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20 erbette spontanee magerecce.Bollettino La Vigna .pdf



Nome del file originale: 20 erbette spontanee magerecce.Bollettino La Vigna.pdf

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05

[
La Vigna

WS
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P U B B L I C A Z I O N E T R I M E S T R A L E
D E L L A B I B L I O T E C A I N T E R N A Z I O N A L E
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N U M E R O

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LA VIGNA NEWS

Anno 2, n° 5 - Vicenza 15 maggio 2009
Editrice
Centro di Cultura e Civiltà Contadina
Biblioteca Internazionale “La Vigna”
Contrà Porta S. Croce, 3 - 36100 Vicenza
tel. +39 0444 543000 - fax +39 0444 321167
Direttore responsabile
Mario Bagnara
Redazione > redazione@lavigna.it
Alessandra Balestra
Alessia Scarparolo
Sara Balbitu
Coordinamento
Attilio Carta
Segretaria di produzione > segreteria@lavigna.it
Rita Natoli
Bibliotecaria > biblio@lavigna.it
Cecilia Magnabosco
Segretario Generale
Massimo Carta
Progetto grafico e impaginazione
Paolo Pasetto, Vicenza
Registrazione Tribunale di Vicenza n. 1170 del 3 marzo 2008

Le foto delle erbe spontanee
sono state messe a disposizione
dai soci del Circolo Fotografico Vicentino.
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Editoriale
di Alessia Scarparolo

Con l’arrivo della bella stagione si è tutti più invogliati
a stare all’aperto. Le temperature piacevoli e le giornate
più lunghe invitano a fare passeggiate o scampagnate
immersi nella natura. E allora, perché non approfittare
di questi momenti per imparare a conoscere e a usare le
erbette spontanee del nostro territorio? Il quinto numero de
“La Vigna News” è proprio dedicato a questo argomento.
Abbiamo scelto una rosa di 20 erbette spontanee di cui
si forniscono una scheda tecnica, una fotografia e una
ricetta. L’estate stuzzica la voglia di cibi leggeri: niente di
meglio di un bel piatto a base di verdura!
Con grande entusiasmo annunciamo che il presente
bollettino è frutto di una felice collaborazione tra “La
Vigna”, il Circolo Fotografico Vicentino e l’Agriturismo
Palazzetto Ardi di Gambellara.
Un ringraziamento speciale va ai soci del Circolo
Fotografico, impegnati in un ambizioso progetto sulle
erbette spontanee, che hanno messo a disposizione del
bollettino le foto scattate con grande passione. Un caloroso
grazie, inoltre, va a Michela Cariolaro del Palazzetto Ardi,
che più volte ha allietato le manifestazioni culturali a “La
Vigna” con le proprie ricette e che ci ha spiegato come
utilizzare le erbette in cucina. Le sue preziose indicazioni
si potranno leggere nell’intervista a lei riservata. Niente
di meglio delle sue parole per svelare i segreti di piatti
semplici e gustosi.
Altra novità di questo quinto bollettino, che troverà
spazio anche nei successivi, è il riferimento alle attività della
Biblioteca “La Vigna”. Abbiamo scelto di incominciare con un
argomento che ci è particolarmente caro: l’organizzazione e
la catalogazione della Biblioteca Cameriniana di Piazzola sul
Brenta, di proprietà della Regione del Veneto. La biblioteca
è stata affidata alle mani esperte di Attilio Carta che si
trova a capo di una vera e propria equipe di catalogatori,
anzi, catalogatrici tuttofare. Dopo quasi tre anni di lavoro
la biblioteca ha ormai assunto un volto e, soprattutto, un
ordine. Ma, per non anticipare nulla, si rinvia agli articoli
del bollettino che ben faranno comprendere tutto il lavoro
necessario per organizzare una biblioteca dalla A alla Z!
Buona lettura!
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Indice
EDITORIALE
ARTICOLI
6




Riconoscere e raccogliere le erbe spontanee:
ricette e schede illustrative

29



Il Circolo Fotografico Vicentino

30



Intervista a Michela Cariolaro

35



Agriturismo Palazzetto Ardi di Gambellara

ATTIVITÀ E PROGETTI IN CORSO
37



Villa Contarini: lo splendore di una biblioteca “da nobili”

40




Piazzola Sul Brenta: la biblioteca dei Conti Camerini
riprende vita

AVVENIMENTI
44




La Cantina di Castelnuovo del Garda ha adottato due
libri de “La Vigna”

INIZIATIVE
48



Amici de “La Vigna”

49



“La Vigna”. Progetto Adotta un libro

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A R T I C O L I

Riconoscere
e raccogliere
le erbe spontanee
di Alessia Scarparolo

I nostri antenati si servivano normalmente delle erbe
spontanee, sia per uso alimentare che per uso terapeutico.
Ricche di vitamine e di sostanze antiossidanti, costituivano
una componente molto importante della cosiddetta
dieta mediterranea. Negli ultimi tempi si assiste ad una
riscoperta di quelle stesse tradizioni che erano proprie del
nostro passato contadino. In molti si sono appassionati
alla raccolta e all’utilizzo delle erbe spontanee in cucina.
È da ricordare però che andar per erbette non è una
passeggiata! Occorre essere certi della pianta che si
raccoglie, sapendo distinguere tra le specie commestibili
e quelle tossiche, addirittura tra le parti commestibili e
quelle nocive. È preferibile, inoltre, raccogliere le erbe
lontano da smog e inquinamento.
Le schede che seguono hanno lo scopo di rendere
riconoscibili alcune delle piante più utilizzate in cucina.
Ne sono state scelte 20, di cui si indicano anche le parti
che si possono impiegare e il periodo più indicato per
la raccolta. Ogni descrizione è accompagnata da una
foto, elemento indispensabile per il riconoscimento delle
erbette. Non può mancare infine una ricetta, rinviando
per ulteriori e più precise indicazioni sull’uso in cucina
alla preziosa intervista a Michela Cariolaro.

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Acetosa

( Rumex acetosa )

La Ricetta
Coniglio in salsa di Acetosa
Ingredienti (per 4 persone): 1 sella di coniglio, 2 cosce di
coniglio, 2 cucchiai di olio d’oliva, 150 g di carote, 50 g di
sedano, 120 g di porro, 2 foglie d’alloro, 1 spicchio d’aglio,
2 chiodi di garofano, 5 grani di pepe, sale, 100 cl di brodo
di coniglio, 50 cl d’acqua. Per la salsa: 20 g di burro, 50
g di acetosa fresca, 1 puntina di zucchero, 2 cucchiaini di
aceto di vino, 25 cl di panna, 1 tuorlo d’uovo.
Preparazione:
lavare la sella e le cosce di coniglio, asciugarle con un
canovaccio, quindi dividere a metà la sella. Fare scaldare
l’olio in una casseruola e rosolarvi gli ortaggi mondati e
tagliati a tocchetti, a calore moderato, per 5 minuti. Unire
al soffritto di verdure le spezie, il brodo di coniglio e l’acqua
e fare cuocere a calore moderato e a recipiente coperto
per 20 minuti. Trascorso il tempo indicato, unire i pezzi di
coniglio, salare e proseguire la cottura a recipiente coperto
per 40-50 minuti. In un tegame con il burro far rosolare
l’acetosa, lavata e tagliata a striscioline, fino a quando
sarà ben appassita. Togliere il coniglio dalla casseruola,
passare al setaccio il fondo di cottura e raccoglierlo in un
tegame. Farlo ridurre a un quarto di litro e unire 3/4 della
panna; quindi farlo ridurre ancora a metà. In una ciotola
mescolare l’aceto, il tuorlo, lo zucchero e la panna rimasta
e usare il composto ottenuto per legare il fondo di cottura
della carne. Quando la salsa avrà raggiunto la giusta
densità, mettere nel tegame anche i pezzi di coniglio
e l’acetosa e fare scaldare tutto assieme per qualche
minuto, quindi servire con un contorno di patate lesse.

Lingua de vaca, pan cuco, spanavin
Come si presenta:
della famiglia delle Poligonacee, è una pianta
erbacea perenne dal fusto cavo, rossastro, striato
e poco ramificato che può raggiungere un metro
di altezza. Le foglie basali, provviste di un lungo
picciolo, sono di forma oblungo-astata, mentre
quelle lungo il fusto non presentano il picciolo. I fiori,
di colore rossiccio quando maturi, si dispongono in
pannocchie allungate.
Dove e quando si trova:
cresce nei prati e nei campi, lungo le strade e i fossati,
preferibilmente su terreni ricchi e argillosi. Fiorisce
da maggio ad agosto. In cucina vengono utilizzate le
foglie, da raccogliere in primavera e in estate.

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Aglio orsino
( Allium ursinum )

La Ricetta
Salsa di aglio orsino
Ingredienti:
100 g di foglie di aglio orsino, 100 g di mandorle, olio
di oliva, sale.
Preparazione:
pulire le foglie di aglio orsino e frullarle con le mandorle,
aggiungendo a filo un po’ di olio. Salare quanto basta.

Ajo de bosco, ajo de can, ajo mato, ajo
salbego, ajo selvadego, ajolin
Come si presenta:
è una pianta erbacea perenne che appartiene alla
famiglia delle Alliacee. L’aglio orsino presenta un fusto
eretto (si tratta in realtà di un lungo peduncolo) che
può raggiungere un’altezza tra i 25 e i 40 centimetri.
Le foglie, in numero di due o tre, sono tutte basali,
lanceolate e dalla consistenza carnosa, simili per
forma a quelle del mughetto. Bisogna fare quindi
molta attenzione a non confondere le due piante,
fortunatamente l’aglio orsino è ben riconoscibile dal
caratteristico odore di aglio che lo contraddistingue.
I fiori, raccolti in una infiorescenza a ombrella
posta all’apice del fusto, sono bianchi con 6 petali
lanceolati. Il bulbo è bianco e di forma allungata,
anch’esso dal forte odore di aglio.
Dove e quando si trova:
cresce nei boschi umidi fino a 800 metri (al Sud fino
a 1500) di altitudine. Lo si trova spesso in colonie
di moltissimi esemplari che fioriscono tra maggio
e giugno. In cucina vengono utilizzate le foglie, da
raccogliere in primavera e nella prima parte dell’estate,
e il bulbo, da usare come il comune aglio.

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Amarella

( Tanacetum parthenium )

La Ricetta
Pennette con ricotta e amarella
Ingredienti (per 4 persone):
300 g di pennette rigate, 1 mazzetto di finocchietti
selvatici, 1 mazzetto di amarella, 250 g di ricotta fresca,
olio, sale.
Preparazione:
mondare, lavare e tagliare le verdure. Lessarle in
abbondante acqua salata e unire la pasta. Dividere
la ricotta nei piatti e schiacciarla con la forchetta,
aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura.
Quando la pasta è cotta, scolarla e metterla nei piatti
con la ricotta aggiungendo un filo di olio di oliva.

Erba mare, maresina
Come si presenta:
è una pianta erbacea perenne che appartiene alla
famiglia delle Asteracee. Si sviluppa con numerosi
fusti, alti fino a 70-80 centimetri, eretti e ramificati.
Le foglie inferiori sono picciolate, presenti solo
quando la pianta non è fiorita. Le foglie superiori,
presenti invece anche durante la fioritura, non
hanno il picciolo. Di colore verde brillante, sono
molto frastagliate, simili a quelle del crisantemo. I
fiori assomogliano alle margherite e si trovano riuniti
in corimbi apicali. Tutta la pianta ha un odore amaromuschiato.
Dove e quando si trova:
cresce negli orti, nei campi, ma anche nelle boscaglie
e vicino ai ruderi, fino ai 1000 metri di altitudine.
Fiorisce per tutta l’estate. In cucina vengono
utilizzate le foglie, da raccogliere in estate, e i fiori
per guarnizione.

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Asparago selvatico
( Asparagus acutifolius )

La Ricetta
Gamberoni e Asparagi selvatici
Ingredienti:
16 gamberi imperiali, 200 g di asparagi selvatici,
maionese, 1 arancia, 1 limone, aceto balsamico, sale.
Preparazione:
preparare per la cottura i gamberoni, sgusciandoli
parzialmente, incidendone la polpa e eliminando il
budellino nero. Lessarli per circa 3 minuti in acqua
leggermente salata e acidulata con il succo di mezzo
limone. Cuocere a parte, in acqua bollente leggermente
salata, gli asparagi selvatici, togliendoli quando saranno
morbidi (occorreranno da 5 a 10 minuti circa). Scolarli
e sistemarli in un piatto da portata, condendoli con un
cucchiaio di aceto balsamico versato a filo. Accomodarvi
sopra i gamberoni, disposti ordinatamente. Preparare
il condimento: mescolare in una ciotola 5 cucchiai di
maionese con il succo dell’arancia. Disporre la maionese
così aromatizzata fra i gamberoni, a ciuffetti, e servire.

Sparasee, sparasine
Come si presenta:
appartiene alla famiglia delle Asparagacee. È una
pianta perenne che può raggiungere un’altezza tra i
50 e i 150 centimetri. Il rizoma è poco sviluppato e
provvisto di numerose gemme dalle quali emergono i
turioni. I turioni si ramificano e si sviluppano nei fusti
della pianta adulta, legnosi e più o meno lianosi. Sui
fusti si sviluppano numerosi cladodi, simili a piccole
foglie rigide, aghiformi e pungenti.
Dove e quando si trova:
cresce fino ai mille metri di altitudine nelle macchie,
nei boschi e lungo le siepi. In cucina vengono utilizzati
i giovani turioni da raccogliere in primavera.

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Borragine

( Borago officinalis )

La Ricetta
Borragine in pastella
Ingredienti:
foglie di borragine, mozzarella, acciughe. Per la pastella:
3 parti di farina bianca, 1 parte di farina autolievitante,
birra molto fredda.
Preparazione:
setacciare le farine e unire la birra ghiacciata fino ad
ottenere un composto omogeneo e abbastanza denso.
Lavare le foglie di borragine e asciugarle bene. Formare
degli involtini con una foglia di borragine, un quadratino
di mozzarella e un pezzetto di acciuga. Chiuderli
delicatamente e infilarvi uno stuzzicadenti. Friggere gli
involtini in olio ben caldo finchè non saranno dorati.

Boraso, erba pelosa
Come si presenta:
della famiglia delle Boraginacee, è una pianta erbacea
annuale dal fusto eretto, alto fino ad 60 cm. Le foglie,
di forma ovale allungata, sono di colore verde scuro
e possono raggiungere una lunghezza di circa 10
cm. Quelle alla base sono picciolate, mentre quelle
superiori sono sessili. Fusto e foglie sono ricoperti da
una fitta peluria ispida e pungente. I fiori, di colore bluviola, presentano 5 petali disposti a stella e pendono
da lunghi peduncoli curvati raccolti in grappoli sulle
sommità dei fusti. Al centro mostrano un cono di
stami prominenti e in posizione sfalsata dietro ai petali
si affacciano 5 punte nere (lacinie) che costituiscono i
sepali del calice. La radice è grossa e biancastra.
Dove e quando si trova:
cresce nei campi coltivati e negli incolti, in terreni
ricchi e privi di ristagni d’acqua, fino a 1000 metri
circa di altitudine. Fiorisce in primavera ed estate. In
cucina vengono utilizzate le giovani foglie e i fiori, da
raccogliere preferibilmente tra la fine della primavera
e l’inizio dell’estate.

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Cicoria selvatica
( Cichorium intybus )

La Ricetta
Arrosto di tacchino
con cicoria selvatica
Ingredienti (per 4 persone):
1 petto di tacchino di buone dimensioni, cicoria selvatica
sott’olio, 1 sottiletta, olio extravergine di oliva, 1 carota
per le decorazioni.
Preparazione:
fare due grosse incisioni nel petto di tacchino, ricavando
due zone che poi saranno riempite con le materie prime.
In ognuna delle due cavità create mettere la cicoria
selvatica e qualche pezzetto di sottiletta. Chiudere
il petto di tacchino in modo da ottenere una sorta di
cilindro e mediante uno spago da cucina legarlo in
forma d’arrosto. In una rostiera mettere due cucchiai di
olio extravergine di oliva e rosolarvi l’arrosto, prestando
attenzione a che non si rompa. Il fuoco deve essere
moderato. Porre l’arrosto nel forno già caldo a 200°
e far cuocere per 30 minuti, girando un paio di volte.
A cottura ultimata, lasciare l’arrosto a riposare su una
teglia coperta con carta alluminio per qualche minuto,
poi tagliare le fette, decorare con la carota o con un
pomodorino aperto.

Radiceta
Come si presenta:
appartiene alla famiglia delle Asteracee. È una pianta
erbacea annuale, biennale o perenne dal fusto
eretto e sottile, rigido, cavo e pubescente, che può
raggiungere i 1,2 metri d’altezza. Nel primo anno di
vita la cicoria sviluppa una rosetta fogliare, spesso
ruvida, più o meno appressata al terreno. Le foglie
sono simili a quelle del tarassaco, piuttosto lunghe con
profonde incisioni lobate. Nel secondo anno compare
il fusto, ramificato, con foglie molto piccole. Ma sono
i fiori,di colore azzurro-lilla, che rendono la cicoria
inconfondibile. La radice è robusta e a fittone.
Dove e quando si trova:
cresce in pianura e in collina, fino ai 1000 metri di
altitudine e in pieno sole. La si trova nei campi, ai
margini delle strade, negli orti e persino nei giardini
erbosi se non falciati frequentemente. Spunta in
autunno e fiorisce per la prima volta nei primi mesi
invernali, poi per tutta l’estate. In cucina si possono
utilizzare le rosette fogliari, da raccogliere dall’autunno
alla primavera, mentre in estate si possono raccogliere
le piccole foglie dei fusti (piuttosto amare). Della
cicoria si consuma anche la radice, da preferire nel
primo anno di vita della pianta.

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Cren o Rafano
( Armoracia rusticana )

La Ricetta
Crostini al cren
Ingredienti:
100 g di radice di cren, 100 g di burro, pane casereccio
per crostini, sale.
Preparazione:
grattuggiare la radice e unirvi il burro. Salare e lavorare
il tutto con una forchetta. Tostare i crostini di pane e
spalmarvi la crema. Servire come antipasto piccante.

Cren
Come si presenta:
della famiglia delle Brassicacee, è una pianta erbacea
perenne alta fino a 70-80 centimetri. Le foglie della
base sono grandi e lanceolate, dai bordi frastagliati e
con un lungo picciolo, mentre quelle del fusto sono
molto più piccole. I fiori presentano 4 petali e sono
di piccole dimensioni, raccolti in grappoli. La radice
è grossa e fittonante, marrone all’esterno, bianca e
legnosa all’interno.
Dove e quando si trova:
cresce lungo i fossi e i torrenti, negli orti e nei
campi fino al di sopra dei 1500 metri di altitudine.
Fiorisce da giugno ad agosto. Del rafano può essere
utilizzata tutta la pianta, ma è soprattutto la radice
(da raccogliere in autunno) ad essere adoperata in
cucina per la tradizionale salsa che accompagna i
bolliti.

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Crescione

( Nasturtium officinale )

La Ricetta
Minestra al crescione
Ingredienti:
1 mazzetto di crescione, 3 patate, 1 porro, 1 cucchiaio
di panna liquida, sale, pepe.
Preparazione:
sbucciare le patate e tagliarle in quattro spicchi, pulire il
crescione, tagliare il porro a fettine e mettere le verdure
in una pentola con 1 litro di acqua. Salare, pepare e far
cuocere. Mettere la panna in una zuppiera riscaldata,
unire la minestra passata al passaverdure, mescolare
e servire.

Cress, cresserech, crissi, erba arna, grasson,
gresse, nastrusso, nastursio, strusso
Come si presenta:
della famiglia delle Brassicacee, il crescione è una
pianta perenne acquatica caratterizzata da una
vegetazione rigogliosa, in parte sommersa e in parte
emergente. Il fusto è strisciante e radicante e le
foglie sono alterne e picciolate, composte da coppie
di foglioline carnose di forma ovale. Presenta piccoli
fiori bianchi a 4 petali disposti a grappolo. La radice
è fittonante.
Dove e quando si trova:
cresce lungo i fossi e in prossimità delle sorgenti e
dei corsi d’acqua, preferibilomente dove l’acqua è
corrente e limpida. Fiorisce in primavera. In cucina
può essere utilizzata la parte aerea della pianta, da
raccogliere prima della fioritura in primavera, oppure
in autunno.

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Luppolo

( Humulus lupulus )

La Ricetta
Sformato ai germogli
di luppolo e chenopodio
Ingredienti (per 6 persone):
Per lo sformato: 75 g di germogli di luppolo, 75 g
di germogli di chenopodio, 4 uova, burro, 80 g di
parmigiano grattugiato, 250 ml di besciamella, farina
q.b., sale e pepe. Per la salsa: 1 peperone rosso, panna
da cucina, burro, sale.
Preparazione:
lavare le verdure in abbondante acqua, sgocciolarle
e passarle in una casseruola con una noce di burro,
fino a cottura. A parte preparare la besciamella, quindi
incorporarvi le verdure finemente tritate. Unire le
uova e il parmigiano e frullare il tutto fino ad ottenere
un impasto omogeneo e piuttosto denso. Imburrare
e infarinare degli stampini monoporzione, versarvi il
composto e cuocere a bagnomaria a fuoco dolce finchè
il composto sarà solidificato. Nel frattempo preparare
la salsa scottando il peperone in acqua bollente. Poi
spellarlo, pulirlo e farlo appassire in poco burro. Passarlo
al mixer, aggiungere 4 cucchiai di panna, amalgamare
bene, regolare di sale e riscaldare la salsa.
Rovesciare
gli sformati con delicatezza e sistemarli sui piatti da
portata, coprirli con qualche cucchiaio di salsa bollente
al peperone e servire.

Bruscandolo, bruscansolo
Come si presenta:
della famiglia delle Cannabacee, il luppolo, più
comunemente conosciuto come bruscandolo, è
una pianta rampicante perenne. Si sviluppa con
tralci ruvidi e sottili che possono superare i 5 metri
di lunghezza e che trovano sostegno su tutto quello
che gli capita a tiro, attorcigliandovisi fittamente in
senso antiorario. Le foglie, anch’esse ruvide, sono
opposte, picciolate e dentellate. Di forma cuoriforme
trilobata, assomigliano a quelle della vite. I fiori dei
rami maschili sono raccolti in pannocchie di colore
verde giallognolo che si sviluppano dalle ascelle
delle foglie, mentre quelli femminili sono raccolti
in infiorescenze a forma di cono, di colore verde
bruniccio piuttosto chiaro. La radice è piuttosto
robusta. Il germoglio del luppolo può essere confuso
con quello della clematis vitalba, con cui condivide
spesso l’habitat, altrettanto commestibile (si rinvia
alla scheda specifica).
Dove e quando si trova:
il luppolo cresce nei luoghi incolti, ai margini dei
boschi, lungo le siepi, le recinzioni, i corsi d’acqua,
spesso vicino ai ceppi delle piante tagliate che
delimitano i campi. In cucina sono utilizzati i giovani
getti primaverili, da raccogliere tra marzo e maggio.
Quando il tralcio raggiunge lunghezze considerevoli,
si possono utilizzare gli ultimi 20 centimetri. Le
infiorescenze femminili si raccolgono in agostosettembre.

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Malva

( Malva sylvestris )

La Ricetta
Marsh mallows (caramelle
gommose) alla malva
Ingredienti:
1 grosso pugno di frutti non ancora maturi di malva,
l’albume di 2 uova, zucchero.
Preparazione:
triturare i frutti di malva e riporli in una pentola. Aggiungere
acqua fino a coprirli abbondantemente. Portare a
ebollizione e lasciar cuocere finchè la quantità d’acqua
si dimezza, quindi versare il liquido attraverso un passino
raccogliendolo in una scodella. Se ne deve ottenere una
quantità leggermente inferiore all’albume delle uova. Se
necessario bollire il liquido concentrandolo finchè risulti
molto filamentoso, ma spegnere prima che si scurisca
troppo. Deve avere la consistenza dell’albume delle uova
ed essere verdognolo, ma non marrone. Se ne è stato
ottenuto poco, aggiungere più acqua ai frutti e ripetere il
procedimento. Quando è stata ottenuta una quantità di
liquido della giusta consistenza, fare raffreddare, unire
all’albume e montate a neve. Aggiungere zucchero a
piacere e montare ulteriormente. Con un cucchiaio,
lasciarne cadere delle palline su una teglia imburrata
e cuocere in forno a 150°. Sfornare quando i marsh
mallows cominciano ad imbrunire, cioè dopo 15-20
minuti. Per conservarle, mettere le caramelle ancora
calde in un recipiente ben chiuso, altrimenti assorbono
umidità e si disfanno.

Nalba, pappel
Come si presenta:
della famiglia delle Malvacee, è un’erba annua o
biennale con fusti cilindrici prostrati o più raramente
eretti, lunghi in genere fino a 50 centimetri. Le foglie
sono picciolate, tondeggianti e presentano 5-7 lobi
poco profondi con lamina ondulata. I fiori, di colore
rosa violaceo, mostrano 5 petali striati da tre righe
di colore viola più scuro. Possono essere singoli o a
coppie all’ascella delle foglie superiori. La radice, di
colore chiaro, è grossa e carnosa.
Dove e quando si trova:
cresce nei campi, nei prati, lungo le strade e i fossi,
all’ombra o al sole su terreni fino a 1600 metri
di altitudine. Essendo biennale, la si trova tutto
l’anno. Nasce in primavera, ma anche in estate e
in autunno. Fiorisce da maggio a ottobre. In cucina
si utilizza tutta la pianta: le giovani foglie, che si
raccolgono praticamente tutto l’anno; l’apice dei fusti
debitamente sbucciato e all’inizio della fioritura; i fiori
e i frutti immaturi.

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Ortica

( Urtica dioica / Urtica urens )

Essala, ontriga, oltriga, ortiga,
ortriga, urtiga

La Ricetta
Gnocchi di ricotta e ortica
Ingredienti (per 2 persone):
200 g di ricotta, 100 g di ortica, 40 g di parmigiano, 100
g di farina, 30 g di burro, 1 uovo, salvia, sale, pepe.
Preparazione:
Lavare bene l’ortica, farla cuocere in acqua salata e
scolarla. Mescolare la farina con la ricotta, l’uovo, 30 g
di parmigiano, sale e pepe. Prendere con un cucchiaio
un po’ di impasto ottenuto e dare forma allungata agli
gnocchi. Farli riposare per 2 ore. Farli cuocere in acqua
salata, condire con il burro fuso, la salvia e il restante
parmigiano, o a scelta con la panna.

Come si presenta:
della famiglia delle Urticacee, è una pianta erbacea
perenne che può superare il metro d’altezza. Presenta
un fusto eretto, a sezione quadrangolare e cavo. Le
foglie sono ovato-lanceolate, leggermente appuntite
all’apice e seghettate. Si dispongono opposte a due a
due lungo tutto lo stelo. Steli e foglie sono ricoperti da
una fitta peluria urticante. I fiori, distinti in maschili e
femminili, si presentano raccolti in grappoli sull’ascella
delle foglie superiori. Di colore verde giallastro, sono
molto piccoli. La radice è ben sviluppata, strisciante
e di colore giallo.Quando la pianta non è in fiore, la
si potrebbe confondere con l’ortica bianca, o lamio,
non appartenente alla famiglia delle Urticacee ma
a quella delle Labiate e priva dell’effetto urticante.
La differenza sta nella sezione del fusto, quadrata
ad angoli tondi nelle ortiche, quadrata ad angoli vivi
nel lamio che ha i fiori a forma di casco concavo e
ricurvo, bianchi o giallastri, simili a quelli della salvia.
Tutte le parti verdi dell’ortica bianca sono comunque
utilizzabili in cucina.
Dove e quando si trova:
l’ortica è molto diffusa. Si trova soprattutto in
campagna, presso le case, le stalle e i ruderi, lungo
le strade e i fossi, fino a oltre 2000 metri di altitudine,
ovunque vi sia un terreno umido e ricco di sostanze
organiche. Spunta tra la fine dell’inverno e l’inizio
della primavera e fiorisce tra maggio e luglio. In
cucina sono utilizzati i getti primaverili, con tutto il
fusto se non superano i 20 centimetri, oppure le
cime delle piante mature (non più di 4-6 foglie).
Anche l’ortica, come le altre erbe, va raccolta prima
della fioritura.

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Papavero

( Papaver rhoeas )

La Ricetta
Quiche al papavero
Ingredienti:
pasta brisée, 3 tazze di foglie di papavero cotte, 3 uova,
2 cipolle bionde piccole, 2 cucchiai di formaggio grana
grattugiato, semi di papavero, olio extravergine di oliva,
sale e pepe.
Preparazione:
stendere la pasta brisee in una tortiera (foderata di carta
da forno) e spolverizzarla di semi di papavero nell’area
centrale. Cuocere il guscio di pasta brisée con i pesi o
i fagioli per circa 10-15 minuti, quindi togliere i pesi e
lasciar asciugare in forno dolce par altri 5-10 minuti.
Sbattare un uovo intero e due tuorli, unire la verdura
(curata, lavata e sbollentata) ben scolata e tagliata e il
formaggio, regolare di sale e pepe e farcire il guscio di
pasta precedentemente cotto. Montare a neve molto
densa le chiare d’uovo aggiungere un po’ di sale e una
manciata i semi di papavero, quindi disporre sulla torta
e cuocere in forno ventilato per una ventina di minuti.

Bijìgole, maghi rossi, papavaro, povole,
puatela, rosoe, rosoline
Come si presenta:
il papavero, della famiglia delle Papaveracee, è
un’erba annuale alta circa 80 centimetri. Il fusto è
eretto e ricoperto di peli rigidi. Da tutti conosciuto per
i fiori grandi e di colore rosso acceso (più raramente
rosa-bianco), spesso con una macchia nera alla base
di ogni petalo, è invece più difficilmente riconoscibile
quando non è fiorito. Si dovrà pertanto prestare molta
attenzione alla forma delle foglie della rosetta basale,
lunghe e frastagliate. La radice è sottile, bianca e
a fittone. Tutta la pianta lascia trasudare un succo
latteo amarognolo.
Dove e quando si trova:
il papavero si trova nei campi coltivati, di solito a
grano, ma anche negli incolti e lungo le strade, fino
a 2000 metri di quota. Fiorisce in primavera, tra
maggio e giugno, ma è bene raccogliere le giovani
piantine, fresche e tenere, nella prima parte della
primavera. Sono appunto le rosette basali ad essere
utilizzate in cucina, ma non si dimentichi l’uso dei
semi per aromatizzare il pane e i dolci.

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Pungitopo

( Ruscus aculeatus )

La Ricetta
Pomodori ripieni
con salsa di pungitopo
Ingredienti (per 6 persone):
250 g di getti di pungitopo, 6 pomodori, capperi,
maionese, sale.

Preparazione:
tagliare la parte alta dei pomodori e svuotarli aiutandosi
con un cucchiaio. Lessare i getti di pungitopo in acqua
salata, scolarli e tagliarli a pezzetti. Unirli alla maionese
e ai capperi, mescolare bene e con il composto ottenuto
riempire i pomodori.

Anbrusco, brusasorsi, bruscaisi, bruscho,
rusco, rustato, sparasi de bosco
Come si presenta:
Come si presenta: il pungitopo appartiene alla
famiglia delle Asparagacee. È una pianta perenne e
sempreverde che può raggiungere un’altezza tra i 30
e gli 80 centimetri. Il fusto è eretto e molto ramificato,
con rami appiattiti simili a foglie (cladodi) piccoli, duri
e lanceolati, dall’apice pungente. I fiori, così come le
bacche rosse autunnali, crescono al centro dei cladodi.
È provvisto di un rizoma robusto e strisciante.
Dove e quando si trova:
è diffuso soprattutto nel sottobosco, in zone asciutte e
ombreggiate, fino a 600 metri di altitudine (al Sud fino
a 1200). In cucina vengono utilizzati i turioni, i getti
primaverili che spuntano dal suolo vicino ai vecchi
fusti, e che si possono tagliare alla base quando
raggiungono una lunghezza di circa 10 centimetri.
Superata tale misura, si utilizzeranno gli apici dei
getti e le ramificazioni laterali; in questo caso la parte
basale risulta infatti molto amara e dura.

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Raperonzolo

( Campanula rapunculus )

La Ricetta
Zuppa di Raperonzoli
Ingredienti (per 6 persone):
450 g di foglie di raperonzolo, 300 g di orzo perlato,
150 g di prosciutto, 6 costine di maiale, 3 patate, 3
zucchine, 60 g di burro, 1½ cipolla, 1 carota, 3 spicchi
d’aglio, sale.
Preparazione:
Lavare e sminuzzare le foglie di raperonzolo, mondare
e tagliare a dadini le patate e le zucchine. Tritare la
cipolla, la carota, l’aglio e il prosciutto e farli soffriggere
in poco burro fino ad appassimento. Unire patate e
zucchine e soffriggere anch’esse fino all’appassimento.
Versare 2-3 litri di acqua salata e portare ad ebollizione.
Aggiungere le foglie di raperonzolo. Mettere il coperchio
e continuare la cottura. A parte far lessare l’orzo in
acqua salata. Rosolare le costine nel burro rimasto,
unirle alla zuppa di verdure e continuare la cottura fino
a quando anche l’orzo sarà cotto. Aggiungere l’orzo alla
zuppa, quindi servire.

Ramponzolo, ranponsolo, ranpunsolo,
ranpussolo
Come si presenta:
appartiene alla famiglia delle Campanulacee. È
una pianta erbacea perenne che si sviluppa con
fusti sottili ed eretti, ramificati all’apice, angolosi
e leggermente pubescenti alla base, alti fino a 80
centimetri e più. Le foglie inferiori sono oblunghe e
picciolate, mentre quelle superiori sono più strette e
corte. I fiori formano una spiga di campanule violaceleste. La radice è bianca, allungata e ingrossata.
Dove e quando si trova:
il raperonzolo si trova nei prati e nei campi, ai
margini dei vigneti e a volte anche lungo i muretti
a secco, dalla pianura a 1500 metri di altitudine. È
ben riconoscibile da maggio a settembre quando è
in fiore, mentre sono meno identificabili le giovani
piantine che si utilizzano in cucina, complete di
radice e di rosetta fogliare. Si possono raccogliere tra
la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando
la radice è tenera e le foglie basali sono lucenti e ben
sviluppate.

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Rucola selvatica
( Eruca sativa )

La Ricetta
Pesto di rucola selvatica
Ingredienti:
50 g di rucola selvatica, 30 g di mandorle spellate, 1
cucchiaio di parmigiano, 6 cucchiai di olio extravergine
d’oliva, poco aglio.
Preparazione:
eliminare i gambi più grossi della rucola, lavarla e
asciugarla. Tritarla finemente assieme all’aglio e alle
mandorle. Metterla in una ciotola, aggiungere il formaggio
grattugiato e mescolare bene aggiungendo l’olio.

Erba ruga, rucola salvega, ruga
Come si presenta:
della famiglia delle Brassicacee, la rucola, in tutte
le sue varietà, si riconosce prima di tutto per il
suo profumo. Può raggiungere un’altezza di 50-60
centimetri e presenta foglie allungate, pennatopartite
o lobate. Dalla rosetta basale, solitamente ricca di
foglie, si sviluppa un fusto ramificato. I fiori hanno 4
petali disposti a croce, di colore bianco o giallastro e
striati di viola. Sono raccolti in lunghi racemi. Altre
varietà mosrano invece fiori gialli.
Dove e quando si trova:
cresce negli orti e nei terreni lavorati dall’uomo fino
a 800 metri di altitudine. Si trova in primavera e in
estate, ma è preferibile raccogliere le tenere foglie
primaverili prima della fioritura.

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Silene

( Silene vulgaris )

La Ricetta
Tegamino di seppie
alle erbe di campo
Ingredienti:
1 kg di seppioline nostrane col nero, 500 g di pomodoro
fresco, 200 g di foglie di spinaci, 1 mazzetto di rucola, 1
mazzetto di strigoli, sale, pepe, aglio, olio.
Preparazione:
pulire accuratamente le seppie tenendo da parte il
nero. In un tegame soffriggere l’aglio con l’olio. Togliere
l’aglio ed unire le seppie tagliate a pezzi grossi; salare
e pepare. Dopo 5 minuti unire i pomodori a pezzi e
privati dei semi e della pelle. Cuocere per 30 minuti;
aggiungere le erbe e cuocere per altri 5 minuti. Servire
con crostini di pane.

Brocoleti, capusseti, carleti, garofoleti,
herne, kern, orsolo, s’ciocaroli, s’ciochi,
s’ciopeti, sgrinzoli, strigoli, serle, simoi,
taiadee de la Madona, ussel
Come si presenta:
è una pianta erbacea perenne che appartiene alla
famiglia delle Cariofillacee. Dalla radice robusta si
sviluppano tanti fusti sottili ed eretti a sezione rotonda,
alti fino a 70 centimetri. Le foglie, opposte lungo il
fusto, sono prive di picciolo e di forma lanceolata.
Di consistenza carnosa e dall’aspetto cerato stridono
se passate fra le dita, da qui il nome strigoli. I fiori
presentano 5 petali bianchi bilobati e un calice ovale
rigonfio.
Dove e quando si trova:
crescono in pieno sole fino ad oltre 1500 metri di
altitudine. Si trovano più comunemente nei prati
sfalciati e concimati ma anche nei campi coltivati
e negli incolti e lungo le strade. In cucina vengono
utilizzate le giovani foglie e le cimette prima della
fioritura, da raccogliere dall’autunno alla primavera.
Fiorisce da maggio fino all’estate.

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R I C E T T A

Una ricetta dall’Altopiano...

Questo e altri piatti gustosi, a base dei prodotti
dell’Altopiano, si possono gustare al:
Ristorante Da Riccardo Al Maddarello
Via Val Maddarello, 88, Asiago (Vicenza).
Contatti
tel. 0424.462154
info@ristorantedariccardo.com

La Ricetta
Insalatina di strigoli
(silene, carletti o schioppetti)
Ingredienti:
300 g di strigoli, 200 g di asparagi bianchi di Bassano,
10 fettine di speck croccante cotto al forno, 4 cestini di
pasta brick, salsa all’uovo.
Preparazione:
cucinare gli asparagi, raffreddarli, tagliarli a pezzettini,
unire agli strigoli precedentemente lavati. Aggiungere
del sale, pepe, alcune gocce di olio d’oliva extra vergine,
delle fettine di speck croccante sbriciolate. Bloccare
nel mezzo del piatto un cestino di pasta brick con della
salsa all’uovo, aggiungere l’insalatina precedentemente
preparata e decorare a piacere con della salsa all’uovo.

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Spinacio selvatico o Buon Enrico
( Chenopodium bonus-henricus )

La Ricetta
Minestra di riso
e spinaci selvatici
Ingredienti:
600 g di spinaci selvatici, 200 g di riso, 2 patate, 2
litri di brodo vegetale, 1 scalogno, 1 spicchio di aglio,
olio extravergine di oliva, 1 noce di burro, pepe, grana
padano.
Preparazione:
tritare lo scalogno e l’aglio e farli imbiondire in 4 cucchiai
di olio d’oliva in una pentola piuttosto alta. Sbucciare
le patate, tagliarle a danini e aggiungerle al soffritto.
Mondare, lavare e tagliare gli spinaci selvatici e unirli
al soffritto. Far rosolare, bagnare con il brodo e salare.
A metà cottura delle patate, aggiungere il riso e portarlo
a cottura. Aggiungere infine una noce di burro, pepe e
grana a piacere.

Caltri, craut de orto, farinela de orto,
farinelo, malta, palonsin
Come si presenta:
della famiglia delle Chenopodiacee, lo spinacio selvatico,
conosciuto anche come buon Enrico o semplicemente
come chenopodio, è una pianta erbacea perenne alta
fino a 70 centimetri. I fusti sono verdi e spesso striati
di rosso. Le foglie, di forma triangolare sagittata, sono
picciolate e mostrano una caratteristica patina farinosa,
leggermente appiccicosa, dovuta alla presenza di
numerosi peli vescicolosi. I fiori, piccoli e verdognoli,
sono raccolti in glomeruli all’apice dei rami; la radice
è grossa e giallastra.
Dove e quando si trova:
cresce raramente al di sotto dei 250 metri di altitudine
e preferisce terreni ricchi di humus e sostanze azotate.
Si trova nei campi, nei fossi, ai margini delle strade
campestri, vicino alle case, ma soprattutto nelle malghe
e nei pascoli molto concimati. Fiorisce da giugno a
settembre. In cucina sono utilizzate le giovani piante
intere, da recidere alla base del fusto, oppure i germogli,
le foglie tenere e le infiorescenze. Il chenopodio può
essere raccolto dalla primavera fino all’estate.

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Tamaro

( Tamus communis )

Baoso, bausi, fruti del diavolo, ligabosco,
merda de gato, tanon
Come si presenta:
il tamaro è una pianta erbacea perenne che
appartiene alla famiglia delle Dioscoreacee. Il
fusto, cilindrico e striato, è piuttosto sottile e
può raggiungere vari metri di lunghezza. Cresce
attorcigliandosi a qualsiasi supporto. Le foglie sono
alterne, cuoriformi e appuntite, di colore verde
lucido nella parte superiore, verde opaco in quella
inferiore. Piuttosto insignificanti sono i fiori, piccoli
e verdastri, disposti in grappoli allungati quelli
maschili, in infiorescenze corte quelli femminili.
I frutti sono bacche di colore rosso scarlatto
quando raggiungono la completa maturazione.
Cibo appetibile per molti uccelli, sono invece assai
velenose per l’uomo. La radice, di colore scuro, è
grossa e carnosa, simile ad un tubero.
Dove e quando si trova:
amante del terreno calcareo, si trova tra le siepi,
nelle boscaglie e nei boschi, ai margini delle strade
e dei fossi, fino agli 800-900 metri di altitudine. In
primavera, i giovani fusti che si sviluppano dalla
radice possono essere utilizzati in cucina dopo averne
tolto la punta e le foglioline laterali. Di colore bianco
nocciola, sono simili agli asparagi, ma presentano la
cima ricurva. Il tamaro fiorisce in marzo, mentre le
bacche rosse si possono osservare da settembre.

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Tarassaco

( Taraxacun officinale )

La Ricetta
Frittelle con fiori di tarassaco
Ingredienti:
4 tazze di fiori di tarassaco lavati e asciugati, 150 g
di farina bianca, 1 bicchiere di vino bianco secco (in
alternativa usare 1 bicchiere di latte), 1 tuorlo, 2 albumi,
zucchero, olio per friggere.
Preparazione:
fare una pastella con il tuorlo, la farina, il vino (o il latte)
e gli albumi montati a neve ben ferma. Immergervi i
fiori di tarassaco. Versare alcuni cucchiai di composto
nell’olio bollente e friggere le frittelle. Cospargere di
zucchero e servire.

Castracan, lumiti, radicio da canpo,
radicio de can, radicio de prà, pissacan,
salata de canpo
Come si presenta:
appartiene alla famiglia delle Asteracee. Le
foglie, riunite in rosetta basale, sono lunghe e
profondamente dentate. I fiori gialli e ligulati sono
riuniti in capolini portati da un lungo peduncolo
cavo e ricco di vasi latticiferi. Dopo la fioritura si
trasformano nei caratteristici soffioni con tanti piccoli
acheni piumati che, trasportati dal vento, possono
raggiungere grandi distanze. La radice è robusta e
fittonante. Tutta la pianta, se spezzata, emette un
lattice bianco e appiccicaticcio, molto amaro, ma
ricco di principi attivi.
Dove e quando si trova:
il tarassaco è un’erba molto comune e facile da
trovare. Cresce nei prati , nei campi e ai margini delle
strade fino ai 2000 metri di altitudine. È preferibile
raccogliere le rosette di foglie tra gennaio e marzo,
prima della fioritura che si verifica in primavera e fino
all’estate inoltrata. In cucina, oltre alle foglie, vengono
utilizzati anche i boccioli, nei primissimi stadi di
sviluppo, i fiori e la radice, quest’ultima da cogliere
nell’autunno avanzato.

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Vitalba

( Clematis vitalba )

La Ricetta
Pasta “calamari” gratinati
con vitalba, pecorino fresco e
maggiorana.
Ingredienti:
300 g di pasta formato “calamari” o altra pasta corta,
1 mazzetto di cime di vitalba, 1 salsiccia, una ventina
di foglie di maggiorana, 1 fetta di pecorino morbido,
parmigiano, olio d’oliva, sale.
Per la besciamella: 2 cucchiai scarsi di farina, 1 noce di
burro, 2 tazze scarse di brodo vegetale, noce moscata.
Preparazione:
lessare la vitalba per 10 minuti in acqua bollente
leggermente salata e, quando si sarà ammorbidita
(le cime probabilmente si spappoleranno un po’,
ma non importa, il buono di questo vegetale è la sua
consistenza cremosa) scolarla. Fare rosolare la salsiccia
in una pentola antiaderente senza aggiungere grassi e,
quando avrà cambiato colore, aggiungere la vitalba e
la maggiorana, facendo cuocere un po’. Preparare
la besciamella usando il brodo al posto del latte. Nel
frattempo lessare la pasta e condirla con la vitalba
diluita con circa metà della besciamella e il pecorino a
dadini. Versare un filo d’olio e disporla in una pirofila.
Ricoprire con il resto della besciamella, grattuggiare
abbondante parmigiano e ripassare in forno per una
decina di minuti.

Bison, greba, grebena, lierbe, reba, reva,
rialba, seteni, vison
Come si presenta:
della famiglia delle Ranuncolacee, la vitalba è una pianta
rampicante perenne dal fusto legnoso e ramificato
che può raggiungere i 20 metri di lunghezza. Le foglie
sono opposte, picciolate, composte e imparipennate.
I fiori, bianco-verdastri e profumati, presentano 4-8
sepali con funzione corollina e sono raggruppati in
pannocchie. In autunno la vitalba è riconoscibile dai
lunghi filamenti piumosi dei fiori secchi.
Dove e quando si trova:
come il luppolo, con cui spesso condivide l’habitat,
la vitalba può essere trovata ovunque abbia la
possibilità di arrampicarsi e attorcigliarsi. Nei boschi
è considerata addirittura una pianta infestante per la
tendenza a creare dei grovigli inestricabili a danno della
vegetazione arborea. Fiorisce tra maggio e agosto. È
una pianta velenosa in tutte le sue parti perché, come
tutte le ranuncolacee, contiene tossine. Si possono però
utilizzare in cucina i giovani getti, dove la concentrazione
delle tossine è molto bassa, da raccogliere in primavera
e da consumare preferibilmente previa cottura e in
piccole quantità.

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I N T E R V I S T A

Circolo Fotografico Vicentino
Il Circolo Fotografico fu fondato a Vicenza nel 1955.
Dal 1961 è associato alla FIAF (Federazione Italiana
Associazioni Fotografiche). Fin dall’inizio il Circolo si
è impegnato a promuovere l’interesse alla fotografia
coinvolgendo tutti coloro che considerano questo mezzo
espressione d’arte, di cultura e di comunicazione. In
quest’ottica ha proposto numerose manifestazioni,
anche di grande prestigio, collaborando altresì con le
istituzioni pubbliche e private di Vicenza e provincia.
A cadenza annuale mantiene saldo e immutato il Corso
base di fotografia, mentre a cadenza settimanale i soci
si ritrovano per affinare la propria tecnica fotografica e la
individuale sensibilità artistico-fotografica, condividendo
la cultura, l’amicizia, il divertimento e la passione per la
fotografia.
Da un’idea nata nel 2008, alcuni soci del Circolo
Fotografico Vicentino, coordinati dal presidente Angelo
Nicoletti, hanno aderito a un ambizioso progetto
fotografico chiamato inizialmente “100 erbe spontanee
commestibili nel territorio vicentino”. L’intenzione è di
fotografare 100 erbe spontanee utilizzabili in cucina e
di ricercarle in tutto il territorio vicentino. La complessità
del lavoro sta innanzitutto nel riconoscere le erbe e,
successivamente, nel fotografarle durante le varie fasi
di sviluppo. Non solo, verranno fotografati anche i piatti
preparati con le stesse erbette. “Erbe di gusto” potrebbe
essere infine intitolato il progetto.
Alcune fotografie già scattate, oltre ad accrescere la
qualità del quinto numero de “La Vigna News”, saranno
esposte alla Biblioteca “La Vigna” dal 18 giugno.

Elisa Cattani
GianFranco Pozzer
Giovanni Battista Rettondini
Marco Sambastian
Moreno Zampieri
Roberto De Biasio
Roberto Marchetto
Contatti
Circolo Fotografico Vicentino
Via Rismondo, 2 - Vicenza (ex Circoscrizione n. 7)
Corrispondenza: Via Btg. Edolo, 36 - 36100 Vicenza
Incontri: martedì e venerdì dalle ore 20.30 alle 22.30
Direttivo
Presidente
Angelo Nicoletti -Via Btg. Edolo, 36 - 36100 Vicenza
0444565362, 3394518525 angelo.gcban@tin.it
Giovanni Pizzitola 3490935641
Lucia Lamesso 3487729606
Gianfranco Pozzer 3408632680
Amedeo Pretto
0444300193
Luca Caputo
3482603585
Alfonsina Zonin
0444564490

Al progetto collaborano 12 soci:
Alfonsina Zonin
Amedeo Pretto
Angela Semilia
Angelo Nicoletti
Anna Aldighieri

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A R T I C O L I

Intervista a Michela Cariolaro dell’Agriturismo
“Palazzetto Ardi” di Gambellara
di Alessandra Balestra

Alle 2 di un caldo pomeriggio di maggio Michela, sorriso
dolce e mani da lavoratrice, reduce da una precedente
serata passata a seminare 180 piante di pomodori tra
una ninna nanna e l’altra alla sua piccola Flora, di corsa
e accaldata (non è facile gestire un agriturismo da sola
con il marito!) mi racconta qualche segreto culinario per
utilizzare le erbette spontanee in cucina e dare così vita
a gustosi piatti tipici della nostra tradizione vicentina.
Ciao Michela, sai meglio di me che, appena scoppia
la primavera, c’è il boom delle “erbette di campo”.
Cosa mi puoi dire riguardo ai modi di utilizzarle?
Sebbene si possano trovare moltissimi modi diversi per
usare le erbette all’interno di piatti ricercati e particolari,
vero è che esse, nella vera tradizione vicentina, venivano
cucinate molto semplicemente. Erano piatti poveri,
cucinati da famiglie contadine che non avevano tante
occasioni né mezzi per preparare cose particolari. Le
erbe, nella tradizione veneta, si facevano – e ancora
adesso sono buonissime – stufate con pancetta e aglio.
La maggior parte delle volte poi venivano consumate
crude o appena scottate e messe in aceto, poche
volte messe sotto sale, oppure sbollentate o saltate in
tegame.
Ottimo è il Tarassaco ad insalata condito con un battuto

di lardo caldo, sale, pepe e aceto spruzzato all’ultimo
momento, in modo che il lardo non si rapprenda. Il
contrasto caldo freddo è molto gradevole e in più il lardo
tende ad ammorbidire la fibra delle erbe più coriacee.
Quali sono le erbe più adatte ad essere semplicemente
sbollentate?
Prima di tutto c’è da dire che ci sono verdure che vanno
necessariamente sbollentate perchè, diversamente,
potrebbero essere dannose per l’organismo e comunque
vanno assunte in piccole quantità. L’ortica, innanzitutto,
perchè è irritante, ma anche la Rosola, che è il Papavero
per capirci, perchè ha un leggero potere ipnotico; va
raccolta necessariamente quando non è ancora pelosa.
Un’altra pianta da consumare con criterio è la Clematis
Vitalba, da noi detta Visòn perchè, quando si secca, fa
dei morbidi pelucchi bianchi. Le sue foglie assomigliano
a quelle della vite e la pianta fa una specie di germoglio
che ricorda il bruscandolo ma è più lungo: lasciati
crescere fino a 4-5 mm di spessore, i ragazzi li fumavano
oppure li usavano per fare i tetti delle case, per legare.
Anche le foglie di Verbasco venivano arrotolate e fumate
- una volta si fumava tutto – oppure usate per fare gli
stoppini per le lampade ad olio o le esche per pescare.
Un’altra erba che deve essere consumata con

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parsimonia è la Dulcamara, di cui si usa solo il turione,
cioè il germoglio, che, tra l’altro, produce bacche
velenose e va mangiata sempre cotta. Anche il Tanone
è meglio mangiarlo o bollito o sott’aceto.
Parliamo delle insalate, che con questo caldo sono
ottime...
Sì, allora una buonissima erbetta da aggiungere alle
insalate è la Portulaca e si trova fra un po’, perchè
cresce in piena estate. Non so se tu l’abbia mai vista, è
carnosa e ha le foglie tondeggianti, aggiunta all’insalata
le dà corpo. Buonissimi crudi anche la Cicoria selvatica,
i Rampuzzoli o Raperonzoli e il Tarassaco conditi
sempre, come ti dicevo prima, con lardo e aceto, gli
Schioppetti con crudità di carciofo e formaggio di capra,
la Rucola selvatica, che è piccantina, il Crescione –
detto così perchè cresce vicino ai fossi – da aggiungere
a germoglio nell’insalata e poi l’Acetosa da tritare nelle
salse estive, buonissima ad esempio da aggiungere alla
maionese.
Una cosa che mi ha insegnato Giuseppe Zonin è preparare
i “Capperi di Tarassaco”. I boccioli del Tarassaco messi
crudi sotto sale, per conservarli, sono buonissimi da
aggiungere alle insalate con noci e formaggi di capra.
Sono da raccogliere subito, quando ancora non hanno
il gambo. Buoni anche sbollentati in aceto e poi messi
sott’olio. Molti credono che basti semplicemente mettere
le verdure sott’olio per conservarle ma non è così. L’olio
infatti non è il conservante, ma l’antiossidante. E’ l’aceto
nella sbollentatura che è il vero conservante. Quindi,
per conservare, è necessario sempre prima sbollentare
con l’aceto e poi mettere sott’olio.
Quindi le piantine da fare sott’aceto sono...
Il Cren grattuggiato, che in effetti è una radice... i mesi
migliori per raccoglierlo sono ottobre e novembre, e
sono migliori le piante che sono state piantate almeno
da un anno o due. Buoni sott’aceto sono anche i turioni
di Pungitopo, i Tanoni, gli Asparagi selvatici (Sparesi de
bosco) e gli Agli selvatici.
E poi, mi dicevi prima, ci sono le erbe da fare stufate,
giusto?
Esatto, la Rosola va benissimo con pancetta e
polentina, anche il Tarassaco e il Chenopodio. Sai qual
è il Chenopodio? E’ come uno spinacio intensissimo,
è un emopoietico, il suo fusto da piccolo è già duro
come uno stuzzicadenti e, se scappa al controllo, è un
disastro. Quando cresce è praticamente impossibile da

sradicare! Di questo ne basta un ciuffetto da aggiungere
ad altre verdure. E’ detto anche Albione, per capirci. Il
nome non si sa se derivi dal fatto che veniva aggiunto
nell’albio dei maiali perchè è molto ricco di proprietà
nutritive e di ferro oppure dal fatto che sulle foglie ha
una specie di polverina bianca che le ricopre.
Le erbette primaverili stufate sono buone con la
polentina e il salame fresco, oppure da accompagnare
con l’ovetto sodo, c’è anche il detto “Da San Valentin
l’ovetto impiena el cassettin”, oppure si mangiano con i
novelli agnelli o caprettini come erbe amare per Pasqua,
soprattutto il Tarassaco e lo Schioppetto. Tipiche sono
poi le frittate qui a Vicenza, soprattutto con i Bruscandoli
e gli Schioppetti.
Cosa mi racconti di zuppe, tortelli e risotti?
Per le zuppe sono buone l’Acetosa e l’Ortica. Con l’ortica,
ad esempio, si fanno ottime zuppe bicolori con verdure
dolci. Da un lato si prepara una buona zuppa di carote e
dall’altra una zuppa con porro, ortica e patata, per darle
più corpo. Si versano insieme nel piatto e fanno anche
un bellissimo effetto cromatico.
Ah, poi c’è la Malva. Essendo straordinariamente
emolliente ed espettorante, ottima in decotti contro il mal
di gola, ha dato vita al detto popolare “Con la Malva el mal
va”. È detta anche “Pappala” perchè è mucillaginosa,
ha le stesse sostanze contenute nelle giuggiole, quindi
sono prodotti adatti per zuppe e decotti, infatti si dice
anche “Andare in brodo di giuggiole”. Buonissima è
anche la “Cotognata alla Malva” con i petali e le foglie
cotte insieme alla frutta.
Per quanto riguarda il condimento dei tortelli si può
utilizzare la Parietaria, detta anche Vetriola perchè,
raccolta in mazzi, viene usata per pulire il vetro dei
bottiglioni di vino dalle impurità, per togliere ad esempio
i segni del livello del vino, dal momento che ha dei
finissimi microgranuli silicei che hanno un leggero potere
abrasivo. Io la uso volentieri per condire dei semplici
tortelli di ricotta, patate e parmigiano. Invece che fare
burro e Salvia, li condisco con burro alla Parietaria con
una spolverara di noci. Sono ottimi!
Per i risotti, tipici della nostra tradizione vicentina, sono
naturalmente i più adatti gli Schioppetti, l’Ortica e i
Bruscandoli che, tra l’altro, sono molto digestivi.
Mi sta venendo fame... Mio papà ad esempio fa i
bruscandoli semplicemente bolliti e li mangiamo
come verdura cotta...

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Sì, buonissimi, conditi semplicemente con olio, aceto,
pepe e sale. Lessati sono buoni anche i Tanoni, gli
“Sparasi selvatici” con cipollotti lessi e “porri uso
sparasi”, cioè aggiunti, che servono per fare massa.
Vedi anche tu che, per quante erbette raccogli, una
volta cotte si riducono a un pugnetto, quindi si devono
cercare altri ingredienti per fare volume. Gli asparagi
selvatici, che sono più sottili di quelli normali, si
accompagnano, se mangiati lessi, ad altre verdure, così
come anche la Vitalba e la Dulcamara.
L’importante è che tutte le erbe vengano cotte il meno
possibile, in modo che conservino le loro proprietà.
L’ideale è cuocere poche erbe in tanta acqua per non
abbassare la temperatura, e tenere la pentola senza
coperchio perchè la pressione che sbatte sul coperchio
e torna giù ammazza le proprietà delle erbe.
Adesso veniamo al dunque...Ho ancora in mente un
buonissimo dolcetto di riso che ho mangiato quando,
qui a “La Vigna”, abbiamo presentato la mostra del
Circolo Fotografico sul riso...C’era dentro la Maresina,
ti ricordi?
Sì, mi ricordo bene. Da quanto ho capito mi stai
chiedendo la ricetta, giusto? Allora...
1 l di latte
3 etti di riso
Si cuociono insieme lentamente finchè il riso assorbe
tutto il latte. A metà cottura del riso si aggiungono 2 etti
e mezzo di zucchero.
Poi si uniscono 5 tuorli, 1 pizzico di sale e l’albume delle
uova montato a neve fermissima.
Si aromatizza con 1 goccio d’acqua, 1 buccia di limone
grattuggiata e un ciuffetto di erba Maresina (Amarella)
tritata con un po’ di zucchero, così gli olii essenziali
della pianta vengono assorbiti e non si disperdono.
Si imburrano degli stampini con del pan grattato o farina
di semola e poi si inforna a 180 gradi.
Questo composto è ottimo anche come ripieno per la
crostata, con una semplice base di pasta frolla, che io poi
di solito decoro con i fiori di camomilla, che assomigliano
ai fiori di maresina ma che sono più dolci.
La Maresina, in provincia di Mantova, è usata anche
per fare i tortelli o le frittelle; a Chiampo e ad Arzignano
i “frittelloni della domenica”, quelli delle giostre, per
intenderci, venivano fatti con la maresina tritata dentro.
Grazie Michela. Ti chiedo un’ultima “chicca”, il tuo
speciale “Tortino di Tarassaco e pancetta”.

Si usa il Tarassaco ma, in alternativa anche la Malva o
gli spinaci.
Servono 1/2 Kg di ricotta ben scolata (che sia buona)
parecchio parmigiano
4 uova (2 intere e 2 tuorli, più gli altri 2 albumi montati
a neve ferma)
Sale, pepe, un po’ di noce moscata e, se si vuole, una
spolverata di noci tritate.
Si prendono degli stampini e si foderano con delle fette
di pancetta, poi si riempiono con il composto appena
preparato, sistemando nei bordi la pancetta che esce
dallo stampino, e si mettono in forno a 165-170 gradi.
La temperatura è molto importante affinchè il tortino si
cuocia anche dentro lentamente e, tolto dal forno, non
si sgonfi.
In linea generale la proporzione è 2/3 di ricotta e 1/3
di erbe.
Adesso devo proprio scappare perché ho la Flora che
mi esce da scuola!

Io e Alessia abbiamo sperimentato la ricetta...
ecco il risultato: Deliziosi!

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Agriturismo Palazzetto Ardi, Gambellara
Il Palazzetto Ardi nasce come azienda agricola biologica
certificata (Bios).
Una scelta di vita ha portato Michela Cariolaro e Carlo
Sitzia ad una decisione fondamentale: “perché non
lasciamo tutte le incombenze cittadine, con tutti gli stress
annessi, e non ci ritiriamo in campagna alla ricerca del
buono fatto con le nostre mani per comunicare i giusti
valori alle nuove generazioni?” Detto fatto! Circa dieci
anni fa Michela e Carlo, trovata la casa con i campi
necessari all’azienda agricola, hanno cominciato questo
percorso di vita familiare.
L’azienda si estende su circa 4 ettari coltivati in maniera
intensiva a frutteto, vigneto, orto e con i recinti per
l’allevamento di animali di bassa corte secondo i criteri di
alto benessere. Anatre, galline, capponi e oche assieme
ai maiali allevati allo stato semi-brado sono la maggiore
risorsa per le specialità gastronomiche di Michela.
Gli insaccati ricavati dai maiali sono confezionati
secondo la tradizione della Valle del Chiampo e in
novembre, rigorosamente in luna calante, si fa la festa
al mascio. Nel forno a legna, anticamente usato da
tutti i contradaioli per la cottura del pane, le cioppe e
i ciopponi della tradizione trovano rinnovato successo
gastronomico. Se i vini della cantina sono buoni
(Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Garganego
tutti con certificazione biologica sotto la denominazione
Vicenza Doc), se il pane è caldo e il camino è acceso,
assieme alla buona compagnia degli amici l’inverno non
fa paura. La ristorazione di Palazzetto Ardi trova spunto
nella tradizione gastronomica della zona.
I menù sono proposti agli ospiti su prenotazione con le

tre “T”: tradizione, territorio e tempo. Numerose sono
le sinergie con altre aziende agricole limitrofe con cui
Palazzetto Ardi fa rete di qualità. L’ospitalità agrituristica
trova nuovi spazi nell’area dell’antico fienile dove tre
studio suites offrono moderno comfort. Palazzetto Ardi
si trova in una posizione geografica strategica al confine
con le provincie di Verona e Vicenza, a circa 500 metri
dalla stazione ferroviaria di Lonigo. Le ville Palladiane
sono vicine e i turisti trovano nel bacino dell’area di
Gambellara un condensato di cultura enologica di elevata
qualità e tradizione. Le aziende della Strada del Recioto
e dei vini Gambellara Doc offrono ai visitatori quanto di
meglio l’area produce. Le visite didattiche in azienda
sono ormai una ricorrenza per Michela e Carlo. Scuole
primarie, secondarie e istituti tecnici visitano Palazzetto
Ardi seguendo le proposte didattiche incentrate sul
riequilibrio ambientale e il biologico nel frutteto e nel
vigneto. Anche imprenditori agricoli di altre regioni
d’Italia hanno visitato didatticamente quest’azienda e
tali visite spingono Michela e Carlo a mettersi sempre in
discussione, ricercando la cultura e i valori delle nostre
tradizioni.
Contatti
Agriturismo Palazzetto Ardi
Michela Cariolaro e Carlo Sitzia
Via Ciron 4/5, 36053 Gambellara (Vicenza)
Tel. + Fax 039 444 440450
www. palazzettoardi.com
palazzetto.ardi@libero.it
posta@palazzettoardi.com

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Villa Contarini: lo splendore
di una biblioteca “da nobili”
di Alessandra Balestra

“La biblioteca. Questa è stata ora tutta quanta raccolta
e disposta in cinque gallerie. Sono 40.000 volumi che
formerebbero la disperazione e l’invidia di ogni più
dovizioso bibliofilo”. Così recitano alcune righe di un
articolo intitolato “Una villa principesca sul Brenta” di
Giulio Reichenbach pubblicato sulla Rivista mensile “Le
vie d’Italia” nel gennaio del 1931. E, in effetti, non si
può dire che non fosse uno splendore.
Perchè Biblioteca Cameriniana all’interno di Villa
Contarini? La risposta è molto semplice. L’attuale
Biblioteca, quella che, per capirci, si può ammirare
facendo il giro turistico della Villa, non è l’antica
raccolta libraria di Marco Contarini (1632-1689),
il nobile veneziano che aveva fatto costruire la sua
superba reggia a partire dal palazzo signorile che era
stato probabilmente progettato da Andrea Palladio nel
1546 (la paternità del progetto non è del tutto certa) su
commissione di Paolo e Francesco Contarini, suoi prozii.
Si tratta invece della collezione personale del conte
Paolo Camerini (1868-1937), autore di un’imponente
opera di riqualificazione economica e sociale svolta nel
Piazzolese a partire dal 1890, che ha abitato la Villa da
quel momento in avanti.
Cita l’articolo di “Le Vie d’Italia” riprendendo le parole
dell’avventuriero Jacques Chassebras des Cremailles,
testimone oculare dei lavori di costruzione della Villa nel
1681: “Questo miracolo d’architettura – si riferisce al
palazzo come era stato originariamente progettato – è
quasi soffocato dagli ornamenti con cui il Contarini ha
preso cura d’abbellirlo e dalle costruzioni che egli ha

fatto aggiungere alle due parti”.
In effetti Marco Contarini, Magnifico Procuratore
di San Marco, nel pieno fervore della sua attività
edificatrice, era seriamente intenzionato a far sorgere
“la più fastosa dimora signorile che fantasia di principe
potesse immaginare”, qualcosa che, a guardarla,
facesse restare meravigliati. Riuscì senza dubbio nel
suo intento, dal momento che, ancora oggi, voltando
le spalle alla piazza, si viene investiti da uno struggente
senso di grandiosità.
Fasto e sontuosità prima di tutto. I nobili a quel tempo
non ponevano limiti a spese pur di superarsi a vicenda
e di stupire. Scrive Giovanni Saggiori in un interessante
articolo intitolato “Il Loco delle Vergini di Piazzola”
contenuto in Libri e stampatori in Padova del 1959: “Così
sorgevano nei palazzi e nelle ville private teatri più o meno
vasti, ma tutti magnificamente ornati, ove si davano
spettacoli fastosi. L’animo di artista e la generosità di
Marco Contarini non conobbero freno in tale gara e non
uno, ma due teatri ornarono la villa di Piazzola e furono
sede di spettacoli di regale magnificenza”. Infatti, il
nobile signore, vuoi per generosità, vuoi per desiderio di
ammirazione, fece costruire presso il palazzo un istituto
in cui accolse, a sue spese, alcune ragazze povere ed
orfane, provvedendo alla loro educazione. Quando poi
si accorse, come scrive Saggiori, “che le ricoverate
avevano tutte bella voce e attitudine al canto, pensò di
farne un conservatorio di musica oltre che laboratorio
di merletti, arazzi e tappezzerie”. Nella stessa struttura
fece organizzare, inoltre, una stamperia, che è descritta
da Francesco Maria Piccioli in un raro libello intitolato

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L’orologio del piacere del 1685, in cui tale poeta di corte
descrive con enfasi secentesca il breve soggiorno a
Piazzola di Ernesto VI duca di Brunswick e in cui sono
contenuti i libretti delle opere date in quell’occasione,
con magnifiche incisioni in rame rappresentanti le scene
di maggior effetto. Racconta a proposito della stamperia:
“Salita una scala a lumaca, si hebbe l’ingresso in una
stamparia con tre torchi da improntar rami poi in altra
dove s’intaglia a bolino e acqua forte per il servizio di S.
E. d’indi alla terza superiore per le stampe de caratteri,
proveduta parimenti da triplicati torchi”. Grande amante
della musica, il Contarini aveva dunque a disposizione
“un suo conservatorio di trentotto fanciulle, dedite allo
studio della musica, del canto e dell’arte figurativa, due
ricche biblioteche musicali ed oltre 120 strumenti di
ogni genere e tipo”, ed era grandemente avvantaggiato
nella “gara” con gli altri signori dal momento che aveva
una tipografia personale, il “Loco delle Vergini”, in cui
poteva far stampare i libretti delle opere rappresentate
nei suoi teatri. Scrive Saggiori: “Uscirono, tra il 1680
e il 1686, i libretti di undici opere, illustrati anche da
bellissime incisioni in rame”. Sembra proprio che, tale
stamperia, abbia avuto vita breve e, cosa alquanto
singolare, fosse interamente mandata avanti da
manodopera femminile.
Se quindi si deve al Contarini il merito di tali spettacoli,
al Camerini, poco meno di due secoli più tardi, si deve
invece l’onore di essere stato il collezionista di opere
d’arte di particolare pregio e di importanti collezioni
librarie, nonché quello di aver restaurato la Villa e dato
una nuova veste urbanistica, sociale ed economica alle
sue vastissime proprietà per aggiungere, se possibile,
ancora più prestigio alla sua abitazione Barocca e alla
sua famiglia.
Ecco cosa, dalla testimonianza di Giulio Reichenbach,
si poteva ammirare e sfogliare nel 1931 nella personale
Biblioteca di Paolo Camerini: “Mille incunaboli, fra cui
un Petrarca del 1470 e il Dante del La Magna con nove
incisioni del Botticelli, una raccolta dei Giolito, editori
veneziani del Cinquecento, che è fra le più complete
che si conoscano, su 2000 libri di loro edizione ne
mancano forse solo 300, collezioni intere degli Aldi,
dei Giunta, degli Stefani, degli Elzeviri, dei Comino, del
Bodoni, a cominciare da quell’Omero bodoniano, che è
comunemente riputato, dal punto di vista tipografico, il più
bel libro che si conosca, ed è certamente stupendo”.

Dove sono finiti tutti questi libri? Ciò che è rimasto della
raccolta libraria del Contarini è ora conservato presso la
Biblioteca Marciana di Venezia, gran parte dell’originaria
raccolta del Camerini è stata dispersa (probabilmente
fra gli eredi) con la cessione della Villa negli anni ‘50 e
il resto è ancora lì, a Villa Contarini, affiancato dal fondo
proveniente dalla Biblioteca della Società “S.I.M.E.S.”
(tutti volumi e raccolte di periodici di argomento medico
e sanitario) di cui era proprietario il professor Giordano
Emilio Ghirardi che, morto il Camerini, acquisì nel
1969 l’intero edificio. Malgrado la dispersione patita a
partire dal secondo dopoguerra, la biblioteca raccoglie
ancora oggi, fortunatamente, pregevoli edizioni cinquesecentesche, oltre ad una notevole quantità di volumi
del XIX e XX secolo di materia eterogenea: agricoltura,
giurisprudenza, medicina, filosofia, letteratura italiana e
straniera, geografia, storia moderna e contemporanea.
Numerose risultano inoltre le raccolte di opuscoli che
abbracciano un arco temporale che va dal XVII al XX
secolo, particolarmente interessanti in quanto spesso
direttamente riferibili alla storia locale veneta.
Sparse e talvolta nascoste nel “mare” di libri sono
state riconosciute, tra le altre, alcune delle edizioni
particolarmente rare e pregiate, poiché relative alla
Storia della Tipografia italiana, di cui ha parlato
Reichenbach nel suo articolo: incunaboli (opere edite
prima del 1500), Aldine, Giuntine, Giolitine, Veneziane
del sec. XVI e Bodoniane.
Oggi la Biblioteca, così come l’intera Villa, è proprietà
della Regione del Veneto, che ha deciso di darle nuova
vita affidando alla Biblioteca “La Vigna” di Vicenza il
compito di sistemarla e catalogarla.

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Craeta plena spe in nuptys ill.rum d.d. Julii Justiniani & Albae Foscarenae epithalamium ill.mo & exc.mo d.d.
Foscareno senatore amplissimo dicatum. Di Gio. Paolo Cesarotti, 1652?

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Piazzola sul Brenta: la biblioteca dei Conti
Camerini riprende vita
di Alessandra Balestra

Come si fa a sistemare da zero un’intera biblioteca? Me
lo chiedevo meravigliata, mentre guardavo tutti quei
metri di “armadioni” in legno pieni di libri. Ai miei occhi
inesperti sembrava un’impresa impossibile.
10.000 circa, dovevano essere, a spanne. Ma chi
poteva dirlo con certezza, bisognava iniziare i lavori per
avere una visione più chiara delle quantità, dei costi,
dei metodi da adottare, diceva Attilio Carta ai funzionari
della Regione del Veneto.
Era il 13 ottobre 2006 quando fu firmata la convenzione
tra la Regione del Veneto - Giunta Regionale e il Centro
di Cultura e Civiltà Contadina - Biblioteca Internazionale
“La Vigna”, la prima impegnandosi a garantire il
finanziamento, la disponibilità del personale e il costante
monitoraggio del lavoro, l’altra assumendosi l’arduo
compito di organizzare, inventariare e catalogare quella
montagna di cultura e di storia.
“Se cataloghiamo 4000 libri all’anno, stando alle
previsioni, in un triennio ce la dovremmo cavare”,
questo era il pensiero di tutti. Per felice sorpresa, a
poco meno di tre anni da quelle firme nero su bianco,
puntuali sulla tabella di marcia, ci troviamo ancora
“nel mezzo del cammin di nostro lavoro”, 11.200 libri
catalogati e tanti altri ancora scoperti via via nascosti
dietro o in mezzo ad altri volumi, stipati nei cassettoni
sotto gli scaffali, raggruppati in buste che, a vederle,
non si sarebbe detto contenessero così tanti opuscoli.
Praticamente il doppio di quanti inizialmente ipotizzati.
Sistemare una biblioteca antica, dunque, all’interno di
un meraviglioso palazzo. Chiunque abbia mai messo

piede a Villa Contarini sa di cosa sto parlando. Allora,
dividere per altezza i libri, prima di tutto: anche l’occhio
vuole la sua parte. Poi, per quanto possibile, raggrupparli
per secolo di edizione.
Le difficoltà arrivarono presto, quando si cominciarono
a trovare opere in più volumi e si scoprì che era facile
che il secondo tomo fosse finito, a seguito dei vari
spostamenti precedenti e delle pulizie, qualche scaffale
più avanti, se andava bene, o dall’altra parte della
biblioteca, se andava male o che il quarto tomo, per
esempio, non c’era più. Quando i libri sono qualche
centinaio allora si può pensare di guardarli prima tutti e
rendersi conto della situazione, riaccorpando le collane
o le opere in serie senza troppi problemi. Quando però
il numero dei volumi è decisamente grande, la cosa si
fa più complicata.
Per necessità di iniziare i lavori, non fu possibile
scegliere il tiepido periodo primaverile. Era novembre
e, per entrare subito in empatia con i libri a noi
affidati, provammo a “metterci nei loro panni”: mani e
piedi gelati, cappellini in testa, sciarpe e giacconi da
montagna. E via, si parte.
Attilio Carta, a dirigere i nostri lavori, si improvvisava
all’occorrenza (e lo fa tutt’ora) falegname, geometra,
uomo di fatica e chi più ne ha più ne metta. Io, Alessia
Scarparolo (superstiti nel progetto ancora oggi, con
l’aggiunta di Sara Balbitu), Mara Colpo e Francesca
Basso lo aiutavamo a inventariare i libri, riunire i pezzi
sparsi, riordinare per altezze e formati e fare le liste dei
libri da portare a “La Vigna” per essere poi catalogati.

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Seduta per terra circondata dai libri, le mani nere
carbone e il naso rosso, mi sentivo la protagonista di
uno di quei libri del tipo “Il Codice Da Vinci”, uno di
quelli in cui i personaggi cercano nelle biblioteche
antiche o nei ripostigli di vecchie ville formule segrete o
mappe che conducono allo svelamento di chissà quale
mistero. Era qualcosa di più che semplicemente cercare
il volume sesto di un’opera in mezzo a tante altre e
posizionarlo fra il quinto e il settimo. Guardavo Attilio
Carta, il nostro coordinatore, e pensavo, soffiandomi il
naso, “chissà quante biblioteche ha sistemato lui”, e la
mia stanchezza diventava allegra.
Bene, i primi 2000 libri erano a posto, sistemati sui loro
scaffali e pronti per essere catalogati. Fu quella mattina
del 7 novembre 2006 che conobbi per la prima volta
le funzionarie regionali dell’Ufficio di Sovrintendenza
ai Beni Librari, quando vennero a controllare, un
libro alla volta, che tutto ciò che stavamo per portarci

a “La Vigna” corrispondesse esattamente a quanto
precedentemente scritto nelle liste. In casi come questi
le persone stringono quasi subito buoni rapporti, senza
troppi problemi perchè, quando c’è da lavorare, non
c’è troppo tempo per i convenevoli. E poi, in caso di
necessità, tutti si danno una mano, un po’ come
quando nevica e per strada si salutano tutti e, il primo
sconosciuto che passa, è facile che ti aiuti a far manovra
o a portare la borsa della spesa.
Lorena Dal Poz, Antonella Gasparotti, Patrizia De Michele
e, all’occorrenza, altri aiutanti, come Laura Scarton e
Marco Rossi ed, ultimamente, Francesca Pascuttini. Un
paio di volte ci hanno accompagnato e dato una mano
alcune ragazze tedesche, che stavano facendo uno
stage a “La Vigna”. Sono rimaste estasiate. Una volta
Massimo Canella è venuto a fare un sopralluogo e ci ha
persino aiutati a fare le liste! Tutti quelli che venivano
a visitare la biblioteca restavano affascinati, anche
Fausta Bressani, dirigente regionale dell’Ufficio Beni

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Culturali. Da quella volta in poi appuntamento fisso ogni
sei mesi per riportare alla Villa i libri catalogati e ritirare
gli altri. E, ogni volta, liste dei libri da fare, controllo,
inscatolamento, sigillamento degli scatoloni, carico e
scarico dei libri, compilazione e firma dei verbali, il tutto
con l’aiuto di Alessandro Bison, responsabile della Villa,
e di tutto il personale, dai custodi alle guide, sempre
sorridenti e disponibili. Che soddisfazione quando poi
ci fermavamo, per qualche minuto, a guardare come
l’aspetto della biblioteca un po’ alla volta cambiava
e tornava ad avere un po’ del suo originario nobile
decoro!
Per rendere possibile tutto ciò è stato necessario
intervenire con piccoli lavori di restauro, soprattutto
per i volumi con i dorsi completamente scollati, alcune
pagine volanti, frontespizi che stavano attaccati “per
miracolo” e copertine molto danneggiate. Ho imparato,
per necessità, qualche briciola dell’arte di confezionare
copertine per i libri, l’uso dei materiali e delle colle
specifiche, i costi. E c’era tanto da reincollare, così
come c’è tutt’ora, al terzo anno dei lavori, tanto da fare
per garantire una più lunga sopravvivenza a questo
prezioso materiale che, a vederlo, verrebbe da dire
“Ha fatto la guerra!”. E, in effetti, non è mica sbagliato:
questa biblioteca è riuscita a sopravvivere alla Seconda
Guerra Mondiale.
Il fatto che fossero assenti strumenti che potessero
essere d’aiuto al lavoro, come inventari o cataloghi
precedenti, ha reso non sempre facile il riordino dei libri,
e, a dire il vero, anche per la catalogazione abbiamo
trovato non poche difficoltà: è capitato infatti che, alla
presenza di un frontespizio, non corrispondesse poi
l’opera all’interno! Per non parlare di alcuni incunaboli,
i primi testi a stampa, in più volumi, che necessitavano
di un tipo di catalogazione che nessuno prima si era
trovato a dover fare e che dunque ha richiesto tempi
lunghi di ricerche.

di catalogazione Sebina Open Library.
Il progetto ambizioso di recupero della Biblioteca
Cameriniana, di proprietà della Regione del Veneto, non
è infatti solo quello di tutelare e salvaguardare le opere,
bensì quello di renderle, al più presto, consultabili e
accessibili a tutti. Naturalmente questo oggi non è
ancora possibile, perchè siamo in piena fase di lavoro,
ma già abbiamo più di una volta ricevuto telefonate con
richieste di consultazione. “Tale libro” ci hanno detto
“non lo trovo da nessun’altra parte”: questo dimostra
quale meravigliosa ricchezza sia contenuta tra le
splendide mura affrescate di quella che un tempo era
la residenza del conte Camerini.
Fino ad ora abbiamo catalogato e sistemato tutta l’ala
in cui sono conservate le monografie e adesso ci stiamo
occupando degli opuscoli, finiti i quali passeremo ai
periodici. Il lavoro è ancora lungo ma, ogni volta che
andiamo in Villa, la statua del Cristo del Bistolfi, con
le braccia aperte, ci osserva dal fondo della Galleria
quasi a incoraggiarci, e un angelo dalle grandi ali, con
una manciata di libri in mano, vigila sulla stanza lunga
e silenziosa della Biblioteca e su di noi indaffarati a
cercare, a sistemare, a riaccorpare i volumi.
L’odore caratteristico quasi dolce dei libri antichi, i suoni
ovattati di quello stanzone, la luce soffusa: tutto ormai
mi è familiare. E, tanto è chiaro il ricordo, non mi serve
nemmeno essere lì di persona per rivivere la sensazione
dell’arrivo quando, mentre scendo con Alessia e Sara
i tre scalini che portano dal pianerottolo al pavimento
in legno della Biblioteca, sento la voce di Attilio che,
strofinandosi le mani, ci dice ogni volta “Oh bene,
andiamo avanti!”.

Cosa si fa ad un libro dopo che gli è stato trovato un
posto, è stato inventariato, catalogato e restaurato
dove serve? Beh, lo si timbra e gli si mette un’etichetta
per poterlo poi ritrovare. Due secondi a dirlo, un po’
di più a farlo. Però, oggi, più di 11.000 opere sono
rintracciabili semplicemente inserendo le prime parole
del titolo, o l’autore o qualche altra notizia da qualsiasi
postazione Internet, entrando nell’Opac del programma

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Canzone in morte del clarissimo m. Domenico Veniero. Di Celio Magno. Venezia, D. Guerra & G.B. Guerra, 1582.

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La Cantina di Castelnuovo del Garda
ha adottato due libri de “La Vigna”
Per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno,
la Cantina di Castelnuovo del Garda ha scelto di farsi
un regalo: acquistare le copie in digitale di 2 libri di
argomento vitivinicolo.
Il 21 aprile 2009 il Presidente della Biblioteca Mario
Bagnara è stato lieto di consegnare al Presidente
della Cantina di Castelnuovo Giorgio Tommasi le copie
digitalizzate dei volumi Associazioni e cooperative
enologiche di Arturo Marescalchi e de La provincia di
Verona e i suoi vini di Giovanni Battista Perez.
L’acquisto rientra nel progetto “Adotta un libro” che la
Biblioteca “La Vigna” promuove dallo scorso ottobre.
L’incontro tra le due istituzioni è il risultato di una
profonda riflessione che esse hanno fatto sull’importanza
di cooperare per un fine comune, ovvero salvaguardare
sia il ruolo economico-sociale del commercio del vino
nel nostro territorio, sia proteggere le testimonianze
culturali ad esso legate.
L’adesione della Cantina di Castelnuovo del Garda, oltre
a contribuire al salvataggio definitivo di opere librarie
importanti e dar loro la possibilità di una vita più lunga e
duratura, consolida una collaborazione necessaria tra il
mondo della produzione del vino, quindi l’aspetto pratico
e concreto, e il mondo della letteratura sul vino, che
detta le regole, codifica, trasmette conoscenza. Questi
due aspetti, incompleti se considerati singolarmente,
permettono di raggiungere risultati significativi e
considerevoli se invece accostati l’uno all’altro nell’unico
obiettivo di assicurare un florido futuro ai deliziosi vini
del nostro territorio.
A. B.

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Libri posseduti da “La Vigna” sulle erbe spontanee
L’alimentazione nella tradizione vicentina / a cura del
Gruppo di ricerca sulla civilta rurale. - Vicenza : Accademia
olimpica : Biblioteca internazionale La vigna, 1998. - 206
p. : ill. ; 23x24 cm.
Segn.: C XX 6096

INSOR
Atlante dei prodotti tipici : le erbe / [a cura] di Graziella
Picchi, Andrea Pieroni ; introduzione di Corrado Barberis.
- Roma : RAI-ERI : AGRA, 2005. - 422 p. ; 22 cm.
Segn.: C XXI 571

ARENA, CARMELO
Erboristeria, aromaterapia, liquoreria. - Roma : L. Scialpi,
stampa 1974. - 142 p. ; 22 cm.
Segn.: C XX 381

LIPP, FRANK J.
Le erbe. - Torino : EDT, [1998]. - 184 p. : ill. ; 21 cm.
Segn.: C XX 6080

BETTO, GUGLIELMO M.
Storie di erbe e di come ho imparato a conoscerle con
alcune ricette di cucina e raccomandazioni sul loro uso
medicamentoso nonché sul miglior profitto da trarne in
giardino. – Bologna : Edagricole, 1982. – XVI, 108 p. :
ill. ; 27 cm.
Segn.: D XX 202
CAMPOLMI, BRUNO
Piante selvatiche in cucina. - Firenze : Olimpia, [1993]. 331 p. : ill. ; 24 cm.
Segn.: C XX 5334
CORIA, GIUSEPPE
La magia verde : piante fiori ed erbe negli Iblei. – [S. l. : s.
n., 1989] (Palermo : Publisicula). - 164 p. : ill. ; 32 cm.
Segn.: D XX 1458
CORSI, GABRIELA
Piante selvatiche di uso alimentare in Toscana. – Pisa :
Pacini, c1979. – 199 p. : ill. ; 21 cm.
Segn.: C XX 5339
DI CORATO, RICCARDO
928 condimenti d’Italia : acque aromatiche, spezie, aceti
balsamici, erbe, aromi, salse d’ogni epoca e d’ogni genere.
- Milano : Sonzogno, 1978. - 285 p. : ill. ; 21 x 21 cm.
Segn.: C XX 1023
I doni della natura nel piatto : dalla terra al cielo erbe,
selvaggina e frutti spontanei nella tradizione vicentina /
testi di Antonio Cantele ... [et al.] ; fotografie di Cristiano
Bulegato. - Vicenza : Terra ferma, [2005]. - 79 p. : ill. ; 27
cm.
Segn.: D XXI 126
L’enciclopedia delle erbe / a cura di Richard Mabey. –
Bologna : Zanichelli, 1980. – 286 p. : ill. ; 25 cm.
Segn.: ENC A 16

LOVO, PIERLUIGI
Bere e mangiare a Vicenza. - Vicenza : Ass. culturale Noi
Veneti, 2001. - 316 p. : ill. ; 24 cm.
Segn.: C XXI 152
MARINONI, JACOPO
Cucina e salute con le erbe spontanee nelle Tre Venezie. Padova : F. Muzzio, 1984. - 112 p. : ill. ; 22 cm.
Segn.: C XX 1358
MARTELLI, ELISABETTA
Erbe magiche per piatti incantati : come propiziare l’amore
con le ricette della seduzione. - Bologna : Atesa, [2000]. 141 p. : ill. ; 24 cm.
Segn.: C XX 6657
MASTELLA, ENZO
Grappe, erbe, arte. – Vicenza : Sedaster libri, 1984. – 48
p. : ill. ; 21 cm.
Segn.: MSC A XX 21(23)
PACINI, GIAMPAOLO
Erbucce, agresti e savori : ricette di cucina toscana con
erbe di campo, agresto ed aceto. - Bologna : Calderini,
[1996]. - V, 98 p. ; 16 cm.
Segn.: B XX 2044
PAGLIA, ENRICO
Delle erbe nocive ed utili spontanee nei prati mantovani
: con tavole analitiche e suggerimenti pratici sulla loro
nomenclatura e coltivazione. - Mantova : Stab. tip.
Mondovi, 1872. - 17, 40 p. ; 22 cm.
Segn.: CAP 1446
PORTINARI, CLAUDIO
Erbario di emozioni. – [S. l.] : Cesar editore, stampa 2001.
- 157 p. : ill. ; 25 cm.
Segn.: C XXI 41

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ROBERT, JEAN-LOUIS
Le livre des epices et des herbes. - [Paris] : Flammarion,
c1986. - 207 p., [8] c. di tav. : ill. ; 18 cm.
Segn.: B XX 597
ROSATI, ADOLFO
Riconoscere e cucinare le buone erbe : amaranto, bardana,
borsa del pastore, calendula dei campi, cardo mariano ... Verona : L’informatore agrario, 2009. - 96 p. : ill. ; 21 cm.
Segn.: C XXI 758
ROSSI, VERA
Cento ricette con le erbe buone... - Firenze : Sansoni, 1974.
- XII, 243 p. : ill. ; 19 cm.
Segn.: B XX 311
SANDRI, AMEDEO
La cucina vicentina : + 21 ricette dimenticate. - Nuova ed.
– [S.l.] : Vicentini Massimo, [2005]. - 168 p. : ill. ; 21 cm.
Segn.: C XXI 766
STOBART, TOM
Il libro delle erbe, delle spezie e degli aromi... – [Milano] :
A. Mondadori, 1972. - 255 p. : ill., tav. ; 25 cm.
Segn.: D XX 1062
Suggestioni del mondo rurale : erbe cucina salute / a cura
di Gianna Francesca Rodeghiero ; testi di Antonio Cantele
... [et al.]. - Vicenza : La serenissima, stampa 2001. - 100
p. : ill. ; 24 cm.
Segn.: C XXI 27
Vicenza F&B : food and beverage : terra, tempo e
tradizione : la qualità nel servizio al cliente : incontri di
formazione e aggiornamento / testi di Alfredo Pelle ; con
alcuni contributi di Francesco Soletti. - Vicenza : Terra
Ferma, c2004. - 47 p. : ill. ; 23 cm.
Segn.: MSC B XXI 4(7)
ZAMPIVA, FERNANDO
Erbario veneto : cultura, usi e tradizioni delle piante e delle
erbe più note. - Vicenza : Egida, stampa 1999. - 166 p. :
ill. ; 24 cm.
Segn.: C XX 6712

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Si ringraziano per il sostegno gli “Amici de La Vigna”
Apindustria Vicenza (Ordinario)
Ascom (Ordinario)
Associaz. Artigiani Provincia di Vicenza (Benemerito)
Associazione Amici Merlin Cocai (Ordinario)
Assoc. Micologica Bresadola (Ordinario)
Azienda Agricola Agrit. Palazzetto Ardi (Benemerito)
Circolo Fotografico Vicentino (Ordinario)
Cofindustria Vicenza (Benemerito)
Colli Vicentini Sca (Benemerito)
Comune di Gambellara (Ordinario)
Comune di Monteviale (Ordinario)
Confcooperative Unione Prov. di Vicenza (Ordinario)
Confraternita vite e vino del Friuli (Ordinario)
Corà Domenico & figli Spa (Benemerito)
Federazione Prov.le Coldiretti Vicenza (Ordinario)
Forma srl (Benemerito)
Lions Club Vicenza Host (Benemerito)
Mosele Elettronica (Ordinario)
Ordine Architetti di Vicenza (Ordinario)
Rotary Club Vicenza Berici (Benemerito)
Slow Food del vicentino (Ordinario)
Zuccato F.lli Srl (Benemerito)
Alessi Mauro (Benemerito)
Alfonsi Mario (Ordinario)
Assirelli Tonino (Onorario)
Baba Castelli Anna Maria (Onorario)
Basso Alfonso (Ordinario)
Bernardi Ulderico (Onorario)
Bertoldo Antonio (Ordinario)
Bertolo Gaetano (Ordinario)

Sostenitori delle attività del Centro

Bevilacqua Livio (Benemerito)
Boschetti Gian Paolo (Benemerito)
Brugnolo Katia (Benemerito)
Campagnolo Antonio (Benemerito)
Cervato Gianfranco (Ordinario)
Da Rin Carlo (Benemerito)
Da Schio Giulio (Ordinario)
De Lorenzo Claudio (Ordinario)
De Marzi Bepi (Onorario)
Diamanti Ilvo (Onorario)
Favrim Sandra (Ordinario)
Gabaldo Giancarlo (Benemerito)
Galante Francamaria (Benemerito)
Giarolo Ottaviano (Benemerito)
Girardi Alberto (Ordinario)
Loison Dario (Onorario)
Marcazzan Pietro (Ordinario)
Marzola Elena (Ordinario)
Nani Dino (Onorario)
Negrini Vittorio (Ordinario)
Parise Francesco (Benemerito)
Parolin Enzo (Ordinario)
Pasquali Mauro (Benemerito)
Pelle Alfredo (Ordinario)
Pepe Carlo (Benemerito)
Peretto Dino (Ordinario)
Pertile Alberto (Benemerito)
Polato Ottaviano (Ordinario)
Portinari Paolo (Ordinario)
Risi Egle (Ordinario)
Saraconi Alberto (Benemerito)
Scienza Attilio (Onorario)
Scortecci Luca (Ordinario)
Serra Matteo (Ordinario)
Tessaro Silvano (Benemerito)
Vescovi Gildo (Benemerito)
Vio Franco (Benemerito)
Visentin Gianluigi (Benemerito)
Vitale Lanfranco (Ordinario)
Zonin Gaetano (Benemerito)
Zoso Giuliano (Benemerito)

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Amici de “La Vigna”
Il Centro di Cultura e Civiltà Contadina - Biblioteca
Internazionale “La Vigna”, nella prospettiva di una
decisa riqualificazione delle sue attività, realizzabile solo
con la fidelizzazione e l’apporto sinergico delle forze
culturali ed economiche del territorio, ha ufficialmente
deliberato di dare il via all’iniziativa degli Amici de “La
Vigna” a sostegno delle attività culturali ed istituzionali
del Centro.
In questo primo anno di presidenza ho potuto
accertare che solo con queste strategie la Biblioteca
può qualificare le sue funzioni culturali a livello locale,
italiano e internazionale; altrimenti una sopravvivenza
asfittica, condizionata da mancanza di risorse che
impediscono l’incremento del patrimonio librario, il
potenziamento del personale specializzato, la ricerca
scientifica, l’attività editoriale, la promozione di adeguate
iniziative culturali…., è la premessa sicura di una sua
lenta agonia.

Persone fisiche: € 50,00
Sostenitori benemeriti:
Enti pubblici / Aziende private: € 1.000,00 (*)
Persone fisiche: € 100,00
(*) Per i titolari di reddito d’impresa l’erogazione liberale è deducibile
ai sensi dell’art. 100, comma 2, lettera m) del D.p.r. 22 dicembre
1986, n. 917

Ringraziando vivamente, anche a nome del Consiglio
di Amministrazione e dell’Assemblea, della generosa
risposta che sarà data a questo appello, porgo i più
cordiali saluti.
Il Presidente
Prof. Mario Bagnara

Per aderire all’iniziativa, è sufficiente far pervenire
alla Segreteria del Centro la “Scheda di adesione” e
versare la quota annua mediante:
Bonifico bancario presso Unicredit Banca Spa Sede centrale di Vicenza - intestato a:
CCCC-Biblioteca “La Vigna”
Contrà Porta Santa Croce, 3 - Vicenza
IBAN: IT86 - CIN: Y - ABI: 02008 - CAB: 11820 Num. C/C: 000000867843
Assegno NON TRASFERIBILE intestato a CCCCBiblioteca Internazionale “La Vigna”.
Le quote per partecipare all’iniziativa per l’anno 2009
sono fissate in:
Sostenitori ordinari:
Enti pubblici / Aziende private: € 500,00 (*)

Per maggiori informazioni
Segreteria:
Sig.ra Rita Natoli
tel. 0444 543000
tutte le mattine, orario 8.30 / 12.30

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