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Scritture 2000 2015 .pdf



Nome del file originale: Scritture 2000-2015.pdf
Titolo: Presentazione standard di PowerPoint
Autore: Marta

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Giacomo Cuttone

Scritture
2000-2015

Scritture per Antonino Contiliano

Sulla soglia con l’esule Contiliano*

E’ uscito, nel mese di novembre 2000, nelle Edizioni Prova d’Autore di Catania, il
libro La soglia dell’esilio di Antonino Contiliano.
Il libro, che porta in copertina una china di Nicolò D’Alessandro, non è, soltanto,
una silloge di poesie in quanto, l’autore, oltre ai testi poetici – nuovi e facenti
parte di pubblicazioni precedenti – ha inserito la nota Un Hacker per compagno
nell’e-silio e, nell’ultima parte del libro, Uno sguardo sulla poesia a Sud e
l’Antigruppo.
Scrivere del lavoro di Tonino è cosa alquanto ardua difficile, così come difficile
risulta leggerlo. Ma, sicuramente, non impossibile perché anche se il linguaggio
non è immediato, è tuttavia un linguaggio che, graffiando le coscienze,
coinvolge.
Il nostro vuole essere, come lettori, un momento di riflessione sul suo fare
poetico.
Dall’impegno politico e civile – la lotta per la pace e contro il nucleare, la lotta
contro la mafia, dove trovano spazio anche momenti dell’eros – de Il flauto del
fauno e de Il profumo della terra si passa all’uso di termini scientifici fusi alle
metafore de Gli albedi del sole; dalla filosofia esistenziale con accenti
d’introspezione psicologica de L’utopia di Hannah Arendt e de La contingenza/Lo
stupore del tempo all’humour, al sarcasmo, all’ironia che corrono sul filo della
sperimentazione de Kairòs desdichado e de La soglia dell’esilio.

Pubblicazioni, queste, che costituiscono la intesi di quanto tesaurizzato nei
lavori precedenti: impegno, eros, filosofia della scienza e/o scienza della
filosofia.
Ne La soglia dell’esilio, Contiliano è l’esule – uno dei pochi marxisti rimasti di
questo secolo breve – che viaggia fra una soglia e l’altra dell’utopia, dove come dice Giacomo Bonagiuso nella prefazione – il tempo è sconfitto, è morto,
ma con lo sguardo, interessato e partecipe, proiettato verso il tempo libero
dell’evento, per vivere positivamente in un futuro che è al di là della soglia.
Le riflessioni de Uno sguardo sulla poesia a Sud e l’Antigruppo che Tonino fa
nelle ultime pagine del libro risultano preziose per quanti, giovani e non,
vogliono conoscere e approfondire il contesto storico-temporale in cui si
sviluppa il fare poesia a Sud, con particolare attenzione all’Antigruppo
siciliano, con le sue costanti e variabili, con i temi e le scelte linguistiche
impiegati.
Questo è un testo che non dovrebbe mancare sugli scaffali delle biblioteche
comunali e degli istituti scolastici, soprattutto mazaresi, ma non solo. Infatti,
nel saggio citato trovano una propria centralità Mazara e la Provincia
trapanese. Tramite i riferimenti agli Incontri fra i popoli del Mediterraneo, la
rivista Impegno 70 prima e 80 poi, il settimanale Trapani nuova e poeti e
organizzatori infaticabili come Rolando Certa, forte è infatti la presenza
dell’operato ed elaborato politico-culturale, fra gli anni Sessanta e Ottanta,
degli autori siciliani e trapanesi in particolare.
Le linee tracciate nel saggio Uno sguardo sulla poesia a Sud e l’Antigruppo,
inoltre, costituisce un possibile orizzonte cui guardare per rilanciare a Mazara
del Vallo i “nuovi” Incontri fra i popoli del Mediterraneo di cui di tanto in tanto
riparla la stessa Città.
*pubblicato nel dicembre del 2000 sul mensile Voci Libere di Mazara del Vallo
e in Francesca Medaglia, «Asimmetrie ibride nella critica di Antonino
Contiliano», Ed. CFR (2014), pagg. 201/202

Paradossi contilianeschi*
Terminali e Muquenti – paradossi è il titolo dell’ultimo libro di testi poetici di
Antonino Contiliano, uscito per i tipi della Promopress di Palermo.
Il libro, dedicato a Hannah Arendt (già nel 1991 pubblicava per il Laboratorio
delle arti di Milano la silloge L’utopia di Hannah Arendt) e a Karl Marx (il poeta

si è sempre dichiarato di formazione marxista), è introdotto dal critico e poeta
Giuseppe Panella. Il ricavato della vendita del libro andrà devoluto a sostegno
dei movimenti di liberazione palestinese e zapatista.

La copertina monta una china di Giacomo Cuttone dal titolo Fughe in raduno.
La poesia di Contiliano si apre al mondo, all’universo concettuale che la storia
analizza e rappresenta.
Non bisogna farsi distogliere dall’apparente sperimentalismo – che solo una
lettura in superficie può ingannare o ammaliare – bisogna, invece, attraverso
l’uso che fa dei segni, coglierne il significato altro, profondo.
Il tempo – tema che ci riallaccia ai suoi lavori precedenti La contingenza/Lo
stupore del tempo, edizione Laboratorio delle arti, Milano, 1995 e La soglia
dell’esilio, edizione Prova d’Autore, Catania, 2000 - oltrepassa la sua linea
d’ombra; tempo reale e tempo sognato si confondono, si inter-scambiano, si
concedono all’in-conscio.
*pubblicato su Voci Libere, anno VII, n. 34/36, Ottobre/Dicembre 2005

Da Palermo a Verona
Intensa attività poetica e saggistica di Tonino Contiliano*

Il 7 ottobre il marsalese Tonino Contiliano sarà presso la Facoltà di lettere e
filosofia dell’Università di Palermo che ha promosso l’iniziativa (7, 8 e 9
ottobre 2008) “I linguaggi della città: colloqui sulla città in movimento”, volta
a focalizzare la ricerca sulla puntualizzazione dei “linguaggi” che hanno
attraversato i territori siciliani negli ultimi decenni del secolo scorso.
Tonino Contiliano è stato invitato come relatore e testimone diretto
dell’Antigruppo siciliano (il movimento che tra i suoi fondatori ha avuto
Rolando Certa, Gianni Decidue, Nat Scammacca, etc) e parlerà di come si sia
configurato, in quegli anni, il linguaggio della poesia siciliana antigruppo
(questo il titolo della sua relazione: La ripresa dell’antagonismo e il linguaggio
“anti” dell’Antigruppo); farà riferimento diretto ai protagonisti del movimento

stesso e intramezzerà la relazione con letture dirette dei testi. Contiliano in
diversi suoi lavori saggistici, ha parlato di questo movimento “anti”; dello stesso
ha fatto anche parte, e ne ha condiviso la tensione conflittuale e antagonista e i
tentativi di rinnovamento linguistico.
Il poeta, inoltre, sarà il 15 novembre 2008, anche, alla Biennale di Poesia di
Verona, in occasione della XXII Edizione del Premio di Poesia "Lorenzo
Montano". Contiliano è tra i poeti “segnalati” per una raccolta di testi poetici
inediti (la silloge Ero(s)diade! La binaria dell’asiento).
Tonino Contiliano è stato invitato a Verona per la celebrazione dell’avvenimento
della Biennale stessa, per leggere i suoi testi e discuterne, partecipare ai lavori
della sessione che prevede letture poetiche, recitazione, approfondimenti
teorici, musica, videoart, filosofia. Tra i lavori ci saranno interventi e approcci
argomentativi sul tema del “Dire la vita”.
L’intera iniziativa porta la firma della nota rivista letterario-poetica Anterem, e
del suo animatore, lo scrittore, critico e filosofo Flavio Ermini.
*pubblicato su Mazaracult con il titolo Tonino Contiliano:attività frenetica, il 5
ottobre 2008 e su Kaone 19 Ottobre 2008

Fare poesia in Sicilia*
Pubblicato su Bollettario di Edoardo Sanguineti e Nadia
Cavalera un saggio di Antonino Contiliano

E’ stato pubblicato su Bollettario (www.bollettario.it, cliccate su
aggiornamenti), quadrimestrale di scrittura e critica (anno XXI, n. 61, Gennaio
2010) diretto da Edoardo Sanguineti e Nadia Cavalera, il saggio Fare poesia in
Sicilia di Antonino Contiliano; il saggio è correlato da un’antologia poetica che
vede inseriti i poeti Lucio Zinna, Giovanni Lombardo, Stefano Lanuzza, Mario
Grasso, Franca Alaimo, Rolando Certa, Gianni Diecidue, Irene Marusso, Rino
Marino,Nat Scammacca, Crescenzio Cane, Giovanni Commare, Antonino
Cremona, Carmelo Pirrera, Gianluca Spitalieri, Maria Attanasio, Giuseppe
Addamo, Ignazio Apolloni, Giorgia Stecher,Santo Calì, Luca Tumminello, Aldo
Gerbino, Dino D'Erice, Emanuele Schembari, Tommaso Romano, Stefano
Vilardo, Giuseppe Zagarrio, Nicola Di Maio e lo stesso Antonino Contiliano
con le rispettive biografie.
Il saggio testimonia la vitalità della scrittura poetica siciliana e offre in lettura
testi di alcuni poeti che, nel recente passato e oggi (autori più giovani), in
Sicilia, hanno tenuto duro e creduto nella poesia, praticato il suo linguaggio e
le sue testualità; rappresenta uno scorcio a volo d’uccello della produzione
poetica dei poeti siciliani a partire dagli anni Sessanta, attraversa i
Movimenti poetico-letterari Gruppo 63, Scuola di Palermo, Gruppo Beta,
Antigruppo, Intergruppo, Singlossia, fino ai nostri giorni, con autori che
hanno detto e scritto la poesia anche oltre i confini dell’Isola. Nel saggio
trovano ampio spazio, oltre agli autori mazaresi Certa, Zinna e Marusso, gli
Incontri fra i Popoli del Mediterraneo, che proprio a Mazara del Vallo si sono
tenuti, e la rivista Impegno ’70-’80 diretta da Rolando.

*pubblicato su mazaracult il 28 gennaio 2010

La nuova opera di Contiliano tra le “filosofie del presente” *
Antonino Contiliano, Simmetrie rotte. La curva di Koch. Il
soggetto collettivo / Poesia e avanguardia impegnata,
www.vicoacitillo.it, Napoli, 2010.

Ad alcuni anni di distanza dal primo saggio – Antigruppo siciliano- frammenti
di storia, avanguardia e impegno (2003) –, e per la sezione Alexanderplatz,
l’edizione elettronica Vicoacitillo (Poetry wave/Elettronic Center of Arts) ospita
una nuova opera saggistica del poeta-filosofo Antonino Contiliano.
L’opera è Simmetrie rotte. La curva di Koch. Il soggetto collettivo/
Poesia e avanguardia impegnata.
Dalla fisica contemporanea, alla matematica frattale e all’astrazione ribelle del
linguaggio della poesia, il titolo del saggio è la promessa di un itinerario di
lettura e riflessione piuttosto intrigante.
Il saggio, tra le filosofie del presente, è un attraversamento politicoculturale e scientifico-filosofico che si rapporta con l’insieme della ricerca
contemporanea nella sua complessità relazionale e, al tempo stesso,
una proposizione critica che si sperimenta nella ricerca di un’est-etica e
poetica “collettiva”. La proposta di una sperimentazione poetica
che

presuppone la possibilità di un soggetto poetico collettivo come
un’avanguardia impegnata volta a demistificare i linguaggi omologanti
e all’attivo delle fabbriche delle anime digitali odierne.
Con “Simmetrie rotte. La curva di Koch. Il soggetto collettivo/ Poesia e
avanguardia impegnata”, il poeta marsalese Antonino Contiliano
rilegge criticamente le forme del dominio attuale, e connette
economia, politica, cultura umanistica e scientifica, società della
comunicazione e strutture tecnologico-telematiche.
Il libro, insomma, cerca di analizzare i principi, le regole, i
meccanismi, le procedure e le strutture profonde del pensiero
mettendo in relazione saperi scientifici e cultura letteraria.
Nel tempo della cosiddetta globalizzazione strumentale, che formatta
coscienze e intelligenze comuni e non comuni, occorre – secondo
l’Autore – opporre pratiche conoscitive e artistiche plurali, agendo in
maniera alternativa ai modelli del liberismo mondiale.
Così, sul versante della dimensione poetica, al ‘pensiero unico’ del Capitale
e dell’Io individualistico e lirico interiore, l’Autore delinea l’ipotesi di una
processualità creativa collettiva e connettiva di inter-extra-testualità.
Analogamente al campo del sapere scientifico-matematico, infatti, in quello
letterario, i singoli agenti possono operare come se fossero un soggetto
multiplo e non individuale: un gruppo di ricercatori che in un laboratorio
sperimentale si attiva e agisce secondo l’esperimento mentale di un nuovo
modello po(i)etico.
Il lavoro, prima di essere pubblicato, a cura del poeta campano Emilio
Piccolo, e per intero su www.vicoacitillo.it/alexanderplatz, nell’arco di
tempo compreso tra il 2008 e il 2010, è stato messo in rete separatamente
(e per singoli capitoli o parte di essi) dalle riviste www.retididedalus.it
(Rivista Online del Sindacato Nazionale Scrittori), inserito nella sezione
“filosofie del presente”, curata dal direttore Marco Palladini (poeta e
scrittore), www.retroguardia.it (quaderno elettronico di critica letteraria a
cura di Francesco Sasso, poeta, e Giuseppe Panella, poeta, critico e filosofo,
inserito nella sezione di “critica letteraria, riflessioni e teoria della
letteratura”, e www.lapoesiaelospirito.it.
Il poeta Marco Palladini, che per primo dette inizio alla pubblicazione dei
diversi capitoli del saggio, ha accompagnato con degli abstracts
enucleativi orientativi, fortemente centrati, i vari capitoli, mettendone
a fuoco i nuclei centrali e portanti con chiarezza e fedele “traduzione”.

Il libro (219 pagine), nella stesura di Vicoacitillo, è composto di sei
capitoli: L’utopia una necessità, Mediterraneo e identità plurale/Il
soggetto ornitorinco, Divisioni spostate e allegoria ”riflettente”, Tempo
Molteplicità Identità, Il tempo e la poesia antagonista/I processi
asimmetrici, Per una critica dell’economia poetica dell’Io.
•

Pubblicato su mazaracult il 22 febbraio 2010 e su Marsala c’è, anno VIII,
n. 35 del 24 febbraio 2010

Essere-insieme plurale tra umorismo soggettivo e
metatesto*
Pubblicato da Collettivo R/Atahualpa di Firenze “Ero(s)diade. La binaria

dell'asiento” di Antonino Contiliano

E’ uscito, nel mese di marzo, la nuova silloge po(i)etica del poeta-filosofo
marsalese Antonino Contiliano “Ero(s)diade. La binaria dell'asiento” fra i
Quaderni di “Collettivo R/ Atahualpa” di Firenze, rivista storica di poesia
(fondata quarant’anni fa) e diretta magistralmente dal poeta Luca Rosi. Il
Quaderno è introdotto da uno scritto di Sergio Pattavina, docente di
Letteratura italiana presso l’Università di Palermo, presenta in copertina il
dipinto “Isola non è arrivo 2” di Giacomo Cuttone, alcuni interventi critici
sulla sua poesia e, in quarta di copertina “La poesia e l’utopia sono in
trappola?”, un testo poetico dedicato all’autore da Luca Rosi.

La buona bibliografia critica di Tonino (Maria Patrizia Allotta, Domenico Cara,
Giovanni Commare, Valerio Cuccaroni, Donato Di Stasi, Stefano Lanuzza,
Eugenio Lucrezi, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella) si
arricchisce ulteriormente, in questo libro, di quella di Sergio Pattavina che,
nella sua introduzione al volume, non usa scorciatoie per affermare che: <<
L’indignazione di Contiliano giunge qui al diapason, e mentre riafferma, quasi
“poesia a comizio” che “non è più tempo di chiedere/ esigere è tempo e
insieme/ danzare come zanzare/ tumori parole bando sbando/ più incendio e
bandoliere” (Cave avatar), cerca e ci invita a cercare un varco, una via, un
“anello che non tiene”, per l’estremo assalto al cielo: “noi cerchiamo una
varco di cielo, come ieri/ e vendere avventurieri le menzogne/ quelle di cui il
mercato si vergogna/ perché vogliamo più velieri che zinco/ e navigare pirati
che sanno del no, rappeurs” (Cabròn).
Fra la soggettività del poeta, dunque, con i suoi principi astratti di libertà,
eguaglianza, solidarietà, pace, si istituisce un acrimonioso disaccordo con la
realtà empirica fatta di sfruttamento, di guerre imperialiste, di vecchi e nuovi
fascismi, di razzismo, che dà luogo all’invettiva, all’ironia, agli stratagemmi
più “in-sensati” per disarticolare il discorso, stravolgendone alchemicamente
il linguaggio, dei texta (letterari, giornalistici, televisivi) del potere,
appannaggio delle classi dominanti >>.
Più avanti Pattavina si (ci) interroga, a proposito della poesia di Contiliano ,
<< se siamo ancora nel campo della lirica; certo non di quella tradizionale>>;
concludendo che << siamo al confine fra i generi letterari, che nel corso del
Novecento sono stati sconvolti, miscedati, metamorfizzati: il teatro è
divenuto epico (Brecht, Szondi), la lirica si è epicizzata (Gozzano, Pavese,
Pagliarani), il romanzo, epos della società borghese, si è soggettivizzato,
liricizzato; ogni testo è divenuto “meta“: meta-teatro, meta-poesia, metaromanzo, metatesto insomma. E’ sorto, ma Hegel lo aveva già preconizzato
alle soglie della dissoluzione della forma d’arte romantica, l’umorismo
soggettivo >>.
Ero(s)diade / La binaria dell’asiento è un attacco all’ordine del potere
delirante e nefasto dei nostri giorni; nefasto perché riporta indietro le
lancette della storia, della democrazia e delle conquiste dei diritti umani,
perché vuole un recinto di schiavi adusi alla velocità senza riflessione e
profondità critica, senza pensiero.
I testi di Ero(s)diade / La binaria dell’asiento sono, invece, per una storia di
soggetti eguali e liberi, capaci di azioni e pensiero, volti alla cooperazione
dell’essere-insieme plurale.

L’opera, per la qualità della scrittura, l’impianto generale e la buona
strutturazione, per la ricerca del verso espressivo, artefatto e manierato al
punto giusto, corre per strutture innovative e sincretismi linguistici,
attraverso un uso sapiente della parola, ricorrendo a forme di alta fattura.
*Pubblicato su mazaracult, 6 aprile 2010 e su mazaraonline, 16 aprile2010

Tra le voci dell’Associazione Culturale “Le Avanguardie”*
Il poeta Antonino Contiliano a Modena
Anche quest’anno, il poeta marsalese Nino Contiliano è stato invitato a
partecipare al premio letterario “Alessandro Tassoni”, curato
dell’Associazione Culturale “Le Avanguardie”, presieduta e diretta dalla
poetessa Nadia Cavalera. L’edizione di quest’anno è la nona (il 20 giugno
2014, tra l’altro, il poeta Contiliano, quale componente della giuria del
premio Nat Scammacca, sarà impegnato anche a Erice).
Il premio “Tassoni”, nella sua nuova formula, prevede una onorificenza
“HONORIS CAUSA” e una partecipazione dei poeti su tema.
Nell’ottava edizione del premio letterario “Alessandro Tassoni”, l’onorificenza
“HONORIS CAUSA” è stata assegnata al Sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini,
per il suo impegno e le sue iniziative in difesa del popolo migrante, mentre il
tema per i poeti è stato quello della “memoria”. La memoria – scrive Nadia
Cavalera – “è la stratificazione della vita da cui attingere a piene mani per
modificarsi, fortificarsi e non ricadere in errori fatali. Nella memoria di ogni
individuo è compresa tutta la vita del suo albero genealogico (: sino al
pitecantropo, ancora più indietro: in un immenso oceano)”. I testi poetici poi
stati raccolti e pubblicati nell’ebook “Primo quaderno-La memoria”, a cura di
Nadia Cavalera (ed. Bollettario, 2013). Le tre poesie antologizzate, di
Antonino Contiliano, sono: “Le radici del passato”, “Stoccare la luce” e “I
ricordi del futuro”.
Quest’anno (14 giugno 2014), nona edizione, l’onorificenza “HONORIS
CAUSA” sarà assegnata al poeta greco Titos Patrikios perché “la sua poesia
militante alla ricerca costante della verità nuda è scevra di qualsiasi
compromissione ad opera di ideologie partitiche odi giochi salottieri. Una
poesia la sua che cerca di precorrere il tempo recuperando però la memoria

dei fatti inequivocabili, senza i quali non può esserci alcun vero
progresso”.

Il tema poetico assegnato per il reading è “la livella”. La livella da
intendere come lotta contro le ingiustizie, le diseguaglianze: un impegno
per i diritti della libertà e l’eguaglianza di tutti e per tutti. Il testo poetico
di Antonino Contiliano, che sarò letto direttamente dall’autore (al “San
Carlo” di Modena, il prestigioso teatro che ospiterà la cerimonia finale
del premio “Alessandro Tassoni”) e poi pubblicato insieme alle poesie
degli altri autori presenti al premio, è:
IL VELLE DELLA LIVELLA
1.
2.
3.
4.

passi e contropassi è sottrarre le distanze
è impuri e fraganza danzare con le plebi
la musica sociale il reale della rivoluzione
il rigoglio dei poveri e la notte nel cuore

5.
6.
7.
8.

l’embrione ribelle gli anni rugosi la secolare
tenerezza l’ora dell’uno l’orgoglio dell’eguale
la gentilezza che piove sul terrore del “termidoro”
e filo a piombo decima il vertice della piramide

9.
10.

il decimo della gente più ricca del pianeta
il sacco dei sogni a secco di cime universali:

11.
12.

amore né dimandare e più rimandare voragine
il collettivo che decolla le cime del diseguale

13.
14.
15.
16.

la vagina della tri-vella – Capitale, mercato, Stato –
incalcolabile ora conta le sbarre del passaggio
i gemiti hanno il suono dello stridore sul binari
come il vagito della rivincita dei molti, i poveri

17.
18.

esplosivi in scena e il deserto per cena, l’ora
della giustizia scura e dell’ingiustizia chiara:

19.
20.

è il dieci% dei ricchi che fiorisce della carne ferita
il pueblo dei grani di sole in sorte era vela di livella

21.
22.
23.

il coraggio che delira il padrone con il riso
il deserto del dolore di morire che sbocca
lingua che schiocca e di botto scoppia in lotta

24.

il torto dei pochi ai molti, gli invisibili dell’orto

25.
26.
27.

siamo niente e ora rive gauche, amore, vanescente
e tumescenza di rami soviet e comunardi unisonanti tra spami di tempo e atomi di pensiero a colpi

28.

onde disarmoniche e tempeste di dune sventagliate

29.

qu’est-ce-que l’amour, amore, se non questo riso

30.

l’uno-di-due l’infinito zero l’urlo dell’eguale velle

*Su www.mazaracultblospot.com il 13 giugno e su www-mazaraonline.it il
14 giugno 2014

Poesia. Due appuntamenti per A. Contiliano*
(Frosinone e Firenze)

Il 3 Ottobre 2015, presso l’Abbazia Casamari (Comune di Veroli, FR), si
svolgerà la seconda giornata di studi dedicata al poeta Emilio Piccolo (la
prima è stata quella del 4 Ottobre 2014 a Forte di Gavi). Il convegno,
articolato in due sessioni, vedrà un intervento di Antonino Contiliano su
“Corporeità e tempo nella poesia di Emilio Piccolo”. Il saggio è calibrato
sulla produzione e il pensiero dell’amico e poeta (scomparso) Emilio
Piccolo (ricordiamo che il 20 agosto 2015 gli aveva già dedicato la serata di
letture poetiche svoltasi sullo scoglio di Capo Boeo di Marsala, le
“2rocche”).
Si anticipa qualche stralcio dell’intervento del 3 ottobre 2015 :
«Il tempo del corpo e il corpo del tempo, nella scrittura e nei testi poetici
di Emilio Piccolo, sono termini entrambi legati alla vitalità concreta
dell’eros, quello depurato dalle incrostazioni della sublimazione repressiva
[… ] nelle poesie del poeta Piccolo, i topoi retorici che, in controtendenza,
meglio ne rendono il vigore sono le espressioni verbo-figurali
dell’accoppiamento sintagmatico che scorre tra sineddoche e metonimia.
La tecnologia poetica cioè dei costrutti poetici che procede [… ] per ritmi
di contiguità, insistenze anaforiche, interruzioni e accoppiamenti
deautomatizzanti, frammentazioni varie etc. [… ] Insistente e ricorrente,
questa tecnica poietica – in un tempo in cui la conoscenza e l’immateriale
sono stati catturati dal modello capitalistico come biopotere
e
sfruttamento delle potenzialità dei corpi e delle rispettive
temporalizzazioni, che movimentano il ritmo dei desideri, dei sogni e dei
bisogni simul-mimetizzati (il tempo del corpo e il corpo del tempo stesso
dei soggetti messo a lavoro del profitto e dello sfruttamento d’ordine) – è
quella, secondo noi, più idonea che il poeta campano potesse mettere in
opera per far transitare poeticamente una critica politico-culturale di
azione dissensuale. Una tensione altresì sovversivo-antagonista e
allegorico-alternativa – cose che gli sono state proprie – come una
necessaria contro-azione alla solita rimodulazione dominante della poesia
liricizzante e sedativa.
La linea cioè che, rispetto alle propensioni materialistiche, vitali e
fortemente pressanti del desiderio erotico, si poneva a difesa di certi
valori lirico-salvifici. La linea di fuga cioè dei deliri della carne che animano
e pungolano l’esistenza individuale degli uomini e delle donne, o le
singolarità multiple dell’universo reale (insieme contingente e multiplo,
ossia intotalizzabile come UNO). E come scrive Alessandro Fo – in
un

pieghevole di note dedicate e annesso al libro Beatrice- My heart is full of
troubles (Luther Blisset) – anche la stessa “Beatrice”, la donna-fulcro del
libro di Emilio Piccolo, è presa in questa spirale del lasciarsi essere vertigine
erotica non meno dell’amante. In questo libro, il libro di una vita, come
scrive Fo, – che esce con i «Non-Nomi, Luther Blisset» e la «convulsa
ossessione eteronimica di un Pessoa» (quel Pessoa poeta che, quanto
scritto da Alain Badiou, lascia che le cose siano quelle che sono, in quanto
la «funzione della tautologia (un albero è un albero e nient’altro che un
albero, ecc.) è quella di poeticizzare la venuta immediata della Cosa senza
bisogno di passare attraverso le procedure, sempre critiche o negative
della comprensione cognitiva» (Alain Badiou, Un compito della filosofia:
essere contemporanei di Pessoa, in Inestetica, 2007) [… ] Una scelta [… ]
che [… ] si può configurare anche quale rivoluzione-azione dirompente,
dissacrante e finalizzata a smantellare la rimodernizzazione narrativa
dell’ordine vigente. Il potere di governo e di amministrazione che,
privilegiando il modello monologico/mono-significante di regime,
perseguiva/persegue
formazioni
di
soggettività
con
identità
individualizzate non dissidenti ed entro un habitat linguistico-simbolicosemiotico uniforme. Univoco, e in genere carico del valore ideologico
dominante».
Dall’Abbazia di Casamari poi, il 10 Ottobre 2015, passerà a Montaione
(Firenze) per presentare il libro di poesia “Inversi” (Edizione Arianna) di
Rachele De Prisco. Di “Inversi”, Contiliano ha curato una prefazione.
In quarta di copertina del libro, a proposito di questa seconda raccolta, si
legge:

«La Radice, come il cielo, è infatti corpo e memoria vivente che
alimentano il sentire e la scrittura poetica di Rachele De Prisco. Una
relazione danzante che riflette il suo universo e il suo divenire identità
temporalizzata, o una danza tra il verticale del cielo e le radici nella terra».
o una danza tra il verticale del cielo e le radici nella terra».

*pubblicato su www.tele8tv.com
e su www.tp24.it il 24, su
www.mazaraonline.it il 25 e su www.itacanotizie.it il 29 settembre 2015

Scritture per Francesca Medaglia

“Riflessioni” sulla produzione poetica di Antonino
Contiliano*
Francesca Medaglia, Il ritmo dei tempi in Antonino
Contiliano, Empirìa, Roma, 2014.

Quest’anno (2014), la studiosa e ricercatrice Francesca Medaglia ha
pubblicato due lavori saggistici sulla produzione di Antonino Contiliano: il
primo è Asimmetrie ibride nella critica di Antonino Contiliano (CFR) e il
secondo è Il ritmo dei tempi in Antonino Contiliano.

Questo secondo lavoro riguarda la produzione poetica dell’autore
marsalese, e copre, antologicamente, l’arco di tempo che va dalla prima
pubblicazione (Il flauto del fauno) fino ad oggi. Un arco temporale che
comprende sia opere personali che collettive e “anonime”.

I “topoi dei tempi” – “il tempo dell’eros, il tempo dell’impegno sociale e
politico, il tempo della famiglia, il tempo delle ibridazioni, il tempo della terra
madre, il tempo del classico, il tempo del poeta, il tempo della scrittura
collettiva, i tempi del tempo ” – de “Il tempo del poeta” sono le articolazioni
in cui Francesca Medaglia seziona la “sperimentazione” pluriennale del poeta
marsalese.
In quarta di copertina, dell’ampia analisi della stessa Medaglia, si può
leggere:
“ […] Antonino Contiliano coglie la duplice natura della maledizione del
tempo, che assilla la società contemporanea: da una parte il tempo sottratto
agli individui, ai loro amori, alle loro storie, ai loro viaggi, alle loro radici ed
alla loro socialità condanna il singolo all’infelicità e ad una grigia solitudine
impersonale; dall’altra l’intera società umana si trova coinvolta in un’assurda
rincorsa collettiva nei confronti del tempo dell’economia e dei bisogni
materiali, artificialmente, mediaticamente de- terminati e subliminarmente
propagandati, che condurrà inevitabilmente ad una deflagrazione collettiva,
psicologica e materiale (una sorta di bug millenaristico) dagli esiti caotici
difficilmente pronosticabili. […+”.

Il volume porta, sempre a cura della stessa Francesca Medaglia, anche
un’“Intervista ad Antonino Contiliano”.
In stralcio, qualche passo estrapolato dalla riposta alla domanda inerente la
scrittura poetica collettiva e “anonima”, cui A. Contiliano si dedica da tempo:
“La scelta della scrittura poetica a ‘quattro mani’ è stata, ed è, la decisione di
rompere con la sola scrittura individuale e insieme un confrontarsi con le
altre singolarità sociali e il loro specifico essere molteplice, e ciò anche sul
versante del linguaggio poetico e della sua tecnologia (non certamente
monologica e aprioristicamente circolare e chiusa come è quella degli
algoritmi digitali della lingua informatica). Significa, pluralità e molteplicità in
divenire, praticare una molteplicità di forme linguistiche e culturali, linguaggi
meticciati, percezioni caosmiche […], un’avanguardia impegnata (una
politicità dell’estetica e della poetica di nuova generazione, come accade
nella costruzione dei diritti di terza e quarta generazione del vivente e delle
biodiversità) del “noi” poetico ibrido e migrante come un soggetto collettivo

impegnato open source e free, il quale già ha a disposizione il comune e
collettivo sapere del general intellect poetico ai quattro punti cardinali di
questo nostro pianeta terra. […]In questo contesto, affatto fantastico, del
nostro vivere sociale e culturale odierno, non è allora possibile ipotizzare
che il soggetto collettivo della scrittura poetica, anti e “a quattro mani”
possa essere ripensato nei termini di una nuova avanguardia ribelle[…].
Forse, è pensabile che già sia operante e in rete (www.retididedalus.it), e
si propone ancora con il nome di “Noi Rebeldía” […]. Il suo nuovo textum
poetico, collettivo e anonimo, lanciato in rete, invita così il “grosso” dei
naviganti poeti a fare rete. Il suo titolo: L’ora zero”.
*Pubblicato su mazaracult il 2 ottobre,
itacanotizie il 3 ottobre 2014.

su mazaraonline,

tp24 e

Scritture collettive

“Compagni di strada caminando” alle Giubbe Rosse di Firenze*
Mercoledì 29 ottobre sarà presentato il libro di Antonino
Contiliano

Nello storico Caffé Letterario Giubbe Rosse di Firenze, mercoledì 29 ottobre, sarà
presentato da Francesco Muzzioli (docente di teoria della letteratura alla Sapienza
di Roma) e Giuseppe Panella (docente di Storia della filosofia, e studioso di
estetica e poetiche contemporanee, presso la Normale di Pisa), il libro “Compagni
di strada caminando”, il testo poetico collettivo ideato e curato da Antonino
Contiliano (presente alla manifestazione) per le Edizioni Riccardi di Quarto (Na),
nell’ambito degli Eventi Culturali a cura del poeta fiorentino Massimo Mori.
Il testo poetico intersemiotico e/o verbovisivo, dedicato al popolo palestinese e a
tutti i popoli oppressi dal capitalismo del pensiero unico, raccoglie brani, immagini
di poesia visuale e voci di ben 42 poeti italiani e non (tra le quali, per rimanere
nella nostra provincia, quelle di Bonagiuso, Cuttone, Lombardo, Marino, Ingrassia
e dello stesso Contiliano) ed è riprodotto anche in versione multimediale.
E’ un ipertesto a carattere poematico contro ogni guerra e terrorismo, dove non
mancano aspetti dissacranti ed ironici sulla situazione politica nazionale ed
internazionale. Il libro costituisce un esempio di poesia civile fatta con un
linguaggio plurale (infatti non è possibile riconoscere il lavoro di ogni singolo
autore), a tratti sperimentale.

Nella Nota l’Editore afferma “l’inutilità della vecchia concezione aurorale
dell’arte, del culto della Bellezza, delle Grazie, del Grande Stile, per farsi (la
poesia) portatrice di un linguaggio materico e contraddittorio, mobile ed
eterogeneo, sostenitore di istanze problematiche”; e più avanti scrive che “ciò
che si è tentato (è) quello di proporre con questo volume, la disponibilità alla
“messa in gioco”, al contagio con l’altro, all’incontro-scontro, per spostarsi verso
uno specifico “altro da sé”, per una prospettiva gest/azionale di sconfinate
possibilità creative e rivoluzionarie, un’istanza di antagonismo letterario
anarchico, nel senso di “senza padroni”, che rompa l’ordine del potere di una
scrittura celebrativa e di verità assolute”.
“Compagni di strada caminando” propone l’ideale, forse utopico, della pace
perché il ruolo del poeta deve essere quello di testimone sensibile e attento
del proprio tempo e la poesia, che ha soltanto l’esercito della parola, può e deve
contribuire alla rivoluzione delle coscienze.
•

pubblicato su Il Vomere del 17 ottobre 2003

“Compagni di strada caminando” alle Giubbe Rosse di
Firenze*
Presentato il libro di Antonino Contiliano

Nello storico Caffè Letterario “Giubbe Rosse” di Firenze, mercoledì 29 ottobre
’03, è stato presentato da Francesco Muzzioli (docente di teoria della letteratura
alla Sapienza di Roma) e Giuseppe Panella (docente di Storia della filosofia
presso la Normale di Pisa, e studioso di estetica e poetiche contemporanee), il
libro “Compagni di strada caminando”; il testo poetico collettivo ideato e curato
da Antonino Contiliano (presente alla manifestazione) per le Edizioni Riccardi di
Quarto (NA), nell’ambito degli Eventi Culturali a cura del poeta fiorentino
Massimo Mori.

Il testo poetico intersemiotico e/o verbovisivo, dedicato al popolo
palestinese e a tutti i popoli oppressi dal capitalismo del pensiero unico,
raccoglie brani, immagini di poesia visuale e voci di ben 42 poeti italiani e
non. Tra le voci non italiani, tradotti in italiano, testi di poeti turchi, baschi,
spagnoli, palestinesi (Darwish, Seniora e altri). Della nostra provincia, quelle
di Giacomo Bonagiuso, Giacomo Cuttone, Salvatore Ingrassia, Giovanni
Lombardo, Rino Marino e dello stesso Contiliano. Del libro esiste anche una
versione multimediale che nella sua polifonia di testo plurale e
intersemiotico porta anche le voci recitanti degli attori di teatro della nostra
provincia: Giovanna Alagna, Riccarda Cusimano, Clara Giampino, Carlo
Laudicina, Guglielmo Lentini, Evelin Magaddino, Rino Marino, Francesco
Teresi.
E’ un “ipertesto”, per usare il termine in senso metaforico, a carattere
poematico contro ogni guerra e terrorismo, dove non mancano aspetti
dissacranti ed ironici sulla situazione politica nazionale ed internazionale.
Anzi lo stile linguistico e di pensiero della poiesis ironica è proprio ciò che lo
contraddistingue come procedimento poetico e lo inserisce nel circuito della
poesia contemporanea italiana materialistica del filone dell’antagonismo. Il
libro costituisce un esempio di poesia civile fatta con un linguaggio plurale
(infatti non è possibile riconoscere il lavoro di ogni singolo autore), e a tratti
sperimentale.
Nella “Nota l’Editore”, lo stesso editore afferma “l’inutilità della vecchia
concezione aurorale dell’arte, del culto della Bellezza, delle Grazie, del
Grande Stile, per farsi (la poesia) portatrice di un linguaggio materico e
contraddittorio, mobile ed eterogeneo, sostenitore di istanze
problematiche”; e più avanti scrive che “ciò che si è tentato (è) quello di
proporre con questo volume, la disponibilità alla “messa in gioco”, al
contagio con l’altro, all’incontro-scontro, per spostarsi verso uno specifico
“altro da sé”, per una prospettiva gest/azionale di sconfinate possibilità
creative e rivoluzionarie, un’istanza di antagonismo letterario anarchico, nel
senso di “senza padroni”, che rompa l’ordine del potere di una scrittura
celebrativa e di verità assolute”. “Compagni di strada caminando” propone
l’ideale, forse utopico, della pace perché il ruolo del poeta deve essere
quello di testimone sensibile e attento del proprio tempo e la poesia, che ha
soltanto l’esercito della parola, può e deve contribuire alla rivoluzione delle
coscienze. Arma disarmata e “salice che non piange”, la poesia di questo
testo è stata riconosciuta e analizzata da Muzzioli e Panella, presso
lo

storico Caffè Letterario delle Giubbe Rosse di Firenze, come “il conflitto e
l’antagonismo di alcuni poeti”. Così era il titolo dell’invito/manifesto.
Per Muzzioli si tratta di un testo politico, collettivo, multimediale e
interdisciplinare, la cui multimedialità supera il confine della pagina e della
mera scrittura. Muzzioli sottolinea il progetto di scrittura collettiva e anonima
del libro di Contiliano in un tempo in cui anche nella ‘scrittura clandestina’
l’autore è forte, per non parlare di quella di mercato che tende a fare
dell’autore un personaggio. In questo libro di poesia invece l’autore è chi ha
fatto il montaggio “diventando poi l’autore-operatore di questa scrittura con un
effetto certamente di enorme frammentazione, di enorme eterogeneità, effetto
anche di una continua variazione, di un continuo cambio di pedale, da cui
deriva la forte carica poetico-comunicativa di questo libro che nella sua
pluralità sembra possedere una fortissima potenzialità teatrale”.
Panella ha approfondito in particolare tre scelte chiave di questo testo: il
frammento, la socializzazione delle esperienze e, come Muzzioli, la nota
“innovativa” negazione del primato dell’autore come detentore di un sapere
specifico o di una dimensione particolare della pratica poetica. Una delle
condizioni di partecipazione all’esperimento poetico di Contiliano era infatti la
rinuncia a sottofirmare il proprio testo.
Per Panella “Compagni di strada caminando” è “una sorta di apax, di elemento
di sconcerto o di trasgressione all’interno del panorama poetico italiano (e non
solo italiano), dove la cauda pavonis dell’autore continua a predominare e dove
il rapporto tra scrittura e socialità o elementi di socializzazione sembra sempre
più ripiegarsi in pieghe intimistiche e, sovente, narcisistiche”.
Il libro di poesia “Compagni di strada caminando”, che si proietta nella
multimedialità, costituisce anche “un’esperienza di notevole interesse e di
rottura che apre nuove possibilità nella ricerca poetica”. Ricordando che il testo
è nato anche nell’attuale precario e tragico clima del nostro tempo
caratterizzato dalla violenza ma anche dal bisogno di non disperdere il
patrimonio della poesia e dei poeti, Panella ha concluso il suo intervento sul
libro “Compagni di strada caminando” dicendo: “credo sia una sorta di
avamposto, di posto avanzato non solo nel deserto che sembra aspettarci tutti e
… proprio perché è una pattuglia sperduta sembra alludere ad una possibilità di
speranza non solo per la poesia ma per la nostra vita avvenire”.
*pubblicato su L’opinione , Anno V n°14 del 10/12/2003

La marcia dei colori degli hacker poetici*
È uscito nel mese di novembre, per i tipi della Promopress di Palermo, Marcha
hacker- risata cyberfreak, il secondo libro di poesia come “testo collettivo”, e
ideato ancora una volta da Nino Contiliano. Il primo è stato Compagni di strada
caminando edito Ricciardi (Napoli 2001), e il suo montaggio ha utilizzato i
frammenti di 42 autori, poeti tradizionali e verbo-visivi. Marcha hacker- risata
cyberfreak è ancora un testo poetico singolare plurale, “scritto a più mani”, con
frammenti messi a disposizione da Filippo Bettini, Antonino Contiliano, Gemma
Forti, Mario Lunetta, Giorgio Moio, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella, Emilio
Piccolo e Sandro Sproccati. L’assemblaggio è sempre opera di Nino Contiliano.
Nell’unitarietà del lavoro, la provenienza dei frammenti, ove possibile, è
delegata solo allo “stile” degli autori stessi che, in un certo senso, rimangono
“anonimi”.
Anche la sigla che testualizza l’identità di riconoscimento del libro è collettiva:
“Elote e Chiles” (mais e peperoncini messicani). L’opera artistica Antenne
antiorario che monta la copertina è invece di Giacomo Cuttone. Nell’intreccio
dell’opera artistica, che si connette “organicamente” al testo verbale,
emblematico è la chiocciola, il simbolo di lotta dei caracoles zapatisti.

Del libro, vista la natura di testo collettivo, è prevista anche una pubblicazione
sulla rete www – www.vicoacitillo.it – sotto gli auspici del nome ormai
emblematico nella letteratura contemporanea di Luther Blissett.
Lungo il suo filo rosso s’intrecciano temi di scottante attualità – con sfumature
ironico-allegoriche e dialogico-dialettiche – come la globalizzazione, le
povertà, le guerre e i terrorismi, la violenza del potere.
Il libro costituisce una vera e propria marcia dei colori degli hacker poetici
contro tutti i colonialismi vecchi e nuovi e contro il capitalismo liberista
imperante salvaguardando lo specifico della lingua della poesia che lo mette al
riparo da facili travisamenti di retorica populistica e spesa ideologistica
postomoderna.
Poesia civile dunque, ma che rifugge – con il suo linguaggio plurale e
sperimentale-politico – dalla retorica propagandistica.
Il ricavato della vendita del libro, in collaborazione con l’ “Associazione gli
amici del terzo mondo” di Marsala, andrà devoluto a sostegno del progetto
“una laurea per i poveri” in favore dei campesinos dell'Ecuador.

*pubblicato su Marsala c’è, quotidiano del 10 dicembre 2005, anno III, n.207

La marcia dei colori degli hacker poetici*
È in uscita, per i tipi della Promopress di Palermo, Marcha hacker- risata
cyberfreak, il secondo libro di poesia come “testo collettivo”, e ideato ancora
una volta da Nino Contiliano. Il primo è stato Compagni di strada caminando
edito Ricciardi (Napoli 2001), e il suo montaggio ha utilizzato i frammenti di 42
autori, poeti tradizionali e verbo-visivi. Marcha hacker- risata cyberfreak è
ancora un testo poetico singolare plurale, “scritto a più mani”, con frammenti
messi a disposizione da Filippo Bettini, Antonino Contiliano, Gemma Forti,
Mario Lunetta, Giorgio Moio, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella, Emilio
Piccolo e Sandro Sproccati. L’assemblaggio è sempre opera di Nino Contiliano.
Nell’unitarietà del lavoro, la provenienza dei frammenti, ove possibile, è
delegata solo allo “stile” degli autori stessi che, in un certo senso, rimangono
“anonimi”.
Anche la sigla che testualizza l’identità di riconoscimento del libro è collettiva:
“Elote e Chiles” (mais e peperoncini messicani). L’opera artistica Antenne
antiorario che monta la copertina è invece di Giacomo Cuttone. Nell’intreccio
dell’opera artistica, che si connette “organicamente” al testo verbale,
emblematico è la chiocciola, il simbolo di lotta dei caracoles zapatisti.

Del libro, vista la natura di testo collettivo, è prevista anche una pubblicazione
sulla rete www – www.vicoacitillo.it – sotto gli auspici del nome ormai
emblematico nella letteratura contemporanea di Luther Blissett.
Lungo il suo filo rosso s’intrecciano temi di scottante attualità – con
sfumature ironico-allegoriche e dialogico-dialettiche – come la globalizzazione,
le povertà, le guerre e i terrorismi, la violenza del potere.
Il libro costituisce una vera e propria marcia dei colori degli hacker poetici
contro tutti i colonialismi vecchi e nuovi e contro il capitalismo liberista
imperante salvaguardando lo specifico della lingua della poesia che lo mette al
riparo da facili travisamenti di retorica populistica e spesa ideologistica
postomoderna.
Poesia civile dunque, ma che rifugge – con il suo linguaggio plurale e
sperimentale-politico – dalla retorica propagandistica.
Il ricavato della vendita del libro, in collaborazione con l’ “Associazione gli
amici del terzo mondo” di Marsala, andrà devoluto a sostegno del progetto “una
laurea per i poveri” in favore dei campesinos dell'Ecuador.
Anche per questo nuovo libro di poesia, ideato da Nino Contiliano, è dato
ricordare, succintamente, quanto scritto da autorevoli fonti critiche per
Compagni di strada caminando:
“il volume a più voci […], si presenta con particolarissimi caratteri che lo contraddistinguono
nell’attuale panorama della produzione poetica e configurano i tratti di una nuova “pratica di
intervento” della poesia. I suoi punti qualificanti riguardano soprattutto tre aspetti che
definirei: 1) del testo politico; 2) del testo collettivo; 3) del testo multimediale […] Il libro non è
un’antologia e neppure semplicemente un testo a più voci. L’anonimato […]è una scelta che
indubbiamente va a intaccare quella signoria dell’Autore […] gli autori, qui, sono anonimi in
quanto portatori di materiali: operai del testo, essi forniscono i “mattoni” con i quali verrà a
crescere la costruzione. La consistenza dei “pezzi”, la loro collocazione e il loro ordine spetta poi
a una cabina di regia, anch’essa piuttosto evanescente, […] Ma, mentre i precedenti tentativi
di testo collettivo si basavano sulla presupposizione dell’esistenza di un soggetto a più teste,
capace di funzionare come una testa unica; e anche le recenti prove di autore multiplo (tipo
Luther Blissett) si sono incentrate, a ben vedere, sui modi di scrittura più codificata, come se si
potesse scrivere a più mani solo in presenza di una regola fissa come quella del genere
stereotipato, alla quale tutti gli apporti facessero omaggio; qui, invece, la sommatoria dei testi
ha prodotto un insieme diversissimo — né poteva essere altrimenti, data l’attuale
polverizzazione delle poetiche. Il testo che si costruisce, allora, dai contributi […], scritti
ciascuno nella propria logica, è un testo assolutamente eterogeneo e frammentario, animato
dalle continue scosse e dai tagli del montaggio. […] (Francesco Muzzioli, in «Fermenti», 2004);

[…] Per questo motivo, il libro coordinato da Nino Contiliano si affida ai suoi lettori con
caratteri inusitati per la cultura poetica italiana e ne costituisce un hapax non facilmente
confrontabile con fenomeni che si vorrebbero analoghi […]. Si presenta, in sostanza,
come una sorta di avamposto nel deserto del Sahara di oggi, […] sembra alludere ad una
possibilità non illusoria di speranza non solo per la poesia ma per il mondo che ci aspetta
e per ora ci atterrisce. […] (Giuseppe Panella, in “Risvolti”, 2005).

La realtà diventa, così, la caricatura di se stessa, prende il sopravvento –
soprattutto nell’ultima parte del libro, e mi riferisco alle Ottavate realizzate
con un linguaggio misto al marsalese parlato – l’ironia:
(…)
? E non arrivano, ora, st’autri di l’amicu Silviobis – faccia di coppula di mischia arrapagnata
e salami d’affettare…, Calderoni (calde e arrosto), Bondi (ma no’ u simpaticunazzu 007) e
l’uomo del monte, anzi Tre-monti (chi fa trimari pure il silenzio per li smufulate
economiche che lanza cu ‘a vuccuzza senza preservativo)… - chi ni vinninu a “pasSEGGIATE” (…), ci provano figghidibuttana, puru li spiaggi e lu suli du mari… e l’estate (non
dimentichiamo i beni comuni, specie quelli culturali e paesaggistici).
(…)

Il poeta diventa giullare – nella sua accezione più alta – del suo tempo; lo
sberleffo l’arma più efficace per combatterlo.
*pubblicato su www.minddevice.it, giornale on-line, novembre 2005 e su La
Quercia & dintorni, anno III, n. 1, novembre 2005

Marsala incontra la poesia di Contiliano*
Sabato 4 febbraio al Teatro Comunale “E. Sollima” di Marsala, nell’ambito
degli Incontri con l’Autore, a cura dell’Assessorato alle Politiche Culturali, è
stata presentata l’opera del poeta Antonino Contiliano e, in modo particolare,
le ultime due pubblicazioni Terminali e Muquenti – Paradossi e l’opera
collettiva, Marcha Hacker – Risata Cyberfreak, da lui curata con il nome di
Elote e chiles, editi dalla Promopress di Palermo.
Nella mattinata il poeta ha incontrato gli studenti degli Istituti Superiori
della Provincia e nel pomeriggio la cittadinanza. Sono intervenuti Francesco
Muzzioli, Docente di Teoria della Letteratura dell’Università “La Sapienza” di
Roma, e Mario Lunetta, poeta, narratore e saggista, nonché Presidente del
Sindacato Nazionale Scrittori, che, oltre a presentare l’opera del Poeta
marsalese, hanno affrontato il tema Movimenti e tendenze della poesia del
Novecento e contemporanea – La tematica civile. Ha coordinato i lavori il

Preside Giovanni Lombardo, mentre i testi sono stati letti da Guglielmo
Lentini.
Contiliano, insegnante di filosofia e preside, ha fatto parte del movimento
poetico Antigruppo siciliano e del Comitato organizzatore degli Incontri fra i
popoli del Mediterraneo che si tenevano a Mazara del Vallo; ha pubblicato
diverse raccolte di poesia, recensioni e saggi.
Di Marcha Hacher – Risata Cyberfreak, durante la presentazione, Lunetta e
Muzzioli hanno messo in risalto sia il “senso forte” poetico che il testo collettivo
(non antologico) “ha di suo” che la linea di “modernità radicale” del lavoro, che
ha visto montate testualità e scritture di autori diversi lavorando in rete, oggi,
più che in gruppo, e insieme “polemicamente”. Un “punto di non ritorno”,
sottolineava Muzzioli, dell’avanguardia della “modernità radicale” che, salve
“alcune coordinate comuni di fondo”, ha lavorato/continua a lavorare sul segno
coniugandolo e declinandolo, simultaneamente, col significato (l’altra faccia del
segno/parola), e sul versante del “confronto con i gradi temi”, riprendeva
Lunetta, del nostro presente sul piano di una sfida politica e civile che si
consuma ai “limiti della leggibilità del testo”: polemica e conflittualità
antagonista e ironica che si scaglia contro la banalità della comunicazione del
senso comune o dei “muscoli” di memoria carducciana (ricordava ancora
Lunetta) che poi morivano/muoiono di “ossequi cantori” verso il potere.
Richiamando la sintonia con l’opera pittorica che campeggia la copertina di
Marcha hacker – risata cyberfreak, il critico Donato Di Stasi scrive:
“Scrittura antioraria, dunque, ironicamente affastellata per porre fine alla
truffaldina concordanza di menzogne e fole, ammannite dalle èlites.
Nino Contiliano lavora al collage di testi autoctoni e allotri, sciogliendo
nell’acido del sarcasmo i due capisaldi della societas odierna, individualismo e
massificazione: da un lato ogni partecipante a questo progetto di actionpoetrying rinuncia alla sua connotazione, dall’altro il gruppo costituito di autori
manifesta una spiccata soggettività, un’identità collettiva frutto di una ripetuta
coincidentia oppositorum e di una straripante hybris, avversa alla poesia per
anime belle:
inculata calda o fredda, con vaselina o senza:
ad libitum
(…)
con sevizie intelligenti intelligentemente praticate
ed eventuale senso di colpa per i prossimi
vent’anni della Vs. rispettabilissima vita
di merda, please (Marcha Hacker, pp. 14-15).

Nella silloge Terminali e Muquenti – Paradossi l’altra opera, che porta il nome
personale, conservando la stessa linea di scrittura po(i)etica, per il nostro
autore la realtà diventa la caricatura di se stessa e si fa gesto e rigetto contro
gli stessi manipolatori che, mistificando volutamente la “naturalità” oggettiva
e neutra dei processi e degli eventi, ad hoc le attribuiscono responsabilità che
gli appartengono.
Contiliano - con un linguaggio apparentemente sperimentale - passa
dall’impegno politico e civile:
guerra alla guerra
e se non è di classe, la guerra
sia la parola di classe (Guerra alla guerra, p. 44),
percorre i binari dell’eros:
abitare le onde, ora… così
profonde del tuo canto
dove … fonde fonde la danza
il presente di follia assente
e foglia srotola palpiti di cielo
i battiti del desiderio di carne (Manciata di sogni, p. 39),

per approdare, infine, all’humour, al sarcasmo e all’ironia:
amore baciami amore scusami il
cielo in una stanza ghiaccio
bollente le mille bolle blu volare
il vecchio frac il piano di Conti
l’accappatoio di Paolo e Francesca
la canzone di Petracca la cucina
più amata dagli italiani e Leopardi
pelle e sofà di tutti ma non per tutti
sul mio display di silicone lievissima
bocca uliveto a calci e lavazza simulacri in paradiso cosce e seni hightech rapinosi mi rapano hi-fi desideri
amore scusami… (Fàssino rutti & Rutelli, p. 59);

lo sberleffo, poi, diventa l’arma per combattere il suo tempo:
puntutu scruto mutu cornuto
nell’antica fiamma l’americanutu

terrore ‘nfettu e scroto futtututti
Bush fu!, e neocapitale di-retto creduto.
padre del figlio d’impresa ‘mpazzutu
di(gi)tale in chiappa u’ cazzu ho veduto
non a Silvia del liopardi – voco -, il cazzutu
ma all’ah!-no Cavaliere, nome venduto e s-venuto (Ottavate con ballata e di-stic(chi)o, pag.
61).

Giuseppe Panella, nell’introduzione al volume, ha messo in risalto che la poesia
per Contiliano, è “un tentativo di apertura verso il mondo e verso
quell’universo concettuale costituito dalla storia che ne rappresenta il più
proficuo tentativo di analizzarlo e di rappresentarlo”. Infatti la scrittura di
Contiliano “si ritrova in temi che vogliono essere soltanto il controcanto
dell’assurdità del reale resa e conclamata attraverso l’assurdità di un linguaggio
che vorrebbe coprirne le responsabilità connaturate”. Il compito che
Contiliano si prefigge è “liberare il linguaggio per scatenarlo contro se stesso;
in tal modo i suoi testi riescono a montare l’assurdità in perdita del linguaggio
usurato del presente per rilanciarsi nell’utopia arricchita e sognata del
linguaggio possibile”.
*pubblicato su Il Vomere dell’11 Marzo 2006 e su Voci Libere, anno VIII, N.
37/40

Scritture plurali

Poesia a Comizio*
Roma – febbraio 2008, l’editrice Empirìa, ha pubblicato l’antologia poetica
“Poesia A Comizio” (€ 15,00), curata da Francesco Muzzioli e Marcello Carlino
dell’Università La Sapienza di Roma. Tra i trentasette poeti pubblicati (Edoardo
Sanguineti, Mario Lunetta, Tommaso Binga, Marco Palladini, Nadia Cavalera,
Tiziana Colusso, Franco Falasca, Paolo Guzzi, Giovanni Fontana, Sandro Sproccati,
Elio Pagliarani, Lamberto Pignotti, Gaetano delli Santi, Carmine Lubrano …) il
marsalese Antonino Contiliano. L’antologia, scrivono Muzzioli e Carlino, nasce da
un preciso progetto: quello di dimostrare l’efficacia del linguaggio della poesia.
37 autori sono stati chiamati "a comizio", ed hanno scelto di affrontare —
ciascuno con il proprio stile e la propria scrittura — il tema politico che gli
apparisse più urgente. Il risultato di questo esperimento è duplice: da un lato
delinea l'area in divenire della ricerca poetica di oggi, aperta e plurale, tuttavia
identificabile nel rifiuto della lirica come interiorità emotiva; dall'altro lato
esprime l'esigenza diffusa di recuperare voce "dal basso" sui temi collettivi, dove
la politica ufficiale colpevolmente "latita". L’antologia Poesia a Comizio, inoltre,
riporta sia le note bibliografiche di Contiliano che questa sua breve dichiarazione
di poetica: Il testo poetico Beni comuni, entro una certa libertà metrico-sintattica

e ritmico-sonoro-semantica, reagisce contro il cinismo di classe e borghesecapitalistico che nega il piacere e la soddisfazione degli stessi bisogni naturali e
necessari (non ultimi quelli civili e politici democratici), e tratta come risorse
strumentali gli stessi beni comuni, fondamentali ed essenziali per la semplice
nuda vita di ciascuno (dall’acqua, alla stessa sovranità alimentare di ogni
popolo e comunità, ai diritti e servizi sociali universali e collettivi, alla diversità
delle culture…). Tra gli indizi n’è spia l’incipit del testo che debutta con
l’anonimato. Un altro degli indizi è l’innesto della prima strofa del sonetto
Diálogo entre Babieca y Rocinante di Cervantes, che all’allucinata e delirante
ironia cervantiana e al suo “impegno” di ironia critico-politica e sociale di
classe. L’intero sonetto è infatti un ilare e salace botta e risposta tra Babieca, il
cavallo ben pasciuto e pimpante di un generale e signore, e Rocinante, il cavallo
di Don Chisciotte, costretto a lavorare senza mangiare né biada né paglia. Per
gli altri indizi, il compito è del lettore, il quale rimanga avvertito che, in un
mondo globale, creolo e ibrido, ricco di conflitti e antagonismi, occorre non
dimenticare né la resistenza, né la lotta né il risveglio, né la dialettica criticomaterialista, né l’utopia.
*pubblicato su www.mazaracult.blogspot.com, 29 febbraio 2008

Tra i versi del “risveglio”
“Poesia a Comizio”

L’editrice Empirìa (Roma, febbraio 2008) ha pubblicato l’antologia poetica
“Poesia A Comizio” (€ 15,00).
L’opera è stata curata da Francesco Muzzioli e Marcello Carlino
dell’Università La Sapienza di Roma.
Trentasette i poeti pubblicati: Antonio Amendola, Luca Baiada, Mariano
Bàino, Luigi Ballerini, Tomaso Binga, Nadia Cavalera, Tiziana Colusso, Bruno
Conte, Vilma Costantini, Gaetano delli Santi, Antonella Doria, Lorenzo DuranteTommaso Lisa, Franco Falasca, Michele Fianco, Giovanni Fontana, Annamaria
Giancarli, Milli Graffi, Paolo Guzzi, Carmine Lubrano, Mario Lunetta, Alfonso
Malinconico, Donatella Mci, Enzo Minarelli, Giorgio Moio, Elio Pagliarani, Marco
Palladini, Erminia Passannanti, Luca Maria Patella, Felice Piemontese, Lamberto
Pignotti, Antonio Maria Pinto, Mario Quattrucci, Vito Riviello, Edoardo
Sanguineti, Sandro Sproccati, Carla Vasio. Tra questi il marsalese Antonino
Contiliano.

L’antologia, scrivono Muzzioli e Carlino, “nasce da un preciso progetto: quello di
dimostrare l’efficacia del linguaggio della poesia. 37 autori sono stati chiamati "a
comizio", ed hanno scelto di affrontare — ciascuno con il proprio stile e la propria
scrittura — il tema politico che gli apparisse più urgente. Il risultato di questo
esperimento
è duplice: da un lato delinea l'area in divenire della ricerca poetica di oggi, aperta
e plurale, tuttavia identificabile nel rifiuto della lirica come interiorità emotiva;
dall'altro lato esprime l'esigenza diffusa di recuperare voce "dal basso" sui temi
collettivi, dove la politica ufficiale colpevolmente latita” (4° di copertina).
L’intero corpo delle poesie dell’antologia “Poesia a Comizio”, tra allegoria, ironia,
antagonismo e poetica del “risveglio”, è un acuto e aperto sgrido e gesto
materiale di protesta e di denuncia inesorabile contro il mondo capitalistico del
mercato che considera uomini, natura e ambiente come scarti e vuoti a perdere.
E se non va proprio male “danni collaterali” che incidentano il percorso
neoliberista, la degradazione sociale e culturale, il declino e la crisi della civiltà
mediterranea. Allo sfacelo e degrado della vita italiana non c’è solo lo zampino
della classe dominate e al potere, succube della dipendenza americana; c’è anche
il nuovo fascismo clerico-cattolico della chiesa risacralizzante i rapporti di
subodinazione dei cittadini al potere temporale e religioso, complci e portatori di
moralismi coatti e d’accatto politico-reazionari.
Riportiamo stralci di alcuni tra i poeti antologizzati:
“- Primo: non hanno voglia di lavorare / - Ma tua figlia a un cafone calabresen / (dov’è
Shyloch,mercante di Venezia , / una libra di sangue se valse un’arancia / - morte per acqua - / a
Mussumeli?) / *…+ /” (Elio Pagliarani);
“DE QUI O SE ECONOM’ASFASCIA DE / DI LA’
ZAGAJJA O DE AMMUFFALA / CON DESIO DE CON ELLE APOSTROFO /………………………… / […]
CONGIUNTI A SCALONE VARIABILE / TIEFFEERRE DA FONDI COMUNI / […] /” (Antonio
Amendola);
“Voi siete qui . / Siete qui, / persi negli accostamenti dei colori, /incalzati nella consueta e
articolata aggregazione / dei materiali e dei soggetti. / […] / Ai margini delle macerie, / anche se
ci siete arrivati per caso: / forse può veramente ricominciare da qui, / dal punto in cui, / senza
inevitabilmente rimandare altrove; / la cronoca di oggi ha fatto strage di persone e cose/ […] /”
(Lamberto Pignotti);
“*…] / Gianfrullo ciancicone disguisa il bene e il male: morboso lacchezzino di carogna / affida
allo speziale ché ne ammansisca il greve odor di fogna con rosso di
[Borgogna,

cumino e zafferano, mentuccia piperita, mortifero uccellaccio sul ronchio
[ secchereccio
Arrota pe ‘l berezzo il becco morbisciatto. La cura radicale del bene capitale / pei poveri
pischelli (venduti e poi squartati coi porcelli, polli, bachi e vitelli)
Di te, sor schiavacuori, necrogafo negletto, fa l’angelo del ghetto.” (Antonino Maria Pinto);
“*…] / Non ce la faccio manco a dire “abbasso” / Sempre l’ho detto sempre alla bisogna / ma
ora nel silenzio mi
rilasso / […] / caro mi è il sonno e più l’essere un sasso” (Mariano Baino);
“Porcon di ciò /
Compagne e compagni di lotta e di letto >> Amichee amici di bici e ciclette /
>> Sorelle e fratelli di fede e di rete >> Colleghe e colleghi di beghe e di leghe / […] /”
(Tomaso Binga);
“ Uomini incerti dia cichi passi lenti a cercar la salvezza / gagliardi scattanti furbetti globali a
precipitar nella monnezza / liberate gl’ occhi da prosciuttaggini e salamine / guardate come
siamo ridotti (: genti cretine in pura ebrezza schifezza): / […] /” (Nadia Cavalera);
Vi è certo che questomondo non è affatto mondo,e la sua immonda / mondità, per secoli
tenuta a bada in buchi del terreno e fuori delle mura / […] / tons of wastess, waste
landimmonda di un mondo che si vuole l’unico e il / migliore dei possibili ed è invece la gra
vergogna e fogna di tutte le galassie”. (Tiziana Colusso);
“ Sono pazzo! / son passo se /
“dico la cosa come la passa / e come la è propriamente, / la metto avanti gli occhi ?” / Son
pazzo se dico ad esempio / che il politico è: / súbdolo cloroformio di nebuolose, / che sorride
zufoletti di cerchi / sbocciati / […] /” ( Gaetano delli Santi);
“Adagiati e incartapecoriti / doveva pur esplodere il destino / quanto Satana s’accostava al
Principe / dei
Servizi Segreti, / per spappolare le menzogne / o accusare gli innocenti, / al sole del Liceo,
stinto e gommoso / […] /” (Franco Falasca);
“ e dico / [ dico / ma che voce è questa / che passa per accordi sottorranei / [ o per accidenti
provocati ad arte è [? / è qui che l ericchezze crescono in numeri e in potenze / […] / [ sì /
proprio come nelle azioni a debito / in ulcere lucenti s’inebria il dito nella piaga / […] /”
(Giovanni Fontana);
“pur’ ‘e femmene hanno acciso pu’ e femmene / e ‘a vita ca tenevano ‘ndint’ // hanno
traduto ‘o cielo / hanno arrubato ‘a lluce do’ sole / ‘nnascunnuto ‘a purezza de l’uocchie / /
semmenato ‘a rruvina // fetien’ ‘e mmerda / hanno accise ‘e creature / e nun ce sta’
differenza tra l’acqua e ‘o sang’ / hanno acciso / fetient’ ‘e mmerda / hanno acciso pur’ ‘e
femme/ […] /” (Carmine Lubrano);

“ sì, caro compagno Bert Brecht / non abbiamo potuto essere gentili / e non abbiamo
saputo neppure essere / fino in fondo comunisti / forse perché la semplicità “difficile a farsi
“ / del comunismo s’è dimostrata nei fatti / semplicemente im possibile / un maledetto,
insolubile rompicapo / una filosofia della prassi impraticabile / […] /” (Marco Palladini);
“l’apostolo romano vaticano / triplice tiara si sostiene in testa: / all’angelo cornuto fa la
festa, / ma muore come muore il sacrestano: / quanto ha esaurito tutte le sue
preci, / via se ne con vento forza: / […] /” (Edoardo Sanguineti);

“A la pompa do gran borioso in gloria / magna e ‘ngrassa tutta ‘na turba ‘e luridi/ figuri – a
‘ngorda ganassa – che storia / ma tanti ne avea innumerati impuri: /falsi architetectóri et
spregiosi sarti / e domitóri di dame per oscuri / […] /” (Sandro Sproccati);
“ Tramonto d’autunno sul Mediterraneo, volando verso il Caio / con l’Italia che non smette
di circolare in vena. / […] / Mica solo che nous ci si rovina le mani fumando in eccesso / o
scalando rocce senza protezione adeguata. / […] / Roma inaudita / nella sua distrutta
coscienza proletaria. Napoli tenera e feroce. / La Lucania assetata di troppe seti. La Puglia
delle cattedrali marine / / e di Lecce sirènica. L’immobile, sfavillante Sicilia / annegata nel
sangue. La Calabria aspromontina, ionica, tirrenica, muta. / La Sardegna che attende,
avvitata su se se stessa. / / In questa selva di di profumi e fetori, di sapori e memoria, / in
questo sprofondo di storia, voragine di cononati, segnali, / voci, progetti, felicità, protervie,
orrori e silenzio, in tutto ciò / he torna nell’impasto del nostro sistema linfatico / e del
nostro modesto pensare per immagini, giace / continuamente resuscitata / la forma
dell’Italia, il suo suono senza tregua spezzato”(Mario Lunetta);
“Tizio Caio e Sempronio, Comizio / (compagni è disuso comunista, bon?!) / l’autunno dopo
quello di piombo
/caldo l’odore della pioggia, inizio /e la parola con questi indizi vi novizia: / […] / i banchieri
di dio, Calvi, son calviti / achtung è qui morire assassini, follia / “second life” una manciata
di secondi / compagno al duol non è pena scema / di tristizia è democrazia e pazzia / e c’è
sempre un blitz di crimenmania / sotto e oltre i ponti uman mondi / […] / cittadinanza è
divisa d’ordinanza / cool call center chat e browse avatar / teleutenti prosumer-intenti, non
vedenti /
l’agenda non ha genti, mediaset proprietà / tra sinistra e destra un valzer è danza /
comandamenti più non dimandar, hasta / la vista del corpo ha d’affetti eredità / […] /” (
Nino Contiliano).

L’antologia “Poesia A Comizio”, inoltre, insieme con le note bibliografiche
riporta anche una breve nota di poetica dello stesso Contiliano:

“Il testo poetico Beni comuni, entro una certa libertà metrico-sintattica e
ritimico-sonoro-semantica, reagisce contro il cinismo di classe e borghesecapitalistico che nega il piacere e la soddisfazione degli stessi bisogni naturali e
necessari (non ultimi quelli civili e politici democratici),e tratta come risorse
strumentali gli stessi beni comuni, fondamentali ed essenziali per la semplice
nuda vita di ciascuno (dall’acqua, alla stessa sovranità alimentare di ogni
popolo e comunità, ai diritti e servizi sociali universali e collettivi, alla diversità
delle culture …). Tra gli indizi n’è spia l’incipit del testo che debutta con
l’anonimato. Un altro degli indizi è l’innesto della prima strofa del sonetto
Diálogo entre Babieca y Rocinante di Cervantes, che all’allucinata e delirante
ironia cervantiana e al suo ’“impegno” di ironia critico-politica e sociale di
classe. L’intero sonetto è infatti un ilare e salace botta e risposta tra Babieca, il
cavallo ben pasciuto e pimpante di un generale e signore, e Rocinante, il
cavallo di Don Chisciotte, costretto a lavorare senza mangiare né biada né
paglia. Per gli altri indizi, il compito è del lettore, il quale rimanga avvertito
che, in un mondo globale, creolo e ibrido, ricco di conflitti e antagonismi,
occorre non dimenticare né la resistenza, né la lotta né il risveglio, né la
dialettica critico-materialista, né l’utopia” (p. 115).
“Cambiare la vita? (Artaud). “Cambiare il mondo?” (Marx). Certo le armi della
critica non possono sconfiggere la critica delle armi o la crudeltà della violenza
di classe dei padroni delle forze produttive e dei rapporti di produzione! Ma è
certo che la poesia, oltre che cambiare se stessa, lasciando le camere da letto
dell’interiorità fuggitiva e facendosi voce sociale e del risveglio, può colpire
l’immaginario collettivo e cambiare modo di percepire le cose e di
comportarsi. “Di questo si tratta. Ma poiché l'immaginario collettivo è fatto di
fantasmi e feticci direttamente agganciati sulla pelle del nostro inconscio (per
usare un’immagine da fantascienza cyberpunk), o se si vuole di solidi
investimenti pulsionali (oltreché di veri e propri investimenti economici, dal
punto di vista dell'"industria dei sogni"), quella di produrre un disinvestimento
è una ben seria questione.
Benjamin a suo tempo parlava di un analogo problema, parlando del risveglio:
«L'adesso della conoscibilità è l’attimo del risveglio. Nel risveglio il sogno si
immobilizza». A un tale esito s’adoperano scritture fondate sull’intermittenza,
l'interruzione, la discontinuità, ovvero le allegorie della modernità radicale” (p.
10).
*pubblicato con il titolo “Poesia a comizio” su www.ilpungolo.com, 3 marzo
2008

Stranieri dentro noi stessi, viaggio ne L’Isola dei Versi*
Poetnia: poesia dai popoli
“Solo gli isolati parlano,
solo gli isolati comunicano”.
Eugenio Montale, 1952

“Contaminazioni stilistiche, musicalità filosofiche dal tratto orchestrale; parole
disseminate su sentieri paralleli gestiti con maestria profetica dalla regia di un
poeta-scultore. In questo testo Contiliano mette insieme una materia
multiforme di linguaggi sparsi e la plasma con arte jazzistica. Poesia pura,
poesia oltre i confini delineati che stabilisce nuovi orizzonti;
nella

consapevolezza che anche quelli in breve tempo si sgretoleranno”.

Con questa motivazione la giuria del II Premio Internazionale di Poesia Città
di Sassari (17 ottobre 2009) ha assegnato, per la sezione editi, il primo
premio al testo collettivo ‘Elmotell blues (coautori G. Lentini, G. De Vita, G.
Cuttone, E. Piccolo, F. Muzzioli, V. Cuccaroni e, nel ruolo di regista del
montaggio poetico, A. Contiliano), edito da Navarra (Marsala, 2007).
L’Antologia del Premio, Edizioni Progetto OTTOBREinPOESIA & ARTS TRIBU,
oltre a contenere la sezione editi, raccoglie i testi delle poesie inedite
vincitrici, segnalate e selezionate. Fra i testi poetici inseriti nell’Antologia, mi
hanno colpito particolarmente quelli della marocchina Asma Gherib, versi
intensi di profumi come quelli della poesia Il Paguro (secondo premio della
sezione inediti):
… Aspettavo che il cielo mi aprisse le sue porte
e innaffiasse con le piogge i miei seni
e quando arrivò l’inverno, seguito dalla primavera
dentro le mie vene sbocciarono
fiori di zafferano, di basilico e di garofano…
“Il Centro è la Periferia” era lo slogan di questa II Edizione del Premio, una
periferia come luogo per raggiungere voci, sensibilità, periferie altre; in un
mondo dove tutto ormai è stato globalizzato, infatti, la periferia diventa
l’unico centro raggiungibile, il centro possibile.

L’Antologia è stata impreziosita dall’EserCitazioni pittoricaMente sCORREtte di
Adriana Fiori (1).
La pittura di Fiori bisogna leggerla nel senso letterale del termine, perché della
parola pensata, scritta, cercata, trovata ne fa magistralmente uso; dove non
arriva la pittura, giunge la scrittura e viceversa. E’, insomma, una pittura scritta,
uno scritto dipinto. Come gli artisti pop, ingrandisce le immagini (figure, oggetti,
prodotti della natura, ecc.) facendole diventare delle presenze mostruose e
risolvendole con una pennellata espressionistica.
Le sue tecniche miste (acrilici, collage, ready-made di memoria dada) sconfinano verso il graffitismo metropolitano dei Graffiti writing.
Questa Antologia costituisce un viaggio dentro noi stessi, dove “nessun
bagaglio è necessario e poche cose servono realmente; solo pazienza e voglia
d’ascoltare, d’ascoltarsi” (L.O. Onida, Gli stranieri dell’anima, introduzione al
volume).
*Pubblicato su www.mazaracult.blogspot.com il 24 ottobre
2009
Nota 1:
Ciao Giacomo,
mi ha fatto enorme piacere leggere le tue parole in merito alle mie "oper-azioni", io le chiamo
così....in quanto Azioni prodotte dai miei sensi; la tua lettura mi lusinga perché, dal poco e
poco chiaro (quali sono le foto dell'antologia) che hai potuto vedere, non solo la riconosco in
quello che scrivi, ma è la descrizione più rappresentativa del mio fare...che io abbia ricevuto.
Per questo ti ringrazio di cuore, le tue parole sono state preziose. Cercherò al più presto di
crearmi un sito dove caricare le foto in qualità migliore!
Ho visto il tuo sito, i tuoi meravigliosi lavori; e dopo aver visto le tue chine nel lavoro di Nino,
sono rimasta estasiata dal tuo utilizzo del colore nel resto delle tue opere e dalla loro intensa
forma comunicativa, complimenti.
Saluti,
Adriana Fiori

La poesia “impura” politica di “Calpestare l’oblio” in
assemblea*
“Beba do Samba” (Roma)- 8 gennaio 2011

L’8 gennaio 2011, i 100 poeti (A. Contiliano, R. Roversi, G. D’Elia, N. Paci,
M. Cucchi, B. Costa, N. Cavalera, N. Balestrini, L. Voce, N. De Vita, L. Socci, D.
Nota, F. Orecchini, M. Lenti…) di “Calpestare l’oblio” si riuniranno di nuovo
al “Beba do Samba” di Roma per presentare il volume nella sua edizione
(seconda) cartacea. L’opera, ora, esce infatti per i tipi di Cattedrale/Argo (in
collaborazione con l’Associazione Nie Wiem). La prima presentazione (e
prima edizione dei 100 poeti), nella forma dell’e-book, è stata l’8 gennaio
2010 (sempre al “Beba do Samba”).
La seconda presentazione (come un anniversario) sarà anche, e ancora,
l’occasione per discutere del degrado dell’attuale sistema-mondo e dei
personaggi, a dir poco di bassa lega o corta statura, che lo amministrano. In
Italia sicuramente governano per aumentare il Pil dello sfascio privatistico,
della disoccupazione giovanile, dell’impoverimento e dei “sans”: i senza
diritti, senza casa, senza lavoro, senza conflitti antagonisti, senza poesia,
senza cultura e politica alternativa, etc.
L’opera, come si sa, aveva avuto una prima edizione (elettronica) in
formato e-book. I curatori sono stati Davide Nota, Fabio Orecchini e il
portale di poesia “La Gru” in collaborazione con “Argo”, “L’Unità”, “Left”.
Oggi, il volume, nella sua elegante edizione cartacea, oltre alla nota “Un
piccolo miracolo laico” di Luig-Alberto Sanchi, porta anche una nota
introduttiva di Valerio Cuccaroni.

La costante, degna di nota, è che questi cento poeti (diversi per stile e
linguaggio, ma uniti nel rispetto della Costituzione italiana e dei valori della
resistenza antifascista) hanno suscitato un vespaio di interventi. Non sono
mancate le polemiche insulse e le invettive per il taglio antisistema del libro
ad opera della famiglia di berlusconia. I testi dei poeti, infatti, non evitano né
le prese di posizione “anti”, né gli scogli del pensiero critico. Del resto nessun
ignora che il regime del berlusconismo, una delle più fedeli esecuzioni della
bieca modernizzazione liberista di classe, e la sua banda di suonatori
d’organetto, non amano né i dissensi, né la democrazia repubblicana
antifascista.
Strano, però, è che personaggi come Adriano Sofri si trovino, a quanto pare,
sulla stessa corsia che insegue il misconoscimento o la sottrazione di valore
politico-culturale critico all’operato degli autori di “Calpestare l’oblio”.
Sì che, a questo punto, ci piace riportare la risposta, dal titolo “Quei poeti giù
dal tetto che scotta. Una risposta ad Adriano Sofri”, dei curatori dell’opera
(Davide Nota e Fabio Orecchini):
«Stavo bello e bravo sul tetto del mio palazzo / quando all’improvviso sei
arrivata a scacciarmi con una stecca da biliardo / come fossi uno scarafaggio
urlandomi che sono un buono a nulla.».
“Sono i versi di un poeta italiano, nato nel 1974 e che dal tetto del proprio
palazzo si è lanciato lo scorso anno, in volo contro il mondo, salutando per
sempre la vita e l’Italia.
Ci ha lasciato due importanti libri e tasselli essenziali di quella che sarà
considerata la generazione dei poeti italiani del primo decennio del Duemila,
che Adriano Sofri non conosce né leggerà, limitandosi a pontificare su “La
Repubblica” su ciò che ignora, come se l’oblio dello spettacolo e dei media nei
confronti del genere poetico possa essere considerato una forma di realtà,
almeno quanto la sua adiacenza intellettuale alla rappresentazione ufficiale
della comunicazione un atto di cultura e non di conformismo (il riferimento è
tutto all’articolo “Quei ragazzi sul tetto di un Paese senza poeti” pubblicato su
“La Repubblica” del 27 novembre 2010).
Nel gennaio del 2010 cento poeti italiani si sono uniti in assemblea
confluendo nella più importante e diffusa opera di poesia civile in Italia per
“Calpestare l’oblio” di un Paese senza memoria storica, cultura democratica e
progettualità comune.
Hanno contestato l’esilio della poesia e dell’arte dal dibattito pubblico e
interdisciplinare, denunciando la gravità della questione culturale in Italia ed

anche nel piccolo ambiente del giornalismo della sinistra, dove la
confusione tra i concetti di arte e spettacolo, cultura e salottino, continua a
regnare sovrana.
Molti giornali italiani ospitarono, diedero voce, applaudirono o
dileggiarono il caso dei “Poeti in rivolta”. Alcuni manifestanti alzarono
addirittura i loro versi scritti su alcuni cartelloni durante il No-B Day di Roma,
come testimoniato dal quotidiano “L’Unità”.
Viaggiando a proprie spese da tutt’Italia, i cento poeti si unirono in
assemblea autogestita nel quartiere romano di San Lorenzo, assieme a
studenti e lavoratori precari.
Dove guardava Adriano Sofri, in quei giorni?
Proprio lui che se solo avesse voluto avrebbe potuto rendere quell’onda
spontanea di rivolta culturale e poetica una questione di urgenza politica e
programmatica per l’intera Italia e la sinistra da rifare?
I poeti erano lì, giù dal tetto, perché i tetti non sono l’unico luogo per
incontrarsi e far sentire la propria voce, caro Adriano Sofri, ma con gli occhi
fissi ai tetti, ai tetti di percolato delle discariche campane, ai tetti distrutti
dell’Aquila, ai tetti di amianto delle fabbriche dismesse, ai tetti di vergogna
dei centri di detenzione sparsi per l’Italia e delle scuole fatiscenti o ridotte a
baronati e feudi impenetrabili.
I poeti è bene che stiano giù dai tetti, come dalle torri, che stiano per le
strade, tra la gente, che osservino e diano voce a chi voce non ce l’ha.
Questi stessi poeti, e questa volta speriamo anche qualche rappresentante
del quotidiano su cui scrive, si rivedranno sabato 8 gennaio 2011, dalle ore
17, presso la sede dell’Associazione culturale “Beba do Samba” di San
Lorenzo, per la seconda Assemblea nazionale di “Calpestare l’oblio”, in cui
tutte le anime critiche di questo paese saranno chiamate ad intervenire, a
confrontarsi, ad analizzare la situazione sociale, culturale e politica di questo
avvilente momento storico, discutendo proprio dell’esclusione del Poeta,
anima del dissenso, della memoria e del mutamento, dagli ambiti cruciali
della cultura e della comunicazione italiane.
E sarà forse questo il modo migliore per ricordare assieme non la morte
ma la vita, la poesia e le speranze di Elsa Morante, che continuano a
scintillare da questi tetti grigi e cadenti d’Italia”.
*pubblicato su mazaracult il 22 dicembre 2010 e su
dicembre 2010

mazaraonline il 24

Tre scritture marsalesi in “Collera”*
“La Giusta Collera - scritti e poesie del disincanto”, ed. CFR
(Ottobre 2011)

“Sono maschere d’oblio / la vergogna sugli scalini / Chiesa devota la
domenica / [...] / li spinge e dipinge / il vento che tace /un tempo di assassini
/ semplice non sfinge / li finge / i farisei.” (da: Farisei – testo di Fabio
D’Anna).
“*...] Un noto quotidiano inglese ha scritto che l’Italia è un paese senza
vergogna. [...] Non è questo il problema. Anzi, il problema non è neanche il
“nostro” Presidente del Consiglio. Il problema vero, e di difficile spiegazione,
siamo noi. È questo sangue guasto che ci scorre nelle vene [...] questa
riluttanza ad assumerci la responsabilità di individui pensanti e a preferire, al
contrario, l’irresponsabilità del gregge” (da: Pecore senza pascolo – testo di
Massimo Pastore).
“correva l’ano... frattaglia d’Italia / e di scippo il cippo s’incista [...] è il kit
del premier stoccafisso / è lui la voce trash di calimero / sempre più nero e
sporco [...] improvviso un ictus di pensiero / potrebbe farlo morire, pregate
/ devastante per la nazione lo choc / Ratzingher con Bagnasco loschi /
e

bruschi con Brusca sono in rotta / non sono bene accetti al Signore” (da:
Frattaglia d’Italia – testo di Antonino Contiliano).
I tre frammenti sopra riportati fanno parte dei testi dei poeti marsalesi
Antonino Contiliano, Fabio D’Anna e Mario Pastore che, insieme a tanti altri
intellettuali “incolleriti” italiani, sono stati raccolti nell’antologia poetica
“Giusta Collera” dal poeta e critico Gianmario Lucini, e pubblicata per i tipi
CFR (Sondrio 2011).
L’antologia “Giusta Collera” porta come sottotitolo, e non senza essenziale
pregnanza, l’aggiunta di “ Scritti e immagini per un impegno civile”. I testi
artistici, che qualificano la nuova opera di Lucini, infatti, a testimonianza che
non solo la “parola” può gridare il “disgusto” etico-politico della COLLERA,
raccoglie anche pregevoli lavori fotografici e pittorici.
Gianmario Lucini è già noto alla Cittadinanza lilibetana per aver
presentato al “Carmine” di Marsala (Gennaio 2011), con la partecipazione di
Rita Borsellino, l’ antologia poetica “L’impoetico mafioso” (qui però era
antologizzato, quale marsalese, solo A. Contiliano).
I testi poetici di A. Contiliano, ricordiamo che, nel 2010/2011, sono editi
anche a cura del periodico romano FERMENTI n. 237, nell’antologia poetica
romana “Il diavolo a Molla”, in quella romano-tiberina “L’isola dei poeti”e
nell’antologia poetica milanese “Frammenti ossei”. Inoltre, la rivista
palermitana “Arenaria”/2010 (“Collana di ragguagli di letteratura moderna e
contemporanea”, n. 5), diretta dal poeta e critico letterario Lucio Zinna, ha
pubblicato un ampio e approfondito saggio – “La parola plurale / Ero(s)diade
di Antonino Contiliano” – di Marta Barbaro sulla poetica e sulla poesia
dell’autore marsalese. Il lungo saggio della Barbaro, fa riferimento alle
ricerche teoriche di Contiliano e alle sue sperimentazioni di poesia collettiva.
Il periodico romano FERMENTI (n. 237) riporta un resoconto sull’ultimo di
questi lavori. Il suo titolo: “Noi Rebeldìa 2010 e il taglio di WE ARE WINNING
WIN”.
In questa nuova iniziativa antologica “Giusta Collera”, Lucini, poeta e
curatore dell’opera, tiene a precisare che tutti gli autori inclusi sono stati
chiamati a far gruppo e IMPEGNO attorno al tema della “collera”, piuttosto
che della diffusa e svalutata “indignazione”; ormai, si potrebbe dire senza
tanti equivoci, che l’indignazione è diventato il vero marketing
massmediatico e uno sport nazionale senza prezzo. Nell’introduzione al
volume, Lucini, infatti, scrive: “Perché “collera” e non indignazione? [...]
Forse perché il termine “indignazione” è ormai diventato una moda.


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