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Il.Fatto.Quotidiano.02.03.2016.PG.pdf


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2 » PRIMO PIANO
EMERGENZA MIGRANTI

P iano U e d a 7 00
milioni, la Maced onia
schiera i b lind at i

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

STANZIARE 700 milioni di euro per la
crisi dei migranti. L'Unione europea propone un “regolamento” per affrontare l'emergenza dei profughi; somme da ripartire in tre
anni: 300 milioni nel 2016, 200 nel 2017, altrettanti nel 2018. La Commissione che si occupa dell'emergenza “sottolinea l'importanza
di adottare velocemente la proposta, in particolare in vista della primavera e la probabile e-

q

scalation dei bisogni umanitari, e chiede al
consiglio di agire nel più breve tempo possibile” con particolare riferimento alla rotta dei
Balcani. Dopo gli scontri violenti di ieri al confine fra Grecia e Macedonia, le forze di polizia di
quest'ultimo paese hanno rafforzato la sicurezza alla frontiera meridionale inviando un
contingente di 700 uomini, un battaglione di
fanteria e un reparto di polizia con veicoli blin-

dati. Al momento circa 10mila migranti e profughi sono accampati a Idomeni, in territorio
greco, in attesa di poter passare in Macedonia
e proseguire il viaggio. Le autorità di Skopje adottano un filtro serrato e passano in molti di
meno rispetto all’annunciata quota di 580. La
situazione resta molto tesa, l'emergenza umanitaria si aggrava e la rabbia dei migranti potrebbe nuovamente esplodere

EGITTO

Regeni La Reuters riporta
le dichiarazioni del medico
legale che ha fatto l’autopsia
sul corpo del ricercatore
ritrovato un mese fa
Ma le autorità smentiscono

» VALERIA PACELLI

N

uovo giro di notizie e
di smentite. Come
accade ormai da un
mese, dal Cairo arrivano informazioni (senza
controllo) sulla vicenda di
Giulio Regeni, trovato morto
il 3 febbraio. Dettagli dell’indagine egiziana che non trovano conferme per quella collaborazione tra investigatori
che continua a essere tale solo
sulla carta. Al team di italiani
al Cairo non sono stati ancora
consegnati atti, video e tantomeno una foto del giovane al
momento del ritrovamento.
Ieri però la Reuters, ha rivelato i risultati dell’autopsia
fatta in Egitto. Stando all’autorevole agenzia, Hisham
Abdel Hamid, direttore del
Dipartimento di Medicina legale, e due suoi collaboratori,
sono stati convocati dai magistrati egiziani per chiedere una valutazione dell’autopsia.
Qui avrebbero ammesso
che Regeni fu sottoposto a interrogatorio per 5 o 7 giorni,
durante i quali subì ripetute
violenze a intervalli di 10-14
ore. A rivelarlo all’agenzia,
due fonti anonime della Procura di Giza che avrebbero
spiegato come “Abdel Hamid
ha detto che le ferite sul corpo
(di Regeni, ndr) erano state
procurate in diversi momenti
a intervalli tra le 10 e le 14 ore.
Ciò significa che lo stavano
interrogando per ottenere informazioni”. Che Giulio di
certo non aveva. Se fosse vera
questa versione, per la prima
volta ci sarebbe una coincidenza tra due inchieste parallele, quella di Roma e quella
del Cairo. L’autopsia fatta in
Italia fin da subito ha infatti
chiarito che il giovane era stato torturato per giorni.

LA SMENTITA

Dopo l’articolo della Reuters,
è stata immediata la reazione
del governo di Al-Sisi: “Notizie false e prive di ogni fondamento”, ha detto il sottosegretario del ministero egiziano
della Giustizia con delega alla
Medicina legale, Shabaan
al-Shami, avvertendo che chi
pubblicherà queste informazioni ne risponderà davanti
alla giustizia. Il medico quindi
non sarebbe mai stato convocato.
Passano poche ore dalla
smentita e il giornale filo-governativo ieri ha pubblicato
l’ennesima pista investigativa
egiziana. “Verosimilmente”
Regeni – scrive il giornale
al-Akhbar – è stato tradito da
uno dei responsabili della sua

Uomo-forte
Al Sisi, ex capo
della giunta
militare,
presidente dal
2014; una manifestazione
per Regeni e
una per al Sisi
LaPresse/Ansa

“Torturato per 7 giorni,
interrogato ogni 10 ore”
attività” presso il think-tank
anglo-americano Oxford Analytica, che “ha voluto sbarazzarsi di lui dopo aver sfruttato le informazioni che aveva
inviato”.
GLI INTERROGATORI

Sempre il giornale filo-governativo spiega che sono stati ascoltati 25 testimoni. Tra questi, un’amica di Regeni, la quale avrebbe raccontato che,
nella loro ultima telefonata, il
ricercatore le aveva raccomandato di non uscire nei
giorni dell’anniversario della
rivoluzione, in particolare il
25 e il 28 gennaio, perché si
prevedevano violenze. Eppure proprio la sera del 25, Giulio

IL CASO

» NANCY PORSIA

M

ocassini e giacca blu, il
leader di una delle principali milizie di Tripoli, Haithem Tajouri, ci riceve nel suo
ufficio, una delle palazzine
all’interno del vasto complesso dell’aeroporto di Mitiqa,
nella capitale. È in riunione
con i capi di altri gruppi armati per decidere sul da farsi sul
fronte di Sabrata, dove negli
ultimi giorni sono scoppiati
scontri con i combattenti dello Stato Islamico.
Da oltre un anno Sabrata,
città a 80 chilometri della capitale, è considerata la roccaforte dell’Isis sul versante occidentale. Le autorità locali avevano negato la presenza del
Califfato in città, mentre
gruppi di intelligence di Tri-

25

I testimoni finora
ascoltati
dagli inquirenti
aveva un appuntamento con il
docente Gennaro Gervasio.
Ascoltati in procura a Giza anche un esponente di un sindacato dei venditori ambulanti,
che avrebbe riferito che Regeni andava spesso da lui per la
sua ricerca; oltre che l’avvocato Mohamed Khaled al-Sayad, il quale avrebbe detto di
aver notato “segnali di grande

preoccupazione e tensione”
in Giulio. Stando agli interrogatori fatti in Italia, non ci sarebbe stato però alcun allarme se non quando durante
l’incontro con i sindacati indipendenti Giulio fu fotografato
da uno sconosciuto.

Fatto a mano

IL GIALLO DEL CELLULARE

La stampa locale rivela un altro dettaglio: il telefono del ricercatore, che risultava staccato dalle 20.25 del 25 gennaio, giorno della scomparsa,
sarebbe ritornato attivo il 26
gennaio. Tra le 8 e mezzogiorno sarebbe arrivata una telefonata. Senza risposta.
@PacelliValeria

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Doppio fronte Da Misurata a Sabrata i gruppi armati che si oppongono all’Isis

Senza governo, Roma si affida alle tribù
e alle milizie per l’intervento in Libia
poli confermavano la presen- mento statunitense su uno
za di cellule dormienti. “Al- dei covi Isis, il re è rimasto nucuni membri di importanti fa- do e anche le autorità del pomiglie di Sabrata, quelle che sto hanno iniziato a fare codi fatto controllano il territo- ming out. “Abbiamo paura di
rio, fanno parte
una ritorsione”,
dell’Isis. Ecco
ha raccontato uperché negano e
no degli uomini
coprono” aveva
della sicurezza a
detto al F a tt o Preparativi
Sabrata. Nell’atAbdul Rauf Ka- Palazzo Chigi
tacco sono rimara, leader salafisti uccisi una
t a d e l l e f o r z e conferma
quarantina di
speciali Rada, l’investitura
combattenti Inata nel 2012 a
sis, tutti tunisini,
s a l v a g u a r d i a americana:
alcune donne, e
della morale i- siamo a un livello anche i 2 diploslamica.
matici serbi
Tuttavia con avanzato
scomparsi 3 mei l b o m b a r d asi prima.

In uno scontro a fuoco 24
ore dopo il raid Usa, tra i gruppi armati di Sabrata e i jihadisti, gli uomini del califfato
sono avanzati sino alla stazione di Polizia in centro città
per poi esser respinti, ma lasciando sul terreno una dozzina di corpi decapitati.
LA BATTAGLIA che infuria a
Sabrata turba la quiete tripolina, dove i caffè affollati e le
strade intasate dal traffico
hanno soffocato per mesi l’eco
delle notizie provenienti dal
fronte di Bengasi e da Sirte.
Tajouri spiega che “Abbiamo informazioni dettagliate
anche sul commando dell’Isis

che ha sferrato l’attacco all’albergo Corinthia un anno fa”.
Dichiarazione che lascia intendere la disponibilità a collaborare con le forze straniere. I negoziati tra le milizie sul
terreno e i governi stranieri
sono dunque ancora in corso.
Come aveva detto al Fatto a
gennaio il capo del Consiglio
militare di Misurata, Ibrahim
Beit Almal “Siamo in contatto
con Stati Uniti, Francia, Gran
Bretagna e Italia per definire il
piano d’attacco contro l’Isis”.
Beit Almanl aveva specificato
già all’epoca “La guerra al terrorismo non può aspettare i
tempi biblici della politica”,
riferendosi al pantano in cui è