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Mountain Bike World 03.2016 .pdf



Nome del file originale: Mountain_Bike_World_03.2016.pdf
Titolo: OK_Cover MBW 02-16 txt.qxp
Autore: mauro tancredi

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6 € - Anno XXVII, n. 295, marzo 2016 - Bici da Montagna - Tariffa R.O.C. (ex 20/B): Poste Italiane S.p.A. - Sped. in abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1 comma 1, DCB Roma

ITINERARI E VIAGGI
> Liguria, SAVONA
> Toscana, PUNTA ALA
BICI E COMPONENTI IN PROVA
CANNONDALE 27.5+ > Bad Habit, Beast of the East
Hardtail WILIER > 101x 29er XT, 100 mm
Ruote/gomme MAVIC > Crossmax SL Pro WTS Ltd 29

6 0 29 5

9

7 71 123

922 00 5

MENSILE

DOSSIER “PLUS”
TUTTO QUELLO CHE DOVETE SAPERE
SULLE NUOVE BICI, RUOTE E GOMME 27.5+

SOMMARIO

N. 295, ANNO XXVII, MARZO 2016

BICI DA MONTAGNA

MOUNTAIN BIKE WORLD

58

Direttore responsabile
Stefano Garinei, stefano@cycling.it
Direttore editoriale: Diego Cascio
In redazione: Valerio Lo Monaco
Servizi fotografici:
Mariano Spinelli, mariano@cycling.it
Progetto grafico:
Francesca Paloscia, fg.paloscia@gmail.com
Segretaria di redazione: Giuliana Antuono
Bici da Montagna-Mountain Bike World
è una pubblicazione mensile delle
Edizioni La Cuba Srl, via degli Orti
della Farnesina 137, 00135 Roma,
06 3 629 021, fax 06 36 309 950
Tariffa ROC (ex 20/B), Poste Italiane Spa,
Sped. abb. postale, D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/2004 n. 46),
art. 1, comma 1, DCB Roma
Testata iscritta il 13-12-1989 al n. 703/89
del Registro della Stampa
presso il Tribunale di Roma
Prezzo di una copia 6,00 €.
Arretrati: il doppio del prezzo di copertina,
spese postali a carico del destinatario

REDAZIONE
Bici da Montagna-Mountain Bike World
00135 Roma, via della Maratona 66
06 3 629 021, fax 06 36 309 950
mbw@cycling.it
www.mountainbikeworld.it, www.cycling.it
PUBBLICITÀ
Ufficio traffico:
06 3 629 021, fax 06 36 309 950,
pubblicita@cycling.it
Agenti: Mattia Botti e fax 0332 223 443,
mobile 345 7 176 079, mattia_botti@virgilio.it
Ezio Brambilla e fax 0522 1 716 468,
mobile 373 7 201 133, eziobra@me.com
Centro-Sud Italia: La Cuba Srl,
via Orti della Farnesina 137, 00135 Roma,
06 3 629 021, fax 06 36 309 950,
pubblicita@cycling.it
Fotocomposizione, impaginazione
e selezione colore: Else Servizi Srl,
00135 Roma, via della Maratona 66
Stampa: Tiber SpA,
Via della Volta 179, 25124 Brescia
Distribuzione esclusiva per l’Italia:
M-DIS Distribuzione Media SpA,
20132 Milano, via Cazzaniga 19, 02 25 821
I manoscritti, le diapositive, le fotografie,
i disegni e le illustrazioni inviati,
anche se non utilizzati, non si restituiscono.

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Redazione: mbw@cycling.it
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>

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postale indirizzato a Bici da MontagnaMountain Bike World, via della Maratona 66,
00135 Roma
Abbonamento mobile (iPad/iPhone e
Android): vedi su iTunes e Googleplay e per
info scrivere ad abbonamenti@cycling.it

22

40

4
6
10
14
16
18
19

POSTA IN REDAZIONE: le risposte ai vostri messaggi

22

TECNICA:

32

FOTOSTORIE: Colombia, Marcelo Gutierrez gira... In miniera! >

40

IN PROVA/BICI PLUS:

48

IN PROVA/HARDTAIL CROSS COUNTRY, MARATHON:

54

IN PROVA/RUOTE E COPERTURE: Mavic Crossmax SL Pro WTS Limited 29 > di Fabrizio Trovarelli

58

IN VIAGGIO:

66
70
74
75
75
76
78

GRANFONDO: media e lunga distanza, notizie e appuntamenti

80

Déjà vu > di Francesco Maggiorelli

MARCELO GUTIERREZ
< IN COPERTINA
FOTOGRAFATO NELLA MINIERA

INDUSTRY NEWS: persone, marchi, aziende

DI ZIPAQUIRA (COLOMBIA) DA
FABIO PIVA/RED BULL CONTENT POOL

RACE NEWS: squadre, gare, manifestazioni > di Oberdan Riva
DIRTY PAGE: mtb sport pericoloso? > di Paolo Pozzoni
GRRLS! RAGAZZE: il buon esempio deve venire da chi ci amministra > di Giuliana Lamastra
DOMANI?: pedalata rotonda? No, verticale > di Paolo Pozzoni
DIGITAL BIKE: strumentazione, app, Wi-Fi & Co. > di Carlo Turchetto

dossier PLUS, tutto quello che c’è da sapere sulle nuove bici > di Massimo Brignardello

CANNONDALE Beast of the East 1, Bad Habit 1 > di Francesco Maggiorelli
WILIER 101x XT 2x11> di Fabrizio Trovarelli

i sentieri di PUNTA ALA >

SENTIERI: Bardineto, Savona (Liguria), il Tetto della Madonna > di Carlo Turchetto
OFFROAD/COMPONENTI > guarnitura FSA Comet 148 Boost
OFFROAD/SELLE CROSS COUNTRY, MARATHON > Selle Italia Flite 1990 Nubuk
OFFROAD/OCCHIALI CROSS COUNTRY, MARATHON > Rudy Project Synform, Tralyx
SHOPPING > undici idee per un regalo

80

VIAGGI, GITE, USCITE GUIDATE

QUINDICI ANNI FA
INIZIAMMO A
PUBBLICARE LA RUB
RICA “IMBA
CORNER”, INTRODU
CENDO
PER PRIMI IN ITAL
IA SPUNTI
DI RIFLESSIONE SUL
MOVIMENTO
DEL MOUNTAIN BIKI
NG,
SULLA POLITICA
DA ADOTTARE
A LIVELLO LOCALE
, SULLA
MANUTENZIONE
DEI SENTIERI.
PIONIERI ANCHE A
QUELL’EPOCA.

D I G I TA L CYC L I N G N E T WO R K

mountainbikeworld.it

75
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16/02/16 12:01

e

EDITORIALE

> Cosa ci piace fare quando
andiamo in bici? Divertirci!
ra molto tempo che non riuscivamo a organizzare un reportage così interessante come quello che pubblichiamo su questo numero, a
pagina 22. Forse anche per colpa nostra, ma soprattutto per la mancanza di argomenti interessanti. Andando a ritroso, ricordiamo dibattiti accesi in redazione - e relativi articoli sulla rivista - quando uscirono le prime forcelle ammortizzate, quando
si passò dai freni V-brake ai modelli a disco, quando si affacciarono sul mercato proposte serie di biciclette con ruote da 29 pollici. Sappiamo tutti come sono andate a finire queste storie, le
mountain bike che pedaliamo hanno tutte le sospensioni, i freni
a disco e le care, buone ruote da 26 pollici che ci hanno accompagnati per venti anni sono finite purtroppo nel dimenticatoio,
anche se non avrebbero dovuto. Sono arrivate quelle da 27 e mezzo, non richieste dai consumatori ma imposte dal marketing, che
ovviamente abbiamo dovuto accettare, venendo a mancare l’alternativa in un determinato settore. Però un motivo di esistere
adesso ce l’hanno, le ruote da 27 pollici e mezzo: quello di accogliere coperture larghe, molto larghe, che di fatto aprono la strada a una nuova forma del mountain biking. Abbiamo parlato delle ruote, non dei telai da 27.5, perché di fatto per le nuove ruote
definite “plus” c’è bisogno di un telaio praticamente identico a
quello delle twentyniner: il diametro finale tra una ruota 27.5 plus
e una ruota 29 con gomma da 2.3 pollici è praticamente lo stesso. Ed è questo l’argomento del nostro dossier, le bici e le ruote
“plus” che si stanno diffondendo nei cataloghi di moltissimi marchi. Non è infatti difficile mettere in piedi una bici “plus” che funzioni, basta avere un buon background nella progettazione delle
twentyniner e adattare magari ai progetti esistenti lo standard Boost, oltre
fare un po’ di spazio tra i foderi del carro. Le ruote e i cerchi ci sono, le
gomme anche, le forcelle sono già pronte da tempo, non è come quando sono nate le twentyniner che sul mercato c’era poco o nulla. Insomma, tutto
è pronto a far partire una nuova tipologia di bici che è sì più pesante dei
modelli che pedaliamo, ma che dà delle soddisfazioni personali che fino ad
oggi ce le sognavamo solamente.
Buon divertimento, con le nuove bici “plus”.

E
>
ANCHE GIANT,
DOPO TREK,
HA DECISO
DI VENDERE
LE PROPRIE BICI
NEGLI STATI UNITI
DIRETTAMENTE
DAL SITO
INTERNET,
RICONOSCENDO
AI RIVENDITORI
LOCALI LA STESSA
PERCENTUALE
DI GUADAGNO.
IL MERCATO STA
CAMBIANDO
RAPIDAMENTE,
I NEGOZIANTI
DEVONO ESSERE
PRONTI AD
OFFRIRE SERVIZI,
OLTRE ALLE BICI.

3

POSTA
Messaggi
in redazione

Problemi con un ricambio Canyon Ruote 27.5+ su una Stumpjumper 29er?
Buongiorno, volevo rendervi partecipi delle mie disavventure con
Canyon. Ho acquistato ad aprile dell’anno scorso una Canyon Strive
CF9, ottima bici da enduro a un prezzo molto competitivo, dotata
dell’innovativo sistema Shapeshifter che consente di modificare il
punto di infulcro dell’ammortizzatore tramite un comando al
manubrio consentendo di scegliere due assetti, uno per salire con
130 mm di escursione e uno per scendere, con 160 mm. Nutrivo
qualche preoccupazione sull’affidabilità di un sistema non
collaudato, ma i proclami di Canyon, che sosteneva che in caso di
malfunzionamento avrebbero provveduto a una immediata
sostituzione del pezzo senza richiedere indietro quello difettoso fino
ad avvenuta spedizione di quello nuovo, mi rassicuravano.
Dopo 6 mesi di uso lo Shapeshifter si blocca. Richiedo la
sostituzione in garanzia ma mi viene risposto che il pezzo non è
disponibile e che me lo invieranno non appena possibile. Sono
passati 5 mesi e nonostante ripetuti solleciti sono ancora con la bici
“azzoppata”. Canyon fornisce risposte vaghe e irritanti e pare che
non riceverò il pezzo prima di aprile. Cordialmente.
Bernardo Viciani > via e-mail

C

onosciamo benissimo la
Canyon Strive, forse ti è
sfuggito il nostro test pubblicato
sul numero di agosto 2015:
presumiamo infatti che la tua
mail sia stata inviata a tappeto a
chiunque faccia “informazione”,
siti internet e riviste cartaceee,
blog e quant’altro. Ma
rispondiamo lo stesso anche se
non sei un nostro lettore.
Sappiamo del problema, ancora
di più la casa tedesca, che ha
avuto difficoltà con
l’approvvigionamento del
ricambio. La Strive ha avuto
infatti un successo imprevisto,
con una impressionante quantità
di modelli venduti, visto il
prezzo interessantissimo, la
qualità della bici e il suo
comportamento su tutti i
terreni. Attualmente è in fase di
produzione la terza generazione
del sistema Shapeshifter,
finalmente affidabile da un

4

punto di vista del
funzionamento e della durata,
come affermano in Canyon, ma
i componenti destinati alla
sostituzione sui modelli difettosi
come il tuo - un centinaio,
affermano a Coblenza, a fronte
di migliaia di bici consegnate vengono inviati alla casa madre
in piccolissime quantità, non
sufficienti a soddisfare insieme
tutti gli utenti interessati. Al
momento in cui scriviamo
Canyon ci ha comunicato che
oltre la metà dei biker con il
problema allo Shapeshifter ha
ricevuto il ricambio e che la
totalità dei casi sarà risolta
entro aprile, con spedizioni
immediate al ricevimento
settimanale dei ricambi da parte
di Canyon. Si tratta comunque
di un problema possibile e in
parte prevedibile, quando si
introducono sistemi innovativi
come questo, che includono
componenti progettati
e prodotti in esclusiva
per poche - perché nel
complesso del mercato
Canyon la Strive fa
“pochi” pezzi - bici. È
il primo anno della
Strive, si tratta di
peccati di gioventù, a
nostro parere.

Spettabile redazione, sono un vostro lettore e abbonato da parecchi
anni, devo complimentarmi anzitutto per la nuova veste grafica
della rivista che trovo gradevole e “fresca”. L’obiettività e la
professionalità dei vostri giudizi (cosa che a suo tempo mi ha
convinto a fidelizzarmi alla rivista) mi spinge a chiedere un parere
su quanto segue. Ho acquistato nel 2013 una Specialized
Stumpjumper Expert Carbon Evo R 29 ritornando, dopo aver
usato a partire dagli anni Novanta mtb rigide, HT e full, alle
origini, spinto anche dalla curiosità per le 29er. Con questo mezzo
mi trovo bene, anche su percorsi fatti con le full, ovviamente con il
limite della velocità e attenzione da prestare in discesa su sentieri
tecnici.
Il parere richiesto è relativo a:
1. possibilità di montare ruote 27.5+ sul telaio 29
2. se ciò fosse possibile, sono ipotizzabili benefici/vantaggi rispetto
all’attuale assetto (coperture 29x2.2)? Ringrazio e saluto
cordialmente.
Nicola Marta > via e-mail
aro Nicola, su questo stesso numero della rivista troverai ampie e
approfondite risposte ai tuoi quesiti: abbiamo finalmente
completato la raccolta di informazioni e di esperienze sul mondo delle
bici “plus” e le mettiamo a disposizione dei lettori nel nostro dossier.
Per venirti incontro e anticipare una
risposta, comunque, possiamo dirti che
con una nuova coppia di ruote 27.5
“plus” potresti trasformare la tua

C

twentyniner in
un’altra ancora
più divertente e
soprattutto
sicura, in grado
di farti provare
emozioni forti e
portarti senza
problemi ad
affrontare
tracciati in discesa che fino ad oggi hai tralasciato per paura,
insicurezza o senso di inadeguatezza. Ancora di più: se non
sbagliamo, la versione “Evo” della tua Stumpjumper, se non
sbagliamo, ha la forcella rigida in carbonio, e una ruota più assorbente
come un modello “plus” non potrebbe essere quanto di meglio. Il
problema è capire se una gomma 27.5+ entra nel carro e nella forcella,
ma questo dipende dalla singola bici e non è per noi possibile darti
una risposta univoca. Puoi comunque verificare praticamente se una
ruota “plus” entra nel carro della tua Stumpjumper 29 e nella tua
forcella con un metro flessibile alla mano: con una gomma “stretta”
come la WTB Trailblazer 27.5x2.8, le quote di ingombro massimo
sono di 71 millimetri di larghezza (alla carcassa) a 330 millimetri dal
mozzo, con un diametro di 725 millimetri. Verifica se la carcassa
passa tra i foderi alti e bassi del carro, se passa tra i foderi della
forcella e se, infine, il diametro totale della gomma non interferisce
con i ponticelli del carro e con la testa della tua forcella, sempre che sia
quella rigida in carbonio.

SCRIVI > BICI DA MONTAGNA-MOUNTAIN BIKE WORLD >
via della Maratona 66, 00135 Roma > mbw@cycling.it

Viva l’alluminio, sempre e comunque
Cara redazione, volevo fare una considerazione sui telai delle mtb e
sapere cosa ne pensate. Mi sembra che in questo ultimo periodo
l’alluminio sia riservato alla gamma medio bassa di mtb. Avendo un
budget di 2500-2800 euro preferisco acquistare una mtb con telaio
in alluminio di alta qualità piuttosto che uno in carbonio di qualità
scarsa. Voi cosa ne pensate? Grazie e cordiali saluti.
Moreno > via e-mail

L

a pensiamo
esattamente come te,
Moreno, e lo scriviamo
da molto tempo. A fronte
di un peso superiore di
500-600 grammi a
seconda del telaio, il
costo di un telaio in lega
leggera di alluminio è
nettamente inferiore. La
tecnologia della
lavorazione
dell’alluminio ha poi
raggiunto livelli
elevatissimi, con risposta
alle forze di flessione e
torsione comparabili a
quelli delle fibre
composite. Certo, il
fascino del carbonio e delle sue forme è innegabile, ma
secondo noi una saldatura eseguita a regola d’arte sulle
tubazioni in alluminio idroformate non ha niente da
invidiare alle lisce superfici che formano i nodi principali
della bici. Anzi, ci piace anche di più.

FAT ALBERT FRONT

FAT ALBERT REAR

SMART SAM

Probabilmente, oltre a leggere la rivista, ci seguite
anche sul nostro sito internet www.cycling.it, dove
si trovano tutte le notizie che fanno riferimento ai giornali della nostra casa editrice (ci sono anche La Bicicletta e Cycling
Pro). Ebbene, abbiamo anche il sito specifico della rivista, l'indirizzo è www.mountainbikeworld.it: lo stiamo riempiendo di
contenuti, sarà presto disponibile anche l’archivio con numerosi articoli di tecnica che rimangono sempre attuali, è continuamente aggiornato. E poi, se ancora non lo sapete, potete seguirci anche sui social network Twitter e Facebook. Nelle nostre
pagine, oltre ai post di rimando al sito internet, ci sono altre
notizie, più brevi e incisive, magari con una foto e una didascalia, con le quali abbiamo intenzione di tenervi aggiornati su cosa stiamo facendo in redazione. Un tweet durante un’uscita per
un test, la foto di un prodotto appena arrivato sulla nostra scrivania... Su Twitter il nostro account è @mountainbike_it
su Facebook basta cercare la nostra testata
Mountain Bike World.

NOBBY NIC

SEGUITECI SU TWITTER E FACEBOOK

FERMARSI E‘ IMPOSSIBILE. Consigliamo: FAT ALBERT FRONT/
REAR* oppure NOBBY NIC** oppure SMART SAM***
* „SUPER“, BIKE 1/16 | ** „VINCITORE DEL TEST“, MOUNTAINBIKE 6/15 | *** omologati
per E-Bikes veloci: 26, 27.5, 29 pollici.

INDUSTRY
Squadre, gare,
manifestazioni

SRAM NX, ENTRY LEVEL 1x11
Economico, il più economico dei
gruppi trasmissione Sram con il
sistema monocorona. E
ovviamente più pesante. Sram ha
comunicato
l’ingresso in
catalogo del nuovo
sistema NX “1x”
composto da guarnitura, cambio,
Trigger o Grip Shift, catena e
cassetta, il tutto proposto a prezzi
popolari. Si tratta di un prodotto
marcato 2017, per la cronaca. La
guarnitura è in alluminio 6000,
monta ingranaggi con giro bulloni
94 da 28 a 40 denti, lunghezza
pedivelle 155, 165, 170
e 175 millimetri, linea
catena 49
standard,
52 Boost o
66.5 fat,
per scatole
movimento
standard e
BB330
(asse in
alluminio
da 30
millimetri),
peso dichiarato
680-780 grammi. Il cambio usa la

stessa tecnologia X-Horizon dei
fratelli maggiori ed è dato per 322
grammi, il comando al manubrio a
pulsanti Trigger pesa

indicativamente 142 grammi, la
nuova catena si chiama PC-1110
pesa circa 230-270 grammi, la
cassetta PG-1130 11-42 denti
6

GLI ADATTATORI BOOST PER LE RUOTE STANDARD 100/142

A

rrivano da Albuquerque, New Mexico, i primi
adattatori che trasformano le ruote 15/100 e
12/142 di DT Swiss (posteriori Star Ratchet 240 e
350 IS, e con le ruote di altre aziende che usano
questi mozzi per i loro modelli, ad esempio Roval,
Giant e Syncros; anteriori delle serie 240, 350 e
370) in modelli Boost, con spaziatura anteriore
110 e posteriore 148. Si tratta di una boccola
sagomata per la ruota anteriore, da posizionare sul
lato opposto al disco, e di una boccola posteriore
da inserire sul lato disco, con uno spaziatore in
formato IS 6/44 per il rotore e sei viti più lunghe.
Davanti, dunque, si può usare anche lo standard
Center Lock, visto che il disco non viene toccato,
mentre dietro il rotore deve per forza essere di tipo
a sei fori. In pratica, il mozzo viene solamente

arriva a segnare alla bilancia 538
grammi (sono sulla ruota,
ricordate). Disponibilità dal
prossimo aprile. I prezzi indicativi
della nuova trasmissione NX:
guarnitura 120 euro, cambio 76
euro, comando Trigger 28 euro,
comandi Grip Shift 35 euro,
catena PC-1110 14 euro, cassetta
PG-1130 89 euro
www.sram.com

ACTION CAM DA BELL E NIKON
Dalla fiera dell’elettronica CES
che si è
svolta a
Las Vegas
sono
arrivate
due
interessanti
novità per
noi biker. La più importante è di
certo la action cam 360fly
integrata in un ben conosciuto e
apprezzato modello Bell da allmountain, il Super 2R con la
mentoniera
separabile. Il
gruppo
BRG (Bell,
Riddell,
Giro)
metterà in
produzione anche il
casco da sci Giro con una
nuova action cam sviluppata da
360fly, il casco da motocross

spostato lateralmente,
ed è dunque necessario
centrare di nuovo il
cerchio: alla Lindarets,
l’azienda che produce il
kit Boostinator, sostengono che la filettatura delle
nipple è sufficiente e che basta solo un giro di
nipple (a chiudere o allentare) per riportare in asse
il cerchio. Ovviamente la ruota non ha la stessa
rigidità dei modelli Boost, ma il kit Boostinator
può essere una soluzione per chi ha una coppia di
ruote costose, magari con cerchio in carbonio, che
vuole riutilizzare su una nuova bici con telaio e
forcella su standard Boost. Il posteriore costa circa
40 dollari, l’anteriore 25 dollari.
www.lindarets.com/boostinator

Bell Moto 9 Flex e quello da
strada Bell Star. Da notare che la
360fly filma direttamente su un
formato 2880x2880 come
anche in 16/9, è controllabile
attraverso l’immancabile app e
comprende gps,
altimetro/barometro,
accelerometro, Bluetooth e WiFi.
Su 360 gradi veri lavora invece la
nuovissima Nikon KeyMission
360, solo due obiettivi per
coprire tutto ciò che gira intorno
a noi, resistente alle cadute da
due metri, impermeabile fino a
30 metri, filmati in 4K UHD,
stabilizzatore. In arrivo in
primavera, sembra, con gli
accessori dedicati.
www.brgsports.com,
360fly.com, www.nikon.com

ALPKIT: RUOTE COMPLETE
“PLUS” BOOST E 12/142
Dopo aver presentato la sua
nuova bici
Sonder
Transmitter
con ruote
650b+ e
standard
Boost, la
casa
inglese
specializzata
in alpinismo
Alpkit ha messo
in catalogo anche due coppie di

ruote “plus” Rumpus con il
marchio Love Mud, disponibili
ovviamente con lo standard
Boost ma anche - e questa è una
novità - con lo standard
tradizionale 12x142 posteriore e
15x100 anteriore, coppia che può
essere utilizzata sulle normali bici
29er, basta che ci sia lo spazio
sufficiente a far passare le
gomme. Il prezzo è invitante,
199 sterline, circa 265 euro,
per ora vengono vendute on line
solo nel Regno Unito,
come anche le bici (presto
anche per gli altri Paesi).
1208 grammi l’anteriore, 1309 la
posteriore, gola da 45 millimetri,
32 raggi in terza, tubeless
compatibili. www.alpkit.com

NUOVA LINEA
DI CALZATURE DA BH
Come già ha fatto Giant, che alla
Eurobike ha presentato una

gamma di calzature da strada e
fuoristrada, la casa spagnola BH
ha messo in catalogo una serie di
tre calzature da mountain bike e

tre per gli stradisti. Prezzi
contenuti, dai 70 euro per le Lite,
passando ai 100 euro per le
intermedie S.Lite, per arrivare a
130 euro delle Evo mtb e ai 170
euro delle Evo Road. Si possono
anche acquistare on-line.
www.bhbikes.com/web/it/equ
ipment/accesories/shoes.html

CALZE A PROVA D’ACQUA
Molto interessante, il test
delle calze Crosspoint
Waterproof Crew eseguito di
colleghi statunitensi di
Bicycling.

Le calze dell’azienda Showerpass
(Portland, Oregon: e dove,
se no?) sono composte da un
sandwich di tre strati, il centrale
dei quali è una membrana
resistente al passaggio dell’acqua
ma permeabile nell’altro senso,
per lasciare passare il sudore.
Il tester le ha provate sotto
l’acqua che caratterizza le uscite
sulla costa settentrionale ovest

degli USA, rimanendo
sempre a piedi asciutti.
Non contento, le ha messe
mentre faceva la doccia
rimpiendo precedentemente il
piatto-doccia di acqua.
Dopo dieci minuti con i piedi
a mollo, sotto l’acqua
scrosciante, non ne è entrata
una goccia. Varie versioni,
con interno anche in lana Merino
opure ad alta visibilità,
meno di 30 dollari.
www.showerspass.com

inizio gennaio era uscito un
comunicato stampa di
Mavic, presumibilmente la
sezione statunitense, che
annunciava l’assistenza tecnica
della casa francese nella
prossima edizione della
massacrante Leadville 100 (13
agosto, Colorado, in quota, 160
chilometri e 2800 metri di
dislivello). È in effetti la prima
volta di un evento del genere,
usuale nel settore
professionistico stradale ma non
nella mountain bike, dove
probabilmente verranno usate
moto fuoristrada, ed è questo il
motivo del press release, nel
quale si dice anche che ci
saranno altre due gare nelle quali
Mavic assicurerà l’assistenza

CONNECT MOBILE
ANCHE PER WINDOWS 10
Tutti coloro che usano i gps
Garmin conoscono l’applicazione

ACTION CAM,
L’INTEGRAZIONE
È QUASI
TOTALE
Si chiama
Mohawk, è
bassa
e compatta,
allungata, per meglio
adattarsi al casco: è fatta
apposta. Dispone del
radiocomando BRC da
posizionare sulla manopola
o sul polso, filma in fullHD a
30fps, ha l’accelerometro, il
giroscopio, il WiFi, il Bluetooth e
il gps, dialoga con l’app e, oltre a
filmare, può anche mandare un
messsaggio di allarme in caso di
caduta, oltre a fissare nella
memoria gli ultimi due minuti di
video. Per chi va in moto ha
anche il sistema audio FT
Bluetooth con cuffia e

MAVIC CARBON IN ARRIVO A FERRAGOSTO?

A

microfono... Prezzo non alto, il kit
action cam e comando remoto
Fusar è a 350 dollari su
Indiegogo, dove ha velocemente
raggiunto l’obiettivo prestabilito
del crowdfunding.
fusar.herokuapp.com

prima della Leadville. Tra le
righe pubblicate c’era però
scritto che in quella occasione
Mavic avrebbe anche lanciato la
nuova Carbon Crossmax SL/XL
WTS: quasi certamente la notizia
doveva rimanere segreta, tanto
che è arrivato un comunicato
ufficiale del quartier generale di
Mavic che afferma «Siamo
molto felici di confermare che
arriveranno le nostre ruote in
carbonio, ma poiché il prodotto
finale deve ancora essere
perfettamente definito dai nostri
ingegneri e atleti, al momento
non siamo ancora pronti a
comunicare ulteriori dettagli...».
Aspetteremo.
www.mavic.com
www.leadvilleraceseries.com/mtb/

Intel RealSense: riesce a volare in
mezzo agli
alberi,
perfetto per
il mountain
biking, tanto che
sul palco era stata
preparato un bosco
artificiale con una tortuosa pista
dove pedalava un biker seguito e
preceduto dal drone. Ricordiamo
che Intel ha rilevato il marchio
Recon, quello degli occhiali
sportivi con il visore dei dati di
uscita, da noi provato sul numero
di gennaio della rivista.
www.intel.com

PER PULIRSI LE MANI
proprietaria Connect Mobile, con
la quale i dispositivi possono
caricare su smartphone e poi su
varie piattaforme i dati registrati
durante le uscite. Anche gli utenti
Microsoft possono ora utilizzare
l’app perché la versione 3.0 è
disponibile per Windows 10, con
la funzionalità dell’assistente
vocale Cortana.
www.garmin.com

GLI ACCESSORI
PER LA GOPRO
Nel catalogo di accessori per le
GoPro della casa tedesca
Brunton ci sono adesso due
batterie da
5000 mAh
che in
pratica
moltiplicano
per quattro
l’abituale durata
delle possibili
riprese. La prima si chiama All
Day 2.0, pesa 120 grammi e
costa 90 euro, la seconda
prevede in più un illuminatore
laterale con quattro funzioni (185
euro). Si connettono allo
scafandro delle Hero, al posto
della porta posteriore, hanno la
porta per la ricarica e sono
stagne fino a 40 metri.
www.brunton.com

La Lampa, specializzata nella
grande distribuzione di prodotti
per l’automobile, ha adesso in
catalogo anche la pasta lavamani
e le salviette detergenti della
statunitense Jack
Manufacturing, perfettamente
adatte a qualsiasi operazione di
pulizia delle
mani dopo la
manutenzione
della nostra
bici. La
pasta
lavamani è
composta
da
sostanze
naturali e
biodegradabili, senza solventi
chimici, disponibile nei formati da
100, 200 e 400 ml; in più, ci
sono anche le salviette di pulizia
con i due lati differenti, uno
abrasivo e uono liscio.
www.lampa.it,
handcleaner.com

IL MINITOOL
MINERAL BARSTOW
È partita su Kickstarter la
raccolta fondi per un nuovo
sistema di minitool della
statunitense Mineral Design, di
Filadelphia: si tratta di una “L” in
acciaio con tre teste portattrezzi

IL DRONE
IN MEZZO AGLI ALBERI
Al CES di Las Vegas il CEO di
Intel ha presentato l’incredibile
drone Yuneec Typhoon H
implementato con la tecnologia
7

INDUSTRY
Squadre, gare,
manifestazioni

che si fissa e scompare in un
sopporto sintetico rosso che, a
sua volta, contiene le teste da 1/4
di pollice delle varie misure. In
più, due speciali tappi manubrio
a espansione, uno dei quali
contiene un smagliacatena con la
falsa maglia di ricambio. La
coppia di attrezzi, il Barstow
Chain Tool set e il Mini Bar,
40+15 grammi e 112 grammi
rispettivamente, vengono offerti
in coppia a 60 dollari ai primi che
aderiranno alla campagna su
Kickstarter, poi saranno 75.
Singolarmente i minitool costano
45 e 35 dollari.
www.kickstarter.com

LA PIÙ PICCOLA
4K AL MONDO
La miniaturizzazione delle action
cam ha raggiunto un altro
eccellente risultato con la

LE LUCI INDOSSABILI SUL GIUBBINO O SULLO ZAINO

S

i chiamano
Zyntony RA e si
fermano con un
potente magnete
all’abbigliamento o
allo zaino. Si tratta
di un supporto
semirigido con
cinque led Cree che
danno un totale di
800 lumen:
l’alimentazione
arriva via cavo con
attacco USB da
una serie di
pacchi batterie
specifici, con
durata
dell’illuminazione
da un minimo di tre
ore e mezzo a piena
potenza con il più

piccolo dei quattro
BatPack disponibili.
Del tutto
impermeabile, si
completa con una
fascia con punti
metallici da
posizionare sul retro
di qualsiasi
superficie morbida e
flessibile (il

tessuto
del giubbino, lo
zaino, le borse sulla
bici o altro ancora)
per fare riscontro ai
potenti magneti,

oppure su un
apposito supporto
con velcro (per gli
spallacci dello zaino,
ad esempio). Mille
applicazioni
possibili, insomma,
a mani

libere. Il progetto ha
raggiunto i suoi
obiettivi su
Kickstarter,
prezzo a partire
da 58 dollari.
zyntony.com

trasmissione in automatica,
senza bisogno di scelta da parte
del ciclista in sella. In pratica,
quando si accende lo Steps il
computer posiziona
automaticamente il rapporto
giusto e poi, iniziato a pedalare,
diminuisce la tensione sulla
catena e passa al rapporto
successivo da solo,
automaticamente. Non solo:
impara da solo le preferenze del
biker in quanto a potenza e
cadenza e si adatta
automaticamente.
shimano-steps.com/
e-bikes/italy/it

VIBRAM MEGAGRIP
PER LE CALZATURE FLAT
che ha acquisito alcuni
importanti marchi del settore
ciclistico, cioè Crank Brothers e
Brooks, oltre ad essere
proprietaria di fi’zi:k,
Mokacam, un parallelepipedo di
45x45 millimetri frontali,
spessore di 35 millimetri, che
riesce a filmare con risoluzione
4K a 15 fps, oltre che a 1080 con
60 fps e 720/120 fps. Il sensore
è da 16 Mega Pixel, ha altre
caratteristiche molto interessanti
come il magnete interno per il
fissaggio sulle superfici
metalliche, il peso di appena 80
grammi e il prezzo, che sulla
piattaforma di crowdfunding
Indiegogo è di 180 dollari
compreso il display orientabile, il
controllo remoto e un secondo
modulo batteria che si può
agganciare al volo senza
smontare nulla e senza
interrompere la ripresa.
www.mokacam.com

SELLE ROYAL
SI ESPANDE NELLO UTAH
Non tutti sanno che Selle Royal è
una delle poche aziende italiane

8

superfamoso marchio di selle di
altissima gamma. La storica
azienda veneta ha deciso di
aprire un magazzino
direttamente nello Utah, ad
Ogden, che nei prossimi anni
darà lavoro a oltre 60 persone.
www.selleroyal.com

eccezionale),
perfetto per l’uso con i droni, un
sensore da 11.1 megapixel e
l’obiettivo Zeiss Tessar con
apertura massima f2.8. Filma
a 60fps con risoluzione 1080
e a 120fps in risoluzione HD,
ha il WiFi e il Bluetooth e ha
anche uno zoom.
www.sony.it/electronics/
actioncam/hdr-as50

SONY HDR-AS50

E-BIKE, SHIMANO CON
IL CAMBIO AUTOMATICO

Il CES di Las Vegas ha ospitato
anche il lancio dell’ultimissima
action cam di Sony, la HDRAS50, diretta rivale di GoPro, con
le sue caratteristiche di livello
ereditate dalle videocamere Sony
di alta gamma. Ha lo
stabilizzatore incorporato che è
definito tre volte migliore del
precedente (che era già

È vero, il sistema Shimano Steps
ancora non è adatto al 100 per
cento al mountain biking: è stato
rifatto ex novo quest’anno e inizia
ad equipaggiare le e-bike di
numerose aziende. Ebbene, se
abbinato al mozzo posteriore
Nexus con 8 velocità interne, con
l’aggiornamento del firmware
con il 2.11.1 trasforma la

Fino a ieri eravamo abituati ad
associare il nome Vibram alle
suole artigliate delle calzature off
road fatte per pedalare e
soprattutto per camminare in
montagna, per le uscite epiche di
più giorni in quota, magari bici in
spalla sui sentieri delle Alte Vie.
Ebbene, adesso la casa
specializzata ha messo
in produzione anche una suola
adatta all’utilizzo con i pedali
flat, per ora adottata
da Vaude
e Giro per le
calzature
Moab
e Jacket. La
suola

si chiama Megagrip ed è fatta
apposta
per aumentare il grip su terreni
sia bagnati sia asciutti.
vibram.com

NEW 989 / 987

Oltrepassa tutti gli ostacoli
La 989 incontra tutte le aspettative dei più esigenti biker: leggera, rigida,
ineguagliabile precisione di guida e un confort eccezionale. In versione
. ’ o ’ , vi oɈre una Tigliore adesione al terreno, un seTplice
superaTento degli ostacoli e un elevata velocitn per ottiTe perforTance.
Scoprite tutta la tecnologia della 987/989 e tutta la tecnologia delle MTB LOOK su
lookcycle.com

lookcycle.com

*haut niveau

#ALTILIVELLI

RACE NEWS
Persone,
marchi, aziende

DOWNHILL,
NASCE IXS SUDAMERICA
L’America del Sud non è nuova ad
eventi di caratura internazionale,
dal cross country all’enduro, e gli
organizzatori europei della iXS
Downhill Cup – dieci anni di vita hanno pensato bene di portare fin
laggiù un circuito di discesa.
Breve, ma intenso, per dare

possibilità anche agli Europei di
fare un volo transoceanico e
gareggiare in meno di 20 giorni
per tre volte: 23-24 gennaio a
Bariloche, Argentina, e 5-6
febbraio a la Parva, nei pressi di
Santiago del Cile. In mezzo ci
sono gli Open Shimano Latam, il
27-28 gennaio a Cero Catedral
Alta Patagonia (Argentina), il
campionato di DH sudamericano.
Preparate i bagagli.
www.ixsdownhillcup.la

SIMONI IN HIMALAYA
L’ex road racer pro Gilberto
Simoni, vincitore due volte del
Giro d’Italia (2001 e 2003),
parteciperà dal 4 al 9 luglio 2016
all’Himalayan Highest
Mtb Race, che si
svolgerà nella
regione indiana del
Ladakh, sommando
in 510 chilometri ben
9000 metri di dislivello. Il
trentino Simoni non è però certo
un neofita delle ruote grasse: lo
ricordiamo infatti sul finire della
carriera agonistica ottimo biker,
capace di imporsi nel 2006 ai
Campionati Italiani Marathon.
www.mountainbike-wwb.com

GLI AZZURRI
IN RITIRO ALLE CANARIE
Mentre l’inverno ancora pungeva,
gli azzurri hanno effettuato il loro
primo stage di preparazione in
funzione delle Olimpiadi di Rio de
Janeiro. Al sole di Las Palmas
(Canarie) il c.t. Hubi Pallhuber ha
fatto pedalare per una quindicina
10

di giorni Marco Aurelio Fontana,
Daniele e Luca Braidot, Gerhard
Kerschbaumer, Andrea Tiberi e
Lisa Rabensteiner.

STOP PER CANAL:
ANOMALIA CARDIACA
Fabien Canal appende la bici al
fatidico chiodo. Al ventiseienne
transalpino, che nel cross country
ha vinto quattro maglie di
campione nazionale (dagli allievi
agli under 23) e che nel 2014 si
era anche laureato, fra gli espoirs,
tricolore francese ciclocross, è
stata riscontrata un’anomalia
cardiaca, in un primo momento
diagnosticata come asma da
sforzo. Per lui, quindi,
obbligatoria la rinuncia
all’agonismo.

VAN AERT CAMPIONE
DEL MONDO CICLOCROSS
Ai Mondiali ciclocross di ZolderHeusden (Belgio), svoltisi su suoli
anche boschivi e sabbiosi, con
pendenze brevi ma assassine, Eva
Lechner ha colto il settimo posto
nella gara elite, finendo a 46
secondi dalla vincitrice olandese
Thalita De Jong. La bolzanina,
dopo un avvio tribolato, è
cresciuta con il passare dei giri,
tanto da avvicinare nell’estremo
epilogo il podio. Nella sfida elite
maschile, invece, Wout Van Aert,
grazie a un attacco nel finale, su
una china viscida, ha rifilato 5
secondi a Lars Van den Haar.
Settimo posto, a 15 secondi,
anche per Gioele Bertolini fra gli
under 23, dove ha gioito l’idolo
locale Eli Iserbyt. Ma i Worlds
sono passati alla storia per il
primo caso di... doping
tecnologico, che l’Uci ha potuto
smascherare grazie a una nuovo
strumento, una specie di scanner
capace di individuare onde
elettromagnetiche e temperature,
poi letto su un tablet tramite
un’app. A utilizzare una bici a
pedalata assistita è stata la belga
Femke Van den Driessche (che
ora rischia una lunga squalifica e
una pesante sanzione) nella prova
under 23, vinta dalla britannica

Evie Richards. 70.000 biglietti
sono stati venduti nell’intero
week end iridato. In precedenza,
negli impantanati e nebbiosi
Tricolori di Monte Prat (Udine),
settimo titolo della carriera per
Eva Lechner, mentre fra gli elite
ha gioito l’under 23 Bertolini, che
ha scelto di correre nella categoria
superiore. Fra gli altri biker che
hanno trionfato nei campionati
nazionali di ciclocross ricordiamo
anche lo svizzero Lars Forster, il
britannico Liam Killeen, l’under
23 danese Simon Andreassen
(anche lui al via nella categoria
superiore) e la statunitense Katie
Compton.

BIANCHI CON TEMPIER
Si è alzato il sipario anche per il
team Bianchi Countervail, che nel
2016 avrà a
disposizione una
squadra
eterogenea
guidata da
Stéphane
Tempier (che
fa ritorno alla
squadra
orobica dopo
tre anni) e Gerhard Kerschbaumer,
candidati a disputare i Giochi di
Rio de Janeiro, e gli under 23
Chiara Teocchi e Jan Vastl. Il
presidente Felice Gimondi punta
tantissimo su Tempier, biker
polivalente con tanta voglia di
riscatto.
www.bianchi.com

DH AL VIA IN NUOVA ZELANDA
La prima competizione
internazionale downhill del 2016
si è disputata nel ruvido
Fourforty Park di Auckland
(Nuova Zelanda), dove era in
programma la prova inaugurale
nelle NZ Mountain Bike Series.

Grazie a una forma già invidiabile,
ha brindato il ventottenne
Sam Blenkinsop (2’27”348),
che ha lasciato gli altri posti
del podio a Wyn Masters
(2’28”771) e Kyle Lockwood
(2’29”517).
Il terreno, molto sdrucciolevole
nelle qualifiche, si è
sensibilmente ricompattato nelle
finali. Lisa Horlor (3’03”906) ha
nettamente
vinto la sfida femminile.
Nella seconda tappa delle Series,
svoltasi a Napier, nel nord
del Nuova Zelanda, esordio
stagionale
vincente per
Brook MacDonald
(2’16”766),
che ha anticipato su una pista con
jump, terriccio friabile e radici Blenkinsop (2’17”108)
e Louis Hamilton (2’17”820).
A Sarah Atkin (2’38”956)
la prova delle elite.
IL CIRCUITO DELL’ADDA
È STATA PRATICAMENTE
L’UNICA MANIFESTAZIONE
ARTIGLIATA DI ESTREMO
INTERESSE DEL NOSTRO
CALENDARIO ARTIGLIATO
INVERNALE. SUI SALISCENDI
BOSCHIVI DI SOLZA
(BERGAMO), DOVE È STATA
ALLESTITA LA SECONDA
TAPPA VALIDA COME
GP RIDE RIVER BIKE,
SI SONO IMPOSTI OSCAR
LAZZARONI E VERONICA
CORNOLTI. È DA
SOTTOLINEARE CHE
LAZZARONI HA PIEGATO
SOLO IN VOLATA
LA RESISTENZA DELL’UNDER
23 ANDREA MARCHI,
PROTAGONISTA DI UN
TAMBUREGGIANTE AVVIO.
TERZO, A 40 SECONDI,
FABIO PASQUALI.

IN SVEZIA
GLI EUROPEI XC 2016
Sarà la cittadina di Huskvarna,
nota per essere la sede
dell’omonima e storica azienda
motociclistica, ad ospitare, dal 5
all’8 agosto 2016, i Campionati
Europei di cross country,
eliminator e team relay.
Huskvarna è situata nel nord della

Svezia, sul lago
Vattern, fra
modeste alture,
nelle vicinanze di Jonkoping.
www.euc.ch

FAT BIKE A GSTAAD
L’ex downhiller catalano Tomas
Misser ha vinto dopo
un’appassionante battaglia lo
Snow Bike Festival di Gstaad
(Svizzera). Al termine di tre brevi
frazioni e di una prova di
eliminator, Misser (3996 punti) ha
anticipato Johann Tschopp
(3994) e Julien Conan (3990). La
neve, a tratti
ghiacciata, ha
reso
estremamente
tecnici i
passaggi più
sinuosi, con
continui avvicendamenti al vertice.
Fra le “Damen” successo netto di
Hielke Elferink.
www.snowbikefestival.com

IXS DH SUDAMERICA,
PRIMA TAPPA AD ACUNA
Davvero storica la tappa
introduttiva della iXS Downhill
Cup 2016, visto che per la prima
volta la manifestazione ha
piazzato le tende in Sudamerica,
precisamente nell’argentina
Bariloche, località andina posta
sulle falde del Monte Tronador,
non lontano dalla frontiera cilena.
E, forse galvanizzati dall’aria di
casa, sono stati proprio i cileni a
emergere sulla pista molto fisica,
che richiedeva in alcuni settori una

pedalata arcigna. Mauricio Acuna
(3’55”47) ha infatti bruciato il
connazionale Gustavo Ortiz
(3’55”63), mentre l’ecuadoriano
Mario Jarrin (4’02”97) si è
piazzato terzo.
www.ixsdownhillcup.com

cresciuto sulle ruote artigliate, poi
come cronometrista su strada - e
professionista - medaglia
d’argento sia alle Olimpiadi del
2008 che ai Mondiali del 2009,
ha deciso di recente di lasciare il
bitume per riapprodare su single
track e dirt road. Fra i suoi obiettivi
dichiarati le corse a tappe d’inizio
stagione.

CALENDARIO
ENDURO LOMBARDIA
Anche in Lombardia l’enduro ha
ormai i suoi appuntamenti
collaudati. In questa stagione la
Cup regionale prevede tre
appuntamenti, adatti a tutti i
gusti. Si comincia il 13 marzo a
Petosino
(Bergamo),
con un menu
che richiede
un mix di
tecnica e
agilità. Il 15
maggio,
invece, a Tavernerio (Como),
saranno i terreni velocissimi a
prevalere. Gran chiusura il 31 luglio
a Santa Caterina Valfurva
(Sondrio), con un appuntamento
che coincide con la finale del
Circuito Nazionale Superenduro.
Qui, i single track del Parco
Nazionale dello Stelvio detteranno
le sentenze definitive.
www.endurocuplombardia.it

GLI UNDER 23
FRANCESI CON GLI ELITE
La Francia, decisa a non lasciar
nulla d’intentato per schierare
alle prossime Olimpiadi tre
uomini e due
donne, potrà
anche
considerare ai
fini della
selezione gli
under 23 Victor
Koretzky,
Perrine Clauzel e Margot
Moschetti, che hanno chiesto
all’Uci - e ottenuto - di correre le
gare della Coppa del Mondo 2016
nella categoria elite, proprio per
dimostrare pienamente il loro
livello tecnico.

LARSSON TORNA
ALLA MOUNTAIN BIKE

ADDIO MCGAZZA

Il trentaseienne Gustav Larsson
ritorna al primo amore. Svedese,

Una notizia tremenda, che non si
vorrebbe mai dare. Uno degli idoli

RACE NEWS
Persone,
marchi, aziende
delle Red Bull
Rampage, Kelly
Mac Garry, è
deceduto per
arresto cardiaco
nell’area forestale
contigua alla città di
Queenstown. Il freerider
neozelandese si stava allenando
sul Ben Lomond, un track molto
frequentato anche da specialisti
di enduro e downhill.

TRANSANDES
AD ASTUDILLO
È stato profeta in
patria il cileno
Eyair Astudillo, che
si è aggiudicato la
TransAndes, corsa
in sei tappe (ma una è stata
annullata per le pessime
condizioni meteo) disputatasi
nella riserva di Huilo e sulle balze
del vulcano Catripulli. Astudillo,
vincitore di ben quattro tappe, ha
lasciato le piazze seguenti a Joan
Llordella e Antonio Ortiz.
Dodicesimo Aldo Zanardi, il
migliore della piccola ma grintosa
pattuglia italiana. Fra le ragazze
ha dominato la statunitense
Sonya Looney.
www.transandeschallenge.com

MATHIAS FLUCKIGER
VINCE IN SUDAFRICA
Svizzeri travolgenti
nella marathon
sudafricana di
Meerendal,
ritagliata sulle
colline vinicole della
zona di Città del
Capo, in un caldo torrido (la
temperatura era superiore ai 35
gradi centigradi!) e con un’umidità
asfissiante. Fra i nuvoloni di
polvere ha alzato le braccia al cielo,
nella gara maschile, dopo 100 km,
Mathias Fluckiger, che uscito alla
distanza ha preceduto di tre minuti
Nicola Rohrbach. Sui 70 km della
sfida femminile Esther Suss ha
battuto per 40 secondi la svedese
Jennie Stenerhag, che nelle ultime
fasi si è fatta sotto, visto che la
battistrada stava badando a non
correre rischi inutili sui velocissimi
sterratoni.
12

BH CERCA
ATLETI XC ED ENDURO
IN AUSTRALIA
MCCONNELL ANCORA PRIMO
La quarta tappa delle
Subaru National Mtb
Series 2015-16,
massimo challenge
australiano di cross country, ha di
nuovo sorriso al fuoriclasse Dan
McConnell, che ha preceduto di un
minuto e 13 secondi Scott Bowden
e di due minuti e 22 secondi
Cameron Ivory. McConnell, dopo
un inizio cauto, ha sferrato
l’attacco risolutore al terzo dei
sette giri del gibboso circuito di
Pemberton (Western Australia). Di
Rebecca Henderson l’acuto
femminile.
www.mtba.asn.au

LEO PAEZ IN MESSICO
La Sky Challenge Mtb, asfissiante
competizione per climber puri di
Puebla (Messico) sulla distanza di
30 km e dislivello di 2100 metri, ha
sancito la supremazia di Leo Paez.
Il colombiano dell’Olympia
Polimedical ha staccato a metà
gara anche lo strenuo oppositore
Diego Arias Cuervo, poi giunto al
posto d’onore. Sul terzo gradino
del podio è finito l’intramontabile
Marzio Deho, compagno di team
di Paez e primo assoluto della folta
pattuglia di italiani, perlopiù facenti
parte del Trek Selle San Marco, il
cui migliore esponente è stato
Fabian Rabensteiner (quarto).

FAT BIKE IN CANADA,
A BROMONT SERENA TASCA
Serena Tasca,
campionessa
italiana cross
country under
23, si è imposta
nella Mahikan
Race di
Bromont
(Canada),
svoltasi su un circuito di 3.8 km,
da ripetere più volte a seconda
della categoria agonistica.
La prova, aperta alle “fat bike”, era
valida per il campionato federale
del Québec. Fra gli elite successo
netto del fuoriclasse del circuito
internazionale cross country
Raphael Gagné.
www.mahikanrace.com

Come avviene già da alcune
stagioni, la casa spagnola
BH cerca
biker
agonisti per
i suoi team
co-factory
di cross
country ed enduro.
Coloro che fossero interessati,
ovviamente con risultati di peso
alle spalle, devono inviare un
messaggio all’indirizzo
info@bhbikes.com con i propri
dati una foto, gli ultimi tre
risultati ottenuti e gli obiettivi
futuri, oltre al proprio contatto.
I prescelti avranno in uso una bici
e le attrezzature del BH Factory
Team, una Ultimate 29 per il
cross country e la Lynx 6 Carbon
per l’enduro.
www.bhbikes.com

FAIRCLOUGH
ANCORA CON SCOTT
L’inglese
Brendan
Fairclough
ha firmato
per altri
tre anni
con la casa
svizzera. Altri tre anni con
la squadra Gstaad-Scott
guidata da Claudio Caluori:
il discesista continuerà
a rappresentare il punto
di riferimento nella World Cup
di discesa fino al 2019 insieme
a Neko Mulally, oltre a
collaborare allo sviluppo
dei prodotti.
www.scott-sports.com

ENDURO,
JUSTIN LEOV CON CANYON
Con il ritiro dall’agonismo
dell’asso francese Fabien Barel,
che aveva portato il marchio
tedesco Canyon ai massimi
risultati anche nel settore enduro
(oltre ad aver sviluppato il
sistema
Shapeshifter
della Strive), il
Canyon
Factory
Enduro Team
ha ingaggiato
il neozelandese

Justin Leov, 31 anni, vincitore
della prova scozzese dell’Enduro
World Series 2015. Gli altri
compagni di team sono Joe
barnes, Ines Thoma e Ludo May.
www.canyon.com

ENDURO IN SLOVENIA E
FRANCIA, AI NOSTRI CONFINI
Sparito improvvisamente il
circuito europeo EES, European
Enduro Series,
sono però arrivati
i calendari
di due
circuiti
nazionali
di Paesi ai
nostri confini, Slovenia e Francia,
con una prova anche da noi.
Eccoli, sono lo SloEnduro e la
Enduro Series Coupe de France.
SloEnduro 2016: 9-10 aprile,
Enduro 3 Camini, Trieste (Italia);
28-29 maggio, Enduro Cerkno
(Slovenia); 25-26 giugno, So?a
Enduro, Bovec (Slovenia); 29-30
luglio, Black Hole Enduro, RavnePrevalje (Slovenia); 20-21 agosto,
Enduro Kamnik (Slovenia); 15-16
ottobre, Enduro Grozni, Gro?njan
(Croazia). Enduro Series Coupe
de France: 21-22 maggio,
Raon l’Etape; 25-26 giugno,
Val d’Allos; 2-3 luglio, Millau;
23-24 luglio, Les Orres;
6-7 agosto, Samoens.
www.sloenduro.com,
www.tribe-events.com

DOWNHILL,
GRAVITALIA 2016
Presentato il calendario delle
gare di discesa della prossima
stagione. Cinque prove da fine
aprile a fine settembre, è il
circuito di downhill tricolore
Gravitalia, che anche nel 2016 si
chiuderà a santo Stefano
d’Aveto, in
provincia di
Genova. Ecco gli
appuntamenti:
30 aprile-1 maggio, round#1,
Spiazzi di Gromo (Bergamo); 2122 maggio, round#2, Frabosa
Soprana (Cuneo); 25-26 giugno,
round#3, Pila (Aosta); 27-28
agosto, round#4, Bormio
(Sondrio); 24/25 settembre,
round#5 (finale), Santo Stefano
d’Aveto (Genova).
www.gravitalia.it

DIRTY PAGE
gravity & big air,
veloci e precisi
È NOTO CHE LE CADUTE
FANNO PARTE DEL GIOCO,
SPECIE PARLANDO DI MTB
E DISCESA. MA QUAND’È
CHE QUESTO GIOCO
DIVENTA PERICOLOSO?
FIN DOVE ARRIVA
LA FATALITÀ
E DOVE COMINCIA
LA PREVENZIONE?
i sono articoli leggiadri e
gioiosi che sono un piacere da
scrivere, mentre altri si presentano
decisamente più pesanti e
complessi da affrontare, con ogni
riga riletta più volte per cercare di
non incappare in forzature o
malintesi. Un esempio è proprio
l’argomento di questo mese, che
riguarda la pericolosità del nostro
sport. Sicuramente ci sarà chi
sbufferà ribattendo che è molto
più pericoloso uscire in strada o
fare un lavoro domestico, ed è
vero. Ma nascondersi dietro a
queste banalità ed evitare di
guardare in faccia la realtà non è
mai stato d’aiuto per la crescita di
una disciplina.
Siamo abituati a considerare
“sport pericolosi” automobilismo
o motociclismo a causa di velocità
prossime ai 300 km/h, ma
riflettendoci un attimo possiamo
inserire anche paracadutismo o
discesa libera, che in caso di errore
perdonano ben poco. Poi c’è chi
allunga la lista a sport di
combattimento, equitazione e giù
a scalare basandosi su statistiche
e percentuali. In questa cupa
graduatoria dove inseriamo il
ciclismo e più nello specifico la
mountain bike?
Abbiamo un mezzo meccanico che
potrebbe cedere, un percorso
insidioso e un’abbigliamento che
deve consentire mobilità e
traspirazione. Certo, fa
impressione paragonare il caotico
e rombante ambiente motoristico
con una rilassante uscita nel
silenzio di un bosco, ma la
mountain bike non è solo
escursionismo. Ci sono le gare
gomito a gomito del cross country,
le infide prove speciali dell’enduro, i
drop e le passerelle del freeride, i

Mtb sport pericoloso?

C

14

salti estremi del dirt e i
passaggi millimetrici tra piante e
massi della downhill che non di
rado fanno registrare medie di
circa 60 km/h, ovvero più elevate
di quanto concesso nelle
competizioni di motocross, che
pure hanno piste ben più sicure.
E con questo?
La pericolosità effettiva di uno
sport - piaccia o meno - è
freddamente calcolata sul numero
di incidenti gravi. Fino a poco
tempo fa era vivo nella memoria il
ricordo di Jake “terremoto”
Watson, poderoso e carismatico
discesista americano deceduto nel
1999 durante una competizione. Si
parlò di eccessiva aggressività, di
un passaggio troppo roccioso e di
un mezzo troppo esasperato, in
altre parole una tragica fatalità. La
mtb continuò il suo cammino, con
il tipico entusiasmo fatto di shorts
e canotte, birre al cielo e
competizioni come la Rampage,
che proprio per la loro pericolosità
hanno esaltato le folle. Se non
volete approfondire ulteriormente,
fermate qui la vostra lettura, non
pensate ad altro e godetevi le

uscite. Continuate a leggere? Ok.
Proprio da chi alla Rampage c’è
stato arrivano segnali che qualche
cosa non va. Vissuta da dentro,
quel continuo viavai di ambulanze
a sirene spiegate, l’odore del
disinfettante, il rumore degli
schianti, il sangue nella polvere e
metà dei partecipanti - anzi degli
amici - portati via con fratture e
lesioni varie, ha addirittura
prodotto un senso di nausea.
Hanno fatto il giro del mondo le
immagini del giovane Rogatkin
miracolosamente illeso dopo
essere precipitato da una
scarpata, come anche quelle della
caduta di Basaigoitia, che oggi lo
costringe a lottare per cercare di
recuperare l’uso delle gambe. Ma
si sa, la Rampage è una cosa a
parte che non fa testo.
Allora rimaniamo in ambito
downhill o anche enduro,
ricordando gli occhi azzurri di Tara
Llanes che dalla sedia a rotelle non
si è ancora alzata, o più
recentemente dell’altro downhiller
Walter Belli e dell’endurista
“Sandrone”, che stanno lottando
per riuscire almeno a spingerla,

quella sedia.
Ancora meno fortunati sono stati
gli indimenticati Marco Borra,
deceduto in una gara di downhill
nel 2011, e Will Olson, a cui l’anno
scorso è toccata identica sorte
durante le World Series di enduro.
E il 2016 non è cominciato bene
con la scomparsa del celebre
freerider Kelly McGarry, uscito in
sella alla sua bici e recuperato da
un elicottero tra gli impervi monti
della sua Nuova Zelanda.
A questo punto andare avanti a
scrivere diventa difficile, anche
perché andrebbero affrontati i
motivi, e possibilmente i rimedi. Ci
limitiamo a segnalare la situazione
lasciando le decisioni in merito a
chi si occupa di regolamenti, anche
se poi sono gli stessi che fino a
pochi anni fa nel ciclismo su strada
neppure imponevano il casco.
Le ultime righe permetteteci di
dedicarle a Scot Breithaupt e Dave
Mirra, due leggende del bmx
capaci di fare cose incredibili in bici,
ma probabilmente inermi contro
un sistema che li ha distrutti e
tragicamente portati via.
Purtroppo anche questa è vita.

Scegli la via meno battuta.
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Ragazze

Il buon esempio deve
venire da chi ci amministra
CELTE DA RE > L’immagine della Principessa Mary di Da-

S

STUPITI DI VEDERE I REALI DI DANIMARCA
ACCOMPAGNARE I FIGLI A SCUOLA SU UNA
CARGO BIKE IN MEZZO ALLA NEVE? E PERCHÉ
MAI? NELL’ERUPA DEL NORD È NORMALE,
CI SONO LE PISTE CICLABILI E TUTTI
SONO ATTENTI ALLA SALUTE DEI CITTADINI,
ALL’INQUINAMENTO, AI CONSUMI.
PROPRIO COME DA NOI.

nimarca che, con la strada imbiancata dalla neve e con temperature che si immaginano prossime allo zero, accompagna i suoi due gemelli all’asilo trasportandoli nel cassone di una
cargo bike ha fatto il giro del mondo sul web, dalle pagine dei giornali on-line ai social. Niente di eccezionale per i Danesi: lo scatto,
nella sua normalità, non è stato costruito ad hoc per un servizio
giornalistico, tanto che qualche giorno
dopo ne è stato pubblicato uno simile
per migliorare la viabilità urbana, l’esempio
ma del padre, con il bel tempo.
viene anche da chi rappresenta la nazione:
Per la famiglia reale dev’essere proprio
lassù sono proprio i “reali” a dare il buon
la normalità accompagnare i figli a scuoesempio. I nostri amministratori invece cosa
la in bici. È per noi italiani che purtropfanno? Nei convegni sostengono la bicicletpo non è così. Perché non è nelle nostre
ta e sulle strade si spostano quasi esclusivaabitudini e perché, anche se volessimo,
mente in automobile.
non ne avremmo la possibilità: le straNon è una questione di destra, centro o side delle nostre città sono trafficate e
nistra, ma solo di coerenza e buonsenso:
pericolose. Pochi genitori hanno quindi
se chi governa cominciasse a dare il buon
il coraggio di percorrerle in sella a una
esempio partendo dall’accompagnare i fibicicletta per accompagnare i bambini
gli a scuola in bici, sicuramente ne trarrema scuola. Eppure, come sarebbe bello.
mo tutti giovamento con meno traffico, meE come sarebbe anche bello che poi, più
no inquinamento e strade più vivibili per
grandicelli, i bambini potessero andare
tutti. Dimostrando che si può fare: basta
a scuola in autonomia.
volerlo e iniziare a pedalare.
Crediamo che la rivoluzione non sia imOPPIE CHE AMANO IL CICLIpossibile e siamo anche convinti che,
SMO > Navigando su fb ci si può imnella trasformazione dei comportamenbattere nel gruppo “Coppie che amati quotidiani, le donne e le mamme posno il ciclismo”. Lo ha creato e lo gestisce un
sano iniziare a fare qualcosa di imporuomo, un appassionato di bicicletta sulla
tante e di significativo. Per provare a
cinquantina che su questa pagina condivirompere il circolo vizioso (è pericoloso
de spesso video o fotografie in bicicletta
perché ci sono le automobili, quindi anper o con la sua dolce metà, che è a sua
diamo in macchina e aumentiamo il nuvolta una ciclista. Al gruppo partecipano almero delle automobili) e innescarne uno
tre coppie, in particolare di stradisti, tutte
virtuoso. Dai, iniziamo noi nel nostro
rigorosamente lui e lei. Ho letto poco, copiccolo, anche se ci sembra una goccia
me si fa normalmente su fb, ma ho guarin mezzo al mare.
dato tutte le foto. Nella stragrande magCerto che la politica dovrebbe fare la sua
gioranza compaiono ciclisti vestiti alla stesparte con qualche intervento, anche se
sa maniera, il cui atteggiamento prevalensimbolico. In questo la Danimarca è la
te è quello di lui che fa da tutor a lei. Non
dimostrazione del fatto se c’è la volonso se voi siete così, grrls... Sono sempre più
tà politica di fare qualcosa di concreto

C

SPECULOS, BISCOTTI ALLA CANNELLA
na ricetta dal sapore nordico, in onore di quei Paesi che fanno delle due
ruote un mezzo di trasporto cittadino anche se fa freddo e nevica e tira vento
e piove. Mescolate 550 g di farina, 400 g di zucchero di canna, tre cucchiai di cannella e 15 g di bicarbonato con 225 g di burro e 70 g di latte fino a ottenere un impasto omogeneo e non colloso. Dividete l’impasto in due, avvolgetelo con la pellicola e lasciate riposare una mezz’oretta. Stendete infine con il mattarello l’impasto
fino a ottenerne uno spessore di 3 millimetri e ricavate i biscotti della forma che preferite. Disponeteli su carta da forno e cuocete per 25 minuti a 150 gradi.

U

16

numerose infatti le coppie di ciclisti alla pari, dove
lei può forse andare più piano ma non è per questo meno ciclista di lui. Iniziano inoltre ad essere
presenti anche le coppie in cui è lei a fare da traino a lui, con tutte le implicazioni e difficoltà tecniche e psicologiche che questo comporta. Beh, a
qualsiasi tipo di coppia voi apparteniate (anche non
eterosessuale, è ben inteso), partecipate sul gruppo affinché la fotografia della situazione sia verosimile e non passi l’idea che il modello sia solo quello stereotipato di lui che avvicina e insegna e di lei
che si lascia avvicinare e insegnare.

C

HE ZAINO MI COMPRO? > Sono ben disposta a guardare le pubblicità e di conseguenza a valutare i prodotti quando i testimonial sono donne. Sarà un atteggiamento di parte, ma è così. A parte il discorso marketing, comunque, è interessante che nel mondo dell’outdoor i
nuovi prodotti vengano sviluppati di frequente per
rispondere a esigenze concrete e specifiche di campioni dello sport. È il caso dello zaino Raven 10 di
Osprey, azienda nata in California nel 1974, che per
la produzione ha prima ascoltato e poi per la promozione si è fatto raccontare da Tracy Moseley, una
delle migliori mountain biker di tutti i tempi. Per chi
non lo sapesse, Tracy è presente nel settore dal 1994,
quando quindicenne ha trionfato ai Campionati Nazionali inglesi. Da allora un’escalation di successi che
l’ha portata a essere inserita nel 2012 nella Mountain Bike Hall of Fame. Attualmente è una delle migliori nella Enduro World Series e quando non è impegnata nelle gare si dedica all’allenamento delle
nuove generazioni. Inutile dire che il suo zaino preferito è il Raven 10, di cui è testimonial, ma è interessante valutare le motivazioni. Oltre a essere un
modello bilanciato nella dimensione (abbastanza
grande per portare tutto l’occorrente in gara ma
abbastanza piccolo per essere indossato tutto il
giorno), ad avere una riserva di 3 litri, uno schienale con canali in schiuma per la ventilazione e gli
spallacci particolari, permette di attaccare facilmente entrambi i caschi, sia integrale sia da cross
country: una caratteristica molto importante durante le sessioni di enduro, quando si necessita di
un cambio veloce del casco.

DOMANI?
È già futuro

Pedalata rotonda? No, verticale

18

CRESCIUTA SUGLI
IMPEGNATIVI PERCORSI
FUORISTRADA, LA MTB
HA SVILUPPATO LINEE,
PARTI E TECNOLOGIE CHE
SI DIFFERENZIANO DA
QUANTO STORICAMENTE
VISTO SU ALTRE
BICICLETTE. NUMEROSI
SONO PERÒ I
PARTICOLARI CHE
POTREBBERO ESSERE
TOTALMENTE RIPENSATI.

Un manubrio da corsa, sinuoso e affascinante,
avvolto nel suo colorato nastro: ma anche tecnico
e performante, con i cambi integrati nei freni e le
varie posizioni consentite. Il prodotto ideale
per una bicicletta? Niente affatto. Perché anche se
il grande John Tomac divenne ancora più famoso
negli anni pioneristici per averlo usato sulla sua
Yeti, si tratta comunque di un componente nato
per viaggiare su asfalto e totalmente inadatto
al fuoristrada, dove si preferisce usare pieghe
simili a quelle motociclistiche.
Pare un’ovvietà, eppure ci sono voluti anni per
capirlo, perché la mountain bike è una bicicletta e in

NON SIAMO ABITUATI A VEDERE
ENTRAMBE LE PEDIVELLE
CHE PUNTANO VERSO IL BASSO,
MA NONOSTANTE QUESTA ANOMALIA
LA NOSTRA GUARNITURA
HA UN MOVIMENTO CLASSICO.
QUELLO CHE CAMBIA È IL MODO
DI PEDALARE E I VANTAGGI
TELAISTICI CHE UNA SIMILE
SOLUZIONE PUÒ COMPORTARE.

quanto tale si è portati a pensare che debba
assomigliare il più possibile a quello che per noi è il
concetto di bicicletta. Certo, ora è facile vedere una
mtb con la linea e le soluzioni che si è conquistata
nel tempo, ma provate a immaginare ad esempio
che effetto farebbe se domani abbandonasse i
pedali come li abbiamo definiti fino a oggi, per
andare ad assumere forme e tecnologie differenti.
Quanti si alzerebbero protestando e ricordando che
se la bicicletta li ha sempre avuti così ci sarà un
motivo, e quindi tali devono rimanere?
Alla fine, però, il pedale - o meglio la trasmissione non è altro che un meccanismo che serve a
trasformare il movimento delle gambe in spinta
della ruota.
Se su strada la rotazione di una guarnitura può
essere il sistema migliore per avanzare, non è detto
che lo sia anche nel fuoristrada.
Se arrivasse sul mercato un sistema che attraverso
due grossi cuscinetti inseriti in un apposito telaio
consentisse alla corona di ruotare tramite una
spinta verticale, siamo sicuri che non sarebbe più

adatto ai nostri scopi?
Difficile dirlo, andrebbero fatte prove anche per
valutare l’adattamento del nostro corpo a
compiere un movimento più simile a una corsa
sul posto; ma come ci siamo abituati a
trasformare la camminata in pedalata, non è
detto che questo nuovo concetto risulti
problematico o inefficace.
Di sicuro ci sarebbero vantaggi meccanici. A
fronte di un leggero aumento di peso causato
dal meccanismo di collegamento delle pedivelle,
avremmo comunque l’abolizione del
movimento centrale classico con i suoi
cuscinetti sottodimensionati, ma soprattutto
una corona posta più in alto e quindi meno
incline a entrare in contatto con il terreno, con il
conseguente innalzamento anche del perno di
infulcro del forcellone che migliorerebbe la
curva di affondamento. Il baricentro
diventerebbe invece più basso in quanto la
classica posizione discesistica a pedali
orizzontali si trasformerebbe nelle due pedivelle
quasi allineate verticalmente, con una posizione
del biker più bassa e quasi motociclistica. Ne
conseguirebbe che anche il peso,
normalmente più caricato sul piede
avanzato, risulterebbe più arretrato
permettendo un utile alleggerimento
dell’anteriore, oltre all’impossibilità di
arrivare su un ostacolo con una posizione
scorretta dei pedali. Oppure, per chi ha un bel
piedone, di fare entrare in contatto la punta
della calzatura con la ruota anteriore.
In curva sarebbe da valutare se una simile
posizione, abbinata al basculamento libero delle
pedivelle, possa essere sufficiente a evitare di
toccare terra con il pedale, ma di sicuro ci
sarebbero benefici in fase progettuale, con carri
più larghi che potrebbero agevolmente ospitare
le recenti gomme maggiorate senza dover fare i
conti con l’ormai risicatissimo passaggio di
pedivelle sempre più piatte.
La forza espressa rimarrebbe tale? Come si
disse ai tempi del passaggio dal manubrio da
corsa a quello da mountain bike, forse no. Ma
se la differenza fosse minima ci si potrebbe
ragionare, magari realizzando un prototipo per
valutarne le potenzialità in pietraia o sui salti:
perché è di questo che stiamo parlando, non del
fluido scorrere sul liscio asfalto.
Meccanicamente non stiamo scoprendo nulla di
nuovo. Se si pensa alle vecchie locomotive, si
trova uno schema molto simile. Forse
l’accostamento più calzante è quello che porta
ad accumunare questa trasmissione a un
classico “pistone e biella” che, per quanto
capovolto, rappresenta il cuore di ogni motore.

DIGITAL BIKE

di Carlo Turchetto

Strumentazione,
app, wi-fi & co

MEMORIE VOLATILI? DA DOMANI SARANNO PRATICAMENTE ETERNE

A

nche se non è ancora in vendita e neppure in produzione,
ma solo in fase di studio, ci sembra molto interessante parlare anche brevemente di quello che potrebbe essere il prossimo futuro
per quanto riguarda l’archiviazione dei dati. Tracce di percorsi fatti o da fare, mappe digitali, fotografie e filmati fanno prestissimo
a riempire hard disk, memorie
flash, schede magnetiche delle più
svariate dimensioni, velocità e capacità. Se un tempo l’archivio di
un biker si limitava a qualche cartina topografica e alle foto scattate durante le escursioni, che venivano conservate in piccoli album
e che potevano distruggersi solo
nel caso si fosse incendiata la propria abitazione, oggi siamo subissati da materiali che, anche se di
spazio fisico ne occupano ben poco, moltissimo ne occupano di
quello virtuale, con possibilità

molto elevate che possano essere
persi o cancellati.
I dati, per come vengono registrati ora (qualsiasi sia il supporto utilizzato), hanno una durata decisamente bassa e un elevatissimo indice di volatilità, con la concretissima possibilità che il supporto si smagnetizzi. Tanto per fare un esempio, per
i dvd si parla di durate che
non superano cinque anni;
per i dischi rigidi e le flash
memory si va un po’ oltre,
ma non più di tanto.
Tenendo conto che nell’archivio personale abbiamo mappe
cartacee degli inizi del Novecento, quindi con più di cento anni di
vita, è decisamente sconfortante
pensare che con le attuali tecnologie non si possano archiviare dati con la sicurezza che durino più
di qualche anno. Per fortuna c’è
chi sta studiando e lavorando per

UN PO’ DI LUCE IN PIÙ
A chi non è mai capitato di attardarsi in
un’escursione con la mountain bike? Visto che
il tempo era buono siamo partiti un po’ tardi, in
salita non abbiamo reso come al solito,
pensavamo che il terreno nella discesa
consentisse velocità più elevate, ci è capitato di
forare e - guarda caso - il foro era talmente
piccolo che ci abbiamo messo un’eternità a
trovarlo. Le ore sono passate e prima di
arrivare all’auto il cielo si è oscurato e ci siamo
trovati lungo un sentiero senza poter più
vedere nulla.
Già, perché, quando è di notte, fuori dai
centri abitati e dalle strade
frequentate il buio è proprio buio e,
se per giunta non c’è neppure la
luna, per procedere si deve andare a
tentoni. Può venirci in aiuto lo
smartphone mediante l’app che
trasforma il flash in un illuminatore, ma
questo sistema - sempre che si sia caricata
l’app e la si trovi nella miriade di quelle che
contiene il nostro smartphone - consuma un
sacco di energia e scarica velocemente la
batteria.
La cosa migliore, in questi casi, è una torcia da
tenere sempre nello zainetto o in una tasca.
Deve però essere una torcia piccola, poco
pesante e al tempo stesso robusta, come la

migliorare le cose: gli scienziati
dell’Università di Southampton
sembra ad esempio che abbiano
trovato una soluzione che probabilmente consentirà di fare un deciso passo avanti nella conservazione dei dati digitali. Il Centro

Optometrico di questa università
inglese ha infatti sperimentato un
nuovo procedimento di registrazione e archiviazione dei dati digitali: il supporto utilizzato è il vetro nanostrutturato, composto
cioè da particelle infinitamente piccole, sul quale i dati vengono registrati mediante una scrittura che

OxyLed MD22: struttura in metallo, 60
grammi di peso e dimensioni 94 milimetri per
25 di diametro. Al massimo della potenza
(vengono dichiarati 250 lumen), impostando il
fascio luminoso più ampio, riesce a farci vedere
bene tutto ciò che abbiamo davanti entro 10-15
metri, con un raggio di illuminazione di 3 metri;
concentrando il fascio si riesce a illuminare un
oggetto che si trova anche a 50 metri di
distanza. La potenza può essere
regolata su due livelli,
riducendola

usa il femtolaser, lo stesso strumento attualmente usato per le
operazioni chirurgiche agli occhi,
i cui tempi di azione vengono misurati in femtosecondi, un’unità
di tempo pari a un milionesimo di
miliardesimo di secondo. In parole povere, si scrive su strutture infinitamente piccole impiegando
tempi infinitamente veloci. Il risultato sembra essere strabiliante, dato che gli studiosi parlano di unità di archiviazione che possono arrivare fino a 370 terabyte, che possono resistere a temperature elevatissime (fino a 1000 gradi centigradi) e che, a una temperatura
ambiente di 19 gradi, hanno una
durata di 13 miliardi di anni.
Insomma, se riusciremo a registrare i nostri percorsi off road su uno
di questi supporti, potremo lasciarli tranquillamente in eredità ai posteri...
www.orc.soton.ac.uk/962.html

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euro. Se volete rientrare prima e dunque siete
costretti a tenere velocità superiori, potreste
avere bisogno di più luce, magari il doppio: la
stessa azienda che produce la OxyLed MD22
ha in listino anche la versione MD50, venduta
attualmente solo su amazon.com a 19,99
dollari. È lunga 135 millimetri, diametro 34, e
pesa 187 grammi. Due potenze, massima (500
lumen dichiarati) con un’ora di autonomia,
ridotta fino a tre ore. Anche questa è in
metallo e offre la possibilità di regolare il
flusso luminoso.

quando
non è necessario il
massimo e risparmiando in
questo modo l’energia: alla massima
potenza la luce ha una durata di un’ora, che
diventano tre se si utilizza la potenza ridotta.
In caso di necessità è possibile
emettere lampi stroboscopici per
lanciare segnali di emergenza.
L’energia viene fornita da una
batteria al litio (inclusa) oppure da
una più comune batteria AA, tipo
stilo; con una batteria ricaricabile e
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facilmente apribile con la mano destra,
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molto superiore rispetto a quanto non
avvenga in altre discipline outdoor altrettanto tecniche. A volte le novità sono curiose o interessanti, a volte aggiungono comfort, a volte incrementano le prestazioni, a volte introducono vantaggi
tali che tornare indietro corrisponderebbe a una
forma di privazione (i cannotti reggisella telescopici, per esempio). Talvolta, infine, le novità sono
letteralmente epocali, vale a dire che segnano una
data tra un “prima” e un “dopo”, e hanno un potenziale innovativo talmente alto da essere inesorabilmente destinate a trasformarsi in uno standard nuovo e duraturo.
Di norma i sintomi di questo tipo di novità sono
l’adozione di nuove interfacce di compatibilità da
parte dei telai e il cambiamento di aspettative degli utenti a livello di pesi e di costi. Lo sono stati
le full rispetto alle front, i freni a disco rispetto ai
V-brake, gli assi passanti rispetto ai quick release, gli sterzi conici rispetto a quelli dritti, le ruote
da 29 pollici rispetto a quelle da 26. In tutti que-

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PLUS

sti casi le bici sono cambiate, i pesi aumentati, i
costi accresciuti e alcuni componenti sono passati dall’essere compatibili al non essere più compatibili con i nuovi telai. Ma niente ha potuto comunque limitare la diffusione delle novità importanti, i cataloghi dei vari marchi si sono infatti
riempiti di bici con le nuove specifiche e i biker
hanno assorbito quelle innovazioni in forma di miglioria assoluta oppure di valida alternativa aggiuntiva.
È adesso il turno delle gomme. Oggi sono gli pneumatici al centro dei riflettori, con una nuova sezione maggiorata che sembra comportare vantaggi tali nell’esperienza di guida da rendere accettabili l’incremento di peso sulle ruote e il passaggio a standard specifici sul telaio. Stiamo parlando delle ruote definite “plus”, fenomeno che
sembra candidato ad avere un grande futuro e un
significativo impatto sul nostro sport sia a livello
di primo montaggio sia di aftermarket.

COSA SONO LE GOMME “PLUS”
Le gomme - o meglio il sistema ruote/gomme
- “plus” sono nate per un modo particolare di
praticare il mountain biking ma hanno saputo
farsi apprezzare rapidamente anche in altre applicazioni. Il contesto per il quale sono nate appositamente è l’“overland”, un ciclismo off road di lunga gittata in cui l’obiettivo è restare
nella natura anche per più giorni consecutivi,
dormendo in tenda e portandosi appresso il necessario. Un contesto ovviamente da grandi
parchi nordamericani, affascinante perché ricorda molto quello delle primissime origini del
nostro sport, ma nel quale in ogni caso le ruote e le gomme non possono giocare brutti scherzi: devono essere sempre affidabili, solide, sicure e allo stesso tempo in grado di offrire un
24

WTB Trailblazer
27.5x2.8:
933 grammi,
tasselli centrali
4 mm, esterni 5 mm,
larghezza alla
carcassa 71 mm,
al battistrada
60 mm,
diametro 725 mm.

WTB Trail Boss
27.5x3.0:
1114 grammi,
tasselli centrali
4.5 mm, intermedi 4.5
mm, esterni 5.5 mm,
larghezza alla
carcassa 72.2 mm,
al battistrada 74.5 mm,
diametro 730 mm.

WTB Bridger
27.5x3.0:
1088 grammi,
tasselli centrali
e intermedi 4 mm,
esterni 5 mm,
larghezza alla
carcassa 76.5 mm,
al battistrada 77 mm,
diametro 737 mm.

Abbiamo modificato una 29er
da puro agonismo in una 27.5+
con le gomme WTB:
la bici cambia, diventa un’altra.

COME TRASFORMARE UNA BICI
TWENTYNINER IN UNA 27.5 “PLUS”

Ruote complete artigianali con cerchi WTB
Scraper 27.5 e gomme WTB Trailblazer 27.5x2.8:
anteriore QR15, 2058 g senza rotore, 1095 g
solo ruota; posteriore 12x142, 2116 g
senza pignoni e rotore, 1148 g solo ruota.

Per poter usare una coppia di
ruote “plus” sulla propria 29er
bisogna innanzitutto verificare se
una ruota 27.5+ ha lo spazio per
girare nel carro e nella forcella.
Per conoscenza, dunque,
possiamo dirvi che il diametro di
una ruota plus con gomme WTB
Trailblazer 27.5x2.8 è di 725
millimetri e che la larghezza
maggiore della gomma è
esattamente a 330 millimetri dal
centro ruota: con queste due
quote e con quelle delle gomme
fornite nei box che accompagnano
il testo potete verificare se i foderi
verticali e orizzontali del carro,
come anche l’archetto della
forcella e la distanza dei due
foderi, permettono il passaggio
delle supergomme.
C’è poi un’altra questione, nel
caso lo spazio ci fosse. Riguarda la
battuta del mozzo, perché le 29er
finora in commercio hanno la
battuta di carro e forcella
rispettivamente di 142 e 100
millimetri, mentre le nuove ruote

“plus” in commercio hanno quasi
tutte il mozzo Boost 148/110.
Rimane comunque la possibilità di
farsi montare una coppia di ruote
dal proprio negoziante
acquistando mozzi standard e
cerchi “plus”: calcolate che un
cerchio WTB Scraper come quelli
da noi testati costa circa 160 euro,
un Sun-Ringlé Mulefüt 120 euro,
un Ambrosio Kono sui 65 euro, un
DT Swiss XM 551 sugli 85 euro,
un NoTubes Hugo 52 145 dollari,
la coppia di ruote complete più
economica sul mercato è la Alpkit
Love Mud Rumpus (200
sterline/260 euro, standard o
Boost), che le gomme WTB
costano circa 52 euro ognuna, le
Schwalbe circa 65 euro e le Maxxis
Chronicle da 65 euro in su.
Una nota pratica: con ruote così
massicce è buona norma montare
dischi grandi, almeno da 180
millimetri, perché l’inerzia delle
stesse ruote alla lunga
contribuisce a stressare
l’impianto frenante.

25

TECNICA
livello di comfort che aiuti il biker a risparmiare forze e a spendere solo quelle necessarie.
Come fare a riconoscere le gomme “plus”?
Facile. Hanno la circonferenza esterna come quella delle 29 pollici ma si tratta di coperture da 2.83.0 pollici di sezione montate su cerchi da 27 e
mezzo. Il colpo d’occhio è piuttosto intrigante,
perché in un solo sguardo, all’interno della sagoma delle 29er che tutti conosciamo, si notano le
coperture molto grasse ma meno di quelle delle
fat bike, ruote compatte come quelle da 27.5 ma
più robuste per alcuni evidenti elementi costruttivi. C’è comunque da dire che esistono anche le
ruote “plus” da 29 pollici, ma al momento le bici in questo formato non sono molte. Vedremo in
futuro.

QUANDO E COME SONO NATE
Sono tre gli ingredienti della ricetta “plus”, arrivati sul mercato in tempi diversi e per finalità indipendenti l’una dall’altra.
Il debutto delle coperture “plus” è avvenuto alla Sea Otter Classic dell’aprile 2014, durante la
quale WTB-Wilderness Trail Bikes presentò le
coperture Trailblazer da 2.8 pollici e contemporaneamente un cerchio molto più largo della
norma, lo Scraper con gola da 45 millimetri.

DOSSIER
26

PLUS

In prova: bici, ruote e gomme “plus” a confronto con le mtb tr
Durante le nostre prove
abbiamo cercato di
raccogliere impressioni di
guida non solo su grip e
assorbimento, qualità al
centro della discussione di
tutti, ma anche su altre
caratteristiche importanti per
una ruota come la
scorrevolezza, la
direzionalità, il rotolamento
laterale, l’inerzia in frenata e
la pigrizia al tiro della catena.
Abbiamo girato sempre sugli
stessi single track in maniera
da rendere omogenea la base
di riferimento per le
impressioni raccolte: Monte
Cavo, un terreno perfetto per
questo tipo di prove, ai
Castelli Romani. Per
semplicità espositiva,
descriveremo i dati
interessanti emersi dalle
prove seguendo un ordine
cronologico, riferendoci alle
bici su cui sono stati rilevati.

BMC TEAMELITE 01
Un giro completo sulla
nuovissima softail da gara del
marchio svizzero (ci gira
Julien Absalon, per capirci)
per assaporarne le qualità;
immediatamente dopo
abbiamo sostituito il set di
ruote nativo con quello 27.5
“plus” appositamente
confezionato per noi dalla
filiale europea della
Wilderness Trail Bikes,
formato dai cerchi WTB
Scraper con gola da 45
millimetri, dalla copertura
posteriore WTB Trailblazer
27.5x2.8 (l’unica “plus” che
entrava nel carro della BMC),
dall’anteriore WTB Briger
27.5x3.0. Le ruote avevano
mozzi standard 142/100, non
Boost perché il telaio della
29er Teamelite 01 è normale.
Ripercorrendo lo stesso giro
con le ruote e le gomme
larghe di WTB, l’impressione

dominante è stata
interessante perché il
carattere della bici è rimasto
invariato, mentre ciò che è
aumentato - oltre ovviamente
al grip e all’assorbimento - è
la prevedibilità delle reazioni
della bici, cosa che si
trasforma nella sensazione di
maggiore padronanza e
quindi di controllo sul mezzo.
In generale, quindi, se la 29er
è ad esempio direzionale in
curva, con le “plus” resta tale,
con il beneficio del distribuire
ciò che si prova entrando in
piega in un arco di tempo più
lungo. Una sorta di slow
motion a 60 fps. Una seconda
twentyniner più “fun”,
insomma, molto più sicura in
discesa.
L’assorbimento delle
coperture WTB gonfiate
a 1 bar è significativo e, nel
caso specifico della Teamelite
usata, si è sommato

tb tradizionali, sugli stessi tracciati, modificando i parametri della pressione, anche con il Procore
velocità scendono e si resta
sul filo dell’equilibrio. In un
contesto di tornanti infangati
e di costoni inclinati ci siamo
letteralmente goduti
l’incredibile tenuta delle
spalle di un battistrada da 3.0
pollici montato su un cerchio
ORBEA LOKI 27+ H10
da 45 millimetri di gola. La
È una front 27.5 “plus”
bici procedeva sulla sua linea
nativa con 120 millimetri di
con grande sicurezza e in
corsa anteriore. L’abbiamo
assenza delle perdite di
provata insieme a una
aderenza viste sulla full 29er
“normale” 29er
biammortizzata lungo i single che ci precedeva.
Avendo ruote con cerchi
track scelti per i test e non
molto larghi, abbiamo
siamo mai rimasti indietro.
La bici è stata progettata per abbassato la pressione a 0.9
bar e l’effetto è stato quello di
essere agile e scattante e
notare che ostacoli sporgenti
l’uso di ruote a inerzia
come sassi o radici non
maggiore non ha interferito
andavano più affrontati con il
con tali finalità. Rispetto
tipico colpo di reni ma
all’hardtail da gara in
semplicemente scavalcati con
versione modificata, questa
un velo di destrezza in più.
trail bike si è infatti
Proprio per questo molti
dimostrata più svelta nei
biker vedono le hardtail
cambi di direzione e più
“plus” come un mezzo ideale
manovrabile quando le
all’effetto dell’elastomero
presente sul carro del telaio,
innescando una leggera
forma di rimbalzo che
ovviamente su altre bici
hardtail non si è manifestato.

All’epoca Rocky Mountain stava progettando
una bici dedicata ai rigori dell’esperienza “overland” e pensò quindi di realizzare un telaio in
grado di sfruttare sia la maggiore robustezza
dei cerchi larghi che si andavano diffondendo
sia l’incredibile assorbimento prodotto dal connubio tra coperture larghe e cerchi maggiorati.
Nacque così la Sherpa, una “overland bike” presentata come bici sperimentale alla Sea Otter
2014, di fatto la prima bici di serie progettata
appositamente per le ruote 27.5 “+”. La Sherpa non è più un prototipo, è ufficialmente in catalogo e già conta oltre venti concorrenti tra
front e full di altre aziende.
Trek, nel frattempo, stava lavorando per ottenere più rigidità sulle ruote da 29 pollici e a tale fine avviò una collaborazione con Sram: la
determinazione era tale da valutare anche la
possibilità di modificare i delicatissimi standard
di compatibilità tra ruote e telai. Trek riuscì nel
suo intento e varò nel 2014, con la Remedy 29,
il nuovo sistema di mozzi denominato Boost,
realmente più larghi (non come i “falsi” 142).
A questo punto lo scenario era completo: sul
mercato c’erano le gomme larghe, i cerchi larghi e anche lo standard Boost per i mozzi.

LE CARATTERISTICHE
La particolarità più importante delle ruote “plus”
consiste nel fatto che sono praticamente intercambiabili con quelle da 29 pollici perché hanno circonferenze esterne molto simili tra loro.
Se c’è abbastanza spazio tra i foderi del carro
e della forcella, infatti, su un telaio da 29 polli-

per affinare lo stile di guida e,
tra essi, l’opinione è condivisa
soprattutto da coloro che
hanno iniziato a pedalare
direttamente con le
biammortizzate.
STUMPJUMPER
6FATTIE COMP CARBON
È tra le full più intriganti del
2016, ne abbiamo
pubblicato la prova qualche
mese fa e in questa
occasione l’abbiamo usata
come punto di riferimento
anche per valutare il sistema
Procore di Schwalbe.
Usata in fuoristrada con le
sue ruote di serie, ha
dimostrato un ottimo
equilibrio tra precisione di
guida, maneggevolezza nel
tecnico, reattività alla
sterzata e sfruttabilità delle
sospensioni, specie quando
si forza la mano.
Le ruote di serie hanno

coperture da 3.0 pollici che
sembrano più scorrevoli di
altre di pari sezione: questo
perché il cerchio di serie con
la gola di soli 29 millimetri
restringe la curvatura del
battistrada generando
un’impronta a terra più
piccola che, a sua volta,
genera una minore
resistenza al rotolamento nei
tratti molto pedalati e in
salita. Ce ne siamo resi conto
immediatamente montando
sulla stessa bici il set di ruote
Miche 977+ Boost con cerchi
da 40 millimetri di gola,
11 millimetri più larghi
degli Specialized, con
coperture sempre
da 3.0 pollici.
La parte interessante di
questo confronto riguarda le
conseguenze sulla guida
originate dalla modifica della
curvatura del battistrada.
Usando un cerchio più largo,

ci è possibile montare un set di ruote “plus”.
Per utilizzare il grande volume di queste nuove
ruote non servono dunque forcelle, guarniture,
sganci rapidi e mozzi realizzati appositamente,
come invece accade per le fat bike.
Nel caso delle “plus” è quindi assicurata in partenza la compatibilità con la componentistica
già in commercio, pertanto chiunque abbia una
29er può pensare di montare un paio di ruote
“plus” sulla propria bici, magari da alternare a
seconda della stagione o del tipo di uscita in bici. Questo è valido in generale per l’aftermarket.
Nel settore del primo montaggio le cose vanno
ancora meglio, perché si stanno moltiplicando
velocemente i telai progettati espressamente
per le ruote “plus”, e quindi le ruote stesse sono ancora più libere di definire le proprie caratteristiche senza compromessi. Valga per tutti
l’esempio delle prime gomme presentate da
WTB alla Sea Otter 2014: erano da 2.8 pollici
per riuscire a entrare tra i foderi del carro posteriore, mentre ora sono quasi tutte da 3.0”. Il motivo? Perché sono i nuovi telai ad avere un passaggio ruota allargato in previsione delle “plus”.

UN PO’ DI TECNICA
Scendendo più nel dettaglio, partiamo dall’impronta a terra delle coperture da tre pollici. Un
po’ di numeri fanno sempre bene per chiarire
gli ordini di grandezza, ecco quelli che abbiamo
calcolato noi.
L’impronta a terra di una gomma “plus”
27.5x3.0 montata su un cerchio WTB Scraper
è di circa il 70 per cento maggiore rispetto a

la curvatura del battistrada si
allarga, le spalle si avvicinano
al terreno e il punto centrale
di contatto a terra guadagna
superficie di appoggio.
Il terreno era moderatamente
infangato e il single track era
un susseguirsi di curve e
controcurve veloci con
gratificanti possibilità piega.
La pressione era di 0.9 bar,
come sulle coperture di serie,
ed ecco ciò che abbiamo
notato: con le ruote Miche i
tasselli più esterni del
battistrada si sono sporcati di
terra, mentre con i cerchi di
serie - più stretti - gli stessi
tasselli sono rimasti puliti.
Nel secondo caso, quindi, le
spalle del battistrada non
hanno toccato terra e per
farlo avrebbero chiesto un
livello maggiore di piega in
curva. In sostanza, il cerchio
largo ha fatto in modo che la
continua a pagina 28

una gomma 27.5x2.3 su un cerchio WTB Kom,
e anche il volume di aria si avvicina a queste
percentuali, il 74 per cento in più rispetto a una
copertura 27.5x2.3. Il grip a terra è quindi oltre
una volta e mezza maggiore, mentre il volume
di aria diventa letteralmente un cuscino la cui
consistenza dipende solo dalla pressione scelta dal biker.
La larghezza dei cerchi gioca un ruolo fondamentale, perché incide sia sulla forma del
battistrada sia sulla qualità dell’assorbimento.
I cerchi “plus” sono generalmente da 45-50
millimetri di larghezza esterna, corrispondenti
a circa 40-45 millimetri all’interno della gola, e
consentono di avere una curvatura del battistrada meno evidente, più appiattita, vale a dire del tipo “a pera” anziché “tonda”. In questo
caso, le file esterne dei tasselli sono più vicine
a terra ed entrano in azione in anticipo rispetto a un profilo tondo, migliorando la sensazione di controllo in curva.
La maggiore larghezza del cerchio incide poi
sulla qualità dell’assorbimento, perché comporta maggiori variazioni di pressione quando il
cerchio viene premuto contro il volume d’aria
della copertura. Con cerchi da 45 millimetri è
infatti possibile scendere in genere a pressioni di gonfiaggio inferiori alla singola atmosfera senza incidere sulla stabilità della copertura rispetto al cerchio.
“Grip” vuol dire “aderenza”, un attrito, cioè una
forza. Una forza che può essere diretta lungo
la circonferenza del battistrada (forza motrice)
oppure trasversalmente a questo. In derapata,
27

TECNICA

Schwalbe
Nobby Nic 27.5x3.0:
918 grammi, tasselli
centrali 4 mm,
intermedi 4.5 mm,
esterni 5.5 mm,
larghezza alla carcassa
73 mm, al battistrada
74.5 mm,
diametro 725 mm.

Schwalbe
Rocket Ron 27.5x3.0:
820 grammi, tasselli
centrali 3 mm, intermedi
3.5 mm, esterni 5 mm,
larghezza alla carcassa
73 mm, al battistrada
74 mm, diametro 720 mm.

In prova: bici, ruote e gomme “plus”
segue da pagina 27

Abbiamo gonfiato il Procore
al minimo del range di
pressione consigliata (0.8
bar le Schwalbe Nobby Nic
e Rocket Ron latticizzate,
4.0 bar la camera interna al
copertoncino, sempre sulle
ruote Miche 977+) e ci siamo
avventurati sui single track
del circuito. In salita siamo
rimasti affascinati da quello
che abbiamo chiamato
“effetto cuscino” perché gli
ostacoli sporgenti sono stati
IL SISTEMA
letteralmente avvolti dal
SCHWALBE PROCORE
volume della copertura. Il
CON LE GOMME PLUS
bello è che tutto questo
Parlando invece di
avviene una frazione di
assorbimento e di
secondo prima che la forcella
massimizzazione
ammortizzata inizi a
dell’impronta a terra, specie funzionare, quindi
per chi lo aveva già
l’impressione è che
apprezzato sulle ruote
l’avanzamento riceva un
standard, va detto che il
grado di fluidità aggiuntivo
sistema Procore di Schwalbe grazie al quale si procede più
è effettivamente in grado di spediti.
aggiungere un livello di
Anche in discesa le
esperienza in più anche con sensazioni sono state molto
le ruote “plus”, come
positive e, per quanto non
suggerito durante la
esistano strumenti per una
presentazione ufficiale delle valutazione precisa, ciò che
gomme Schwalbe “650+”,
abbiamo notato è che
nello scorso agosto al museo forzando le pieghe con il
Dornier di Friedrichshafen. piede a terra ci siamo dovuti
sensazione di aderenza a
terra, e quindi di sicurezza
per il biker, arrivasse in
anticipo rispetto a quanto
avvenuto con il cerchio
stretto.
A nostro avviso, questa è
una qualità comune a tutte
le ruote “plus” con cerchi
larghi e quindi va presa
come una loro caratteristica
distintiva.

28

davvero impegnare per
ottenere una perdita di
aderenza. E che attaccandoci
ai freni, specie quello
posteriore, l’innesco della
derapata è arrivato più tardi
del previsto. Certo, i 200
grammi in più per ruota
nelle lunghe salite si fanno
sentire, ma allo stesso
tempo i vantaggi tecnici
della “doppia” copertura,
come la maggiore tenuta
per il tubeless, la protezione
del cerchio da impatti e la
possibilità di marciare anche
con la sola copertura interna
in pressione, fanno del
Procore Schwalbe un ottimo
compagno di viaggio proprio
per il mountain biking di tipo
“overland”, l’esperienza a
lungo raggio per la quale
si è sentita la necessità di
inventare le ruote “plus”.
LE DUE CANNONDALE
No, in questa occasione
non vi diciamo nulla.
Rimandiamo al test della
Beast of the East e della Bad
Habit che trovate di seguito.
Due riuscite bici “plus”,
comunque.

DOSSIER

PLUS

Miche 977+ 27.5 Boost
tubeless con corpo ruota
libera XD: anteriore 1030 g,
posteriore 1196 g,
coppia 2226 g,
larghezza 45 mm, gola 40 mm,
h 21 mm, mozzi Boost .

ad esempio, si generano forze laterali che sono contrastate dai raggi, dai mozzi e dal telaio.
Nelle “plus” queste forze laterali sono proporzionalmente maggiori ed è questo il motivo per
cui lo standard di riferimento per i mozzi è il Boost inaugurato da Trek nel 2014.
I mozzi Boost sono più larghi della norma, sono da 148 e 110 millimetri di battuta anziché 142
e 100 millimetri e hanno le flange più distanziate al fine di aumentare l’angolo di incidenza dei
raggi sul cerchio e quindi la loro capacità di assorbire proprio le forze laterali. Sull’anteriore le
flange si distanziano della bellezza di 5 millimetri per parte, mentre sul posteriore di 3 millimetri. A livello di trasmissione accade che il pacco
pignoni si sposta di 3 millimetri verso l’esterno
e che le corone (o “la” corona) si avvicinano della stessa misura alla pedivella; la linea catena
passa quindi a 52 millimetri, mentre il “fattore
Q” delle pedivelle (la distanza tra le battute su
cui vengono avvitati i pedali) resta invariato, insieme alla posizione dei piedi per il biker. Il risultato è che c’è molto più spazio tra i foderi del
carro per fare passare le gomme larghe.
Tutto perfetto, dunque?

I VANTAGGI
Li elenchiamo schematicamente, ci torneremo
sopra. A livello tecnico, i vantaggi delle ruote
“plus” rispetto a quelle tradizionali sono l’incremento di grip, il maggiore assorbimento, la
maggiore rigidità e il migliore rotolamento laterale del battistrada.
A livello di sensazioni, si rilevano invece una facilità di guida nettamente superiore, un controllo più efficace sulla direzionalità e una percezione di maggiore sicurezza in frenata, in curva e nella gestione degli imprevisti, specie in
corrispondenza di terreni allentati o polverosi e
incoerenti in genere, anche viscidi.

GLI SVANTAGGI
Anche qui ci sono svantaggi sul piano tecnico
e su quello logistico: una coppia di ruote “plus”
completa di cassetta e dischi pesa in genere oltre sei chilogrammi ed è innegabile che questo
ne rappresenti un limite. Seguono poi la resistenza al rotolamento su asfalto, l’inerzia al tiro della catena nelle salite sconnesse (in cui si
riparte quasi da fermi a ogni pedalata) e la naturale predisposizione a raccogliere fango. Qualche limite risiede anche nel fatto che per gonfiarle con la pompa a colonna ci vuole davvero
tanto, figuriamoci se accade qualcosa in mez-

zo al nulla e noi abbiamo solo la nostra fida minipompa... Va infine verificata la compatibilità
con i portabici da auto, perché la maggiore larghezza delle coperture non è in genere compatibile con i binari di appoggio e i sistemi di fissaggio.

IL PROCORE DI SCHWALBE
Non ci siamo lasciati sfuggire la possibilità di
raccogliere ulteriori impressioni di guida montando un set di ruote con il sistema Schwalbe
Procore. Lo abbiamo fatto su una full già nativa “plus” in maniera da poterne valutare l’effettivo apporto specifico.
Il sistema Procore, per chi non lo sapesse, è una
specie di pneumatico nel pneumatico (abbiamo pubblicato la prova sul numero di agosto
2015): di fatto è un copertoncino con camera
d’aria da aggiungere tra il cerchio e la copertura vera e propria con il lattice. I due volumi di
aria si gonfiano a pressioni differenti ed estremizzate nei versi opposti: molto alta quella interna (4-5 bar) e più bassa della norma quella
esterna (0.8-1.5 bar). Il sistema può essere montato su qualsiasi ruota purché la copertura sia
tubeless o tubeless compatibile e purché il cerchio sia almeno da 23 millimetri.
Il Procore ha la doppia funzione di proteggere
il cerchio da impatti pericolosi e di fissare a terra l’impronta del battistrada spingendo nel suo
centro quando la copertura si schiaccia sotto
l’azione delle forze in gioco.

BICI, RUOTE
E GOMME IN PROVA
Visto che le bici “plus” si stanno diffondendo velocemente e che le ruote “plus” stanno influenzando il mercato sia a livello di aftermarket sia di
primo montaggio, ci siamo dati da fare per provare quante più bici possibili anche con diverse
ruote e gomme, anche a costo di confezionare set
di ruote non esattamente ortodossi. Nella lista ci
sono esemplari di bici native “plus” in versione
front e full, hardtail XC race 29er trasformate in
“plus” su entrambe le ruote, trail bike 29er trasformate in “plus” solo sull’anteriore. Nello specifico, abbiamo effettuato i test su una serie di bici allestite come segue: Specialized Stumpjumper 6Fattie Comp Carbon (full carbonio/alluminio, mozzi Boost, coperture 3.0, cerchi 29 mm);
stessa bici ma con ruote Miche 997+ (mozzi Boost, coperture Schwalbe Nobby Nic e Rocket Ron
3.0, cerchi con gola da 40 mm) e con sistema
Schwalbe Procore; softail da gara BMC Tea29

TECNICA
>> Mountain bike ed e-mtb

PLUS

LE BICI “PLUS” USCITE FINO AD OGGI
ALPKIT Sonder Transmitter hardtail; AXEVO FX 27.5+ full
BH Ultimate RC, Expert hardtail; BIANCHI Jab 27.5 plus hardtail
BOTTECCHIA Stelvio 27.5+ hardtail
CANNONDALE Beast of the East hardtail, Bad Habit full
CUBE Stereo full; DEVINCI Hendrix full
KHS Six Fifty 650+ hardtail; KROSS Smooth Trail hardtail
KTM Kapoho full; MARIN Pine Mountain hardtail
MONDRAKER Crafty R+ full, Vantage R+ hardtail
NORCO Torrent hardtail
OLYMPIA Bullet 27.5+ full, Master 27.5+ hardtail
ORBEA Loki hardtail; ROCKY MOUNTAIN Sherpa full
SALSA Pony Rustler full, Deadwood hardtail
SANTA CRUZ Hightower full
SCOTT Genius 700 Tuned plus full, Genius LT 700 Tuned plus full,
Scale 700 plus hardtail
SPECIALIZED Stumpjumper 6Fattie full, Fuse 6Fattie hardtail,
Ruze woman hardtail, Rhyme 6Fattie woman
TORPADO Eclipse A+ full, Ribot A+ hardtail, Nearco A+ hardtail
TREK Stache hardtail; VAN NICHOLAS Revelstoke
WHISTLE Alikut 27.5 plus hardtail
LE E-MTB “PLUS” DEL 2016
BIANCHI e-Jab 27.5 plus, CUBE, FLYER Uproc 7,
HAIBIKE Nduro AllMtn plus e Xduro, KTM Machina
Kapoho, LOMBARDO E-Sestriere plus,
SCOTT e-Genius 710 plus, SPECIALIZED Levo 6Fattie

>> Ruote e gomme in prova
RUOTE COMPLETE MICHE 977+ 27.5 BOOST tubeless con corpo

ruota libera XD: anteriore 1030 g, posteriore 1196 g, coppia 2226 g,
larghezza 45 mm, gola 40 mm, h 21 mm, mozzi Boost 148/110
RUOTE COMPLETE CON CERCHI WTB SCRAPER E GOMME WTB
TRAILBLAZER 2.8, QR15 e 12x142: anteriore 2058 g senza rotore,

1095 g solo ruota, posteriore 2116 g senza pignoni e rotore, 1148 g solo
ruota, sezione maggiore della gomma a 330 mm dal centro ruota
COPERTURE MAXXIS CHRONICLE 27.5X3.0 su cerchio largo 50 mm,
tasselli centrali 2.5 mm, intermedi 3.5 mm, esterni 4 mm, larghezza
alla carcassa 73.5 mm, al battistrada 74 mm, diametro 735 mm
COPERTURE SCHWALBE NOBBY NIC 27.5X3.0, 918 grammi, tasselli
centrali 4 mm, intermedi 4.5 mm, esterni 5.5 mm, larghezza alla
carcassa 73 mm, al battistrada 74.5 mm, diametro 725 mm
COPERTURE SCHWALBE ROCKET RON 27.5X3.0, 820 grammi,
tasselli centrali 3 mm, intermedi 3.5 mm, esterni 5 mm, larghezza alla
carcassa 73 mm, al battistrada 74 mm, diametro 720 mm
COPERTURE WTB TRAILBLAZER 27.5X2.8, 933 grammi, tasselli
centrali 4 mm, esterni 5 mm, larghezza alla carcassa 71 mm, al
battistrada 60 mm, diametro 725 mm
COPERTURE WTB TRAIL BOSS 27.5X3.0, 1114 grammi, tasselli
centrali 4.5 mm, intermedi 4.5 mm, esterni 5.5 mm, larghezza alla
carcassa 72.2 mm, al battistrada 74.5 mm, diametro 730 mm
COPERTURE WTB BRIDGER 27.5X3.0, 1088 grammi, tasselli
centrali e intermedi 4 mm, esterni 5 mm, larghezza alla carcassa
76.5 mm, al battistrada 77 mm, diametro 737 mm

COME VANNO LE GOMME 27.5+
Le coperture “plus” sono già
numerose, perlomeno sui cataloghi:
abbiamo provato alcuni modelli di tre
aziende, WTB, Maxxis e Schwalbe.
WTB è il pioniere del settore,
meritevole di aver inaugurato questa
tipologia: abbiamo usato sul
posteriore una Trailblazer da 2.8 e
sull’anteriore una Bridger da 3.0. La
prima ha una forma meno arrotondata
sui fianchi, praticamente di tipo
quadrato, quindi sembra meno larga di
quanto non lo sia nella realtà; la fila
continua di tasselli centrali rende il
rotolamento molto facile e silenzioso
mentre gli altri tasselli, spigolosi e più
sporgenti di quelli centrali, sono
allineati a spina di pesce lungo il
battistrada e accoppiati lungo le spalle.
Le file dei tasselli laterali sono più
interne della larghezza massima della
carcassa proprio per passare
facilmente tra foderi orizzontali
tradizionali; la tenuta laterale è
comunque di tutto rispetto, specie se
usata sul posteriore. Le WTB Bridger
sono invece fatte per il divertimento
puro: sono abbastanza più larghe, più
pesanti e con un profilo del battistrada
di tipo tondo. I tasselli sono spessi e
disposti a “V” lungo la carcassa, la fila
centrale è più diradata per migliori doti

30

di trazione e frenata, mentre sulle
spalle i tasselli tornano a essere
accoppiati per una tenuta in piega da
urlo. Le coperture WTB sono
ovviamente pensate per essere
montate con i cerchi WTB Scraper che
abbiamo utilizzato, larghi 45
millimetri esternamente, 40
all’innesto dei talloni e dotati della
tecnologia TCS (Tubeless
Compatibility System), la prima ad
aver ricevuto da Mavic la certificazione
di compatibilità con il sistema UST.
I cerchi pesano la bellezza di 650
grammi dichiarati, è vero, ma sono
determinanti al fine di rendere
l’esperienza di guida con le gomme
“plus” così divertente e prevedibile:
è infatti grazie alla larghezza
del cerchio che il battistrada
riesce a disporsi lungo una curvatura
così redditizia in piega.
Le “plus” di Maxxis che abbiamo
provato sono le Chronicle da 3.0, usate
dalla hardtail di Orbea. I tasselli sono
ribassati, hanno forme spigolose e
irregolari, numerosissimi, con altezze
crescenti verso l’esterno e allineati
addirittura lungo 12 file. Il profilo del
battistrada è a pera e le qualità
principali riscontrate sono la
manovrabilità, la prevedibilità nelle

derapate e la capacità di espellere il
fango. Nella versione a 120 tpi con
fianchi rinforzati EXO pesano
indicativamente 990 grammi, ma
esistono anche senza sistema EXO.
Passiamo a Schwalbe, che ha definito
il formato 27.5+ come “The Next Big
Thing”: la Nobby Nic da 3.0 ha pochi
tasselli distanziati, alti e cubici,
sembrano quelli di una moto da cross.
Su fondi compatti la scorrevolezza è
bassa, su asfalto la rumorosità e le
vibrazioni sono chiaramente
percepibili; su terreni morbidi e
scivolosi assicurano invece un ottimo
grip perché non raccolgono fango e
perché i tasselli riescono a penetrare
bene nel terreno assicurando trazione
e direzionalità. Ultime in ordine di
esposizione le Schwalbe Rocket Ron da
3.0, molto interessanti perché in un
punto di equilibrio particolare rispetto
alle altre finora descritte: larghe,
leggere, scorrevoli, manovrabili
e divertenti. I tasselli sono ad altezza
crescente, molto bassa al centro
e molto alta ai lati, e determinano
un profilo a pera scorrevole
quanto basta per una valida resa della
pedalata e con una tenuta laterale
davvero divertente sia entrando
in curva sia restando in piega.

>> Ruote e cerchi
LE RUOTE “PLUS”
A-CLASS Animal 3.5 e Animal 4.5, gola 35 mm e 45 mm, pesi
dichiarati 1890 e 2220 g la coppia
ALPKIT Love Mud Rumpus, pesi dichiarati 1208+1309 g,
cerchio gola 45 mm, mozzi Boost oppure standard
AMERICAN CLASSIC, cerchio gola 40 mm, peso dichiarato 1786
g la coppia
GIPIEMME Mag 40 plus 27.5, gola 35 mm, h 21, mozzi standard
o Boost, peso dichiarato 1803 g la coppia
MICHE 977+ 27.5 Boost tubeless con corpo ruota libera XD:
anteriore 1030 g, posteriore 1196 g, coppia 2226 g, larghezza
45 mm, gola 40 mm, h 21 mm, mozzi Boost (pesi verificati)
NOTUBES Hugo 52, gola 50 mm, mozzi 142/100, peso
dichiarato 2010 grammi la coppia, 27.5 e 29
REYNOLDS 27.5 Plus, gola 40 mm, peso dichiarato 1625 g la
coppia
I CERCHI “PLUS”
AMBROSIO Kono 40, gola 40 mm, peso dichiarato 680 g
DT SWISS XM 551, gola 40 mm, peso dichiarato 595 g
NOTUBES Hugo 52, gola 50 mm, peso dichiarato
720 g, 27.5 e 29
SUN-RINGLE Mulefüt 50SL, gola 45 mm, peso dichiarato 655 g
WTB Scraper, gola 45 mm, peso dichiarato 650 g
LE ALTRE COPERTURE “PLUS”
DURO Miner e Cruz, KENDA Havoc Pro, PANARACER
FatBNimble, VEE TIRE TraxFatty, VITTORIA Bomboloni

DOSSIER

PLUS

melite 01 in versione standard e modificata “plus”
(carbonio, mozzi standard 142/100, coperture
WTB 2.8 dietro, 3.0 davanti, tubeless, cerchi WTB
Scraper con gola da 45 mm); Orbea Loki 27.5+
(hardtail in alluminio, mozzi Boost, coperture Maxxis Chronicle 3.0, cerchi con gola da 45 mm); Cannondale Beast of the East e Bad Habit (hardtail la prima, full la seconda, coperture WTB 3.0,
cerchi WTB Scraper con gola da 45 mm).
Abbiamo utilizzato le coperture WTB Trailblazer 2.8, Trail Boss 3.0 e Bridger 3.0, le Schwalbe Nobby Nic 3.0 e Rocket Ron 3.0, le Maxxis Chronicle 3.0. Tutto in diametro 27.5, ovvio.

IL FUTURO
La domanda che ci siamo posti alla fine è la seguente: cosa diventeranno le ruote 27.5 “plus”
nel futuro? Spariranno come tutte le mode passeggere? Resteranno, ma solo come semplice set
di ruote alternativo? Resteranno e rimpiazzeranno interamente le bici da 27.5 attuali? O addirittura si faranno talmente spazio da inaugurare una
nuova disciplina aggiuntiva del mountain biking?
La prima certezza è che avranno sicuramente molto più futuro delle fat bike, che appena un anno
fa sembravano le bici delle quali non si poteva pro-

DOSSIER

prio fare a meno, sia per la compatibilità con gli
standard già in commercio sia perché hanno un
campo di utilizzabilità decisamente più molto ampio. Le fat sono infatti imbattibili ovunque emerga il requisito di galleggiamento, neve fresca o
sabbia, mentre negli altri contesti soffrono l’oggettiva inerzia delle ruote.

Il fatto di poter eventualmente cambiare su una
29er il set di ruote
29/27.5+ a seconda della stagione o del percorso è di sicuro un dato
molto interessante, perché consente di avere
due bici effettivamente
diverse pagando solamente un set aggiuntivo
di ruote. Questo va ovviamente a vantaggio del
mercato delle 29er, e prevediamo che vedremo
sempre più bici twentyniner “plus ready”, dotate
cioè di ruote “normali” 29x2.2 ma con battute
Boost per i mozzi e spazio tra i foderi per le coperture larghe 3 pollici. Oppure di bici 27.5+ “29er
ready”: che è lo stesso.
Si andranno poi diffondendo a macchia d’olio le
e-mtb con le nuove ruote 27.5+: pensiamo infat-

PLUS

ti che questo sia il formato perfetto per le mountain bike ad assistenza alla pedalata.
Probabile anche il diffondersi di sistemi come il
Procore di Schwalbe, perché dà la possibilità di
allargare l’impronta a terra di una copertura standard abbassandone la pressione, pur mantenendo un valido controllo della stabilità rispetto al
cerchio. Il limite è dato dal peso in più e dal costo
di acquisto.
Data la forte componente di divertimento sperimentata e l’interesse dimostrato dai biker che giravano con noi, è molto probabile che le “plus”
vedranno l’inizio della loro diffusione in forma di
“bici aggiuntiva”, magari hardtail e con 120-130
millimetri di corsa anteriore, praticamente uno
sfizio non molto impegnativo a livello economico, validissimo per affinare lo stile di guida e intrigante per lanciarsi in sicurezza nei single track
di ogni tipo e difficoltà. Come anche l’affermarsi
del sistema “plus” sulle mountain bike entry level, vista l’eccezionale sicurezza che regalano a
chiunque salga in sella a una di queste bici.

FOTOSTORIE

MAI VISTE FOTO
DEL GENERE,
DIFFICILI DA
REALIZZARE,
DIFFICILI DA
GESTIRE CON LE
LUCI. DIFFICILE
ANCHE GIRARE
IN BICI, CON QUEL
BUIO. MA IL PILOTA
È MARCELO
GUTIERREZ.
di FABIO PIVA
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33

FOTOSTORIE
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SPETTACOLARE
ANCHE IL PAESAGGIO
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IN COLOMBIA,
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FOTOSTORIE

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UN PO’ TROPPI
COLORI, MAGARI.
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36

in MINIERA!

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FOTOSTORIE
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38

39

IN PROVA

bici plus

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>> Beast of the East 1, Bad Habit 1

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uesta volta veloce nella decisione e
nella realizzazione, Cannondale ha
sviluppato due interessanti modelli per la sua interpretazione delle nuove ruote 27.5+: sono la Beast of the East e la Bad
Habit, una hardtail e una full, entrambe con 120
millimetri di escursione alle ruote. Fanno parte
della gamma “Trail” della casa nordamericana.
Se il primo nome ricorda qualcosa a chi è da tempo appassionato di mountain bike, il secondo è
un simpatico gioco di parole che lega questo modello alla nuovissima Habit, leggera e agile trail
bike che abbiamo provato sul numero di dicembre 2015.
Beast of the East era una versione speciale del
telaio delle bici rigide della serie SM, aggiunta al
catalogo Cannondale nel 1991: si basava sull’allestimento SM800, il terzo dall’alto dopo
SM2000 e SM1000, il suo telaio aveva il movimento centrale più alto e il top tube più inclinato per ottenere una geometria più agile, compatta e generalmente più adatta ai terreni tecnici. Fu prodotta per quasi tutti gli anni Novanta, poi il nome sparì dal catalogo per tornare oggi su questa affascinante hardtail dotata di ruote da 3 pollici di sezione.
Il nome Bad Habit, cioè “cattive abitudini”, vuole sottolineare in modo accattivante un’attitudine più aggressiva di questa full dalle enormi ruote rispetto alla Habit “normale”. Anche sulla pagina internet dedicata alla Bad Habit c’è uno slogan che recita «Le cattive abitudini sono quelle
più divertenti».
Entrambe le due nuove bici plus sfruttano fra
l’altro la grande presenza scenica della forcella
monobraccio Lefty che, più che mai con le ruote semifat, si propone come una soluzione più
che valida.

DUE SOLUZIONI PER IL CARRO
I due progetti 27.5+ di Cannondale utilizzano l’alluminio per tutti gli allestimenti e versioni, scelta seguita al momento anche dalla maggior parte dei produttori per le bici con ruote “plus”, probabilmente per sondare in modo più cauto il terreno con una tipologia di biciclette per la quale
non si ha ancora certezza sulla risposta nel lungo termine, rispetto alla costosa messa in produzione di un telaio in carbonio.
È immediatamente da sottolineare come sia stato scelto un approccio totalmente differente per
la hardtail e per la full per quel che riguarda la
progettazione soprattutto del carro posteriore,
40

di Francesco Maggiorelli
Foto di Mariano Spinelli

Una front e una full con le ruote “plus”
e corsa di 120 millimetri, con caratteristiche
differenti per il campo di utilizzo. Progetti
riusciti, ma le ruote sono troppo pesanti.
ovvero delle specifiche necessità di spazio legate all’adozione di ruote di maggiore larghezza.
Si sta velocemente affermando la spaziatura Boost dei mozzi, con 110 millimetri anteriori e 148
posteriori (contro i 100 e 142 di quello che era
praticamente lo standard attuale, utilizzato dalle bici di ogni categoria e destinazione d’uso),
nata dalla collaborazione di Trek e Sram per irrigidire le ruote delle 29er, soluzione che risulta
molto utile anche sulle bici “plus” con gomme
da 2.8-3.0 di sezione (a questo proposito, vi consigliamo di leggere il nostro “dossier plus” su
questo stesso numero). Questa è una delle soluzioni possibili - e intelligenti - per ottenere più
spazio nella progettazione del carro posteriore,
con più luce da fare passare fra gomme, tubazioni e trasmissione, ed è stata scelta da in questo caso per la full suspended Bad Habit.
In Cannondale avevano però recentemente progettato la hardtail da cross country racing F-Si,
con uno speciale carro asimmetrico (e ruota non
in asse rispetto ai forcellini) che permette di avere sia più spazio per le ruote sia per la trasmissione: il nostro test della F-Si è sul numero di dicembre del 2014, per chi volesse approfondire.
Ebbene, questa seconda, differente soluzione è
stata scelta per la hardtail Beast of the East 27.5+,
che necessita quindi di alcune soluzioni proprietarie ed esclusive per allineare correttamente la
ruota rispetto al telaio, nonché mantenere la giusta linea catena.
È doveroso da parte nostra precisare che nella
prova della Habit (MBW dicembre 2015), in cui
avevamo fatto un accenno alla Bad Habit e alla
Beast of the East, avevamo erroneamente scritto che entrambe utilizzano il carro asimmetrico
Ai di Cannondale: le informazioni in quel momento disponibili non erano complete e siamo
andati per deduzione, chiediamo venia.

I DUE TELAI
Dal punto di vista del materiale, la scelta è dunque caduta sull’alluminio Smartformed, il migliore della tecnologia Cannondale per la lega me-

tallica: si basa in particolare su una lega di classe 6061 per la cui lavorazione vengono utilizzate tutte le più sofisticate tecnologie, dall’idroformatura alla forgiatura 3D, per ottenere tubazioni con profili, sezioni e spessori ben precisi, caratterizzate dal minimo peso e dalla massima
resistenza.
Gli spessori multipli delle tubazioni sono perfettamente raccordati per non creare zone di stress
e le saldature “smooth-weld” e “double-pass”
fra una tubazione e l’altra sono le stesse e intramontabili che caratterizzano da sempre i telai
Cannondale di alluminio, con una finitura liscia
che fa sembrare i telai quasi una struttura monolitica.
Beast of the East. Il design scelto per la hardtail
Beast of the East si presenta come uno dei più
classici, il telaio a doppio triangolo, senza espedienti fuori dal coro dal punto di vista di profili
curvi o tubazioni di forme particolarmente originali. Su tutto spiccano soprattutto la massiccia zona di sterzo, con il grande tubo per il gigantesco cannotto forcella da 1.5 pollici, affiancato da top e down tube che si fondono per un
lungo tratto, e il bel raccordo fra il top tube e i
foderi verticali, che avviene quasi senza soluzione di continuità.
Il carro è piuttosto compatto anche grazie alla
soluzione con il design Asymmetric Integration
della F-Si, che sposta la cassetta (e la trasmissione) a destra di 6 millimetri mantenendo la
battuta del mozzo a 142 millimetri. I forcellini sono infatti traslati verso destra di 6 millimetri per
portare le flange del mozzo a centrarsi rispetto
al cerchio: si riesce in questo modo a creare una
ruota con campanatura simmetrica, con i raggi
ugualmente tensionati sui due lati, molto più robusta del solito. La ruota così creata è in linea
con l’asse del telaio della Beast of the East, ma
si tratta chiaramente di una ruota che è compatibile solo con questo tipo di telaio, pur mantenendo la stessa spaziatura del mozzo “classica”
di 142 millimetri. Se si prova a montare la ruota
della Beast of the East (ma anche di una Can-

41

IN PROVA

bici plus

TRAIL BIKING, AM
Corsa anteriore 120 mm

13.6 kg
2999 €
senza i pedali

DATI GENERALI
PRODUTTORE E DISTRIBUTORE:

Cycling Sports Group 0041 61 4 879 380,
www.cannondale.com
PREZZO INDICATIVO: 2999 €
MISURE DISPONIBILI: S, M, L, XL
COLORE:azzurro
PESO BICI COMPLETA:
13.645 grammi senza pedali
PESO RUOTA ANTERIORE: 2757 grammi
PESO RUOTA POSTERIORE:3329 grammi
TUBAZIONI:alluminio
FORCELLA: Lefty 2.0 Alloy OPI Trail+, corsa 120 mm
TRASMISSIONE
COMANDO CAMBIO:Sram GX
CAMBIO POSTERIORE: Sram X1
GUARNITURA: Cannondale Si Ai offset, corona
SpideRing 30 denti, pedivelle 175 mm,
movimento centrale integrato per scatola BB30
CATENA:Sram PC-X1
PACCO PIGNONI: Sram XG-1150 11v, 10-42

42

RUOTE
CERCHI: WTB Scraper 49x18 mm
con canale da 45 mm, 32 fori
MOZZI: Lefty 60 anteriore, Formula 12x142 posteriore
RAGGI: acciaio 1.8 mm, incrocio in terza
COPERTURE: WTB Bridger 27.5x3.0 con camera d’aria
ALTRI COMPONENTI
FRENI:idraulici a disco Shimano Deore, rotori 180 mm
REGGISELLA:Trans-X Dropper con comando remoto, 31.6
mm, 120 mm di escursione
SELLA:Cannondale Stage 3
ATTACCO MANUBRIO:Cannondale C3, 5°x60 mm
CURVA MANUBRIO: Cannondale C3, 760 mm
SERIE STERZO: Cannondale HeadShok SI 1.5
NOTE:supporto cambio sostituibile, carro asimmetrico con
asse 12x142, doppio attacco portaborraccia, garanzia a vita
sul telaio, a norma di legge sui componenti
IL RIDER indossa giacca Poc Resistance Mid,
baggy Poc Resistance Strong Shorts, casco
Poc Trabec Race, occhiali Poc Crave,
guanti Poc Index Flow, calzature Mavic Scree
LE MISURE (taglia M), stack 615, reach 425
TUBO VERTICALE REALE 445 c/f, VIRTUALE 605 c/c;
TUBO SUPERIORE REALE 570 c/c, virtuale 595 c/c;
ANGOLO SELLA 71°; ANGOLO STERZO 67.5°;
PASSO 1120; CARRO 435; STANDOVER 780;
ALTEZZA MOVIMENTO CENTRALE 305

CANNONDALE
>> Beast of the East 1

PERCHÉ COMPRARE
LA HARDTAIL BEAST OF THE EAST ?
La Beast of the East è una hardtail molto versatile e in grado
di affrontare terreni mediamente tecnici ma soprattutto quelli
più viscidi (umidi o fangosi, con molte radici o rocce lisce)
quasi senza battere ciglio, più o meno allo stesso livello
di una full suspension con escursione compresa fra 100
e 120 millimetri, limitata solo nei tratti talmente sconnessi
che un carro rigido non può assorbire. Si fa ovviamente
preferire alla full Bad Habit per la semplicità di utilizzo,
di regolazione e di manutenzione, come in genere accade
per ogni hardtail rispetto a una full, per il minor costo di
acquisto e per le sue capacità di fornire una sorta di mezzo
da allenamento per migliorare le capacità di guida con il corpo.
Ma anche come mezzo da ricognizione, per avventurarsi su
sentieri meno noti con una bici che dia ben pochi pensieri.

DATI GENERALI
3499 €
MISURE DISPONIBILI: S, M, L, XL
COLORE:azzurro
PESO BICI COMPLETA:
14.710 grammi senza pedali
PESO RUOTA ANTERIORE: 2737 grammi
PESO RUOTA POSTERIORE:3354 grammi
TUBAZIONI:alluminio
FORCELLA: Lefty 2.0 Alloy OPI Trail+, corsa 120 mm
AMMORTIZZATORE: RockShox Monarch RL, corsa alla
ruota 120 mm
TRASMISSIONE
COMANDO CAMBIO:Sram GX
CAMBIO POSTERIORE: Sram X1
GUARNITURA: Cannondale Si, corona SpideRing
30 denti, pedivelle 175 mm, movimento centrale
integrato per scatola BB30
CATENA:Sram PC-X1
PACCO PIGNONI: Sram XG-1150 11v, 10-42
PREZZO INDICATIVO:

RUOTE
CERCHI: WTB Scraper 49x18 mm
con canale da 45 mm, 32 fori
MOZZI: Lefty 60 anteriore, Formula 12x148 posteriore
RAGGI: acciaio 1.8 mm, incrocio in terza
COPERTURE: WTB Bridger 27.5x3.0 con camera d’aria
ALTRI COMPONENTI
FRENI:idraulici a disco Shimano Deore, rotori 180 mm
REGGISELLA:Cannondale C3, 31.6x350 mm
SELLA:Cannondale Stage 3
ATTACCO MANUBRIO:Cannondale C3, 5°x60 mm
CURVA MANUBRIO: Cannondale C3, 760 mm
SERIE STERZO: Cannondale HeadShok SI 1.5
NOTE:supporto cambio sostituibile, carro Boost 12x148,
singolo attacco portaborraccia, garanzia a vita sul telaio,
a norma di legge sui componenti
IL RIDER indossa maglia Poc 3/4 Resistance Mid,
baggy Poc Resistance Strong Pant, casco Poc Tectal
Race, occhiali Poc Do Flow, guanti Poc Resistance
Strong, calzature Mavic Crossmax Pro H2O
LE MISURE (taglia M), stack 580, reach 425
TUBO VERTICALE REALE 450 c/f, VIRTUALE 575 c/c;
TUBO SUPERIORE REALE 565 c/c, virtuale 585 c/c;
ANGOLO SELLA 71°; ANGOLO STERZO 67.5°;
PASSO 1145; CARRO 445; STANDOVER 760;
ALTEZZA MOVIMENTO CENTRALE 345

E
CANNONDAL>> Bad
Habit 1

PERCHÉ COMPRARE
LA FULL SUSPENSION BAD HABIT ?
La Bad Habit è da preferire all’hardtail Beast of the East
se vogliamo trarre il massimo dalle gomme larghe
e da una moderna bici da all-mountain che è difficilmente
arrestabile praticamente su ogni tipo di terreno, sia in salita
(dove si arrampica con grande facilità sugli ostacoli,
magari con calma, ma in modo molto efficace) sia in discesa,
e se vogliamo provare ad affrontare sentieri che fino ad ora
ci hanno reso nervosi per via di pendenze estreme o superfici
scivolose che non ci facevano procedere serenamente
per via della paura di sentirsi scappare via la bici. È un mezzo
che può quindi aiutare sia chi in genere preferisce semplici
sterrati o sentieri senza grandi difficoltà tecniche e vuole invece
provare a fare il grande salto verso mulattiere più difficili e
impegnative ma anche per chi comunque già lo fa, ma
gradirebbe sentirsi più sicuro. O quasi più bravo del solito.

ALL-MOUNTAIN
Corsa anteriore 120 mm
Corsa posteriore 120 mm

14.7 kg
3499 €
senza i pedali

43

IN PROVA

bici plus

>> Beast of the East 1

1

3

3

1- Le due Cannondale “plus” che abbiamo provato
hanno componentistica praticamente identica.
Degna di nota la guarnitura monocorona prodotta
dalla stessa Cannondale, con un bellissimo
ingranaggio lavorato profondamente a CNC:
nel caso della hardtail è aiutato a trattenere la catena
da un componente sviluppato insieme a MRP.
2- “Asymmetric Integration” indica
che il carro della hardtail utilizza
l’asimmetria dei foderi, spostati verso
destra di 6 millimetri, e la
corrispondente asimmetria
della ruota, centrata solo sulle flange.
2
3- La prima foto mostra l’asimmetria
di carro e ruota, con la cassetta
spostata a destra e la gomma a sinistra.
Davanti, con la Lefty, c’è spazio
a volontà per le gomme da 3 pollici.
4

ALE
CANNOND>> Bad
Habit 1
5

6

7

nondale F-Si) su un telaio di un’altra bici standard, la gomma va a strusciare sui foderi del lato sinistro perché non è centrata rispetto alle
battute del carro.
Bad Habit. Il telaio della full è sostanzialmente
una copia - con specifiche misure - della Habit
27.5, ma con il mozzo posteriore Boost largo 148
millimetri. Uno dei punti chiave del suo telaio è
il carro Zero Pivot, privo di snodi fra i foderi verticali e orizzontali, che sono dunque costretti a
flettersi per assecondare la rotazione della biella di rinvio all’ammortizzatore e garantire dunque l’affondamento della sospensione.
Rimane valido anche il concetto della costruzione ECS-TC, Enhanced Center Stiffness-Torsion
Control, con perni sovradimensionati in diametro e larghezza tenuti in posizione grazie a terminali svasati che fungono da expander e che
serrano il tutto saldamente, sia sul fulcro principale della sospensione sia sui perni alle due
estremità della biella di rinvio.
Sui due telai viene utilizzato il movimento cen44

trale BB30, brevetto “aperto” della stessa Cannondale, così come il tubo di sterzo che accoglie
un cannotto forcella da 1.5 pollici, anche questo
una sorta di marchio di fabbrica, perfetto per lavorare sulla Lefty, con la sua struttura monobraccio a doppia piastra. Entrambe le bici utilizzano i passaggi esterni per trasmissione e freni,
mentre è interno quello previsto per il cannotto
reggisella telescopico.

LE SOSPENSIONI
Lo schema della sospensione posteriore della
full suspension Bad Habit è un monopivot (essendo i foderi solidali fra loro, senza svincolo nei
pressi del mozzo) con swing link che comprime
l’ammortizzatore, posto sotto il top tube. L’unità ammortizzante è un Monarch RL di RockShox,
con idraulica regolabile in estensione e bloccabile, abbastanza comodo da azionare grazie al posizionamento alto sul telaio.
Altrettando comodo e intuitivo è il comando posto in cima alla forcella proprietaria monobrac-

4- Anche la full Bad Habit
presenta una notevole
asimmetria della zona
posteriore, con una
evidentissima curvatura
del tubo di sella, appoggiato
in basso sul lato sinistro
della scatola movimento.

6- Tutte e due le Cannondale
“plus” in esame presentano
la stessa forcella Headshok
Lefty monobraccio, di tipo
upside-down. Sulla testa,
accanto all’attacco manubrio,
è presente il pulsante per
il bloccaggio dell’idraulica.

5- In questa foto si nota
ancora meglio la curvatura
del seat tube per lasciare
spazio alla trasmissione
e all’eventuale presenza
del deragliatore centrale,
opzione possibile anche sulla
hardtail Beast of the East.

7- La full suspension
Bad Habit utilizza lo stesso
schema geometrico della
Habit, senza svincolo tra i
foderi, progettati per flettere
ad accompagnare l’arco di
curva della biella. La battuta
del mozzo è Boost 148.

cio Lefty, praticamente accanto alla curva manubrio, anche questo in grado di agire sostanzialmente sulle stesse regolazioni. La forcella delle due bici è una Lefty 2.0 Alloy OPI Trail+, a doppia piastra e funzionamento upside-down, con
rake specifico di 55 millimetri: come avevamo
già scritto parlando della più leggera e sofisticata versione Carbon presente sulla Habit, la versione 2.0 - anche questa in alluminio - è più leggera e rigida delle precedente e la taratura Trail+
è pensata per un utilizzo di categoria trail biking,
con una capacità di assorbimento ovviamente
intermedia fra la più rigida “XC+” e la “Enduro+”
delle altre versioni di Lefty.
Per il mozzo della forcella si è utilizzato il Lefty
60, la sua più recente interpretazione, già reso
un po’ più largo e robusto rispetto al precedente. Non è stato necessario sviluppare un’ulteriore e più larga combinazione di forcella/mozzo per
la ruota “plus” in quanto lo spazio a disposizione sulla forcella Lefty è più che sufficiente così
com’è.

In prova: alleggerite le ruote (magari con il tubeless), aprono orizzonti tutti da scoprire
L’accoppiata di bici “plus” di
Cannondale utilizza sospensioni ad
aria e olio, di conseguenza vanno
gonfiate le rispettive camere d’aria
alle corrette pressioni per il nostro
peso per ottenere un sag di circa il
25 per cento della corsa, adeguato
per sfruttare appieno l’escursione
disponibile su queste bici.
L’ammortizzatore posteriore della
Bad Habit è dotato sullo stelo del
componente RockShox della scala
graduata che aiuta in un batter
d’occhio a identificare la percentuale
di affondamento, mentre le due
forcelle Lefty della full e della front,
identiche in tutto e per tutto, hanno
il solito O-ring sullo stelo, in basso,
più difficile da osservare sia perché
si trova distante dal manubrio (la
Lefty ha una struttura a stelo
rovesciato) sia perché c’è poco
spazio per osservarlo e per misurare
la posizione dell’O-ring, a causa
della protezione in plastica dello
stesso stelo, comunque un’aggiunta
utile per salvarlo da eventuali colpi
che lo possano danneggiare.

variazioni di temperatura del
normale: a una settimana di
distanza dall’uscita è infatti
successo di trovare le gomme più
gonfie, invece che più sgonfie, come
sempre accade. Il fatto è che siamo
usciti in bici con temperature
prossime allo zero in un’occasione, e
la bici è stata poi alcuni giorni al
calduccio, in casa, con la
conseguenza di trovare le gomme
più gonfie di circa 0.1-0.15 bar
quando l’abbiamo ripresa e fuori
c’erano 15 gradi... Ci vuole sempre
un accurato misuratore digitale
di pressione, dunque, anche
perché con la solita pressione che
facciamo sulla gomma con il pollice
non si riesce a capirci niente.

Tutto questo accade fra l’altro sia in
salita che in discesa, dove le due bici
copiano benissimo le asperità del
terreno, con le gomme che a così
bassa pressione si adattano al fondo
in maniera ottimale.
LENTI IN SALITA. MA SI SALE
DOVUNQUE E COMUNQUE
In salita, come accennato, c’è una
maggiore sensazione di fatica e una
certa difficoltà ad eseguire veloci
cambi di ritmo. Certo, con queste
due Cannondale si sale comunque,
ma a ritmi tranquilli e soprattutto
molto regolari; ci si siede in sella
e si pedala fino in cima senza
pretendere scatti e accelerazioni,
tanto le ruote passano più che bene
sugli ostacoli, filtrando le piccole
asperità e copiando benissimo
quelle più grandi, senza scegliere
troppo la traiettoria.
Questa stessa sensazione si ha su
entrambe le bici, con una ancora
superiore capacità della full al
crescere degli ostacoli: ma anche la
hardtail si difende bene.

di lunghezza, e il movimento
centrale è a soli 305 millimetri da
terra, quindi ci si trova in discesa con
una posizione molto redditizia che
aiuta non poco ad aggredire il
tracciato e a venir fuori veloci dalle
curve (sempre meno di bici con ruote
normali: confermiamo che la
velocità non è il tratto principale del
carattere di questo tipo di bici).

LA BAD HABIT
È PARAGONABILE
A UNA FULL DA 140-150 MM
La full dalle cattive abitudini ha un
passo più lungo (1145 millimetri
contro 1120), un carro più lungo
(445 millimetri), un movimento
centrale più alto (345 millimetri) ed
è in genere più capace e veloce della
hardtail in discesa; la sua capacità di
RUOTE PESANTI,
assorbire gli urti è notevole e ha
TROPPO PESANTI
prestazioni paragonabili a quelle di
Un altro aspetto delle ruote “plus”
una full tradizionale con 140-150
delle due Cannondale è che sono
millimetri di travel alle ruote, da
molto pesanti, più di quello che ci
questo punto di vista. È certamente
aspettavamo, fatto dimostrato
meno agile nei cambi di ritmo di una
prima di tutto sul campo da una
classica all-mountain,
maggiore fatica a pedalare le due
tendenzialmente va guidata senza
bici in salita, poi confermato dalla
troppa attenzione alle traiettorie,
bilancia, che ci ha mostrato sul
MASSIMA ATTENZIONE ALLA
DISCESA, INIZIA
facendola passare per quella che
display il peso più elevato fra tutte le IL DIVERTIMENTO
PRESSIONE DELLE GOMME
bici “plus” provate finora, dalla ben Il comportamento in discesa, dove la riteniamo la linea più breve e più
Come abbiamo già scritto a
divertente, facendo lavorare le
più economica Orbea Loki (test su
proposito delle bici “plus”, con le
gravità è a nostro favore, rende
MBW febbraio 2016) alla Trek
gomme di così grandi dimensioni è
decisamente più agili la Bad Habit e sospensioni e le gomme, certi che le
ruote passeranno dove vogliamo e
Stache (addirittura una 29+, test su la Beast of the East, con la prima in
molto importante utilizzare una
rimarranno ben attaccate al terreno.
MBW settembre 2015), alla
pressione adeguata nelle camere
grado di filtrare molto di più di
Specialized Stumpjumper FSR
d’aria per trarre il massimo
quello che i 120 millimetri di
vantaggio sia dal punto di vista della 6Fattie (meno confrontabile a causa escursione farebbero pensare,
ALCUNI COMPONENTI
di cerchi non così massicci, gli stessi praticamente incollata al terreno: la
trazione sia della capacità di
DA MIGLIORARE
rotolare. Sono da sottolineare alcuni della Enduro 650b normale con
hardtail la segue a ruota con i limiti
Notevoli le prestazioni frenanti di
canale da 29 millimetri, test su
aspetti della combinazione fra le
ovvi di un carro rigido, nel senso che entrambe le bici, aiutate non tanto
MBW novembre 2015). Vengono
gomme WTB Bridger e i cerchi
se il terreno diventa molto tecnico il dai freni in sé quanto piuttosto dalla
quindi in un certo senso amplificati i posteriore inizia comunque a
Scraper della stessa azienda, in
trazione delle gomme, importante
pregi e i difetti delle “gomme
grado di influenzare non poco il
sobbalzare troppo e il lavoro di
non solo per superare gli ostacoli o
grandi”, cioè quei tratti distintivi del gambe che possiamo fare dipende
comportamento delle due bici: il
in curva ma anche quando ci
comportamento delle bici “plus” che ovviamente dalla nostra forma
volume ottenuto è decisamente
dobbiamo fermare. Nel complesso,
fino a questo momento sembrano
grande grazie ai cerchi con canale
fisica, ma è chiaramente limitato. Il l’accoppiata delle nuove bici “plus”
interno di 45 millimetri, e le gomme accomunarle un po’ tutte.
risultato è che la Beast of the East è di Cannondale si presenta come
Bridger hanno una spalla piuttosto
comunque una godibilissima
ottime interpretazioni nelle
robusta e in grado di sostenere
hardtail da trail biking/all-mountain, rispettive categorie, in grado di
SICUREZZA ESTREMA
anche pressioni più basse del solito
molto divertente da guidare in tutti i mettere bene in risalto le prestazioni
SU TUTTI I TRACCIATI
senza deformarsi eccessivamente in La trazione è spropositata,
frangenti, molto più capace di una
di trazione e sicurezza di questo tipo
curva. Siamo infatti riusciti a
qualunque hardtail con ruote
di bici, da migliorare solo dal punto
oseremmo dire, ed entrambe le
utilizzare efficacemente sui sentieri Cannondale riescono a percorrere
normali, un po’ più lenta come
di vista del peso delle ruote,
pressioni nell’ordine di 0.85-0.9
eccessivo visto quello che la
moltissimi tipi di terreno con facilità reattività sui tratti molto tortuosi,
bar, 12-13 psi, anche più basse quindi e restituendo una grande sicurezza, ma anche questa molto ben piantata concorrenza provata fino ad oggi è
di quelle che abbiamo ritenuto ideali anche quelli più difficili sia per il tipo in curva sulla traiettoria impostata: stata in grado di proporre.
per altre bici “plus” provate finora. di fondo (roccioso, fangoso) sia a
rimane stabile lì dove decidiamo di
Inconcepibile poi la mancanza del
Un volume d’aria così grande è
indirizzarla. Fra l’altro, il carro è
reggisella telescopico sulla Bad
causa di inclinazioni impegnative
inoltre molto più sensibile alla
molto compatto, con 435 millimetri Habit: mettetecelo, per favore.
come le contropendenze laterali.
45

IN PROVA

bici plus

CANNONDALE
>>Beast of the East 1, Bad Habit 1

Le altre Cannondale 27.5+ del 2016
1. Beast of the East 2,
2499 euro: trasmissione
Cannondale/Sram GX1x11,
RockShox Reba RL 120, freni
Shimano Deore, ruote Cannondale
Beast/WTB Bridger 3.0.

1

2. Beast of the East 3,
1499 euro: trasmissione
Cannondale/Shimano SLX 1x10,
SR SunTour Raidon Air Boost
120, freni Shimano Deore, ruote
Cannondale Beast/WTB
Trailblazer 2.8.

2

3. Bad Habit 2, 2799 euro:
full suspension, trasmissione
Cannondale/Shimano SLX 2x10,
Lefty 2.0 Alloy OPI
120/RockShox Monarch RL, freni
Shimano Deore, ruote Cannondale
Beast/WTB Bridger 3.0.

3

LA COMPONENTISTICA
Le due Cannondale “plus” che abbiamo testato sono le versioni più pregiate della gamma full e della gamma hardtail. Sono pressoché identiche dal punto di vista della componentistica che le equipaggia, piccolissime le differenze oltre a una più
evidente e importante, ovvero la presenza sulla hardtail del
cannotto reggisella telescopico Trans-X Dropper, assente stranamente sulla full. Per il resto, cambiano solo le tipologie e le
misure del mozzo posteriore e della corona, in un caso pensati per l’interfaccia Boost 148 e nell’altro per la soluzione proprietaria Cannondale Asymmetric Integration, con trasmissione disassata di 6 millimetri. Su entrambe è presente la forcella Lefty 2.0 Alloy OPI Trail+, la trasmissione Sram 1x11 di livello GX/X1 con la bella guarnitura Cannondale Si dotata di corona SpideRing da 30 denti (praticamente lo stesso design delle doppie da strada, fra le più leggere in commercio), caratterizzata da un affascinante design multirazze, i freni Shimano
Deore con dischi da 180 su entrambe le ruote, cerchi WTB
Scraper e gomme WTB Bridger 3.0, oltre alla componentistica marcata Cannondale per completare l’allestimento.
I prezzi sono di 2999 e 3499 euro per la hardtail e per la full,
con gli altri allestimenti che si attestano a 2799 euro per la
Bad Habit 2, 2499 euro per la Beast of the East 2 e infine
1499 euro per la Beast of the East 3. __.

www.cannondale.com
46

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La nuova sfida di Dedacciai è una gamma di telai MTB per le competizioni che sfrutta
tutto il know-how delle ruote slick. Grazie al dipartimento di ricerca e sviluppo sono
stati progettati telai dalle altissime prestazioni: SKYLINE 3.ZERO 29”, monoscocca
di carbonio adatto a escursioni pesanti, SKYLINE 27,5”, monoscocca di carbonio
compatto e reattivo.

SKYLINE 27,5”

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