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Resteròconte .pdf



Nome del file originale: Resteròconte.pdf
Autore: Alessandro

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Il libro
HAILEY SMITH E’ UNA DICIASSETTENNE CON LA PASSIONE DELLA MUSICA E STUDENTESSA DI UNA
PRESTIGIOSA ACCADEMIA DI ARTI MUSICALI LONDINESE. L’INCONTRO CON TYLER ROBINSON, UN RAGAZZO
TANTO AFFASCINANTE QUANTO COMPLICATO, SI RIVELERA’ ESSERE L’INCONTRO CHE LE CAMBIERA’ LA
VITA. LEI, DETERMINATA, AMBIZIOSA, A VOLTE INSICURA E DAL PASSATO BURRASCOSO, SI CHIUDE NEL
SUO MONDO CON I SUOI AMICI E ASPIRA DI ARRIVARE ALL’UNIVERSITA’, MA – NONOSTANTE CIO’ – E’ UNA
RAGAZZA SVOGLIATA. LUI E’ IL CLASSICO BAD BOY: ARROGANTE, APATICO MA ANCHE ATTRAENTE, CHE IN
POCO TEMPO RIESCE A CONQUISTARE IL CUORE DI TUTTE LE RAGAZZE DELL’ACCADEMIA. MA CON HAILEY E’
DIVERSO: LEI SCEGLIE DI OPPORRE RESISTENZA E QUESTO METTERA’ A DURA PROVA L’EGO SCONFINATO DI
TYLER, CHE COGLIERA’ LA PRIMA OCCASIONE PER GIOCARE CON I SUOI SENTIMENTI. TRA I DUE SI
INSTAURA UN RAPPORTO DIFFICILE DA GESTIRE, MA DIFFICILE NON VUOL DIRE IMPOSSIBILE. ALLORA, LA
DOMANDA CHE SORGE SPONTANEA E’… DUE PERSONE DEL TUTTO DIVERSE MA NEL PROFONDO SIMILI,
POTREBBERO AVVICINARSI O RESPINGERSI? GLI OPPOSTI SI ATTRAGGONO, MA QUESTO SARA’ TUTTO DA
VEDERE. L’AUTENTICA SUSPENSE E LA CAPACITA’ DI COINVOLGERE EMOTIVAMENTE IL LETTORE
CARATTERIZZANO IL PRIMO DEBUTTANTE ROMANZO DELLA SCRITTRICE SILVIA GENTILE.

1

L’autrice
SILVIA GENTILE E’ ITALIANA, FIN DA BAMBINA LE E’ SEMPRE PIACIUTO RACCONTARE E PARLARE DI SE’
ATTRAVERSO PERSONAGGI IDEATI DALLA SUA FANTASIA. DESIDERAVA UNIRE SCRITTURA E MUSICA: LE SUE
MAGGIORI FONTI D’ISPIRAZIONE. ALLA FINE CI E’ RIUSCITA.
‘‘RESTERO’ CON TE E’ IL PRODOTTO DI UN PROGETTO AL QUALE STAVO LAVORANDO DA QUALCHE TEMPO, E
CHE FINALMENTE SONO RIUSCITA A PORTARE A TERMINE. TRA I DUE PROTAGONISTI NASCE UN RAPPORTO
IN BILICO TRA L’AMORE E L’ODIO. LA STORIA TRATTA PRINCIPALMENTE DI VICENDE ADOLESCENZIALI, CHE
COINVOLGONO IN PARTICOLAR MODO IL PUBBLICO GIOVANE. SONO SODDISFATTA DI QUELLO CHE HO
REALIZZATO: NONOSTANTE LA SCUOLA, LA FAMIGLIA, GLI AMICI E LA VITA DI TUTTI I GIORNI, HO SEMPRE
TROVATO UN’ORETTA AL GIORNO PER SCRIVERE DI HAILEY E TYLER: DUE ANIME DESTINATE A
INCONTRARSI. UNA STORIA DA LEGGERE TUTTA D’UN FIATO, E DA GUSTARE FINO ALL’ULTIMO.’’

2

Silvia Gentile

RESTERO’ CON TE


A tutto c’è un limite, tranne che all’amore.

3

Proprietà letteraria riservata © 2016
Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi , avvenimenti e luoghi citati sono invenzioni
dell’autrice e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti,
luoghi o persone esistenti o esistite è puramente causale.
Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata
o trasmessa in alcuna forma o con alcun mezzo elettronico, meccanico, in fotocopia, in disco o in
altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’autore.

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Prologo
E’ difficile trovare un equilibrio quanto il mondo va sottosopra. Un passato
burrascoso, un padre assente, l’insoddisfazione dell’essere single, la
perdita della persona più importante della mia vita mi portano a essere
demotivata. Mia madre Isabelle è morta durante la sua carriera musicale,
quando io avevo otto anni. Un mal di testa straziante, un frastuono che
rintronava nel cervello come il suono di un tamburo e una crisi di nervi: è
tutto ciò che ricordo di quella sera, quando seppi dell’accaduto. E mi
sembra di provarlo anche ora. Ma, per fortuna, quando hai le persone
adatte al tuo fianco, il male si fa da parte. Clare Gomez e Megan Edwards
sono le mie migliori amiche. Le ho conosciute al primo anno all’accademia
di arti musicali Royal Shines (la scuola che frequento), e da quel periodo le
cose sono iniziate ad andare finalmente per il verso giusto. Prima ero sola,
come lo sono sempre stata, ma loro hanno saputo darmi un incentivo
valido per non arrendermi e non abbattermi al primo insignificante
impedimento. Clare è una ragazza con la testa sulle spalle e da noi è
considerata la tuttofare del gruppo, solo che a volte parla troppo. È
bionda, discretamente alta, ha occhi verdi e corporatura mingherlina.
Megan è bassina, ha i capelli ricci e castani, e gli occhi marroni. E’ una
ragazza fantastica e dolcissima. Con lei ho costruito un rapporto basato
soprattutto sulla fiducia, è come un punto di riferimento per me, e so che
potrò sempre contare sul suo appoggio. Per quanto riguarda i maschi,
Dean Greenwood è il mio migliore amico. Ha un ciuffo biondo che gli cade
direttamente sul viso e lascia intravedere i suoi abbaglianti occhi color
verde smeraldo, ed è molto alto. Mi ha accolta meravigliosamente dal
primo giorno che mi sono presentata all’accademia, non mi scorderò mai
del nostro primo incontro: io ero in mensa, seduta da sola, lui mi si
avvicinò, con un gesto strambo si presentò e iniziò a parlarmi di tutto
quello che gli passava per la testa in quel momento. Mi parlò soprattutto
dell’accademia, poi della sua famiglia, della musica e di tanto altro. Mai ci
fu giorno più spassoso. Infine ci sono Caleb e Brandon Parker e Jared
Howard. I primi due sono fratelli, e – oltre alla musica – entrambi hanno la
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passione del basket. Non a caso sono alti almeno uno e ottanta. Uno è
moro scuro e l’altro castano chiaro. L’ultimo citato è il simpaticone del
gruppo, dagli occhi grigi e i capelli castani (in estate magicamente diventa
biondo). La sua capacità di far ridere è direttamente proporzionale al
numero di studenti nel mondo che odiano la matematica: un mito, in
poche parole. Riesce sempre a comprendermi senza bisogno di tante
spiegazioni, è incredibile l’intesa che abbiamo. E’ sufficiente un’occhiata –
anche di un nanosecondo – e ci capiamo al volo. Ho la fortuna di aver
conosciuto persone fantastiche, amici d’oro. Sanno ascoltarmi e prendere
atto di ciò che dico; sanno suggerire l’alternativa migliore, qualsiasi sia la
circostanza; sanno come farmi sorridere quando un sorriso è l'ultima cosa
che sono in grado di sfoderare; sono capaci di farmi ricordare un minimo
particolare che mi era completamente sfuggito; di stressarmi fino a
quando non riescono a farmi sputare il rospo; di rianimare un pomeriggio
spento; di assistermi sempre, non solo quando ne ho più bisogno.... Per
farla breve, non potrei chiedere di meglio.
Mio padre Milton è un commercialista, viaggia spesso, e questo – in
passato – ha contrastato notevolmente il mio percorso artistico, tanto che
in una delle scuole che ho frequentato, i miei compagni mi avevano
soprannominato ‘‘vagabonda’’ per via dei miei continui spostamenti.
Odiavo quel nomignolo, però avevano ragione. Sei anni fa siamo
definitivamente tornati nella mia città natale: Londra. Ricordo poco della
mia infanzia, ma quel poco è stato unico. Tutto attorno a me rievoca
ricordi indelebili. Il rapporto con mio padre non è dei migliori: difficilmente
riesce a capirmi, sembra appartenere a un mondo inconsueto e
profondamente distinto dal mio.

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Uno degli obiettivi che ho prestabilito – e intendo portare avanti – è di
seguire l’università, e spero vivamente di riuscire a conseguire questo
traguardo. Fin da bambina ho sempre sognato di riuscire a ottenere un
buon titolo di studio, e ci tengo al mio avanzamento scolastico.
A scuola non sono una secchiona, studio al punto giusto. La materia in cui
eccello è canto. Quando impugno il microfono mi sento un’altra. Prendo le
vesti di una ragazza totalmente diversa, che io stessa non riconosco, e
riesco a distinguermi dalla folla. Forse quella ragazza è… Semplicemente
me stessa. E’ come se la mia voce riuscisse a convertire ciò che prima mi
intimoriva in qualcosa davanti alla quale sono immune. Mi sento
invulnerabile, indomabile.
Comunque, devo ammettere che anche nelle altre discipline non sono da
meno. Me la cavo, insomma.
Questo è l’ultimo anno all’accademia. A maggio avrò gli esami, e
porteranno un cambiamento drastico nella mia vita: indicheranno il mio
percorso lavorativo, la strada da seguire per garantirmi un futuro.
Pertanto non vanno assolutamente presi alla leggera.

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1

La

sveglia suona e realizzo che è cominciata una nuova giornata e una
nuova settimana. Inutile dire che non ho dormito l’intera notte: il
nervosismo fa parte di me, e il mio compagno disagio arriva proprio nei
momenti meno opportuni. Ripartono gli studi, e francamente non so se
ridere o piangere. Certo, rivedo gli amici di vecchia data e ritorno
all’accademia: uno dei luoghi più magici al mondo, se non anche
all’universo. Però, se farvi ritorno significa rinunciare a serie TV con tanto
di popcorn e patatine, preferisco restare sul divano a oziare.
Mi sento sconfortata al solo pensiero di dover lasciare gli amici, nonché le
persone più comprensibili che abbia mai conosciuto. L’avventura sembra
agli esordi, e invece tra nove mesi non li vedrò più. O forse si. Dopo gli
esami ognuno intraprenderà la propria strada, e dubito fortemente che
abbiano tempo da concedere a me. Esistono i mezzi, lo so, ma in ogni caso
non sarà lo stesso.
Mi alzo da letto intontita e scendo in cucina per fare colazione con yogurt,
frutta fresca, the verde e biscotti fatti in casa, preparati da mio padre.
Solitamente al mattino lui esce presto per il lavoro, e a stento ci salutiamo.
Mi reco nel bagno per lavarmi, e poi passo velocemente la piastra nei
capelli per renderli leggermente più ondulati, come piacciono a me. Mi
trucco con correttore, mascara ed eye-liner. Ma in realtà io non so
truccarmi, combino solo pasticci su pasticci. Me la cavo con le poche – anzi
pochissime, a tratti nulle – conoscenze che ho acquisito osservando mia
cugina truccarsi. Non guardo tutorial di make-up su youtube, mi annoiano.
Preferisco guardare video di musica, dove i protagonisti raccontano la loro
esperienza e le prove alle quali sono stati sottoposti prima di giungere a
tanto successo. Ma ritorniamo a noi. Mi vesto prendendo i primi indumenti
che mi capitano aprendo il guardaroba, non mi importa di abbinarli bene.
Sono una persona disordinata, eppure nel mio infinito disordine riesco a
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trovare tutto, persino gli oggetti più insoliti. Indosso una t-shirt bianca con
il simbolo dell’infinito e sopra una camicia celeste e nera a quadretti,
acquistata di recente. Sotto, dei pantaloni di jeans e per finire le mie
amate Vans. Sono pronta. Scendo le scale e mi dirigo verso la porta.
L'aria al mattino è così pulita, depura i polmoni. E’ come assaporare la
libertà sulla propria pelle. Per questo mi piace andare a scuola a piedi,
anche perché non dista molto da casa mia e mi fa bene passeggiare. Mi
piace sfogarmi camminando, e penso penso e penso. Sono una persona
che ama riflettere su qualsiasi cosa, viaggio spesso con la mia fantasia.
Sono una sognatrice, credo che questo si sia capito. Arrivo davanti alla mia
cara vecchia accademia, è un edificio arancione chiaro e immenso
circondato da un enorme cortile.
Io faccio parte del corso A. L’accademia ha tanti spazi: c'è il piano bar; la
sala di canto, musica e recitazione; due palestre; la sale esami; la mensa;
la segreteria; la biblioteca; il campo da tennis e da calcio, e molto altro. Di
particolare rilevanza è lo sport, che è congiunto a tutte le discipline che
abbiano a che fare con danza.
Cammino verso il cancello e noto i miei amici da lontano che – ovviamente
– sono già arrivati. Come al solito ho fatto tardi. Avevo progettato di
scrivere un libro dal titolo ‘‘Io e la mia amica puntualità’’, e ora che ci
ripenso non sarebbe male come iniziativa.
«Ragazzi!», esclamo correndo verso di loro. Mi sono mancati tantissimo e
ogni attimo in più che trascorre temo che possa essere l’ultimo.
«Hailey!», esclama Clare a sua volta. Li raggiungo e li abbraccio.
«Voi dovete raccontarmi quello che stavate bisbigliando.», dico con il
fiatone.
«E se non volessimo dirtelo?» ridacchia Dean.
«Be’, mi arrabbierei di brutto» replico ironica.
«Comunque nulla di che, le solite cose» aggiunge Megan.
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«Parlavamo del fatto che io ero impaziente di ammirare il tuo sorriso
meraviglioso. A parte gli scherzi, è ricominciato l’inferno.» dice Jared,
strappandomi un sorriso.
«Allora, passata bene l'estate?» chiede sorridente Caleb.
«Abbastanza, anche se ho trascorso la maggior parte del tempo a studiare.
Ho ripassato l’intera serie di esercizi di Lauren e la sessione di Marie. Tu
sei riuscito a rimorchiare Caterine?»
Caterine è la cotta storica di Caleb, ma lui – non so per quale contorta
ragione – non riesce a farsi avanti.
«Sono sempre intrappolato nella friendzone, niente da fare. Cambiamo
discorso. Cos’hai intenzione di fare dopo l’accademia?» chiede.
«Frequenterò l’università, ma non lo so ancora di preciso. Dopo la laurea
mi piacerebbe lavorare, all’estero possibilmente.»
«Ti invidio perché hai le idee chiare.» dice Dean.
«Be’, ho ancora qualche dubbio, non sono completamente sicura. Ma poi si
vedrà, non voglio pianificare il futuro.»
«Hai ragione.», replica.
«Hailey è il vulcano più pericoloso e imprevedibile del territorio.» scherza
Jared, suscitando la risata di tutti.
«Sapete che quest’anno la prof Christal ha rinnovato look?» dice Jared.
Christal è la nostra coordinatrice, è una donna elegante ma abbastanza
semplice e stento a credere che sia cambiata.
«Ma va! Quella non va mai dall'estetista, non ci credo manco morta. E poi
tu come fai a saperlo?», ribatto ironica.
«Incredibile ma vero. E’ amica di mia madre, e quest’estate è venuta a
farci visita. Discutono di argomenti di moda, e parlano della loro
adolescenza: le solite conversazioni da donne vissute. Se non ci credi
guarda con i tuoi stessi occhi.», replica.
Mi volto e vedo una donna vestita benissimo, indossa un vestito nero e
bianco abbastanza lungo, degli orecchini blu cobalto lunghi e i capelli
biondi e più corti rispetto a come me li ricordavo.
E’ bellissima, davvero. Però è irriconoscibile.
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«Hai visto? Te lo dicevo io.», ribadisce Jared. Io lo guardo incredula.
«Se è così devo chiedere consiglio al suo parrucchiere e fissargli un
appuntamento, sembra un’altra persona.» – ribatto io.
«E che fisico!» esclama Clare.
«Già» aggiunge Megan. Dopo poco il campanello suona e ci dirigiamo nella
nostra classe.
«Buongiorno ragazzi.» esclama sorridente il prof James. Lui insegna danza
ed espressione del linguaggio del corpo.
«Buongiorno professore.» risponde la classe in coro.
«Finalmente ci rivediamo dopo una lunga pausa. Spero che vi siate riposati
durante l’estate perché vi avviso che ci aspetta un anno molto intenso, e
non sto scherzando. Ora cominciamo la lezione. Sapete che il primo giorno
non vogliamo sovraccaricarvi di lavoro, anche perché dobbiamo prima
riprenderci dall’estate che ci ha fatto diventare tutti un po’ più pigri. Dico
bene?» la classe annuisce.
«Bene. E’ per questo che oggi ho deciso che non terremo una lezione vera
e propria, ma ci eserciteremo e ripasseremo un concetto fondamentale.
Cominciamo col precisare che per lo spettacolo previsto a fine anno
metteremo in pratica tutta la teoria appresa e organizzeremo diverse
uscite didattiche, una è già stata approvata: faremo visita al museo di città
e conosceremo artisti contemporanei e non. Verificheremo le vostre
conoscenze e abilità in materia dividendovi in gruppi e assoggettandovi a
svariate prove. Cominciamo dalla definizione approfondita dell’argomento.
La danza moderna può essere anche etichettata come “nuova danza”, ed è
fortemente in contrasto con il ballo classico, le cui origini sono remote. Fu
teorizzata dal francese François Delsarte di cui assegnerò la tesina ad uno
di voi. Ha cominciato a prendere forma a partire dal XIX secolo in
contrapposizione al balletto classico accademico. E’ stata definita come
danza libera, vista la grande varietà di movimenti che si possono adottare
durante un’esibizione. Ma adesso vi chiedo – alla base di ciò – sapete dirmi
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per quale motivo – secondo voi – veniva principalmente eseguita in luoghi
poco frequentati?»
«Perché doveva lasciare più spazio ai balletti classici?» rispondo io
sperando che la risposta sia giusta.
«Esatto Smith, andiamo bene. Però non è tutto. Sappiamo che la danza
moderna comporta sempre movimenti lineari secondo proporzioni
dettagliate. Quello che voglio sapere è: potrebbe anche prevedere un
movimento quasi del tutto innaturale del corpo?»
«No, la danza moderna è piuttosto libera, ma ciò non toglie che i
movimenti vanno seguiti in base a dei criteri stabiliti accuratamente e in
maniera precisa.» rispondo tutto d’un fiato.
«Eccellente, Smith.» sorrido.
«L’abbigliamento è –come sapete– quello classico e di base che
comprende body e calze per le ragazze. Per quanto riguarda i ragazzi, si
possono indossare pantaloni elastici da abbinare con le tute, messe a
disposizione dalla professoressa Jasmine. Perciò, ora vi chiedo di andare a
cambiarvi.» noi facciamo chiesto e ci rechiamo nei camerini.
«Che palle» sbuffo infilando le calze.
«Non poteva risparmiarci? Ha tutto l’anno per massacrarci di lavoro.»
sbotta Megan, raccogliendo i suoi lunghi capelli in una coda accurata.
«Boh, forse non ha una vita sociale» aggiunge Clare, indossando il body.
«Macciao bellezze!» esclama Jared divertito.
Noi ci voltiamo di scatto e urliamo.
«Ehi! Non è permesso entrare nel camerino delle ragazze!», lo rimprovera
Clare.
«Ma che modi sono questi?!» mormora Megan.
«Non fate le raffinate! Volevo solo sapere a che punto eravate, noi
abbiamo quasi finito.» replica ridacchiando.
«Abbiate pazienza, anche noi abbiamo quasi finito. E ora vattene.», ribatte
Clare guardandolo con uno sguardo fulmineo.
«D’accordo», dice tornando nel camerino dei maschi.
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Dopo un po’ ritorniamo in classe.
«Bene, ora che siete tutti pronti, cominciamo. In piedi, è ora di
esercitarci.» ci avviciniamo alla staffa e ascoltiamo le indicazioni.
«Eseguiamo esercizi di riscaldamento nello spazio attraverso sequenze
sempre più varie e complesse. Tali esercizi serviranno come rafforzamento
dei muscoli addominali e del dorso. Tutto è finalizzato al movimento
completo del corpo.», noi eseguiamo.
«Ora eseguiremo le cadute al suolo che vi ho mostrato l’anno scorso, e che
domani ripasseremo anche con la coordinatrice, ovvero: cadere e rialzarsi
in maniera scattante con la massima scioltezza, velocità, e controllo totale
del corpo, seguendo con regolarità il ritmo.»
«Non va bene! Dovete essere rapidi!» ci rimprovera.
«Prof, scusate se abbiamo ancora la testa sotto l’ombrellone, lei è sveglio
e pimpante a differenza nostra» replica Jared. Noi ridiamo.
«Non c’è niente da ridere. Mio caro, dovreste sapere che qui il nostro
motto è lavorare fino allo sfinimento. Siete la classe più sfaticata
dell’accademia.» biasima.
«Lo prendiamo come un complimento» aggiunge Caleb.
«Ritorniamo a fare le persone serie. Chi è in vena di scherzetti può
comodamente uscire dall’aula» a volte mi assale il pensiero di uscire
davvero.
«Signorina Gomez! Le chiedo più attenzione. Si alza il braccio sinistro, non
quello destro»
«Mi scusi, non l’avevo capito» mormora Clare.
«Adesso ripetiamo il Jazz Drag; il Cat Walk e la caduta a terra con le
ginocchia e con il bacino. Tali allenamenti approfondiscono e analizzano
l’equilibrio dell’individuo singolo, portando un miglioramento soprattutto
nella fluidità del movimento. Per ripetere gli esercizi potete visitare il sito
della scuola e accedere alla sezione destinata agli studenti, in cui la nostra
coordinatrice vi mostrerà tutto ciò che dovrete fare.»
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Sono passata in biblioteca per prelevare dei libri che mi servivano per
teoria teatrale, dobbiamo prepararci su Shakespeare, Eduardo de Filippo e
Victor Hugo: biografia, storia, opere e citazioni celebri. Tra tre settimane
abbiamo la prima prova. Ora sto uscendo da scuola. Deconcentrata e
distratta dalla musica proveniente da un’aula, mi scontro con qualcuno e
mi cadono i libri. Sbadata che non sono altro. Non mi smentisco mai.
Faccio per raccoglierli, ma noto che qualcuno mi ha preceduto. Alzo lo
sguardo e incontro due grandi e profondi occhi marroni che infondono
insicurezza. Mi sembra quasi di specchiarmici dentro. Appartengono a un
ragazzo alto, dal ciuffo bruno e spettinato. Indossa una t-shirt nera che
copre una buona parte delle braccia, e degli jeans sempre neri strappati.
Ha un piercing sul naso e riesco a intravedere il tatuaggio di una rosa e
quello di un aereo sul braccio destro.
E’ stupendo, anche se ha un aspetto inquietante.

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2
«Non ti hanno insegnato che bisogna prestare attenzione quando si
cammina?» contesta con voce roca, e mi porge i libri con uno sguardo
fulmineo. In questo momento vorrei essere altrove.
«Grazie e… scusa, ero sovrappensiero.» dico imbarazzata.
«La prossima volta stai più attenta. Se succede di nuovo, quei libri te li
calpesto anziché raccoglierteli.», mormora con un tono freddo che non mi
piace per niente. Ma come si permette?
«Si, scusami davvero, non era mia intenzione…» replico cercando di
scampare la situazione. L’aspetto tenebroso di questo ragazzo mi lascia
sconcertata, non posso negarlo.
«Bene» mormora.
Noto che ha un altro piercing, sull’orecchio, è disgustoso.
A interrompere la situazione scomoda è lo squillo del suo telefono. Ha una
suoneria rock fracassante che a tratti mi avrebbe spaccato i timpani, ma
per fortuna risponde in tempo. Poi imposta il vivavoce.
«Tyler, cazzo, muoviti a venire. La tua ragazza sta andando su tutte le
furie.» lo rimprovera una voce maschile. Sembra piuttosto inquieto. Come
sottofondo sento un’altra voce, stavolta femminile. A causa della gran
confusione non capisco esattamente cosa stia dicendo, e riesco a udire
solo qualche parolaccia. Che gente.
Inoltre, ho appena scoperto che il tizio che ho di fronte si chiama Tyler.
«Sto arrivando, abbiate pazienza.» sbuffa Tyler acidamente. Si vede che
l’educazione e la calma non sono il suo forte. Io resto lì a guardarlo, non
sapendo bene cosa fare. Come devo comportarmi? Me ne vado? Non mi
sono neanche presentata, ma comincio a pensare che avrebbe dovuto
farlo lui, visto come mi ha trattata.
Attacca la telefonata e va via, senza neanche degnarmi di uno sguardo, o
salutarmi per correttezza. Questo tizio deve avere il cervello fuso.
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Lo guardo andar via, ha il passo svelto. Dopo un po’ mi ricompongo e me
ne vado anch’io, e cerco di archiviare l’incontro.
Sono in camera mia, fisso il soffitto cercando di trovare la motivazione per
studiare. Oggi proprio non mi va, mi ero abituata alla routine estiva.
Accendo il pc che non uso da un po’ e mi collego su Facebook. Clare ha
postato una foto che ritrae me e lei insieme, la scattammo l’anno scorso a
Disneyland Paris, lo ricordo come fosse ieri. Ci eravamo concesse una
vacanza insieme alla nostra comitiva. Mi manca quel periodo di libertà,
quando gli esami non erano la nostra preoccupazione, e lo studio era
meno intenso. Metto like e continuo a controllare la home.
Sono a scuola, finalmente all’ora di ricreazione. Non ne potevo più. Christal
può essere cambiata esteticamente, ma caratterialmente è rimasta la
stessa di sempre. Riassumendo: non la smette di parlare neanche se la
pagano. A tratti mi sarei lanciata dal balcone per la noia.
Siamo in mensa.
«E così hai scontrato uno studente che si è comportato in maniera
arrogante con te» riassume Megan, dopo aver attentamente ascoltato ciò
che le ho raccontato in merito al ragazzo.
Altro che archiviare l’incontro, non riesco a togliermelo dalla testa.
«Esattamente. Era ricoperto di piercing e tatuaggi, un vero schifo… Ma vi
assicuro che era proprio bello» spiego seria e sognante al tempo stesso,
mentre addento il mio panino alla mortadella.
«Ora provo a cercarlo» dice Clare. Su Facebook abbiamo il gruppo
dell’accademia, e ogni studente vi è iscritto.
«State scherzando? Più che gente figa, a me sembrava uno scalmanato.»
«Hai detto che si chiama Tyler, giusto?» chiede Clare.
«Tyler Robinson!» esclama Clare. Io e Megan ci avviciniamo a lei per
guardare le foto. Non ne ha molte, e la maggior parte sono selfie.
«Oddio, è bellissimo. Come hai fatto a non svenire?» chiede Clare
trasognata, scrollando le sue foto. In una è in giardino, in un’altra si trova
16

davanti un campo di calcio, e le restanti sono scattate in una camera
(presumo sia la sua). E’ meraviglioso. Ehi coscienza, vorrei ricordarti che
non può piacermi uno arrogante come lui, e che – cosa importantissima –
è fidanzato.
«Non lo so» rispondo dopo un po’.
«E’ proprio figo», commenta Megan.
Mentre le mie amiche venerano Tyler, mi accorgo che nella biografia c’è
scritto che frequenta il corso B. Sbianco. Lo sapevo.
Il corso B è seguito da ragazzi indisciplinati, pericolosi e che vivono in
quartieri malfamati. Rimango allibita.
«Hailey?», dice Clare riportandomi bruscamente alla realtà. Sobbalzo.
«Si?»
«Che succede? Ti vedo spaventata» chiede.
«E’ che… ho letto che fa parte del corso B»
Clare e Megan sembrano impassibili. Credo sia dovuto al fatto che io sono
meno abituata a tutto questo, perché mio padre mi ha raccomandato fin
dal primo anno di non rivolgere la parola alle persone appartenenti a quel
corso. Li ho sempre evitati, le poche volte che li ho incrociati. In un certo
senso mi aspettavo che Tyler fosse uno di loro, ma averne la conferma è
stato scottante.
«E quindi? Il fatto che ti abbia incontrata è un punto a tuo favore.»
commenta Megan sgranocchiando le patatine.
«E perché mai?»
«Be’, presumibilmente rientra nella categoria degli studenti popolari. Un
giorno potresti far parte anche tu del club della gente figa, non si sa
mai…»
«Spero stiate scherzando. E’ stata la prima e l’ultima volta.» ribatto con la
massima serietà.
«Fai come vuoi, ora cambiamo argomento. Stavo pensando che potremmo
organizzare un nuovo torneo di volleyball.» propone Megan.
«In effetti non sarebbe male come idea» replica Clare.
«Sì, dai. Mi ci vorrebbe per scaricare lo stress da studio.» mormoro.
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«Allora, dopo scuola andiamo a prenotare la palestra?» chiede Megan
guardandoci.
«Ci sto» dico.
Sto ritornando in classe e mentre cammino, incrocio lo sguardo di Tyler.
Cosa ci fa lui qui? Gli passo davanti facendo finta di niente e sperando fino
all’ultimo che si sia dimenticato di me. Le altre ragazze cercherebbero di
farsi notare, io voglio solo morire. E’ con altri due ragazzi: entrambi tatuati
come lui e con un abbigliamento dark. Uno ha un ciuffo castano chiaro
ordinato e fissato con del gel, l’altro è bruno e riccioluto.
Hanno un’aria un po’ meno raccapricciante rispetto a Tyler.
«Ma guarda chi si rivede, la ragazzina sbadata e indifesa! Come mai da
queste parti?», dice ridacchiando insieme ai due ragazzi. Provo a ignorarlo
invano. Devo rispondergli.
«Potrei farti la stessa domanda, questa è la sezione del corso A» sbotto
aggiungendo un pizzico di freddezza nell’espressione.
La mensa ha i tavoli divisi in base ai corsi.
«Mettiamo in chiaro una cosa: le persone popolari hanno l’accesso a tutto.
Possono assumere il completo controllo su qualsiasi luogo, cosa o persona,
e non ti consiglio di schierarti contro di noi.» allora è davvero popolare, ora
la cosa inizia a farsi seria.
Assumo un’aria alquanto impensierita.
«Tranquilla, non era per intimorirti, ma è giusto mettere in guardia le
anime ingenue che non sanno minimamente a cosa potrebbero andare in
contro. Alla prossima angioletto.» dice con un ghigno malefico, come se
per lui fosse una cosa normale parlare in maniera così brusca alla gente
che incontra in giro. ‘‘Non lo sopporto’’, penso tornando in classe.
Domani alle sedici e mezzo giocheremo il primo match del tabellone.
Fortunatamente il professore ci ha permesso di organizzare il torneo
nonostante la scuola sia cominciata da poco.

18

Io sarò in squadra con Estrella, Marie, Britney, Clare e Megan come ogni
anno. La squadra avversaria sarà composta da Valentine, Theresa, Juliet,
Margaret, Rosalinda, Alexia.
Sono distesa sul letto. Mi arriva una notifica da whatsapp. Numero
anonimo.
Xxx: Ciao…
Hailey: Chi sei?
Xxx: Mi conosci…
Hailey: Conosco tante persone.
Xxx: Be’, io sono la più importante
Hailey: Non capisco.
Xxx: Lo capirai. Ma forse l’hai già capito. Io ci tengo a te, più di quanto tu
possa immaginare. Forse un giorno ti accorgerai di me… Chissà…
Hailey: Ti dico di no.
Xxx: E’ solo questione di tempo, ora devo staccare
Numero sconosciuto, ultimo accesso alle 21:30.
Chi sarà mai? A quest’ora hanno ancora voglia di scherzi? Mi è già capitato
di ricevere messaggi del genere, e la cosa mi inquieta. Non sono mai
riuscita a scoprire chi sia, magari solo qualche coglione dell’accademia che
non ha niente da fare e vuole divertirsi sparando numeri a caso.
Ripenso a quel ragazzo e a quel suo modo di fare così enigmatico e
indiscreto, e mi raggomitolo tra le coperte nella speranza di riuscire a
prendere sonno.

19

3

Oggi abbiamo la prima partita e l’agitazione inizia a farsi sentire. Sono
nervosa non tanto per la partita in sé, ma per il fatto che sugli spalti ci
sarà un pubblico, e questo mi mette incredibilmente in soggezione.
Dall’inizio la timidezza era al culmine, poi con il tempo ci ho fatto
l’abitudine, ma un minimo di impaccio è rimasto. Verranno anche i ragazzi.
Raccolgo i miei lunghi capelli spettinati in una coda abbastanza
disordinata, mi strucco e indosso la tuta. Preparo la borsa con tutto ciò
che può servirmi: vestiti di ricambio, trucchi, salviettine profumate e
specchietto. Finisco di allacciarmi le scarpe e infilo la felpa. Now I’m ready.
Fuori il tempo è nuvoloso, ma non penso che pioverà, perciò decido di non
portare l’ombrello, sarebbe troppo ingombrante.
«Con determinazione e ambizione, ce la faremo!» annuncia Estrella.
«Alleate nel bene e nel male!» esclama Marie.
«A prescindere!» aggiunge Britney.
«Tutte per una, e una per tutte!» diciamo all’uniscono sciogliendo il
cerchio che avevamo unito.
«Tutte in campo, ragazze!» esclama Anne, la nostra allenatrice indiscussa.
«Vi daremo del filo da torcere!»
«Ride bene chi ride ultimo, sfigate!»
«Vi consiglio di non montarvi troppo la testa, finireste per cadere!» urlano
le nostre nemiche, con il solo intento di creare irresolutezza in noi. Odio le
persone vanitose, e quelle lì ne sanno qualcosa di vanità. L’arbitro fischia e
finalmente la partita inizia. I nostri amici ci guardano da lontano, con
persuasione. E’ il turno di Estrella, sarà lei a battere per prima. Rosalinda
ha ricevuto in bagher, noi muriamo. Alexia si prepara a rispondere
schiacciando. Decidiamo di schierare un centrale, un opposto e due
schiacciatori per facilitare il gioco. Primo punto nostro. Palleggio e
schiacciata di Britney. Bagher di Rosalinda, alzata di Megan. Tocca a me
battere. Ace. Il pubblico, composto da circa trenta persone, applaude. Per
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un po’ tutto fila per il verso giusto, fino a quando non incrocio lo sguardo
intenso e cupo di Tyler. Lo riconoscerei tra mille. Non posso credere che
sia qui. Lo guardo di sottecchi, ma lui non sembra ricambiare lo sguardo.
Cerco di concentrarmi sulla partita con scarsi risultati. Me ne resto lì, rapita
e affascinata da lui… E non mi accorgo che una pallonata sta per arrivarmi
dritto in faccia. Faccio per scansarmi, ma fallisco cadendo e battendo forte
la testa. Non faccio neanche in tempo a rendermene conto che tutte le mie
compagne e le ragazze della squadra avversaria corrono verso di me
preoccupate, e Anne va a prendere del ghiaccio. Stringono un cerchio
intorno a me.
La vista si offusca.
«Hailey!»
«Stai bene? Vuoi un po’ d’acqua?»
«Ma a cosa pensavi?»
«Hailey, va tutto bene?»
L’assordamento è tale da non farmi riconoscere le voci delle mie
compagne, e annuisco solamente. Mi alzo stordita e loro mi aiutano a
sedermi sugli spalti. Estrella mi porta dell’acqua e io bevo a piccoli sorsi.
Riacquisto una leggera lucidità, ma continuo a sentirmi la testa pesante.
«Tranquilla, sta per arrivare Anne con del ghiaccio», mi rassicura Britney.
Anche i ragazzi ci raggiungono.
«Hailey! Ma che hai fatto?» esclama Dean preoccupato.
«Niente, mi sono distratta…», dico quasi sussurrando. Non ho molta forza
per parlare.
«La solita maldestra» parlotta Caleb.
«Vi sembra il momento?», rimprovera Brandon.
«Hailey, santo cielo, ci hai fatto prendere un bello spavento!» esclama la
nostra allenatrice, correndo verso di noi con una busta contenente del
ghiaccio. Lei non ha figli, e considera noi come delle figlie. E’ una donna
buona e gentile, la adoro. Me lo porge, io la ringrazio con un sorriso
debole e poggio il ghiaccio sulla fronte. Ho un sussulto per l’impatto che ha
il freddo con la pelle, ma poi mi ci abituo gradualmente.
21

Il dolore si attenua un po’. Nel frattempo, cerco di individuare Tyler tra la
folla e noto che sta ridendo con i suoi amici (spero che non stia ridendo di
me), e ha lo sguardo fisso sul cellulare. Non pretendo che si preoccupi per
me, ma per rispetto potrebbe anche evitare di dimostrarsi così
strafottente. Nonostante ci sia d’aspettarselo, il suo distinteresse continua
a irritarmi sempre di più. L’allenatrice mi chiede come va, e io le rispondo
che sto leggermente meglio. Le mie compagne sono state così carine ad
aver deciso di rinunciare alla partita per me.
«Spettatori, siamo dispiaciuti di informarvi che il match è sospeso a causa
di un infortunio.» comunica il giudice di sedia.
Il pubblico va via, tranne alcune persone che rimangono nella palestra per
chiedere informazioni, e Tyler che continua a ridere e scherzare con i suoi
amici. Perché è ancora qui?
Dopo qualche minuto trascorso a parlare con i miei amici, decido di tornare
a casa, sono sfinita e ho un bisogno urgente di precipitarmi sul divano e
dormire fino a stasera. Ho la testa ancora dolente. Saluto gli altri ed esco
dalla palestra insieme a Dean che si è offerto di accompagnarmi a casa
con la macchina. Sono troppo stanca per camminare. Gli altri, invece, sono
rimasti a scuola.
Sta piovendo incessantemente.
«Aspettami qui, faccio una corsa.» dice Dean, correndo e bagnandosi. Mi
siedo su una panchina davanti all’uscita di scuola e decido di cazzeggiare
al telefono mentre aspetto. Dopo poco, sento il rumore di un clacson.
Dean è stato veloce. Ma quando alzo lo sguardo, vedo Tyler al volante di
una Mercedes Benz classe B. Tiene i finestrini aperti (ma con quale
coraggio?!), la musica ad alto volume, e al suo fianco c’è una ragazza
bionda. E’ carina, ha dei lineamenti proporzionati e almeno non ha la pelle
tempestata di quegli orripilanti tatuaggi.
«Oh, poverina. Ha battuto la testa e l’hanno lasciata sola!», dice con un
ghigno beffardo. Mi rendo conto che ha assistito all’infortunio. E’ stato
doppiamente stronzo. La ragazza ride con lui. Ha una risata altamente
seccante che stona con il suo aspetto aggraziato. Be’, non tanto
22

aggraziato… Se si tratta di quella ragazza volgare che ho sentito quando
Tyler era al telefono.
«Veramente sto aspettando un amico.» ribatto con il tono più autoritario e
distaccato di cui sono capace. Ma deludo le mie aspettative, mostrando
una voce stridula.
«Che amico insolente, l’ha abbandonata! Attenta a non bagnarti che poi ti
ritrovi con la febbre a quaranta!» ribatte divertito, e se ne va.
Fino a prova contraria l’unico insolente è lui. E poi Dean non mi ha
abbandonata, è solo andato a prendere la macchina per evitare di farmi
fare la doccia: cosa che sicuramente lui non farebbe mai per una ragazza,
visto il suo carattere di merda.
Il mio lato da persona paziente mi suggerisce di ignorarlo, e di far finta di
niente. Il mio lato da stronza, invece, vuole che gli dichiari guerra. Sono
ancora indecisa su quale tra le mie due personalità ascoltare, ma qualcosa
mi dice che devo scegliere la seconda.
Dopo poco arriva Dean con la sua Citroen. E’ bagnato fradicio.
«Ho fatto presto?», chiede sorridendo.
«Certo!», dico ricambiando il sorriso e salendo in macchina. Per il tragitto
abbiamo parlato della partita, mi ha consigliato alcuni rimedi naturali per
alleviare il dolore alla testa, e ha detto che per qualsiasi cosa lui è
disponibile ad aiutarmi. Per questo, e per un’infinità di altri motivi, è il mio
migliore amico. Apro la porta di casa, e mi butto a peso morto sul letto. Al
diavolo lo studio. Voglio solo riposare.
La mattina successiva mi accorgo di avere un bernoccolo sulla fronte, ci
mancava solo questo. Lo copro con una fascia, per evitare che i
simpaticoni di turno mi prendano in giro.
«Quindi ti ha preso in giro davanti alla sua ragazza?» chiede Clare.
«Sì, ma non sono sicura che fosse la sua ragazza. Non so perché si
comporti così con me. Non ne posso più della sua sfacciataggine.»
23

«Bisogna dire che questo ragazzo è davvero scorbutico, da quello che mi
racconti. Un giorno vorrei conoscerlo da vicino, mi sembra un tipo
misterioso.» dice Clare con occhi sognanti.
«Non farti troppe illusioni, fa pur sempre parte del corso B» replico.
«Ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, magari lui è diverso dagli
altri. Non puoi giudicare senza conoscere.», spiega Megan.
«Hailey, come stai?» chiede Dean raggiungendoci. Insieme a lui ci sono
anche Brandon, Jared e Caleb.
«A parte il bernoccolo antiestetico, bene. Grazie mille.»
«Vedrai che nel giro di pochi giorni sparirà. Comunque, di che parlavate?»
chiede Brandon.
«Niente di particolare, parlavamo di un ragazzo.» rispondo.
«E di chi?»
«A voi che importa?» chiede Megan.
«Non possiamo saperlo?» ribatte Caleb.
«Conosciamo tutta l’accademia, di qualsiasi studente si tratti sapremmo
dirvi qualcosa su di lui.» spiega Jared.
«E va bene. Tyler Robinson» dice Clare.
«Cosa!?» replica Brandon spalancando la bocca.
«Quel tipo ha 19 anni, è stato bocciato l’anno scorso perché ha sabotato lo
spettacolo di fine anno nella sua classe, è svogliato e risponde male a tutti,
esclusi i suoi amici o le persone a cui tiene particolarmente. Mi raccontò di
essere stato lui ad aver danneggiato l’auto della professoressa Elisabeth e
di aver lasciato un cumulo di mozziconi di sigarette fuori scuola. Un
delinquente… insomma, non è proprio il massimo.» attesta Caleb.
«Sul serio? Be’, non mi stupisco più di tanto, dopotutto c’era da
aspettarselo.» dico, un po’ incredula.
«Allora è vero che quelli del corso B sono tutti così. Nessuna eccezione.»
commenta Megan.
«Già…» suggerisce Jared.
«Lo dicevo io! » replico.
24

Dopo qualche minuto gli altri si allontanano per andare a mensa, tranne
me, che devo riportare dei libri in biblioteca. Sto per andare, ma noto che
Dean rimane inebetito e mi fissa, anziché raggiungere gli altri.
«Che c’è?», chiedo muovendo su e giù le mani davanti ai suoi occhi per
riportarlo alla realtà.
«Pianeta Terra chiama Dean Greenwood!»
«Scusa, ero stregato dal tuo fascino.» spiega.
«Da dove emergono queste parole così… dolci?» si rabbuia. Cos’ho detto
di male?
«Oh, è bello sapere che credi che io sia dolce. In quanto a te… Ci sono
tante cose che non sai, Hailey…», replica immalinconito.
«Non capisco.» è tutto ciò che riesco a dire. A cosa è dovuto
quest’improvviso sbalzo d’umore? Un attimo prima, quando c’erano gli
altri, era vispo. Ora c’è qualcosa che lo turba, riesco a presagirlo. Vorrei
solo scoprire cosa, e la curiosità diventa sempre più possente, ma forse è
preferibile non chiedergli nulla.
«Niente, è meglio che tu non lo sappia ora. A presto.», dice facendomi
cenno di saluto e andandosene. Sono confusa.
Quella notte…
Mi trovo in un luogo debolmente illuminato e ho perso quasi del tutto il
senso dell’orientamento.
«Non capisco perché continui a evitarmi.» sussurra una voce misteriosa. E’
una figura alta, ma nel buio non riesco a riconoscerla. Una presenza
abbastanza sconcertante. Eppure la voce non mi è nuova.
«Chi sei?» chiedo agitata, con un filo di voce.
«Dovresti saperlo. Non posso credere che tu possa pensare questo di me.
Non immaginavo mi sottovalutassi tanto.»
«Di cosa stai parlando? Vuoi dirmi chi sei? Cosa vuoi da me?», ribatto
urlando a squarciagola.
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«Lo sai già.» mormora per poi allontanarsi e lasciarmi sola, con dubbi e
incertezze.
«NON CI CAPISCO NULLA!» esclamo svegliandomi di scatto e in preda al
panico.
«Era solo un incubo» penso tra me e me. Il respiro torna regolare e il
battito del cuore rallenta. Dopo qualche minuto sento dei passi salire le
scale, è mio padre. Si avvicina all’uscio. Strano che si sia preoccupato, di
solito a lui non importa niente di me. Ci trattiamo come estranei,
soprattutto da quando la mamma non c’è più. E’ diventato un uomo
chiuso, diverso da come me lo ricordavo.
«Va tutto bene?», chiede assonnato.
«Sì, era un incubo…» dico mostrando calma.
«D’accordo, allora buonanotte», mi saluta.
Dopo il tedioso rumore del cigolio della porta che si chiude, il silenzio torna
a regnare in casa.

26

4

Ci troviamo tutti fuori scuola, tranne Caleb che è tornato di corsa a casa
per sbrigare una faccenda importante insieme ai suoi genitori, e Brandon
che aveva appuntamento con Rosalinda, ovvero la sua ragazza. Insieme a
noi c’è anche Kerr: amico dei ragazzi, alto, bruno e sfaccendato. Non c’è
quasi mai a scuola.
Le poche volte che viene, cazzeggia.
Stiamo decidendo per stasera. Non voglio proprio restare a casa, e per di
più è da molto che non mi svago con i miei amici di sempre.
«Stasera potremmo andare a vedere Città di carta» propone Clare
esuberante.
Mi scappa un gridolino di gioia. Città di carta è uno dei miei libri preferiti, e
l’ho letteralmente divorato nel giro di una settimana. Questo renderà tutto
più divertente, perché solitamente nei film cambiano tante cose rispetto al
romanzo originale.
«Dobbiamo assolutamente vederlo. Quest’estate volevo andarci, ma ero
troppo occupata, e inoltre ho speso i soldi che avevo messo da parte per
un nuovo ipod. Quello vecchio era andato praticamente in tilt, e la batteria
si era bruciata.» appiano.
«Perfetto, allora. Tu che ne pensi, Clare?»
«Anche per me va bene. Non l’ho mai visto, ma sapete che di qualunque
film si tratti io sarò dei vostri.» dice lei.
«Oh, ti assicuro che non te ne pentirai.» aggiungo.
Mi brillano gli occhi. I film romantici (insieme ai libri) sono il mio punto
debole, anche se non ho mai creduto nell’amore vero. Le poche esperienze
che ho avuto sono state storielle da poco, durate al massimo quattro mesi,
e con ragazzi per i quali non provavo niente di concreto, se non un
sentimento abbastanza banale di affetto. Mi fermavo all’aspetto fisico e
mai alla personalità, perché avevo paura di innamorarmi e ne ho tuttora.
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«Non sarà mica uno dei film romantici che piacciono a voi ragazze»,
commenta Jared annoiato.
Dean è taciturno. Vorrei tanto sapere cosa gli passa per la testa.
«Puoi benissimo non venirci, se non vuoi, non siete obbligati a partecipare
all’iniziativa.» ribatte Megan.
«Io ci vengo solo perché sono curioso di sapere quali nauseanti e
smancerose frasi si diranno i protagonisti.» mormora Jared.
Non posso evitare di ridere.
«Ehi, non prendere in giro il fenomeno mondiale di John Green, scrittore e
blogger statunitense, nonché mio idolo incontrastato.» sbotta Megan.
«Ma tu non eri una fan sfegatata della Rowling?» mormora Kerr.
«Lo sono, però anche John non scherza.» contesta ironica.
«Se lo dici tu» aggiunge lui.
«Ho letto la trama su Wikipedia e pare abbastanza noioso, ma siccome
stasera non ho impegni, ci sto. Però la prossima volta andremo tutti a
vedere Star Wars» parlotta Jared.
«Uno di quei film dove si prendono a botte e lanciano missili in un pianeta
lontano e sconosciuto o scatenano la terza guerra mondiale e tentano di
salvare la Terra? No, mi dispiace, ma non ci tengo.» ribatte Clare. Dean
continua a fare scena muta.
«Siete delle irriconoscenti di prima categoria. Noi ci sacrifichiamo, e voi ci
ripagate così?» borbotta Kerr.
«Non fate i bambini, vi prego.» replica Megan.
«Allora, chi viene?» chiedo.
«Tutti vengono, no?» aggiunge Megan guardandoci come a dire ‘‘Vero che
stasera verrete? Se rifiutate, potete ritenervi già morti.’’
«Sì» rispondiamo all’unisono.
«Dean?», chiedo, ormai stufa del suo ammutolimento. Non capisco perché
è così… Assorto e assente.
Lui trasalisce.
«Eh?! Che c’è?»
28

«Ma non ci stavi ascoltando? Stavamo parlando del film di stasera. Tu
vieni?» chiedo ancora più arrabbiata di prima.
«Scusatemi, stavo pensando ad altro. Comunque sì…» replica impacciato.
Poi aggiunge: «Vi passo a prendere tutti stasera, allora?»
Dean ha già la patente, è maggiorenne perché ha fatto la primina.
Annuiamo.
«Ma sia chiaro che sarà la prima e l’ultima volta che guardo un film
d’amore» puntualizza Kerr con tono autoritario.
«Scemo, ci divertiremo. E poi c’è sempre una prima volta.» obietto
cercando di convincerlo.
«Sono molto diffidente, Hailey…» dice.
«Avvisate anche gli altri» aggiungo.
Non molto lontano da casa mia c’è un parco pubblico, ma di solito durante
la settimana il pomeriggio non c’è quasi nessuno. Ci vado quando voglio
rilassarmi, oppure quando mi sento confusa, triste o particolarmente
stressata… ed è proprio così che mi sento ora. Prendo una felpa ed esco.
Penso a Dean, a quanto è strano negli ultimi giorni… io ci tengo a lui e non
voglio che stia male.
Mentre formulo tali riflessioni, mi tornano in mente quegli occhi marroni…
Di Tyler. Perché sente l’esigenza di prendermi in giro davanti ai suoi amici
e alla sua ragazza? Dopotutto non gli ho fatto niente, e non ha motivo di
comportarsi da altezzoso con me… Spero solo di non vederlo più, e che si
scordi di me. Non ci siamo mai visti prima di qualche giorno fa,
frequentiamo corsi diversi e lui mi sembra anche decisamente irascibile.
Non vorrei dare un giudizio senza conoscerlo, però mi ha dato
l’impressione di essere uno dai gusti sofisticati, e non è proprio il tipo di
amicizia che cerco.
Francamente non ho mai osato sfiorare neppure lontanamente l’idea di
stargli simpatica o di diventare sua amica. Fa parte del corso B, è una
specie di criminale, e questo non posso darlo per scontato.
29

Senza contare che ho già degli amici, pochi ma onesti e VERI. Non ho
bisogno di uno squilibrato bisbetico e azzardato.
Camera mia è in subbuglio. Tutto sparso ovunque. Mia madre diceva
sempre che – quando si è in confusione – automaticamente anche la
nostra stanza diventa un caos totale, e aveva proprio ragione.
Che donna saggia…
A momenti mio padre dovrebbe rientrare, e – se si accorgesse di questo
putiferio – plausibilmente mi rinfaccierebbe la mia incapacità di mantenere
l’ordine. Mi rimbocco le maniche e rassetto. Spero che si intrattenga un po’
di più alla riunione. Prendo i vestiti, li piego e li sistemo nell’armadietto
accanto alla scrivania; raccolgo una pila di fogli cascata sul pavimento a
causa della mia illimitata distazione; pulisco lo schermo impolverato del
telefono; riordino i quaderni; aggiusto le mie foto sulle mensole; snodo i fili
intrecciati del computer e dispongo in maniera ordinata i trucchi nella
trousse. Apro uno scaffale per mettere a posto alcuni peluche, e scorgo
diversi libri che mi ricordano l’infanzia. Decido di prenderne uno in
particolare. Non appena scopro che si tratta del mio vecchio diario – dalla
copertina rosa monocolore e stracciata per metà – una lacrima percorre il
mio viso. Mi torna in mente tutto, ogni piccolezza, niente e nessuno
escluso. Mi faccio coraggio, lo apro e incomincio a scorrere con gli occhi le
parole. Leggo a voce bassa, con il cuore che martella intensamente, pare
voler demolire la cassa toracica. E’ trepidazione mescolata a malinconia...
‘‘Undici marzo.
Caro diario, mi chiamo Hailey Smith, ho 10 anni e vengo da Londra.
Viaggio sempre con il mio papà, ci dobbiamo spostare spesso per il suo
lavoro, e io lo devo seguire. A scuola vado benissimo, la mia maestra
d’italiano dice che sono la più brava, e vuole premiarmi. Io non ho amici,
perché gli altri bambini dicono che io sono nuova e non vogliono amici
nuovi nel gruppo, sono anche timida. La mamma non ce l’ho, in questo
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momento mi sta guardando dal cielo e mi protegge. Senza di lei mi sento
triste, perché mi manca tantissimo… Gesù, ti prego, fa che la mamma stia
sempre bene lassù con te e con gli angeli dall’aura fatata. Voglio un
mondo di pace, senza la guerra e in cui tutti si vogliono bene,
dimenticando l’odio. Le persone antipatiche devono pagarla cara, invece
quelle buone devono essere sempre felici. A scuola abbiamo imparato la
canzone Imagine per la recita di Natale. Immagino un mondo dove non ci
sono più distinzioni e razze discriminate, e tutti si danno la mano in segno
di pace. Non esiste la diversità, siamo uguali. Adesso sono in Spagna a
Madrid, nella mia nuova cameretta abbastanza grande: c’è la scrivania
verde, la finestra, il letto, poi c’è il cuscino di Biancaneve e il tappeto di
Tom & Jerry e vari mobili. Ho tantissimi giocattoli che mio padre compra al
ritorno da lavoro quando prendo un bel voto a scuola. A proposito,
quest’anno ho preso tutti 9 e 10 in pagella. Camila è una bambina
antipatica e invidiosa di me, che mi sporca il grembiule con le scarpe
perché dice che sono una secchiona. Io ho pianto perché lei è cattiva.
Anche gli altri mi prendono in giro, ma non sono crudeli quanto lei. Spero
che ci trasferiamo al più presto. Ora devo andare a giocare, alla prossima,
caro diario. Hailey’’
Singhiozzo. In un istante ripercorro quel periodo agghiacciante che mi ha
segnata per sempre. Leggo un’altra pagina, ben consapevole che farà
male. Fortunatamente la maggior parte sono scritte e disegni.
‘‘Ventidue aprile.
Caro diario, oggi ho conosciuto Mirko, che è un bambino della mia età e
frequenta la mia scuola. Ci siamo incontrati all’uscita, abbiamo giocato e
parlato, e mi ha invitata a casa sua questo sabato. Mio padre non vuole
che ci vada, perché non conosce i genitori di Mirko ed è preoccupato. Io gli
ho spiegato che Mirko è simpatico e ci sarà occasione per conoscere la sua
famiglia, che è sicuramente gentile come lui, ma papà non mi ha voluto
ascoltare. Perché devo sempre stare male? Per una volta che una persona
31

si accorge che esisto, non posso fare amicizia. Mi va tutto male, non c’è
niente che funziona bene in questa vita. A scuola dicono che sono ricca e
non mi manca niente, perciò non mi posso lamentare. Ma non ha senso.
Anche se una persona possiede il denaro, non potrà mai essere felice
senza amore. Uffa, speriamo che papà cambi idea… ci tengo molto ad
andare a casa di Mirko… è l’unico vero amico che ho, e non voglio
perderlo.’’
‘‘Ventitre aprile.
Oggi ho fatto una figuraccia davanti a tutta la classe, perché dovevo
svolgere un esercizio alla lavagna. Indovina? Ho sbagliato, perché Camila
mi ha distratta e io ho scritto una parola senza la H. Tutti sono scoppiati a
ridere… mi da troppo fastidio sentire le loro risate. Sono talmente
arrabbiata che non mi va di continuare a raccontarti com’è andata la
giornata, ti saluto… Ciao…’’
‘‘Diciassette maggio.
Ciao diario. In questo mese non è successo niente di speciale, e tra poco la
scuola finisce. Non so se esserne felice oppure no, perché da una parte
non voglio lasciare le maestre e andare alle medie, ma dall’altra non
sopportavo più questa situazione. Vengo sempre presa in giro, sono sola e
nessuno mi capisce. Ho solo la fortuna di essere brava e di avere sempre
bei voti, che mi soddisfano. Ma oltre a questo, non c’è niente di positivo.
Tra poco c’è la recita dell’estate, e ci saluteremo. Abbiamo organizzato una
festa di fine anno per festeggiare e per dirci addio, o forse ciao. Io spero di
non vedere più i miei compagni di classe, anche se alla fine li ho voluti
bene, perché ho trascorso 2 anni con loro. Però hanno sempre riso di me,
e non mi piace che le persone mi prendano in giro. Mirko? Si è trasferito.
L’ho visto per qualche settimana all’uscita di scuola e abbiamo
chiacchierato un po’. E ora se n’è andato, non potrei essere più fortunata,
che bello! Ovviamente sto scherzando. Tu sei il mio unico amico, diario.
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Non spifferi mai niente in giro e ogni volta che ho bisogno di sfogarmi, ci
sei. Sei fantastico, ma ora ti saluto. A presto, Hailey’’
Ne ho abbastanza. Le lacrime stanno aumentando. Ci sarebbero altre
pagine da leggere, ma non ce la posso fare. Questo diario deve sparire.
Strappo velocemente le pagine e raccolgo le varie parti per poi gettarle,
presa dalla rabbia e dallo sconforto. Preparo lo zaino per domani e
controllo l’orario: sono le diciassette e venti, è ancora presto. Decido di
uscire e andare in centro, voglio distrarmi e approfittarne dei saldi per
comprare qualcosa di interessante.
Sono passata da Alcott e ho comprato una felpa pesante per il periodo
invernale, un jeans blu strappato e delle scarpe da ginnastica della Nike,
nere a striscie bianche, che potrebbero tornarmi utili. Ho preso anche una
crema idratante all’olio di Jojoba, uno shampoo profumato e una
saponetta. Ho proprio bisogno di un bagno caldo e distensivo.
Torno a casa, e trovo mio padre seduto sul divano davanti alla, bevendo
una tazza.
«Hailey, sei tornata finalmente»
«Sì, ciao.», replico fredda.
«Ho litigato a lungo con un mio collega a causa di un nuovo contratto, e
ho preparato una tisana alle erbe per alleviare il nervosismo…» spiega lui
con aria irritata.
«Non mi interessa.» commento.
«Dove sei stata?», chiede.
«In centro a fare qualche spesa», rispondo distaccata.
«I tuoi soliti ghiribizzi improvvisi?»
«Papà, non cominciare» sbotto. Odio quando mi fa la predica, peggio
ancora se si tratta di denaro e di acquisti. Forse crede che io sia la
bambina di una volta, e invece ho quasi diciotto anni.
«Non sto cominciando, non preoccuparti. Stasera rimani a casa?» tiro un
sospiro di sollievo.
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Pensavo iniziasse con il suo tipico discorso da moralista. Quasi non mi
sembra vero, di solito la prima cosa che fa è tormentarmi perché spendo il
denaro il sciocchezze e bla bla bla… Ma magari non è dell’umore. Forse
dovrei ringraziare il collega con il quale ha discusso.
«No, vado al cinema con i miei amici.»
«D’accordo, non fare tardi, mi raccomando.»
«Si, tranquillo» replico salendo le scale.
Mi spoglio e mi immergo nell’acqua bollente, è il Paradiso. In momenti
come questi mi dimentico completamente del mondo che mi attornia, e
chiudo gli occhi sforzandomi di non pensare alla realtà, che – molto spesso
– non è come desidero. Ripenso a quel diario ed ecco che un’altra lacrima
amara e funesta si fa strada sul mio volto angosciato. Sebbene mi risulti
un’impresa, devo provare ad andare avanti, cercando di immagazzinare il
mio doloroso passato. Le lacrime proseguono, ma io le asciugo e chiudo
nuovamente gli occhi, tentando di scacciare dalla testa il pensiero della
mia orribile infanzia.
Siamo arrivati al cinema, stiamo andando a prenotare i biglietti. Ci sono
tutti, tranne Brandon. C’è una fila pazzesca, abbiamo aspettato circa
quindici minuti, e ora finalmente sta per arrivare il nostro turno.
«A che punto sei arrivata con il libro?» chiedo euforica a Megan.
«Ho letto una buona parte, sono al capitolo quattro. Non spoilerarmi
niente, però.» definisce lei.
«Tranquilla, non lo farò»
«Me lo auguro» quando sclero per un film o un libro sono capace di
ricordarmi persino i dialoghi, ed è questo che mi preoccupa. Spero solo
che non mi parta lo spoiler, sarebbe un vero peccato.
«Ragazzi, stasera qualcuno di voi mi ricorda il link del sito della scuola?»
chiede Jared.
«Sì, te lo mando su whatsapp» si prenota Caleb.
34

«E anche i dati possibilmente. Li avevo salvati nel computer di mia madre,
ma sono andati persi.»
«D’accordo» replica Caleb.
Continuiamo a chiacchierare del più e del meno, tanto che viene il nostro
turno e rimaniamo allibiti per la velocità in cui i minuti sono trascorsi. E
pensare che due minuti fa c’era ancora parecchia gente prima di noi.
«Siete qui per Città di carta, giusto?» chiede affabilmente la signorina
dietro al bancone.
«Sì.» rispondiamo.
Facciamo i biglietti e cerchiamo la sala.
«Da questa parte, prego.» ci indica un ragazzo dello staff.
Il film non è ancora cominciato, e ne approfittiamo per andare a comprare
qualcosa da sgranocchiare.
Io scelgo di prendere un panino con hamburger e insalata e una bibita
gassata fresca. A volte mi dimentico di non eccedere con le schifezze, ma
ogni tanto non fa male, e – modestamente – con il fisico che ho, me lo
posso permettere.
Una ragazza ci avvisa che il film sta per iniziare, e paghiamo alla cassa per
poi rientrare in sala e sederci ai nostri rispettivi posti.
A metà del film mi accorgo che Dean, che è seduto accanto a me, mi sta
fissando con lo stesso sguardo che aveva oggi a scuola.
«Sei così bella, Hailey» bisbiglia. Lo guardo impietrita.
«Che c’è? Vuoi farmi la corte? Senti, tu devi dirmi cos’hai.»
«No, è che… Ehm… Sono in vena di complimenti.» ribatte. Sta mentendo,
lo conosco. Con me non funziona, caro Dean.
«Punto uno: se non ti dispiace starei vedendo il film. Punto due: se non
vuoi dirmelo, almeno smettila di farmi gli occhi dolci.»,
«Ssh! Non sento nulla!» sussurra Clare, che è alla mia destra.
Dean continua a guardarmi per qualche secondo con aria pensierosa, poi
torna a girarsi in avanti.
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Centomila dubbi mi assalgono, ma se ha scelto di non dirmi cosa gli
prende ci sarà un motivo. Temo solo che non si fidi di me.

36

5

Il film di ieri è stato a dir poco fantastico, abbiamo riso e pianto con Margo
e Quentin. Dobbiamo assolutamente organizzare un altro pomeriggio come
questo, mi sono divertita e non ho pensato a nulla se non a godermi il film
e a stare in compagnia delle persone a me più care: è questa la mia serata
tipo. Oggi, invece abbiamo trascorso una giornata scolastica più
impegnativa del solito, e ci hanno dato parecchio lavoro da fare. Devo
mettermi sotto con lo studio, il tempo è denaro. E’ stressante starmene ore
intere con la testa chinata sui libri, ma devo farlo se non voglio trovarmi la
scritta in rosso ‘‘non ammessa’’ accanto al nome, quando ci saranno i
quadri a fine anno. Mi trovo all’uscita di scuola, sto tornando a casa, dopo
aver parlato a lungo con Clare e Megan di moda, gossip, cibo spazzatura e
scrittori. Amo i nostri argomenti di conversazione, perché sono sempre un
po’ contorti. Noi siamo delle ragazze dal carattere particolare, e per questo
ci riteniamo uniche nel nostro genere.
Abbiamo anche parlato di Dean e del suo comportamento sospetto, ma
loro mi hanno consigliato di non insistere, perché se davvero ha qualcosa
da dirmi, sarà lui a farlo.
Mi fermo davanti al muretto fuori scuola per prendere le cuffie dallo zaino,
ogni tanto mi piace ascoltare musica mentre imbocco il vialetto di casa. E’
così distendente…
Faccio partire ‘‘Warrior’’ di Demi Lovato, una delle canzoni che più mi
rappresenta in questo momento. Ritrovare quel diario mi ha sconvolto la
giornata. Però ho deciso che devo essere una guerriera, perché le vere
vincitrici non si arrendono neanche davanti alla più intricata delle
situazioni. La vita non è altro che una battaglia, e le alternative che hai
sono due: o prendi la spada e combatti (e mal che vada almeno potrai dire
di averci provato) o ti lasci sconfiggere con fatali conseguenze. Non puoi
provare a scappare, perché – nel momento in cui fuggi – la vita è pronta a
correre dietro di te e a tartassarti. La soluzione è affrontare tutto a testa
alta, e non lasciarsi cogliere di sorpresa.
«Cosa ascolti?» chiede una rauca voce maschile.
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E’ Tyler, lo sapevo.
Possibile che lo incontri dappertutto? Lo guardo con la coda dell’occhio.
Quell’iride marrone scuro mi suscita smarrimento e timidezza. Lui, è
adagiato sul muretto di fronte. Io, non proferisco parola.
«Cosa stai ascoltando?» ripete con un tono di voce più alto del solito.
Siamo nervosetti oggi.
Mi tolgo una cuffia, ormai non posso più fingere di non averlo udito.
«Demi Lovato» mormoro.
«Interessante», replica prendendo l’accendino e la sigaretta. Non mi
stupisco che fumi.
«Tu non fumi?», chiede come se fumare fosse una cosa normale.
«No, ne faccio volentieri a meno.» ribatto, cercando di apparire fredda.
«Ah, non farmi ridere. Sei sempre così perfettina tu?» ridacchia. Non
rispondo. Porta la sigaretta alle labbra impregnate e crea il primo cerchio
di fumo nell’aria, poi il secondo, il terzo, e così via…
«Fumare ti fa sentire rilassato, io fumo sempre quando mi sento nervoso o
stressato, è una sensazione bellissima…»
Ceeerto! Dev’essere fantastico rovinarsi la salute!
«Alla fine il tuo amico è venuto a prenderti?», dice sogghignando e
aggiungendo un pizzico di sarcasmo.
Ha una bella risata, devo ammetterlo. Ma non capisco cos’abbia da ridere
continuamente. Manco fossi vestita da clown.
«Devo andare» dico, e affretto il passo per evitare che possa ribattere.
Sento ancora il suo sguardo addosso, di sicuro starà pensando che io sia
stupida. Ma dopotutto anche lui mi ha piantata da un momento all’altro,
mentre stavamo tenendo una conversazione (sempre se si può definire
tale, visto che ha praticamente sbraitato tutto il tempo). Questo ragazzo
mi urta e mi attrae al tempo stesso: è volutamente contraddittorio, ma è
così che mi sento con lui. No, lui non può piacermi. Devo smetterla di
lasciarmi influenzare dalla vocina della mia stupida coscienza, che non fa
altro che confondermi.
Entro in casa sbattendo la porta.
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«Hailey, è successo qualcosa?» chiede mio padre uscendo dal suo studio.
«No, non è successo niente.» dico fredda.
«Tu non me la conti giusta.», insiste.
«Ti dico che sto bene.», rispondo salendo di corsa le scale e impedendogli
di replicare ulteriormente. L’ultima cosa che voglio è che cominci col farmi
il terzo grado.
Mi scaravento sul letto, stanca e amareggiata. E’ tutta colpa di Tyler. Il suo
modo di fare mi infastidisce di una maniera impensabile, inammissibile.
Potrebbe benissimo restare con i suoi amichetti malviventi e viziati, e
invece preferisce prendersi gioco di me. Non ho mai incontrato un ragazzo
tanto spregevole quanto lui. Perché mi arrabbio tanto per qualcosa alla
quale sono abituata? D’altronde, mi è capitato tante altre volte di
incapparmi nei ragazzi del corso B, ma li ho sempre snobbati e scansati.
Non ho mai dato loro troppa importanza, eppure Tyler ha qualcosa che lo
rende mille volte più odioso rispetto agli altri.
Ripenso anche a Dean… Di solito mi faceva i complimenti, ma non così
spesso. E poi, dalla sua voce smarrita e dal suo sguardo arrendevole, deve
trattarsi di qualcosa di importante, a cui tiene davvero.
Notifica da whatsapp. E’ lo stesso numero sconosciuto che mi ha
contattato l’altro giorno.
Xxx: Ciao, è incredibile che tu non ti accorga di me… Eppure siamo uniti
da sempre.
Hailey: Di nuovo tu? Si può sapere chi sei?
Xxx: Non posso dirtelo…
Hailey: Non credo.
Xxx: Lo saprai a tempo debito, devo solo trovare il coraggio di
confessartelo.
Hailey: Chiunque tu sia, smettila con questi scherzi, non sono proprio
dell’umore.
Xxx: Non sto scherzando, non potrei essere più serio.
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Hailey: Ti blocco.
Xxx: Puoi bloccarmi su whatsapp, ma non nella vita reale.
Hailey: E questo cosa significa?
Xxx: Lascia stare…
Numero sconosciuto, ultimo accesso alle 22:10.
Sono stufa e seccata da questi giochetti. Clicco sulla voce ‘‘blocca/segnala’’
e decido di bloccare l’utente che probabilmente deve avere una vita molto
noiosa.
Sono nel corridoio agli armadietti per prendere la bottiglietta d’acqua e gli
appunti. Tra poco abbiamo storia della musica, e devo affrettarmi per
raggiungere gli altri. Dean è al distributore, a un tratto mi si avvicina con
un’aria piuttosto pensierosa.
«Ehi Dean!» lo saluto vivacemente, ma noto che la sua espressione spenta
resta tale e non sembra condividere l’entusiasmo.
«C’è qualcosa che non va?» chiedo con tutta tranquillità.
«No, sì…», replica serio.
«Deciditi.»
«Ti devo parlare», la sua voce è turbata e dispersa, quasi non la riconosco.
Ha un’aria titubante e nei suoi occhi posso leggere impaccio. Sembra
essere in difficoltà, come se dovesse prendere la forza di parlarmi. Che sia
arrivato il momento di dirmi cosa gli succede?
«Hailey…» mormora prendendomi il braccio e portandomi in una zona più
isolata del corridoio, in modo che nessuno possa vederci.
Mi guarda dritto negli occhi e posa le sue braccia sulle mie spalle. Non
capisco cosa stia succedendo.
«Mi spieghi che ti prende?» chiedo con aria interrogativa.
«Tu… Tu non puoi capire, Hailey»
«Cosa devo capire?» incalzo curiosa ma anche turbata.
«Se te lo dicessi, probabilmente non vorresti essere più mia amica,
rischierei di rovinare il nostro rapporto.», precisa abbassando lo sguardo e
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fissando il pavimento per qualche secondo. Poi torna a guardarmi non
appena gli rispondo.
«Dean, io ti voglio bene, però adesso ho bisogno di sapere ciò che devi
dirmi. Mi stai spaventando.»
«Hai ragione. Ti ho trascinato fin qui e non posso andarmene senza prima
averti detto tutto.», continua più rilassato.
Cerco di infondergli coraggio.
«Parla, ti ascolto» impunto.
«Be’, non è facile da spiegare, non lo è per niente. Ma devo farlo, perché
non posso più vivere con un tormento del genere. Io…» si blocca per un
istante, passando rapidamente la mano destra nel ciuffo castano alzato
con del gel. Poi continua «Sono innamorato di te, Hailey», svela. Io
impallidisco, lo guardo allibita e non riesco a replicare… Mille pensieri
affollano la mia mente.
Sono letteralmente impietrita. Com’è possibile che il mio migliore amico –
persona con la quale credevo ci fosse solo una tenera amicizia e nient’altro
– possa essersi innamorato di me? Eppure avrei giurato che la nostra fosse
solo un’affezione reciproca che non sarebbe mai sfociata in qualcosa di
serio. Sono sconvolta.
Ora capisco perché faceva tanto il misterioso.
«D-da quando?», chiedo balbettando.
«Dall’estate dell’anno scorso. Mi sono accorto di provare qualcosa che non
poteva essere definito semplicemente affetto.»
Sento i muscoli rattrapirsi.
Non so se sia peggio ciò che Dean mi ha confessato, o il fatto che me
l’abbia rivelato solo ora.
«E perché non me ne hai parlato prima? Non mi hai mai accennato niente,
ero convinta che fossimo solo amici, nient’altro.» replico alzando il tono
della voce.
«Non arrabbiarti, per favore. Non sapevo in che modo dirtelo, e non ho
mai trovato il coraggio… Così, ho deciso di scriverti anonimamente su
whatsapp. Non sopportavo l’idea di non riuscire a dichiararmi, e ho
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architettato quello stupido stratagemma. Quando pensavo a te, ti scrivevo.
E cercavo di farti capire in qualunque modo che ero io, ma tu non ci
arrivavi. Sono stato un cretino.»
«E così eri tu il numero sconosciuto. E io che pensavo che fossero ragazzi
che mi prendevano in giro. Ti rendi conto?»
«Lo so. Ma ti ripeto che non avevo una minima idea di come dirti tutto
ciò… E’ già tanto se sono qui.» spiega.
«Cosa hai intenzione di fare?» aggiunge, aspettandosi una risposta non
troppo dura. Ma so che lo deluderò.
«Ho bisogno di tempo, per assimilare il concetto.» ribadisco, con gli occhi
inumiditi. Sento le lacrime insistere, ma le trattengo per non apparire
ridicola.
«La mia vita è così orribile. Quel diario, Tyler che mi infastidisce, la
nostalgia per mia madre… Sto trascorrendo un periodo orribile, e per
giunta vengo a sapere che il mio migliore amico è innamorato di me. Ma
non è colpa tua, dopotutto al cuore non si comanda.» dico, riacquistando
la lucidità. Capisco che ho sbagliato a urlargli contro.
«Scusami, Dean. Per averti attaccato senza fermarmi a riflettere come si
deve. Io…»
«La tua reazione è perfettamente lecita. Lo stronzo sono stato io…»
«Su questo non posso darti torto. E ancora non riesco a capire come tu
abbia perso tempo scrivendomi con un’identità falsa su whatsapp... Però
devo riconoscere di aver esagerato anch’io.»
«Ero sicuro di non piacerti. Durante l’estate scorsa dei ragazzi ti correvano
dietro, e non potevo di certo pensare di poter prendere il loro posto. Tu mi
hai sempre visto solo come amico, non è così?», mi ricordo quel periodo.
Nel corso dell’estate avevo cominciato a lavorare part-time per il bar di
un’amica della madre di Clare, che fu gentilissima a offrirmi quel lavoretto
temporaneo. Mio padre era d’accordo con la mia decisione,
fortunatamente, e io avevo messo da parte un po’ di denaro per me.
Conobbi due ragazzi: Shawn e Chris.
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Mi corteggiavano, ma io li rifiutavo continuamente. E ora che ci penso, in
quel periodo Dean sembrava particolarmente nervoso quando mi vedeva
con quei ragazzi. Gli chiedevo se ci fosse qualcosa che non andasse, ma lui
rispondeva tranquillamente che andava tutto bene. E invece, tutto andava
male.
Ma io non sospettavo neanche vagamente che dietro ci fosse questo.
Quando smisi di lavorare da una parte fui contenta, perché non li avrei più
rivisti.
«E’ tutto così confuso in questo momento. Scusami, ma si è fatto tardi e
devo rientrare in classe…» aggiungo confusa.
«E tra di noi? E’ finita?» chiede dispiaciuto.
«Tra di noi non lo so. Devo prendermi una pausa.» puntualizzo.
«Non ci posso credere che Dean sia davvero cotto di te.» dice Megan.
«E’ così. Come devo comportarmi?»
«Be’, tu cosa senti per lui?»
«Nulla che vada oltre l’amicizia, sono sincera.»
«E fai bene a esserlo, la verità è sempre la scelta più opportuna. Secondo
me dovresti parlargli chiaro e dirgli che tu non provi lo stesso. Una bugia
potrebbe costarti caro, e mentendo renderesti la situazione più complicata
di quanto già lo è.» suggerisce Clare.
«Hai ragione, non posso illuderlo», rifletto.
«Lo feriresti ulteriormente…» aggiunge.
«Però adesso vogliamo vederti sorridere.» mi istiga Megan.
«Non ci riesco, non ce la faccio. E’ più forte di me.» replico.
«Ce la farai. Sorridi» incalza Clare.
«E va bene, ma solo perché so che prima o poi mi convincerete.» dico
sfoggiando debolmente un sorriso a 32 denti.
Devo ammettere che mi sento un po’ meglio.
«Così vogliamo vederti, questo è lo spirito giusto per affrontare la
situazione! Adesso va’ da Dean e spiegagli tutto.» mi sprona Clare.
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Dean è seduto su una panchina.
Sta fissando il vuoto, e sembra pensieroso.
«Possiamo parlare?», chiedo sedendomi accanto a lui e sperando che non
mi rifiuti.
«So già quello che stai per dirmi. Che sono stato un coglione, che non mi
merito niente e che non vuoi più avere a che fare con me. Non occorre
sentirmelo dire. So già tutto.»
«Dean, io… Ammetto che il nostro rapporto non è più lo stesso da quando
sono venuta a conoscenza di ciò che entrambi sappiamo. Però, non voglio
essere troppo cattiva con te.»
«Devi esserlo. D’altronde, dovevo aspettarmelo.»
«Non dire così.»
«Hailey, tu non sei innamorata di me. Per te sono al massimo un amico.
Per me è diverso, sai cosa significa non essere corrisposti? E’ una spina nel
fianco che nuoce ogni volta che si urta da qualche parte. Sono un idiota,
un incosciente, un… Coglione. Ora non posso rimediare, ed è tardi per
piangere. Quindi, credo che la cosa migliore sia non vederci per un po’,
stare lontani.», dice alzandosi e lasciandomi da sola.
Rimango imbambolata e ferita. Sono delusa perché credevo che mi
ascoltasse, e invece mi ha lasciata con più dubbi di prima. Prendo lo zaino
e torno a casa, ma incrocio Tyler. Ha un ciuffo spettinato che si intona
perfettamente con la sua personalità. Mi accorgo di due tatuaggi:
un’ancora sull’avambraccio sinistro, e uno stormo di uccelli sul collo. Ha il
tipico abbigliamento da persona trasandata, che non cura molto il proprio
aspetto. Indossa una camicia nera aperta e sotto una maglia a maniche
corte celeste, degli jeans strappati e delle scarpe da ginnastica abbastanza
consumate. Ma è così fottutamente bello. Cara coscienza, lui fa parte del
corso B, giusto perché tu lo tenga presente.
«Sei triste?», chiede fermandosi, riponendo il telefono nella tasca e
guardandomi. Qualcosa spinge anche me a fermarmi. Come ha fatto ad
accorgersi che non sono dell’umore?
«Buongiorno anche a te, Tyler» ribatto sarcastica.
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«Vedo che ricordi il mio nome, questo è un buon segno. Allora, vuoi dirmi
cos’hai?»
«Niente che possa interessarti.» ribatto continuando per la mia strada, ma
lui mi blocca.
Siamo di nuovo uno di fronte all’altro, e riesco di nuovo a specchiarmi nei
suoi occh, come al nostro primo incontro. E’ una vicinanza che mi provoca
un certo imbarazzo.
«Senti ragazzina, devi comportarti bene con me se non vuoi che ci siano
delle conseguenze.», spiega scandendo ogni singola parola.
Riesco a scorgere un piercing sulla lingua. Che schifo, chissà quanto
dev’essere scomodo mangiare e sentire il sapore del metallo.
Vomito al solo pensiero. Ma poi, ragazzina? Forse non sa che abbiamo un
anno di differenza. E che mi chiamo Hailey.
«Spiacente, ma non parlo con quelli del corso B.»
«Oh, poverina. Continuare a evitarmi non porterà a nessuna conclusione,
sappilo. Bambina» bambina? Da dove prende tanta confidenza? E’ inaudito
che questo ragazzo usi un tono simile con me. Non gli hanno insegnato il
rispetto, probabilmente.
Sta per dire qualcos’altro, ma per mia fortuna gli squilla il telefono. Ha la
suoneria di una canzone rock.
«Pronto? Courtney, amore. Sì, dimmi.» quindi la sua ragazza si chiama
Courtney, che nome patetico.
Però il fatto che sia fidanzato mi conforta, perché almeno gli impedirà di
avvicinarsi ad altre ragazze. E’ una persona imprevedibile.
«Ok, arrivo subito. Ciao tesoro.» dice, poi attacca la telefonata e si rivolge
a me «Devo andare, alla prossima».
Mi ha lasciata di nuovo. La sua cafonaggine è indescrivibile… Però almeno
mi ha salutata.
Ciò non toglie che ogni volta che lo incontro mi lascia sempre confusa.
E cercherò di fare l’impossibile pur di evitarlo.

45

6
«Allora, stasera verrai? Non puoi mancare.» mi esorta Clare. Si riferisce
alla festa organizzata dall’accademia per festeggiare l’ultimo anno. Si terrà
nella sala di musica, che viene allestita e preparata già da giorni prima
dell’evento. Che poi, non capisco cosa ci sia da festeggiare: forse sono
l’unica persona strana che si sente triste perché dovrà lasciare tutto
questo. Certo, non aspetto altro che l’università (sempre se sarò
promossa), ma… Non posso negare che sentirò una mestizia assurda
dell’accademia.
«Devo pensarci su» dico titubante. Non so se mi va di andare a una festa
dove sicuramente incontrerò gli alcolisti di turno, e poi non voglio ballare.
Non mi va di indossare un vestito da sera, nel mio armadio c’è solo roba
da maschiaccio, e diventerei lo zimbello dell’accademia. Sono stata una o
due volte a feste come questa per varie occasioni, e il clima che si crea
non è il massimo del comfort.
«Dai, senza di te non è lo stesso» dice Clare.
«E se Dean ci rimanesse male vedendomi alla festa? Penserebbe che abbia
preso alla leggera quello che mi ha confessato, che a me non importa di lui
e… Non voglio che soffra per me ancor di più di quanto ha già sofferto.»
«Ma Dean non può impedirti di trascorrere una serata all’insegna del
divertimento.», si oppone Megan.
«Lo so, però… Non vorrei che…»
«Ci divertiremo, daiiii!» mi prega Clare con una faccia da cucciolo.
«Cercate di capirmi…»
«E tu cerca di capire noi, vogliamo che tu stia bene e che ti svaghi,
soprattutto dopo quello che è successo con lui. Per un istante prova ad
accantonare la questione, non puoi mica rovinarti la vita e startene chiusa
in casa per sempre.» sbotta Megan.
«Vi chiamerò non appena avrò deciso.»

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«No. Tu hai già deciso. Stasera verrai, e non si discute. Ci penseremo noi a
prepararti e farti bella.» afferma Clare con una decisione che mi spaventa,
è una ragazza parecchio sicura di sé.
«Oggi tuo padre è in casa?» chiede con aria scaltra.
«No, torna alle nove»
«Splendido. La festa comincia alle sette e mezzo, perciò possiamo
tranquillamente venire ad aiutarti.» pianifica Megan.
«Non mi sembra il caso…»
«Oh, certo che lo è.» replica lei.
«A che ora finirebbe?»
«All’una, perché domani è sabato. Ma ci si può ritirare quando si vuole,
anche se sarebbe molto meglio attendere la mezzanotte per la torta.»
Ho deciso: ci vado. Dove ci sono i dolci c’è Hailey.
«Magari andremo a fare un po’ di shopping nel centro commerciale di città
con la metro, per trovare qualcosa da mettere. E’ tempo di rinnovare il
guardaroba! Facciamo per le cinque?», suggerisce Clare elettrizzata.
«Ci sto!» replico.
«Era ora! Quindi, per la festa abbiamo deciso… Adesso dicci, com’è andata
a finire con Dean?» chiede Megan interessata.
«Ah, non me ne parlare. Ho solo perso tempo, non ha voluto ascoltarmi ed
è andato via come se niente fosse. E io che pensavo di riuscire a sistemare
le cose con lui… Sono frustata e indecisa.»
«Guarda il lato positivo: hai la coscienza a posto perché ti sei degnata di
cercarlo e di fare un tentativo. E detto tra noi, come coppia non sareste
male» commenta Clare. Non termina neanche la frase che le do una
gomitata. Lei si piega e si corregge: «Scusa… Volevo dire che formate una
compagnia insostituibile…»
«Ecco, brava. Così va meglio.», aggiungo.
«Come hai reagito quando te l’ha rivelato?» chiede Clare.
«Ho avuto esattamente la reazione che ha un bambino quando si perde al
supermercato e non trova i genitori. Ok no, forse sto esagerando…
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Comunque non realizzavo che ciò che mi stesse svelando fosse reale, non
ho preso coscienza.»
«E ci credo. Se io venissi a sapere una cosa del genere dal mio migliore
amico, rimarrei scioccata come minimo.» commenta Megan.
«Be’, però secondo me sei contenta di avere uno spasimante. A me di
certo non dispiacerebbe se fossi al tuo posto, mi sentirei come Marilyn
Monroe.», ridacchia Clare.
«Non ci trovo nulla da ridere, sinceramente.» dico seria.
«Non essere pessimista e monotona. Ogni tanto è bene anche
sdrammatizzare, no?» replica, continuando a ridere. Io la guardo male, e
capisce che non è il caso di scherzare.
Abbiamo continuato a chiacchierare della festa e abbiamo deciso che
Vanessa, la madre di Megan, verrà a prenderci.
Devo avvisare mio padre di stasera, ma non voglio assolutamente che
venga a sapere che andrò a una festa.
E’ molto severo al riguardo: non vuole che ci vada perché teme che beva
troppo o che mi succeda qualcosa. Ritiene che la nuova generazione sia
superficiale e indifferente alle regole. Odio il fatto che voglia tutelarmi
quando si tratta di feste, ormai sono una persona adulta e posso
cavarmela benissimo da sola.
In ogni caso, mi conviene mentire, ci tengo ad andarci e non voglio che
niente e nessuno mi sia d’intralcio. Non stasera. Devo imparare a
divertirmi, come fanno tutti gli altri adolescenti.
Digito il suo numero e aspetto che risponda.
«Pronto, Hailey?»
«Ciao, volevo avvisarti che stasera non sarò a casa, una mia amica mi ha
invitata per un pigiama party. Domattina andrò a scuola con lei, tornerò
direttamente il pomeriggio.»
«Mmh, chi è la tua amica?»
«Megan Edwards»
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