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INTERVISTA ROSA MATTEUCCI .pdf


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13

Corriere di Bologna Mercoledì 6 Aprile 2016

BO

Cultura
 Spettacoli

L’anticipazione
Premio «Dino Gavina»
al Design Week
Bologna Design Week in vista
della sua 2° edizione, che si
aprirà il 28 settembre durante il
Cersaie, annuncia (insieme al

Comune e all’Università, partner
della manifestazione)
l’istituzione di un premio
dedicato a Dino Gavina, per oltre
mezzo secolo protagonista nella
produzione e promozione del
design. Un’altra novità di Bdw è
la stretta collaborazione con la
IAAD (Istituto d’Arte Applicata al
Design) che a Bologna apre la

L’intervista Rosa Matteucci presenta oggi a Ravenna (Palazzo Rasponi)
e domani a Bologna (Biblioteca delle donne) il suo nuovo romanzo (Adelphi)
«Costellazione familiare». Dopo solo un mese è giunto alla seconda edizione

Chi è
Il suo romanzo
d’esordio è
Lourdes
(Adelphi,
1998),
vincitore nel
1999 del
Premio Bagutta
nella sezione
Opera Prima, e
del Premio
Grinzane
Cavour nella
sezione
Giovane Autore
Esordiente
Nel 2003
pubblica il
romanzo Libera
la Karenina che
è in te, finalista
al Premio
Viareggio
Nel 2007 esce
Cuore di
mamma,
vincitore del
Premio
Grinzane
Cavour nella
sezione
Narrativa.
Nel 2008
pubblica India
per signorine.
Nel 2010 esce
Tutta mio
padre, finalista
del Premio
Strega, vince
il Brancati
Costellazioni
familiari è il suo
ultimo libro
Ha recitato nei
film Mi piace
lavorare
(Mobbing)
(2004), diretto
da Francesca
Comencini, e La
tigre e la neve
(2005), diretto
da Roberto
Benigni

U

na scrittura metafisica. Costruita a
partire da un linguaggio ricco (anche) di parole auliche, lontane per le
nostre orecchie. Una scrittura
inebriante. Ghiotta e affilata.
Tagliente. Ma soprattutto viva.
Vivissima. Pulsante. Senza
sconti e compromessi. Capace
di tenerti attaccato alla pagina.
Di farti sentire per esempio
davvero il lezzo di un treno regionale («Nelle carrozze ferroviarie i capelli e le vesti s’impestano di indefinibile afrori animaleschi. A forza di toccare maniglie lerce sono infestata da
mini verruche sulle dita. Sono
impedita a espletare le basilari
funzioni fisiologiche nelle ritirate viaggianti, se non a prezzo
di contorsioni sul bordo del wc.
Non di rado, arrampicata e nell’atto di urinare, per una improvvisa frenata del convoglio
sbatto la fronte contro le bisunte pareti istoriate di scritte a carattere sessuale; indi precipito
su laghi di piscio altrui...»). Sono immagini forti, reali, tangibili. Ho preso soltanto un passaggio da pagina 99 dell’ultimo
romanzo di Rosa Matteucci, Costellazione familiare (Adelphi),
giunto in un mese alla sua seconda edizione. La scrittrice di
Orvieto lo presenterà oggi a Palazzo Rasponi di Ravenna (ore
18.30 in dialogo con Matteo Cavezzali e Stefano Bon) e domani
invece alla Biblioteca delle donne di via del Piombo 5 a Bologna (ore 18, in conversazione
con Paola Guazzo). Il romanzo è
la ricostruzione della storia del
rapporto conflittuale tra la protagonista e la madre. Tra rabbia, odio, risentimento e amo-

Scrittrice Rosa Matteucci con un quadro del cane Pegino (foto Fabio Lombrici)

re. Con tanti cani in mezzo.
Matteucci, il suo è un romanzo autobiografico. Cosa
risponde a tutti coloro che
sostengono invece che uno
scrittore per essere un grande non dovrebbe mai mettere

se stesso in un romanzo?
«Dico che è una grandissima
caz...a. Non ho mai condiviso
questo punto di vista. Chi lo dice è ignorante, incapace, invidioso. Uno dei più importanti
libri della storia della letteratu-

piuttosto nutrita. Il film
più recente,
Diario di una
cameriera (dal
r o m a n zo d i
Octave Mirbeau, che verrà
messo a confronto con i
precedenti illustri di Jean
Renoir e Luis
Buñuel), è
parte di Rend e z - Vo u s e
precede l’incontro con il pubblico al termine della proiezione delle ore
20, domani al Lumière.
Al centro della scena, l’attrice più calda del momento, Léa
Seydoux. Per il resto, si vedranno altri titoli noti e meno noti
di questo cineasta molto psicanalitico e sorprendente nelle
sue riletture storiche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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ra, la Recherche di Proust, non
è forse autobiografia? Vabbè,
che bisogna aspettare pagina
450...».
La storia, che è poi la sua
storia vera, tocca più e più
volte il tema dell’eutanasia.
Che sua madre verso la fine le
chiede, anzi pretende. Crede
che gli scrittori debbano intervenire pubblicamente a dire cosa pensano, oppure ritirarsi fra le loro pagine e basta?
«Gli scrittori dovrebbero fare gli scrittori e basta. Non sputare sentenze».
Quanto tempo ci ha messo
a scrivere questo libro?
«È stata una scrittura molto
dolorosa, non volevo affrontare
l’argomento del rapporto con
mia madre. Per risponderle, ci
ho messo tre anni».
E per gli altri libri?
«Per il mio esordio, Lourdes,
pubblicato da Adelphi nel 1998,
ci ho impiegato quaranta giorni. Ho raccolto la mescolanza
dei nostri difetti umani e ho
cercato degli archetipi di mostri , che poi ho raccontato».
Come guarda il mondo e
cosa guarda?
«È il particolare ad attirarmi
s-e-m-p-r-e. Dal particolare all’universale. E ritorno».
In questo ultimo romanzo
lei ha raccontato se stessa.
D’accordo, anche con molte
situazioni inventate, ma è la
sua vita. Non si è mai sentita
messa a nudo di fronte ai lettori?
«Sono abituata. In un mio
romanzo c’è il riconoscimento
della morte di mio padre.
Quando ho consegnato il manoscritto in Adelphi, mi hanno
detto “sai che ora chi leggerà
potrà usare quelle tue parole
personali su tuo padre come

«Rendez-vous» con il cinema francese
Al via oggi al Lumière la rassegna con le novità d’Oltralpe
di Roy Menarini
Ci sono stereotipi esterofili
duri a morire. Uno di questi,
però, è indiscutibile. Il cinema
francese, da almeno quarant’anni, è migliore di quello italiano, ed è la punta del cinema
europeo. La presenza di un festival di cinema transalpino a
Bologna (e Roma) non è dunque un bizzarro frutto di qualche accordo multilaterale, ma
una precisa esigenza di vetrina
del meglio. L’appuntamento si
intitola Rendez-vous. Appuntamento con il nuovo cinema
francese, da oggi al Cinema Lumière della Cineteca.
Stasera il proscenio è per

un’attesa anteprima, ore 20,
Mister Chocolat, nuovo film di
Roschdy Zem, biografia del
clown Chocolat (Omar Sy), primo artista nero in Francia, in
duo con Footit (James Thiérrée,
il nipote di Charlie Chaplin)
nella Parigi della Belle Époque.
Storia di razzismo nel mondo
dello spettacolo, il film uscirà
poi a Bologna da domani.
Omar Sy, corpulento corpo da
banlieue prestato al cinema
mainstream, si candida sempre
più a rappresentare, talvolta in
modo picaresco e umoristico,
le tensioni razziali ancora aperte nella società francese. Zem,
invece, regista solido, è altrove
volto segnato e magrebino di

Galleria
Nella foto a
destra «Villa
Amalia» di
Benoît Jacquot;
a sinistra «Les
Adieux à la
reine» di Jacquot

polizieschi e noir metropolitani, simbolo di versatilità artistica. Altra anteprima, sabato,
questa volta d’autore, visto che
verrà proiettato il nuovo parto
del funambolico Michel Gondry. Sempre sospeso tra opere
geniali e compatte, e pellicole
visionarie ma prive di qualsiasi
collante, Gondry ha scelto giustamente un profilo più basso e

meno grancassa chic per il suo
Microbe e Gasoil (sabato ore
20). La storia — che narra di
due adolescenti e di una macchina di legno con il motore di
un tosaerba — promette un
mix tra le sue invenzioni artigianali e il cinema per famiglie.
Tra gli ospiti in carne e ossa,
Benoît Jacquot sarà anche protagonista di una retrospettiva

© RIPRODUZIONE RISERVATA

vorrà?”».
E lei cosa rispose?
«Che ne ero perfettamente
consapevole e che andava bene
così».
Leggendo il suo ultimo romanzo, ho anche riso molto.
Lei ha una straordinaria abilità nel mischiare, o meglio
nell’alternare, al momento
giusto fra l’altro, il tragico al
grottesco, la disperazione alla risata cinica. Ma lei quando
scrive si diverte?
«Scrivere è una fatica, all’interno della quale ci sono, certo,
anche sprazzi di divertimento.
Ma vengo assalita continuamente da un senso di frustrazione».
Per cosa?
«Per non riuscire a trasformare il pensiero in parole».
Ma come, una che come lei
ha un linguaggio così ricco e
variegato?
«Quando l’emozione diventa
parola, perde almeno il 70%
della sua carica».
Come scrittrice è disciplinata?
«Tendo a sottrarmi, poi
quando mi sento greve della
materia che sto affrontando,
scrivo. È qualcosa di fisiologico».
E quando ha finito?
«Mi sento come si mi avessero raschiato tutti gli organi. Da
dentro».
Lei apre il romanzo con
una bellissima citazione di
Rainer Maria Rilke sulla perfezione dei cani e anche dentro i libro le pagine pullulano
di quadrupedi. E sembra che
lo scodinzolante Leporì sia
l’unico essere in grado di
mettere d’accordo lei e sua
madre. Che rapporto ha con i
cani?
«Io conosco la loro lingua. Li
adoro. Ma dopo che è morto il
mio, non ne ho più presi. Interagisco continuamente con dei
cani, ma di altri. Non sarei in
grado di sopportare ancora
una volta il dolore di una perdita. Nel mio romanzo Tutta mio
padre, dichiaro che la morte di
un cane è molto più dolorosa di
quella di un genitore. Io posso
assistere creature umane che
parlano fino alla morte, ma i
cani che soffrono mi procurano una sofferenza intollerabile.
Con Leporì nell’ultimo romanzo volevo descrivere lui e invece
alla fine mi sono ritrovata a descrivere me stessa».
Cosa legge?
«Di italiani ora, Landolfi e
Ceronetti».
E stranieri?
«Ho letto molto McCarthy,
McEwan, Roth. A volte devo
leggere anche dei best seller
per capire il “perché”».
Quanto conta il talento e
quanto contano la disciplina
e il rigore dello studio per diventare scrittori?
«Un talento naturale ci vuole. Ma è fondamentale anche la
disciplina. La preparazione alla
scrittura è la lettura. Non si
scappa».
A casa ha molti libri?
«Sì, e in camera da letto abbiamo, vicino alla finestra, anche un reparto “Schifezze”,
piuttosto pieno».
E che libri ci sono?
«Mah... non glielo posso dire, ma ha presente certi libri
scritti dai politici?».
Certo che li ho presenti
«Ecco, più o meno ci si aggira da quelle parti».
helmut.failoni@rcs.it

«Parlo la lingua dei cani 
Mi sento una di loro»
di Helmut Failoni

sua 2° sede universitaria dopo
quella di Torino (inizio corsi set.
2017) nei 1500 mq di un
palazzo in centro. E infine la call
aperta per chi intende proporre
mostre, eventi, installazioni
durante Bdw: contatti su
bolognadesignweek.com o sulla
pagina Facebook. (F. P.)

È stata una
scrittura
dolorosa,
non volevo
affrontare
l’argomento
del
rapporto
con mia
madre
Ci ho messo
tre anni
a finire
questo
romanzo



Volevo
descrivere
lo
scodinzolan
-te Leporì
e alla fine
mi sono
ritrovata
a descrivere
me stessa
È più
doloroso
perdere un
cane che un
genitore


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