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L'arte degli altri 1989 2015.pdf


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Nell’ambito della VII Rassegna di pittura ha trovato un suo momento-spazio
l’opera scenografica Letto come scultura di Francesco Armato.
Definita dall’autore immagine veloce, l’opera è un intreccio multimediale.
Uno spazio dato, con pareti bianche modulari, diventa spazio-altro; un
manichino-uomo che prende coscienza degli utilizzi del letto che diventa
veramente scultura dal momento che è stato tolto dalla sua collocazione
abituale; una musica … delle voci (studiare, mangiare, fare all’amore …) che
diventano, con la loro ripetitività, la parola, cioè il messaggio dell’artista.
Tutto è stato ridotto ai soli colori acromatici: il bianco-silenzio delle pareti, il
nero-buio dello spazio; eppure il colore-calore non è assente: la lucecoscienza che illumina il manichino-uomo, le voci, la musica.
Francesco Armato in questo lavoro, apparentemente freddo e buio, è riuscito
a mettere in evidenza, oltre che la sua formazione culturale (laureando in
architettura), le sue origini che sono di questo lembo di terra impregnato di
tanto sole-colore-calore.
La Collettiva di pittura “Nuove leve” è stata inaugurata, invece, dall’assessore
alla P.I. Paolo Angileri il 14 agosto.
Abbiamo avuto modo di ammirare, nonostante il breve percorso artistico dei
partecipanti, paesaggi di ottima fattura legati all’ambiente contadino e
composizioni di oggetti di uso quotidiano dove la solarità mediterranea
diventa momento unificante nelle opere di Armando e Nicola Donato, di
Alfredo Sturiano, di Patrizia Spedale e di Giurlando Gabriele, lavori che, pur
nella diversità delle tecniche, vanno al di là della contemplazione del reale
e/o del vedutismo di maniera, per diventare rappresentazione lirica per
ricchezza di ispirazione e di sentimenti.
Le tecniche miste e composite di Ivana Pipitone evidenziano un accentuato
tachismo dove le macchie e le chiazze di colore, al limite con l’art autre o
l’informale, si sposano felicemente con le figure appena accennate da
semplici linee.
Cathy Marino, invece, ha saputo affrontare temi legati all’universo-donna
dove la speranza diventa manifesta nell’esplosione dei colori in un mondo
tutto floreale.
Le grandi tele di Filippo Sciacca colpiscono particolarmente per la loro
leggerezza, per la loro bivalenza fra la razionalità delle figure geometriche e
l’aspetto analogico-creativo di certe pennellate espressionistiche, per i
messaggi non legati al caso ma ponderati di volta in volta e che, comunque,
vedono sempre al centro dell’interesse l’uomo.