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Densità dei cervi e dinamiche della popolazione .pdf



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Densità dei cervi e dinamiche della popolazione:
Nota di indagine

Autori: William A. Starna and John H. Relethford
Fonte: American Antiquity, Vol. 50, No. 4 (Oct., 1985), pp. 825-832
Editore: Society for American Archaeology

In questo documento discutiamo del fatto che benché le investigazioni, spesso
indirizzino esse stesse ad un'interazione umana con i cervi e al risultato che
questo porta, spesso falliscono nel considerare un numero correlato di fattori
non umani che influenzano direttamente le popolazioni di cervi.
Perciò tali popolazioni sono viste e descritte come statiche, senza
cambiamenti, piuttosto che entità capaci di considerevoli fluttuazioni e che
influenzano il sistema adattivo umano. Inoltre, il problema connesso dell'uso
e dell'abuso dei dati verrà esaminato.
Alla fine concludiamo che nella maggior parte dei casi, i dati sulla densità
usati dagli archeologi sono irrealisticamente alti e necessitano di un
ridimensionamento.

Molti articoli sono recentemente apparsi e delineano i problemi dell'uso, che gli
archeologi fanno, dei dati zoologici. Con più precisione, questi dati riguardano
le dinamiche della popolazione dei cervi a coda bianca (Odocoileus
virginianus).
Gramly (1977) argomentò che il conflitto e la necessità di difendersi tra gli
agricoltori protostorici del Nord-est crebbe in risposta alla competizione per le
pelli di cervo, come fonte per i vestiti. Risposte a questo articolo provennero da
Turner e Santley (1979) e Webster (1979). Gramly (1977) rispose alle loro
critiche, mentre Trigger (1981) discusse l'uso scorretto delle fonti di
informazione, le quali provocarono le annotazioni di Webster (1981). Nella
maggior parte di questi scritti gli autori riportano molti aspetti selezionati delle
dinamiche della popolazione dei cervi per supportare i loro argomenti. La
validità dell'ipotesi centrale di Gramly è irrilevante in questa parte della
discussione, benché quello che viene scritto qui supporterà indirettamente la
sua ipotesi riguardante la competizione per le risorse. Il modo in cui le
1

informazioni sui cervi sono usate, affrontate, e comprese da quasi tutti gli autori
è di fondamentale importanza per la discussione seguente.
Nei documenti elencati sopra, vengono affrontai un numero di questioni
riguardo i cervi e la quantità richiesta dai predatori umani.
Per esempio, gli autori descrivono variamente i bisogni della popolazione
umana in termini di proteine di alta qualità e pelli, densità dei cervi per una data
area, tasso di sfruttamento della caccia umana o l'abbattimento selettivo diretto
contro le popolazioni dei cervi, possibile destabilizzazione delle popolazioni
dei cervi per sfruttamento eccessivo, peso netto per animale, percentuale
accessibile di carne di cervo consumabile, il valore calorico di queste porzioni
consumabili, e il contributo del cervo per persona nella dieta. Considerazioni
riguardo l'habitat del cervo e l'accessibilità dell'habitat e certi aspetti della
predazione non umana sono trattati molto meno in dettaglio. Informazioni
relative al profilo demografico della popolazione dei cervi, tasso di
sfruttamento età-sesso, l'importanza e gli effetti dei particolari della predazione
non umana nella stabilità della popolazione dei cervi e riproduzione, impatto
climatologico sulle popolazioni dei cervi, e molti altri fattori che direttamente
concernono la dinamica della popolazione dei cervi non sono discussi del tutto.
La nostra discussione fondamentale è che gli altri ricercatori indirizzano
generalmente sé stessi verso l'interazione umana con i cervi e il risultato di
questa interazione, ma omettono di considerare i fattori non umani che
influenzano direttamente la popolazione dei cervi. In questo modo appare che le
popolazioni dei cervi vengono viste come statiche, prive di cambiamenti,
piuttosto che entità capaci di considerevoli fluttuazioni e cambiamenti in
risposta ad una serie di variabili. Questo problema è stato discusso in maniera
convincente da Emerson (1981) il quale nota che le dinamiche e il
comportamento dei modelli delle popolazioni del cervo a coda bianca sono state
trascurate nelle analisi delle relazioni predatore-preda. Earlier, Smith (1979)
pubblicò una serie di guide linea e precisazioni per valutare l'utilizzazione
selettiva delle specie animali dalle popolazioni umane preistoriche. Nel suo
articolo nota la necessità di linee di indagine per determinare gli aspetti dello
status nutrizionale delle popolazioni umane. Tra un numero di criteri e
preconcetti discussi, molti supportano una diretta relazione con questo
documento.
Queste includono l'utilizzo per “ la ricerca di resoconti primari piuttosto che
fonti secondarie generali come Shelford (1963),” mantenimento di “similarità
dell'ecosistema,” così che gli attuali valori di biomassa siano ottenuti in un'area
il cui ecosistema è equivalente a quello che prevale nell'area della popolazione
preistorica analizzata, e, notando “che il livello di biomassa della popolazione
animale può variare considerevolmente da un anno all'altro come risultato di un
2

evento ciclico o di cambiamenti casuali nell'accesso al cibo o della pressione
predatoria” (Smith 1979:158-159).
Predatori non umani
Originariamente, vi erano un numero di predatori che potevano aver avuto un
considerevole impatto sulle popolazioni del cervo a coda bianca. Il lupo grigio
(timber wolf o Canis Lupus), la lince, la lince rossa (Lynx canadensis e Lynx
Rufus) e il puma (Felis concolor) erano indubbiamente i predatori principali.
Risulta difficoltoso determinare il loro effetto diretto sulla popolazione del
cervo nei tempi del pre-contatto [ con gli europei], ma un'idea del loro impatto
può essere fatta derivare dagli studi contemporanei.
Uno studio sulla predazione del lupo nell'Ontario centro-orientale ha rivelato
che tra il 9 e l'11% dei cervi furono uccisi durante un periodo di cinque mesi in
inverno (Emerson 1980; Kolenosky 1972; Smith 1975).
Questo moderno tasso di predazione non viene considerato da qualsiasi autore
come importante nei suoi effetti sulla dimensione o sulla composizione per età
della popolazione del cervo a coda bianca (Emerson 1980:123-124).
Comunque c'è disaccordo su questo articolo, specialmente in relazione
all'ambiente prima del contatto [con gli europei] e ai possibili fattori limitanti
della predazione del lupo (Pimlott 1967; Smith 1975:25).
Se altre variabili che influenzano la popolazione del cervo, per esempio, altre
relazioni predatore-preda, accesso al cibo da brucare, e il clima, fossero state
chiaramente trattate, allora lo studio di tale predazione poteva essere stato
significativo.
Ricerche condotte da Marston (1942) e McCord (1974) indicano che le linci
sono importanti predatori del cervo. L'alta incidenza dei resti di cervo nelle
deiezioni delle linci prova di essere il risultato della predazione e non di ricerca
di cibo tra i rifiuti come si era precedentemente supposto. Allo stesso tempo,
benché i cervi a coda bianca fossero la fonte primaria di cibo per l'inverno delle
linci, alcuni cervi uccisi erano in numero eccessivo, e le carcasse abbandonate.
Fu anche evidenziato che i cervi uccisi ed attaccati provenivano da tutte le
classi di età, e che piccole linci di 10-11 kg erano perfettamente capaci di
abbattere un maschio adulto di cervo a coda bianca di 90 kg. Marston (1942)
calcolò la percentuale di predazione tra il 2.2 e 4.5% di una mandria di cervi
conosciuta proveniente da un singolo distretto del Maine.
Non ci sono dati riguardo alle prede del puma nella nostra regione. C'è un
piccolo dubbio, comunque, che fossero predatori importanti dei cervi. Oggi, sia
3

i lupi che i puma sono stati eliminati.
Clima
Le condizioni climatiche in una data regione o luogo possono effettivamente
influenzare una popolazione di cervi, come un certo numero di ricerche mostra.
Uno studio di Severinghaus (1972,1975) nella regione dell'Adirondack nello
Stato di New York, ha chiaramente stabilito l'impatto che ha un rigido inverno
sui branchi di cervi. Fu scoperto che il profondo accumulo di neve persistente
oltre il periodo di tempo rendeva il foraggio inaccessibile a vari segmenti della
popolazione dei cervi. I suoi studi mostrano che i giovani cervi cominciano a
morire di fame quando 38 cm o più di neve persistono per approssimativamente
40 giorni. Ulteriori persistenze di neve di tale profondità oltre i 40 giorni,
risulta in un anche maggiore numero di morti tra i giovani cervi. Se siamo in
presenza di 60 o più giorni con 38 cm di accumulo di neve o 50 e più giorni con
50 cm, ci si può aspettare gravi perdite invernali nella popolazione di cervi.
Quando l'accumulo di neve, profondo 50 cm, persiste per 60 giorni, i cervi
adulti, generalmente intorno ai 7.5 anni o anche più vecchi, cominciano a
morire. Questo fattore, di neve accumulata oltre un certo periodo, può creare
una grave mortalità tra i cervi per molte ragioni: (1) la maggior parte del
foraggio a lenta crescita è coperto dalla neve profonda; (2) il consumo
energetico richiesto per muoversi, sia per i giovani individui che per quelli
adulti, è molto più grande della fornitura di energia fornita dalla pastura
accessibile e dal grasso di riserva accumulato; (3) la provvista di cibo al di fuori
dell'area di svernamento dei cervi non viene visitata durante tali critiche
condizioni invernali.
Per illustrare gli effetti di un inverno rigido sui cervi, Saveringhaus (1972:31)
nota che nel 1970 il branco di cervi nell'Adirondacks centrale venne ridotto del
50% da quello che era nel 1968, principalmente come risultato delle morti
invernali. Dal 1971, nel seguente rigido inverno, il branco di cervi era del 60%
inferiore di quello del 1968.
Lo studio di Saveringhaus fu condotto nell'Adirondacks centrale. Comunque, è
stato documentato che simili accumuli di neve localizzati sono esistiti in
differenti periodi nelle aree orientali, centrali e occidentali [dello Stato] di New
York e da qualche altra parte nel Nord-est. Non c'è ragione di credere che tali
condizioni non esistessero periodicamente in tempi preistorici. (Mordoff 1949;
Snow, comunicazione personale 1984; Wendland e Bryson 1974).
Tali fattori come, come l'impatto dell'accumulo di neve profonda sulle
4

popolazioni di cervi deve essere considerata in ogni considerazione sulla
predazione umana. Documenti storici servono pure ad illustrare gli effetti dei
rigidi inverni sui cervi. Per esempio, nel 1705, Peter Kalm riportò che persone
anziane gli raccontarono che la neve alta causò la morte di molti cervi riscoperti
la primavera seguente. L'osservazione che dopo l'inverno del 1779-1780,
quando la neve arrivò 1.5 metri di profondità lungo la valle del fiume Genesee,
i cervi morirono in gran numero, era attribuita a Mary Jamison, una prigioniera
bianca dei Seneca. Queste perdite furono così gravi che i Seneca furono quasi
ridotti ad una dieta da fame per i successivi tre o quattro anni (Severinghaus e
Brown 1956:134-137). Non c'è alcun dubbio che altre variabili possano aver
operato nella riduzione della totalità del branco di cervi, ma chiaramente, la
perdita di popolazione, come risultato di rigide condizioni climatiche, era
significativa.
Accesso al Foraggio e ai Semi
Il foraggio, consistente in foglie, steli, boccioli delle piante boscose, è
considerato da molti come il perno della dieta dei cervi a causa della sua
accessibilità annuale ciclica (Halls 1978:57). Il consumo di foraggio è massimo
quando i semi, principalmente ghiande, sono scarsi e più basso quando sono
abbondanti. La produzione di ghiande, tra le varie specie di querce, è oscillante.
Non esiste un ciclo prevedibile. Se si è in presenza di scarsità di semi, insieme
ad un inverno rigido, la salute generale del branco di cervi può essere
influenzata negativamente così che la percentuale di mortalità aumenterà e il
successo riproduttivo o il potenziale riproduttivo diminuirà (Cheatum e
Severinghaus 1959). L'aggiunta della percentuale di morte per predazione,
come sottolineato sopra, può esacerbare la situazione.
Benché la quantificazione dell'effetto di questo bilancio energetico negativo su
un branco di cervi nella preistoria o anche nel primo periodo storico [nordamericano] è probabilmente impossibile, esso deve essere preso in
considerazione.
Molti altri fattori influenzano le popolazioni dei cervi in varia misura. Questi
includono malattie, parassiti interni, che possono provocare una significativa
mortalità, e piante velenose, le quali sono presenti virtualmente in tutti gli
habitat del cervo a coda bianca (Halls 1978:54-55). È inoltre impossibile anche
documentare l'impatto di tali agenti nella preistoria o nel primo periodo storico
sulle popolazioni di cervi. Ciò nonostante, una concessione per un margine di
incertezza deve essere fatto.
È stato enfatizzato che i fattori direttamente influenzanti le popolazioni dei
5

cervi che abbiamo sondato, diversi dalla predazione umana, non sono presi in
considerazione nei documenti dei ricercatori. Inoltre, benché la popolazione
umana sia vista come dinamica e adattiva, le popolazioni di cervi che essa
sfrutta, vengono considerate statiche e prive di cambiamenti.
Un altro argomento che richiede un po' di critica è la stima della densità dei
cervi. In molte delle pubblicazioni recensite riguardanti i cervi a coda bianca e
la popolazione umana, vi sono asserzioni riguardo la densità dei cervi. Spesso il
dato sulla densità viene fornito senza altre informazione correlate. Altre volte il
dato sulla densità, viene provveduto per un territorio determinato. Da questa
informazione viene estrapolata la popolazione di cervi per l'area presa in
considerazione.
Gli articoli di Gramly (1977), Tuner e Santley (1979), e Webster (1979)
utilizzano i dati sulla densità in questa maniera.
La difficoltà qui risulta nello sviluppo, nella comprensione, nell'applicazione, e
nella convalidazione dei dati sulla densità dei cervi. Shelford (1963:26) appunta
una densità di 15.4 cervi per km² in un'indisturbata foresta decidua orientale,
Smith (1975:41) da 11.6 a 19.3 per km². Hosely (1956:225) dà un range di
densità tra 3 a 24 cervi per km² per il Nord-Est e viene citato da Gramly
1977:603), il quale fa poi derivare un valore medio di 13.89 di cervi per km² per
“facilitare la comprensione.”
Webster (1979:817) sostiene questo valore quasi doppio dei 7.6 cervi per km²
considerato da Hosely (1956:225) come ragionevole media per la regione in
questione, l'Ontario meridionale. Un dato di densità massimo comprovante i 7.6
cervi per km², viene citato da Webster (1979:817), basato su uno studio nel
Parco Provinciale di Rondeau.
Tabella 1. Riassunto delle statistiche della densità dei cervi in tre Regioni dello Stato di New York

Time
X

N

CV

Region

Period

Andirondack

1928-1982

55

1,48

0,45

22,5

Catskill

1947-1982

36

4,91

1,81

36,9

Centro occidentale

1946-1982

37

2,76

1,38

50

Catskill (adeguato)

1947-1982

36

4,91

0,89

18,1

Centro occidentale
(adeguato)

1946-1982

37

2,76

0,64

23,3

S

Nota: I dati adeguati sono stati fatti derivare dopo la correzione della crescita lineare della popolazione (vedere il testo)

6

Le densità delle popolazioni come compaiono nella letteratura, possono essere
testate. Abbiamo recentemente esaminato la densità dei cervi dai dati sulla
caccia nello Stato di New York. Queste informazioni, statistiche relative a 55
anni di caccia al cervo dal 1928 al 1982 per contea e relative a sesso ed età,
sono usati dai biologi dello Stato che studiano la fauna selvatica per ricavare
dati sulla popolazione dei cervi per anno prima della caccia (Severinghaus e
Brown 1956; Stickney 1982). I numeri di queste popolazioni sono considerati
come “reali”, e la “concreta” popolazione viene aumentata fino al 20% in più
(Saveringhaus 1965).
I dati sulla popolazione reale riflettono il livello di gestione dei cervi che
corrisponde, approssimativamente, alla teorica capacità portante a lungo
termine degli habitat contemporanei della foresta dello Stato di New York
(Saveringhaus 1978). Queste popolazioni reali, derivate dalle statistiche sui
cervi uccisi, potrebbero essere relativamente vicine alle densità originarie.
Ciò nonostante, le popolazioni aborigene dei cervi erano probabilmente non
molto alte, certamente non alte come oggi (vedi Clarke e Rasmussen 1979;
Elder 1965; Saveringhaus e Brown 1956; Smith 1975).
Data questa informazione, i dati sulla densità dei cervi per tre regioni
geomorfologiche con gestione dei cervi dello Stato di New York, sono stati
calcolati. Questo risultato è stato raggiunto prendendo la media della
popolazione dei cervi prima della battuta di caccia [annuale] per singola regione
e dividendola per l'area di ognuna di queste aree per km².
Per l'area di Adirondack la densità è risultata di 1.98 cervi per km², per Catskill
4.91 per km², e per l'area centro-occidentale 2.76 per km². La densità media per
lo Stato (la media di queste tre aree) è di 3.21 cervi per km² (vedi tabella 1).
Regolando questi numeri attraverso l'aggiunta di una maggiore stima del 20%
oltre la popolazione “reale”, la popolazione “concreta” come descritta da
Saveringhaus, viene ricavata. Dalla zona di Adirondack la densità è di 2.37
cervi per km², per la zona di Catskills 5.89 per km², e nella zona centrooccidentale 3.31 per km², dando una media di 3.85 cervi per km².
Questi dati sono generalmente più bassi di quelli riportati nella letteratura citata
in precedenza, benché l'habitat del cervo, in quello che oggi è lo Stato di New
York è, ed era, superiore a quello di molte regioni adiacenti. Essi dimostrano
chiaramente che i dati sulla densità da varie fonti, che sono presumibilmente
applicabili alle foreste decidue orientali e nord-orientali, sono apparentemente
troppo alti e non sono stati esaminati in maniera critica dagli archeologi per la
7

loro accuratezza. Invece, sono presi per buoni e considerati come fatti, senza
essere o testati o attentamente esaminati.
Un aggiuntivo argomento riguarda il mal utilizzo di alcune delle informazioni
accessibili riguardo alle dinamiche delle popolazioni dei cervi.
Gramly (1977:603) esamina il tasso di eliminazione selettiva o il tasso di
sfruttamento della caccia nella letteratura, al fine di provare a stimare la
quantità [di cervi] richiesta nel territorio di caccia degli Huroni. Citando
Severinghaus e Cheatum (1956:178), egli nota come una caccia pesante senza
restrizioni in un'area occidentale di New York risulti in una riduzione annuale
della popolazione del 50%. Egli applica questo tasso di mortalità ad un modello
che dimostra come la percentuale del 50% di sfruttamento possa essere
sostenuta senza eliminare la popolazione originale di cervi. Turner e Stanley
(1979:811) non migliorano la situazione, presentando un largo spettro di
frequenze di abbattimento selettivo. Il problema consiste nel fatto che questi
autori usano la frequenza di abbattimento selettivo o il tasso di sfruttamento
derivati dalle moderne uccisioni durante le cacce al cervo. Non c'è molta
ragione nell'applicare tali tassi di abbattimento al periodo aborigeno visto che
non c'è una maniera diretta di sapere a quale percentuale le varie popolazioni di
Indiani sfruttassero i cervi. Comunque possiamo porre un limite ottimale su
quanti cervi potessero essere presi, senza destabilizzare la popolazione.
Utilizzando i dati derivati da uno studio effettuato nella regione dello Stato di
New York dell'Adirondack, Severinghaus (1965) descrive la percentuale
massima di cervi che possono essere catturati senza causare destabilizzazioni,
ossia, il 20% dei giovani cervi maschi e femmine, e il 40% degli adulti maschi,
e il 23 % delle femmine adulte. Comunque, questi dati sono troppo bassi per le
popolazioni di cervi attuali su una buona gamma. L'approssimazione dei dati,
per le condizioni attuali ambientali, richiede una attenta definizione di molti
fattori correlati alla riproduzione dei cervi, normalizzata per tutte le cause di
mortalità, come densità dipendente e densità indipendente. Variabili che devono
essere comprese sono la struttura per età della popolazione dei cervi femmina e
tasso riproduttivo specifico per età, la relazione tra la struttura demografica e la
precedente interazione tra riproduzione e mortalità, differenze di mortalità
specifiche per età e sesso, condizioni fisiche dei cervi e tasso di riproduzione
specifico dei cervi per età, capacità portante dell'ambiente, habitat e altri fattori.
Allo stesso tempo, il comportamento di caccia degli Indiani deve essere
compreso; per esempio, metodi stagionalità, età e sesso dei cervi catturati, etc.
(cf. Smith 1975; Waselkov 1978).
8

Se le condizioni differiscono sostanzialmente da quelle definite anche in alcuni
ambienti dei giorni nostri, l'approssimazione potrebbe essere inaccurata.
Considerando le variabili discusse sopra, una seconda approssimazione di una
“stabilizzazione ottimale” dei cervi nelle condizioni di in un ambiente dei giorni
nostri, con un buon range sulla cattura dei cervi nello Stato di New York, può
essere fatta. Per esempio, nella zona centrale ed occidentale dello Stato di New
York, dal 70 all' 85+% dei maschi adulti, e dal 40 al 45% delle femmine adulte,
e un numero di giovani cervi simile a quello delle femmine uccise, dovrebbero
essere abbattuti per mantenere stabile la popolazione.
Sia nell'Adirondack che nella regione centro-occidentale di New York, continui
aggiustamenti devono essere fatti. Cioè, se molti più giovani vengono uccisi,
una compensazione deve essere fatta, riducendo la cattura delle femmine
adulte. Se meno maschi adulti vengono uccisi, il numero totale dei cervi che
sopravvivono durante la stagione della caccia in relazione alla capacità portante
dell'habitat invernale cambia, e un nuovo “ottimale” deve essere sviluppato.
Questo risulta in una minore percentuale riproduttiva della popolazione totale.
Negli esempi citati e generalmente nella letteratura antropologica, c'è una meno
che adeguata applicazione dei dati e dei concetti connessi con le dinamiche
della popolazione dei cervi a coda bianca. Vi è anche un'apparente perdita di
comprensione, espressa da alcuni ricercatori delle complesse variabili che
influenzano le popolazioni dei cervi (cf. Dasmann 1966). Piuttosto che
esplicitare tali variabili e per poi riformulare il quadro sistemico o processuale
per trattarli, gli autori o li ignorano o, manifestando la loro non familiarità con
questo tipo di letteratura, semplicemente li omettono.
Spesso questo risulta in una superficiale valutazione dell'argomento delle
dinamiche della popolazione dei cervi.
Determinare cosa possiamo dire con certezza e quello che non è quantificabile,
è di primaria importanza negli studi come quelli menzionati in questo articolo.
Spesso ci sono pochi dati empirici accessibili. Benché una perdita di dati
quantitativi e difficoltà nel funzionamento di certi concetti siano reali
preoccupazioni nel modello discusso qui, le soluzioni sono in arrivo. Per il
momento, un' illustrazione su quello che può essere compiuto è presentato in
considerazione delle stime della densità dei cervi.
In questi scritti di Gramly (1977), Turner e Stanley (1979), e Webster (1979), le
densità dei cervi rappresentano, per la maggior parte, singole quantità di valori.
Questo è, le densità apparentemente rappresentano una media, un'eccezione
essendo il dato di Gramly (1977:603) un valore di quantità mediana. Usando le
9

informazioni delle popolazioni dei cervi dello Stato di New York, possiamo far
derivare le misure di tendenza centrale e dispersione della densità dei cervi. I
dati sulle uccisioni di cervi per contea per anno dal 1928 al 1982 furono prese
da Severinghaus e Brown (1956) e Stickney (1982) e convertiti nelle stime della
popolazione totale dei cervi usando il metodo di Severinghaus (1965).
La popolazione dei cervi fu stimata per tre regioni dello Stato di New York con
gestione dei cervi: Adirondack, Catskill, e area Centro-Occidentale. La
popolazione annuale totale di cervi per ognuna di queste regioni fu divisa per
l'area geografica totale, ottenendo le densità della popolazione dei cervi per
chilometri quadrati. I dati completi furono accessibili per la regione
dell'Adirondack dal 1928 al 1982, per il Catskill dal 1947 al 1982, e per l'area
Centro-occidentale dal 1946 al 1982.
Siccome siamo interessati alle fluttuazioni normali della densità e non alla
variabilità sul lungo periodo della crescita e del declino della popolazione,
esaminammo la correlazione tra densità e anno per ognuna delle tre regioni
dello Stato di New York. La correlazione tra densità e anno per l'area
dell'Adirondack è piccola (r = -.11) e non significativamente differente da zero
(t = .79, p = .43). Le altre due regioni, comunque, mostrano un significativo
aumento nella densità dei cervi nel tempo (area Catskill: r = .87,t = 10.35, p < .
001; area Centro-occidentale: r = .95, t = 21.69, p < .001).
Questi incrementi sono visti come risultante di un recupero della popolazione
dei cervi in quelle aree con bassi livelli esistenti durante la fine del 19 th secolo
fino all'inizio del 20th secolo. Visto che siamo interessati alle fluttuazioni di
densità nel breve termine e non nella crescita a lungo termine, aggiustammo i
dati sulla densità annuale usando la regressione lineare per rimuovere l'effetto
temporaneo di crescita. Ancora, il nostro principale proposito in queste analisi è
di ottenere un semplice dato sul range di fluttuazione della densità dei cervi in
molte aree.
Un riepilogo delle statistiche delle densità dei cervi per tre regioni sono dati
nella tabella 1. Per le tre regioni (dati non normati) la densità dei cervi è stata la
più bassa nell'Adirondack e la più alta nella regione del Catskill. I coefficienti
di variazione ( deviazione standard relativa alla media) sono alti per la zona di
Catskill e per la zona Centro-Occidentale. I dati per queste due regioni vennero
aggiustati al valore mediano annuo, avendo l'effetto di non cambiare la media,
ma di ridurre la variazione. I coefficienti di variazione dopo gli aggiustamenti
sono più in linea con i coefficienti di variazione della regione dell'Adirondack.
Queste informazioni ci forniscono un'idea della variazione apparente nelle
10

popolazioni di cervi del Nord-est, un argomento non affrontato nella letteratura
antropologica di cui abbiamo parlato qui. La variazione di densità in ogni
regione può essere usata per inferire la variabilità delle popolazioni dei cervi
riportate dalle regioni adiacenti. Per esempio, la densità media di 7.6 cervi per
km², è stata riferita alla regione meridionale dell'Ontario ( Bartlett 1958; Hosely
1956). In questa prova, il grado di variazione relativo alla media (coefficiente di
variazione) delle popolazioni di cervi nell'Ontario meridionale è assunto come
identico al coefficiente di variazione delle popolazioni di cervi dato nella
regione dello Stato di New York. La deviazione standard e il 95% di limite di
confidenza può essere stimato, provvedendo un semplice range di densità dei
cervi probabile attorno alla densità media di 7.6 menzionata sopra. Va notato
che questa procedura è solamente approssimata, ma necessaria alla luce della
perdita di stime di variabilità menzionata nella letteratura citata sopra.
Queste stime sulla densità possono essere utilizzate per inferire riguardo al
probabile range richiesto dal territorio di caccia degli Huron nell'Ontario
meridionale. In aggiunta, tali densità e i loro range possono fornire importanti
indizi per tentare di capire le dinamiche delle popolazioni dei cervi e del
comportamento dei loro predatori umani. Per esempio, ritornando all'ipotesi
centrale di Gramly (1977), che il conflitto e la necessità di difesa tra gli
orticoltori preistorici del Nord-est crebbe in risposta alla competizione per le
pelli dei cervi, noi offriamo i seguenti dati a sostegno dell'ipotesi. Gramly
(1977), Turner e Santley (1979), e Webster (1979) sono in accordo su diversi
punti: (1) popolazione degli Huron consistente in 18,000 persone; (2) un
territorio di caccia o un'area di sfruttamento dei cervi approssimativa di 26,000
km²; e (3) un'annuale domanda di 62,000 pelli, 3.4 per individuo. C'è
disaccordo sulla densità dei cervi. Nonostante questo, per i nostri scopi,
useremo il dato sulla densità media di 7.6 cervi per km² nella regione dell'
Ontario meridionale come citato da Hosley (1956) e Bartlett (1958).
Una densità di 7.6 cervi per km² con un territorio di 26,000 km² risulta in una
popolazione di cervi di 197,600 esemplari. Un tasso di sfruttamento del 31%
dei cervi o di abbattimento selettivo, deve essere mantenuto per provvedere agli
Huron la quantità annuale richiesta di pellame di cervo. Tale percentuale non
sembra irragionevole e non influenzerebbe la stabilità del branco di cervi. Dato
che queste stime di variabilità derivano dai dati dello Stato di New York, i
range erano calcolati per corrispondere ad una richiesta costante di cervi e ad un
range stimato di variabilità nella densità dei cervi. Questi dati, insieme alla
deviazione standard stimata e al 95% di limite di confidenza per la densità dei
11

cervi, sono riportati in tabella 2. Per esempio, usando la regione
dell'Adirondack come riferimento, la deviazione standard stimata della densità
dei cervi e di 1.7 cervi per km² con limiti del 95% da 4.3 a 11.0 cervi per km².
Poi, al fine di mantenere un livello costante di pelli di cervo per anno (62,000),
gli Huron avrebbero necessitato di un minimo di area per le risorse o di
territorio di caccia di circa 18,000 km², ed un massimo di 47,000 km². La
tabella 2 provvede le aree per le risorse stimate degli Huron derivate da un'altra
regione a gestione faunistica (dei cervi) dello Stato di New York per scopi di
comparazione. Ognuno dei numeri riportati nell'esempio può essere contestato.
Tuttavia, servono ad illustrare il punto che le popolazioni dei cervi fluttuano per
una molteplicità di fattori discussi in questa sede, espandendosi e contraendosi
all'interno della nicchia ecologica. Il nostro proposito non è quello di fornire
un'accurata ricostruzione preistorica della densità dei cervi, ma piuttosto di
illustrare il tipo di variabilità che probabilmente può capitare.
I territori di caccia necessari sarebbero variati assieme a tali cambiamenti con
la popolazione di cervi. La necessità di espandere i territori di caccia, a qualsiasi
livello, al fine di rispondere alle richieste di pelli, avrebbe probabilmente posto
gli Huron in conflitto con le popolazione confinanti. La competizione per i
cervi e per le loro pelli sarebbe stata esacerbata nel tempo a causa di un
abbassamento del numero di cervi, dato che la popolazione Huron e la sua
necessità di pelli di cervi sarebbe rimasta più o meno la stessa.
Questo non è per dire, comunque, che tensioni collegate con
l'approvvigionamento delle pelli dei cervi portò da sola allo scoppio del
conflitto e della guerra, definitivamente conclusasi con la formazione delle
confederazioni per assicurarsi i diritti di caccia. Siamo d'accordo con la
conclusione di Turner e Santley (1979:815) che
“a molte variabili dovrebbero essere assegnati i ruoli effettivi”. Comunque, in
un'analisi di queste variabili, gli archeologi hanno bisogno di comportarsi con
cautela e rigore logico.

12

Tabella 2. Deviazione Standard stimata, 95% di limite di confidenza, area di approvvigionamento per la regione degli
Huron con una densità media di 7.6 cervi per km².

Regioni dello Stato
di New York usate
per Coefficiente di
variazione

Deviazione
Standard
Stimataᵅ

95% limite

Area delle risorse
stimata (km²)ᵇ

Adirondack

1,71

4,3-11,0

18,046-46,494

Catskill

2,8

2,1-13,1

15,095-93,649

Centro occidentale

3,8

0,2-15,1

13,130-1,317,333

Catskill (adeguato)

1,38

4,9-10,3

19,184-40,327

Centro occidentale
(adeguato)

1,77

4,1-11,1

17,850-47,845

ᵅ La deviazione standard

viene stimata in base alla supposizione di un coefficiente di variazione uguale a quello della

regione utilizzata per la comparazione (vedi il testo).

ᵇL'area delle risorse si basa sui limiti del 95%, e sulla domanda, del popolo Huron, di 62,000 cervi per anno su un totale
della popolazione di 197,600 (vedi il testo).

Ringraziamenti. Desidero ringraziare Gerald P. Rasmussen, capo biologo Fauna Selvatica, Stato di
New York, Dipartimento per la Conservazione Ambientale, per le sue esperte ed estensive critiche
ad una precedente stesura di questo documento. Judith B.Etra-Adrezin ha contribuito con
suggerimenti editoriali. Siamo inoltre grati per i suggerimenti forniti da molti revisori anonimi.

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Documento accessibile in lingua originale su Jstor
Titolo originale:
Deer Densities and Population Dynamics: A Cautionary Note
(American Antiquity, Vol. 50, No. 4, Oct., 1985, pp. 825-832Published )

Traduzione a cura di
John Correl, ricercatore indipendente in storia e antropologia;
Modena, 10/03/2016

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