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La duplice natura del portale onirico .pdf



Nome del file originale: La duplice natura del portale onirico.pdf
Autore: Baldo

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La duplice natura del portale onirico
Inscrizioni telepatiche e neuro-quantistiche
Baldo Lami

Due sono le porte

Della vastità e profondità della materia quanto-siderale dei sogni, apparsa fin dall’inizio alquanto
misteriosa, oscura, quanto spesso sorprendentemente significante, molto si è sicuramente illuminato
nel tempo, ma molto si trova ancora avvolto nel più fitto mistero, come quello che qui intendo
affrontare, che è rimasto stranamente eluso dall’indagine onirologica della psicoanalisi.
Se lo fosse stato, si sarebbe scoperta per tempo, proprio attraverso i sogni, alcuni in particolare, la
magnifica tela della complessità del vivente, la matrice intersoggettiva in cui tutti siamo tramati,
palpitanti attraversamenti e incroci. Molto prima che si fosse imposta all’attenzione. Ma soprattutto
molto tempo prima che si fosse oggettivata nella rete telematica di internet a livello di pura virtualità.
Come del resto è il mondo quantistico delle particelle di cui tra poco parlerò.
Mi riferisco alla ben nota teoria della duplicità del sogno vigente in tutta l’antichità classica e che
Omero, nel diciannovesimo libro dell’Odissea, ha così brillantemente sintetizzato facendola esporre a
Penelope, essendo lei la “veggente” del sogno (delle oche e dell’aquila) raccontato a Ulisse, che nei
panni di uno straniero suo ospite non le si era ancora rivelato al suo ritorno a Itaca. Già, Penelope e la
tela.
«Per loro natura i sogni sono inesplicabili e portano messaggi difficili da interpretare, né ogni cosa si
compie per i mortali. Due sono le porte dei sogni immateriali, una di corno e l’altra d’avorio; e quelli
che escono attraverso l’avorio illudono, perché portano messaggi che non si realizzano, mentre quelli
che procedono per la porta di polito corno compiono cose vere, ogni volta che un mortale li vede.»
Se “un mortale li vede”, infatti, i greci i sogni li vedevano, non li facevano. Se poi premonivano o
meno e se la premonizione era fondata o falsa, solo il tempo poteva confermarlo. La qualifica di
“illusori”, ingannevoli o addirittura falsi, era pertanto messa in rapporto a quella di “veri”, quando si
costatava che tali sogni non si realizzavano, per cui venivano attribuiti alla sola psiche e non passanti
attraverso di essa: prodotti evanescenti e caduchi delle sole passioni umane, chimere, fantasmi,
effimere esteriorizzazioni fenomeniche. Ma gli antichi interpreti non potevano discriminarli in
anticipo.
Omero aveva già toccato il motivo della doppia porta nel tredicesimo libro, quando racconta del
misterioso antro sito nell’isola di Itaca in cui si aprivano due porte, quella rivolta a nord era “la porta
degli uomini”, da cui discendono i mortali, quella rivolta a sud era “la porta degli dei”, appannaggio
degli immortali. Allusione alle porte solstiziali associate alle costellazioni del Cancro e del Capricorno,
tradizionalmente cariche di significati iniziatici.
Virgilio riprende il tema omerico, riferito anche da Platone, con la precisazione che le due porte si
trovano nell’Ade, dove Enea con la Sibilla Cumana si reca per interrogare i morti sul futuro della sua
missione civilizzatrice, insieme alla curiosissima notazione che lo stesso viene fatto tornare nel
mondo dei vivi passando dalla porta d’avorio, quella dei sogni illusori. Cosa che ha fatto scervellare gli
esegeti nel tentativo di capirne il significato, che va dal pensiero più banale che Virgilio possa avere
tranquillamente sbagliato porta, un “errore di battitura” insomma, a quello più forbito che abbia
voluto sottilmente alludere all’idea che forse anche tutto il mondo dell’aldilà sia fasullo. Tutt’altro,
l’allusione, abbastanza esplicita mi pare, è che tutto il mondo di qua lo è, illusorio, in quanto realtà

profana dell’esistenza. Solo accostandosi al sacro, attraverso l’intermediazione simbolica e nell’unità
di mente e cuore, si può percepire “qualcosa” di vero.
La mission psicoanalitica
E arriviamo al punto. È veramente curioso e stupefacente che i due principali artefici della psicologia
del profondo, che con la loro sterminata produzione saggistica hanno dimostrato di possedere un
background culturale veramente fuori dal comune, con un interesse spiccato e appassionato per il
mito e l’antico, abbiano sorvolato su questo passo omerico che testimonia uno dei cardini più
rilevanti dell’antica onirologia. Che conoscevano oltretutto molto bene. Chiaro segno di imbarazzo?
Certamente. Ma a un secolo di distanza possiamo inferire il motivo profondo di questa apparente
omissione. Occorreva compiere un tradimento ma contemporaneamente un “incesto”, 1 che solo a
pensarci fa venire i brividi perché avrebbe potuto avere ricadute incalcolabili per tutto il genere
umano. Si trattava di tradire proprio quel grande amore, dire addio alla vecchia e cara tradizione e
narrazione spirituale e mitopoietica dell’uomo e del mondo, voltare pagina. Ma nello stesso tempo
compiere con lei un incesto simbolico, foriero di un passaggio evolutivo a dir poco epocale. Perché
proprio da queste portentose radici hanno tratto il novus che premeva per essere liberato. E osare:
riscrivere i processi della mente nella sua totalità, che poteva voler dire cambiarla per sempre.
Così, quasi avessero finemente accordato le loro menti sul passo da compiere, hanno operato la
stessa scelta di campo, uniti, pur divisi, in una comune mission per fondare la nuova scienza delle
visioni dell’uomo, che sono sempre impronte memorabili di civiltà: se l’antica onirologia intendeva
occuparsi solo dei sogni esterni alla psiche, considerati veraci, la nuova onirologia avrebbe dovuto
occuparsi solo dei sogni interni alla psiche, considerati tradizionalmente illusori, anche perché è da
questa e solo da questa che provengono tutti i sogni, veraci compresi. Era tempo. Ma con un diverso
spin 2 tra di loro, polarmente opposto: non c’è divino che non possa essere ricondotto all’umano, in
Freud; non c’è umano che non possa essere ricondotto al divino, in Jung.
Salvo ricreare la dualità delle due porte all’interno dell’opzione psichica. Infatti, non che i due insigni
maestri non si fossero mai occupati dei sogni che sarebbero stati considerati uscenti dalla porta di
corno, tra cui possiamo annoverare un’ampia gamma di eventi come i sogni telepatici, premonitori,
iniziatici, precognitivi, diagnostici, prognostici, creativi, di guarigione, ecc. Tutt’altro. Jung in
particolare li studiò lungamente identificandoli come “grandi sogni”, sogni prospettici o archetipici,
poiché dovuti all’irruzione di un’immagine dell’inconscio collettivo a forte tonalità emotiva. A fronte
dei sogni più comuni, quotidiani, sempre più frequenti in analisi, su cui l’opera terapeutica cerca di
attuare il passaggio dal piano della metafora a quello del simbolo, unificante e potenzialmente
trasformativo. Ma anche Freud ha accennato a una funzione prospettica del sogno, oltre ad avere
distinto i sogni dal basso, provocati dalla forza di un desiderio inconscio rimosso, dai sogni dall’alto,
che sono connessi a idee o a intenzioni dello stato di veglia. Corrispondenti a un’importante divisione
già fatta dallo stesso in precedenza tra i sogni derivati dall’Es e i sogni derivati dall’Io.
Ma tutta questa grandiosa e variegata fenomenologia onirica doveva comunque essere di esclusiva
produzione interna, nessun sogno poteva considerarsi totalmente esterno ed estraneo alla psiche.
Nessun sogno mendace. Numerosi furono i vantaggi fino a tutto il moderno, che in altra sede ho

1 Nella storia dell’umano pensiero, per Silvia Montefoschi, l’incesto simbolico si compie ogni volta che la coscienza-figlio,
accettando di aprirsi all’ignoto che non può più esplorare con i paradigmi del momento, si tuffa nell’inconscio-madre per
attingervi la nuova conoscenza dell’essere che giace nel potenziale delle sue profondità, portandola così in superficie per
renderla disponibile a tutti.
2 Lo spin è il momento angolare quantico, una grandezza associata alle particelle che concorre a definire lo stato
quantico.

chiamato neomitico, ma gli svantaggi hanno cominciato a farsi sentire con la postmodernità, cioè col
postmitico. 3
Questa tematica avrei voluto affrontarla già all’inizio della professione, ma soprassedei per le
contingenze del nuovo piano di vita che mi si era aperto, e feci bene, poiché la conoscenza delle
incommensurabili profondità dell’animo umano, dopo l’iniziazione analitica, mi doveva venire
dall’esperienza dell’incontro diretto con l’altro, da cui in seguito si evidenziò l’approccio e
l’orientamento intrapresi. Approccio che condivide la visione generale di un sistema unitario fondato
sui processi, che nel loro fondamento archetipico sono psichici e materiali insieme. Jung ha definito
tale carattere “fusionale” col termine psicoide.
Inscrizione onirica telepatica
Racconto un mio brevissimo sogno fatto molto tempo fa: incontro un mio amico al centro della
Galleria Vittorio Emanuele a Milano, era in coppia con sua moglie, ci salutiamo e parliamo un po’, ma
sono sorpreso dal suo pallore cadaverico. Da sveglio ho avuto subito l’impressione che il sogno non
mi riguardasse direttamente, così gli telefono per salutarlo con l’intento di capire come stava. Tutto
bene. E così parve procedere per una decina d’anni, tanto che avevo ormai archiviato il sogno con
una “interpretazione a livello del soggetto”, come una mia parte “esangue” legata alla coppia, che al
tempo non avevo, oltre, ma soprattutto, a un impallidirsi in me dell’interesse verso la misteriosa
attività terapeutica condotta dal mio amico. Con sua moglie – una coppia affiatata di seri
professionisti conosciuti anche in campo internazionale – faceva infatti parte di una cerchia magica
dove si praticava una forma di magia terapeutica chiamata “magia bianca" che, da quel poco che
sono riuscito a sapere, consiste in procedure rituali di guarigione svolte in “catena” da tutti gli adepti.
A suo tempo mi aveva molto incuriosito e affascinato, poi pensando che sotto questo nobilissimo
“bianco” potesse nascondersi del “nero” di tutt’altro ordine di idee, mi distaccai, grazie anche al
training analitico che avevo in corso. Anche se sono rimasto con l’idea che qualcosa di
terapeuticamente valido ci possa essere in questa metodica.
Solo in seguito a un improvviso ricovero in ospedale seguito da decesso nel giro di poche settimane,
sua moglie mi confidò che gli avevano diagnosticato un cancro già molti anni prima (mi precisò anche
l’anno, che corrispondeva al secondo anno successivo a quello del mio sogno, aggiungendo che
l’oncologo le disse che doveva averlo già da un paio d’anni) e che in seguito a una non meglio
precisata terapia era riuscito a fermarlo fino a quel momento.
Più che prognostico, questo flash onirico può essere più propriamente considerato un “sogno
telepatico”, poiché non annuncia in prima istanza l’esito infausto di una malattia, quanto l’innesco
attuale di un processo patologico. In Psicoanalisi e telepatia Freud definisce la telepatia «quel
fenomeno per cui si presume che un evento occorso in un determinato istante giunga pressappoco
simultaneamente alla conoscenza di una persona che è lontana nello spazio».
La tesi di Servadio
Una volta superata la prudenziale riluttanza dell’inizio, i successivi sviluppi della psicoanalisi freudiana
su questo tema hanno condotto Emilio Servadio, uno dei pionieri della psicoanalisi in Italia e
appassionato di fenomeni parapsicologici, a questa straordinaria tesi:
«La telepatia è sintonia di immagini e di affetti, è un fenomeno assai più “viscerale” che non
“cerebrale”. Può darsi che abbia un substrato fisico, che un giorno si riuscirà a dimostrare: ma, per
3 Baldo Lami, Psicopatia e pensiero del cuore. Analisi di un concetto chiave di comprensione del nostro tempo, Zephyro
2006. Gli svantaggi di cui parlo si riferiscono all’indebolimento progressivo del soggetto, inizialmente provvidenziale data
la sua monoliticità, fino alla sua attuale liquidità e definitiva prossima scomparsa.

ora, il suo aspetto è quello di qualche cosa che è a un tempo immateriale, e appartenente a livelli
elementari, vitali, dello psichismo umano. Secondo punto: l'evento telepatico, anche il più
apparentemente “spontaneo”, non avviene per caso: esso è in qualche modo condizionato dai
rapporti e dai legami affettivi dei partecipanti, i quali appaiono avere, sempre e comunque, qualche
cosa di reciproco e di complementare che tende a sintonizzarsi o a fondersi. Con la telepatia appare
provvisoriamente cancellato un dualismo, e ristabilita per qualche istante una “unità nella
pluralità”». 4
Questa concezione è sorprendentemente molto vicina a quella che Jung, che in realtà può essere
considerato un antesignano della ricerca in questo campo, ha dato della “sincronicità” (principio di
nessi acausali), ideata e perfezionata anche grazie agli scambi avuti con Wolfgang Pauli, uno dei padri
della meccanica quantistica.
Il sogno che ho raccontato è solo uno dei sogni telepatici che ogni tanto faccio, per fortuna non
frequentemente, tutti con la stessa infelice e inesorabile conclusione. È mia madre che mi ha
trasmesso questo “dono”, ma con una differenza fondamentale tra me e lei. Lei coglieva il processo
patologico alla fine (consanguinei in vita sognati morti o morenti avevano i giorni contati), io all’inizio,
e non solo su consanguinei, per cui possono intercorrere diversi anni prima di realizzare la prognosi
negativa. Tempo in cui è pur sempre possibile guarire. Questo è stato uno dei fattori che mi ha
condotto a intraprendere il lavoro che faccio e il mio interesse per la psicosomatica.
Ma appartengono ai sogni telepatici anche quelli in cui il paziente riesce a “intrufolarsi” nella vita
privata dell’analista captando informazioni oggettive che non poteva possedere, ad esempio sulla sua
casa o sulla sua famiglia, o soggettive come pensieri e sentimenti inespressi, arrivando a cogliere
anche il suo stesso orientamento teorico con sogni che lo confermano. Tutti sono ormai a conoscenza
di sogni tipici freudiani, junghiani, adleriani, lacaniani e via dicendo, fatti con analisti appartenenti a
quelle scuole. Infine si potrebbe anche convenire che non è affatto escluso che una base o una quota
telepatica ce l’abbiano tutti i sogni.
Superato il problema che la dicotomia divino-umano, squalificante la psiche e l’umano tutto, aveva
posto ai maestri, poiché oggi non si dà più, è il momento di recuperare l’immagine delle due porte
per risignificarle anche grazie ai nuovi codici di senso che nel frattempo si sono prodotti. Senza
correre il pericolo di cadere in antinomie paralizzanti per il pensiero contemporaneo, essendo
possibile riferirle alla naturale dualità inscritta nel cuore ontologico e ontoquantico dell’essere. Come
ci insegna ancora oggi la grande intuizione dell’antica filosofia cinese relativa al concetto di yin e yang
e la moderna fisica dei quanti relativa al dualismo onda-particella inquadrato teoricamente da Max
Bohr nel principio di complementarietà.
Fisica e poetica delle particelle
Limitatamente ai fini dell’elaborazione in corso, traduco solo alcune delle grandi idee che hanno
caratterizzato quell’insieme composito di teorie che pur nella loro meravigliosa “incompletezza” e
contraddittorietà costituiscono la più grande rivoluzione scientifico-culturale del ventesimo secolo,
chiamata meccanica quantistica,5 che apre scenari evolutivi inimmaginabili alla futura umanità e che
corre sincronicamente non a caso insieme alla psicoanalisi e al cinema. Tutte risalenti all’inizio del
‘900.

4 Emilio Servadio, Corriere della sera, 19 luglio 1988 (articolo rintracciabile online).
5 Bibliografia utilizzata: Il Tao della fisica di Fritjol Capra, Adelphi 1982; Il cosmo intelligente di Paul Davies, Mondadori
1989; Il Tutto di Jean E. Charon, Mediterranee 1989; Il cantico del quanti di Hortoli e Pharabod, Theoria 1991;
Entanglement di Massimo Teodorani, Macro Edizioni 2007.

Dopo il summenzionato principio di complementarietà, ci addentriamo sempre più nel cuore pulsante
della nuova fisica con un atto di genio matematico, quello relativo all’equazione che definisce la
funzione d’onda di Erwin Schrödinger (identificata con la lettera greca Psi - ψ), che permette di
descrivere compiutamente a livello probabilistico le proprietà ondulatorie della materia che
costituiscono un insieme di possibilità compresenti e sovrapposte, e col più noto e clamoroso
principio di indeterminazione di Werner Heisenberg. Che afferma che attraverso l’osservazione non è
possibile la determinazione simultanea delle variabili coniugate di un sistema quantistico, come
quelle relative al duplice comportamento della particella, ora materiale e corpuscolare, ora
immateriale e ondulatorio. Ma soprattutto che l’osservazione di un fenomeno condiziona e modifica
il fenomeno stesso.
C’è quindi un’interazione ineliminabile tra sistema osservato e sistema osservatore, che determina
una trasformazione irreversibile 6 in entrambi i sistemi, non solo fisica ma psicofisica, essendo il
sistema osservatore formato dall’insieme indistricabile di due sguardi, uno interno, coscienziale, e
uno esterno, che in questo caso non è fornito dall’occhio fisico, impossibilitato a vedere alcunché nel
microcosmo, ma dall’apparato strumentale di rilevamento. Incontro a duplicità di sguardi, però:
anche l’osservatore è osservato. Perché anche la nostra graziosa particella, secondo Jean Charon,
oltre alla sua ormai nota onda psi, corrispondente a uno sguardo verso l’esterno, ne possiederebbe
anche un’altra, chiamata onda sigma, corrispondente a uno sguardo verso l’interno, verso il proprio
potenziale quantico di memoria cosmica, fornitole, secondo David Bohm, dall’ordine implicato
complessivo dell’intero universo, che costituirebbe la natura e la mente del vuoto quantistico (subquantistico per Ervin Laszlo) 7 o campo di punto zero.
Campo unificato di informazione e d’interconnessione globale, dove ogni parte reca con sé
un’immagine olografica implicita del tutto in continuo dispiegamento. In interazione anche con
l’ordine esplicato della manifestazione fenomenica che da esso promana, perché informazione che
mette in forma e che guida pertanto il divenire per individualizzazione e complessificazione
crescente. Dove ogni oggetto appare separato nello spazio e nel tempo, noi in primis. Noi osservatori
coscienti increduli e spauriti nell’oceano fluttuante dell’assoluta imprevedibilità degli eventi, che non
ci stanchiamo di voler prevedere, perché con la perdita progressiva di coerenza quantistica
(decoerenza) tra noi e il cosmo, abbiamo perso la certezza che l’essere è e il non essere – il nulla, il
vuoto assoluto – non è.
Certezza che la tremula e mistica particella, piccola e vibrante ipotesi, risonanza limbica di
immaginaria mente, primigenio algoritmo della vita, sembra invece possedere, non smettendo mai di
“credere” nella possibilità di esistere, di relazionarsi e di congiungersi.
Ma cosa succede se vogliamo fotografarla? Che può significare violarla per coglierla nella sua nuda
verità? Lo testimonia una variante dello stesso esperimento che dimostrò la natura duale delle
particelle, noto come esperimento della doppia fenditura (detto per questa variante “a scelta
ritardata”) in cui, sparando un fascio di elettroni su uno schermo-maschera contenente due fessure
interposto tra l’emittente e uno schermo-bersaglio, si riscontrano su questo delle tipiche figure di
6 Alcuni fisici sostengono però che, almeno a livello quantistico, il processo può essere reversibile.
7 Secondo Laszlo la fisica ha evidenziato che il vuoto sarebbe una vera e propria dimensione, una matrice che sottostà
ai quanti, dalla quale emergono e ritornano le particelle elementari, un vuoto dalle incredibili potenzialità e densità, un
superfluido costantemente informato di ogni interazione presente nell’universo, che potrebbe rappresentare il quinto
campo (Campo Unificato di Informazioni o Campo ψ) da cui originariamente sono emerse e da cui si sono differenziate
per rottura della simmetria le quattro forze della fisica attuale: la gravità, l’elettromagnetismo e le due forze nucleari
"forte" e "debole". Nei suoi libri l’autore propone una coerente visione evolutiva formulando una Grande Teoria Sistemica
capace di abbracciare l'intero processo evolutivo dal Big Bang ai sistemi sociali. Il vuoto quantistico è dunque in realtà un
plenum di energie virtuali e il vero e proprio medium tra materia e coscienza.

interferenza in successione alternata di bande chiare e scure (spiegabili con la teoria ondulatoria), che
scompaiono come d’incanto non appena si piazza dopo una delle due fessure un rivelatore di
particelle (che è l’occhio meccanico esterno dell’osservatore) al fine di coglierle nell’atto
dell’attraversamento per verificare cosa e dove passa. Significando in questo caso che gli elettroni,
come intuendo di essere ripresi, presentendolo, hanno cessato immediatamente di comportarsi
come onde e, precipitando in uno stato determinato, si sono comportati come corpuscoli, che in
quanto tali lasciano sullo schermo-bersaglio solo le due tipiche bande corrispondenti alle due
fenditure.
Comportandosi come quegli indigeni che, come ci racconta Frazer, erano restii a essere fotografati
dai primi esploratori bianchi e fuggivano vergognosi perché temevano che la loro anima (l’onda)
potesse restare in tal modo catturata e “precipitare” in uno stato de-finito. Precipitazione, questa,
che nel linguaggio fantasioso della meccanica quantistica si chiama più propriamente collasso della
funzione d’onda o riduzione del pacchetto d’onda, che certifica la fine dell’“innocenza” quantistica di
Alice nel paese delle meraviglie, dove tutto è possibile, in cui le particelle esistevano in due o più
luoghi o stati simultaneamente (sovrapposizione di stati), verso un unico stato osservabile, che era
quanto si desiderava ottenere.
Questo fenomeno è stato più suggestivamente descritto nel seguente modo: appena uscito dalla
fonte emittente, l’elettrone che viene sparato sullo schermo sparisce immediatamente dissolvendosi
in una nube di elettroni fantasma (che sono le sue configurazioni d’onda significanti una “rosa di
valori possibili”) ciascuno dei quali passa “a modo suo” da entrambe le fessure della maschera,
interferendo poi con se stesso dopo averle attraversate, per finire sullo schermo di arrivo nelle note
figure di interferenza. Ma questa nube fantasma esiste e funziona solo se non viene osservata,
perché nel momento fatidico in cui viene vista, tutti i fantasmi elettronici si dileguano all’istante
tranne uno, che, come per amore, si materializza come un elettrone reale per l’osservatore che
ardentemente lo aspettava, presentandosi alla sua coscienza come un evento emergente generato
dalla stessa. 8
È magia questa? No, è la fisica del ventesimo secolo! Per questo però oltremodo imbarazzante o, per
meglio dire, perturbante. Ed è sempre per questo che per non impelagarsi in questioni metafisiche
infinite si decise “a maggioranza” di tornare a escludere l’importanza dell’osservatore nella
causazione dell’evento con una spiegazione meccanicistica, tuttora ritenuta valida dall’ortodossia
scientifica, anche se successivi esperimenti ne riaffermarono l’ineludibile centralità.
“L’intima natura delle cose ama nascondersi”, come dice Eraclito, ma l’osservatore costringe la
natura a “rivelarsi”, come dice la meccanica quantistica, anche se dopo torna a nascondersi in lui
nell’inconscio, come dice la psicoanalisi, che da lì torna a rigenerare il nascondimento anche
all’esterno. Ma oggi, a partire dalla nascita gemellare e “sincronistica” di queste due scienze, la
rimozione non regge più, la separazione tra esterno e interno è saltata, e il microcosmo fisico si sta
rivelando sempre più simile al microcosmo psichico, al funzionamento non locale e non lineare della
mente. 9

8 «Forse la fisica quantistica ci sta dicendo che la mente umana “deve” esistere affinché il resto dell'universo possa
esistere, altrimenti non ci sarebbe nessuno ad osservarlo e ciò significa che resterebbe in eterno nel limbo delle
possibilità. La realtà è il contenuto della nostra coscienza, come ha scritto recentemente Eugene Wigner». Fausto Intilla,
La funzione d’onda della realtà, Lampi di Stampa 2006.
9 Un sistema si dice “non locale” quando l’informazione relativa a un processo che si dà in un qualsiasi suo punto si
trasmette istantaneamente a tutti i suoi punti. Un sistema si dice invece “non lineare” quando anche piccoli cambiamenti
all'ingresso dello stesso possono causare grandi effetti all'uscita. Un esempio è il caso dei sistemi caotici.

Per concludere, in questa poetica della metafisica dei microenti, l’onda sembra essere molto di più di
una mera funzione matematica e astratta di probabilità, certamente utile come metafora per
interrogarci nell’interrogare il mondo, una metafora-specchio, perché la nostra domanda ci torna
stranamente indietro interpellandoci a sua volta. Una figura d’interpellanza, quindi, che ci appare
immaginariamente dotata di preveggenza e di una sensibilità infinita, in quanto esplorazione ideativa,
teleologica e secondo alcuni anche teologica condotta in seno alla Oneness (l’uno, l’infinito e
l’universo come campo quantistico unitario), 10 al fine di predire quali futuri sono possibili, futuri
intesi come tendenze a esistere e in cui l’esistere non si dà se non in relazione. L’onda infatti ama
sintonizzare i campi quantici (coerenza) e intrecciarsi con altre onde (entanglement), costituendo
quel famoso “mare” quantistico, fluttuante, con cui Paul Dirac amava definire il vuoto
dell’infinitamente piccolo, il vuoto della sinfonia festosa e gorgogliante delle oscillazioni ideiche, 11 la
cui tramatura si dice possa costituire lo stesso tessuto geometrico dello spaziotempo.
Vista così, è veramente difficile non arrivare a considerare l’onda come un impulso elementare e
infinitesimale del desiderio di vita, come istanza erotico-conoscitiva, come cifra e misura dell’infinito,
come apertura sull’altrove, come invocazione dell’altro.
Un fantasma si aggira per l’universo
A questo livello, in cui la fisica sembra coincidere con la metafisica, e l’ontico (ciò che è) con
l’epistemico (ciò che conosco di ciò che è), anche il fisico più ortodosso è costretto ad ammettere che
l’universo non si trova in uno stato pienamente oggettivo, reale, e che il suo costituirsi oggettivo,
realmente esistente, viene in qualche modo a dipendere da quel singolare “oggetto” cosmico, con
una funzione d’onda molto complessa che l’ha costituito “soggetto”, che da questo non pienamente
oggettivo, non pienamente reale, non pienamente esistente, è sorto.
Ma “l’esistere che non si dà se non in relazione”, sopra detto, risponde a un’esigenza fondamentale
della vita, esigenza che il filosofo e teologo britannico George Berkley, grande teorico
dell’immaterialismo, cioè la dottrina per cui nulla esiste al di fuori della mente, ha formulato in
quest’altra calzante e pertinente accezione: esse est percipi, “esistere è essere percepito”. E non c’è
niente di più perturbante, ci insegna Freud, del sentimento che si genera in noi quando una “cosa”
viene percepita come familiare ed estranea nello stesso tempo. Come ciò da cui ci siamo allontanati
fin dalla notte di tempi, la matrice da cui ci siamo differenziati e che si costituisce pertanto come
“fantasma delle origini”.
È stato lo stesso Einstein a condurci senza volerlo sulla strada di questa particolare condizione della
materia ante litteram a proposito del paradosso Einstein-Podolsky-Rosen (paradosso EPR) con cui,
presumendo valido il realismo locale, ossia le nozioni intuitive che i parametri delle particelle abbiano
10 Il riferimento è alla straordinaria visione olistica e unitaria del cosmo di Giuliano Preparata, che con Emilio Del Giudice
ha elaborato la “Teoria della coerenza elettrodinamica quantistica”.
11 Aggettivo derivato da Ide, l’istinto di tentativo e principio vitale di tutto ciò che esiste, un concetto basilare della teoria
micropsicoanalitica. La micropsicoanalisi, di matrice freudiana, è l’unica scuola psicoanalitica attualmente in grado
d’interfacciarsi adeguatamente con la meccanica quantistica (e le scienze tutte), poiché possiede una strumentazione
teorica e concettuale adatta allo scopo. Vedi gli innovativi e importantissimi concetti di vuoto, organizzazione energetica
del vuoto, dinamismo neutro del vuoto, ide, memoria ideica e immagine. Bibliografia: Dizionario di psicoanalisi e di
micropsicoanalisi di Silvio Fanti, Borla 1989; La vita: Involucro vuoto di Quirino Zangrilli, Borla 1993. Seguita per la verità
da una recentissima corrente di analisti junghiani che si sono distinti per una ripresa e ulteriore sviluppo delle grandi
intuizioni del maestro che allora lo avevano posto all’avanguardia rispetto a Freud su questo terreno, in merito ai concetti
di sincronicità, unus mundus, psiche oggettiva (inconscio collettivo) e psicoide. Quest’ultimo concetto, che individua
l’archetipo anche come generatore e modulatore di energie psicomateriali, giustifica il nome della proposta teorica,
ancora agli albori di una sua reale formalizzazione, come “Psicologia analitica quanto-psicoide”. Bibliografia: Psiche e
realtà di Tiziano Cantalupi e Donato Santarcangelo, Tecniche Nuove 2014.

valori definiti indipendentemente dall'atto di osservazione e che gli effetti fisici abbiano una velocità
di propagazione finita, evidenzia come paradossale il carattere non locale della meccanica quantistica
nella sua interpretazione ortodossa, concludendo per la sua incompletezza, cioè per la presenza di
“variabili nascoste”. L’enorme interesse scientifico suscitato da questo esperimento mentale, pur con
intento critico, è stato quello di prevedere con assoluta certezza il più grande e stupefacente
fenomeno della microfisica, noto come entanglement quantistico, che fu effettivamente comprovato
sperimentalmente molti anni più tardi.
Alla base di questo bizzarro comportamento ci sarebbe il fatto che due particelle, che abbiano avuto
origine dallo stesso processo fisico o che a un certo momento della loro esistenza si siano incontrate
e abbiano interagito per un certo tempo, non possano più avere destini assolutamente distinti. Si dice
che le loro onde si siano indissolubilmente intrecciate (entangled) formando un unico sistema
descrivibile da un’unica funzione d’onda che le unisce e comprende, anche se le due particelle si
vanno a collocare su due diverse galassie. Ragion per cui quello che accade a una di esse si
“ripercuote” immediatamente sull’altra, se una delle due collassa, collassa anche l’altra in uno stato
corrispondente. Il misterioso legame che le unisce rappresenterebbe una sorta di “connessione
telepatica” che, per l’istantaneità con la quale si verifica, abbatterebbe la famosa barriera della
velocità della luce sostenuta dalla teoria della relatività di Einstein.
Il maestro, sconcertato, definì questo fenomeno per lui fisicamente impossibile con le leggi fino allora
conosciute: “azione fantasma a distanza”. Non lo negò, ma ritenendo che Dio non giochi a dadi chiese
una spiegazione scientifica più plausibile di quella data dai primi teorici della meccanica quantistica
(casualistica e probabilistica), invitando a investigare su possibili “variabili nascoste”. La teoria di
David Bohm, summenzionata, si può collocare in quest’ambito di ricerca, che arriva alla conclusione
ancora più sconcertante che “fantasma” sia in realtà l’intero universo, un ologramma gigantesco
dinamico e interattivo splendidamente dettagliato. Un’“insostenibile leggerezza dell’essere”, è
proprio il caso di dirlo!
Duetto tra eros e fantasma d’amore
Ora, il fantasma, nel suo significato più recondito, è il farsi innanzi di una narrazione paradossale,
poiché apparentemente mancante di ciò che la renderebbe tale, l’oggetto e il soggetto della storia.
Che è ciò che il fantasma strenuamente cerca. Mentre a livello psicologico, per Freud, i fantasmi sono
scenari, canovacci, scene suscettibili di essere drammatizzate che raffigurano l’appagamento di un
desiderio inconscio. In questa definizione e nei successivi sviluppi si sottolinea la stretta connessione
del fantasma con il desiderio e l’alto grado di “coerenza” interna della sua trama. Questa è la ragione
per cui in un mio precedente saggio, cui rimando, 12 ho sviluppato l’idea già avanzata in campo
psicoanalitico, ma commutata in positivo, che tutti i fantasmi siano in realtà espressioni particolari
dell’unico vero fantasma, che è il “fantasma d’amore”, l’archetipo del fantasma o archifantasma,
sorgente universale della fantasy, matrice di simboli. 13
Da non confondere con Eros (solo eros nel prosieguo), “potenza generativa del desiderio d’essere”,
essendogli però intimamente legata come fosse un suo doppio o una sua controparte femminile,
“potenza evocativa del vuoto d’essere” da cui eros muove, portandosi verso il processo, la vita e il
divenire, o in cui eros apparentemente muore, portandosi verso il riassorbimento in se stesso per la
12 Baldo Lami, Il fantasma d’amore e la poetica dei fantasmi (attraversando la psicoanalisi), psicoanalisi.it settembre
2013.
13 Questa immagine è compatibile con quella presente nella cosmologia tradizionale secondo la quale il mondo è un
organismo complesso dotato di un’anima propria, e in varie versioni anche nella storia del pensiero filosofico a partire da
Platone, che nel Timeo immaginò un’anima “costruita” dal Demiurgo e da questo distribuita geometricamente nel
mondo. Unificatesi nel concetto di Anima mundi è stata poi ripresa anche da Jung e soprattutto da Hillman.

rigenerazione continua della condizione autoerotica iniziale, in cui è a sé trattenuto e in cui tutto
torna a essere possibile nel tempo e nello spazio infinito.14
A partire da questo punto, i rapporti tra processi della materia e processi della coscienza, con annessa
fenomenologia parapsicologica, entrano a pieno titolo nell’interesse e nella ricerca teorica e
sperimentale della meccanica quantistica. E molti eminenti fisici si dedicarono infatti allo studio di
queste correlazioni.
La nascita quanto-fantastica del sogno
Adesso siamo pronti per un esperimento immaginario, poetico, utilizzando il linguaggio della fisica dei
quanti, di cui ho provato a esporre un’elementare semantica per renderla comprensibile ai non
addetti, a me quindi per primo, e con l’aiuto di una delle più belle icone della narrativa
fantascientifica, quella del portale spaziotemporale, per descrivere il passaggio da un mondo all’altro,
come da una dimensione all’altra della coscienza.
Proviamo allora a scrutare aldilà del portale per cercare di cogliere il sogno in statu nascendi. Al di
qua c’è un soggetto umano che sta dormendo e sta entrando nella fase rem, quella del sogno. Il
soggetto ha delle richieste su quanto sta vivendo, desidera qualcosa, anche se non ne è consapevole,
e per questo vuole “conoscere” le carte del gioco della vita che sta conducendo con altri giocatori cui
è legato, e forse ha l’ardire di voler conoscere le carte degli altri giocatori senza conoscere bene le
proprie. Così interroga l’oracolo onirico quantosiderale del “blu lontano”. Sulla base di questa
interrogazione inconscia succede qualcosa di spettacolare, ai confini della realtà.
Dispersi nello spazio infinito, un gruppo di fotopsiconi 15 quanto-correlati si accendono, creando una
costellazione energetica in cerca d’immagine, che dopo aver danzato vorticosamente intorno a un
centro virtuale viene sparata sul portale onirico spaziotemporale che separa i due mondi: quello del
microcosmo, “fantomatico”, da quello del macrocosmo, cosiddetto “reale”. Come sappiamo
dall’antica sapienza greca che l’ha inventato, questo portale presenta due porte di accesso al reale
conosciuto, identiche ma distinte, che ora siamo in grado di risignificare. Il potenziale d’onda della
costellazione fotopsiconica passa invariabilmente da entrambe le porte finendo per proiettarsi sullo
schermo della mente del sognatore con delle figure d’interferenza, le quali vengono immediatamente
processate, tradotte e sequenziate dall’“ordine implicato” immaginifico del singolo individuo. Ed ecco
il sogno, che rappresenta in immagini enigmatiche ma logosensibili il responso del blu lontano, dove
tutto è correlato. Che emozione!
Il senso onirico del desiderio a scelta ritardata
Il senso del movimento quantonirico del desiderio elaborato fantasmaticamente, porta con sé, come
abbiamo visto, entrambe le possibilità declinative dell’eros: verso una meta creativa che apre all’oltre
e all’altro da sé (processo di cambiamento), o verso tutte le mete possibili che restano in sé potenziali
e a scelta differita (condizione autoerotica iniziale). La prima declinazione del desiderio può
14 Queste due declinazioni dell’eros potrebbero corrispondere ai due diversi articoli della legge del tabù dell’incesto
formulata da Silvia Montefoschi, che la intende non solo come la legge che regola la dinamica psichica interna di ciascun
individuo, e non solo come quella che regola l’ordinamento sociale, ma come la legge che governa il divenire dell’intero
universo a partire dai costituenti elementari della materia. Viene formulata in due diverse accezioni, a seconda che si
presenti come violabile o come inviolabile, essendo il principio che tutela un equilibrio e contemporaneamente il principio
che ne richiede l’infrazione per procedere verso un equilibrio superiore. Il testo cardine in cui la grande psicoanalista
mistica post junghiana elabora tutta questa tematica, che arriva fino a descrivere il passaggio dal fotone elettromagnetico
al fotone psichico, è Il principio cosmico o del tabù dell’incesto. Storia della preistoria del verbo, Bertani 1987.
15 Questo termine è un mio neologismo formato dalle parole “fotone”, quanto di luce, e “psicone”, evento mentale
elementare formulato da John Eccles, equiparabile al “fotone psichico” di cui parla Silvia Montefoschi nell’opera citata, e
John Horgan in Le Scienze n. 289 settembre 1992 (articolo rintracciabile online).

equivalere ai sogni “veri” uscenti dalla porta di corno, perché trovano un terreno psichico già
predisposto dal lavoro interiore per un passaggio evolutivo secondo il loro verso simbolico, mentre la
seconda declinazione può corrispondere ai sogni “illusori” uscenti dalla porta d’avorio, perché non
trovano, al momento, alcun terreno di possibile realizzazione simbolica che li sostanzino. Ma non
sono “falsi”, anche se possono mimare perfettamente il processo, sono semplicemente sogni
interlocutori, di mantenimento narcisistico o sogni in cui il soggetto prova a crederci mettendo in
scena l’atteso, per verificare, nell’altro, le proprie possibilità, la possibilità innanzitutto di essere
riconosciuto soggetto del suo stesso desiderio.
La scelta e la connotazione del senso onirico del desiderio, allora, come si può vedere, non è stabilita
in partenza, come nella tradizione omerica (veritiero se dal divino, fallace se dall’umano), ma si
destina all’arrivo nell’orizzonte coscienziale del soggetto, nel suo campo psi. Per riprendere la
metafora quantistica, dipende da dove lo stesso, osservatore osservato, fa collassare la funzione
d’onda. Se a livello del soggetto o dell’oggetto. In un senso più propriamente psicologico, dipende dal
grado di accoglimento in sé del “desiderio dell’Altro”, dall’ospitalità che può essere concessa a questa
“vibrazione dell’ignoto” tradotta in immagini simboliche. Questo affinché si attui un processo di
cambiamento, altrimenti si resta in latenza, sospesi nel “limbo delle possibilità”, meravigliosamente o
maledettamente in potenza. Cosa che costituisce indubbiamente la condizione di un maggior
impegno terapeutico, ma che può comportare alla fine la più grande soddisfazione se si riesce a
riconvertire il senso in cui si declina l’eros, visto che si dà in arrivo, dove nel luogo della domanda non
c’è solo il paziente con la sua funzione d’onda, magari coartata dalle infinite ripetizioni, ma anche
l’analista con la propria. Con la quale, nel transfert, ha l’opportunità di intrecciarsi (entanglement).
Dalla correlazione alla cor-relazione
Ma guardiamo bene, attraverso il “terzo occhio quantistico” unificato con quello psicoanalitico,
quanto ho appena detto. Nell’umano il collasso della funzione d’onda e quindi la “trasformazione
irreversibile”, in teoria dovrebbe darsi solo con la prima declinazione dell’eros, che è quella che si
compie a livello del soggetto del desiderio, non con la seconda, in cui le cose sono lasciate a se stesse
secondo il secondo principio della termodinamica (entropia).
In realtà il collasso può avvenire anche con la seconda declinazione (fantasma), che si compie
paradossalmente a livello dell’oggetto del desiderio ed è prodotto dalla paura del cambiamento o
della trasformazione irreversibile, che implica necessariamente la scelta attualizzante di una sola
possibilità tra le tante. Paura che determina un contro-processo teso a vanificare il cambiamento e a
stabilizzare lo status quo, e in cui viene pertanto a mancare il soggetto osservatore-osservato. Non
perché non esista, ma perché occultato e perciostesso demandato interamente all’analista, per lo
meno all’inizio.
Per questo, per un lavoro in profondità, se ovviamente consentito, cioè per un lavoro sulla funzione
d’onda, sulla riconversione e trasformazione della libido, grazie al transfert, bisogna andare oltre lo
stesso, oltre lo specchio, oltre il gioco delle proiezioni in cui in fondo il transfert consiste e portarci
verso un nuovo tipo d’amore: da una relazione simbiotica, fantasmatica, entropica e interdipendente,
che con riferimento all’entanglement quantistico possiamo chiamare “correlazione”, a una relazione
d’anima, mitopoietica, negaentropica e intersoggettiva, che chiameremo “cor-relazione”. 16

16 Il riferimento bibliografico che qui s’impone è all’opera prima di Silvia Montefoschi, L’uno e l’altro. Interdipendenza e
intersoggettività nel rapporto psicoanalitico, Feltrinelli 1977, con cui l’autrice esplicita quello che caratterizzerà il suo
orientamento teorico e il suo impegno terapeutico per tutta la vita, una novità assoluta non solo per quel periodo e non
solo per la psicoanalisi.

Perciò, oltre al cuore del paziente, che sappiamo inizialmente non “libero” semplicemente perché
“occupato”, proprio come la sua mente, c’è bisogno di tutto il cuore dell’analista, del suo desiderio,
della sua passione, dell’onda che prorompe dal cuore pulsante dell’Universo. 17
Internet e la messa in folle del desiderio
Anche perché questo, della seconda declinazione, è l’orientamento prevalente del desiderio
all’interno del collettivo umano prodotto dal fantasma d’amore (archifantasma), materno per
eccellenza, il quale, come “potenza evocativa del vuoto d’essere”, se non trova alcuna presenza,
alcun soggetto, alcuna mediazione simbolica in grado di finalizzarlo creativamente, può partorire una
pletora infinita di fantasmi patogenetici (arcifantasmi), 18 alcuni dei quali veramente deleteri e
pericolosi per la convivenza umana.
Mentre nel sociale chi vivrà vedrà, il problema in analisi è allora quello che essendo i fantasmi delle
formazioni dell’inconscio dotate come si è visto di un alto grado di “coerenza” interna, in rapporto
con l’ambiente esterno sono in grado di provocare la cosiddetta “decoerenza” che conduce alla
desincronizzazione delle funzioni d'onda, producendo separazione tra individuale e universale e tra
l’uno e l’altro della relazione. Questa è la barriera che analista e paziente si trovano a dover
oltrepassare per potersi veramente incontrare. Dove “oltrepassare” significa attraversare insieme il
fantasma, in lungo e in largo, individuando i ceppi in cui è incardinato, per restituirlo – godimento
permettendo – alla sua originaria funzione di matrice simbolica d’interconnessione e di evocazione
d’altro da sé.
Altrimenti si resta prigionieri dello specchio, delle sue magie e delle sue illusioni, che conducono
Narciso a collassare sulla sua immagine. Per inciso, questo è anche il problema consegnatoci dal
“sogno” di internet e di tutte le nuove mitotecnologie (che pretendono di farci essere “sempre
connessi”), sogno che gli antichi interpreti non avrebbero esitato a rubricare tra quelli provenienti
dalla porta d’avorio (illusori), il quale, spalancando all’umano gli infiniti enti delle sue proprie
possibilità, quali oggetti dei suoi propri desideri, irretisce seduttivamente il soggetto portandolo a
collabire con essi e a nientificarsi. Ed è così che anche tutta la “realtà”, che costituisce quella piccola
frazione di materia presente nell’universo su cui si era edificato con titanico sforzo il soggetto del
desiderio, rischia di sprofondare e di essere riassorbita nella pura “virtualità” della potenza originaria
dell’onda. Per fortuna che ora sappiamo che in quel sogno, come in tutti i sogni, sono presenti
entrambi gli orientamenti del desiderio che tradizionalmente venivano fatti provenire da due diverse
porte, essendo strutturalmente formato dal loro successivo e ripetuto incrocio, dalle loro bande
d’interferenza. Sempreché, teniamocelo bene in mente, il collasso di Narciso sulla sua immagine non
abbia messo definitivamente in folle il desiderio e con esso il soggetto osservatore-osservato.
Epilogo: la realtà e il sogno
Il paradosso spaziotemporale che abbiamo imparato a conoscere a livello quantistico vuole che,
come il punto-momento di partenza di un qualsiasi processo mutativo di stato si destina all’arrivo,
che sarebbe come dire che il futuro determina il passato, così anche l’informazione di un qualsiasi
punto-momento del percorso processuale tra l’alfa e l’omega, per le particelle come per qualsiasi
singolarità vivente, può essere trasmessa non localmente (istantaneamente, sincronicamente o
telepaticamente) a chiunque altra sia legata simbolicamente e simpateticamente a quella che la sta
vivendo.
17 Bibliografia di riferimento sul tema del desiderio e della passione: Ritratti del desiderio di Massimo Recalcati, Cortina
2012; Il principio passione di Vito Mancuso, Garzanti 2013.
18 Baldo Lami, op. cit. Come esposto in quest’opera, per arcifantasmi si possono intendere sia tutti gli scenari occulti di
Freud, sia tutti i complessi autonomi di Jung.

La psiche consiste essenzialmente nella coniugazione del verbo “essere con”, che è l’unico modo
d’essere dell’essere. Coniugazione ininterrotta che riporta come in un film la registrazione di tutte le
interazioni effettuate fin dal più remoto passato. Queste tracce mnemoniche costituiscono pertanto
la trama e l’ordito della matrice intersoggettiva cui ho accennato all’inizio. Rielaborata in
continuazione sulla base dei nuovi intrecci (entanglement) e all’interno di una dialettica stringente tra
coerenza (desiderio dell’altro) e decoerenza (desiderio d’altro). 19 «Io vi darò le chiavi del regno dei
cieli; e tutto ciò che legherete in terra sarà legato anche in cielo; e tutto ciò che scioglierete in terra
sarà sciolto anche in cielo.» (Matteo 16:19). Il sogno illustra allora lo stato in cui si trovano in noi gli
intrecci che ci sostanziano, lo stato della tela di Penelope. Tessuta con le nostre relazioni, con i nostri
pensieri e i nostri sentimenti, tra noi umani e tra noi e l’universo. All’interno dei quali c’è dato di
poter essere informati di ciò che succede all’altro capo del verbo essere (telepatia).
Ma allora è proprio la cura di questa tela la vera terapheia e il vero compito su cui si misura il destino
dell’uomo nel divenire dell’essere, se deciderà un giorno di farsene carico, pena costituire lo scarto di
un processo evolutivo che andrà inesorabilmente oltre lo stesso, oltre la sua limitata consapevolezza.
Ma chi osserva chi? Concludo con una mia poesia del 1990 intitolata “La realtà e il sogno” questa
ricerca investigativa condotta poeticamente attraverso la metafora quantistica al di là e al di qua
delle porte del sogno, per comprendere qualcosa di più del fenomeno telepatico, che con le sue
inscrizioni immaginifiche (psico-neuro-quantistiche) 20 ci racconta di un’altra anima del mondo, che
similmente all’inconscio non conoscevamo: quella che fornisce sostanza, fondamento e “senso” alle
nostre vite.
e se noi
in questa che crediamo
la dimensione del reale
fossimo invece a nostra volta
solo dei simboli
delle anticipazioni
dei tentativi o sperimentazioni
potenziali
figure oniriche intermittenti
della durata di una sola notte
ma che possono ripetersi
più notti
del sogno molto più grande
e incommensurabile
di un altro da noi? 21

19 La dialettica tra coerenza e decoerenza non dev’essere intesa nei termini di una contrapposizione tra connessione,
relazione, legame o unione, identificati come bene e imputabili alla coerenza, e il suo contrario imputabile alla
decoerenza, ma in quelli di una necessaria polarità tensionale dotata di proprietà transitiva in funzione omeostatica o
evolutiva. Queste due posizioni possono invece essere associate al solve et coagula (sciogli e unifica) degli alchimisti,
entrambe indispensabili al conseguimento dell’opus. Riconducibili anch’esse ai due diversi articoli della Legge del tabù
dell’incesto di Silvia Montefoschi descritti nella nota 14.
20 Questa mia composizione terminologica non vuole essere direttamente riferita agli studi sul cervello quantico
(trasduttore di segnali entangled) di Roger Penrose e Stuart Hameroff, che comunque cito per dovere d’informazione e
secondo cui la coscienza sarebbe basata su vibrazioni quantistiche nei microtubuli all'interno dei neuroni cerebrali, né alla
Neuro-Quantistica dello psichiatra e omeopata Ermanno Paolelli, benché anch’essa degna di nota.
21 Baldo Lami, Le ali rotonde. Idee e battiti per una poesia, Laboratorio Ricerche Evolutive 1990.


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