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Rapporto Sviluppo sociale sostenibile 2 .pdf


Nome del file originale: Rapporto Sviluppo sociale sostenibile 2.pdf
Titolo: p_20160302_sole_sole_naz_020 (p)00_perpao01

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Il Sole 24 Ore
Mercoledì 2 Marzo 2016 - N. 61

20

600

SVILUPPO SOSTENIBILE
La leva del welfare

milioni

Inclusione attiva al secondo atto
Dopo il test del 2013 il Governo punta sul piano di lotta alla povertà basato sulla partecipazione diretta dei beneficiari
di Valentina Melis

U

n Piano nazionale per la lotta alla
povertà e all’esclusione sociale
con una dote di 600 milioni per
quest’anno e un miliardo dal 2017,
una carta della famiglia per aiutare chi ha oltre tre figli ad acquistare beni e servizi, il coinvolgimento delle fondazioni bancarie per finanziare un fondo contro la povertà educativa minorile. Ma anche il rifinanziamento del fondo per le non autosufficienze
(150 milioni all’anno) e forti incentivi fiscali
per le prestazioni di welfare fornite dalle
aziende ai dipendenti (servizi di educazione e
istruzione, assistenza ai familiari anziani o
non autosufficienti).
Sono le principali misure messe in campo
dalla legge di Stabilità 2016 per far fronte alle
conseguenze di quasi un decennio di crisi
economica, che ha visto raddoppiare dal 2007
al 2014 il numero di persone che vive in povertà assoluta: da 1,8 a 4,1 milioni (fonte Istat). E se
prima di questo periodo la povertà era concentrata soprattutto al Sud, colpiva soprattutto gli anziani, le famiglie con almeno tre figli e
in genere risparmiava chi conservava il lavoro, il quadro delle disuguaglianze oggi è cambiato. Come mette bene in evidenza il Rapporto Caritas 2015 dedicato alle politiche contro la povertà in Italia («Dopo la crisi, costruire il welfare»), gli anni della crisi hanno
colpito in maniera pesante anche il Nord e il
Centro del Paese e l’impatto della povertà assoluta è aumentato anche per le famiglie con
un solo figlio minore (dall’1,8 al 6,4%). La povertà è diventata un problema anche per molte famiglie giovani e il lavoro ha cessato di essere una garanzia: è aumentato, infatti, il numero di nuclei in povertà in cui almeno una
persona è impiegata.
Così, per riequilibrare un quadro di welfare
pesantemente concentrato sulle prestazioni
di natura economica (previdenziali e assistenziali), il Governo prova a rilanciare il Sia, il sostegno all’inclusione attiva. In pratica, la fetta
più grossa delle risorse disponibili per il 2016
sarà destinata a estendere e rafforzare la speri-

Il calo delle risorse pubbliche

2.526,7

Fondo politiche sociali

1.757,3

Fondo non autosufficienza

1.472,0

538,3

229,4

Fondo politiche per la famiglia

766,8

964,1

Fondo affitto

1.223,7

974,8

205,6
346,5
161,8
300,0

186,5

143,8
185,3

30,0

400,0
400,0

32,9

929,3
583,9

2008

2009

19,8

435,3

2010

20,9

100,0
23,3
22,6

275,0

350,0

400,0

250,0

51,5

32,0

273,9

70,0

344,2

317,0

313,0

312,6

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Fonte: “Dopo la crisi, costruire il welfare”, Rapporto Caritas 2015

mentazione del Sia o “seconda” social card,
avviata nel 2013 in 12 Comuni con più di
250mila abitanti (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari,
Catania, Venezia, Verona). Si tratta di un aiuto
economico più consistente rispetto alla vecchia social card da 80 euro a bimestre, che vale
da 231 a 404 euro mensili in base al numero dei
componenti della famiglia e si accompagna alla presa in carico del nucleo familiare da parte
dei servizi comunali, con un percorso di reinserimento lavorativo per gli adulti, di aiuto
scolastico per i minori e di sostegno sanitario
per tutta la famiglia.
Su questa linea procede anche la sperimentazione del reddito minimo nelle otto Regioni
che l’hanno previsto o che lo stanno sperimentando, sia pur con risorse limitate (mentre nelle province autonome di Trento e Bolzano il
reddito minimo è una realtà già consolidata).
Finora al Sia erano stati destinati 50 milioni,

38 dei quali sono stati distribuiti alle città coinvolte, con una prevalenza di beneficiari al Sud
(Napoli, Palermo, Catania). Nella sperimentazione c’è stato un forte scostamento tra le
domande e i beneficiari effettivi (il 62% delle
richieste è risultato non idoneo), anche per i
criteri particolarmente restrittivi adottati (come la compresenza di requisiti economici basati sull’Isee e di requisiti lavorativi).
Nell’estendere la sperimentazione, la legge
di Stabilità prevede di dare la priorità a interventi per le famiglie, in modo proporzionale al
numero di figli minori o disabili e tenendo
conto della presenza di donne in gravidanza.
L’altro obiettivo fissato per il 2016 è aumentare le risorse per l’Asdi, l’assegno di disoccupazione introdotto nel 2015 per i lavoratori che
alla fine della Naspi (l’ammortizzatore sociale
per disoccupazione) non hanno ancora trovato un lavoro e si trovano in una condizione di
bisogno, perché appartenenti a famiglie con

La legge di Stabilità 2016 ha previsto una
dotazione di 600 milioni per quest’anno e di
un miliardo dal 2017 a favore del Piano
nazionale per la lotta alla povertà e
all’esclusione sociale

ANALISI

Investire su humanities
e coesione sociale
di Luigino Bruni

L’andamento dei fondi nazionali che finanziano le politiche sociali locali. In milioni di euro
Totale fondi nazionali

La dote 2016 del piano anti-povertà

minorenni o perché sono vicini al pensionamento, senza però averne ancora i requisiti.
Dal 2017 in poi, l’obiettivo è invece quello di
introdurre un’unica misura nazionale di contrasto alla povertà.
Un ruolo chiave nella costruzione di un
welfare più inclusivo spetterà alle organizzazioni del privato sociale, come sottolinea Edoardo Patriarca, già portavoce del Forum nazionale del terzo settore e oggi componente
della commissione Affari sociali della Camera: «Il terzo settore avrà un ruolo strategico spiega - nell’accompagnamento e nella presa
in carico delle persone in condizione di fragilità. Sia il Ddl di riforma del settore in discussione al Senato, con il tentativo di dare un nuovo
impulso alle imprese sociali, sia i nuovi incentivi per il welfare aziendale, possono dare un
ruolo di primo piano alle organizzazioni che
offrono servizi di qualità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’

economia di un Paese dipende soprattutto dai suoi capitali. Nella seconda
metà del XX secolo, l'Italia è stata capace di un vero e proprio miracolo economico e
civile perché disponeva di capitali sociali, morali,spirituali,comunitari,cheilsistemanelsuo
insieme fu capace di “mettere a reddito”. Non
avremmo trasformato un paese a povertà diffusainunadellepotenzeeconomichemondiali
senza quei patrimoni (il dono dei padri: patres
munus)fattidivirtùcivili,divaloredelsacrifici,
di fede, di ideali; non avremmo triplicato negli
anni Settanta il numero delle imprese (da
300mila a un milione) senza l'etica contadina e
artigianale del lavoro ben fatto. Senza dimenticarequelcapitaleimmensofattodicuraeaccudimento delle donne: un patrimonio enorme,
non riconosciuto e non remunerato.
Oggi l'Italia del XXI secolo fa una grande fatica a produrre flussi economici (e tra questi
occupazione e Pil) perché ha deteriorato e logoratoisuoicapitali,nonsoloquelliindustriali,
ma anche e soprattutto i suoi capitali sociali, civili, morali. E se non ricominciamo a vedere,
misurare, accudire, manutenere, ricostituire
gli stock, i flussi saranno sempre più scarsi. Gli
interventi nei capitali, però, non seguono il ciclo politico-elettorale dei paesi. I frutti che generano si vedono nel lungo periodo, e a raccoglierli non solo quelli che hanno piantato gli alberi. Ecco perché la cultura politica dei tempi
ordinari non è capace di ricostruire i capitali,
ma solo di misurare e spingere i flussi. E così si
comporta come quell'apicoltore che, di fronte
alla diminuzione del miele nelle arnie, continua a incentivare le api e non si accorge che il
problema sta nel deterioramento dei fiori e
dellepiantenelterritoriocircostante.Sevolesse veramente aumentare il miele, dovrebbe
uscire dalla sua azienda e mettersi a piantare
nuovi alberi da frutto.
Oggi l'Italia non tornerà protagonista nella
scena economica mondiale ed europea se non
inizierà ad investire, diversamente e di più di

quanto non stia facendo da decenni, nei luoghi
dove si formano i capitali morali e civili della
gente. La scuola, e l'università in primis, in una
società moderna – ce lo dice una filosofa laicissima come Martha Nussbaum, non solo papa
Francesco – deve intensificare la formazione
umanistica dei giovani, la storia, la letteratura,
la poesia, l'arte, perché è lì che si rigenerano i
grandicodicisimbolicigenerativianchediflussi economici. Le tecniche e gli strumenti che
stannoinondandoscuolaeuniversitànonsono
la priorità dell'educazione, anche perché con la
velocità che conosce il nostro tempo, nessuna
tecnica è capace di insegnare veramente un
mestiere, che sempre più si impara facendolo.
Una politica veramente per il bene comune
non dovrebbe ridurre arte e humanities nella
formazione dei nostri giovani (come sta facendo), ma incrementarle, con tutte le (poche)
energie morali che ancora le restano.
E poi bisognerebbe lavorare di più sulla coesione sociale, che è l'intreccio dei capitali civili
di un popolo. La crescente diseguaglianza distruggelacoesionesociale,comeladistruggela
riduzione degli spazi pubblici abitati, o la proliferazione dell'azzardo.
Abbiamo bisogno di innovazioni economiche e sociali. Ma, giova ricordarlo, il primo e più
antico uso della parola innovazione è botanico:
c'è innovazione quando un ramo emette un
nuovo bocciolo. L'albero innova fiorendo, generandonuovavita.Nonsiinnova,allora,senza
radici, buona terra, albero, rami. E senza la mano e la cura del contadino o del giardiniere. Le
innovazioni necessarie alla nostra economia
hanno bisogno di molte cose, tra queste buona
finanza e buone banche. Ma prima vengono le
radici e la fertilità dell'humus. Torneremo ad
innovare veramente se cureremo le radici e
l'humus inaridito e se avremo mani esperte e
generose,compresalemanidelmercatoequella pubblica. Altrimenti continueremo a vedere
le arnie vuote e ce la prenderemo con le api.
L’autore è professore di Economia politica alla Lumsa di Roma
e autore di diversi testi chiave sull’economia civile
© RIPRODUZIONE RISERVATA


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