seColombo si divide tra le due guirlo a Ivrea, così come Eco
città, e a Torino realizza con deciderà di seguire ValentiVattimo Orizzonte, il primo no Bompiani. Orizzonte viene chiuso, e
s et ti ma na le
la storia d'agiornalistico
more con la
della Rai.
Sampò fini“Quella Rai
sce.
era molto più
“I ntan to
avanti della Il direttore Guala
io mi ero laupolitica di
re ato ”, raccui era ema- considerava la libertà
conta Vattin a z i o n e ” , un bene primario.
mo, “e decisi
conferma
di licenziarVattimo. “A Certi cattolici di allora
mi su suggeO r i z z o n t e avrebbero fatto una
rimento del
potemmo inmio direttovitare Danilo legge Cirinnà in 2 ore
re spirituaDolci menle; secondo
tre si trovava
sotto processo per i suoi lui ci bazzicavano personagscioperi alla rovescia. An- gi poco raccomandabili. Conunciò la prossima occupa- me diceva Paolo Poli, le balzione di una strada abbando- lerine dovevano pur andare
nata e l'intervista andò in on- a letto con qualcuno, anche a
da senza che ci fossero con- rischio di confondere un caseguenze. D'altra parte, allo- poelettricista con un capora non esisteva alcuna alter- struttura. Insomma, secondo il mio professore la Rai era
nativa alla diretta”.
Umberto Eco inizia una un ambiente corrotto, anche
storia d’amore con la stagista se a dire il vero non me ne soEnza Sampò, e intanto spe- no mai accorto. Sennò, prorimenta come la cultura eli- babilmente ci sarei rimataria possa convivere con sto”.
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quella popolare; nello studio

il sistema radiotelevisivo (la famigerata
legge Gasparri), che
andrebbe riformato, come
da anni ci chiede l’Europa.
Il governo ha deciso, invece, di metterci delle pezze
(governance Rai,
canone in bollett a , f i n a n z i amento tv locali,
ecc.), ma il vestito rimane sbrindellato lo stesso. Come sta accadendo per Auditel. Dopo
l’Audigate (un dipendente
della Nelsen ha svelato l’identità di tremila famiglie
del panel) nulla sta cambiando. Dai rilevamenti di
Auditel dipendono 3,5 miliardi di euro l’anno di investimenti pubblicitari: ne
va del futuro dei palinsesti.
Giulio Malgara (amico di
Craxi prima e di Berlusconi
dopo), si è dimesso dalla
presidenza dopo 32 anni di
monarchia assoluta più per
problemi riguardanti la
sua holding che per l’Audigate. A febbraio l’assemblea degli azionisti ha eletto
all’unanimità il successore:
Andrea Imperiali di Francavilla, senior advisor
brand di Pirelli e vicepresidente di Upa (Utenti pubblicità associati), uno dei
soci forti di Auditel con Mediaset e Rai, il triumvirato
da cui dipendono tutte le
decisioni. Imperatori aveva lavorato in precedenza
per le società della famiglia
Berlusconi. Nielsen, la società che si occupa di selezionare le famiglie che
compongono il panel e di installare nelle loro case un
apparecchio collegato a ogni tv e alla linea telefonica
per registrare su quale canale i televisori sono sintonizzati, è a rischio. Dopo il
grave incidente, Auditel si è
tutelata: se entro luglio accadessero altre vicende negative il contratto sarebbe
rescisso. Nielsen vedrebbe
sfumare un accordo di circa
20 milioni di euro per il
2016. Nel frattempo, per
l’incidente, ha dovuto rimborsare Auditel con un milione di euro e, a proprie
spese, ha dovuto sostituire
le 5.600 famiglie del panel.
A dare garanzia della continuità, più che il nuovo
presidente, è il direttore generale Walter Pancini
(braccio destro di Malgara), che imperterrito continua a lavorare, come nulla
fosse, al superpanel da diecimila famiglie in più. Nel
frattempo sempre più utenti (giovani) guardano la tv
attraverso web, tablet e
smartphone, ma per Auditel rimangono missing.
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22 » SECONDO TEMPO

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

Libri
LEI E LUI Con “Una storia quasi solo d’amore” Paolo Di Paolo abbandona lo scenario
politico-sociale e si cimenta con il tema più dibattuto e impervio per uno scrittore

C
Il libro

Una
storia quasi
solo
d’amore

l

Paolo
Di Paolo
Pagine: 176
Prezzo: 15e
Editore:
Feltrinelli

I due protagonisti
L’incontro tra Nino e Teresa, fra cui
corre
una generazione

» FRANCESCO MUSOLINO

onfrontarsi con una storia
d’amore, portare in pagina i
sentimenti e ancorarli alle
parole, è sempre una sfida
per ogni narratore, costretto
a muoversi in un terreno in
cui – quasi – tutto è stato
scritto. Un compito che lo
scrittore romano Paolo Di
Paolo ha accettato di slancio,
scegliendo di declinarlo con
un punto di vista eclettico,
costruendo una voce narrante che accompagna il lettore e talvolta lo incita a fare
attenzione a delle frasi, a degli incontri, muovendosi
dentro la storia come un regista esperto alle prese con il
montaggio, piegando il tempo alle proprie necessità.
Così Paolo Di Paolo porta in
pagina, Una storia quasi solo
d’amore (Feltrinelli) ossia
l’incontro fra Nino Morante
e Teresa Campoli, fra cui
corre una generazione intera e non solo.
A NINO, calza alla perfezione
l’essenza stessa della giovinezza, l’esser scevro da ogni
ideologia, da quelle radici
storiche che invece affondano nell’animo di Teresa, dandole forza e al contempo, facendole da zavorra. Lui entra
in pagina con la “faccia da
schiaffi di chi vuole dimostrare di sapere già tutto”,
muovendosi con naturalezza, “tutt’uno con il proprio
corpo” e il palcoscenico teatrale è il suo regno naturale.
Si muove sempre in piena
luce ma indossa una maschera; Teresa, invece, ha un’ombra sul cuore.
I due giovani protagonisti
si incontrano per via di “un
minuscolo incidente della
geografia e della storia”, un
lunedì di fine ottobre a Roma. Lui per lei, è il ragazzo
che ha finito per accettare
malvolentieri di fare l’insegnante nel corso teatrale per
la terza età. Teresa, quasi

D. C. (DOPO CHRISTIE)

Dalla cronaca nera
del 900: mistero
sulla costa scozzese
» FABRIZIO D’ESPOSITO

B

Ora giù il sipario,
l’innamoramento
non è una recita
trentenne, sarà per lui un enigma da decifrare, una donna matura con un passato emotivo significativo e una
forte fede religiosa. Proprio
questo aspetto li separa e sarà centrale in due travolgenti
dialoghi, portati in pagina
senza l’ausilio di didascalie,
lasciando che si confrontino
a briglia sciolta, fra provocazioni, slanci e ritrosie.
Se parliamo di teatro, sembra dire l’autore (recentemente autore del testo teatrale Istruzioni per non morire in pacecon 120 personaggi e ben 8 ore di recitazione)
cos’altro è la vita se non un
continuo recitare, un susse-

guirsi di ruoli da interpretare? Dunque solo l’innamorarsi permette di riporre i
pregiudizi, scegliendo di accostarsi all’altro, abbandonandosi al mistero, rischiando di farsi male.
PER LA PRIMA VOLTA Di Pao-

lo ha deciso di lasciare sullo
sfondo l’ambientazione politica dei suoi precedenti libri
– l’epopea berlusconiana, la
vita di Gobetti, l’etica di
Montanelli –dimostrando di
padroneggiare il campo sentimentale ma il contesto scelto è significativo. Toccherà a
Teresa raccontare l’emozione della proclamazione di

Papa Francesco, immersa
nella folla a San Pietro, emblema d’un amore collettivo
e spirituale, spogliato dalle ideologie, capace di cogliere
tutte le fragilità umane, il bisogno di salvezza in terra.
E quando Nino, spiantato
e dal futuro incerto, accetta
di diventare insegnante di
teatro, “maestro di gente
senza futuro”, l’autore coglie
con amarezza l’Italia contemporanea, in cui i giovani
si trovano spesso in minoranza, costretti ad accettare
ruoli di contorno, in attesa
che anche per loro giunga il
tanto sospirato avvenire.

roughty Ferry è una sorta di Positano
scozzese, un borgo inglobato da Dundee e prediletto dai milionari cittadini: “Sono fuggiti qui da Dundee, quella fogna di malvagità e depravazione, per respirare a grandi polmoni la nostra pulita brezza
di mare, ben lontano dallo strepito degli opifici che li hanno resi ricchi e via dalla vista
delle maleodoranti case
popolari dove ammassano
gli operai quasi fossero legna da ardere per le loro
fornaci”. L’omicidio della
signorina Milne, esuberante donna matura che vive da sola, senza nemmeno
una “servetta”, in una residenza di ventitré stanze,
questo assassinio, diceva- l La vita
mo, è accaduto sul serio nel segreta
1912. Un secolo dopo, l’ex e la strana
taglialegna Andrew Ni- morte della
coll, che vive vicino a Dun- signorina
dee, ha rovistato negli ar- Milne
chivi e plasmato questo Andrew
thriller d’antan in un bel Nicoll
giallo tipicamente britan- Pagine: 352
nico, pieno di paesaggi e di Prezzo: 17,5 e
contrasti tra la città (Dun- Editore:
dee, Londra e Anversa) e la Sonzogno
tranquilla campagna.
LA SIGNORINA Milne viene trovata con la
testa fracassata dal sergente John Fraser,
poliziotto di Broughty Ferry. Il suo corpo è
martoriato da diciassette colpi di forchettone. La scena del delitto è agghiacciante, in
una delle due stanze in cui la donna si era
ridotta a vivere, per risparmiare sulla manutenzione della villa. Da Glasgow arriva
John Trench, luogotenente investigatore.
Il capo della polizia locale, “il signor Sempill”, come lo chiama l’io narrante che è il
sergente Fraser, si butta da subito su un misterioso visitatore con i baffi gialli, secondo
le dichiarazioni di alcuni testimoni. L’indagine va avanti, scandita dai conflitti tra
Sempill e Trench. La soluzione a un certo
punto si riesce a intuire. La costruzione è
christiana, nel senso di Agatha, anche se la
scrittura di Nicoll è a tratti eccessiva.
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SENZA MAIGRET Interno parigino

ELLROY Conversazioni di trent’anni

Simenon e la moglie
mantide borghese

A colloquio con il cane
La commedia grottesca
rabbioso del romanzo Usa di un neopadre sessantenne

» ENZO DI MAURO

» LUCA PISAPIA

» CAMILLA TAGLIABUE

PARIGI primi Anni Cinquanta. La monotonia, col
fluire all’apparenza calmo e coatto dei giorni, nel
chiuso delle stanze di un appartamento di una normale e tranquilla coppia di coniugi, Étienne e Louise, mostra il proprio tragico contrappasso. Tutto
si trasforma di colpo, eppure impercettibilmente, e
si piega a fondare una dinamica infernale, cupa,
senza via d’uscita. Tra l’uomo e la donna, sposati da
quindici anni, non sembra che vi sia mai stato alcun
segreto, anzi la confidenza tra i due è totale, completa, rassicurante Si dicono tutto, i gesti si esprimono all’unisono, come se fossero un corpo solo,
una sola carne. Quando il lettore comincia a leggere La scala di ferro (tradotto da Laura Frausin
Guarino), si accorge tuttavia che qualcosa non torna. I pensieri del marito –che non si sente bene, che
avverte strani malesseri – si volgono già a scrutare
nel passato della moglie, ad esempio alla sua precedente, precoce vedovanza, a quel primo marito
morto di morte lenta. Ecco, Georges Simenon colpisce alla radice ancora una volta, con formidabile
spietatezza, la natura e la struttura stessa della famiglia borghese. E, al tempo stesso, da par suo, disegna il ritratto di una mantide. Meccanismi perfetti, ritmi calibrati con millimetrica esattezza. E asfissia, stanze della tortura.

LIBRO che s’inserisce perfettamente nel filone delle
“conversazioni con l’autore”, Ellroy Confidential –
Scrivere e vivere a Los Angeles è una raccolta di interviste al “cane rabbioso” del romanzo americano. Le
conversazioni, che coprono un arco di trent’anni e
mai sono state pubblicate prima in Italia, spaziano
dagli incubi e dalle ossessioni personali dell’autore –
su tutte, l’omicidio irrisolto della madre che lo porta
scrivere l’incredibile Dalia Nera – all’adesione estetica a un manierismo sempre più ellittico e sincopato, portato all’estremo nei capolavori White Jazz e
Sei Pezzi Da Mille. Se nella conversazione con Paul
Duncan (che si apre con lo strepitoso incipit: –
“Buongiorno Mr. Ellroy” – “Chiamami Cane”) Ellroy
omaggia DeLillo e il suo seminale Libra da cui elabora
quelle “prospettive inconsuete, sbieche, laterali, come strumento per rileggere il passato in modo inedito e spiazzante”, la prefazione di Tommaso de Lorenzis è vero e proprio saggio sull’evoluzione storica
del romance noir. Senza tralasciare qualche stoccata
all’asfittico panorama italiano, l’autore tributa un doveroso omaggio al demon dog che ha trasformato
per sempre un genere, e con American Tabloid lo ha
trasportato attraverso “un campo elettromagnetico,
un’onda radioattiva” oltre la frontiera inesplorata
della historical crime fiction.

PIÙ CHE SURROGATA questa paternità – si conceda il turpiloquio – è una stronzata, precisamente
una di quelle Stronzate che capitano quando non
muori giovane: così almeno la racconta Jerry Stahl,
scrittore, sceneggiatore ed ex eroinomane, diventato padre, per la seconda volta e suo malgrado, a
58 anni. Il primo choc arriva “alla vista dell’anatomia”della bebé: “Nessuno mi aveva avvertito che le
femminucce nascono con i genitali sporgenti come
il culo di un orangotango”.Tra neonati “ubriaconi
terminali di latte” e neomamme che si sentono “un
minibar” tanto è il rifornimento, questa tragicomica avventura è ora un irriverente mémoire, edito da
Baldini & Castoldi e già incensato dal radical chic
New Yorker: è il trionfo del politicamente scorretto e
della cattiva coscienza ma, malgrado tutto, c’è
dell’affetto nel ghigno acido e cinico dell’autore.
“Come fai a non volergli bene, a questi stronzetti?”:
sono proprio le paturnie e i pensieri strampalati a
fare di lui un padre “normale”, preoccupato per la
salute della sua Baby N, “primadonna” enigmatica
e dispotica padrona di casa. E Stahl, come tutti i banali genitori del mondo, si sente alla fine in colpa:
“Per averla trascinata nell’inferno vivente della distopia post-Monsanto, Boko-Haramizzata, Naomi
Kleiniana che sta per arrivare”.

La scala
di ferro

l

Georges
Simenon
Pagine: 179
Prezzo: 18 e
Editore:
Adelphi

Ellroy
Confidential
– Scrivere e
vivere a
Los
Angeles

l

A cura
di Tommaso
De Lorenzis
Pagine: 316
Prezzo: 13 e
Editore:
Minimum
Fax

IL MEMOIRE Politicamente scorretto

Stronzate
che
capitano
quando
non muori
giovane

l

Jerry Stahl
Pagine: 200
Prezzo: 16 e
Editore:
Baldini&Ca
stoldi

SECONDO TEMPO

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

» 23

Arte & Fumetti
BODY ART A Merano, 40 tra fotografie, video, oggetti e collage dagli Anni 60 a oggi
per esplorare il tema del corpo femminile impiegato come mezzo espressivo primario

E
Ricarica

LO
SGUARDO
DI TINTO
Tinto Brass al
Vittoriano di
Roma, una
mostra, la
prima dedicata al regista, che comprende documenti inediti,
sceneggiature, bozzetti di
scenografie e
costumi, manifesti, fotografie e filmati. Una
grande esposizione che
vuole raccontare il lungo
percorso del
regista attraverso aspetti
meno noti al
pubblico, come il suo impegno nel
teatro, nel
montaggio,
seguito per
ogni suo film,
e i suoi rapporti di amicizia
n

» CLAUDIA COLASANTI

sattamente 50 anni da allora.
Sembrano molti di più mentre
scorri i social e le riviste intasate di precoci vanesie, fidanzate di miliardari decrepiti, uteri liberi o in affitto, feroci
critiche sulla chirurgia estetica – che è comunque sinonimo di libertà di fare di sé, nel
bene o nel male, ciò che si vuole – femminicidi, volontà di
prostituirsi legalmente – o liberamente–e al tempo stesso,
sugli stessi media, censure di
lascive immagini femminili,
magari del tutto ‘naturali’, in
più innocenti dipinti ottocenteschi.

Yoko, Abramović
e le altre: brutte,
sporche e mutilate

schizofrenico, libertà smodate e proibizioni medioevali,
cinture di castità e videochat
senza limiti di genere e pratica;
ed appare – così lontana e distante – ogni prova, intenzione o indagine condotta, a partire dal 1965, da Yoko Ono e un
gruppo internazionale di donne forti, sincere e arrabbiate,
che tentarono la strada della
denuncia dolente, attraverso il
proprio corpo, con il linguaggio della performance e
dell’arte contemporanea.
Racconta di questo la mostra
“GESTURES - Women in action” (fino al 10 aprile 2016) a
Merano Arte, a cura di Valerio
Dehò, con 40 opere, tra fotografie, video, oggetti e collage,
che ripercorrono le espressioni più significative della Body
Art femminile dagli anni Sessanta ad oggi. Opere che esplorano il tema del corpo femminile impiegato come mezzo espressivo primario per veicolare un pensiero di protesta e
sovvertimento dei valori costituiti, realizzate dalla più importanti esponenti della Body
e Performance Art attive già
dagli anni Sessanta e Settanta,
da Yoko Ono, Marina Abramovic, Valie Export, Yayoi
Kusama, Ana Mendieta, Gina
Pane, Carolee Schneemann,

E GINA PANE (1939-1990), una

Gina Pane Azione sentimentale, 1973 © Gina Pane

Charlotte Moorman, Orlan, fino alle esperienze più recenti
con Sophie Calle, Jeanne Dunning, Regina José Galindo,
Shirin Neshat, Silvia Camporesi e Odinea Pamici.
Tutte, in tempi diversi, contro l’obbligo di essere per forza
‘belle’, anzi, seviziandosi e imbruttendosi, ferendosi davanti al pubblico attonito, per ribellarsi ai dettami della bellezza stereotipata. Con caparbia,
misero in scena un rovescia-

mento radicale dell’immagine
della donna, contribuendo a
formare una parabola femminile in grado di tradurre una
consapevolezza ideologica
che ci appare ora, dopo cinquant’anni, svanita.
Furono le prime: Yoko Ono
(più nota e detestata per aver
“rapito” Lennon ai Beatles) a
New York che mette a disposizione del pubblico delle forbici in Cut Piece (1965) per farsi distruggere il vestito (o forse

Gestures
- Women
in Action
“Women
in Action”,
a Merano
Arte
fino al 10
aprile

delle grandi esponenti della
Body Art in Italia, poetessa
masochista, che nel 1973 realizzò “Azione sentimentale” –
altro altissimo esempio di come sia possibile rendere visionario uno stato d’animo in bilico fra disagio interiore, autolesionismo e ricerca formale –
presso la galleria milanese di
Luciano Inga Pin. L’azione
pubblica illustrava il martirio
attraverso l'automutilazione:
la Pane era vestita di bianco e
portava un bouquet di rose. Si
feriva lentamente con le spine
fino al palmo della mano. Per
lei “vivere il proprio corpo voleva dire scoprire sia la propria
debolezza, sia la tragica e impietosa schiavitù delle proprie
manchevolezze, della propria
usura e della propria precarietà e prendere coscienza dei
fantasmi che non sono nient'altro che il riflesso dei miti
creati dalla società”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

FUMETTO Taniguchi, guidato dalla Nike di Samotracia, tra Van Gogh e Corot

Il museo del Louvre visto da un artista
giapponese è tutta un’altra cosa
» STEFANO FELTRI

C

hi visita il museo del Louvre, a
Parigi, deve fare un grande
sforzo per riuscire anche a
guardare quadri e statue esposte. La
mera sopravvivenza assorbe gran
parte delle energie del visitatore medio, tra file per i biglietti, risse per un
selfie con la Gioconda, lo studio incessante delle mappe per evitare di perdersi senza rimedio. Il piacere intellettuale, assai poco sofisticato ma proprio per questo più accessibile, finisce
per ridursi al confronto tra l’immagine dell’opera sui nostri libri di liceo e
come appare dal vero.
Ci vuole allora uno sguardo esterno, fresco, per superare tutte queste
barriere che ci separano dal piacere
dell’arte. Uno sguardo come quello
di Jiro Taniguchi, senza dubbio il più
occidentale degli autori manga, assai
più popolare in Francia che in patria.
I guardiani del Louvre è un elegante
volume cartonato appena pubblica-

to da Rizzoli (grande formato, carta
patinata, colori perfetti) che Taniguchi ha concepito come omaggio a
quel tempio della cultura occidentale che è il Louvre. C’è un giovane
giapponese alla sua “terza volta” a
Parigi, quindi non si è ancora assuefatto alla stanca bellezza della capitale francese. Decide di prendersi tre
giorni per visitare il Louvre ma – come capita a tutti – viene subito travolto dall sconforto per il caos di turisti. Un visitatore normale si arrenderebbe e inizierebbe a farsi strada, a
colpi di gomito e spalle, verso i quadri
più celebri. Ma Taniguchi è un artista e ha il privilegio di potersi elevare
in quel limbo che sta tra l’estasi e l’immaginazione (“il luogo in cui si radunano le anime”). Il suo personaggio, tra continui svenimenti e colpi di
sonno, si trova quindi a visitare un
museo completamente vuoto, guidato da una Nike di Samotracia, animata e con entrambe le braccia. Riesce a
incontrare Philippe Corot e Vincent

• Giuseppe Stampone.
The Show Must go on

PortoFluviale, via del Porto
Fluviale 22, Roma Fino al 5/6.

anche altro) in un alternarsi di
sadomasochismo. La prima
(poiché la recente si dedica a
ben altro) Marina Abramovic,
quella con Ulay, che nuda si
scortica al passaggio di centinaia di persone (1977, Bologna) o urla per ore aggrappandosi a un letto. La francese Orlan (1947), sottopostasi per anni a operazioni chirurgiche
per trasformarsi in qualcosa di
non proprio umano, come le
visibili corna, che porta con onore sulla fronte.

CONVIVONO oggi, in modo

AROUND

I guardiani del Louvre
Jiro Taniguchi
Pagine: 160
Prezzo: 19e
Editore: Rizzoli Lizard
l

Van Gogh, a compiacersi della loro
opera con la stessa ammirata beatitudine che devono aver provato gli
intellettuali giapponesi che fecero
scoprire quei pittori in Oriente: lo
scrittore Tokutomi Roka e il pittore
Asai Chu. Anche loro appaiono nelle
pagine di Taniguchi e lasciano intuire a noi, lettori occidentali assuefatti
alla storia dell’arte da liceo, lo stupore che quadri come quelli di Van Gogh devono aver suscitato nei suoi primi ammiratori giapponesi. Taniguchi spinge anche noi a guardare con
i loro occhi curiosi e stupefatti quei
capolavori ormai banalizzati dalle
continue riproduzioni.
Nella sua lunga carriera, Taniguchi ha alternato manga action, storie
familiari, drammi storici. Ma quello
che gli riesce meglio sono opere comeI guardiani del Louvre, dove i protagonisti fanno pochissimo e parlano
ancora meno. E il racconto è costruito per sottrazione di tutto il superfluo.

TERZA edizione per SKIN TASTE, che ogni anno affida a un
artista l’interpretazione della
“pelle” del PortoFluviale, locale
romano che ha sede in una delle
più affascinanti architetture industriali della capitale. Giuseppe
Stampone presenta The Show
Must Go On, dove il lettering in
nuance blu della celebre penna
bic si sovrappone alle icone più
note del mondo del cinema:
Dream Works, 20thCenturyFox,
Paramount, Metro Goldwyn
Mayer, Warner Bros e Columbia. Un monito alla città senza
mai abbandonare l’idea di un
ruolo politico dell’arte.

• Al Primo Sguardo.

Palazzo Roverella e Palazzo
Roncale, Rovigo. Fino al 5/6
DOPPIA SEDE espositiva, a Rovigo, per i capolavori della Collezione Fondazione Cariparo, dove
vengono esposte, per la prima
volta (più di mille pezzi), anche
opere donate recentemente. La
scelta è stata privilegiare le opere riguardanti i due più recenti
secoli, l’800 e il 900. Il donatore, Pietro Centanini, si indirizzava soprattutto sugli artisti veneti
ma anche, in omaggio alla moglie, alla scola napoletana. In
collezione infatti Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori,
Soffici, Rosai, de Pisis, de Chirico, Guttuso, De Chirico, insieme
a Zandomeneghi, Luigi Nono,
Barbisan, Utrillo e Chagall

• Privata

Museo Civico di Sansepolcro
(Arezzo) Dal 5 al 20 marzo

ULTIMA TAPPA per PRIVATA,
progetto espositivo e didattico
dedicato al tema della violenza
di genere e del femminicidio.
“Privata” nella sulla sua duplice
accezione: violenza e privazione.
Presentate opere video, fotografiche, istallazioni e performance,
tutte volte a denunciare le dinamiche e le implicazioni personali
e sociali della violenza.
» A CURA DI CL. COL.

24 » ULTIMA PAGINA
Dalla Prima
» MARCO TRAVAGLIO

Q

ualche ingenuo pensò che
un luminare di “Sistemi internazionali comparati” sapesse il fatto suo. Invece era una balla: in Europa i paesi che consentono al pm di diventare giudice e
viceversa superano ampiamente quelli che lo proibiscono. E
quelli con le carriere separate
hanno tutti il pm al servizio del
governo. Belle “democrazie liberali”, nevvero? Indro Montanelli, lasciato solo dal fronte liberale (Giovanni Sartori a parte) a combattere il berlusconismo, si sfogò in un’intervista a
chi scrive contro “i nostri liberaloni”, “impasto nauseante di
conformismo e codardia”, “parodie di liberali”, “anticomunisti senza comunismo” che “non
levano mai una sola voce a contestare le corbellerie e le fandonie berlusconiane”. Ce l’aveva
pure con Ernesto Galli della
Loggia, che di Panebianco è l’alter ego: viaggiano sempre in
coppia, come Starsky e Hutch, o
come Ric e Gian. Quando uno ha
da fare, sta poco bene o magari è
alla toilette, interviene l’altro.
Nel 2005 un’assistente di
Bruno Vespa, tale Antonella,
chiamò il portavoce di Gianfranco Fini, Salvatore Sottile,
per fargli scegliere gli intervistatori: “Come giornalisti pensavamo Lucio Caracciolo da una parte e Galli della Loggia o
Panebianco dall’altra”. Sottile:
“E quale sarebbe l’amico?”. Antonella, ridendo: “Sarebbe Galli
della Loggia o Panebianco”. S:
“Sì, sì...”. A: “Io proverei Caracciolo e Galli della Loggia. Se
Galli della Loggia dice no, vado
su Panebianco”. S: “Galli della
Loggia mi sembra fumoso. Invita Panebianco, è più concreto”. Sono soddisfazioni. Infatti,
concreto com’è, nel 2003 Panebianco scomunica papa Wojtyla che si oppone alla guerra in
Iraq: “La Chiesa deve riconoscere quanto di giusto c’è nella
convinzione dell’O cc id en te :
solo mettendo fuori gioco i tiranni e aiutando il mondo islamico a scoprire la... democrazia, lo scontro fra civiltà potrà
essere disinnescato”. Infatti,
via Saddam, abbiamo al Qaeda e
l’Isis. Non contento, nel 2006
Panebianco propone, per combattere il terrorismo islamico,
di consentire alle democrazie
una modica quantità di tortura.
Siccome il talento va premiato, collabora alle due peggiori
riforme dell’università che la
storia ricordi: la Berlinguer e la
Gelmini. Nel 2008 festeggia
l’ultima vittoria elettorale di
B.&Bossi elogiando “la capacità
di Bossi di far crescere una classe dirigente locale, di giovani
amministratori, spesso abili, e
capaci di tenersi in sintonia con
le domande dei loro amministrati”. Tipo il Trota con laurea
albanese e il Cota con mutande
verdi a pie’ di lista. Nel 2013 oplà: arruolato da Letta&Napolitano fra i 35 saggi ricostituenti
per rifare la Carta. Purtroppo la
missione s’interrompe con la
condanna di B. Lui spiega che B.
è stato condannato per frode fiscale non perché frodasse il fisco, ma per lo “squilibrio di potenza fra magistrati e politica”,
ergo bisogna separare non la
frode dalla politica, ma i pm dai
giudici. Ultimamente s’è illuminato d’incenso per la Rivoluzione Culturale del nuovo Mao,
al secolo Matteo Renzi: merita
un bel “nove o dieci in innovazione culturale”. Poi dice che uno lo interrompe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

G

iubilo e gloria magna per il premier. Il Prodotto interno lordo
è salito dello 0,8% nel 2015, dice Istat: “Avevamo detto +0,7%, andiamo meglio delle previsioni”, socializza subito Renzi. Vabbè, a settembre
diceva +0,9 e forse +1%, ma l’uomo è
così, s’entusiasma per niente. Ha l’animo del poeta: un fanciullino, diremmo con Pascoli, vi tiene fissa la sua antica, serena meraviglia.
Il mondo, invece, è cattivo. C’è
gente arida fuori da Palazzo Chigi.
Gli economisti Francesco Daveri e

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

RIMASUGLI

Carta vince,
carta perde:
come far crescere
il Pil in provetta
» MARCO PALOMBI

Riccardo Puglisi, per dire, appena visto il giubilo del fanciullino
renziano, si sono messi a questionare su Twitter: ma il Pil del 2015 è
andato esattamente come previsto,
solo che Istat ha rivisto al ribasso
quello del 2014 e dunque la variazione percentuale è risultata positiva.
Prodigi della statistica. Effettivamente tra marzo e settembre 2015, il
Prodotto interno lordo a prezzi correnti dell’anno precedente è stato abbassato – sicuramente con ragione –
di un paio di miliardi. Valutazione

confermata – tanto più che il Tesoro ha scoperto di aver speso
l’anno scorso meno di quel che
pensava – nei dati Istat di ieri con
una piccola variazione (+270 milioni). Tradotto: la crescita del Pil 2015
sul 2014 pre-dimagrimento sarebbe
stata dello 0,65%; senza quei due miliardi, invece, si arriva a +0,78%.
Deo gratias. A noi il fanciullino piace felice: ce lo immaginiamo –sia detto per pura ipotesi – con lo stesso
sguardo stupito e sorridente mentre
fa entrare la Troika a Palazzo Chigi.



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