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Cause ed effetti della crisi del 1300 .pdf



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Il trionfo della morte-Brueghel

Cause ed effetti della crisi del 1300 nell'Europa
medioevale
La crisi del 1300 fu la più grande battuta d'arresto dell'espansione demografica
ed economica che interessò il periodo medioevale europeo. Cominciamo quindi
ad analizzarne le cause.
Esse possono essere comprese sostanzialmente nell'ambito economico,
nell'ambito igenico-sanitario domestico e urbano e nella diffusione di epidemie.
C'è da dire, come premessa, che le terre veramente adatte all'agricoltura, con le
tecniche rudimentali dell'epoca (quelle ,quindi, di 700-800 o più anni fa), erano
poche e le altre non potevano garantire una sussistenza solida e duratura.

Esempi di tecniche di coltivazioni dell'epoca, assai rudimentali rispetto ad oggi che in caso di dissesto ecologico non
garantivano l'autosufficienza di una vasta parte della popolazione.

Durante la ripresa economica del 1000 d.c e fino al 1250-1300 d.c., si
susseguirono regolarmente carestie, però, non essendo eccessivamente gravi,
non incisero sull'aumento della popolazione, la quale costantemente crebbe.
Proprio a causa di questa crescita, dopo l'anno mille, furono messi a coltura
nuovi terreni, strappati alle foreste, con una fertilità che però non era
determinata da qualità organiche rilevanti. Queste terre, perciò, davano
rendimenti altalenanti che non permettevano una sussistenza sicura ai contadini
che se ne prendevano cura.
Verso la seconda metà del 1200 o dal 1300 in avanti, si ebbe un cambiamento
climatico che interessò tutto l'emisfero boreale. Questo cambiamento climatico
viene definito dai climatologi “ piccola era glaciale” e probabilmente svanì solo
verso il 1800-1850 d.c. .

Il clima, quindi, divenne molto più freddo e più piovoso, tale da congelare i
raccolti e trasformare i campi in acquitrini. Questi due elementi associati,
freddo e acqua stagnante, non favorirono di certo lo sviluppo dei prodotti
agricoli e , al contrario, ne determinarono una forte riduzione. Si ebbe
sostanzialmente una crisi della capacità portante dell'eco-sistema che
divenendo potenzialmente meno produttivo non poté più sostenere l'aumento
demografico della popolazione. I primi campi a essere abbandonati furono
quelli meno produttivi, conquistati a spese del bosco a causa della pressione
demografica. Il popolamento dei terreni più fertili e vicini ai centri urbani non
subì flessioni di rilievo.
Una prova del fatto che il clima divenne meno caldo, fu di certo l'abbandono
delle coltivazioni della vite in Inghilterra, l'arretramento delle coltivazioni del
grano, verso sud, in Scandinavia e l'estinzione delle colonia vichinga nelle coste
meridionali della Groenlandia per inedia ( per il sostentamento si basava sul
grano e sull'allevamento).
Dal punto di vista igenico-sanitario si può certo dire che la popolazione
dell'epoca non era ben nutrita dal punto di vista calorico e, comunque, aveva
una dieta sbilanciata con troppi carboidrati e poche vitamine e proteine. Questo
causava malanni organici come cecità, rachitismo, cretinismo, gastriti e altro.
La maggior parte della popolazione non possedeva neanche una vera cultura
della cura di sé stessa e del luogo dove alloggiava ( se non approssimativa).

Vita promiscua tra uomini e animali

Per esempio, le città erano malsane e inospitali, come conseguenza della forte
urbanizzazione creatasi nei due secoli precedenti al 1300. Strade strette, umide,
fogne a cielo aperto piene di rifiuti rovistati dai maiali, case senza servizi
igenici, senza acqua, con poco ricambio d'aria e dove le persone vivevano
accalcate, con cucine sporche e maleodoranti, dove il giaciglio, spesso, altro
non era che un po' di pagliericcio o brande di paglia o sacchi riempiti di paglia e
piume (almeno per quanto riguarda lo strato più povero della popolazione).
Questi erano luoghi adatti per parassiti e bacilli. In campagna la situazione era

di poco migliore. I contadini europei hanno sempre vissuto gomito a gomito
con i loro animali, anche nella stessa stanza, per tenersi più caldi durante
l'inverno, e questo voleva dire venire in contatto con la loro saliva, le feci,

Esempio di casa contadina come se ne potevano trovare nei villaggi del medioevo

l'urina e il sangue. Inoltre non essendo mobili, questi contadini medioevali, non
potevano allontanarsi in zone meno inquinate. I loro insediamenti attiravano
roditori parassitati da pulci o zecche, vettori di importanti malattie infettive.
Inoltre tra il 1315 d.c e il 1318 d.c. vi furono gravi carestie in tutta Europa che
indebolirono la popolazione, specie la parte più povera che era la maggioranza.
Non sorprende, perciò, che la peste bubbonica ebbe effetti devastanti sulla
demografia generale. Forse un quarto della popolazione o un terzo addirittura,
fu spazzata via ( anche se questi dati sono da prendere con il beneficio del
dubbio in quanto sono frutto di estrapolazioni).

Effetti della peste in rappresentazioni dell'epoca.

L' Europa già conobbe la peste sotto Giustiniano nel 542-543 d.c., la quale
arrivò con l'apertura di una nuova rotta terrestre commerciale con la Cina.

Riapparve in Europa occidentale nel 1347 d.c., probabilmente da un focolaio
permanente situato tra la Birmania, l'India e la Cina. Venne portata inizialmente
nel 1300, da questa area, attraverso vie carovaniere fino a Costantinopoli e da
qui si diffuse poi in tutta l'area del Mar Nero, dove le epidemie di peste
divennero comuni. Poi navi genovesi partirono da Caffa e approdarono in
Sicilia nel 1347. La pandemia dall'Italia si diffuse in tutta l'Europa in tre anni.

Da allora restò un male ricorrente che ad intervalli di 9-12 anni ricomparve ora
da una parte, ora dall'altra.
Questo andamento ciclico ricorrente sembra spiegarsi col fatto che le epidemie
si esauriscono in una popolazione inferiore a 500'000 individui, mentre in
quelle più numerose le malattie si trasmettono da un sottogruppo ad un altro,
ritornando a diffondersi al momento in cui le nuove generazioni non sono più
immuni. Per questo, le malattie infettive sono sopravvissute fino a poco tempo
fa.
Ora veniamo agli effetti.
E' chiaro che nelle aree più marginali e meno produttive si ebbe una dispersione
della popolazione, che morì o si riversò nelle città o nelle zone limitrofe,
rimpiazzando i morti del posto causati dalla peste o dalla carestia. Calando la
manodopera nei campi, calò anche la produzione agricola per tutti quei fattori
discussi precedentemente. Centinai e centinaia di villaggi rurali sparirono,
molti terreni tornarono incolti. La grande proprietà terriera signorile perse ruolo
perché la rendita dalla quale il signore ricavava la sua ricchezza perse di
importanza. In che modo avvenne?
Di derrate alimentari su base cerealicola se ne richiedeva di meno e quindi il
loro prezzo tendeva a diminuire, il costo della manodopera aumentò perché i
lavoratori divennero molto più rari; in parte a causa del fatto che morirono, in
parte perché si trasferirono in città. Quelli che rimanevano si facevano pagare
caro.
Di conseguenza a questo i contadini poterono strappare condizioni contrattuali
più favorevoli. Inoltre i traffici commerciali diminuirono e quindi anche gli

introiti ad essi collegati,come i pedaggi, e anche i mulini affittati rimanevano
fermi e non producevano più guadagno. A questo la nobiltà reagì intensificando
lo sfruttamento dei contadini, aumentando i canoni di affitto, aggiungendo
nuove imposte e corvèe. Da altre parti i terreni vennero suddivisi in
appezzamenti più piccoli e affidati a personale che lo coltivava in proprio o con
contratti di mezzadria. Inoltre vi fu una riconversione delle aziende agricole che
finalizzarono la produzione verso latte, burro, carne e lana, che venivano
richiesti sempre di più e richiedevano poca manodopera. Molte regioni, specie
quelle meno coltivate, venero riconvertite ad attività di allevamento di bovini e
ovini. I campi vennero recintati e sfruttati razionalmente a detrimento dei diritti
di pascolo e raccolta comune di cui la gente più umile aveva sempre goduto.
Perciò la maggior parte dei contadini, a causa di queste modificazioni
dell'organizzazione agricola, divenne ancora più povera e affamata. Questa
pressione sui contadini portò ad una serie di rivolte che infiammarono l'Europa
nei decenni dopo la peste. Anche nelle città la peste ebbe effetti altrettanto duri.
Le attività artigianali e commerciali, diminuendo fortemente, misero in crisi
interi settori come quello tessile, ma anche quello edilizio, infatti l'interruzione
delle costruzioni delle grandi cattedrali fu netta. I laboratori tessili si
indirizzarono nella produzione di tessuti più pregiati e per una clientela più
ricca. La crisi monetaria, per la svalutazione di quest'ultima, determinò
l'insolvenza di debiti da parte di sovrani europei nei confronti di famiglie
banchiere che fallirono, come i Peruzzi, gli Acciaiuoli e i Bardi.
Questa crisi ebbe ripercussioni fino al 1450 d.c., periodo dal quale l'Europa poté
uscire e riprendersi da questa situazione di stallo o di regressione, aprendosi ed
espandendosi nuovamente su altre rotte commerciali e incamerando nuove
ricchezze da terre lontane.
Bibliografia
-Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie:breve storia del mondo negli ultimi
tredicimila anni. Einaudi

-A.Giardina,G.Sabbatucci,V.Vidotto, Guida alla storia:dal duecento al
seicento.Editori Laterza
08/01/2016, Modena
a cura di John Correl, ricercatore indipendente in storia e antropologia


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