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STUDIO DELLO STEMMA EX ASILO SVEDESE DI BRUZZANO ZEFFIRIO .pdf



Nome del file originale: STUDIO DELLO STEMMA EX ASILO SVEDESE DI BRUZZANO ZEFFIRIO.pdf

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Bruzzano Zeffrrio (RC)
Stemma presso I'ex Asilo italo-svedese
DESCRIZIONE GENER.ALE
Lastra in conglomerato cementizio biancor, di forma quadrangolare, modellata a bassorilievo e contenente uno
stemma. ffigara 1)

Il manufatto è posizionato su una facciata dell'ex asilo italo-svedese di Bruzzano Zefftrio (1920-1945), isolato
su un paramento murario ridipinto posteriormente alla sua messa in situ.

La lasffa appare in eccellente stato di conservazione, tranne per la presenza di un nido di insetti che si è
sowapposto sulla metà destra della corona2, e per alcune tracce di vernice affine a quella della detta ridipintura
parietale'. (igura 2)
DESCRIZIONE ARALDICA
Scudo di forma appuntata.
Blasone: dirosso, alla croce d'argento.
Timbro: una corona gemmata a otto fioroni su punte (cinque visibili), alternati a otto perle su punte (quattro
visibili), dai quali muovono otto bracci perlati (cinque visibili) sostenenti un globo cimato da una crocetta.
Tenenti: due fasci littori addossati.
Scudo circondato dalla collana dell'Ordine dell'Annunziataa, accompagnato alla base da un breve svolazzante
in ampie volute, caricato dal motto 'FERT' 'FERT' 'FERT', e con le estremità legate a un nastro che circonda la
composizione e che forma due nodi d'amores ai lati della corona.
Nello stemma, gli smalti sono resi atffaverso il fiatteggio araldico6.
OSSERYAZIONI. DEDUZIONI ED ANNOTAZIONI
Il manufatto è anonimo, ma è atkibuibile al Regno d'Italia.
La composizione di quest'insieme araldico consente una serie di osservazioni e di deduzioni:
I'insieme è molto ben fatto: i singoli elementi hanno buone proporzioni in sé stessi e fra di essi, e dispongono
di forme congrue con la tecnica araldica, non disgiunte da buon gusto e da qualche estro pur nei limiti d'una
"ufficialità" di maniera che tendeva ad improntarsi sulla magniloquenza;
I'effetto d'insieme è coerente con la natura monumentale dell'arte del periodo dircalizzazione;
di ciò risente in maniera negativa la collana dell'Ordine dell'Annunziata, sostanzialmente ridotta ad un rigido
nastro monoblocco sulla cui superficie stanno a bassissimo rilievo i nodi alternati alle rose i quali, nel collare
indossato dai membri dell'Ordine, sono invece costituiti da elementi fusi a tutto tondoT e intrecciati tra loro;
ulteriore compassatezza traspare nell'aspetto analogamente rigido delle volute terminali del breve, nonché dagli

a)

b)
c)

d)
e)

intrecci fra nasto e nodi;
il breve e il nastro, nella loro contiguità, creano attorno allo scudo la sensazione ottica della presenza di un
manto8;

D

c)
h)

i)

i)

k)

I'insieme è comunque frutto di una lavorazione puntualee le cui qualita spiccano in altri dettagli: le verghe dei
fasci, le teste d'arietero che ne fuoriescono all'altezzadelle scuri, il tratteg3io del rosso nello scudo;
bella è I'altemanzadi pieni e vuoti nella corona, sia nel cerchio che nell'alzatall;
il motto è redatto in caratteri che emulano la scrittura gotica, assecondando uno stile che echeggiava I'antico e
che venne di moda a inizio XX secolol2;
è al tempo stesso piacevole e sorprendente constatare che un manufatto arraldico di questo genere sia riuscito a
pervenire intatto fino al XXI secolor3;
il manufatto permette di essere letto e identificato in maniera piena e completala;
il materiale in cui la lastra è realizzata testimonia una produzione seriale, del tutto compatibile con la natwa
| 5.
uffi ciale del manufatto

L'identificazione del titolare di questo stemma è sicwa: si fiatta dell'arma Savoia nella versione più moderna e
ridottal6, adottatatuttora dalla dinastia e che per I'intera durata del Regno d'Italia coincise con lo stemma nazionale. È
possibile determinare il periodo d'uso di questa tipologja grazie all'aspetto del manufatto e dei suoi dettagli, il più
significativo dei quali consiste nella coppia di fasci littori".
Questa figura simbolica, che dal terzo decennio del )O( secolo godette iLn Italia di notevole popolarità perché
adotùata da una nota parte politica, vide il suo pubblico ttilizzo assoggettato ad urLa- serie di Regi Decreti: il no 2061 del
12 dicembre 1926ne stabiliva genericamente^l'adozione come emblema di StatolE; il no 1430 del 14 giugno 1928 ne
fissava una prima forma d'uso a scopi maldicile, poi modificata dal R. D. no 1440 del 12 ottobre l933zo. Tutto ciò venne
abrogato dal Decreto Luogotenenziale no 313 del 26 ottobre 1944, che abolì la lpresenza del fascio da ogni genere di
documento pubblico2l.
Purhoppo nessuno di tali decreti si sofferma a dettagliare l'aspetto dello stemma reale in funzione dei rispettivi
nuovi dettamiz2 ma, al riguardo, vengono in soccorso ulteriori testimonianze d'u$o, di natura differente delle leggi ma

più quotidianamente tangibili, e ugualmente uffrciali. Sulle monete del Regno d'Italia coniate durante

il

ventennio

fascista, I'arma dei Savoia rimase sempre distinta (e spesso separata, se non addirittura assente) rispetto al simbolo del
partito di governo: stemma e fascio venivano realizzati volta per volta con critsri artistici estranei a ogni omogeneità

formale". Una medesima disomogeneita si riscontra sui francobolli stampati dal Regno fino al cosiddetto Natale di

Roma (21 aprrle) del 1929; ln quella data venne emessa una sene"- rl cur valore più basso (2 centesimr dr lra)
ffiguru J)
riportava lo stemma nazionale: benché minuscolo, e benché reso in monocromia lbianca su sfondo arancio, si tràtta del
medesimo stemma modellato a bassorilievo sulla lapide di Bruzzano Zeffirio.
Da quel momento, gli esemplari di questa variante dell'arma sabauda iniz:iano a moltiplicarsi sui supporti e nei
materiali più differenti: a titolo di esempio, essa appare sulla cinta mwaria esterna. della Certosa di Trisulti, nel comune
di Collepardo (Frosinone)"; viene stampato sulle pagelle scolastiche26 (igura 4); viene realizzato nei timbri da apporre
su di esse, e su ogni altro genere di documento pubblico; viene probabilmente reso a colori anche sulle targhe

metalliche assegnate alle Forze dell'ordine (figura 5/. Sue ulteriori sottovarianti lar affiancano, e talune la precedono: in
una pagella scolastica rilasciata nel1927'' (îgura ó) se
le vede una versione ben differente (e artisticamente migliore)
nella forma, ma sostanzialmente identica nella struthra2s; sugli spofelli delle carroz.ze a cavalli che, in quei dóenni,
erano ancora a disposizione della famiglia reale, delle massime cariche dello Stato nonché del Senato del Regno, ne
venne dipinta a colori un'accurata versione ampliata, completa di tutti gli accessori consentiti dalla tecnica araldica
(manto, colrno, elmo, svolazzi)2e. (iguru T)
Appare quindi sicuro che questa lapide sia frutto di una produzione seriale caralterizzata da un livello di
manifattura accurato, da una buona qualità estetica, da un livello araldico abbastwu:a elevato, e da quantitativi cospicui:
per i motivi già illustati ne è palese I'odierna rarità il che, unito all'egregio livello di cotrseruariooe3o, la rendè una
testimonianza d'epoca daapprezzne evalorizzne a livello storico come merita.
Nell'ipotesi di poter conservare questa lapide in luogo differente da dov'è tuttora situata3l, se ne rawede come
destinazione privilegiata una raccolta museale di arte contemporanea, o in subordine un lapidario.

Maurizio Carlo Alberto Gorra
Un paficolare ringraziamento all'Architetto Vincenzo De Nittis per aver evidenziato la presenza di questo interessante
manufatto, consentendone lo studio e la rivaloruzazione.

Allegati:
figura

1

- La lastra con stemma sulla parete dell'ex Asilo italo-svedese di Bruzzano Zeffrio (RC)

fie.naz - Dettaglio della lastra
figura 3 - Il francobollo da2 centesimi di lira della seie Imperiale emessa il2l apnle 1929
figura 4 - Dettaglio della parte interna di una pagella scolastica (rilasciata nell'anno 1929-1930)
figura 5 - Ricostruzione di una casenna dei Regi Carabinieri: sulla tabella all'ingresso, lastra metallica con stemma reale
e fasci, analogo a quello diBruzzano Zeffaio (modello a grandezza naturale presso il Museo Storico di Piana
delle Orme a Borgo Faiti [Latina])
fisura 6 - Dettaglio di una pagella scolastica rilasciata nell'anno 1926-1927
figura 7 - Stemma reale dipinto sullo sportello di una cdrîozza già a disposizione del Senato del Regrro d'Italia
(conservata presso il Museo dellaMotorizzqzione Militare, caserna della Cecchipola [Roma])
figura 8 - Dettaglio di una pagella scolastica rilasciata nell'anno 1928-1929

t Un

esame

più specifico potrebbe risalire alla composizione di questo materiale, il quale era comunque "nuovo e
il suo tempo (cfr. la datzzione del manufatto suggerita ,nfra) e quindi coerente con le tematiche

moderno" per

d'avanguardia tipiche del periodo sociopolitico di cui questo stemma fu espressionr: ufficiale.
'Altre concrezioni (forse di analoga natura?) sembrano esservi nello spazio fra la corona e lo scudo.
' Parte della superficie della lastra è colorita in una tinta rossiccia analoga a quella che ricopre il muro all'intorno, e che
in certi punti sembra esser stata passata volontariamente sulla sua parte piana, circondando (e fortunatamente
risparmiando) la composizione a bassorilievo.
a ;Ordine
I
supremo della SS. Annunziata è il più prestigioso sistema premiale dei Savoia: dopo lUnità d'Italia divenne
I'onorificenza principale del Paese, menile con I'awento della Repubblica rimase di esclusiva pertinenza della dinastia.
Fondato nel 1362 da Amedeo VI di Savoia, forse derivò da un altro Ordine dallo stesso creato nel 1350 ma rimasto
senza seguito. La collana dell'Annuruiatq è composta da nodi d'amore alternati a rosette; da essa pende la tradizionale
scena dell'Annunciazione con la visita di Gabriele alla Vergine (non presente su questa versione dello stemma sabaudo),
racchiusa entro tre nodi d'amore allacciati a tiangolo. Il tutto è accompagnato dal motto FERT (qui ripetuto tre volte),
sul significato del quale manca un'interpretazione uffrciale: alcuni lo ritengono urr acronimo e lo sciolgono in parecchi
modi assai differenti fra loro, alfi lo abbinano a uno dei significati in latino del termine (sopporta).
5
I cosiddetti nodi d'amore sono nastri o corde allacciati in forma di 8, presenti nell'iconografia sabauda fin dal XIV
secolo ed utilizzati anche sulle monete coniate dalla famiglia. Erano figure non insolite per I'epoca né esclusive dei
Savoia, ma oggi in Italia le si abbina per antonomasia a questo cognome (nodi dti Savoia): datala loro forma e natura,
nel Rinascimento divennero simbolo di rrnione e di connessione profonda e, per estensione, di nmore. Rari in araldica, li
si fova eccezionalmente h 5fsmmi (anche contemporanei) che rimandano o alludono alla dinastia sabauda, oppure in
esempi rinascimentali (in area marchigiana, così li usò la famiglia Da Varano); più di frequente, vengono posti a scopo
ornamentale intomo agli scudi di personaggi femminili, specialmente in area ùnglese e in genere nell'Europa setteottocentesca. In pari modo vengono talvolta annodati, negli stemmi ecclesiastici, i nastri dei cappelli prelalizi dai quali
pendono le nappe.

6

Per tratteggio araldico si intende I'espediente grafico (standardizzato nella prima metà del XVII secolo) che rende i
colori negli stemmi acromi: una serie convenzionale di segri (per lo più linee parallele fra loro), uno per ogruno degli
smalti araldici, con cui riempire le componenti dello stemma come se vi si applicasse sopra un pigmento o una tinta.
t E in forme artisticamente migliori.
8
Un manto era effettivamente presente in buona parte degli stemmi reali sabaudi postunitari; la sensazione della sua
presenza, owiamente, si accentua negli esemplari di minori dimensioni (come quelli riprodotti su moduli, certificati,
francobolli e simili).
e
Questa cwa è certo favorita dalla natura del materiale esecutivo, capace di adattarsi a matrici alquanto dettagliate.
r0
Questo dettaglio non era codificato uniformemente per i fasci littori italiani rlel XX secolo, giacché vi si vedono
sbucare teste di montone (come in questo genere di esemplari, e nelle monete da 20 e 100 lire d'oro del 1923), o teste
d'aquila (come nel disegro allegato al Regio Decreto no 2225 del 31 agosto 1939 circa la Determinazione dellafoggia
dello Stemma Imperiale dell'Africa Orientale ltaliana), più spesso teste di leone (come nelle monete da2lke in nichel
degli anni 1923+1927; sulle 20 lire d'argento del 1928; sulla lira in nichel del 1936), mentre talvolta si assecondava
I'uso romano di non far sbucare alcuna testa.
tt Il nido costruito dagli insetti sulla parte destra ne compromette la godibilità pur senza intaccarne (si spera) la struttura

materiale.
12

Fra'800 e '900 si assistette nell'arte ad un nostalgico recupero degli stilemi medlievali e gotici, sfociato poi nel liberty
nell'eclettismo.
13
La sorpresa consegue ai contenuti simbolici di questo stemma, fortemente earalteitz.zati in senso politico. Senza
timore di esagerare, appare miracoloso che un simile reperto esposto all'esternro di un pubblico edificio sia rimasto
intatto nonostante i ben noti accadimenti del secondo dopoguerra. Innanzitutto perchè, dopo la proclamazione della
Repubblica, gli stemmi del Repo d'Italia divennero inadatti a rappresentare la ìrlazione e andarono sostituiti; su gran
parte di essi, tuttavia, frn dai tragici eventi del 1944 era già intervenuta wn damnatio memorie, att.tata specialmente
iugli esemplari che (come questo) palesavano i simboli del passato regime. Le comprensibili vendette iconografiche di
solito precedettero I'esigenza del cambio di emblema. In definitiva è assai raro fovare intatto uno stemma reale sabaudo
come questo, completo dei fasci littori con i quali originariamente venne realuzarto; un approfondimento delle vicende
storiche attraversate dopo il 1928 dall'ex asilo di Brtzzano Zeffirio potrebbe aiutare a comprendere i motivi della
soprawivenza in perfette condizioni di quest'esemplare.
ta L'insieme meriterebbe un'attenta ripulitura la quale, assieme ad un posiziorLamento adeguato, consenta la giusta
rivalutazione di quest'ormai raxo reperto storico.
15
È plausibile ritenere che lastre analoghe a questa fossero diffuse su tutto il terrilorio nazionale (comprese le zone oggi
ricadenti all'estero). Va osservato che, nello stesso scorcio del XX secolo, lo Stato della Chiesa realizzava manufatti
analoghi (mattonelle in cotto, più piccoli di questa lastra) con lo stemma di Papa Pio XI, facendoli porre all'esterno delle
di numerose zone d'Italia dove tuttora ne soprawivono numerosi esemplari, soprattutto nelle aree del
case
e

farrocchiali

Centro.

Ridotta perchè questa versione, reintrodotta dal 1821 circa, prese il posto delle più complesse varianti usate fino ad
allora e neile quali erano stati affastellati gli stemmi di pretensione, di origine, di alleanzq e di possesso confluiti nei
Savoia. La versione più complessa dello stemma sabaudo risale a Carlo Emanur:le III, che la adottò poco prima della
meta del Settecento éd a cui, nell'ultimo ventennio del suo lungo dominio, fece seguire una variante semplificata ove i
suoi successori (subito dopo la Restaurazione) inserirono lo stemma di Genova. L'antica, fradizionale croce argento in
campo rosso tornò in auge negli ultimi anni di regno di Vittorio Emanuele I, e a, partire da re Carlo Alberto venne poi
t6

atilizzata in maniera esclusiva.
17
Il fascio è stato, in epoca romana, il segrro onorifico delle principali cariche pubbliche: imperatori, re, consoli,
proconsoli, dittatori e altri magistrati venivano scortati da un numero pari di littori ognuno dei quali recava un fascio di
verghe, strettamente legate fraloro e di norma affastellate sul manico di una scur,e, come contrassepo del diritto di vita
e dlmorte (F. G. Hubért, Antichità pubbliche romqne, Milano, Hoepli 1902 [ristampa Cisalpino-Goliardica 1976],p'
52). Nei secoli, il fascio divenne simbolo dai diversi significati: solidarieta, alleanza,libertà. Con quest'ultima accezione
trovò ampio ytilizzo all'epoca della Rivoluzione francese; più tardi, divenne emblema della fazione politica italiana che
popolarmente ne mutuò i1 nome, trasferendolo poi all'intero periodo storico durante il quale essa tenne il governo del
nostro Paese.

tt Il

breve testo

di legge, "ritenuto che il Fqscio Littorio è divenuto oramai, per cor$uetudine qssai lunga, emblema

,'la necessitù assoluta ed urgente" di tutelarlo, si limita di fatto a dame una succinta descrizione
de1lo Stato", e rawisaìà
estetica senza precisare null'alfro, tanto meno le forme concrete diutiluzo.
tn
Forse ,on."io dei limiti del decreto precedente, il legislatore fissò I'utilizzo def fascio obbligando a porlo nella parte
bianca mediana di uno scudo interzato in palo coi colori della bandiera italima: gli Enti pubblici privi di stemma
questo.
dovevano adottare questo scudo come proprio, mentre quelli che già ne avevano trno dovevano accompagnarlo a
(îgura 8)
to "eo"rtu
legge istituì il cosiddetto capo del Littorio: per capo si intende la terz:a parte superiore dello scudo araldico,
ossia la componente più vistosa ed onorevole, enfo la quale si volle che gli stemmi di tutti gli Enti pubblici nazionali
dovessero disporre di tm fascio littorio.
Secondo alcuni, tale Úecreto Luogotenenziale non awebbe effetto di legge giacché pare che non sia stato convertito
dellapopolazione, e anzi susseguì alle
in sede legislativa: esso peraltro intèrpretò un'esigenza awertita
che stemmi pubblici dotati
ilocumentato
É
viceversa
prime dainatio memorienel frattempò spontaneamente compiute.
giomi
dimostra questo stesso
nostri,
come
fino
ai
pubblica
vista
alla
di capi del Littorio o di fasci sono sopravvissuti

21

{g^parte

esemplare.

"

L'assenza di precisazioni sullo stemma sabaudo era probabilrnente intenzionale: Vittorio Emanuele III avocava alla
dinastia reale (e non alla fazione politica) I'esercizio ufficiale della sowanità tanto che, per esempio, sulle monete
comparve sempre il suo rifratto e mai quello di Mussolini. Appare quindi verosir:nile che I'assenza nei Regi Decreti di
indicazioni formali sulla presenza del fascio negli stemmi reali dipendesse da impliciti veti al riguardo, i quali però non
poterono impedirne I'effettivo abbinamento nella realtà.
" La causa di tale disomogeneità, olte che alla reintepretazione estetica, va forse ricondotta ai momenti storici ristretti e
concitati durante cui queste disposizioni normative si susseguirono, e senza riuscire a sfatificarsi nelle abitudini.
2a
Denominata "Imperiale" per il contenuto iconografico di preponderante ispirazicne latina classica.
Sulla cinta muraria, a desfia dell'ingresso, vi è una lapide in manno con iscrizione ("R soprintendenza / ai monumenti
per il Lazio / Badia di Trisulti") ed, alla sinistra, la stessa tipologia di stemma della lapide di Bruzzano Zeffirto (identico
anche nell'uso del tratteggio per rendere il rosso del campo), incisa, e con i solchi empiti a vernice nera.
26
Rilasciate owiamente anche negli anni scolastici succèssivi, e in molti casi conservate tuttora nelle nosúe famiglie.
1l Q""tt" data, apposta manualrnente, fa da termine ultimo della stampa dello stemma.
'o Lo scudo dei Savoia è sormontato dalla corona reale; I'insieme è "stretto" fra due fasci littori posti in primo piano, e di
abbondanti proporzioni. Manca la collana dell'Ordine dell'Annunzi ata, ma" p.es*," ii Ut.u.
motto FERT (ripetuto
"of
p^erò due sole volte). Un tipologia esteticamente assai gradevole, purfioppo rimastar senza seguito.
Questa versione, molto piacevole a vedersi e di stupefacente livello rcalizzativo (le cui non grandi dimensioni la
rendono quasi analoga ad una miniatura) è tuttora visibile sulle carrozze conservate in Roma presso alcune raccolte
pubbliche.
30
L'eliminazione del nido d'inseui e delle macchie di colore non dowebbe comportare particolari difficoltà, né
compromettere I'integrita dell'insieme.
3t
Ciò andrebbe naturalmente subordinato al fatto che sia possibile distaccarla senza rischi dalla parete.

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