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Prontuario di Medicina Naturale di Umberto Cinquegrana .pdf



Nome del file originale: Prontuario di Medicina Naturale_di Umberto Cinquegrana.pdf
Titolo: PRONTUARIO DI MEDICINA NATURALE OK
Autore: Umberto

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UMBERTO CINQUEGRANA

PRONTUARIO
DI
MEDICINA NATURALE
DALLA NATURA RIMEDI FACILI
PER MALATTIE DIFFICILI

Carmine Manna Editore
www.edizionimanna.com

Prima edizione Dicembre 2000
Carmine Manna Editore
Sito web: www.edizionimanna.com
E-mail: edizionimanna@complab.com
Fax: 081/522.75.00
Casella Postale 164 80100 Napoli
© Copyright 2000 Carmine Manna Editore

2
CARO LETTORE,
I LIBRI, DI CUI TI FACCIO DONO, LI PROPONGO ALLA TUA
ATTENZIONE, PERCHE’, NATURALMENTE, IN QUANTO
AUTORE DEGLI STESSI, LI RITENGO INTERESSANTI, UTILI,
DEGNI DI ESSERE ACQUISTATI. TI PREGO DI PRENDERNE
VISIONE ATTENTA, PER POTERNE TRARRE TUTTI I
VANTAGGI POSSIBILI.
SOTTOLINEO CHE I MIEI LIBRI SONO TUTTI PRATICI, AL DI
LA’ DELL’EVENTUALE VESTE TEORICA.
E MI SPIEGO.
IL LIBRO DI RICERCA MEDICA, “PRONTUARIO DI
MEDICINA NATURALE”, SI IMPONE, DI PER SE’, PER IL SUO
ASPETTO PREVALENTEMENTE PRATICO. E’ SUFFICIENTE
SCORRERNE L’INDICE, RELATIVO AL CONTENUTO. IL
SECONDO LIBRO DI RICERCA MEDICA, “DIGIUNO CONTRO
CANCRO”, E’ UNA PROPOSTA RIVOLTA SOPRATTUTTO A
MEDICI E A RICERCATORI: SOLTANTO COSTORO
POTREBBERO RENDERE OPERATIVO IL CONTENUTO
TEORICO DEL LIBRO.
GLI ALTRI TRE LIBRI SONO SOLO APPARENTEMENTE
TEORICI. ESSI PROPONGONO PARTICOLARI VISIONI
DELLA VITA E DELLA REALTA’ DELLE COSE, E TUTTO
QUESTO POTREBBE APPARIRE UN QUALCOSA DI
SOSTANZIALMENTE TEORICO, CON NESSUN RISVOLTO
PRATICO. MA NON E’ COSI’. DALLA VISIONE DELLE COSE,
COSI’ COME VIENE PROPOSTO NEI TRE LIBRI, NE
CONSEGUE UNA PROFONDA PACE INTERIORE. E LA PACE
INTERIORE HA UNO STRAORDINARIO EFFETTO ANTIDEPRESSIVO. ESSA RIDONA IL SENSO DELLA VITA A TUTTI
COLORO CHE L’AVESSERO PERDUTO, O STESSERO PER
PERDERLO. E QUESTO EFFETTO ANTI-DEPRESSIVO NON E’,
CERTAMENTE, UNA COSA DA NIENTE!
VEDERE PER CREDERE, LEGGERE PER CREDERE,
PROVARE PER CREDERE.
E’, QUESTA, LA MIA SFIDA.

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3
IN SINTESI: I LIBRI DI MEDICINA HANNO COME OBIETTIVO
LA SOLUZIONE DI ALCUNI PROBLEMI DI SALUTE DEL
CORPO. I LIBRI DI RIFLESSIONE SUL SENSO DELLA VITA
INTENDONO CURARE LE MALATTIE DELL’ANIMA.
L’AUTORE, CON UN ABBRACCIO FRATERNO
PS: MI SAREBBE MOLTO GRADITA, DA PARTE TUA,
UNA E-MAIL, SEMPLICISSIMA, DEL TIPO:
OK, RICEVUTO. GRAZIE.
TI SONO GRATO, SE MI INVII UN TALE GENTILISSIMO
SEGNALE. GRAZIE.

PER EVENTUALI CONTATTI CON L’AUTORE
PROF. DOTT. UMBERTO CINQUEGRANA
VIA ANTICA CONSOLARE CAMPANA, 37
80019 QUALIANO (NA)
TEL. 081.8183356

e-mail cinquegranaumberto@virgilio.it

3

4

Indice generale
Premessa, p.17
NOTE INTRODUTTIVE
La malattia, p.23
La salute, p.27
Pranoterapia, floriterapia, iridologia, p.29
Biosfera, psicosfera, pneumosfera, p.31
Due medicine parallele, verso una medicina integrata, p.33
Rimedi naturali e veterinaria, p.37
Il coraggio della ricerca, p.39
LE SCHEDE OPERATIVE
Scheda n°1: l’angolo della farmacia naturale, p.43
Scheda n°2: le buone abitudini quotidiane, p.44
Scheda n°3: le applicazioni locali: i protagonist, p.45
Scheda n°4: modalità e tempi delle applicazioni locali, p.46
Scheda n°5: impacchi con foglie di verza o di cavolo cappuccio, p.47
Scheda n°6: l’amaro svedese, p.49
Scheda n°7: alcuni consigli per una dieta disintossicante, p.51
Scheda n°8: consigli antistress, p.53
Scheda n°9: asciugarsi bene, p.55
PARTE PRIMA: LA FARMACIA DI DIO
CAP. I – LE PIANTE MEDICINALI
Tutto è attorno a noi, p.58
Come riconoscere, raccogliere, conservare le piante medicinali, p.59
Come utilizzare le piante medicinali: le tisane, come prepararle, come
addolcirle, p.61
Una piccola farmacia naturale in casa, p.63
Una selezione tra le mille piante medicinali, p.64
Il biancospino, p.65
La calendula, p.67
La camomilla, p.69
L’epilobio, p.72
L’equiseto o coda cavallina, p.74
La malva, p.77
4

5
L’ortica, p.79
La piantaggine, p.82
La salvia, p.85
Il vischio, p.88
Alcuni integratori alimentari, p.93
Il miele, p.94
Lo zucchero integrale, p.98
Il peperoncino, p.101
Il lievito di birra, p.105
L’ascorbato di potassio, p.108
Rimedi naturali per uso esterno:
Gli oli medicinali:
L’olio di iperico, p.110
L’olio di maggiorana, p.112
L’olio di ruta, p.113
La pomata di calendula, p.114
L’argilla, p.115
L’equiseto al vapore, p.117
Il fieno greco, p.118
I semicupi, 119
CAP. II – IL CAVOLO TERAPEUTICO
Presentazione, p.122
La funzione diagnostica: un clinico da premio Nobel, p.123
L’attività drenante del cavolo: «veni, vidi, vici», p.125
L’efficacia: uno spettro d’azione di 360 gradi, p.127
La maleodoranza, uno scotto da pagare, p.133
Impara l’arte e mettila da parte: tutti per uno, uno per tutti, p.134
L’esempio dei genitori, p.135
Come schiacciare le foglie verdi, p.136
Come schiacciare le foglie meno verdi e quelle meno chiare, p.137
Perché schiacciare bene le foglie, p.138
Dove schiacciare le foglie, p.139
La «macchina per la pasta», una soluzione eccellente, p.140
Rotoli di carta da cucina, p.141
Come fissare l’impacco, p.142
Durata dei singoli impacchi, p.143
Durata di un ciclo di impacchi, p.145
Eventuali reazioni cutanee, p.147
5

6
Come procurarsi le foglie per gli impacchi, p.148
Cavolo verza, cavolo cappuccio o cavolo milanese?, p.150
Integrità delle foglie. Loro pulizia, p.152
Quante foglie per impacco?, p.153
Strizzare o non strizzare le foglie?, p.154
Se l’impacco è freddo, p.155
Finalmente l’impacco è pronto, 156
CAP. III – L’AMARO SVEDESE
L’origine del nome e suo significato, p.159
Un eccellente rimedio naturale di pronto soccorso, p.161
Azione di rimozione dei sintomi e delle cause, p.163
Il vecchio manoscritto, p.164
Provare per credere, p.166
Non una, ma mille e una possibilità applicative, p.168
Alcuni casi particolari, p.171
L’attività farmacologica dell’amaro svedese, p.173
Come preparare l’amaro svedese, p.175
Alcune precauzioni, p.176
Le «erbe svedesi», p.177
L’amaro svedese può essere bevuto, p.178
Se l’impacco dà fastidio, perché è freddo, p.179
Come risparmiare, p.180
L’uso dell’olio, p.181
Uno «spruzzatore dell’amaro svedese», p.182
Una buona scorta di amaro svedese, p.183
PARTE SECONDA: LE MALATTIE E I RIMEDI NATURALI
Premessa, p.186
Aborto, p.187
Acne giovanile, p.189
Afta, afta epizootica, stomatite aftosa, p.191
Allergia, stato allergico, p.192
Allergie dei bambini, p.195
Allergie delle vie respiratorie, p.197
Alopecia areata, p.198
Anemie, p.199
Appendicite, 203
Arcate dentarie, p.205
6

7
Artrite (artrite reumatoide · gotta · reumatismo articolare · ecc.), p.207
Artrosi (artrite · artrite reumatoide · artrosi progressiva deformante,
discoartrosi · ecc.), p.208
Asciugarsi bene, p.212
Asma bronchiale, p.213
Astigmatismo, p.214
A.T.M. (articolazione temporo-mandibolare), p.215
Bocca, p.216
Calcoli, p.216
Calli, p.217
Capelli (alopecia areata · caduta eccessiva · croste · forfora · fragilità del
capello · psoriasi · ecc.), p.218
Cataratta, p.479
Cefalea (emicrania · mal di testa · nevralgia del trigemino · ecc.), p.223
Cirrosi epatica, p.286
Climaterio, p.224
Colecisti (calcoli biliari · colecistite · coliche biliari · ecc.), p.226
Coliche, p.230
Colite, p.307
Congiuntivite, p.476
Cuore (angina pectoris · aritmie · cardiopalmo · coronaropatie · edema
cardiaco · endocardite · miocardite · pericardite · tachicardia · ecc.),
p.231
Depressione, p.241
Diabete, p.242
Diarrea (dissenteria · enterite · enterocolite · morbo di Crohn · ecc.),
p.246
Digiuno breve, p.250
Discopatia (colpo della strega · discoartrosi · ernie del disco ·
lombaggine · lombosciatalgia · mal di schiena · sciatalgia · sciatica ·
ecc.), p.251
Dislipidemie (ipecolesterolemia · ipertrigliceridemia), p.258
Dissenteria, p.261
Distonie neurovegetative, p.262
Dolore, p.263
Ematuria, p.264
Emodialisi, p.265
Emorragie, p.266
Emorroidi, p.269
Enuresi notturna, la pipì a letto, p.270
7

8
Eritemi solari, p.272
Ernie del disco, p.251
Ernie inguinali, p.274
Ernie scrotali, p.276
Esantematiche, malattie, p.277
Esaurimento nervoso, p.279
Fegato (cirrosi epatica · coliche epatiche · ittero · malattie delle vie
epatobiliari · ecc.), p.283
Flebite, p.287
Fuoco di Sant’Antonio, p.290
Gangrena, p.291
Ginocchio, malattie del, p.292
Glaucoma, p.482
Granulomi periapicali, p.294
Idrocele, p.295
Idropisia o idrope, p.296
Impotenza sessuale, p.297
Inappetenza, p.298
Influenza, p.299
Insonnia, p.305
Intestino (colite · diarrea · dissenteria · diverticolite · enterite ·
enterocolite · gastroenterite · morbo di Crohn · ecc.), p.307
Ipertensione, p.312
Ipotensione, p.316
Ittero, p.317
Labbra, p.318
Laringite (adenoidi · afonie · disfonie · faringite · malattie delle corde
vocali · raucedine · spasmo della laringe · ecc.), p.319
Latte, p.321
Leucemia, p.322
Mal di testa, p.323
Mammelle, p.323
Mani screpolate, p.325
Masticare bene, p.327
Miopia, p.328
Muscoli, p.329
Narici (epistassi · raffreddore · rinite · starnuti · ecc.), p.332
Naso (raffreddore · rinite · sangue dal naso · starnuti · ecc.), p.333
Nuca, p.336
Obesità, p.338
8

9
Occhi, occhiali, malattie degli occhi e rimedi, 468
Occhi, il contorno degli occhi, p.340
Ombelico, p.341
Orecchio (acufeni · ipoacusia · mastoidite · vertigini · ecc.), p.342
Ovaie (cisti · microcisti · ovarite · ecc.), p.345
Paradentosi o paradenziopatia, p.346
Paralisi, p.349
Parkinson, morbo di, p.351
Pelle (acne · dermatite · eczema · psoriasi · ecc.), p.352
Peluria eccessiva, p.356
Pene, p.357
Periartrite scapolo-omerale, p.358
Pertosse, p.359
Piaghe, p.359, 372
Piastrinopenia, p.360
Piede, p.362
Polmoni, p.362, p.440
Porri, p.363
Presbiopia, p.364, 476
Prostata, p.365
Psoriasi, p.366
Pulpite dentaria, p.369
Punture d’insetti, p.370
Pus (ascessi · ferite ·suppurazioni ·ecc.), p.372
Rasatura, p.375
Reni (calcoli · coliche · idronefrosi · glomerulonefrite · nefrite · ecc.),
p.376
Rughe, p.381
Sclerosi multipla, p.382
Sinusite, p.385
Sterilità femminile, p.387
Sterilità maschile, p.389
Stitichezza, p.390
Stomaco (acidità · gastrite · ulcera gastrica · ulcera gastroduodenale ·),
p.393
Stomatite, p.398
Strabismo, p.399, p.476
Stress, p.400
Svenimenti, p.403
Tachicardia, p.404
9

10
Testicoli, p.405
Tiroide (gozzo · ipertiroidismo · ipotiroidismo · morbo di Basedow ·
noduli · ecc.), p.408
Tonsillite, p.412
Torcicollo, p.414
Tosse, p.415
Trapianti d’organo, rigetto, p.416
Trigemino, p.417
Tubercolosi polmonaare, p.421
Tumori, p.422
Ubriachezza, p.423
Unghie, p.424
Uretere, p.425
Uretrite, p.426
Ustioni, p.427
Utero (amenorrea · climaterio · dismenorrea · dolori mestruali ·
endometrite · fibromi · metrorraggia · ecc.), p.428
Varicocele, p.432
Vene varicose degli arti inferiori, p.433
Vescica urinaria (cistite · calcoli · neoplasie benigne · ecc.), p.437
Vie respiratorie (asma bronchiale · bronchite · enfisema polmonare ·
pleurite · polmonite · raffreddore · tosse · tracheite · tubercolosi
polmonare · ecc.), p.440
IL DIGIUNO TERAPEUTICO SECONDO BREUSS:
SCACCO MATTO AL CANCRO?, p.445
Introduzione
«Mors tua, vita mea»: la legge del più forte
Rudolf Breuss, oncologo empirico
La miscela di succhi centrifugati
Autolisi e albumina
Non solo il cancro
La leucemia: «relata refero»
IL DIGIUNO TERAPEUTICO MADE IN USA, p.456
La società di igiene naturale
Digiuno e tossiemia
La durata del digiuno
Spettro d’azione del digiuno
Digiuno e tumori: gli igienisti e Breuss
10

11

METEOROPATIE E GEOPATIE: LE CASE DEI TUMORI, p.462
Meteoropatie
Geopatie
La malattia, problema anche abitativo
Rabdomante dectoris
Sensibilità, ricerca, informazione

GLI OCCHI – LA VISUS TERAPIA:
TOGLIERE PER SEMPRE GLI OCCHIALI?
Premessa, p.468
Il palming, p.470
Il blinking, p.471
I massaggi, p.472
Il swinging, p.473
L’acqua, p.473
Il sole, p.474
Conclusione, p.474
Bibliografia, p.475
MALATTIE DEGLI OCCHI E RIMEDI NATURALI
«Oculi sani, in corpore sano», p.476
La congiuntivite, p.476
La cataratta, p.479
Il glaucoma, p.482
Altre affezioni oculari, p.483
La preghiera del viandante, p.484
Bibliografia essenziale, p.485
Indice analitico, p.486

11

12

AVVISO AL LETTORE
Nell’indice analitico, che si trova alle pagine
XXX-XXX, il lettore troverà, in ordine alfabetico,
tutte le malattie di cui si tratta, direttamente o
indirettamente, nel libro, con l’indicazione delle
pagine nelle quali l’argomento viene trattato.
Si ricorda al lettore che le terapie proposte nel
libro, in modo particolare le applicazioni locali di
cui nella scheda n° X, a pag. XX, sono quasi tutte
utili per curare anche gli animali. Si veda quanto
scritto, a proposito, a pag. 37.
Il lettore tenga sempre presenti le schede
operative che si trovano alle pagg. 43-55: esse
sono molto pratiche, facili da capire e da mettere
in pratica.


12

13

LA NATUROPATIA
UNA MEDICINA PARALLELA, NON ALTERNATIVA

La medicina è una sola, è quella che fa guarire
l’ammalato, lenisce le sofferenze, fa superare lo
stato di malattia. Exitus acta probat: un metodo è
buono quando l’esito è positivo; non è l’etichetta di
ufficialità o di alternatività che conferisce ad una
determinata terapia l’efficacia, o l’inutilità. Se, per
assurdo, la danza della pioggia facesse piovere nel
deserto, e provocasse la precipitazione ogni volta
che venisse eseguita secondo un determinato
protocollo, non potremmo non dire che quella
stregoneria è un fatto scientifico. Res cantat, cioè
sono i fatti concreti a dare ragione o torto a ipotesi
di lavoro, da qualunque parte esse provengano.
La naturopatia propone delle terapie non previste
dal protocollo della medicina ufficiale, e che, per
questo, ma solo per questo verso, possono essere
dette alternative. Nessun medico, dotato di buon
senso, equilibrato, saggio, dirà mai, in maniera
aprioristica, che quelle proposte sono inaccettabili,
solo perché non descritte nei manuali accademici
delle facoltà di medicina, e, quindi, non insegnate
dalle cattedre universitarie.
Io credo che l’atteggiamento più sensato sia quello
di accostarsi alle proposte della medicina naturale
con animo sereno. Ma, ovviamente, guardingo, per
potere discernere ciò che ha valore effettivo da ciò
che possa essere il frutto se non di vero e proprio
13

14

inganno, perlomeno di superficialità, di facile
entusiasmo, di illusione della mente.
Cui fidas, vide: prima di accordare la propria
fiducia a qualsivoglia novità nel campo della
ricerca, bisogna prima approfondire bene le cose.
Questo principio è valido in tutti i campi dello
scibile umano, ed è tanto più importante, quando si
tratta della proposta di terapie che non siano
passate già per il rigoroso vaglio della
sperimentazione, previsto dai protocolli della
medicina ufficiale. Quindi, cauta apertura, ma
apertura, in ogni caso. Ascoltare le proposte
cosiddette alternative, e sperimentarle, per toccarne
con mano la eventuale efficacia terapeutica. Se son
rose, fioriranno, altrimenti diventeranno rami
inariditi e secchi, buoni solo ad essere recisi, e
distrutti con il fuoco. Guardare, perciò, alla
naturopatia, come a qualcosa non di alternativo alla
medicina ufficiale, ma come ad un complesso di
proposte terapeutiche parallele, degne di essere
prese in giusta considerazione, per verificare
sperimentalmente se alla efficacia terapeutica
promessa corrisponde una efficacia reale sul piano
della salute.
Il campo della medicina naturale è, per la verità, un
mare magnum, nel quale non è facile avventurarsi,
senza disorientarsi. Lo scrivente ha tentato di dare
un po’ di ordine a questa materia in un suo lavoro
di 538 pagine, dal titolo Prontuario di Medicina
Naturale, Edizioni Manna, ed è disposto ad essere
un punto di riferimento e di informazione per
quanti avessero interesse a capirne ancora di più
14

15

intorno alla naturopatia. Di risultati concreti
ottenuti mediante l’applicazione di metodi naturali
egli è testimone sereno, sincero, umile; sorpreso, egli
stesso, volta per volta, della straordinaria efficacia
della medicina naturale anche per malattie
considerate più o meno inguaribili dalla medicina
ufficiale.
Non stiamo, qui, ad invitare a credere, ma a
sperimentare, e, quindi, ad accettare ed accogliere
solo quelle terapie che si siano rivelate veramente
efficaci. Una chiusura aprioristica, il rigetto
preconcetto delle novità – eterno misoneismo
strisciante e deleterio - precludono alla scienza la
possibilità di progresso: se non fossero esistiti mai,
nella storia, il coraggio del superamento del vecchio
e l’apertura di nuovi orizzonti, staremmo a vivere
ancora nelle caverne.
Non dimentichiamo che la scienza sperimentale, che
è, oggi, la scienza ufficiale, solo alcuni secoli fa era
così alternativa, che il Seicento, il secolo della
scienza, fu inaugurato a Roma, in Campo dei Fiori,
con un grande disumano falò, sul quale bruciava
Giordano Bruno. Il quale, con l’ausilio delle
fiamme, inviava nello spazio le particelle delle sue
spoglie mortali, verso quei mondi infiniti che egli
aveva contemplato nei suoi eroici furori, aprendo,
simbolicamente, la strada all’astronomia moderna e
contemporanea. Galilei pagò la sua alternatività
sperimentale, rispetto alla concezione fideistica
della realtà, con esilio, umiliazioni e lacrime.
Cartesio poté gridare al mondo la validità della

15

16

ratio nella conoscenza scientifica del mondo solo
lontano dalla sua patria.
I ricercatori abbiano il coraggio di essere
alternativi, nel senso di essere continuamente oltre
ogni recinzione imposta dagli schematismi
ufficiali. Al di là della siepe c’è l’infinito. Il quale
può anche sgomentare un po’, in un primo
momento, ma ci farà, poi, ripetere, con il poeta di
Recanati: e il naufragar m’è dolce in questo mare.

16

17
«Infirmus eram, et visitastis me» (Mt. 25,36)

Premessa

L

’oceano è una massa enorme d’acqua. Esso è maestoso, ed incute, di
volta in volta, fascino o terrore. Quello che colpisce è la sua
grandezza. Istintivamente, la mente pensa a questa massa d’acqua
come ad una entità avente una sua precisa identità: essa è l’oceano. E
dimentica di fare una semplice riflessione: ciò che realmente esiste non è
l’oceano, ma un numero quasi infinito di singole gocce d’acqua. Queste
sono in realtà l’oceano. Tanto è vero che, se ciascuna goccia, offesa per
essere così tanto sottovalutata, umilmente e silenziosamente si ritirasse,
allontanandosi dalla massa d’acqua, dopo un certo tempo l’oceano
scomparirebbe, trasformandosi in un grande deserto. Nel mare magnum
dell’enorme problema della salute dell’uomo, il presente volume vuole
definirsi una umile goccia di un grande oceano: una goccia che non è
l’oceano, ma contribuisce a porlo in essere, in un legame silenzioso e
discreto con le tante altre, costituite dai milioni di ricercatori, sparsi in tutto
il mondo.
La scuola medica salernitana pone, a proposito della salvia,
l’interrogativo «cur moritur homo, cui crescit salvia in horto?» E risponde:
«Quia contra vim mortis, nulla crescit herba in hortis.» Nessun ricercatore
serio si illuderà mai di poter trovare un rimedio contro la ineluttabilità della
morte. Ciò non toglie che si debba essere ugualmente tenaci nel perseguire
l’obiettivo di tentare, in tutti i modi, di alleviare le sofferenze umane,
ciascuno a modo suo, muovendosi nel proprio campo di ricerca. Non
«contro» gli altri, mai, ma «accanto» agli altri, sempre: tutti uniti dall’essere
uomini di buona volontà, cioè il cui volere, la cui intenzione, è sempre e
soltanto il bene degli altri.
È chiaro che non basta la volontà buona per aiutare efficacemente il
bisognoso di cure. Occorre essere in grado di curare le malattie e di alleviare
concretamente le sofferenze dell’altro. È necessario che le ricerche siano
serie, portate avanti scientificamente, controllate nei risultati. Non sono un
taumaturgo, non sto a dire all’ammalato «surge et ambula»: in questo
volume intendo indicare delle vie, dei metodi di natura empirica, che hanno
dato dei risultati.

17

18
Al lettore non iniziato, all’uomo della strada, alla casalinga, rivolgerò
una parola quanto più semplice possibile, perché possano comprendere
agevolmente e trovare abbastanza facile la messa in pratica di quanto ad essi
consigliato, per alleviare alcune sofferenze e per eliminare alcuni mali.
Ai ricercatori, ai terapeuti, ai medici, offro questo mio lavoro come
stimolo a non fermarsi mai. Il mio anelito alla ricerca, sollecitato anche
dalla lettura dei testi scritti da altri autori prima di me su questi argomenti,
possa contagiare tanti altri dopo di me. Sono pronto a collaborare con quanti
intendano approfondire («scientificamente», s’intende), i temi trattati nel
presente volume. Non è la «sacra auri fames» che mi ha determinato a
stilare queste pagine, ma un desiderio profondo di lasciare dietro di me una
scia, una traccia: nella speranza di far fiorire un sorriso sul volto di tanti che
soffrono.
Essendo certo, pur con tanta umiltà, della notevole efficacia dei metodi
terapeutici consigliati nel presente volume, mi auguro di trovare un terreno
fertile nelle comunità religiose, sia in quelle dedite alla vita contemplativa,
sia in quelle dedite alla vita attiva al servizio dei poveri e degli emarginati.
«Ero infermo e siete venuti ad alleviare le mie sofferenze»: stare accanto
agli ammalati, confortarli con la parola, lenire il loro dolore, provare a
curarli efficacemente, in un paesello sperduto o in una grande città. Ogni
volta che se ne presenti l’occasione.
Mi piace sognare di vedere sorgere un po’ dovunque tanti maestri di
questa materia, sia dalle aule accademiche delle università, sia dai seminari
di formazione di sacerdoti e di religiosi, sia dalle tante comunità di umili
suore, animate da desiderio profondo di aiutare il prossimo. I sogni
muovono la storia e le fanno fare tanti passi in avanti. «Tout le pouvoir a
l’imagination», si poteva leggere nel ’68 sui muri di Parigi: tutto il potere ai
profeti, ai sognatori, agli utopisti. In fondo, si tratta di sognare cieli nuovi e
terre nuove; e questo, in ogni caso, non è un male. Ma, perché il sogno non
si trasformi in illusione, diciamo ad Icaro di scendere a più bassa quota, fino
a rimettere i piedi per terra: l’ossigenazione di un breve sogno ad alta quota
deve essere sufficiente per riprendere il giusto contatto con la realtà
quotidiana.
D’altra parte, il sognare la formazione di tanti maestri ed esperti di
terapie naturali, maldestramente dette «alternative», è pure una necessità di
ordine tecnico e realisticamente pratica, per far sì che i metodi naturali non
restino lettera morta e pura curiosità: dal dire al fare, si passa attraverso uno
studio serio e approfondito, ed una matura esperienza. La verifica della
teoria deve essere fatta di persona, non per sentito dire.
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19
Il primo passo resta sempre quello dell’apertura mentale, e del cuore,
direi, verso tale problematica. «Se non diventate semplici come i bambini»
non potete definirvi dei veri ricercatori. È chiaro che la semplicità non è
sinonimo di ingenuità: va da sé che occorre oculatezza, prudenza, severità,
ed anche un pizzico di diffidenza, specie verso i facili entusiasmi.
Semplici e prudenti, ma sempre aperti, e pronti a verificare ogni novità:
«sapere aude» anche in questo campo di ricerca. Non si sa mai, potrebbero
anche essere cose vere.
Mi sto accorgendo solo ora che, senza volerlo, mi sto rivolgendo agli
accademici, ai quali, forse, non giungerà mai il presente volume. Ha voluto
essere, forse, questo, un breve sfogo per alcuni casi, per fortuna veramente
solo pochi, di «ciucciaggine presuntuosa» di cui sono stato testimone per il
passato, nei corridoi di qualche clinica universitaria. Laddove qualche
«mezza calzetta» ripeteva spesso «io questo non l’ammetto, perché non è
descritto»: come se ci stesse almeno uno solo al mondo capace di dimostrare
di sapere tutto, ma dico veramente tutto quello che è descritto in milioni di
libri che sono sparsi nel mondo. Questi tizi sono così ignoranti, che
ignorano anche di essere ignoranti.
Per fortuna esiste una schiera numerosa di studiosi seri: ad essi vuole
andare la proiezione del mio sogno, nella speranza di riscuotere una eco di
attenzione. Se già un solo ricercatore impegnato è capace di far avanzare di
un passo la scienza, cento o mille di essi trasformeranno il passo in una
marcia inarrestabile: e il sogno potrebbe diventare realtà.
Se penso a questa mia come ad una «vox clamantis in deserto», non
posso non gioire: è nel deserto che vivono i ricercatori seri, è là che stanno
in contemplazione i grandi spiriti; è lontano dalle folle e dai rumori che si
fanno le grandi conquiste. Sarebbero pochi, ma buoni - è il caso di dirlo - a
raccogliere la voce di chi grida: «Proviamo insieme anche questa via, nella
speranza di migliorare, anche solo di un poco, il mondo nel quale viviamo.»

~

Ma sento, ora, la voce del lettore, che, a buon diritto, mi scuote e mi
chiede: «Caro fratello, leggendo questo tuo libro, e seguendone i consigli,
quale risultato potrò conseguire nella cura dei miei mali?» Ebbene, io non
prometto a nessuno miracoli. Un risultato garantito, in ogni caso, sarà una
notevole azione antitossiemica, cioè una buona purificazione del sangue, e
quindi di tutto l’organismo. E non è poco, se si pensa che ogni malattia
presuppone, o si accompagna, ad una tossiemia più o meno grave, più o
meno evidente ed evidenziabile, ma sempre lentamente presente.

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20
Le terapie naturali, ben praticate, conducono alla restaurazione di un
equilibrio omeostatico, eventualmente alterato: è una vera e propria
«restitutio ad integrum». È un dato di natura empirica; e non sempre è
possibile ripercorrere, anche teoricamente, i vari sentieri lungo i quali si
muove, con efficacia, il metodo naturale di cura. Credo, tuttavia, che quello
che conta veramente sia, in primis, il risultato: «contra factum non valet
argumentum». È compito del ricercatore il tentativo di teorizzazione
dell’empiria, perché un metodo naturale diventi «scientifico», e possa
entrare nelle aule universitarie con tutti gli onori: di qui si uscirà a
ripercorrere il cammino della salute e della speranza, con il giusto sigillo e
la opportuna consacrazione della scienza ufficiale.
A beneficio, questa volta, di tanti più sofferenti; perché, ora, sarà anche
il medico di base a tentare, qua e là, la via alternativa con i suoi pazienti.

~

«Parva favilla, gran fiamma seconda», recita il poeta Dante, con lingua
saggia e veritiera. Ma, perché una piccola fiamma possa provocare un incendio,
è necessario che il materiale, con il quale viene a contatto la fiamma, sia
altamente incendiabile. Ed è quanto spero, riguardo a questo mio lavoro: se
esso è come una pallida fiammella, mi auguro che sia letto e studiato da spiriti
pronti a recepire il messaggio, e ad amplificarlo, diffondendo il bene, anche
attraverso il dono della salute agli ammalati, tutt’intorno a sé, a macchia d’olio.
È possibile! Già vedo una scuola, formata da cervelli buoni, con un
grande cuore, seri e severi, dediti allo studio ed alla ricerca, attenti a vedere
dove sono i rimedi buoni, i più efficaci, possibilmente facili ed accessibili
all’uomo comune. E soprattutto pronti ad accettare, con animo aperto,
suggerimenti validi, da qualunque parte essi provengano, e da chicchessia,
all’ombra di una bandiera o di un’altra, da accademici illustri, o da un
empirico terapeuta.
È con spirito di profonda umiltà che ho inteso stendere questo lavoro
scritto, dove umiltà è consapevolezza delle origini reali del proprio essere
umano. «Umile» deriva da «humus», terra, e «uomo» viene da «homo», che
è, in origine etimologica, «humus». «Memento, homo, quia pulvis es»: tanto
io lo ricordo, e lo so bene, profondamente convinto. L’uomo è limitato per
essenza, ed imperfetto è quanto proviene dalle sue mani: all’uomo non si
chiede la perfezione perfetta, mi si perdoni l’apparente bisticcio di parole,
ma la tensione ad essa, in uno slancio che non ammette tregue, fatto salvo il
giusto riposo, mirante al recupero della forze perdute.
Le critiche al presente lavoro saranno bene accolte, se mi saranno
presentate con garbo, rispettose del mio sforzo, e con spirito costruttivo.
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D’altra parte sono pronto e disposto a collaborare con quanti, animati da
sincero e disinteressato spirito di ricerca, volessero approfondire i temi, qui
trattati, per necessità, con una certa superficialità: ma io l’ho precisato, che
si tratta si poche gocce, buttate coraggiosamente nel mare magnum della
ricerca scientifica; gocce di sapere, distillate fredde dal cervello, ma
riscaldate da un contemporaneo filtraggio attraverso il cuore. E ogni goccia
che cade sulla superficie dell’acqua, provoca dei cerchi concentrici, che
comunicano tutt’intorno la sua presenza.
«Chi ha orecchie per intendere, intenda». Molti sono,
fondamentalmente, dei poveri sordi, che credono di avere un udito perfetto,
solo perché sono capaci di sentire i tanti rumori quotidiani, il frastuono, gli
schiamazzi, o le voci degli altri. Alcuni, più sensibili, odono i sussurri della
natura, trasportati dal vento, le voci del mare viaggianti sulle onde verso la
riva; i poeti ascoltano i messaggi delle cose, mai pronunciati con segnali
sonori; il musicista sente le silenziose armonie dei cieli, e le traduce in note,
suonate dall’orchestra; il mistico vede gli angeli, e sente tutt’intorno la
presenza del divino. Lo scultore sente, nella pietra grezza di un macigno di
marmo, la voce della figura che vuole emergere, pregandolo di toglierle di
dosso il peso del marmo superfluo; il pittore vede, e fa vedere, il sentimento
della natura, o dei personaggi dei suoi quadri, i cui colori parlano a quanti
sanno ascoltare. È con la mente che si ascolta: il vero udito è l’intuizione,
che fa scendere nella profondità delle cose, fa superare ogni barriera ed ogni
ostacolo, fa sentire molto, ma molto al di là di quanto può l’udito il più
perfetto. È così che si sentono e si comprendono i racconti sulla gloria di
Dio, che il firmamento ci narra, come recita il salmista: «I cieli narrano la
gloria di Dio.» E poi, di quanti «silenzi che parlano» è fatta la vita di un
uomo...
È questo sentire, che nella sfera animale è l’istinto, e nell’uomo diventa
intuizione, che ci porta ad avvertire la presenza di tracce ben precise, che
conducono alla scoperta di tanti valori, disseminati ovunque nella storia.
Queste orme le lascia dietro di sé, automaticamente, ogni spirito elevato
che, nella sua esperienza terrena, ha intuito. Gli spiriti delle generazioni
successive, dotati di questo udito speciale - che abbiamo detto essere
l’intuizione - sanno mettersi in ascolto del passato, e sono capaci di
individuare i segnali della storia, quelli buoni, che sono diventati delle vere
pietre miliari, lungo il faticoso cammino dell’umanità: partendo dall’ultima
pietra, essi ne aggiungono altre, che saranno i paletti dai quali partiranno, in
seguito, gli altri atleti della fatica dell’uomo, che insegue senza sosta il
progresso.
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NOTE INTRODUTTIVE

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La malattia

L

a vita dell’organismo umano - ci limitiamo ad un discorso sull’uomo
- è la risultante dell’attività di un numero enorme di unità cellulari.
Ciascun elemento cellulare è, a sua volta, un vero e proprio
microcosmo, «un universo», nel senso etimologico della parola, di «riporto
all’unità» di molteplici fattori. La cellula ha una sua attività propria interna,
diretta e guidata intelligentemente da un centro regolatore, il nucleo, che
contiene il programma della vita della cellula stessa. Il nutrimento della
cellula viene dal di fuori: l’organismo «in toto» provvede all’alimentazione
di ogni singola cellula, e questa è, a sua volta, il mattone di cui è formato, e
di cui vive tutto quanto l’organismo. L’unità cellulare regola la sua vita
secondo lo schema elementare dell’assorbimento di energia dall’esterno, cui
segue la trasformazione e l’utilizzazione della stessa, ed il ciclo si chiude
con l’eliminazione delle scorie metaboliche verso l’esterno, assieme ai
prodotti di sintesi e di elaborazione intracellulari, utili alle altre cellule
dell’organismo. L’entrata dei fattori giusti, la loro esatta utilizzazione, e
l’uscita dei prodotti terminali, sono le condizioni essenziali per la vita sana
della cellula. È il principio del corretto rapporto tra le entrate e le uscite, che
è alla base della vita tanto di una microscopica cellula, quanto di un grande
stato civile, dove il meccanismo è espresso nella ben nota formula di
«bilancio dello stato»: la salute è un bilancio complessivo che quadra.
Questa vastissima attività, sia di ogni singola cellula, sia dell’organismo
in toto, si svolge tutta in un campo elettromagnetico, che costituisce come
l’atmosfera che respirano gli elementi cellulari, così come l’aria che
circonda noi, e che noi respiriamo per vivere. Ogni unità cellulare ha un suo
proprio campo elettromagnetico, che è la risultante di una miriade di singole
cariche elettriche, di cui sono dotati tutti i fattori intracellulari, a partire dai
singoli atomi, fino ai complessi sistemi funzionali intracellulari. La salute è
il buon funzionamento delle cellule, in una sana atmosfera
elettromagnetica. Questi due fattori sono strettamente interdipendenti ed
interrelati: la cellula funziona bene se l’aria intorno - cioè il campo
bioelettrico - è sana; il campo atmosferico elettrico in cui respira la cellula è
sano, soltanto se l’elemento cellulare ha un’attività equilibrata. Questo vale,
per estensione, anche per l’organismo intero, e per il campo
elettromagnetico in cui è immerso, ed al quale è collegato, in un rapporto
inscindibile (cfr. pagg. XXX-XXX).
Lo stesso cervello non è altro che un apparato bioelettrico, dove risulta ancora più evidentemente che negli altri organi - che un qualsiasi
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perturbamento a livello del campo bioelettrico corrisponde ad una malattia,
così come una malattia altera prontamente il tessuto bioelettrico,
specialmente in quelle zone che presiedono alle attività psichiche e nervose.
Un grande mezzo acquoso, un «mare magnum», un oceano nel quale
galleggiano, a più o meno stretto contatto, le cellule - come isole singole, o
come più o meno estesi arcipelaghi - costituisce la base organica, il supporto
dell’evento elettromagnetico. In esso nuotano delle particelle, cariche
elettricamente: è il movimento di queste particelle che determina la formazione
del campo elettromagnetico. Questo grande lago è il liquido extracellulare (il
LEC), in cui equilibrio elettrolitico, o idrosalinico, costituisce l’omeostasi, ed è
condizione essenziale per la sopravvivenza di tutto l’organismo. Il discorso vale
perfettamente anche per il mezzo acquoso intracellulare, il «mare parvum» nel
quale si agitano, e vivono, tutti gli elementi cellulari: e anche qui si parla di
equilibrio idrosalinico, e di omeostasi.
La salute è equilibrio omeostatico intra ed extracellulare, che è il
prodotto terminale di un incessante rapporto dinamico, e vivacissimo, tra
cariche elettriche positive, e cariche elettriche negative, sospese in questi
liquidi biologici. I prodotti delle sintesi biologiche intracellulari, di
conversione e di riconversione dei metaboliti, all’interno degli elementi
cellulari, vengono continuamente riversati nel grande oceano del LEC: di
qui, i prodotti di sintesi, o di riconversione, passano alle altre cellule, mentre
le scorie metaboliche, e i prodotti terminali di rifiuto, vengono eliminati, e
riversati all’esterno del corpo, attraverso la cute, le urine, le feci, gli atti
espiratori. Secondo la logica dell’ecosistema biologico di ogni organismo
vivente, tutto ciò che è dannoso viene eliminato, tutto ciò che è utile viene
conservato e riciclato.
Siccome l’equilibrio omeostatico è «conditio sine qua non» del
fenomeno della vita biologica, la natura, che è essenzialmente programma di
vita, ha inventato diversi sistemi di sicurezza, e dispositivi, finalizzati al
mantenimento dell’omeostasi, e al suo ristabilimento, quando fosse alterata.
È un equilibrio dinamico, le cui principali valvole di sicurezza - sempre
pronte ad aprirsi, o a chiudersi, secondo le necessità - sono costituite da
diversi sistemi tampone dei liquidi circolanti, e - in primis - del tessuto
ematico. Ma anche questo validissimo dispositivo di sicurezza può andare in
tilt, se i fattori in eccesso esauriscono le possibilità di tamponamento, che
sono a disposizione: e si può arrivare allora, inesorabilmente, sino al coma,
e all’exitus finale.
Non si può, quindi, fare affidamento all’infinito sulle risorse
dell’organismo, capaci di ripristinare l’ordine. È saggezza trovare un
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25
metodo efficace, che sia in grado di evitare l’accumulo di sostanze tossiche
nell’organismo, che stimolano in maniera eccessiva, e quindi non
tamponabile, i sistemi di riequilibrio dei liquidi corporei.
Ritornando, ora, allo schema, già citato, del rapporto tra le entrate e le
uscite per far quadrare il bilancio, ricordiamo che un regime dietetico saggio
ed opportuno è la prima garanzia della salute. Se i nutrienti non sono in
eccesso, se sono quelli giusti, gli organi deputati al loro metabolismo, lavorano
con normalità, le scorie metaboliche non sono eccessive, la loro eliminazione
diventa agevole. Il corpo è sano, l’ecosistema è salvo, si vive e si ragiona
meglio: «mens sana in corpore sano».
Purtroppo, il cammino per arrivare a tanta saggezza da riuscire a
controllare il ciclo della vita organica al suo punto di avviamento, è lungo e
aspro: non è facile arrivare a capire, e poi a far capire, che si deve «mangiare
per vivere», e non «vivere per mangiare». Se i valori della vita, gli ideali, le
attività spirituali diventano primari, è automatico che saranno secondarie e
dominabili le tendenze istintive all’abuso nel campo dell’alimentazione. «Noi
siamo quello che mangiamo», disse Feuerbach: se questo è vero, come è vero almeno per quella che è la base organica della vita - allora una educazione alla
salute, che passi attraverso l’educazione ad una corretta alimentazione, vuol
dire anche imparare a scegliere i mattoni migliori nella costruzione dell’uomo.
Aggiungiamo poi che, anche quando l’alimentazione fosse corretta, non
sempre si può evitare lo stato di malattia, per svariatissime cause, che
sarebbe qui troppo lungo anche solo elencare. Basti ricordare le malattie a
carattere eredofamiliare, altre di tipo traumatico, quelle psicogene, gli stati
patologici dovuti a stress eccessivo, ecc. ... Le disfunzioni di organi interni,
le malattie professionali, l’usura dei dispositivi fisiologici ed anatomici
dovuti all’età, l’esposizione continuativa ad agenti esterni irritanti e
debilitanti: chi più ne ha, più ne metta. In altre parole, la salute, come entità
perfetta, non esiste: l’uomo convive con le zone d’ombra, costituite da stati
patologici più o meno gravi, latenti o conclamati. I «loci minoris
resistentiae» si trovano in tutti gli organismi umani viventi, coabitano con le
parti sane, e accompagnano l’uomo fino alla morte.
La salute è una conquista continua dell’organismo, dinamicamente
conseguita in un affanno quotidiano, attraverso la lotta contro tutti i possibili
fattori morbigeni. Il DNA di ciascuno di noi è programma di vita e di
conservazione dell’essere: le zone d’ombra, costituite da eventuali stati
patologici, sono talmente previste come possibili, lungo il percorso della vita,
che nel codice genetico sono registrati mille e mille dispositivi di sicurezza, il
sistema immunitario - che non finisce mai di sorprendere, per la sua
25

26
complessità, e per la ricchezza di fantasia di intervento - i processi di
riparazione di organi lesi o di o funzioni alterate. Lo stato patologico si instaura
in modo stabile, facendola da padrone, solo quando si determina la presenza di
fattori che interferiscono nelle risposte per la vita, previste e programmate
minuziosamente, e scrupolosamente, dal DNA delle singole cellule, e da quello
delle cellule ed organi con funzioni di coordinamento.

~

Apparentemente, sembra che, a questo punto, la materia di cui stiamo
discorrendo, si ingarbugli. In realtà non è così. L’argomentazione, nella sua
linearità, vuole essere la seguente. La malattia è un’esperienza che il nostro
organismo sicuramente non potrà evitare nel corso della vita. Essa è
prevista, ma il DNA sa pure come superarla. Ci siamo chiesti come si instaura
uno stato patologico, e perché tante volte non viene superato, diventando una
stabile zona d’ombra, che interferisce con il programma per la vita del codice
genetico. Ora, non potendo impedire in assoluto alla malattia di interessare il
nostro organismo - perché i fattori morbigeni sono svariatissimi - ci poniamo il
problema di come conseguire una eventuale «restitutio ad integrum». E, in
ultima analisi, ci siamo trovati a definire, tra le righe, lo stato morboso come un
«inquinamento dei liquidi corporei», a causa della produzione, da parte delle
cellule, di scorie in eccesso, riversate nel liquido extracellulare, e/o per la
eventuale concomitante incapacità dell’organismo di operare una bonifica dei
liquidi fisiologici, mediante l’attività di «canalizzazione” da parte degli appositi
depuratori.

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La salute

S

e la malattia è inquinamento del liquido extracellulare, la salute è
il disinquinamento dello stesso. Il problema è definire i mezzi adatti
a depurare, in ultima analisi, il sangue, essendo, questo, il grande
fiume nel quale, bene o male, vanno a riversarsi tutti i liquidi, per percorrere
velocemente l’intero organismo. Così, la malattia diventa «tossiemia», la
salute il «superamento di uno stato tossiemico». E i sistemi di
depurazione?
In verità, qualunque metodo terapeutico proposto non significa apporto,
dall’esterno, di nuovi depuratori: i dispositivi disinquinanti restano sempre e
solo quelli previsti dal programma di vita, contenuto nel DNA dell’organismo.
Le proposte di terapia saranno efficaci soltanto se saranno capaci di attivare i
sistemi fisiologici di ristabilimento della salute, che si siano inceppati,
provocando uno stato di malattia. Quando, più avanti nel libro, nel capitolo sul
cavolo terapeutico, si consiglieranno applicazioni di foglie di cavolo sulle parti
malate, non si dirà che tale impacco è un dispositivo di depurazione: vedremo,
in effetti, che le applicazioni stimoleranno il depuratore naturale, costituito dal
tessuto cutaneo, e da altri eventuali sistemi filtranti, interposti tra la superficie
corporea e il focolaio che è in profondità, e che si potrebbero considerare
dispositivi di riserva, attivabili in situazioni di emergenza. Le tisane diuretiche
stimoleranno i reni, eventualmente anche decongestionandoli, attivando, così,
quei filtri anatomici, cui compete il ruolo fondamentale nel mantenimento, o
nel ristabilimento, dell’equilibrio idrosalinico dei liquidi circolanti, e quindi ad
azione omeostatica. Idem dicasi nel caso che la via proposta per giungere alla
salute sia il digiuno terapeutico, di cui si tratterà in un apposito capitolo.
«Natura ipsa sanatrix», diceva Ippocrate di Cos, il padre della
medicina occidentale. È sempre e solo la natura che produce la salute,
perché è fornita di tutti gli strumenti necessari per riportare l’ordine, in un
organismo alterato da processi patologici. I rimedi farmacologici di natura
chimica devono essere usati sempre con estrema cautela, in quanto i fattori
chimici introdotti nell’organismo potrebbero peggiorare certe situazioni,
interferendo con il lavoro della natura, e inducendo risposte non gradite,
dovute a rigetto, per intolleranza, di elementi considerati fondamentalmente
estranei. Le terapie naturali sono sempre accettate dall’organismo, se,
naturalmente, vengono effettuate sotto controllo specialistico, o, almeno,
consigliate da veri esperti della materia.

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«Natura natura curatur» e «similia cum similibus» potrebbero
spiegare la sorprendente efficacia dei metodi naturali nella cura delle
malattie.

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Pranoterapia, floriterapia, iridologia

I

rimedi naturali ai quali ho fatto cenno - in maniera, certo, abbastanza
fugace - agiscono tutti, bene o male, a valle, a livello cioè del grande
mare, nel quale si riversano tutti i liquidi corporei. Abbiamo anche
osservato che un campo elettrico circonda il nostro organismo, come
risultato della somma di un numero enorme di tanti piccoli campi elettrici,
prodotti dall’attività di ogni singola cellula: ogni unità operativa di un
organismo vivente, siano esse le unità cellulari, o i singoli organi, o gli
apparati, è sempre base organica di campi elettromagnetici. E il campo
elettrico totale è «l’atmosfera vitale» nella quale, e in interdipendenza
con la quale, l’organismo può definirsi vivente: per cui uno stato di
malattia su base organica si accompagna, naturalmente, ad un concomitante
«inquinamento atmosferico», in una alterazione, cioè, del campo
elettromagnetico totale.
A questo livello, leggermente «più in alto» di quello a valle della pura e
semplice base organica, si inserisce l’attività terapeutica, oltre che diagnostica,
dei pranoterapeuti: parliamo di quelli autentici, naturalmente, e non dei
truffatori o degli illusi. L’alterazione del campo elettrico globale, o dei singoli
campi elettrici distrettuali, può essere superata anche sulla base di un intervento
diretto sui campi stessi, quale può essere eseguito dal pranoterapeuta,
riportando l’energia totale, e quella locale, ai valori fisiologici.
Trovo anche interessante, e degno di essere approfondito, soprattutto nel
campo della diagnostica non invasiva, il metodo della radiestesia, mirante
ad individuare fondamentali stati d’animo patologici, mediante i movimenti
di un pendolino, sensibile al campo elettrico della mano sinistra del
paziente, nella quale costui stringe una boccettina, contenente infusioni
solari di fiori, ottenute secondo una tecnica elaborata dal dott. Edward Bach.
Sulla base dei risultati diagnostici, ottenuti con tale metodo, si programma
una opportuna terapia, detta appunto floriterapia, usando degli elisir
floreali. È, questo, un esempio di associazione di una metodica diagnostica che possiamo definire naturale, in quanto sfrutta il fenomeno del campo
elettrico della mano - con rimedi naturali, quali sono le citate infusioni.
È altrettanto stimolante il cammino diagnostico che percorre
l’iridologo, quando, attraverso l’esame obiettivo strumentale dell’iride dei
due occhi, afferma di riuscire ad individuare la localizzazione d’organo, o di
apparato, di una eventuale patologia in atto, o anche soltanto virtuale, sulla
base di una ipotizzata familiarità nella predisposizione a determinate
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30
malattie. Il segno clinico di una patologia è costituito dall’ipotonia di
determinate fibre radiali dell’iride, la quale costituisce, per l’iridologo, una
mappa precisa di tutto l’organismo, organo per organo.

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31

Biosfera, psicosfera, pneumosfera

O

biettivo primario del presente lavoro resta quello di proporre una
serie di percorsi - apparentemente alternativi, rispetto alla medicina
ufficiale - per superare, con metodi cosiddetti naturali, eventuali
stati patologici. Eppure, non mi riesce di non fare, qua e là, delle brevi
riflessioni, che, apparentemente, potrebbero sembrare delle fuoriuscite
gratuite dal campo che mi sono proposto di arare. Al di là delle apparenze,
tutto ha un senso, ogni divagazione è intenzionale, e mai veramente
spropositata. Le terapie, che saranno proposte nei capitoli successivi a
questo, si muoveranno sempre nella direzione dell’intervento operativo sulla
base organica della malattia e della salute, e sul concomitante campo
bioelettrico, che abbiamo definito come «l’atmosfera nella quale vitalmente
respira l’organismo nella sua globalità e nelle singole sue parti»: è questa la
«biosfera». Tuttavia, non possiamo tralasciare di fare un cenno anche
all’altra sfera vitale, la psicosfera, data l’importanza primaria che rivestono
le cause psicogene, nel determinismo di svariate malattie, come è stato
abbondantemente documentato e dimostrato dalla psicosomatica. «Corpus
sanum de mente sana»: questo mio conio, che richiama l’altro ben noto
motto «mens sana in corpore sano» - di cui sembra essere la forma
speculare e complementare - può ben esprimere, a mio parere, la stretta
interdipendenza tra i due campi di forza, quello organico, con la sua
atmosfera elettromagnetica, e quello psicologico.
Quando, poi, provassimo ad andare oltre la barriera costituita dal muro
dell’inconscio, potremmo anche ipotizzare una ulteriore sfera, affermata
come esistente e attivamente operante da tutte le religioni, e da tanta parte
del pensiero filosofico, sia occidentale, che orientale: la sfera spirituale,
definibile anche, secondo me, «pneumosfera». Nella espressione giovannea
«Et Verbum caro factum est» par di vedere lo spirito mentre «informa» la
materia, e la plasma, nella fase dell’embriogenesi, e in quella fetale, quasi a
voler orientare verso direzioni precise il futuro individuo, «segnandone» il
corpo, quindi il destino di salute e di malattia. La pneumosfera agirebbe
sulla base organica attraverso la psicosfera, per cui la psicosomatica
sarebbe, in ultima analisi, una pneumosomatica.
Se tale visione teologica si dimostrasse essere vera, avremmo raggiunto la
causa prima sia della malattia, sia della salute, dominando, al vertice, la
pneumosfera sulla sfera biologica, e influendo quella, tramite questa, sulla
atmosfera vitale, e sulla sua base organica. «Unde origo, inde salus»: a questo
31

32
punto, naturalmente, una efficace terapia a carattere etiologico, e non soltanto
palliativa, dovrebbe essere essenzialmente spirituale. La malattia organica
sarebbe l’espressione fenomenica di un disordine spirituale, passante
attraverso forme nevrotiche della sfera psicologica. Certo è che l’uomo è,
ancora oggi, un pianeta inesplorato, e le sorprese che ci riserva sono senza
limiti: la scienza sta percorrendo i sentieri di superficie di questo pianeta
sconosciuto: sono percorsi difficili e faticosi, ancorché sempre pieni di fascino.
E se provassimo a scendere sempre più nel cuore di questo piccolo-grande
universo, che è l’uomo?
A conclusione di questa breve digressione, preciso che lo scopo delle
pagine che seguiranno resta quello di informare su una serie di metodi
terapeutici naturali, miranti a ristabilire - ove possibile - lo stato di salute in
un soggetto ammalato, agendo quasi sempre esclusivamente sulla base
organica, su quella sfera dell’uomo nella quale, alla fine, in ogni caso, si
esprime e si evidenzia clinicamente la malattia, qualunque siano le cause
che l’hanno determinata. Lo stato patologico l’abbiamo definito, in
ultima analisi, come stato tossiemico; la salute sarà il risultato di una
efficace attività disintossicante, tentata, volta per volta, dalla
fitoterapia, dagli impacchi, dal digiuno, da altri rimedi naturali.

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33

Due medicine parallele, verso una medicina integrata

U

na precisazione e un chiarimento si impongono qui, rivolti
tanto al lettore profano, quanto al medico: nessuna delle
proposte di terapia descritte nel presente volume esimerà mai
chicchessia dal dovere di fare ricorso al proprio medico, agli specialisti,
alle strutture sanitarie, per affrontare e risolvere le malattie. Qui intendo
proporre dei rimedi naturali che siano di supporto e di ausilio nelle terapie
prescritte dal medico curante; soprattutto tenendo presente che le cure naturali,
correttamente eseguite, non presentano controindicazioni, non comportano
effetti collaterali, non interferiscono affatto con l’attività di una eventuale
concomitante terapia farmacologica.
Il mio augurio è che «il treno della salute» si muova
contemporaneamente sulla rotaia della medicina ufficiale e su quella della
medicina naturale, perché possa giungere, in questo modo, più rapidamente,
e più sicuramente, alla stazione della guarigione. Questo è possibile, se non
c'è prevenzione, da parte del medico, verso la possibilità di terapie naturali,
né rifiuto preconcetto - eventualità, questa, anch’essa possibile - da parte di
alcuni pazienti fanatici, perché fondamentalmente ignoranti. Solo la
cooperazione, la collaborazione e l’apertura interiore verso il nuovo e verso
il diverso, al di là di ogni forma di qualunquismo e di superficialità, possono
produrre frutti di avanzamento della scienza, in questo, come negli altri
campi della ricerca scientifica. Ricordiamo sempre che nessun individuo,
neppure il genio, è detentore di tutta la verità, e che la ricerca, e
soltanto la ricerca - che è il rincorrere continuo della verità - può
definirsi vera cultura.
La teoria del treno sul binario vale anche a proposito del problema della
necessità, o meno, della terapia chirurgica. Per la verità, il ricorso alla
chirurgia non è mai stato considerato, dal medico serio e di coscienza, e
dallo stesso chirurgo, una scelta da farsi con superficialità e con leggerezza.
Solo eventuali mercenari della medicina, indegni di essere chiamati medici,
possono utilizzare l’essere umano come cavia, o come pura fonte di
guadagno. La terapia chirurgica è sempre intesa o come «extrema
ratio», o come «unica ratio», oppure, in tanti casi, come la via più breve
per giungere al risultato della salute: in ogni caso, è sempre presente una
«ratio» nella mente di chi propone, e in quella di chi pratica l’intervento
chirurgico. L’intenzione, cioè, è buona, quando ha come obiettivo finale la
guarigione del malato, seguendo la via che si ritiene la più adatta a debellare
33

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un determinato male; sempre escludendo, naturalmente, il caso di eventuali
commercianti della salute umana. Indico, anche qui, la possibilità di un
cammino parallelo, in quanto una terapia disintossicante, perseguita
mediante l’assunzione di determinate opportune tisane, o con altri metodi
naturali che saranno descritti in questo volume, non può essere che
benvenuta, dal momento che prepara il paziente ad affrontare l’intervento
chirurgico - che si sia rivelato necessario - nelle condizioni fisiche le più
idonee, avendo così buone probabilità di evitare eventuali complicazioni
intra e postoperatorie. E questo anche con buona pace del chirurgo, che avrà
meno noie, e più soddisfazioni. La terapia naturale disintossicante potrà
accompagnare il paziente anche nel decorso postoperatorio, per aiutarlo a
digerire e a superare, quanto prima, l’inevitabile trauma chirurgico subito vedi anestesia, ansia, intervento chirurgico demolitore, degenza ospedaliera,
eventuali paure, ecc.. Senza dimenticare che, d’altra parte, un eventuale
trattamento naturale andrà di pari passo con la terapia farmacologica postoperatoria.
È chiaro che, prima di arrivare alla terapia chirurgica, se non si tratta di
un caso di chirurgia d’urgenza, sarà lecito e legittimo tentare di evitare
l’intervento, mediante la messa a punto di una strategia fitoterapica, o di
interventi con altre metodiche curative naturali, maldestramente dette
«alternative»; non credo che a tanto si possa in alcun modo obiettare. Se
l’intervento del chirurgo è l’«extrema ratio», cioè l’ultima possibilità, vuol
dire che si sono tentate prima altre soluzioni nel campo della medicina
ufficiale: perché non provare a percorrere sentieri di guarigione, proposti
dalla parallela medicina naturale? Si parla, poi, di «unica ratio», perché non
si è esplorato altrove, e non sono state tentate altre vie, perché non le si
conosce. Questo ragionamento vale anche per la convinzione del medico,
che propone la chirurgia come la via più breve per vincere un male: io sto
qui ad indicare altre vie, propongo di percorrerle, e di farle percorrere, prima
di arrivare alla decisione definitiva di un intervento chirurgico. Non dico
che così si eviterà la terapia chirurgica, ma dico che sia giusto tentare altre
vie, quando si sia aperta davanti al paziente la possibilità di muoversi lungo
un percorso alternativo. Restano sempre fuori discussione la validità e la
necessità della chirurgia d’urgenza, in tutta la sua vasta gamma operativa.

~

L’introduzione, in terapia, di qualunque proposta innovativa, deve
ubbidire al principio inderogabile del «primum, non nocere». In altre
parole, la cosa fondamentale che bisogna salvaguardare, è che, in ogni caso,
non si faccia del male agli altri: si può anche, al limite, non apportare alcun
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giovamento, e deludere le attese, ma ciò che conta è che non si siano
arrecati danni ulteriori, per cui si debba dire che il rimedio è stato peggiore
del male. La farmacoterapia, purtroppo, con tutti gli sforzi che compie, sotto
tanti punti di vista veramente ammirevoli - si pensi ai tanti ricercatori
onesti e umani, impegnati nel campo della farmacologia, e ai tanti
medici che lavorano nell’anonimato, come veri missionari, nella
quotidiana lotta alle malattie - non può garantire l’assenza totale di effetti
farmacologici indesiderati, o di una qual certa carica di tossicità, che
accompagna sempre il farmaco di sintesi. È triste prendere atto di questa
impotenza a garantire la innocuità totale di una sostanza farmacologica,
quando si pensi a quanto lungo e tormentato cammino si sia dovuto
percorrere, per giungere all’uso pratico di quella sostanza nella terapia
medica. L’iter farmacologico prevede una selezione severissima: di 20003000 sostanze di nuova sintesi, una sola è ammessa a proseguire l’esame.
Questa, poi, deve superare la prova - triste quanto mai, ma forse
ineliminabile allo stato attuale della ricerca farmacologica - della
sperimentazione sull’animale. E quando pure giungesse al traguardo di
diventare un farmaco, il risultato finale potrebbe rivelarsi un fallimento,
nell’impiego pratico farmacoterapico in clinica medica. «Mons peperit
mus»: la montagna allora ha partorito un topolino, dopo tante doglie.
Sarebbe, questa, una delusione, ma altresì un fatto positivo, se paragonato per fare un solo esempio - al destino catastrofico della talamonide, che,
attraverso la sua azione teratogena, ha creato circa 10.000 focomelici.
D’altra parte, il farmaco promosso, una volta introdotto nell’organismo,
quando ha svolto il suo compito, o anche se non l’avesse svolto, deve essere
inattivato ed eliminato, perché, la sua prolungata presenza nel corpo, lo
rende più o meno altamente tossico. I processi di disintossicazione, o di
svelenamento, relativi al farmaco circolante, sono a carico soprattutto del
fegato - il grande laboratorio chimico dell’organismo - e dei reni, l’organo
emuntore numero uno. Lo svelenamento comporta un notevole lavoro
metabolico di tutto quanto l’organismo, per cui, in alcuni casi, al danno si
aggiungerebbe la beffa, se, per stare bene mediante la farmacoterapia, si
dovesse arrivare ad una intossicazione da farmaci, se l’opera di
disintossicazione risulta insufficiente e inadeguata.
La farmacodinamica delle tisane elude tutti questi inconvenienti,
perché le erbe medicinali, se utilizzate opportunamente in terapia, non
presentano controindicazioni, né minacciano effetti collaterali. Non
hanno, cioè, tossicità; ma, anzi, mentre da una parte non impegnano il
fegato e i reni - e gli altri depuratori dell’organismo - nell’opera di
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svelenamento, perché non sono tossiche, dall’altra parte sono attivatori dei
sistemi depuratori stessi, nella loro funzione costante di neutralizzatori e di
filtri eliminatori delle tossine endogene, circolanti nell’organismo. Con una
fava, allora, si prendono due piccioni. È per questa ovvia convenienza che
propongo di provare a far muovere il treno della salute soltanto mediante il
ricorso ai rimedi naturali, nei casi nei quali ciò sia possibile, e nei quali si
possa fare a meno delle terapie farmacologiche. Potrebbe essere,
perlomeno, una linea tendenziale, visti i grandi vantaggi che le terapie
naturali offrono, e l’assenza «quasi totale» di controindicazioni, se l’uso
dei metodi naturali è oculato, mirato, controllato, e, soprattutto,
approfondito, e reso operativo dall’impegno di ricercatori seri ed onesti.
Ho posto tra virgolette il «quasi totale» relativamente alla tollerabilità
delle terapie naturali, perché non è da escludere «in assoluto» che si possano
verificare casi di intolleranza individuale accertata nei confronti della
farmacodinamica di cui sono dotate anche le cosiddette medicine naturali.
Nel qual caso è sufficiente desistere, per essere tranquilli, e si tentano altre
vie: non c’è niente di assoluto sulla terra, e quindi neppure nello
sterminato campo della salute e delle terapie.

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Rimedi naturali e veterinaria

M

olto spesso sono stati gli animali – tanto quelli domestici
quanto i selvatici - a guidare l’uomo verso la scoperta di
rimedi naturali, per il trattamento di svariate malattie.
Osservando gli animali ammalati, si nota che essi corrono istintivamente
verso alcune erbe particolari, e le mangiano; nel contempo, generalmente,
rifiutano il cibo abituale. La constatazione della loro guarigione ha fatto
tirare la conclusione che quelle erbe - ed il digiuno, in determinati casi sono stati «sentiti» istintivamente dall’animale, quali strumenti validi e
specifici per combattere la malattia. E si è così ragionato: «se questo sistema
ha giovato all’animale, perché non dovrebbe essere altrettanto efficace per
l’uomo?». Col passare del tempo, poi, l’uomo ha dimenticato di dover
essere grato all’animale per i suggerimenti dati, ed ha applicato
esclusivamente a se stesso le terapie, imparate forse solo grazie all’animale,
che correva «istintivamente» a cercare le medicine per curare le sue
malattie.
Ora potremmo fare il ragionamento inverso, e chiederci: «Se i rimedi
naturali giovano all’uomo, perché non dobbiamo utilizzarli anche per gli
animali?». Ed è questo, precisamente, che intendo qui consigliare: tutte le
terapie che troveremo efficaci nel curare le nostre malattie, è giusto che
facciamo il tentativo di estenderle anche agli animali, nell’ordine in cui questo
tentativo sia attuabile, nelle condizioni concrete nelle quali ci troveremo ad
operare, caso per caso. Ma il tentativo, in se stesso, resta in ogni caso un fatto
lodevole, e denoterà la nostra sensibilità di apertura anche affettuosa verso
queste creature, nostre sorelle minori, nell’infinito universo degli esseri
viventi. Quando un animale è ammalato, mettiamogli davanti le tisane: esso le
berrà, quando, avendo sete, non troverà altra bevanda. Gli impacchi con
foglie di cavolo, con l’amaro svedese, con la pomata di calendula, con
l’olio di iperico, con l’argilla, saranno sempre opportuni, e tanto efficaci
per l’animale, quanto lo sono per l’uomo. Una volta che il lettore si sarà
orientato, e avrà imparato a curare sé stesso e gli altri, sulla base dei consigli
dati altrove, non gli sarà difficile provare a curare gli animali, quando si
ammalano. È chiaro che, come per le malattie nostre - e l’abbiamo detto - non
possiamo fare a meno del medico curante in determinate situazioni
patologiche, così non dobbiamo credere di poter fare a meno del veterinario,
quando si ammalano gli animali. Anche in questi casi vale il già enunciato
principio della medicina integrata, dove si propone di far camminare assieme la
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medicina ufficiale e le terapie alternative, per poter vedere arrivare a
destinazione il treno della salute. In casi di emergenza, un buon intervento di
pronto soccorso alla portata di mano resta sempre il ricorso ai metodi naturali,
ove sia difficile, o al momento impossibile, il ricorso alle terapie veterinarie;
come quando, ad esempio, si sia troppo lontano dai centri abitati, o si sappia
con certezza che il soccorso arriverà soltanto dopo molte ore. D’altra parte,
ribadisco anche qui, che le terapie naturali, ben conosciute, e applicate
correttamente, non sono mai nocive per la salute tanto dell’uomo,
quanto degli animali.

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Il coraggio della ricerca

«T

out le pouvoir a l’imagination»: dare tutto il potere
all’immaginazione significa anche aiutare la scienza a vedere
meglio, spingendola a guardare al di là del più potente
microscopio, e di ogni strumento convenzionale di osservazione. È un po’ il
«crede, ut intelligas» di Sant’Agostino, che invita a guardare prima con il
cuore, per vedere poi meglio le cose, l’uomo e Dio, anche con l’occhio della
mente. La realtà è, nel suo continuo fluire, qualcosa di inafferrabile da parte
dello scienziato, che volesse capirla, comprenderla, usando soltanto i mezzi
di osservazione che gli mette a disposizione la tecnologia, anche quella più
avanzata. Nel momento in cui si definisce un fenomeno naturale con il
termine di «scientifico», si crede, nello stesso tempo, di averlo anche capito,
compreso nella sua oggettività. E si è sereni, perché si è creduto di avere
afferrato la realtà nella sua intima essenza, nella sua verità di essere.
Niente di più falso o di più assurdo, perché, quando si definisce una
realtà scientifica, nel senso di obiettiva e vera, ritenendo, con questa
affermazione, di aver compreso la realtà così come essa è, si cade
automaticamente in contraddizione: in quanto, per dire che si è capito un
fenomeno, si sottintende che quel fenomeno lo si è fermato - capire viene dal
latino «capere», che significa afferrare, e quindi bloccare - per poterlo osservare;
lo si è studiato attraverso degli strumenti - e quindi «mediatamente» e non
«immediatamente» -; lo si è interpretato - cioè tradotto, dal latino «transducere»,
che significa portare dall’altra parte. Mi chiedo, a questo punto, che cosa è
sopravvissuto, nel fenomeno fatto diventare «scientifico», di quel momento
della realtà, quale esso era, prima che fosse tanto manipolato per arrivare ad
essere etichettato come evento «scientifico». È, più, quello dell’origine? Non
può esserlo, se ha subito tanti passaggi, prima di giungere in un testo
scientifico.
Alla fine, la verità scientifica è una ipotesi di verità, o una entità
matematica, che presume di essersi avvicinata un po’ di più alla verità del
fenomeno.
Si pensi all’elettrone, questo corpuscolo-onda, inafferrabile nella sua
essenza, perché il suo essere si identifica con la sua folle e incessante corsa
attorno al nucleo, e con il suo continuo saltare da una parte all’altra - se
consideriamo l’elettrone di periferia, quello senza fissa dimora, e senza patria.
Fermare l’elettrone per studiarlo, equivale ad ucciderlo, perché un
elettrone fermo non è più un elettrone. Forse è stato più facile al Faust di
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Goethe tentare di fermare, o di rallentare, l’attimo fuggente, quando gli dice:
«Verhalte dich, Augenblick, du bist schön»; cioè: «rallenta la tua corsa, o attimo,
sei bello!» Quello che non può lo scienziato - quello freddo, quello
convenzionale, l’osservatore dal cuore di ghiaccio - lo può il poeta, il
quale non pretende di definire la realtà - perché «de-finire» significa porre dei
paletti fissi tutti attorno - ma ama contemplare, cercando di inseguire la realtà,
«comprendendola», non nel senso di afferrarla in un freddo abbraccio, ma nel
senso di accarezzarla, e di farsi comprendere, circondare da essa, in essa
immergendosi con fluidità di spirito. Nuotare nell’oceano dell’essere, come a
volerlo «sentire» sul proprio corpo, così come si sente l’acqua del mare, quando
ci si immerge in essa.
Né tutto il potere all’immaginazione, né tutto il potere alla scienza: il
potere appartiene a Dio, e solo a Lui. La scienza dovrebbe utilizzare
l’immaginazione per farsi strada nel suo cammino esplorativo della realtà, per
andare oltre i confini del già noto: l’intuizione dovrebbe essere la sua nuova
arma, per crearsi un varco nel guscio delle apparenze, nel quale è racchiusa
l’essenza delle cose. Intuire è «intus-ire». Alla fase esplorativa, condotta perché no? - sulle ali di un po’ di fantasia, con una opportuna carica di
immaginazione, con le capacità intuitive degli uomini di coraggio, volando in
alto come Icaro, ma con la giusta prudenza di una valutata distanza di sicurezza
dal sole, seguirà la fase del collaudo sperimentale, per trasformare in verità
scientifica l’intuizione iniziale. Potremmo dire che l’uomo di scienza
dovrebbe avere una mente speculativa freddissima, ma un cuore caldo
come il sole, mentre cerca di comprendere le cose.
In un affresco del Raffaello sono raffigurati, tra gli altri, Aristotele e
Platone, l’uno accanto all’altro. Platone ha lo sguardo rivolto al cielo, nella
contemplazione del suo iperuranio, quasi perduto con lo sguardo a sognare
il mondo degli ideali: potremmo veder in lui l’uomo della immaginazione.
Aristotele ha l’indice di una mano rivolto verso la terra, come a dire che, se
si guarda solo verso il cielo, si rischia di inciampare o di cadere nel fosso:
un monito a saper tenere i piedi ben piantati in terra. «In medio stat
virtus»: la soluzione è nel mezzo, tra Aristotele e Platone, tra
sperimentazione e verifica severe, e sogno dell’ulteriorità, del superamento,
nell’inseguimento di una verità, che - per il fatto che è sempre, e
necessariamente, relativa, perché umana - si trova sempre al di là di sé
stessa.
Nel presente volume, propongo all’attenzione degli studiosi le intuizioni
di tanti sognatori. Alcune sembreranno così strane, che ci si potrà chiedere
se non si tratti di fantasie, partorite dalla mente di visionari. La domanda
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sarà legittima, solo se si avrà l’onestà di provare a rispondere in proprio,
tentando quella sperimentazione che, sola, potrà stabilire i confini tra ciò
che è semplice sogno, e ciò che si può invece definire teoria scientifica.
L’ascolto è l’atteggiamento giusto, il più equilibrato, invece che una
accettazione acritica delle novità, o un rifiuto preconcetto. Lo scetticismo è
giustificato come momento prudenziale di approccio a cose che perlomeno
sono strane, ma non è lodevole se non è possibilistico. Né si può pretendere
che non si resti almeno sorpresi davanti ad affermazioni del tipo di questa,
rivolta ai lettori da Rudolf Breuss più o meno in questi termini: «D’ora in
poi, non abbiate più paura del cancro, né della leucemia, né di altre malattie
ritenute incurabili, perché io vi indico come potete sconfiggere questi
mali!».

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LE SCHEDE OPERATIVE

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SCHEDA N° 1
L’ANGOLO DELLA FARMACIA NATURALE
(cfr. pag. XX)
Quello che è molto utile tenere in casa, alla portata di mano, pronto
all’uso:
Un cavolo verza o un cavolo cappuccio, conservati nel frigo,
chiusi in una busta di plastica.
L’amaro svedese (pag. XX), nella quantità di alcuni litri,
conservato in bottiglie di vetro scuro in un luogo riparato.
Olio di iperico (pag. XX), oppure olio di maggiorana (pag. XX),
oppure olio di ruta (pag. XX), nella quantità di almeno mezzo
litro o un litro.
La pomata di calendula (pag. XX), conservata nel frigo in vasetti
di vetro ben chiusi: almeno mezzo kg.
L’argilla fine ventilata (pag. XX), per uso impacchi e maschere:
un kg.
L’ovatta, quella a banda larga, nella quantità di almeno tre
pacchi da 400-500 gr. ciascuno.
Bende, foulards, scolle, fasce, qualche sciarpa che non usate più:
insomma, tutto quello che può essere utile per fissare gli
impacchi.
Il miele (pag. XX), lo zucchero integrale (pag. XX).
Erbe medicinali per tisane quotidiane, conservate in vasetti di
vetro, bel tappati; consiglio, tra le altre, i fiori di camomilla (50
gr.), le foglie di ortica (50 gr.), l’equiseto (50 gr.), la salvia (50
gr.), la liquirizia per tisane (100 gr.); quest’ultima può essere
aggiunta alle tisane per addolcirle.
I dadi di lievito di birra (pag. XX), da conservare in frigo.
Il peperoncino (pag. XX), crudo, in polvere, nella variante dolce
o medio-forte.

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SCHEDA N° 2
LE BUONE ABITUDINI QUOTIDIANE













Occhi:

Acqua fredda sugli occhi aperti (pag. XXX)
Palmo delle mani sugli occhi chiusi (pag.
XXX)
Bocca:
Uso dello spazzolino, del dentrifricio,
dell’idropulsore (pagg. XXX-XXX)
Applicazioni di ovatta e amaro svedese sulle
gengive e sulla lingua (pag. XXX), quando
sia necessario.
Viso:
Una unzione di breve durata con olio medi
cinale (pagg. XXX-XXX), o con semplice
olio di oliva; rimuovete con sapone neutro, o
con un sapone di farmacia o di erboristeria.
Tisane:
Una delle tisane della scheda n° 1 (pag.
XXX) da un quarto a mezzo litro al dì.
Variate tisana ogni due settimane.
Dolcificanti:
Miele (pag. XX)
Zucchero di canna (pag. XX)
Altro (vedi a pag. XX)
Integratori alimentari: Lievito di birra (pag. XX), uno o due dadi.
Peperoncino crudo in polvere (pag. XX).
Uso dell’asciugacapelli: Riguardate la scheda n° X, a pag. XXX

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SCHEDA N° 3
LE APPLICAZIONI LOCALI: I PROTAGONISTI










L’amaro svedese
Il cavolo verza. Il cavolo cappuccio
La pomata di calendula
L’argilla
Il fieno greco
Il miele
La piantaggine
L’equiseto al vapore
L’olio. Gli oli medicinali.

pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX
pag. XX

Attenzione: solo se usate con generosità, cioè abbondantemente e con
costanza, i «protagonisti» di cui sopra, avrete risultati sicuri e validi!
Vedi pure la scheda n° 4.

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SCHEDA N° 4
MODALITÀ E TEMPI DELLE APPLICAZIONI LOCALI




Terapia d’urto:
• L’amaro svedese (pag. XX): aggiungete altro liquido, ogni volta
che l’ovatta risulti asciutta, o quasi asciutta; ungete
preventivamente con olio la parte da trattare.
• Le foglie di cavolo verza o di cavolo cappuccio (pag. XX): un
impacco tutte le sere, da rimuovere la mattina; quando sia
possibile, un impacco anche la mattina, da rimuovere la sera.
• Fieno greco e/o miele (pag. XX, e pag. XX): rinnovate l’impacco
ogni 2-3 ore.
• La pomata di calendula (pag. XX): ogni 2-3 ore, aggiungete altra
pomata, oppure sostituite del tutto lo strato di ovatta già
utilizzato, e aggiungete altra pomata di calendula, integra o
sciolta sul fuoco. L’applicazione della sera rimuovetela la
mattina seguente.
• L’argilla: seguite le indicazioni date alle pagg. XX-XX.
• L’olio semplice e gli oli medicinali (pagg. XX-XX): queste sono
di per sé applicazioni di lunga durata; aggiungete altro olio
quando sia necessario.
Terapia di mantenimento: è sufficiente una sola applicazione al
giorno, durante il dì, o la sera per la mattina.

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SCHEDA N° 5
IMPACCHI CON FOGLIE DI VERZA O DI CAVOLO
CAPPUCCIO
(cfr. pag. XX)











Rimuovete dalle foglie, quelle esterne soprattutto, lo sporco della
terra o dei fitofarmaci, lavando le foglie con spugna e acqua tiepida,
o in altro modo.
Togliete via dalle foglie il nervo grosso centrale.
a) Schiacciate bene, e con scrupolosità, le foglie, fino ad appianarle,
con una bottiglia di vetro, liscia, utilizzando il margine del fondo
della bottiglia per schiacciare le venature più rilevate. Usate la
bottiglia a mo' di rullo. Per questa operazione occorre una notevole
dose di pazienza.
b) Tuttavia, un ottimo e più facile sistema di schiacciamento e di
appianamento delle foglie consiste nell'utilizzo dei rulli della
«macchina per la pasta», posizionando il dispositivo laterale
numerato sul numero più alto. Si può utilizzare tanto la «macchina
per la pasta» elettrica, quanto quella con la manovella, ad uso
manuale. Questo sistema elimina la fatica dello schiacciamento delle
foglie con la bottiglia.
L'impacco da applicare sia predisposto nel modo seguente: una
busta di plastica molto sottile e morbida, cui togliete via i manici; da
tre a quattro salviettine di carta bianca; lo strato di foglie di cavolo
opportunamente schiacciate e strizzate, dello spessore di almeno un
centimetro (più ne mettete meglio è). Questo strato di foglie sia
costituito prevalentemente da foglie verdi, sulle quali poi stendete
qualche foglia di cavolo più tenera, di colore chiaro. Le foglie
schiacciate, prima di essere applicate, vanno strizzate, per eliminare
il liquido prodottosi a causa dello schiacciamento.
Applicate l'impacco sulla parte del corpo da trattare, in modo tale
che il cavolo schiacciato sia a diretto contatto con il corpo. Fissate
l'applicazione con fasce opportune (sciarpe, foulards, bende,
corpetti, fasce elastiche, ecc.), utilizzando bene la vostra intelligenza
e la vostra esperienza per questa operazione di fissaggio.
Quanto alla durata di ogni singola applicazione, generalmente
l'impacco va messo la sera e rimosso la mattina. Oppure, quando se
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ne presenti l'opportunità, l'impacco della sera va rimosso solamente
quando diventa particolarmente acido e maleodorante. Il ciclo delle
applicazioni termina quando il male che state trattando è stato
rimosso completamente; il che viene evidenziato anche dalla
constatazione del fatto che, dopo un certo numero di applicazioni un numero molto variabile da caso a caso - gli impacchi della sera
risultano «inalterati» la mattina seguente.

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SCHEDA N° 6
L’AMARO SVEDESE
(pagg. XX-XX)
Chiedete in erboristeria 100 gr. di «erbe svedesi», che corrispondono
alla seguente miscela:
aloe o assenzio
20 gr., oppure 10 gr. aloe + 10 gr.
assenzio
mirra
10 gr.
zafferano
200 mg.
foglie di senna
10 gr.
manna
10 gr.
carlina
10 gr.
angelica radici
10 gr.
canfora
10 gr.
zenzero radici (curcurma)
10 gr.
teriaca veneziana
10 gr.
Presso i supermercati, comprate un litro e mezzo di un distillato tipo
brandy, grappa, whisky, cognac, ecc., la cui gradazione alcolica sia di
38-40 gradi. Cercate di comprare il distillato che costa meno.
In una bottiglia di due litri o più, mettete assieme la miscela di erbe ed il
litro e mezzo di distillato. Tenete la bottiglia al sole, oppure vicino ad
una fonte di calore, da 10 a 14 giorni, scuotendola una o più volte al dì.
Quindi, filtrate con un passino, nel quale mettete dell'ovatta, o un
panno di tela, o di lino, o delle salviette di carta, per ottenere un filtrato
più puro. Conservate in bottiglie di vetro scuro, e tenete in un luogo
fresco, o almeno riparato.
Volendo utilizzare l'amaro svedese per applicazioni locali, è opportuno
tenere presenti questi consigli: usate, possibilmente, ovatta a banda
larga; usate un impacco costituito da almeno tre strati di ovatta, di cui
bagnate, con l'amaro svedese, lo strato superficiale; potete utilizzare
questa ovatta per più di un'applicazione, prima di sostituirla con altra
ovatta. Fate attenzione che l'amaro svedese non coli fuori dall'ovatta,
perché può sporcare la biancheria.

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