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4 » CRONACA

| IL FATTO QUOTIDIANO | Mercoledì 2 Marzo 2016

L’ACCUSA: “TANGENTI A ISCHIA”

No ai domiciliari:
Pd e Ncd “salvano”
il forzista De Siano
LOMBARDIA

» DAVIDE MILOSA

L

Milano

a “cricca leghista” e Paola
Canegrati, la zarina degli
appalti odontoiatrici, non
lasciano, anzi raddoppiano. Sì perché se da un lato la Procura di Monza, dopo gli arresti del
16 febbraio, prosegue con nuove
perquisizioni mirate in Regione
Lombardia, dall’altro salta fuori
una seconda inchiesta sulla fuga
di notizie. Si lavora sulle talpe. E
lo si fa in base a due corpose informative che i carabinieri, durante l’indagine, inviano alla Procura. Altro fascicolo, altra storia.
Al centro sempre Mario Longo e
Fabio Rizzi, il consigliere regionale fedelissimo di Bobo Maroni
che lo ha voluto a capo della commissione regionale sulla Sanità.
Sul tavolo dei magistrati di Monza ci sono una serie di conversazioni riassunte in lunghe annotazione (i cosiddetti brogliacci, ndr)
nelle quali si parla di Servizi segreti, di impiegati della Procura
che per conto del capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente
passerebbero sotto banco le carte
dell’inchiesta, di contatti con il
capo scorta della Regione Lombardia, di contatti con la Digos.
Tutto vero? O solo millanterie
della “cricca”?

CENTRODESTRA E PD hanno respinto nell’aula di Palazzo Madama, ieri, la
richiesta di arresti domiciliari per il senatore
Domenico De Siano, coordinatore regionale
del Pd in Campania. Con 208 sì, 40 no e 3 astenuti il Senato ha confermato la decisione
della Giunta per le immunità, presieduta da
Dario Stefàno di Sel. Il senatore azzurro De Siano, molto vicino alla compagna di Silvio Ber-

q

lusconi, Francesca Pascale, è indagato per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta in un’inchiesta della Procura di Napoli
che coinvolge anche il deputato azzurro Luigi
Cesaro e ipotizza un giro di tangenti sulla nettezza urbana dell’isola d’Ischia. Il Tribunale del
Riesame di Napoli non ha riconosciuto per De
Siano i gravi indizi del reato associativo, ma li
ha confermati per gli altri. Tanto però è bastato

Lega & dentiere, inchiesta bis
su talpe e spioni in Procura
In due informative dell’Arma i contatti della “cricca” per conoscere in anticipo le indagini
sto diceva: ‘Con Rizzi tratto io’”.
Sempre la Bariggi consiglia a Rizzi di parlare con Longo “che diceva di avere una conoscenza con
il capo della Digos”.

La scheda
n OPERAZIONE
SMILE

L’INTERCETTAZIONE è del 17 apri-

S’INIZIA il 16 settembre 2014,

quando viene riassunta la conversazione tra Mario Longo, strtretto
collaboratore di Rizzi e il direttore generale dell’ospedale San
Paolo di Milano. I due discutono
delle carte di un’indagine sulla sanità. Fanno riferimento a un direttore. In realtà, sostengono gli investigatori, si sta parlando dell’inchiesta a carico dell’ex vicepresidente della Regione Mario Mantovani, arrestato per corruzione il
13 ottobre 2015. Sul punto, si legge
nell'informativa, Longo dice: “Se i
Servizi ci hanno dato qualcosa è
perché la magistratura gli ha detto
di dircelo”, quindi spiega “che la
visione a 360 gradi ce l’ha Maroni”. Se l’ipotesi investigativa è cor-

all’asse Pd-Ncd-Fi per evitare l’arresto. I senatori M5s hanno votato per i domiciliari. I pm di
Napoli hanno chiuso le indagini confermando
anche l’ipotesi di associazione a delinquere
per De Siano. Secondo l’accusa un comitato
politico e d’affari si era raggrumato intorno a lui
e Cesaro, alternando la raccolta di mazzette
sugli appalti a una frenetica attività di tesseramento per il Pdl, anche di persone ignare.

Arrestati Il leghista Fabio Rizzi e a destra, l’imprenditrice Paola Canegrati Ansa

retta, i magistrati sono quelli di
Milano, che hanno seguito l’inchiesta su Mantovani. Questi passaggi vengono riassunti e rielaborati nella nuova informativa dei
carabinieri inviata ai pm.
Il fascicolo si allarga con una seconda nota ancor più delicata,
perché coinvolge Massimo Atelli,
non indagato: romano, classe ’67,
capo di gabinetto del ministero
dell’Ambiente. Ne parlano Rizzi e

la sua segretaria Francesca Bariggi. La donna, che ancora non è stata interrogata e non è indagata,
spiega a Rizzi di aver visto “i pezzi
di carta” grazie a un “impiegato
della Procura da parte di Atelli”.
La segretaria “aggiunge che su
Rizzi non c’era niente e che l’ultima telefonata era tra Longo e
Canegrati e invece sul Rizzi ci sarebbe stata solo l’intercettazione
con l’ex assessore nel quale que-

le 2015, quando l’inchiesta Smile
della Procura di Monza è ancora
in corso. Altro passaggio riportato
nelle due informative riguarda un
colloquio tra Longo e Rizzi dove il
primo chiede al consigliere regionale “d’interessarsi con quello
delle scorte per cercare di avere
informazioni su eventuali indagini in corso (…) e in particolare circa eventuali attività tecniche (intercettazioni, ndr) nei suoi confronti”. E del resto, interrogato,
l’affarista Sandro Pignataro, coinvolto per una vicenda su alcuni finanziamenti di Finlombarda
spiega: “Longo aveva paura di essere intercettato e voleva che le
comunicazioni avvenissero attraverso Telegram”
Insomma, in attesa di conoscere gli sviluppi sulle “talpe”, i carabinieri proseguono sul filone
principale della corruzione. Il
metodo è simile a quello utilizzato
per Tangentopoli con l’apertura
di fascicoli stralcio da quello principale. E poi c’è Paola Canegrati.
Lady Dentiera è in carcere dal 16
febbraio scorso. Fin da subito ha
fatto capire di voler collaborare.
“Dottore mi dia un taccuino e una
penna, anzi meglio due penne”, ha
confidato dopo l’interrogatorio di
garanzia. L’incontro davanti al
pm Manuela Massenz, però, viene valutato in modo negativo dagli
investigatori.“Paola Canegrati ha
confessato solo l’evidenza”. Tradotto: ha solo confermato i capi
d’imputazione. Per questo l’interrogatorio non si è concluso con il

Le paure degli inquisiti
L’affarista: “Parlavamo
solo con Telegram”
La “zarina” racconta
poco e rimane in cella
passaggio dal carcere ai domiciliari come auspicato dal suo legale. Il ragionamento in Procura è
questo: Canegrati, se vuole uscire,
deve spiegare 10 anni di sanità
lombarda.
Nel frattempo dai primi interrogatori emergono contraddizioni tra Longo e Rizzi su una presunta tangente da 50 mila euro.
Mario Longo: “Quei soldi erano
un contributo per degli eventi”.
Fabio Rizzi: “Il denaro era la restituzione di un prestito fatto a
Longo”. Parla di soldi anche Laura Pagani, convivente di Rizzi e
parla dei franchi trovati nel freezer. Dice che “erano lo stipendio
di un mese, avrei dovuto portarli
in Svizzera per cambiarli”. Invece
ha deciso di congelarli.

Il 16 febbraio
il gip di
Monza
emette 21
misure
cautelari. In
carcere Paola
Canegrati, la
zarina degli
appalti e il
consigliere
regionale
lombardo
Fabio Rizzi,
fedelissimo di
Maroni.
L’ipotesi
d’accusa:
tangenti
legate agli
appalti
odontoiatrici
n CARABINIERI
IN REGIONE

Pochi giorni
fa, i
carabinieri
sono tornati
al Pirellone
per fare
nuove
perquisizioni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Salvini alla Crociata: quell’imam non entri a scuola
» ENRICO FIERRO

U

na scuola che vuole aprirsi alle culture diverse. Ascoltare, conoscere, confrontarsi, ragionare, valutare…No,
non sta bene. È troppo per i
nuovi barbari che vogliono
trasformare il Nord e l’Italia
intera in una landa del Medioevo. Succede ad Agordo,
provincia di Belluno, qui la
preside della scuola media
“Antonio Pertile”, ha invitato
un imam, Kamel Layachi, per
una lezione sull’islam
nell’ambito di un progetto educativo “alla mondialità, alla
pace e solidarietà”. Ed è successo l’inferno.

SI È SCATENATA la destra che

governa la Regione insieme alla Lega, e soprattutto Lui, Matteo Salvini. Sì, quello che ve-

A gord o ( B ellu no) Incontro sull’islam, il “padano” diffonde

il numero di telefono dell’istituto. E l’assessore blocca tutto
dete sempre in tv. L’onnipresente paffuto con barba che
strologa in ogni talk praticamente su tutto. Dal figlio di
Vendola e del suo compagno ai
rom. E sempre con l’occhio fisso sulla pallina rossa della telecamera e la bava alla bocca.
Le sue parole d’ordine sono
secche, semplici: vomiti di odio che insozzano e avvelenano il dibattito politico. È deputato europeo ma sugli scranni
dell’europarlamento si siede
raramente. Passa il suo tempo
su Twitter e Facebook. La sua
“ruspa” mediatica. La moderna gogna che gli serve per alimentare le sue battaglie di
penoso Brancaleone alle Cro-

ciate contro “lo nero periglio
che vien dallo mare”.
Su Fb ha scritto anche della
scuola di Agordo e dell’invito
all’imam. “Ma che testa hanno
alcuni educatori?”, si è chiesto
indignato. “Quanti missionari
cristiani danno lezione nei
Paesi islamici?”. E giù like,
commenti, condivisioni dei
suoi crociati da tastiera. C’è chi
propone di non mandare i figli
a scuola quel giorno, chi trema
all’idea che con iniziative del
genere l’islam annulli la nostra
identità, chi teme l’arrivo dei
“mussulmani”. Ma anche chi
lo invita a riflettere “che il
mondo è vario e che ognuno è
libero di vivere sulla terra”, al-

la sua Lombardia, tira avanti:
bisogna fermare l’invasione e
allora via alle proteste. Alla fine dei suoi tweet e dei post su
Facebook, pubblica il numero
di telefono della scuola incriminata. Si apra lo sfogatoio, si
dia corso alle chiamate, si intasi il centralino di una scuola
rea di voler parlare del mondo
e delle sue diversità, con proteste, insulti…
INSORGE l’assessore regionale

Religioso L’imam Kamel Layachi, San Donà di Piave (Venezia)

tri che andrebbero “volentieri
ad ascoltare l’imam”…
Ma c’è poco da fare, Matteo-Teo Salvini, dimentico
delle mazzette sulla sanità nel-

all’Istruzione Elena Donazzan, che minaccia l’invio di ispettori nella scuola “incriminata”.“Farò di tutto perché l’imam non vada in aula, in questo momento storico è inopportuno invitare un predicatore…”. Il confronto no. Tutti
alle Crociate. Lega e destra vogliono un mondo chiuso, fatto
di piccole patrie sorde e cie-

che. L’islam è il nemico. Punto.
Gli zingari sono tutti ladri.
Punto. I romeni ladri e puttane. Punto. Un mondo di odio e
di guerra. Questo c’è dietro le
continue esternazioni televisive di Salvini. Un leader affamato di voti, che cerca consensi rovistando nelle viscere più
profonde e maleodoranti della
società. A Teo non interessa il
ragionamento. Vuole la ruspa.
Va in tv e più alza il tiro, più lo
invitano. I talk se lo contendono. Un modo per fermarlo ci
sarebbe: non partecipare a trasmissioni dove c’è lui. Rifiutare con un “mi dispiace, ma non
vengo”. Sarebbe un bel modo
per lasciarlo da solo nella sua
parte di patetico Brancaleone:
“Fatevi sotto, fatevi sotto, ché
non temo anco se so arrovesciato”.
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