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capitolo 3 .pdf



Nome del file originale: capitolo 3.pdf
Autore: Benedetta Arpino

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CAPITOLO 3

<<Sei sicuro che ha detto alle quattro?>> Diego si volta verso di me.
<<Per la terza e spero ultima volta: sì, sono sicuro. Rilassati, vedrai che ora arrivano.>> tutto sommato ha
ragione, anche io mi sono stufato di aspettarli, se tra cinque minuti non sono qui tiro fuori il cellulare e lo
bombardo di chiamate.
È passata una settimana da quando Guido ci ha comunicato che si sentiva con una quattordicenne. Sette
giorni trascorsi in modo lento, noioso e monotono, durante i quali si sono susseguite una serie di
inconcludenti conversazioni sulle reali intenzioni del nostro amico verso quella ragazzina. Lui dice che non è
niente di serio e viste le sue precedenti relazioni siamo tutti disposti a credergli, fatto sta che è già uscito un
paio di volte da solo con lei e finalmente ha deciso di farci conoscere questa sua nuova “fiamma”.
Adesso io e Diego siamo qui, seduti su questa panchina da più o meno mezzora, ad attenderli. A parte noi
due in giro per il paese non c’è assolutamente nessuno e questo non mi meraviglia più di tanto visto
l’inconsueto freddo che ha colpito la Toscana negli ultimi giorni. La piazza, il corso, il molo… è tutto
completamente deserto. Il lungomare, che a mio parere è senza ombra di dubbio la cosa più bella che
questo posto abbia da offrire, è anch’esso insolitamente vuoto, fatta eccezione per due lontane figure
appena apparse da dietro una curva. Cerco di osservarle per tentare di capire chi siano. Riconoscerei
ovunque quel modo di camminare, una delle due è chiaramente Guido, quindi l’altra deve essere Alice… sì,
si tengono per mano, sono loro.
<<Arrivano.>> do un colpo sulla spalla di Diego.
<<Era ora!>> esclama lui e si alza insieme a me per fare incontro al nostro amico.
<<Sei in ritardo.>> accusiamo subito noi appena siamo sicuri che possa udirci.
<<No… siete voi ad essere in anticipo, io avevo detto alle quattro e trenta.>> si difende raggiungendoci.
<<Capirai, mezzora in più, mezzora in meno, cosa vuoi che sia.>> mi rivolgo a Diego dopo aver ricevuto
un’occhiataccia per aver sbagliato l’orario dell’appuntamento.
<<Lasciamo perdere… gli altri a che ora escono?>> domanda lui.
<<Edoardo e Massimo hanno detto che scendono verso le cinque.>> risponde Guido <<comunque, questa è
Alice.>> la ragazza, che fino a quel momento è rimasta silenziosamente in disparte, si fa avanti per le
presentazioni. Vedendola finalmente di persona non avrei davvero mai detto potesse avere solamente
quattordici anni, si potrebbe tranquillamente spacciare almeno come una sedicenne visto il fisico che si
ritrova: è poco più bassa di me e quindi incredibilmente alta per la sua età, i suoi capelli neri come la notte
sono lunghi quasi fino all’addome, non ha un’acconciatura particolare o sofisticata, li porta semplicemente
sciolti, che le ricadono dolcemente da una parte del viso. Gli occhi di uno stupendo color miele sono
schermati da un paio di grandi occhiali squadrati e la bocca così sottile sembra quasi tendere a un
fantastico e naturale sorriso. Si avvicina e mi stringe timidamente la mano sussurrando il suo nome con un
filo di voce, ha le guance arrossate e non credo sia solamente per il freddo, si vergogna così tanto…
Decidiamo di spostarci dal lungomare visto che veniamo investiti dagli schizzi delle onde che si abbattono
ripetitivamente sulla scogliera. Camminiamo verso la piazza, siamo tutti zitti, nessuno sa cosa dire e Alice
inizia ad arricciarsi le punte dei capelli con aria agitata.
<<Allora… se ho capito bene oggi dovrebbero uscire insieme a noi anche le tue amiche giusto?>> tento di
farla sentire più a suo agio e di interrompere questo imbarazzante silenzio.
<<Sì, hanno detto che ci raggiungono anche loro alle cinque.>> risponde lei alzando lievemente il tono di
voce rispetto a prima.
<<Benissimo! Che ne dite se le aspettiamo al Forno? Oltre che morire di fame mi sto congelando qua
fuori…>> la mia proposta viene immediatamente accettata dagli altri e in men che non si dica ci ritroviamo
tra le calde mura di una piccola ma accogliente pizzeria situata proprio di fronte al molo. Ognuno di noi

prende qualcosa da mangiare e ci sediamo ad uno dei tavoli in fondo al locale dove iniziamo a chiacchierare
del più e del meno in attesa di essere raggiunti dagli altri.
Neanche passano venti minuti che Edoardo, Massimo e poco dopo le amiche di Alice, prendono posto
accanto a noi. Segue il classico teatrino di presentazioni composto da veloci strette di mano e finti sorrisi. Si
chiamano Azzurra, Sara e Lara, le avevo viste tutte almeno una volta in giro per il paese, solo che prima di
oggi non ci avevo mai parlato. Contrariamente alla ragazza di Guido, guardandole è evidente la differenza di
età che c’è tra loro e il nostro gruppo, si vede chiaramente che sono molto più piccole.
Il pomeriggio trascorre in modo veloce e piacevole, nessuno ha il coraggio di uscire a causa del troppo
freddo, così passiamo quello che resta della giornata all’interno della pizzeria cercando di conoscerci
meglio.
<<Qualcuno sa che ora è?>> Azzurra, che si è lanciata da quasi mezzora in un infinito ragionamento sui suoi
genitori, viene interrotta da Sara.
<<Mancano dieci minuti alle otto… non pensavo fosse così tardi, forse dovremmo andare.>> Massimo si
alza e ci invita a fare lo stesso. Usciamo in strada. Il mio corpo abituato al tepore del locale viene
immediatamente risvegliato da un freddo incredibilmente rigido. Dopo esserci rapidamente scambiati i
numeri di telefono salutiamo le ragazze con la promessa di rivederci il giorno seguente.
Devo dire che una volta superata la timidezza iniziale Alice e le sue amiche si sono dimostrate tutte molto
socievoli e simpatiche. Mentre cammino a fianco dei miei amici ripenso a tutti i discorsi affrontati oggi: ci
hanno raccontato di come si sono conosciute, della loro scuola, dei loro interessi, di quello che avrebbero
volute fare in estate… e anche noi abbiamo parlato più o meno degli stessi argomenti. È davvero incredibile
quante cose ci si possano dire in poco più di un paio d’ore. Basterebbe solamente avviare una
conversazione, anche con una battuta stupida o con una di quelle domande di cui non ci interessa davvero
la risposta, per scoprire quanto possa essere gradevole parlare con delle persone.
<<Devo dirvi una cosa.>> Guido arresta il passo e si volta verso di noi.
<<Va bene, ma non ci fermiamo che ho davvero troppo freddo.>> gli appoggio una mano sulla schiena e lo
invito con una leggera spinta a riprendere il cammino.
<<Aspetta un attimo dai, ci metto poco.>> si inchioda sul posto con aria risoluta.
<<Sentiamo…>> mi rassegno. Tanto finché non parla a casa non va nessuno, quindi tanto vale ascoltarlo
subito.
<<Okay. Allora…>>
<<Mica ti sarai già stufato di Alice?>> Diego interrompe il discorso sul nascere.
<<Beh… in effetti… sì.>>
<<Che ti avevo detto? Ho sempre ragione.>> rivolgo all’autore della domanda un gongolante sorrisino.
<<Lo sapevo anche io che finiva in questo modo, ma non mi aspettavo succedesse così presto. In fondo è
passata solo una settimana…>> scuote incredulo la testa.
<<Ragazzi, non ho ancora finito.>> Guido tenta di riprendere in mano il pallino della conversazione. <<Sì, è
vero, di lei mi sono già stufato però… credo che mi piaccia Lara.>>
<<Chi?!>> esclama Massimo sgranando gli occhi.
<<Dai su… Lara!>>
<<Si riferisce a una delle ragazze di prima, se non sbaglio è quella bassa con i capelli ricci.>> intervengo
notando lo sguardo interrogativo di Edoardo.
<<Ma con Alice ti ci senti e basta o ci stai?>> aggiungo rivolgendomi a Guido.
<<Ci siamo messi insieme qualche giorno fa, ma tranquilli, lei sa tutto.>>
<<Spiega meglio perché non capisco.>> che cosa intende dire con “lei sa tutto”?!
<<In poche parole, prima le ho detto che se le sue amiche iniziassero a uscire con noi, probabilmente un
giorno potrebbe interessarmi Lara.>>
<<E lei non ti ha mandato a quel paese?!>> non riesco proprio a capire come si possa continuare a stare
con una persona dopo che ti ha praticamente detto “tra poco ti lascerò per provarci con una delle tue
amiche”, ma anche dove Guido abbia trovato il coraggio di dire una cosa simile per me rimane un mistero.
Questa è un’altra chiara dimostrazione che loro si sono messi insieme solamente per avere qualcosa da
fare, probabilmente a nessuno dei due importa davvero dell’altro e non riesco a capire che divertimento ci
sia in tutto questo.

Mi risponde con una semplice alzata di spalle e inarcando lievemente le sopracciglia, evidentemente
stavolta neanche lui sa trovare una spiegazione ragionevole al mio interrogativo.
Riprendiamo a camminare. Una volta raggiunto il limite del piazzale saluto rapidamente i miei amici e li
osservo mentre salgono sui loro motorini per dirigersi il più velocemente possibile al caldo delle loro
abitazioni. Rimango solo. Le luci dei lampioni posti ordinatamente al limite della strada donano, insieme al
chiarore diffuso dal crepuscolo, un particolare tocco spettrale all’intero borgo e questo non fa altro che
rendere ancor più bello questo magnifico posto. Non so bene perché, ma vedere un luogo di una bellezza
talmente rara così vuoto, senza neanche un gruppo di bambini che si rincorrono ridendo, mi mette addosso
una tristezza di misura davvero notevole.
Siedo sulla stessa panchina di poche ore prima e mi immobilizzo, completamente inebriato da questa
splendida vista, totalmente immerso in questa stupenda realtà, non riesco a volgere altrove il mio sguardo.
Solamente quando il cielo assume i toni più scuri della notte e si interrompe così questa magica atmosfera,
riesco finalmente ad alzarmi e a dirigermi lentamente verso casa.


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