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Resoconto Primo Incontro Comitato Cittadino Salviamo Via Sparano V1.0 .pdf



Nome del file originale: Resoconto Primo Incontro Comitato Cittadino Salviamo Via Sparano V1.0.pdf
Titolo: Resoconto Primo Incontro Comitato Cittadino Salviamo Via Sparano
Autore: dario

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Comitato Cittadino “Salviamo Via Sparano”
Relazione del primo incontro del 24/05/2016
Tenutosi presso La Casa del Mutilato in Bari

Foto cortesia di Francesco Paglionico Fratenama tutti i diritti riservati.

Scopo dell’assemblea è dar corpo al gruppo Facebook e decidere
insieme le iniziative future da mettere in atto per promuovere
ulteriormente la partecipazione e sensibilizzazione della
cittadinanza, concertare soluzioni adeguate al contesto ambientale
e sociale della città di Bari e fermare il progetto tal quale.
Partecipanti
Il Segretario Dario Esposito procede con la verbalizzazione alla presenza dei primi promotori
Spiridione Palumbo e Giovanni Giua, e alla presenza di una rappresentativa di circa 300 persone,
ampia, apolitica e costituita da: amministratori attuali e passati, tecnici e professionisti, imprenditori
e artisti, commercianti e artigiani, e ancora altri. A rappresentare tutte le componenti della società
civile e della cittadinanza attiva.
Temi all’ordine del giorno:
1.
2.
3.
4.

Suggerimenti e proposte per la risoluzione della vicenda
Confronto sulle iniziative da svolgere
Organizzazione del comitato
Prossime assemblee e iniziative

Elenco non esaustivo delle questioni più urgenti emerse dal confronto:
1. Urgenza di coinvolgimento e partecipazione cittadina sul tema
2. Necessità di raccogliere proposte per il miglioramento del progetto
3. Collezione di pareri di tecnici e non per la risoluzione della questione
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Di seguito si riporta il testo o il riassunto per punti chiave di alcuni
interventi dei presenti, e altri rappresentativi ripresi dal web.
Si riporta ove gentilmente concesso il contenuto integrale
dell’intervento, segnalato da asterisco*.
In apertura intervengono Spiridione Palumbo, Giovanni Giua ed Irma Melini per presentare il
comitato e introdurre il dibattito:

Spiridione Palumbo ringrazia i presenti per essere intervenuti numerosi, sottolinea la NON
appartenenza del movimento Salviamo Via Sparano a partiti, gruppi politici e movimenti. Sottolinea
che lo scopo per cui è nato il comitato spontaneo NON ha alcuna mira elettorale e NON può e NON
deve essere associata da chicchessia come "di parte". Salviamo via Sparano come obiettivo ne ha
uno solo, esclusivamente uno, quello di bloccare lo scempio che si vuol realizzare in Via Sparano.
CHIUNQUE, di qualunque orientamento politico che voglia dare un apporto CONCRETO e REALE
alla causa è il benvenuto. Questo movimento, spontaneo, è quanto di più eterogeneo e trasversale
possa esistere. RIBADIAMO il concetto delle porte aperte a tutti coloro che vogliono darci una mano.
Il progetto deve abortire, poichè così com'è è solo una distesa di lapidi cimiteriali fredde bianche, a
cui mancano solo le croci per far fare il segno della croce ai cittadini a ogni isolato attraversato.
Palme o non Palme la cimiterificazione di Via Sparano va bloccata.
Giovanni Giua: Il progetto risale al 2007 e fu contestato sin dal momento della proclamazione del
progetto vincitore del concorso. 3000 firme raccolte dall'allora comitato "Salviamo Via Sparano"
indussero l'assessore dell'epoca a prevederne una rifacitura. Da allora si perdono le tracce del
progetto ripreso a sorpresa da questa amministrazione. Il nuovo comitato è apolitico ed apre le porte
a tutti gli uomini e donne di buona volontà.

Irma Melini: Visto che il Consiglio comunale, all'unanimità, ha impegnato il Sindaco, ad incontrare i
cittadini per discutere della riqualificazione di Via Sparano così come definitivamente approvata dalla
sua Giunta, chiediamo a gran voce che - proprio per rispetto di quell'impegno - sospenda la
procedura per l'affidamento dei lavori fino all'incontro con i baresi.

Seguono gli interventi liberi come da ordine di prenotazione seguente:
1. Eugenio Lombardi*
3. Leonardo Damiani*
5. Nicola Milella*
7. Simeone Di Cagno Abbrescia
9. Francesco Elio Manfredi Latilla
11. Cecilia Surace*
13. Elio Di Summa
15. Tony Signorile*
17. Guido Corazziari*
19. Marta Donadei*
21. Claudia Piscitelli*
23. Nicoletta Cutrignelli*

2. Eva Toscani*
4. Dario Esposito*
6. Franz Lisi
8. Giulio Fossi*
10. Stefano Miniello
12. Fabio Romito
14. Nicola Ruccia*
16. Savino Montaruli*
18. Donato Cippone*
20. Raffaele Licinio*
22. Roberto Kudlicka*

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1) Eugenio Lombardi*: Non potete sbagliare seguite il filo verde
Da quando nel 2000 la modifica del Titolo V della Costituzione in ambito nazionale e la stesura della
“Convenzione Europa del Paesaggio” in quello internazionale, hanno riconosciuto fortemente il
valore della partecipazione della cittadinanza attiva ai processi di pianificazione territoriale, sulla
carta molto è cambiato. L’equilibrio costituzionalmente dichiarato tra le scelte delle Istituzioni ed il
diritto/dovere della cittadinanza organizzata ad essere attiva protagonista di tali scelte, ha avviato
una importante riformulazione degli strumenti di pianificazione e gestione del territorio. In Puglia c’è
stato un decennio di importanti azioni legislative, passate per le linee-guida del DRAG per la
formulazione del Piani Urbanistici Generali e i Piani Urbanistici Esecutivi e culminate con
l’elaborazione e l’adozione del Piano Paesaggistico Territoriale, iniziative che fondano appunto le
loro radici nella “Convenzione Europea del Paesaggio”. In essa, spicca un punto su tutti: “I paesaggi
sono i territori per come vengono percepiti dalle popolazioni”. Nel riconoscere valore di paesaggi
anche a quelli urbani, la Convenzione sancisce un diritto universale: conoscere i contenuti valoriali
materiali e immateriali dei territori, per acquisire coscienza di quanto è a disposizione delle comunità
e prepararsi ad essere attivi protagonisti delle prospettive di sviluppo fisico, sociale, produttivo. E’
un ritorno alla centralità della componente umana nei rapporti con i territori di vita ed è uno stimolo
imprescindibile alla partecipazione.
Che nell’affollato incontro organizzato presso la Casa del Mutilato c’è stata e ben oltre i timori di una
iniziativa volata sulle pagine social e soggetta ai comprensibili rischi di bolle virtuali. Ma c’è una
importante parte della città, coalizzatasi trasversalmente e scevra da intenti di partigianeria politica,
che sta chiedendo di voltar pagina, reagendo al progetto per la rivisitazione dell’asse pedonalizzato
di via Sparano perché non coinvolta nelle scelte amministrative e sentitasi defraudata del proprio
diritto di esprimersi. E’ stata in molti modi denunciata l’assenza di rispetto per la storia dei luoghi,
probabilmente poco conosciuta o comunque disattesa da chi nel 2006 redasse il bando di concorso,
vinto da un gruppo di progettisti baresi con capofila la romana Guendalina Salimei. E con il risultato
che gli esiti di quel concorso, al tempo di sole idee e privo di coperture finanziarie e reso pubblico
senza troppo clamore, oggi sono stati visti come piombati sulla testa dei cittadini, con alcune
immagini pubblicate con enfasi dalla stampa locale alla vigilia della gara di appalto per l’esecuzione
dei lavori.
L’incontro pubblico ha messo in evidenza quanto espresso molto chiaramente sulla pagina
Facebook “Salviamo via Sparano” e poi anche su altri articoli di stampa. Si contesta la decisione di
eliminare le belle palme e sostituirle con fioriere e, pare, non meglio specificati altri alberi nelle
stesse. Su questo i pareri possono anche non essere totalmente in linea, tra chi esige che le palme,
messe a dimora diciannove anni fa e divenute patrimonio del paesaggio urbano di via Sparano, non
vengano toccate o comunque restino nella via; e chi come me ha per fondamento che il verde sia
comunque elemento forte della rivisitazione dell’assetto della storica strada e pensa anche a
soluzioni alternative ma non obbligate, rinviando comunque e senza dubbio alcuno alla scelta della
comunità l’esito decisionale finale. Che non può essere quello di una Soprintendenza (avvallato dal
Ministero) di cancellare la presenza delle palme per produrre un “effetto cannocchiale”, formulato
negli anni Trenta quando si pensò che lo sventramento di Bari vecchia avrebbe consentito di
spaziare con un colpo d’occhio dalla stazione ferroviaria fino alla cattedrale!
Nel mio intervento ho esaminato il percorso stazione-porto, a base del finanziamento che rende
possibile i lavori. Ed è un percorso fondamentale per l’area centrale di Bari, come lo è sempre stato.
Immaginata dal redattore del programma di sviluppo urbanistico e architettonico del borgo
Murattiano, l’arch. Giuseppe Gimma, come strada importante, via Sparano avrebbe dovuto nascere
con una grande piazza in coincidenza del corso Ferdinandeo (ora Vittorio Emanuele II). L’arrivo della
ferrovia e la realizzazione della stazione (inaugurata il 25 maggio 1865 con la tratta per Brindisi dai
principi Umberto e Amedeo di Savoia) fecero definitivamente di via Sparano un asse strategico per
la vita cittadina, in cui generazioni di baresi hanno vissuto il loro commercio, i loro momenti di
passeggio, acquisti, soste, incontri, passioni. Generazioni di baresi hanno lasciato le loro memorie,
i loro segni.
Gli sventramenti prodotti anche in via Sparano dagli interventi speculativi che distrussero gran parte
del Murattiano negli anni Sessanta e Settanta hanno lasciato la pesante eredità di una urbanistica
frammentata in mille episodi, tra i quali spiccano ancora edifici di gran pregio con le loro storie.
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Quelle storie che si rivendica oggi di voler preservare e valorizzare e che esigono la presenza di un
filo conduttore, non ulteriori frammentazioni, come sono i proposti “salotti tematici”, ognuno dei quali
tanto carico di altri segni.
Via Sparano, nonostante la crisi generale della città, ha sempre continuato ad essere vissuta, con
punte serali e prefestive ed evidenti forti interessi in occasione di piccoli e grandi eventi di strada.
Non ha quindi necessità di essere fisicamente stravolta, bensì di essere accompagnata in un suo
recupero valoriale.
La realizzazione dei sottoservizi (con relativo tunnel di ispezione) è elemento preliminare e
imprescindibile: fogna nera e bianca, impiantistica illuminotecnica e di comunicazione, gas e acqua.
Sono tutti sistemi molto vecchi che richiedono, evidentemente, di cogliere l’occasione dei lavori. Ma
per la superficie, quanto la comunità richiede è di estrema semplicità e, in questo, di bellezza: una
strada finalmente pedonalizzata con l’eliminazione del dislivello tra marciapiedi e carreggiata, il
mantenimento di tutto il verde presente (anche da implementare, non eliminare), sedute comode a
prescindere dalla condizione dei fruitori, una bella e funzionale illuminazione e un percorso
facilmente accessibile e senza rischi destinato a tutti, che accolga in un grande abbraccio bambini,
anziani, mamme con carrozzini, persone con difficoltà motorie e/o visive, ospiti appena giunti in treno
nel loro percorso verso Bari vecchia o il porto per proseguire il viaggio. E consenta di promuovere
piccoli o grandi eventi, quali mostre estemporanee, un mercatino periodico, una proposta di teatro
di strada, una pubblica lettura, un evento musicale, rendendo i luoghi pronti anche
impiantisticamente ad accoglierli, per poi tornare alla quotidianità e predisporsi ad altro..
Se da progettista immaginassi di ridisegnare la mia casa, so che dovrei cercare spazio per le mie
memorie; se un privato mi chiedesse di disegnargli la propria, dovrei fare in modo di capire in
profondità le proprie esigenze e comunque farei il possibile perché siano nel tempo le sue memorie,
le sue storie ad arredare e riempire quella casa. Ma se il progetto vede come committente la
comunità, è ad essa che lo spazio deve essere destinato, predisponendolo a riprendere il percorso
di raccolta, sedimentazione, stratificazione di storie, eventi, memorie singole e collettive che ha fatto
e continuerà a fare l’identità del luogo.
Il percorso stazione ferroviaria-porto inizia da piazza Moro, dove la devastante sottocultura del
passato volle cancellare straordinari edifici identitari, ma ci sono aree verdi che esigono forte
riqualificazione e il finanziamento disponibile, con un progetto rivisto e adeguato alle semplici
richieste dei cittadini, potrebbe garantire tali esigenze. E’ da lì che parte l’abbraccio a via Sparano,
con quel filo di continuità che poco alla volta, tra la visita ad un negozio, la sosta con amici, una
seduta di riposo, l’attesa di una telefonata, una lettura di qualche pagina all’ombra del verde e magari
nell’inebriante profumo di fiori, porti lentamente fino alla meta. Attraverso quella via tanto amata e
dedicata al Giureconsulto Sparano Chiurlia, che tra il XII e il XIII sec. aveva curato la raccolta delle
“Consuetudines Barenses”. Per giungere, tra alberature, giardini e parchi, fino al porto.
E quando dei forestieri (per altra dichiarata consuetudine, “tanto amati dai baresi”), uscendo dalla
stazione chiederanno aiuto per la direzione del porto, in epoca borbonica si sarebbero sentiti dire
“vous ne pouvez pas tromper, suivez le fil vert! “potranno oggi sentirsi rispondere: “Non potete
sbagliare, seguite il filo verde!

2) Eva Toscani*: Progetto futuristico e senz'anima. La via spogliata della sua memoria e
della sua identità.
Vorrei soffermarmi ulteriormente, sul progetto di riqualificazione dell'architetto Salimei. Per quanto
si intuisce dai render è freddo, desolante ed indubbiamente cimiteriale (per le sedute di cemento e
le basi cubiche funzionali ad installazione di fantomatiche "opere d'arte" che mai saranno realizzate),
appare come un'opera futuristica per nulla integrata con l'aspetto ancora per molti versi antico di via
Sparano, cuore pulsante del quartiere murattiano. Spazza via lo spirito del tempo, il cosidetto "genius
loci" che pervade ancora la via. Il Genius loci era un'entità naturale e soprannaturale legata ad un
luogo e oggetto di culto nella religione romana. Attualmente in architettura con l'espressione genius
loci si intende l'interazione di un luogo nel tempo, la sua identità. Essa allude all'insieme degli aspetti
architettonici, socio-culturali, di linguaggio, di consuetudini che caratterizzano un luogo, una piazza,
una via, una città, si riferisce alle caratteristiche proprie di un ambiente interlacciate con l'uomo e le
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abitudini con cui egli lo vive. Dunque edifici, strade, giardini, alberi dialogano con chi vi passeggia,
chi vi sosta, chi vi abita. Si crea così nel tempo uno spirito del luogo che non può essere spazzato
via sempre e comunque, sacrificato alla modernità dai cantori delle "magnifiche sorti progressive"
del design e del cemento. La citta' di Bari proprio per questa visione irrispettosa, miope e speculativa
a partire dagli anni '60 ha subito una trasformazione in peggio causata da abbattimenti di edifici
storici di pregio in via Sparano e nel quartiere murattiano, di bellissimi palazzi inizio secolo ‘900,
alcuni dei quali con i tipici elementi architettonici e decorativi dello stile Liberty. Si ricordi, tra le altre,
la demolizione criminale del palazzo della Gazzetta nell' allora piazza Roma, scempio edilizio senza
giustificazione.. Dunque, nel caso di via Sparano la questione non é relativa alla sola rimozione delle
palme, ma all’aspetto identitario, all' idea che i baresi hanno della loro via, alle interazioni stabilite
col luogo, alla memoria che essi hanno dello stesso, all'afflalto storico e prezioso che ancora pervade
tutto il quartiere a dispetto dell'oltraggio invadente della modernità. L'archistar Salimei non solo non
sa nulla di tutto ciò, ma, irriguardosamente sostituisce l’anima del tempo con simmetrie e asimmetrie
spoglie e cementizie degne di un “non luogo”. Le palme poi, che donano ombra ai passanti da oltre
trent’anni, rendono più amena la via conferendole l’immagine di salotto verde e armonizzano quegli
aspetti di discontinuità, talvolta stridente, rappresentati dalla contiguità di facciate storiche e di
prospetti moderni risalenti agli anni ’70. La Soprintendenza, miope a tutti gli effetti perché non vede
il bello che dovrebbe tutelare, prescrive appunto l’effetto cannocchiale che porterà ad abbattere
anche il filare centrale degli alberi di piazza Umberto e renderà solo maggiormente visibili l’alluminio
ed il cemento dei palazzi moderni in fondo alla piazza stessa. In conclusione l'anima antica del centro
murattiano, già caratterizzata dalle opinabili trasformazioni degli anni passati va invece tutelata e
non fatta oggetto di riqualificazioni che, invece, hanno tutto il sapore di sperimentazioni urbanistiche
ardite e disarmoniche. Queste nulla hanno a che fare con Bari ed i baresi.

3) Leonardo Damiani*
Dunque mia moglie si reca in chiesa per pregare e la nostra parrocchia è S. Ferdinando. Essendoci
le scale, necessariamente bisogna utilizzare la pedana che spesso viene utilizzata per gioco e va in
avaria, bisognava costruire uno scivolo in cemento per l'accesso facilitato. Si sono raccolti anni fa i
fondi ma al Momento di chiedere l'autorizzazione, è stata negata perché il comune deve fare il
rifacimento di via sparano. Se inizieranno i lavori, ci saranno due anni di chiusura.
4) Dario Esposito*: Il Paradosso Urbanistico della Trasformazione di Via Sparano da Bari
La questione di Via Sparano è una faccenda essenzialmente urbanistica. Una matassa che si deve
sbrigliare e che non si presta alle semplicistiche interpretazioni e soluzioni che si leggono sulle
colonne dei giornali. Come in ogni questione complessa per prevedere cosa accade in queste ore e
cosa accadrà in futuro, non è sufficiente spiegare come sono andate le cose fin ora, che è invece
quello che si sente ripetere da più parti. Per questo noi siamo qui, per ragionare insieme e tendere
all’amministrazione una mano nella ricerca di una soluzione per il futuro della vicenda.
Quello della trasformazione di Via Sparano da Bari è un caso di Paradosso Urbanistico, e mi spiego.
Il Paradosso è nelle parole di Mark Sainsbury: una conclusione evidentemente inaccettabile, che
deriva da premesse evidentemente accettabili per mezzo di un ragionamento evidentemente
accettabile.
Sono molti i fattori interconnessi che, quand’anche considerati attentamente, possono produrre un
tale esito indesiderato in urbanistica. Fra tutti voglio ricordare il fatto che la città ed ogni parte di essa
è radicata nelle abitudini e costumi delle persone che la abitano.
La conseguenza è che lo spazio urbano possiede una morale oltre che una organizzazione fisica, e
questi due elementi interagiscono reciprocamente in modo peculiare, modellandosi l'un l'altro. La
struttura della città ci influenza per la sua forma visibile e complessità di significati e valori, ma questa
struttura ha la sua base, tuttavia, nella natura umana, di cui è espressione. D'altra parte, questa
ricca configurazione che è sorta in risposta alle esigenze dei suoi abitanti (o così dovrebbe), una
volta formatasi, si imprime su di loro come un fatto esterno, che li forma a sua volta conformemente
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con il progetto e con gli interessi che essa incorpora e restituisce. Pertanto occorre porre molta più
attenzione al risultato di un intervento come quello in questione perché irrimediabilmente andrà ad
influenzare l’essenza della cittadinanza e avrà ripercussioni a catena negli anni avvenire. Alla luce
di queste delicate considerazioni il segnale di allerta inviato da buona parte della cittadinanza va
inteso come contrita angoscia rispetto agli esiti più negativi del progetto e va assolutamente
ascoltato. E’ evidente che le facce forzatamente sorridenti delle figurine umane di “photoshop”,
consunte dall’uso almeno decennale degli architetti di tutto il mondo e appiccicate anche nei
rendering di questo progetto, trasfigurano delusione e inadeguatezza al compito di rappresentare
un buon risultato dell’intervento. Non potrebbe essere altrimenti, perché per costruire un progetto
urbano vivo serve cogliere la vitalità dalla cittadinanza.
Oltre a quanto appena detto per caratterizzare la relazione fra il sistema urbano fisico e quello
sociale, devo rammentare che una città (per intero o in parte) è così complessa che una sola mente
non può assolutamente comprenderla. Essa non è affatto come una macchina che può essere
costruita da zero con un progetto e le cui parti possono essere rimosse e sostituite a piacimento, la
più recente storia dell’urbanistica lo insegna. Via Sparano si è posta in essere per molte generazioni
attraverso atti innumerevoli di iniziative e organizzazione da parte di individui e gruppi che hanno
dovuto far fronte alla realtà, e si è sviluppata organicamente grazie al perfezionamento di nuove
capacità in risposta alle necessità della sua cittadinanza. I suoi elementi e forme incarnano plurimi
giudizi, scelte e decisioni raggiunti attraverso l'esperienza e la conoscenza vissuta. Dunque, anche
per questa ragione, le necessarie scelte future dovranno basarsi sulla stessa conoscenza, che in
maniera rispettosa e paziente va collezionata anche dai cittadini apparentemente disinteressati.
Infine voglio sottolineare che l'aspetto politico della questione non mi interessa affatto, esso é un
riflesso generato dalla presenza imposta della politica nelle presa di decisioni in ambito urbano. A
tal proposito ritengo che una vasta partecipazione democratica della gente sia l'unica possibilità per
svincolarsi da ogni strumentalizzazione. In questa direzione l'incontro di oggi é positivo. Una
partecipazione così ampia a seguito di un moto spontaneo mi fa sperare in una rinascita della
coscienza collettiva che attinge e mostra la riserva di resilienza della nostra Città. Ritengo che questo
moto spontaneo dovrebbe essere accolto come positivissimo sintomo di auspicabile e rinnovata
partecipazione democratica alla gestione della cosa pubblica, nella direzione in cui la stessa
amministrazione ci ha sollecitato. Auguro a questa rappresentativa di crescere nei numeri e valori,
invitando tutti gli assenti a partecipare non solo sul web e ancora, le auguro di mantenere sempre il
suo carattere eterogeneo ed inclusivo e di volersi spendere anche in altre molteplici virtuose cause
avvenire.

5) Nicola Milella*: Un progetto per via Sparano a Misura Della Città
Il progetto di via Sparano deve rispettare innanzitutto la sua identità commerciale, legata alla strada
sin dalla sua creazione.
Per quanto riguarda la ristrutturazione dello spazio architettonico, non si può parlare di ripristino della
sua identità, come afferma l'arch. Salimeni, in quanto questa è continuamente mutata nel tempo, in
rapporto all’evolversi delle abitudini dei baresi.
Pertanto dovendo affrontare il tema della ristrutturazione di Via Sparano, l’obiettivo a cui bisogna
tendere, in considerazione della frammentazione del patrimonio edilizio avvenuto con gli
abbattimenti e ricostruzione di molti edifici storici negli anni ’60, è evitare un ulteriore frammentazione
con l’inserimento di forme moderne e materiali che nulla hanno a che vedere con la tradizione locale.
Via Sparano conserva ancora oggi una sua caratterizzazione, costituita dagli edifici storici
sopravvissuti, pertanto un progetto deve ambire a ridurre la succitata frammentazione, mediante
proposte semplici e l’utilizzo materiali locali che meglio si integrano con il contesto edilizio.
L’unificazione dei piani di calpestio, con l’eliminazione della strada, la sua ripavimentazione con
materiali locali e la conservazione del verde, magari con una diversa distribuzione per ogni isolato,
potrebbe essere una soluzione da valutare con costi di esecuzione più bassi di quelli previsti.
L’Arch. Salimei afferma che le strade commerciali non sono caratterizzate dalla presenza del verde
e che l’idea di trasformare via Sparano in strada museo ha l’obiettivo di “innescare curiosità, ed
entusiasmo nella gente” e proiettare la città in una dimensione europea.
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Allora confrontiamoci con l’Europa ad esempio con Vienna ove la pedonalizzazione del Graben e
della Kartner Stasse è stata realizzata con l’eliminazione del piano stradale e la creazione di un
piano pedonale continuo e la posa in opera di alberature non presenti nell’assetto ottocentesco.
Altri esempi di strade commerciali alberate sono le Ramblas di Barcellona o Tsakalof streeet ad
Atene e se potrebbero citare molte altre.
Gli esempi citati di Vienna, Barcellona ed Atene, sono caratterizzati da soluzioni semplici
perfettamente integrate con l’ambiente circostante e non presentano inutili interventi innovativi.
Il progetto della nuova Via Sparano, introduce elementi e soluzioni estranee alla cultura e alla
tradizione della nostra città, difficili da assimilare ed accettate dal senso comune dei baresi.
Un buon progetto dovrebbe partire quindi dall’ascolto degli utenti, rispettare la cultura e le abitudini
della città.
Non ascoltare le proteste della popolazione e dei commercianti di via Sparano è un errore politico
grave, non giustificabile con il rischio di perdere i finanziamenti, un brutta opera resta li per sempre
e se si decide di rimuoverla comporta ulteriori oneri economici per la città.
Se si possono ostacolare opere strategiche per il bene della nazione, dalle trivellazioni all’oleodotto
che sbarcherà a Melendugno, con la possibile perdita di finanziamenti ben più importanti, non si
comprende per quale ragione non si possa fare la stessa cosa per il progetto di via Sparano.
La proposta è dunque di intervenire in questa fase con una importante variante, che rispetti i seguenti
criteri: soluzioni semplici ed integrate con l’edilizia storica esistente, utilizzo di materiali locali,
conservazione del verde attuale, magari con una diversa e migliore collocazione nei diversi isolati.
La variante non dovrà comportare un aumento delle somme a disposizione nel quadro economico
finale, dovrà eventualmente, là dove possibile, introdurre economie e la riduzione dei costi previsti.
Non fermiamo il progetto, non perdiamo i finanziamenti, ma dialoghiamo cercando soluzioni che
rispettino i succitati criteri per realizzare un opera che innovando rispetti la tradizione architettonica,
la cultura ed i desideri della città.
6) Franz Lisi
Espone dubbi sulla qualità del progetto, e ricorda a tutti la vivibilità e il decoro di Piazza Umberto
degli anni 1950 oggi perso, chiede di valorizzare l’identità storica architettonica di Via Sparano e
garantire la sua funzione di socialità e d’incontro.
7) Simeone Di Cagno Abbrescia
Scompare il verde e quindi l'ombra, svaniscono le panchine e quindi la conversazione ed il riposo,
gli spazi vengono disseminati di parallelepipedi di pietra sparsi, sui quali, se sono adatti a sedersi,
bisognerà' accovacciarsi a mo' di indiani nell'accampamento e poi manca la continuità' e l'uniformità
estetica con gli opinabili spazi a tema. Ma la cosa peggiore è che questo scempio dovremo tenercelo
per il prossimo secolo. Le Palme in Via Sparano creano un percorso naturale che prosegue da C.so
Vittorio Emanuele, inoltre la manutenzione delle Palme è economica. L’’effetto cannocchiale è stato
concepito negli anni 30 e 40 in quanto esso prevedeva un varco in piazza Chiurlia che avrebbe
permesso la visione del mare e il proseguo della strada verso l’entroterra non più attuabile, poiché
queste quinte sono state chiuse come testimonia la stazione ferroviaria realizzata pochi anni dopo.
Occorre rendere il calpestio complanare e sostituire i lampioni ed è inoltre importante modernizzare
i sotto-servizi.
8) Giulio Fossi*
Un milanese di Foggia che ama Bari. Amo questa città, con le sue strade squadrate i palazzi d'epoca,
il caos del traffico e il vociare della gente. Milano è fredda silenziosa glaciale, tutti a testa bassa e
camminare. A Bari ti senti sempre a casa, gente che non ti conosce ti da del tu e se un amico ti
presenta a uno suo è come se tu lo fossi da sempre. Via Sparano è il simbolo di questa splendida
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città, a Milano la conoscono tutti e non per essere la strada dello shopping ma semplicemente perché
è Via Sparano. Il caffè, la colazione i 5 minuti da perdere ti portano automaticamente a percorrerla,
per le sue Palme ? Anche si ma non solo. Il verde mette armonia sempre. A Bari nessuno è straniero
ed è vero, mai detto fu più esatto, sentirsi a casa significa il piacere di essere circondato da persone
ma anche luoghi accoglienti. Il progetto dell'architetto, scusate non ricordo il nome, è l'esatto
contrario di un luogo che accoglie. Respinge ! E' freddo asettico totalmente asociale, divide al posto
di unire. Quei basamenti o come li chiama Spiridione lapidi sono sedute che mettono sempre un
individuo in soggezione rispetto all'altro, dalle foto dei rendering si vede sempre uno seduto e altri in
piedi a dialogare. La cementificazione selvaggia del progetto, vista nell'ottica estiva, preannuncia
temperature a terra intorno ai 50° e credo che una volta ultimati questi lavori il mio amico Spiro non
dirà più "andiamoci a fare una camminata in centro" e la risposta dove ci vediamo ? Era sempre San
Ferdinando senza mai nominare la via, andiamo in centro per tutti è andare in Via Sparano. Dovrete
abituarvi, se non bloccate questo ignobile progetto, a cambiare il modo di dire in andiamo al
lungomare o andiamo in Piazza Ferrarese, il centro non sarà più sinonimo di Via Sparano. Non
mollate mai se amate Bari.
9) Francesco Elio Manfredi Latilla
Le pame poste in quella posizione evitano l’attacco del punteruolo rosso, poiché il punteruolo in
quanto insetto notturno è allontanato dalle illuminazioni circostanti.
10) Stefano Miniello
Il progetto della Salimeni è vincitore di un concorso del 2006 per il quale abbiamo già speso 500.000
euro. Dobbiamo essere concreti, non possiamo pensare che vengano dirottati i soldi che sono
arrivati verso altri capitoli di spesa perché sono destinati all’asse stazione porto per un
potenziamento pedonale ciclabile ed infrastrutturale in generale.
L’accelerazione di questo ultimi giorni dipende dal fatto che i soldi ora sono arrivati, del progetto in
questi anni non se n’è parlato se non in un paio di occasioni en passant e forse volutamente. Il punto
è che il progetto così com’è non incontra i desiderata dei cittadini perché Via Sparano non è solo la
via dello shopping, ma è una strada vissuta. Servono alberi ombrosi e panchine per intrattenersi non
possono scomparire o essere sostituiti da basamenti di opere d’arte inadeguati a quella funzione.
Il progetto futuristico è solo estetico, ma deve essere funzionale, se l’effetto cannocchiale deve
spazzare via tutto non va bene, anche volendo realizzare del micro verde con sedute sui lati per
garantire lo sfondamento visivo centrale. Dove troveranno posto i gazebo che in un momento
economico difficilissimo i commercianti hanno comprato secondo le prescrizioni del comune,
investendo denaro.
Anche il famoso effetto cannocchiale non ha un senso oggi, perchè prevedeva l’apertura di un
passaggio in Piazza Chiurlia per raggiungere prospetticamente il mare!
Nessuno vuole ostacolare il restyling, ma serve considerare le necessità dei cittadini e del
commercio se si guardano le foto di metà del novecento le palme sono presenti ed è difficile
sostituirle con alberature ugualmente ombrosi, per eliminare il problema dei topi basta potare
periodicamente i datteri delle palme. In ultimo bisogna dire che il progetto negli anni da preliminare
a definitivo ed esecutivo è stato stravolto.
11) Cecilia Surace*: Il progetto di via Sparano tra occasioni perse ed opportunità da
cogliere
Via Sparano è un luogo identitario della città di Bari. Fin dai tempi della sua genesi è stata il cuore
pulsante della vita dei baresi, la via del commercio, con i negozi più belli della città e le vetrine
sfavillanti, il “salotto buono” dove ci si incontrava ed ancora oggi ci si incontra per fare acquisti e
passeggiare o sostare e chiacchierare tranquillamente. È una strada caratterizzata da edifici di
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pregio, appartenenti ad epoche diverse, che vanno dagli anni ‘20 del 900 di Palazzo Mincuzzi a
palazzo Borea di Chiaia e Napolitano, anni ‘60.
Nel 1972 l’allora sindaco di Bari, Vernola, decise di chiudere al traffico via Sparano e di abbellirla
con un po’ di verde: da allora via Sparano è diventata per i baresi la strada con le palme, che negli
anni sono cresciute, offrendo con la propria ombra riparo dalla calura estiva, ai molti baresi che
sostano accomodandosi sulle sedute dei vasconi in cui sono sistemate le piante.
Oggi via Sparano, per come la conosciamo e per come si è insinuata nella memoria affettiva dei
baresi, sta per scomparire, per lasciar spazio al restyling concepito dal T-studio di Roma, vincitore
del concorso di idee bandito dal comune di Bari nel 2006. Sulle modalità di questo restyling sono
però necessarie alcune riflessioni.
La città è, per sua natura intrinseca, un organismo in movimento ed in continuo cambiamento:
sarebbe inopportuno ed irrealistico voler paralizzare una strada riproducendola come identica a se
stessa nei secoli; oltretutto è evidente che via Sparano ha bisogno di una rigenerazione, per quanto
ai baresi potrebbe andar bene così com’è ancora per molti anni, con una manutenzione più costante
e semplici interventi sulla pavimentazione e l’arredo urbano. I vasconi prefabbricati in cemento con
inserti in orsogrill, tanto vituperati dalla capogruppo del team di progettazione vincitore del concorso,
Guendalina Salimei, offrono una configurazione della strada un po’ demodé, sicuramente obliterata
dal tempo. Cambiare dunque si può e si deve. Ma a quale costo? E soprattutto, con quali esiti?
Il concorso, bandito ormai un decennio fa, ha stabilito che il progetto vincitore fosse quello
dell’architetto Salimei e del suo gruppo, basato su un concetto di “strada museo”, che prevedeva
una serie di isole con sedute e opere d’arte contemporanea, da installare su appositi basamenti.
L’idea di per sé non è entusiasmante, soprattutto se si accosta il concetto di museo, che fa pensare
ad un luogo statico dove sono in mostra oggetti immobili, al flusso in movimento di persone e mezzi
di una strada, per giunta di una strada come via Sparano. Probabilmente il modello della strada
museo non è piaciuto nemmeno ai commercianti, ascoltati dall’allora sindaco Emiliano, oltre a non
essere supportato da un adeguato budget per l’acquisto delle opere d’arte da collocare sui
basamenti. E allora, improvvisamente, il concept del progetto, completamente snaturato, ha dato
vita ai “salotti tematici” che non sembrerebbero essere peculiarmente caratterizzati e diversificati
l’uno dall’altro, tanto da poterne comprendere nell’immediatezza il tema. Come se non bastasse
sono intervenute le prescrizioni della Soprintendenza la quale ha deciso che le palme, tanto care ai
baresi e attualmente disposte alternativamente su entrambi i lati della strada, fossero eliminate, per
consentire il cosiddetto “effetto cannocchiale” che consentirebbe di traguardare i poli opposti della
strada: da un lato la stazione centrale con la sua fontana, di non particolare pregio, dall’altra parte
piazza Chiurlia, quella che una volta era la porta medievale per il borgo antico, ma che oggi è di fatto
uno spiazzo colmo di automobili e di edifici ricostruiti in epoca recente o snaturati da interventi
impietosi. Perciò via il verde, per lasciar posto ad anonimi cubi di cemento su cui avrebbero dovuto
trovar posto opere d’arte cassate dal progetto, ma che oggi restano nel progetto senza un motivo
apparente. “Salotti” assolati, in cui nessun anziano potrebbe mai sedersi perché scomodi, basta
guardarli. Qualche fioriera che, va da sé, non potrà mai sostituire le palme nella funzione di
ombreggiamento, ma addotta per mettere a tacere chi ha gridato alla cementificazione della strada.
Dunque ricapitolando abbiamo un progetto senza un concept, ormai datato, di cui si sono già visti
esempi in giro per l’Italia nello scorso decennio, compresa piazza Cesare Battisti a Bari, del tutto
similare per l’arredo urbano utilizzato, i cui esiti sono stati disastrosi: abbandono, vandalismo, spreco
di risorse per l’ipermanutenzione causata dai danni arrecati. Abbiamo l’eliminazione di una serie di
palme sopravvissute al punteruolo rosso, che, per quanto possano ritenersi non autoctone, sono
ormai entrate nella memoria e nell’immaginario collettivo, come una allegra nota di colore ed
esuberanza, e soprattutto svolgono una funzione che nel nuovo progetto non è assolta da alcun
elemento, naturale o artificiale che sia: l’ombreggiamento. Elementi naturali, alberi che hanno più di
quarant’anni vengono completamente eliminati, giustificando questa imposizione con inutili paragoni
con strade importanti di Roma, contesto territoriale completamente diverso, evidentemente più noto
all’architetto, come via Condotti, che è priva di alberi per consentire il passeggio e non ha problemi
di ombra perché sono i palazzi stessi a crearla. Ci sarebbe da dire molto su questo, ma forse è
sufficiente osservare che le dimensioni delle sezioni stradali di via Condotti e di via Sparano non
sono confrontabili. Queste valutazioni si sarebbero potute risolvere con una semplice passeggiata

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per via Sparano in un giorno di sole, ma probabilmente l’inesperienza dei luoghi ha giocato un ruolo
fondamentale nelle scelte operate, insieme alle prescrizioni della soprintendenza, naturalmente.
Del cambiamento, si sa, si ha inevitabilmente paura, ma in questo caso il cambiamento sarebbe
anche auspicabile, a condizione di offrire un miglioramento, estetico, funzionale, aggregativo.
Questo progetto non sembra offrire nulla di tutto ciò. Risulta evidente che chi ha progettato non ha
condotto uno studio approfondito del territorio su cui operava e a cui, peraltro, non apparteneva:
d’altronde il concorso richiedeva un’idea, non di certo obbligava ad un’analisi preliminare. L’idea
purtroppo è così risultata avulsa dal contesto. Tuttavia è importante osservare che un concorso di
idee serve per esprimere delle visioni, per suggerire delle suggestioni e di fatto rappresenta un punto
di partenza su cui un buon progettista dovrebbe lavorare, per calare l’idea nel contesto di riferimento
nel miglior modo possibile. Il problema primario di questo progetto è che sembra aver saltato a piè
pari tutto il percorso che va dall’idea embrionale al progetto esecutivo, o quantomeno il metodo
adoperato ha condizionato l’esito progettuale finale. Oggi l’architetto ha un ruolo sociale dal quale
non è più possibile prescindere ed una strada come via Sparano, simbolo di una comunità che qui
si raccoglie ed identifica, merita l’apporto alla progettazione di tutta la cittadinanza. La
partecipazione, di cui si legge su libri e giornali, non sta nella mera condivisione di un progetto online
o nella consultazione solo di quelli che appaiono essere gli “aventi causa” perché gestori di un
esercizio commerciale. L’utente finale di un progetto urbano è ogni cittadino che utilizza quello
spazio e come tale ha diritto ad esprimere i propri bisogni sociali, le proprie istanze funzionali e le
proprie considerazioni estetiche, al fine di contribuire attivamente allo sviluppo del progetto. Starà
poi nella bravura dell’architetto dare a queste istanze una forma coerente, inserendola con un criterio
nel contesto territoriale che la accoglierà, impegnandosi al meglio per interpretare i bisogni espressi
ed inespressi di quanti vivono lo spazio urbano. Il compito dell’architetto è quello di avere quella
particolare sensibilità necessaria per risaltare la bellezza e le potenzialità dei luoghi, la cui identità
non si può inventare: essa è strettamente connessa all’identità culturale delle persone che abitano
quei luoghi da sempre. È per questo che via Sparano, luogo amato da tutti i baresi, merita di più di
un progetto privo di carattere, piatto, privo di verde, ormai superato, imposto dall’alto e portato avanti
ad ogni costo per non perdere un finanziamento. Via Sparano merita l’opportunità dell’impegno attivo
di tutti coloro che amano Bari e un progetto che ne esalti la storia e le potenzialità.
12) Fabio Romito
Propone il referendum popolare e si impegnerà in consiglio comunale e fuori per renderlo realtà.
13) Elio Di Summa
Ho visto il progetto prima che fosse reso pubblico e non mi è piaciuto affatto invito l’amministrazione
a ricredersi ed ascoltare la cittadinanza.

14) Nicola Ruccia*
L’Antefatto.
Il “vulnus” della questione risale ad un decennio indietro. L’attuale Sindaco era Assessore ai
Trasporti con un servizio scarso in organico e privo di portafoglio. Ritengo che nella sua onestà
intellettuale fosse ben lungi da interessarsi al tema in oggetto dovendo sopperire alle emergenze.
Sempre per sua onestà intellettuale e, dovendo rispondere alla Città con la necessaria responsabilità
nel nuovo incarico, pone oggi il tema della perdita del finanziamento assegnato.
In questo caso occorre davvero stabilire “in primis” se tale rischio sussiste ed ove ci fossero forme
idonee perseguirle per risolvere la questione senza offendere tanti cittadini.
La storia ed anche qualche aggiunta….
Tutta l’iniziativa parte da proposte incongrue e da valutazioni di scenario inadatte. Nel merito, il
Ministero delle Infrastrutture lanciò un’iniziativa denominata “Porti e ferrovie” a cui il Comune di Bari
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venne chiamato a partecipare. I fondi disponibili erano esigui e mentre diversi comuni centrarono il
tema Bari si distinse presentando un programma dove la sola progettazione assorbiva tutti i fondi.
In contemporanea era in corso l’elaborazione del “Piano Strategico 2020”. Per il disegno della Città,
dagli studi di “geografia”, emerse che Bari con il traffico crocieristico sarebbe divenuta attrattrice
delle “grey panters”, gli over ’60, per intenderci.
Genialata avranno pensato all’epoca negli ambienti tecnici ed eccoci al “crossing Bari”.
In primis occorrerà fornire a questi nuovi “globe trotter” una via rapida da attraversare con i loro zaini
in spalla ed i trolley, Via Sparano sarà il percorso ideale per questi viaggiatori.
Qui, immagino, sono susseguiti alcuni equivoci che hanno indotto in errore la Soprintendenza e la
progettista che ha visto aggiudicarsi l’opera.
Forse hanno fatto menzione che il nome della nave crociera era “Costa della speranza”, in quel caso
è anche giusto ciò che ne è derivato, avranno immaginato queste pantere grigie, spelacchiate e
bisognose di cure.
La Soprintendenza per gli ipovedenti ha giustamente fatto ricorso all’effetto cannocchiale (comunque
se si vuol dirla giusta è binocolo), dimenticandosi dei prostatici dopo l’abbattimento dei bagni pubblici
di Corso Vittorio Emanuele.
Per il suo verso la progettista ha compreso il bisogno primario di questa popolazione emergente ed
itinerante, dimentica della popolazione, ha pensato bene a luoghi di accoglienza per “migranti
fortunati ma con disagio”.
Ecco quindi le chaise lounge per i sofferenti di artrosi e disagi muscolari dove con cura verrà
sottoposto il diffusissimo a Bari massaggio tailandese.
Per i sofferenti di cuore o problemi polmonari, nessun problema: dove vogliono possono sedersi
ovviamente per pochi minuti in estate.
Però la chicca per il barese verace, quello della Peroni, c’è in estate seduti sulle graticole di Via
Sparano, in compagnia di tre birre, potranno godere non dell’effetto binocolo ma finalmente
dell’effetto caleidoscopio.
In sintesi.
Non si parla di sfide politiche all’Amministrazione è una parte di cittadinanza che chiede attenzione
e che sostiene anche la propria determinazione per uscire dallo stallo.
Non è la proposizione di progetti sostitutivi o almeno spero.
Il tema è arrestare uno strappo verso la sensibilità dei cittadini affrontando il tema di come migliorare
l’esistente ed il suo contorno.
15) Tony Signorile*
Il Sindaco Decaro sostiene che il progetto di Via Sparano è frutto di un concorso internazionale,
l'architetto che lo ha realizzato è talmente famosa che hanno realizzato un film sulla sua vita e sono
rispettate le prescrizioni della soprintendenza. In definitiva i cittadini non contano nulla, non sono
così famosi e volendo essere british, non possono cogliere le sfumature di chi culturalmente cerca
di elevare la città. Il metodo di questa amministrazione comunale è inaccettabile. Stanno per
sfregiare il cuore di Bari e a pagarne le conseguenze saranno solo i baresi che si ritroveranno un
cimitero post moderno nella via principale
16) Savino Montaruli*
L’incontro pubblico sul tema “salviamo via Sparano”, tenutosi nei giorni scorsi a Bari, ha
rappresentato un momento di democrazia partecipata di elevatissimo livello culturale. Infatti agli
interventi di natura tecnica ed urbanistica si sono affiancati quelli di natura prettamente sociale quindi
si è parlato di partecipazione ai processi che interessano la città e la comunità. A proposito del
progetto di restyling di via Sparano, tanto discusso e non gradito è evidente che il documento di
accompagnamento agli atti, relativo proprio alla partecipazione della città, dei cittadini e del mondo
associazionistico al progetto, è stato elaborato senza aver garantito appieno quella partecipazione
che è espressamente prevista dalla vigente normativa. Qualora quell’atto di accompagnamento
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fosse stato redatto senza l’acquisizione reale e diffusa dei pareri e dei suggerimenti allora
seriamente si potrebbe rimettere tutto in discussione né tantomeno possa essere avallata la tesi
secondo cui questo processo di partecipazione e di ascolto possa essere stato fatto unicamente
tenendo conto dei confronti con poche, pochissime associazioni sicuramente non rappresentative
della realtà diffusa, anche settoriale. A parte quindi la considerazione sul tema specifico e sulla
necessaria verifica degli atti allegati al progetto, dobbiamo porci la seria domanda: quando parliamo
di partecipazione in che modo pensiamo e crediamo di esercitarla democraticamente e liberamente?
Inevitabilmente la risposta passa attraverso la predisposizione di tutti quegli strumenti intermedi tra
l’Ente e la cittadinanza attiva e questi possono essere le Consulte comunali composte da membri
eletti dalle associazioni iscritte in apposito Albo comunale e di alcuni di essi espressione del consiglio
comunale, di maggioranza e di minoranza. Ad Andria questo processo è stato avviato e questi
organismi sono previsti dallo Statuto comunale. Io stesso sono stato eletto e sono membro di tre
consulte sulle quattro istituite in città. Le consulte quindi devono proprio rappresentare la linea di
collegamento tra le istituzioni e il Popolo, la Cittadinanza. Per quanto riguarda nello specifico il
progetto di riqualificazione urbana di via Sparano credo si possa tornare sull’argomento ed invece
di dirottare semplicemente i fondi del progetto stesso in altra destinazione senza proporre alternativa
ad un’area che comunque necessita di essere riqualificata, credo che l’idea possa essere quella di
procedere comunque alla riqualificazione condivisa di via Sparano mediante l’utilizzo dei fondi
regionali destinati ai DUC - Distretti Urbani del Commercio che, se non utilizzati dopo molti anni dalla
loro predisposizione e stanziamento rischiano di andare ancora una volta perduti irrimediabilmente.
I DUC quindi per riqualificare via Sparano in una visione d’insieme che parta praticamente dal punto
zero ma non da zero perché una nuova coscienza civica è già nata. Un percorso di condivisione che
partorisca ciò che i cittadini vogliono diventi veramente via Sparano. L’idea di via Sparano già
condivisa non è quella partorita da chi via Sparano non la conosce nella sua storia, nella sua vivibilità
e nella sua essenza anche simbolica per i baresi, per il commercio barese, per la città ma anche per
chi, da turista, viene a Bari e prima di visitare il parente “stretto” passa da via Sparano.
17) Guido Corazziari*
Il potere politico non ama il Verde, come non ama l'Arte (a parte quando vuole farsi celebrare). Deve
eliminare o per lo meno non favorire tutto ciò che eleva l'umore, la sensibilità e la cultura delle
persone... eliminare gli alberi, in questo caso le palme, rientra in una strategia della "depressione"
in atto da sempre da parte di ogni potere politico, per debilitare lo spirito delle persone e poterle
assoggettare ad ogni violenza, economica e non.
Più che di "repressione" il Potere oggi si serve della "depressione" per controllare le persone e
schiavizzarle.
Tutto ciò ha una storia che passa dall' esecuzioni capitali in piazza e crocifissioni varie, per arrivare
alla gestione dei media, giornali e televisione in primis. Mostrarci l' inutilità dello studio o dell'
educazione, sbattere sempre in copertina le miserie dell' umanità e di tutte le guerre, e al contempo
splendide modelle e performanti attori, proporre acquisti improbabili, costosissimi e inutili, mostrare
il cosiddetto "fallimento" di ogni protesta popolare... e per ultima l'eliminazione delle piante, ha uno
scopo preciso, forse a volte non compreso da chi vince un progetto, quello di deprimerci, spingerci
all' isolamento, a odiarci l' uno con l'altro, a rivolgerci alla religione, agli psicologi e psichiatri e in
caso estremo portarci al suicidio. Io trovo in particolare che le palme, siano esse a Miami Beach o
in via Sparano a Bari, svolgano una indispensabile funzione di difesa. Hanno il merito di farci
sollevare lo sguardo verso il cielo, di mostrarci il vento e le nuvole ed innalzare i nostri animi. Le
foglie poi, se non ricordo male, insieme a quelle d' ulivo, intrecciate ci invitano alla pace e al perdono.
Nella loro immensa maestosità non ricordo abbiano mai minacciato o spaventato alcuno o avanzato
tristi presagi, anzi... con il loro delicato espandersi sono più vicine a una danza caraibica o a un
gioco pirotecnico, ad una capigliatura afro o a un abito da festa. Per non dimenticare poi quelle che
ci donano cocchi e datteri, ma questo è un altro discorso..
Il "discorso" su via Sparano ha ben 10 anni di storia. Nel frattempo si è ottenuta l'eliminazione delle
tecno-pensiline presenti nella prima versione del progetto. Il Corriere del Mezzogiorno del 20 Marzo
2007 pubblicava a tale proposito questo mio intervento. Perchè non lottare ancora per ottenere il
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mantenimento delle palme? Questo non impedirà di rifare i "vasconi", le panchine, la
pavimentazione, l'illuminazione, migliorare lo scolo delle acque, integrando il tutto, perchè no, con
qualche manufatto artistico (strettamente legato alla storia della città ).
Questo il testo dell'articolo pubblicato:
A proposito del concorso di idee di via Sparano: La quasi totalità degli elaborati ripropone la
pensilina, trasparente o meno, tecnologica o minimalista, come soluzione di arredo, confort e
immagine del luogo e l'eliminazione delle palme. Si! Come trasformare il centro in periferia in pochi
gesti! Ma dove hanno mai visto questi miei "colleghi" le pensiline nei salotti urbani? A Piazza S.Marco
o nella Quinta di New York, in Via Montenapoleone o a Piazza Navona?...Ah! Forse stavano
pensando a Piazza S.Pietro... adesso capisco. Hanno mai visto, di persona dico, e non sulle patinate
riviste di architettura, le pensiline erette nelle varie, disgraziate, periferie metropolitane del mondo?
Dalla Villette, quasi-banlieu parigina, a quelle nostrane, Roma Capitale al primo posto? Alle tante
cittadine umiliate, offese, violentate della nostra provincia da questi interventi pseudo-architettonici?
Le pensiline, siano esse trasparenti o meno, diventano sempre e subito base di atterraggio per ogni
tipo di escrezione di colombi e topi e i loro pilastrini di sostegno perfetti nuovi alberi/toilette per i cani
e gatti del quartiere, ma a differenza di quelli naturali, restano incapaci di riciclare il cosìdetto
"regalino" organico. Se trasparenti offriranno al meglio alla vista dopo breve tempo tutti i dettagli
della cosa, se opache, ne conserveranno il segreto sino al loro disvelare alla prima epidemia di
colera. E a proposito degli eventuali "bonus" tecnologici-informatici che ingloberebbero? Ma si è
visto a quale fine ingloriosa sono giunti i vari segnalatori luminosi di passaggio-autobus, info
autostradali o videoschermi ferroviari? Nella migliore delle ipotesi, se resistono ad ogni forma
vandalica, ci ricordano di rallentare e quanti morti ci sono stati nell' ultimo week-end. Perfetto, grazie!
Non basterebbe lasciare sul bordo carreggiata le carcasse distrutte delle auto, magari su un tumulo
di pietre, come monumento alla nostra stupidità, invece di affrettarsi a rimuoverle dalla nostra vista
e coscienza? E passiamo alle pavimentazioni: nere, bianche o autoilluminanti? Colorata o
specchiante? Perfette per vedere e valorizzare gli stronzi dei cani e dei loro padroni che non
vedranno l'ora di marcare il loro territorio (più o meno come gli amministratori di turno di ogni
latitudine ). Purtroppo, ci dobbiamo rassegnare, è il grigio il colore della strada, magari nelle sue
varianti pezzate, sfumate e puntinate, ancora meglio quello delle classiche vecchie chianche di
pietra. Il colore, non-colore, in grado di mitizzare il caldo estivo, la polvere e gli effluvi piovani,
discreto, modesto, ma coraggioso, serio, capace di valorizzare quanto di colorato e bello gli si
accosta. Per quanto concerne il verde si vorrebbero eliminare o sostituire le palme che finalmente
si sono ambientate nella via e con che cosa? Chicas o gelsomini, ulivi o fichi d' india? Nessun'altra
pianta come la palma regala tanta ombra, non richiede grande manutenzione, né acqua ed è così
resistente e "mediterranea". Toglierle ora sarebbe un vero crimine. Si vuole veramente arredare e
rendere più confortevole il nostro "salotto" cittadino? Ve le do io una manciata di idee:
1) Più ombra? Una dozzina di grandi ombrelloni da bar, ma senza obbligo di consumazione,
autopaganti tramite scritte pubblicitarie, per protezione dal sole estivo e dalla rara pioggia invernale,
da mantenere e sostituire al loro deteriorarsi a cura degli sponsor o magari del negozio accanto.
2) Più luce? Nuove e belle luminarie, non solo natalizie o nicoleiana, di sana tradizione italiana e
magari d' artista, anch' esse autopaganti tramite inserimento di loghi e scritte pubblicitarie ( vedi
Piccadilly Circus a Londra ) per ogni occasione e festività e sopratutto non solo a carico dei
commercianti della via, che comunque potrebbero essere invogliati a posizionare nuove insegne
luminose esentasse.
3) Più confort e relax? Qualche premio/concorso, anche in denaro, a quei negozi e bar che offrono
un servizio ristoro migliore, dai prezzi delle consumazioni alle toilettes, a tutti i cittadini di passaggio
e qualche vigile in più a scoraggiare motocross e bullismi di strada.
Ma soprattutto più vantaggi fiscali e aiuti economici alle librerie, alle associazioni culturali, ai negozi
di strumenti musicali e colori, alle gallerie d'arte e a quant' altro non nasca solo per mero consumismo
e speculazione economica, sì da favorire lo sviluppo civile ed estetico (leggi etico) della collettività.

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18) Donato Cippone
Questa vicenda arriva a noi oggi dal 2006 e ci troviamo di fronte ad una delle 4 grandi opere che
“cambieranno il volto della città” come da dichiarazione ufficiale del sindaco Decaro motivo per cui
dobbiamo impegnarci a garantire la partecipazione più estesa possibile.
In primis non dobbiamo dimenticarci che si potrebbe richiedere il passaggio attraverso i municipi,
ulteriore luogo di rappresentanza, in quanto siamo stati chiamati ad eleggerne sia i consiglieri che i
presidenti.
Mi sto personalmente impegnando per la redazione di una petizione popolare che faccia prevalere
il buon senso. Essa è strumento attraverso il quale riportare la discussione in consiglio comunale,
luogo in cui è legittimamente rappresentata tutta la cittadinanza. La petizione popolare verrebbe
iscritta all’ordine del giorno della prima seduta utile se riuscissimo a raccogliere almeno 1000 firme.
Sto lavorando per formulare un dispositivo valido che non vanifichi i futuri sforzi della raccolta delle
firme, ossia in maniera che non venga dichiarato irricevibile a causa di cavilli formali o meri vizi
procedurali, circostanza che vedrebbe tutto il nostro impegno vanificato.
Tale dispositivo deve descrivere correttamente il comune sentimento dei cittadini, esso rappresenta
la nostra domanda sulla quale saranno chiamati a discutere e votare i consiglieri comunali.
Dobbiamo quindi considerare i differenti punti di vista sulla questione.
Vorrei inoltre chiedere alla conferenza dei capigruppo che fosse convocato un consiglio comunale
in seduta aperta ex art. 48 del regolamento del consiglio comunale. La seduta aperta garantirebbe
la partecipazione e rappresentanza più apia possibile, indispensabile su un tema così delicato. Essa
infatti prevede che vengano convocati ufficialmente i rappresentati di altri enti interessati, delle
associazioni di categoria e dei cittadini, così come i presidenti dei municipi. Prevede inoltre che in
questa seduta speciale il presidente consenta gli interventi dei suddetti rappresentanti al fine di
portare il loro contributo di opinioni e conoscenza al consiglio comunali, e di conseguenza i loro
interventi verrebbero verbalizzati. La seduta si concluderebbe con la espressione di voto con ad
oggetto la petizione. Si riporta di seguito la bozza:
Con riferimento agli articoli: 35 - Titolari del diritto di partecipazione (Statuto del Comune di Bari) e
art. 80 - Petizioni (Regolamento del Consiglio Comunale di Bari), noi Firmatari, cittadini residenti nel
Comune di Bari che abbiamo compiuto il sedicesimo anno di età, cittadini non residenti ma che nella
città di Bari esercitiamo la nostra attività' di studio e di lavoro, stranieri e apolidi residenti nel Comune
di Bari, ci rivolgiamo al Sig. Sindaco della Citta' di Bari ing. Antonio Decaro e a tutti gli Organi
competenti dell'Amministrazione Comunale per esporre un esigenza di natura collettiva, e un
comune sentimento di disapprovazione, in ordine al "progetto di riqualificazione di via Sparano"
posto in gara e che, unitamente ad altre 4 grandi opere, "cambierà il volto della nostra Citta'" come
testualmente, e ufficialmente, dichiarato dallo stesso Sindaco di Bari (vedi sito del Comune di Bari
pubblicazione del 18 maggio 2016). *Leggi testo integrale della petizione popolare. "UN PROGETTO
GIA' APPROVATO** MA INACCETTABILE! A dimostrazione della necessità di porre urgentemente
in discussione la presente "petizione popolare", nella prima seduta utile di Consiglio (VI cpvs art. 80
RCC), non appena raccolte 1.000 firme, prima che sia troppo tardi e prima che siano appaltati i lavori
per via Sparano, il fatto che, nella fase tra la progettazione definitiva e quella esecutiva,
l'Amministrazione Decaro "ha scelto di accogliere, nei limiti del possibile, i suggerimenti e le proposte
dei cittadini su alcuni dettagli dell'intervento, che sono stati inseriti in una nuova versione progettuale"
ma, premesso che ci piacerebbe leggere i verbali di queste proposte di modifica, facciamo presente
che è il Consiglio Comunale (art. 5 dello Statuto comma 1 e 2, lettere a, b, c, d, e, f, g, h, i, j, k, l, )
l'Organo "sovrano" di indirizzo e di controllo politico-amministrativo dell'Ente. E' il Consiglio
Comunale che indirizza alla trasparenza, alla legalita' e l'imparzialit° dell'azione amministrativa, e' il
Consiglio Comunale che deve dire l'ultima parola! AI CONSIGLIERI COMUNALI DI BARI, TUTTI,
CHE CI APPELLIAMO A FARE PROPRIA E A SOSTENERE LA PRESENTE "PETIZIONE
POPOLARE". Primo firmatario Donato Cippone.

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19) Marta Donadei*
L’intento di questo mio intervento è quello di fare un po’ di luce sulle dinamiche scatenatesi negli
ultimi giorni, perché credo che possa essere un’occasione unica per aprire un dibattito costruttivo
tra cittadini, sfera politica e sfera tecnica.
Comincio riferendomi all’intervento dell’assessore Galasso nella diretta di Telebari di lunedì. Già da
subito si denota che il suo è un discorso “difensivo” che serve ad accreditare il procedimento che ha
portato alla scelta del progetto. Successivamente, precisa più volte che l’epoca di installazione delle
palme è recente (1991) mentre la “chiusura della strada” risale al lontano 1973; non posso fare a
meno di osservare l’uso ripetuto di questa espressione, che fa perdere completamente il valore
profondo dell’atto del “pedonalizzare”, ovvero restituire al pedone uno spazio perché lo converta in
luogo di incontri e relazioni sociali. In più momenti ricalca il fatto che l’intenzione di intervenire su
questa via risale proprio al ’73 e che ben 18 anni dopo si sentì il bisogno di imbellirla
provvisoriamente con le palme. Insomma, a quanto afferma Galasso, con questo progetto
l’amministrazione vuole finalmente dare termine a un processo iniziatosi più di 50 anni fa. Tale
dichiarazione è in “armonia” con il discorso della progettista che difende il suo lavoro affermando
che la volontà del progetto è quella di “ripristinare l’identità di una via che fin dal suo inizio non ha
mai avuto verde”.
Ma associare il concetto di identità con l’aspetto iniziale di un luogo è in realtà molto riduttivo (d’altra
parte via Sparano non è mai stata neanche una strada-museo).
A mio avviso credo che non abbiano chiaro un fatto: che i concetti di città e di identità non sono
rigidi, ma dinamici: si trasformano costantemente e si adeguano alla cultura e alla sensibilità di ogni
tempo. Il fatto che nel '91 l’amministrazione abbia deciso di mettere quelle 24 palme provvisionali al
fine di abbellire la strada, non impedisce che quello stesso spazio, provvisorio, sia comunque entrato
a far parte della sfera affettiva e identitaria dei suoi abitanti: e ciò è certo a tal punto che la palma è
da molti considerata parte integrante del paesaggio urbano barese (“palma sì” o “palma no” è solo
la punta dell’iceberg).
Il cittadino come individuo e la comunità in generale si appropriano degli spazi convertendoli in
luoghi, nella stessa maniera in cui ne abbandonano degli altri, che poco a poco si riducono a spazi
degradati (e tale abbandono scaturisce dalla concorrenza di numerosi fattori di differente natura:
fisica, economica, politica, etc.). Le dinamiche di appropriazione o riappropriazione degli spazi
identitari non può essere deciso a tavolino e quindi spesso cozza con i tempi lunghi e le modalità
incorsettate proprie della sfera político-amministrativa. Capire questo è fondamentale, soprattutto se
si lavora con e per i cittadini.
In questo senso è interessante il contributo di Saskia Sassen, sociologa statunitense, di fama
internazionale. La Sassen parte dall’affermazione che una città viva è una città incompleta (non
cristallizzata): questa incompletezza le permette di evolversi adattandosi alle nuove esigenze della
società. Ma non solo: la sua constante trasformazione non dipende solo dalle grandi decisioni
provenienti dall’alto (i vari livelli amministrativi), ma anche dalla somma di tante piccole azioni che
emergono dal basso, ovvero dai suoi cittadini, che si appropriano dei luoghi e li trasformano. Usa
l’esempio del Riverside Park di New York, uno spazio che era insicuro per il suo alto tasso di omicidi
e rapine. Però negli anni 80 iniziò il cambio: i proprietari di cani della zona iniziarono a frequentare
quel parco per passeggiare indisturbati con il proprio animale; la presenza dei cani iniziò a
trasmettere una sensazione di sicurezza agli abitanti del quartiere che poco a poco ricominciarono
a riappropriarsi del parco, vivendolo come luogo di incontri: lo stesso parco migliorò perchè se ne
prendevano cura. Mi immagino ora cosa sarebbe successo se l’amministrazione di turno fosse
arrivata con un bel progetto di trasformazione, avviato 30 anni prima, quando il parco era ancora
pericoloso: probabilmente avrebbero convertito quel parco in una piazza dura (le famose “colate di
grigio” con “aspetto cimiteriale”, per intenderci), per liberare lo spazio e tenerlo sotto controllo; o il
parco sarebbe rimasto, ma provvisto di un bel recinto e con orari di apertura ristretti, con una
monitorizzazione costante tramite telecamere e una fitta lista di regole restrittive sull’uso dello
stesso(com’è successo per esempio in Guayaquil, Ecuador).
E proprio parlando di verde, mi stupisce il fatto che si scelga un progetto che risulta, se pur moderno
nelle forme, vecchio, vecchissimo, rispetto ai nuovi principi dell’urbanistica, soprattutto se si pensa
che da anni in Europa si parla della necessità di una integrazione dei principi di sostenibilità urbana.
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Ma lasciando da parte gli aspetti più tecnicamente urbanistici, torno alla diretta di Telebari, e ripenso
all’intervento di Angelo Rossano che riporta una riflessione tipica di molti architetti: “quando facciamo
un progetto tutti dicono la loro, ma quando un medico fa una diagnosi e prescrive una cura nessuno
dice nulla”. Il presupposto comparativo è corretto in teoria, ma nella pratica fa acqua da tutte le
parti. Un medico ascolta il proprio paziente, interpreta i sintomi e risale alle cause; in caso di dubbi,
sollecita analisi specifiche per scartare eventuali ipotesi e arrivare alla diagnosi e cura. Tutto questo
dovrebbe valere anche quando parliamo di interventi in spazio pubblico (parlare di restyling non è la
scelta più adeguata dato che si riferisce alla sola dimensione estetica).
Ma per un’analisi profonda c’è bisogno di dialogare con la comunità, che vive i luoghi della
quotidianità, e ne conosce pregi e difetti. Spesso mi sento dire che la partecipazione non serve e
che un cittadino non è un tecnico: il cittadino sicuramente non avrà capacità e conoscenze tecniche
sufficienti per poter realizzare un progetto, ma conosce molto bene i suoi bisogni e le sue aspirazioni.
Il problema è che spesso si confonde la questione: una cosa è quello che chiede a parole (per es:
"voglio gli alberi d’arancio") e un’altra è l’esigenza che c’è dietro (gli piace la natura e vuole uno
spazio verde e cromaticamente vario? Vuole ombra? vuole sentire il profumo dei fiori d’arancio?
vuole sentire il cinguettare degli uccelli?... Sì, perché lo spazio pubblico è anche un luogo di
stimolazione sensoriale). Parlare di partecipazione non significa di certo abolire la funzione del
tecnico: significa invece attribuirgli un valore aggiunto e una funzione sociale incalcolabile in quanto
può mediare tra le varie esigenze di una comunità e tradurle, mediante le sue profonde conoscenze
e la sua sensibilità, in un progetto che sia esteticamente bello, funzionale e che sia riflesso della
comunità.
Un concorso di idee, se pur ricca occasione di confronto su un tema tra specialisti di settore, non
può garantire tale profondità. Né mi si può ribattere che si sono apportate modifiche seguendo le
indicazioni dei cittadini, perché, ai cittadini gli si è solo mostrato un progetto, gli si è offerto uno o
pochi momenti di “dibattito pubblico”, si sono appuntate proposte formulate individualmente e poi si
è deciso a posteriori e dall’alto sul cosa prendere o no in considerazione. Ovviamente tutto ciò
(insieme a questioni di carattere economico) ha snaturato il progetto originale.
Un processo partecipativo che sia reale è un lavoro profondo che richiede grandi sforzi da parte di
tutti, dove si lotta, ma anche si cede, dove incluso ci si apre all’altro; però è anche un percorso ricco,
con il quale la comunità può crescere insieme ai responsabili delle amministrazioni e ai progettisti:
quando capiremo questo, tutti avremo nuove cose da imparare e benefici da trarne.
20) Raffaele Licinio*
Non è sbagliata (stavo per scrivere aberrante) solo l'idea di una trasformazione di via Sparano che
tra l'altro, privandola delle sue 24 palme, la rende una via assolata, nuda, e tutto sommato
scarsamente vivibile (camminarci sì, fermarsi no).
E' sbagliata (stavo per riscrivere aberrante), a mio modo di vedere, la concezione dell'identità storica
che sembra emergere dalle dichiarazioni della progettista: "E' la stessa progettista, l'archistar
Guendalina Salimei, vincitrice del concorso di idee bandito dal Comune di Bari, a rassicurare i baresi
e a gettare acqua sul fuoco. 'Il verde non era previsto fin dall'inizio dalla sovrintendenza - spiega
l'architetto - tutte le vie italiane storiche e importanti, penso a via Condotti o via Frattina a Roma, non
hanno alberi. Le palme non facevano parte dell'identità e dell'anima di via Sparano: sulla strada
all'origine non c'erano mai state le palme'." ("la Repubblica-Bari")
Ora, l'identità, specialmente urbana (dell'insieme o di singole sue componenti) non coincide
semplicemente e riduttivamente con le origini. Se fosse così, l'identità barese non avrebbe alcun
rapporto con le reliquie di san Nicola, dal momento che all'origine a Bari non c'erano mai state.
Nemmeno la luce elettrica all'origine c'è mai stata, in via Sparano. Allora che facciamo, torniamo alle
fiaccole?
L'identità storica è l'insieme delle origini e di tutto ciò che nel tempo si è prodotto, valori,
trasformazioni, immagini, percezione, rapporto con le altre componenti urbane, incidenza nella
società, e via dicendo: è un dato dinamico, non statico.
E' d'accordo con questa elementare considerazione, archistar Salimei?
LE PALME NON SONO SOLTANTO ALBERI
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"Palme di via Sparano. Decaro [il sindaco] stoppa le polemiche: 'Saranno reimpiantate sotto la
muraglia'" (riquadro in prima pagina della "Gazzetta del Mezzogiorno", 26 maggio 2016)
Reimpiantate? Quelle di via Sparano? Ma non erano "spelacchiate", non curate e ricettacolo di topi?
Solo un distratto "pro domo sua", chiamiamolo così, può non accorgersi che la palme di via Sparano,
ora, non sono semplicemente e soltanto palme. Che siano spelacchiate o no. E non lo sono.
Sono invece il segno di una concezione diffusa e positiva (certo non "conservatrice") del verde, della
città, della progettazione urbanistica, della democrazia partecipata: non comprendere questo, non
voler vedere che cosa le palme rappresentano, significa non comprendere che cosa sta accadendo
e perché.
Strano che non se ne accorgano, tra gli altri, anche alcuni giornalisti. Magari gli stessi che etichettano
il movimento che si batte contro quel tipo di "restyling" di via Sparano come movimento conservatore
e gestito da noti personaggi di destra.
Siamo alle solite. Non è vero. Ma anche se lo fosse, quand'è che in questo povero Paese che troppo
spesso va avanti di un passo e indietro di due (copyright di Lenin: un notissimo personaggio
conservatore di destra), si comincerà a capire che se qualche tuo avversario politico dice e fa una
cosa giusta e utile, è questa che devi guardare, non la sua etichetta?
Le palme di via Sparano... in realtà sono ormai l'alibi per una prova di forza su come si amministra
burocraticamente una grande città. Le palme possono anche non esserci più (è sperabile che questo
non avvenga), ma chi le usa per ridicolizzare e sconfessare la partecipazione dei cittadini prima o
poi si renderà conto dell'errore che oggi sta compiendo.
21) Claudia Piscitelli*: Battiamoci A FAVORE di un miglioramento, non CONTRO un
progetto.
Ribadendo la totale e auspicata apoliticità del comitato, vorrei contribuire al dibattito con alcune brevi
considerazioni/sensazioni. Da appassionata, studiosa e progettista di spazi pubblici ormai da
qualche anno, è davvero entusiasmante per me vedere come non pochi miei concittadini, innamorati
quanto me della propria città, si battano con passione e determinazione per “salvare” via Sparano.
Mi appoggio a queste virgolette per dare la mia personale interpretazione di questo salvataggio,
precisando che salverei ciò che di buono oggi c’è, ma che, con altrettanta urgenza, migliorerei i non
pochi aspetti perfettibili. Inutile chiedersi in questa sede se la città abbia altre priorità, se sia stato
giusto indire un concorso di idee internazionale, se.. se.. se. Mi piacerebbe, invece, che iniziassimo
a chiederci cosa potremmo salvare del progetto approvato e cosa no, senza demonizzarlo –
sebbene riconosco che l’intervista rilasciata dalla progettista abbia un ché di demoniaco. Apprezzo,
a tal proposito, soprattutto chi si sta battendo non tanto CONTRO un progetto di restyling di una
delle vie identitarie di Bari, quanto A FAVORE di un intervento che si riveli davvero migliorativo
rispetto all’esistente. Ritengo, infatti, estremamente riduttivo additare il professionista e gli
amministratori di turno, è facile “distruggere” un progetto; ben diverso è riassemblarne i pezzi, tutti
insieme, con lucidità e consapevolezza. Penso che l’intento di questo comitato – e credo che i più
stiano lavorando egregiamente in questa direzione – sia assumere un atteggiamento costruttivo e
propositivo, concentrandosi su come incidere operativamente su un miglioramento del progetto del
nostro salotto pubblico, senza un inutile braccio di ferro né tanto meno strumentalizzazioni. In ultimo,
mi duole riscontrare una scarsa presenza di giovani all’incontro di ieri, sebbene forse questa sia solo
il riflesso della scarsità di giovani “sopravvissuti” in questa città, quei pochi che, ostinati, resistono in
questa terra e non cedono alla facile tentazione del “mollo tutto e vado via”. Ma credo anche che chi
è rimasto per scelta, abbia tutta la forza d’animo per impegnarsi in questa lotta, come in tante altre.
Il futuro di questa città e di questa terra dipende dal piccolo contributo di ognuno di noi, e sta a noi
tutti renderla più attrattiva per le generazioni presenti e future, anche partendo da quei piccoli
interventi sullo spazio pubblico che possano migliorarne la vivibilità. Tutto ciò, nella speranza di
smuovere qualche giovane coscienza in più.

P a g . 17 | 20

22) Roberto Kudlicka*
Avevo aderito con piacere e con la voglia di fare qualcosa per migliorare la qualità di vita nella nostra
Città, cosa credo che abbiano fatto i più. Sto notando purtroppo, che dall’essere un qualcosa per
migliorare, per rendere più bella, più vivibile, più socialmente accettabile la nostra città si sta
trasformando in una contesa uno contro l’altro o tutti contro tutti; personaggi che vogliono dare
maggior lustro alla propria persona e cultura già ampia e indiscutibile ma, che non vivono e che non
conoscono la nostra città, altri che difendono il loro operato permettendosi anche di offendere la
comunità.
O ancora la discussione che sta diventando non politica, e mi starebbe più che bene "polis" era la
città ma, "partitica" no, di schieramento ancora una volta no!
Non mi va di essere strumentalizzato dai partiti, quelli che ci hanno portato alla situazione attuale,
no! la mia opinione non deve essere confusa e fruita per scopi che non siano quelli del miglioramento
della vita sociale mia e dei miei concittadini.
La discussione dall’essere un qualcosa a beneficio di tutti, mentre si vuole portare ad un qualcosa a
beneficio di pochi, per meri interessi personali o di campanile, voler far sfigurare l’altro, l’avversario
anche a danno della comunità e del bilancio che poi sono soldi nostri: anche se non di tutti, soltanto
dei cittadini onesti.
Il mio parere personale da privato cittadino, comune mortale ma, dotato di discreta cultura e facoltà
mentali è che il progetto così come è possibile visionare nella restituzione della computer grafica
(anche se rendering come ho letto ultimamente fa più effetto) non mi trova favorevole del tutto; anche
se offre spunti interessanti da sviluppare da mediare con la storia e la realtà culturale, sociale di vita
della nostra città.
Che via Sparano vada diciamo "ristrutturata" non c’è dubbio: pavimentazione, arredo urbano, anche
le discusse aiuole non sono certo il massimo dal punto di vista architettonico, mostrano l’età e
l’economicità del progetto iniziale.
Tufi e panchine di grigliato non sono sicuramente un biglietto da visita per quella che da sempre è
stata il salotto buono della città; passeggiare quando piove o dopo una pioggia non è il massimo,
graticole da fornacella intasate sono cose che abbiamo vissuto tutti in prima persona.
D’altro canto le palme andrebbero conservate e tutelate per quello che offrono di fresco, di ombra,
di riposo visivo e di immagine mediterranea.
Come mi sembra eccessivo richiamare prospettive da castello Sforzesco, o imperiali stile Versailles,
Schönbrunn o da reggia di Caserta.
Sarei favorevole ad una rottura con il passato più tradizionale: molte di quelle che ora definiamo
opere contemporanee hanno creato dissensi, malumori, proteste ma, il nero il grigio il cemento di
questo progetto mi sembrano eccessivi, ben vengono invece le opere in modo da creare un
esposizione permanente.
Adesso vengo a delle domande che mi sono posto:
Il progetto è stato presentato, vagliato, osservato, giudicato: perché arrivare fin qui? Perché in Italia
bisogna terminare la costruzione per poi decidere di abbatterla? Anche qui girano troppi interessi di
tutti i tipi!
Qualsiasi soluzione venga adottata siamo sicuri della sua conservazione, della possibilità che essa
possa essere utilizzata dai cittadini, sempre in sicurezza e tranquillità?
Siamo sicuri che la soluzione scelta venga poi manutenuta in maniera adeguata?
A questo riguardo conosciamo tutti il nostro comune senso della proprietà pubblica ed il suo rispetto!
Ho visto le immagini dei pini rasi al suolo a Japigia, senza colpo ferire, due pesi due misure o forse
perché non fanno audience?
La Città, ma tutta, ha bisogno di cure e attenzioni costanti e uniformi non necessita di azioni spot o
elettorali: soffre di abbandono, di disinteresse delle istituzioni evidentemente troppo distratte da
interessi diversi di bandiera e tutto questo non solo dall’avvento della attuale amministrazione.
Il tutto aggravato, torno a ripetere, dal nostro atavico cattivo rispetto della cosa pubblica e del
prossimo, per questo servirebbe educazione familiare e civica ma anche sorveglianza, controllo ed
efficace e coraggioso intervento.

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Talvolta mi piace osservare quello che viene prodotto in altre città, in altre nazioni, forse ad altre
latitudini: è triste osservare che purtroppo il tessuto, le persone, i cittadini fanno la differenza ma,
non solo anche e soprattutto il livello dei politici e dei governanti.
Si dice che “ognuno ha ciò che si merita” ma, questo non vale per tutti!
Non vale per quella larga parte di cittadini onesti, educati, non delinquenti e questo a tutti i livelli.
Non è giusto non ce lo meritiamo!
Purtroppo non sono riuscito a non allargare il discorso forse perché la mia insoddisfazione, la mia
frustrazione il mio grado di sopportazione sono ai limiti della rabbia.
A me piace l’Italia della quale sono orgoglioso e che ho servito come Patria, a me piace la mia Città
spesso però sono succube di ingiustizie, soprusi e violenze e per questo sono sempre più incazzato.
23) Nicoletta Cutrignelli*
È successo tutto in pochissime ore è partito tutto da Bari in foto ed è nata l'esigenza di creare un
gruppo salviamo via Sparano ora siamo più di 12 mila iscritti diventando l'opposizione all'attuale
componente politica ed è nata sempre in pochissime ore l'esistenza di incontrarsi come cittadini e
nello stesso come vera opposizione (non essendoci una) e quindi noi andremo avanti. Perché la
nostra costituzione prevede che ci sia una società fondata sul pluralismo alcune correnti politiche
Hanno fatto riferimento ultime leggi europee ma che c'entra con il comune di Bari? Forse non sapete
che esiste il federalismo x queste questioni? Infatti abbiamo visto tutti com'è andata la questione
Europa.....e stata un bluff a me personalmente è sembrata più un'armata brancaleonica sotto ogni
aspetto Certamente si specialmente per chi come noi e tanti altri amano la propria città...ci sono
cose e inziative nobilissime che hanno bisogno di passione e dedizione in fondo la vita stessa è
stata creata per motivi passionali prima sognata e poi realizzata. Questa similitudine è la stessa noi
l'abbiamo sognata e come ogni cosa fatta con passione si realizzerà Questa è una certezza
A chiusura del Documento si riportano:
Commento e nota sintetica di richiesta presentata all’Amministrazione Comunale
"Si è riunito oggi per la prima volta il comitato rappresentativo dei 12 mila aderenti al gruppo
#salviamoviasparano, gruppo che si oppone alla riqualificazione di via sparano così come approvata
definitivamente dalla Giunta Decaro. Dopo aver dibattuto a lungo, il Comitato ha deciso di chiedere
ufficialmente al Sindaco Decaro la seguente nota: Gentile Signor Sindaco, Ing. Antonio Decaro,
apprezzando la volontà Sua e del Consiglio tutto di approvare la mozione che la impegna ad
incontrare la cittadinanza in merito alla contestata riqualificazione della via Sparano da Bari, si
chiede - nelle more di suddetto incontro - che voglia procedere a sospendere la procedura di
pubblicazione della gara per l'affidamento dei lavori. Solo in questa maniera, Signor Sindaco, Lei
non renderà vana la scelta fatta, dal Consiglio comunale e da lei stesso, di ascoltare la sua Città su
un tema così fondamentale".
Invito all’evento prossimo venturo e programma. Passeggiata lungo Via Sparano da Bari dal
titolo: “Conosci Via Sparano, vieni con Noi!”
Evento voluto dall' Architetto Eugenio Lombardi, l'Arch. Cecilia Surace e l'Ing. Dario Esposito. Per
tutelare e valorizzare un luogo bisogna conoscerlo, ancor più se è pubblico ed ha sedimentato nel
tempo una straordinaria stratificazione di storie personali, imprenditoriali e di eventi di architettura.
Vi propongo una passeggiata di conoscenza e di riflessioni propositive, affinché emerga una
maggiore consapevolezza collettiva di quello che abbiamo a disposizione. Offriremo tutto questo
alla Pubblica Amministrazione, che anzi invito ad essere presente con Sindaco, assessori, consiglieri
comunali e municipali, affinché comprenda che il valore di un luogo non è in quello che un singolo o
un gruppo di progettisti decida di metterci, bensì è nella miriade dei percorsi di vita e dei segni qui
lasciati da generazioni di baresi: una preziosa eredità da salvaguardare e trasferire ai più giovani.

P a g . 19 | 20

Si ringrazia tutti i partecipanti e quanti vorranno diffondere questo
documento.
Accoglieremo tutti gli interventi utili nelle prossime versioni.
Versione 1.0
Creative Commons; Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 Italia

Gli autori dei testi contribuiscono al documento con la loro personale opinione che non è
necessariamente condivisa da tutti gli aderenti al comitato di Salviamo Via Sparano.
Bari lì 26/05/2016

Comitato Salviamo Via Sparano

Foto cortesia di Federica Introna tutti i diritti riservati.

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