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sole pirelli .pdf


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Titolo: p_20160506_sole_sole_naz_037 (p)00_bonfab01

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Finanza & Mercati 37

Il Sole 24 Ore
Venerdì 6 Maggio 2016 - N. 123

Credito. Nella prima assemblea da Spa la lista guidata dal giurista supera la formazione di Bolla con il 57,9% dei voti

PARTERRE
ppp

Clessidra cede Euticals negli Usa
Primo deal post-riassetto

P

er Clessidra si tratta della prima operazione post-riassetto azionario: che porterà, prima dell’estate, all’ingresso della Intermobiliare della famiglia Pesenti nella Sgr fondata da Claudio Sposito, il
manager scomparso a gennaio. Sul tavolo c’è la vendita di Euticals.
Ieri infatti l’amministratore delegato di Clessidra, Maurizio Bottinelli, era negli Stati Uniti a chiudere la cessione della controllata al
gruppo americano, quotato sul Nasdaq, Amri (assistito da Nomura).
Rilevante il valore della transazione, in quanto la controllata di Clessidra è stata valutata da Amri circa 315 milioni di euro (358 milioni di
dollari): con pagamento in cash ed azioni. Euticals è un’azienda da oltre 200 milioni di giro d’affari nota per essere uno dei principali produttori italiani di principi attivicon una base clienti che comprende le
maggiori aziende farmaceutiche. Con la cessione per Clessidra ci sarà
un impatto positivo sul Nav del secondo fondo. Inoltre come conseguenza dell’accordo Fernando Napolitano, presente nel consiglio del
veicolo che deteneva Euticals (la holding Lauro 57) entrerà nel board
dell’americana Amri, che con quest’acquisizione supererà i 750 milioni di dollari di giro d’affari e si espanderà sul mercato europeo. (C.Fe.)

ppp

Ge sceglie su Interbanca: anche
Lonestar e Creval in campo

I

l colosso statunitense General Electric dovrebbe prendere a breve
una decisione sulla vendita di Interbanca: secondo le indiscrezioni, entro il week end General Electric dovrebbe infatti scegliere l’interlocutore con cui continuare in esclusiva i negoziati sulla controllata italiana. Sarebbero quattro i soggetti in campo, secondo i rumors: cioè i fondi Apollo e Lonestar tra i private equity e, tra i gruppi
strategici, Banca Ifis e il Credito Valtellinese.
Le offerte (arrivate all’advisor Deutsche Bank) di Apollo, Lonestar e Banca Ifis sarebbero per l’intero perimetro di Interbanca, mentre quella del Credito Valtellinese sarebbe per le sole attività di factoring. Sempre secondo le indiscrezioni l’offerta di Apollosarebbe la
più alta, con una valutazione attorno ai 240 milioni di euro, mentre
quella di Lonestar sarebbe inferiore, come pure quella di Banca Ifis.
Tuttavia la decisione finale di General Electric verrà influenzata anche da altri aspetti: il colosso Usa sembra indeciso se cedere la controllata a un fondo, che avrà bisogno di via libera più complessi da
parte delle Authority, oppure a un soggetto strategico. (C.Fe.)

ppp

La Igi dei Cirla
entra nei servizi di logistica

I

l fondo Igi Investimenti Cinque, gestito da Igi Sgr, ha perfezionato l’acquisizione di una quota di maggioranza di Bracchi,
leader in Europa nei servizi di logistica ad alto valore aggiunto ed
elevata specializzazione.
A seguito dell’operazione, Igi deterrà il 64% circa del capitale di
Bracchi, mentre la famiglia Annoni resterà nell’azionariato al
fianco di alcuni manager con una quota pari a circa il 10%. Il gruppo Bracchi, con sede vicino a Bergamo, nel 2015 ha generato un fatturato complessivo di oltre 80 milioni di euro per un margine operativo lordo superiore a 8 milioni di euro. L’operazione (che ha visto coinvolti gli advisor di Pwc, Lincoln International e Goetze&Partner oltre agli studi legali Gatti Pavesi Bianchi, Pavia &
Ansaldo, Simmons&Simmons e Di Tanno) rappresenta il quarto
investimento realizzato da Igi, la Sgr presieduta da Giorgio Cirla
e guidata dal figlio Matteo, attraverso il fondo Cinque, dopo quelli
già effettuati in Rollon, Fimotec e Vimec. (C.Fe.)

Sostenibilità. Business verde al raddoppio

Metà dei ricavi
Pirelli dal «green»
Laura La Posta

p«La sostenibilità? È far du-

rare le aziende nel lungo periodo». Non un ambientalismo di
facciata quello di Pirelli, descritto ieri in Fondazione Pirelli a Milano dal Chief sustainability and risk governance officer,
Filippo Bettini. Anzi, una visione 3D della sostenibilità: sociale (attuata con politiche di welfare evolute per i dipendenti e
mediante il sostegno diretto dei
produttori di gomma naturale,
in particolare in Indonesia),
economica (gestione sostenibile che permea tutto il business e diventa leva di competitività) e ambientale (miglioramento dell’impronta ecologica
degli pneumatici, uso più efficiente delle risorse impiegate,
maggior recupero e reimpiego
degli scarti, più uso di energia
da fonti rinnovabili). Una strategia complessa, voluta in prima persona dal Ceo, Marco
Tronchetti Provera, delineata
dallo Steering committee sostenibilità composto dal top
management dell’azienda e resa operativa in tutti i paesi dalla
direzione sostenibilità che ha in
Bettini e nella Group sustainability officer Eleonora Giada
Pessina i timonieri. Un lavoro
imponente, che ha fruttato a Pirelli l’inserimento nel novero
delle aziende più evolute del
mondo sulla sostenibilità, con
un ruolo di indirizzo rilevante
dello Steering committee del
Global compact lead delle Nazioni Unite.
E risultati non mancano, anche a livello di business. Nel
2015, quasi la metà (48%) dei ricavi tyre di Pirelli è derivata da
prodotti Green performance

(con migliori prestazioni ambientali quali una diminuzione
della resistenza al rotolamento,
della rumorosità, un minore peso e un aumento della percorrenza). Un livello quasi doppio
rispetto al 2009, quando la quota era pari al 25%, frutto dell’intensa attività di Ricerca & Sviluppo (che assorbe oltre il 3%
dei ricavi). Performance che
hanno attirato l’interesse anche del socio maggioritario cinese ChemChina, che detiene il
65% di Pirelli: «mettiamo a disposizione le nostre competenze e impareremo le loro in ambito di sostenibilità; ora c’è un
forte interesse cinese su questi
temi», dice Bettini.
Il gruppo, che ha lasciato
Piazza Affari a novembre 2015
dopo il riassetto finanziario
(annunciando però il ritorno
futuro in Borsa), potrà impiegare anche la leva green per attrarre investitori . L’ottimo posizionamento negli indici Dow
Jones Sustainability e
FTSE4Good (con leadership
mondiali di settore da anni) ha
posizionato, nel corso del tempo, Pirelli tra i gruppi più “attraenti” in ambito Socially responsible investing (Sri). Un filone
di investimenti, quello della finanza sostenibile, che soprattutto negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei sta attirando
capitali, soprattutto ora che i titoli dei comparti energia e petrolio scontano il basso prezzo
del greggio. Secondo la Global
sustainable investment alliance (Gsia), gli asset Sri nel mondo ammontavano a 21.400 miliardi di dollari nel 2014, in raddoppio ogni due anni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Svolta Veneto Banca, eletto Ambrosini

Non ci sarà ad, deleghe operative affidate a Carrus nel ruolo di dg - In 14 nel nuovo board
Katy Mandurino
MARGHERA (VE)

u Continua da pagina 35

pEntrano nel nuovo Cda (a 14

membri), assieme ad Ambrosini, l’ex consigliere economico di
Palazzo Chigi Carlotta De Franceschi (probabile vice presidente), Matteo Cavalcante (presidente dell’associazione Per Veneto Banca), Giovanni Schiavon
(presidente dell’associazione
Azionisti Veneto Banca), l’avvocato padovano Roberto Nevoni,
Dino Crivellari, Maria Cristina
Bertellini, Laura Dalla Vecchia,
Aldo Locatelli, Debora Cremasco, Fabio Bassan e Michele Padovani. «Sull’aumento di capitale sono fiducioso – ha continuato
il neopresidente -, c’è interesse e
attenzione da parte del mercato.
Ma è sbrigativo asserire che del
fondo Atlante non ci sia alcun bisogno: è sciocco rinunciare ad
aprire un paracadute quando lo

IL NEO PRESIDENTE

Ambrosini: «Fiducia
sull’aumento, ma serve l’m&a
Credo che faremo presto
l’azione di responsabilità
contro i vecchi vertici»
si ha a disposizione nell’aereo».
Ambrosini dice ciò che da tempo gli azionisti si vogliono sentir
dire: «La ricerca di un partner è
indispensabile per Veneto Banca, credo che più nessuno ipotizzi lo stand alone, non ci sono più i
numeri». E sull’azione di responsabilità (tanto agognata dai
soci ma di fatto non all’ordine
del giorno nemmeno nell’assise
di ieri): «Chi sbaglia paga, senza
se e senza ma. Ma ritengo siano
necessari un altro mese, o mese e
mezzo, non certo un anno, per
avere tutti gli elementi e fare una
valutazione compiuta e accurata», ha detto Ambrosini, che in
passato ha curato l’azione di responsabilità (vincendola) relativa ad Alitalia.
La spa di Montebelluna, dunque, volta pagina, con un nuovo
Cda riunitosi in seduta d’insediamento già ieri sera, Cda che
con molta probabilità confermerà Cristiano Carrus (entrato nel
board assieme a Bolla in qualità
di soci di minoranza) nel ruolo di

direttore generale, con gli stessi
poteri che oggi sono appannaggio dell’amministratore delegato. Il gesto accontenta la Bce, che
nella lettera di qualche settimana fa aveva auspicato un rinnovo
dei vertici di Veneto Banca mantenendo però le cariche operative, per garantire continuità nel
risanamento dei conti. Anche se,
sul fronte dei conti, Veneto Banca resta “sorvegliata speciale”. Il
2015 si è chiuso con un rosso di
882 milioni di euro, crediti deteriorati per 7,6 miliardi, 1,6 miliardi di sofferenze nette; un Cet 1 ratio al 7,23% e un total capital ratio
al 9,06%. E i numeri del primo
trimestre non vanno affatto meglio, come lo stesso Carrus non
ha mancato di sottolineare durante tutta la sua esposizione.
«Andiamo in Borsa perché siamo gravemente malati, cerchiamo il sostegno del mercato».
Il bilancio è stato approvato
con il voto favorevole del
78,35% del capitale presente in
assemblea.
Nessuna fase di tranquillità,
quindi, per i soci di Veneto Banca, che in mattinata sono stati informati anche sulle due lettere
giunte da Consob: la prima, tre
giorni fa, annuncia l’avvio di un
procedimento sanzionatorio nei
confronti della banca: le indagini
coprono il periodo 2013-2015 e riguardano indistintamente tutti i
soggetti in carica fino al 2014-15
fino alla cooptazione dell’ottobre del 2015. «Vengono individuate particolari e accentrate responsabilità da parte del dottor
Consoli e del condirettore generale Fagiani», ha spiegato Carrus. La seconda, una mail certificata arrivata ieri mattina, ha come oggetto la convocazione obbligatoria del Cda: Consob
ordina al Cda di riunirsi entro
una settimana per trattare temi
relativi a chi avrà diritto o a chi
potrà accedere all’operazione di
aumento di capitale, in pratica
chiede di affrontare alcuni punti
relativi al rapporto con la clientela viste le gravi irregolarità
emerse durante le precedenti
ispezioni. É lo stesso schema
usato con la Popolare di Vicenza.
«Serve trasparenza», ha detto
Stefano Ambrosini durante l’assemblea di ieri, ed ora è il momento per metterla in atto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

ANSA

LAPRESSE

Veneto Banca. Il nuovo presidente Stefano Ambrosini e gli oltre 3mila soci che si sono presentati ieri per l’approvazione del bilancio e il rinnovo del cda in
assemblea a Marghera

L’agenda. Entro un paio di settimane il prospetto, poi l’aumento - Sul tavolo anche una fusione con Vicenza

Atlante e l’ipotesi del maxi-polo veneto
Luca Davi
Marco Ferrando

pOra avanti tutta sull’aumento.

Che sembra destinato a svolgersi
in un clima meno cupo di quello
della Popolare di Vicenza, ma che
non sarà comunque una passeggiata: lo stato di salute della banca
rimane precario, tra i rilievi Consob, il pressing della Bce e un turnaround che ancora stenta a vedersi, come dimostrano i conti approvati ieri dai soci e la trimestrale
diffusa in settimana.
E così per il miliardo che l’istituto
dovrà chiedere al mercato intorno
allametàdigiugno,ilpensierocorre
al fondo Atlante. Ieri l’a.d. Cristiano
Carrus ha spiegato che il prospetto
arriverà entro un paio di settimane;
secondo quanto risulta a Il Sole
24Ore, subito dopo, cioè intorno al
20 maggio, si terrà un vertice con le
banche del consorzio di garanzia,
cioè Banca Imi che guida il pool al
fianco dei co-global Credit Suisse,
SocGen, Citi e Ubs; joint book runner saranno invece UniCredit, Natixis, Nomura, Barclays e Commerzbank. La pattuglia è nutrita, ma tutto dipenderà dal mercato e così ad
oggi non si può escludere che alla fine dell’operazione una quota possa
finire in pancia al fondo gestito da
Quaestio Sgr.

«Ci aspettiamo che l’operazione vada in porto così come era stata disegnata» e su un’eventuale
partecipazione del fondo Atlante
«al momento non c’è nessun fatto
nuovo», ha detto ieri il presidente
di Intesa Sanpaolo, Gian Maria
Gros-Pietro, lasciando intendere
che è troppo presto per capire se
Atlante dovrà farsi carico anche di
Montebelluna, tutta o in parte.
«C’è l’assemblea di Veneto Banca
dalla quale usciranno gli organi
societari che amministreranno,
con i quali ci confronteremo», ha
aggiunto ancora Gros-Pietro.
Per le dimensioni dell’operazione (un miliardo) e per la presenza di un consorzio allargato le
prospettive dell’operazione, come detto, sembrano migliori rispetto alla Vicenza, ma secondo le
impressioni raccolte in ambienti
di mercato l’intervento di Atlante
viene considerato l’opzione più
probabile. E nel caso, non remoto,
in cui il fondo dovesse trovarsi
con una quota di controllo potrebbe anche valutare un’integrazione con la Popolare di Vicenza, di
cui possiede il 99,3 per cento. Per
ora si tratta solo di un’ipotesi, che
però circola in ambienti finanziari
e che per certi aspetti riporterebbe l’orologio indietro di due anni,

quando tra Montebelluna e Vicenza si era tentato di ragionare su
un’integrazione (gradita alla Vigilanza) poi tramontata viste le pretese di parte vicentina.
Dal punto di vista industriale
l’aggregazione tra le due realtà
avrebbe indubbi vantaggi in termini di sinergie. Le due realtà venete insistono prevalentemente
su territori affini, soprattutto nel
cuore del Nord-Est. L’aggregazione permetterebbe quindi di
generare una combined entity che,
opportunamente ripulita e rilanciata, sarebbe contrassegnata da
un notevole livello di efficienza. Il
quartier generale dell’ipotetico
futuro gruppo, sottolinea qualche
osservatore, rimarebbe in Veneto, consentendo così al territorio
di non perdere il legame con due
banche storicamente radicate.
Non è forse un caso che il progetto
di fusione tra i due gruppi abbia diversi sponsor di rilievo anche sul
fronte politico. «Credo che noi
possiamo giocare un ruolo importante nella nascita di un nuovo
polo veneto - aveva detto nelle
scorse settimane il sindaco di Verona, Flavio Tosi -, con l’aggregazione della Popolare di Vicenza e
Veneto Banca», a cui si poteva aggiungere, secondo il primo citta-

dino, la fondazione CariVerona.
Realistico poi che l’eventuale
aggregazione trovi la sponda della
Vigilanza europea, sotto la quale
entrambe le banche venete si trovano. Francoforte del resto vede
di buon occhio operazioni che
consentanodicreareattoribancari più solidi e stabili. Ecco perchè
qualcuno suggerisce anche che all’interno del maxi-polo veneto
possano rientrare anche altri piccoli istituti in difficoltà, come Cassa Cesena, Rimini e San Miniato.
Affinchè l’eventuale fusione
prenda corpo tuttavia occorrerebbe superare un ostacolo rilevante, come quello occupazionale. Un punto questo su cui si dovrà
porre grande attenzione.
D’altra parte, anche alla luce di
quello che sta accadendo sul mercato, l’idea di mantenere due banche autonome e indipendenti pare oramai senza fondamento.
«L'ipotesi dello stand alone non è
concepibile – aveva detto Cristiano Carrus nei mesi scorsi – Al
100% la banca cercherà qualcuno
con cui sposarsi». Messaggio
prontamente ribadito ieri dal neopresidente Stefano Ambrosini.

@lucaaldodavi
@marcoferrando77

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trimestrali. Le rettifiche sul credito calano del 40% a 346 milioni, i ricavi scendono del 13,7% a 1,18 miliardi

Premio Guido Carli

Mps in utile per 93 milioni
Al lavoro su Gacs e Atlante

Cimbri: nessun
incremento
di risorse
in Atlante

pIl

piano industriale, per
ora, non ne prevede l’utilizzo
nel 2016. Ma le Gacs, le garanzie pubbliche sulle cartolarizzazioni dei crediti deteriorati,
potrebbero tornare utili già a
inizio 2017 al Monte dei Paschi di Siena, che intende procedere più in fretta del previsto nello smaltimento dei suoi
24 miliardi di npl netti (47 al
lordo delle coperture). Che sono ancora tanti, e continuano a
concentrare su di sè l’attenzione del mercato anche più della
trimestrale, approvata ieri con
un utile - 93 milioni - superiore
alle attese degli analisti.
Dopo le indiscrezioni del
Messaggero, che ieri ha parlato
di un mandato a Mediobanca
per la creazione di una piattaforma per la gestione dei suoi
non performing loans, il titolo
a Piazza affari si è affrancato
dai ribassi del settore e ha guadagnato il 4,03%, vestendo per
una volta la maglia rosa di seduta. Secondo quanto risulta a
Il Sole 24 Ore nei giorni scorsi si
era giunti a un passo da un accordo con Banca Imi, che già
dispone di una piattaforma
multioriginator per gli Npl,
poi alla fine si è optato per il
mandato a Piazzetta Cuccia.
Ieri, commentando i conti in
conference call, il ceo Fabrizio
Viola ha confermato che nel
cantiere sofferenze si procede
a tappe forzate: il piano industriale prevede la cessione di
un miliardo di Npl quest’anno,
un altro nel 2017 e 1,5 miliardi
nel 2018 «ma il nostro impegno
è di fare di più nei tre anni» ha
detto agli analisti. E qui si apre
il doppio capitolo Gacs e Atlante, di cui «siamo in attesa di

coglierne i benefici», ha detto
ieri il ceo, aggiungendo però
che non è questione di giorni:
improbabile, ha spiegato, che
le garanzie possano essere utilizzate già nel corso dell’anno,
mentre per Atlante - dove la
coda “allo sportello” si profila
alquanto lunga - «servirà qualche mese per capire quali opportunità potranno arrivare».
In parallelo alle cessioni, si lavorerà sulla piattaforma: in
questo caso, ha spiegato nel
dettaglio Viola, «l’obiettivo è
raggiungere un accordo con
un fornitore di servizi per ge-

LE SOFFERENZE

La banca punta a cedere
più dei 3,5 miliardi
di Npl previsti a piano
e in parallelo di attivare
una piattaforma per il recupero
stire il recupero dei crediti deteriorati che rimangono sui
conti della banca. La piattaforma non è concepita per deconsolidare gli npl». In ogni caso,
l’obiettivo della banca è quello
di chiudere il 2016 con un portafoglio di crediti deteriorati
lordi inferiore al livello registrato a fine 2015.
Per quanto riguarda i conti,
l’istituto archivia i primi tre
mesi con un risultato netto che
si confronta coi 143,7 milioni
dello scorso anno riesposti
(72,6 milioni l’utile annunciato nel comunicato di un anno
fa) ma decisamente superiore
al consenso, che si fermava a 510 milioni. I ricavi totali si portano a 1.186 milioni, in flessio-

ne del 13,7%: migliorano del
3,,1% le commissioni a quota
456,9 milioni, scende invece
del 9,6% il margine di interesse a 548,3. Migliora leggermente il patrimonio netto a 9,7 miliardi con il cet 1 transitional all’11,7% in lieve riduzione rispetto a fine 2015. Quanto ai
crediti deteriorati, quelli lordi
si attestano a 47 miliardi, in aumento di 377 milioni rispetto
alla fine del 2015 (nel trimestre
precedente erano cresciuti di
414 milioni), quelli netti invece
si riducono di 85 milioni a 24
milioni. Migliora comunque
ancora la qualità del credito,
con rettifiche su crediti a 346
milioni in calo del 40% rispetto al quarto trimestre 2015, valore più basso degli ultimi
quattro anni.
Le altre partite aperte riguardano le dta (Mps stima in
80 milioni di euro, al lordo dell’effetto fiscale, l’ammontare
del canone per il 2015 fissato
dal decreto banche pubblicato martedì in Gazzetta) nonché l’imminente Tltro di nuova generazione, dove Siena
potrà richiedere fino a un
massimo di 19,6 miliardi ma
probabilmente si terrà un po’
al di sotto della soglia. Infine, il
riassetto dell’azionaria: Mps
non ha ancora ricevuto una risposta da parte del Mef sull’eventuale pagamento dell’ultima cedola dovuta sui
Monti bond in azioni Mps, ha
detto Viola. Una soluzione
che farebbe diventare il Tesoro il primo socio della banca
con una quota di circa il 7 per
cento del capitale.
Ma.Fe.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

I conti di Siena
IL PRIMO TRIMESTRE
Dati in milioni di euro
TOTALE
RICAVI

2015

2016

1.373

1.185
-13,7%

pA distanza di oltre cinque
Risultato
operativo
lordo

719,7

Utile netto

143,7

COSTI
OPERATIVI

540,5
-24,9%

-35,2%

Utile netto

93,2

645,0
-1,3%

653,3

345,9
Rettifiche
sui crediti

468,2

-26,1%

Rettifiche
sui crediti

I CREDITI DETERIORATI
Dati in milioni al 31 marzo
Sofferenze

Probabili inadempienze

Scaduti

ESPOSIZIONI LORDE

47.238

Diff. sul 2015

27.733

16.897

2.608

+9,8%

-5,6%

-24,2%

ESPOSIZIONI NETTE

24.069
10.184

11.985

+16,8%

-2,1% -32,6%

Fonte: Mps

1.900

anni dal salvataggio di Fondiaria-Sai, l’amministratore delegato di Unipol e presidente di
UnipolSai, Carlo Cimbri, ha ricevuto ieri a Montecitorio il
premio Guido Carli. La fusione
fra Unipol Assicurazioni e Fondiaria-Sai, è stato ricordato durante la cerimonia, «ha permesso di quintuplicare il valore
di mercato della società» e Carlo Cimbri, ricevendo il riconoscimento,havolutoringraziare
di questo risultato tutti i dipendenti che in questi anni hanno
contribuito alla messa in sicurezza dell’ex-disastrato gruppo della famiglia Ligresti e al
salvataggio di 8-9 mila posti di
lavoro. Sempre in tema di salvataggi, a margine dell’incontro a Montecitorio, Carlo Cimbri ha poi risposto alle domande dei cronisti su un eventuale
incremento del contributo di
UnipolSai nel fondo Atlante,
cui il gruppo assicurativo bolognese ha già partecipato con
100milionidieuro.Larispostaè
parsa definitiva: è escluso un
aumento dell’esposizione nel
fondo di stabilizzazione del sistema bancario. Quanto infine
all’offerta d’acquisto lanciata
dal gruppo Cairo per la Rcs, di
cui Unipol è uno dei grandi
azionisti, Cimbri ha spiegato di
«non avere cambiato opinione:
è un’offerta che giudichiamo
non conveniente come azionisti con condizioni economiche
che, al momento, non vedono
valorizzate adeguatamente le
azioni Rcs. È stata la nostra opinione e lo è ancora».
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