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PRIMO PIANO

Mercoledì 2 Marzo 2016 | IL FATTO QUOTIDIANO |

PAKISTAN

L’eredità di Bin Laden,
29 milioni di dollari
per sostenere il jihad

OSAMABINLADEN ha lasciato un patrimonio di circa 29 milioni di dollari, la
maggior parte dei quali da destinare al “jihad,
per amore di Allah”. Lo rivela il testamento del
leader di al Qaeda che ieri è stato reso pubblico.
Il testamento fa parte di oltre cento documenti
sequestrati nel covo di Abbottabad, in Pakistan, nel maggio 2011, durante il raid delle forze
speciali americane che portò all’uccisione di

q

Bin Laden. Il capo dell’organizzazione terroristica aveva pianificato di dividere la sua fortuna tra i parenti, ma la maggior parte dei suoi
averi doveva essere destinata a portare avanti
le azioni di al Qaeda. I documenti sono stati declassificati e resi pubblici dopo un lungo esame
delle autorità Usa. Fra le preoccupazioni di bin
Laden anche che la moglie avesse un microchip nei denti; lo scrisse lui stesso ad un aiu-

»3

tante identificato come Shaykh Mahmud in
seguito ad una visita della moglie da un dentista in Iran. Bin Laden sospettava che un tracciatore gps potesse essere stato impiantato
assieme all’otturazione. La lettera fa parte dei
documenti rilasciati dall’Office of the Director of
National Intelligencee ritrovati nel rifugio di Abbottabad in Pakistan durante l’operazione speciale dei Navy Seals.

LE REAZIONI G entil oni: pres to l a s ol u z ione

Solito ritornello: “Ora
il Cairo dica la verità”

» WANDA MARRA

S

ul caso di Giulio Regeni l’Italia ha ricevuto assicurazioni
dalle autorità egiziane che i
vari elementi di indagine da
noi richiesti ci saranno dati in tempi
rapidi”. Sono quasi le 18 e 30 quando
il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, nella conferenza stampa della sua visita ufficiale all’Onu, fornisce una dichiarazione ufficiale. Non
certo tempestiva: è dalla mattina
che si susseguono le notizie sul fatto
che il giovane italiano sarebbe stato
torturato per giorni prima di essere
ucciso.

La scheda
Sevizie e versioni
PRIGIONIERO Secondo le diverse autopsie
compiute al Cairo sul corpo del 28enne friulano
risulterebbero 7 costole rotte, lividi, ecchimosi da
percosse, taglie, un’unghia strappata, le orecchie
in parte mozzate, bruciature (da sigarette) e un
colpo mortale alla nuca con un corpo
contundente; lo stato del cadavere ha fatto
supporre una detenzione di una settimana (più il
meno il tempo intercorso tra la sparizione il 25
gennaio, e il ritrovamento del corpo, il 3 febbraio).
n

Ricercatore
all’estero
Giulio Regeni,
28 anni,
ucciso al
Cairo un
mese fa Ansa

INCIDENTE La prima versione delle autorità
egiziane attribuiva le ferite sul cadavere ritrovato da un tassista ai bordi dell’autostrada
tra il Cairo e Alessandria - a un incidente
automobilistico.

n

PISTA CRIMINALE Sull’omicidio del
ricercatore le autorità del regime di al Sisi hanno
sempre escluso qualsiasi relazione con i servizi di
sicurezza. Hanno sostenuto la pista della
criminalità comune, poi quella della vendetta da
parte di una delle conoscenze del giovane, e
infine il tradimento “da parte di uno dei
responsabili della sua attività” di ricercatore
universitario, come scritto ieri da un giornale
filo-governativo.

n

INTANTO , è ormai passato quasi

un mese dalla scoperta dell’omicidio. E dal primo momento in cui il governo italiano ha chiesto ufficialmente risposte. Evidentemente, l’Egitto continua a
non darle e il nostro paese non
è in grado di esigerle. Ieri dalla
Farnesina si dicevano certi
che le risposte arriveranno
presto, magari già oggi. La
tensione con l’Eg i t to ,
spiegano ai piani alti della politica italiana è altissima: saremmo alla stretta finale, per cui è meglio
evitare di alzare troppo i
toni. Perché anche per fare chiarezza non si possono rompere i rapporti
con l’Egitto, spiegano.
Anche per questo, pare, le reazioni sono
tardate ad arrivare. L’Italia si aspetta “una
cooperazione
piena, efficace e tem-

Sia
la famiglia
che la
dignità
del nostro
Paese
richiedono
elementi
certi e seri.
Verificheremo le
promesse
MINISTRO
DEGLI
ESTERI

pestiva sul terreno investigativo”
perché “sia la famiglia Regeni che la
dignità del nostro Paese richiedono
elementi certi e seri”, dice dunque il
ministro degli Esteri a sera. “Verificheremo”, ricorda Gentiloni, le
“promesse” fatte dal Cairo.
Fatto sta che il Quirinale non può
far altro che seguire la vicenda e che
ieri Palazzo Chigi ha preferito non
commentare. Si vedrà se ci sarà oggi
o nei prossimi giorni qualche cambiamento sostanziale di panorama.
A metterlo in dubbio ieri era Nicola
Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato: “Non mi pare una cosa di breve periodo, ci sarà
bisogno di tempo per misurare le posizioni”.
Il caso Regeni mostra ed evidenzia le difficoltà, le titubanze, le fragilità della politica estera italiana.
Che in questi giorni vede al centro la
questione Libia. “L'Italia, essendo
così vicina, ha offerto di prendere la
guida in Libia. E noi abbiamo già
promesso che la appoggeremo con
forza". Le dichiarazioni del segretario alla Difesa americano, Ash Carter di lunedì hanno fatto pensare a
un’accelerazione. Ma è ancora Latorre che ci mette la faccia per dire
che non è così: “Queste parole confermano ciò che è noto da tempo. Segnalano il consenso americano alla
richiesta italiana di assumere un
ruolo di leadership nell’opera di State Building quando questa sarà richiesta dal governo di unità nazionale che ci auguriamo possa nascere
presto, dopo i ripetuti rinvii che sono un serio motivo di preoccupazione”. Gentiloni la mette così: “Il livello di pianificazione e di coordinamento tra i diversi sistemi di difesa
su un possibile contributo alla sicurezza della Libia è a un livello molto

avanzato che va avanti da parecchie
settimane”. Poi però precisa: “La situazione è abbastanza chiara e le ultime affermazioni del segretario alla
Difesa americano Ash Carter sono
chiare. La comunità internazionale
è pronta a intervenire, ma solo di
fronte ad una richiesta del governo
libico. Questa la condizione. Non mi
farei troppo influenzare da fremiti e
tamburi interventisti”.
A LEGGERE tra le righe, è la stessa po-

sizione dietro la quale l’Italia si trincera da mesi. Da più parti si comincia a pensare che il governo libico
non si farà mai, che Tripoli e Tobruk
non sono affidabili. E che dunque,
un intervento in piena regola sotto
l’egida dell’Onu o della Nato è praticamente tramontato. Anche perché la Francia, al di là delle dichiarazioni ufficiali, si mette di traverso
rispetto alla volontà italiana di guidare la missione. Altra cosa sono gli
interventi all’interno della coalizione internazionale anti-Isis. Non a
caso, al momento Renzi non riferirà
al Senato sulla Libia. L'Aula di Palazzo Madama ha detto no a una
convocazione“in data certa”del governo per riferire su quanto sta avvenendo nel Paese nordafricano. Il
premier a sera al Tg1 si limita a ribadire una posizione che porta avanti da settimane. Anche se lo scenario è cambiato e il governo libico
sembra una chimera: “L'Italia è un
Paese guida su questo dossier ma
priorità è formare un governo in Libia. Abbiamo rapporti molto solidi
con gli Usa, sono i nostri principali
alleati e con loro condividiamo il
giudizio che prima di una missione
vadano fatti tutti i tentativi per formare un governo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

SIRIA 33 giornalisti feriti a Kenbasa da granate di cannone

Padroni
del Golfo
Un convoglio
di jeep con
miliziani dello Stato islamico nell’area
del Golfo della Sirte Ansa

spofondato il Paese diviso tra
tre governi: Tripoli a guida islamista, Tobruk allineato
con il generale Haftar e quello
unitario mediato dall’Onu e al
momento di fatto in esilio tra
Tunisia e Marocco.
LA COMUNITÀ internazionale
alla chetichella sta abbandonando il carrozzone delle Na-

zioni Unite. La Francia ha già
schierato addestratori delle
forze speciali a Bengasi al
fianco di Haftar contro gli islamisti; la Gran Bretagna ha
già schierato uomini al confine tra Tunisia e Libia mentre
presto squadre speciali verranno dispiegate a Misurata
sul fronte di Sirte.
Invece l’Italia continua a

volteggiare tra una richiesta
americana, una francese e una
britannica. La pianificazione
delle operazioni “è a un livello
molto avanzato” (al via in primavera, ndr), ha detto ieri il
premier Renzi confermando
l’investitura americana a un
ruolo-guida. Ma Roma sa bene che la Libia è un pantano.
La sua intelligence è lì dai tempi dell’operazione Mare Nostrum nel 2014. Vorrebbe evitare lo scontro frontale con i
poteri forti del paese dall’altra
sponda del Mediterraneo, ma
non può abbandonare al suo
destino la sua ex colonia, dove
conserva ancora strategici assets. Sabrata gioca un ruolo
chiave per l’Italia per via della
prossimità al compound Mellitah, di proprietà dell’Eni. E
nella stessa area sono stati rapiti i 4 italiani della società Bonatti nel luglio scorso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Israele accusa Assad: “Ha usato armi
chimiche”. Lui offre una tregua ai ribelli
9 marzo, mentre il presidente
IL GOVERNO siriasiriano Bashar al Assad interno ha usato armi chivistato dalla televisione tedemiche contro civili anche dosca Ard ha offerto ai ribelli una
po l’avvio della tregua di queamnistia e “un ritorno alla loro
sti giorni. L'accusa arriva da
vita civile normale”a patto che
Israele: il ministro della Dife“depongano le armi”. Di certo
sa Moshe Yaalon ha afferin alcune parti della Siria la tremato: “I siriani hanno adopegua è fittizia, lo dimostra il ferato armi chimiche militari e
di recente materiali come la Bashar Assad Reuters rimento di 33 giornalisti stranieri; il gruppo è stato attaccaclorina, contro i civili. Incluso
to mentre si trovava vicino alla città di conquesti giorni, dopo il supposto cessate il
fine di Kenbasa, nella provincia siriana di
fuoco, lanciando barili di clorina sui civiLatakia, nel nord del paese, dove sono eli”. Già nel 2014 una missione di indagine
splosi otto colpi di artiglieria provenienti
dell’Organizzazione per la proibizione
dalla zona di confine con la Turchia. L'adelle armi chimiche (Opac) aveva stabizione è stata attribuita ai fondamentalisti
lito che l’uso di gas clorino nella guerra
di al Nusra, uno dei gruppi a cui non si apcivile in Siria era stato “sistematico”, anplica il 'cessate il fuoco'. Almeno tre civili
che dopo che il paese aveva consegnato
siriani sono rimasti uccisi e altri otto feriti
le sue scorte di armi tossiche. Sul fronte
in un altro attacco, sempre attribuito ad al
delle trattative di pace, avviati dall’Onu,
Nusra nella zona di Kenbasa.
la notizia è che riprenderanno a Ginevra il

q