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Resoconto Primo Incontro Comitato Cittadino Salviamo Via Sparano V1.0.pdf


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1) Eugenio Lombardi*: Non potete sbagliare seguite il filo verde
Da quando nel 2000 la modifica del Titolo V della Costituzione in ambito nazionale e la stesura della
“Convenzione Europa del Paesaggio” in quello internazionale, hanno riconosciuto fortemente il
valore della partecipazione della cittadinanza attiva ai processi di pianificazione territoriale, sulla
carta molto è cambiato. L’equilibrio costituzionalmente dichiarato tra le scelte delle Istituzioni ed il
diritto/dovere della cittadinanza organizzata ad essere attiva protagonista di tali scelte, ha avviato
una importante riformulazione degli strumenti di pianificazione e gestione del territorio. In Puglia c’è
stato un decennio di importanti azioni legislative, passate per le linee-guida del DRAG per la
formulazione del Piani Urbanistici Generali e i Piani Urbanistici Esecutivi e culminate con
l’elaborazione e l’adozione del Piano Paesaggistico Territoriale, iniziative che fondano appunto le
loro radici nella “Convenzione Europea del Paesaggio”. In essa, spicca un punto su tutti: “I paesaggi
sono i territori per come vengono percepiti dalle popolazioni”. Nel riconoscere valore di paesaggi
anche a quelli urbani, la Convenzione sancisce un diritto universale: conoscere i contenuti valoriali
materiali e immateriali dei territori, per acquisire coscienza di quanto è a disposizione delle comunità
e prepararsi ad essere attivi protagonisti delle prospettive di sviluppo fisico, sociale, produttivo. E’
un ritorno alla centralità della componente umana nei rapporti con i territori di vita ed è uno stimolo
imprescindibile alla partecipazione.
Che nell’affollato incontro organizzato presso la Casa del Mutilato c’è stata e ben oltre i timori di una
iniziativa volata sulle pagine social e soggetta ai comprensibili rischi di bolle virtuali. Ma c’è una
importante parte della città, coalizzatasi trasversalmente e scevra da intenti di partigianeria politica,
che sta chiedendo di voltar pagina, reagendo al progetto per la rivisitazione dell’asse pedonalizzato
di via Sparano perché non coinvolta nelle scelte amministrative e sentitasi defraudata del proprio
diritto di esprimersi. E’ stata in molti modi denunciata l’assenza di rispetto per la storia dei luoghi,
probabilmente poco conosciuta o comunque disattesa da chi nel 2006 redasse il bando di concorso,
vinto da un gruppo di progettisti baresi con capofila la romana Guendalina Salimei. E con il risultato
che gli esiti di quel concorso, al tempo di sole idee e privo di coperture finanziarie e reso pubblico
senza troppo clamore, oggi sono stati visti come piombati sulla testa dei cittadini, con alcune
immagini pubblicate con enfasi dalla stampa locale alla vigilia della gara di appalto per l’esecuzione
dei lavori.
L’incontro pubblico ha messo in evidenza quanto espresso molto chiaramente sulla pagina
Facebook “Salviamo via Sparano” e poi anche su altri articoli di stampa. Si contesta la decisione di
eliminare le belle palme e sostituirle con fioriere e, pare, non meglio specificati altri alberi nelle
stesse. Su questo i pareri possono anche non essere totalmente in linea, tra chi esige che le palme,
messe a dimora diciannove anni fa e divenute patrimonio del paesaggio urbano di via Sparano, non
vengano toccate o comunque restino nella via; e chi come me ha per fondamento che il verde sia
comunque elemento forte della rivisitazione dell’assetto della storica strada e pensa anche a
soluzioni alternative ma non obbligate, rinviando comunque e senza dubbio alcuno alla scelta della
comunità l’esito decisionale finale. Che non può essere quello di una Soprintendenza (avvallato dal
Ministero) di cancellare la presenza delle palme per produrre un “effetto cannocchiale”, formulato
negli anni Trenta quando si pensò che lo sventramento di Bari vecchia avrebbe consentito di
spaziare con un colpo d’occhio dalla stazione ferroviaria fino alla cattedrale!
Nel mio intervento ho esaminato il percorso stazione-porto, a base del finanziamento che rende
possibile i lavori. Ed è un percorso fondamentale per l’area centrale di Bari, come lo è sempre stato.
Immaginata dal redattore del programma di sviluppo urbanistico e architettonico del borgo
Murattiano, l’arch. Giuseppe Gimma, come strada importante, via Sparano avrebbe dovuto nascere
con una grande piazza in coincidenza del corso Ferdinandeo (ora Vittorio Emanuele II). L’arrivo della
ferrovia e la realizzazione della stazione (inaugurata il 25 maggio 1865 con la tratta per Brindisi dai
principi Umberto e Amedeo di Savoia) fecero definitivamente di via Sparano un asse strategico per
la vita cittadina, in cui generazioni di baresi hanno vissuto il loro commercio, i loro momenti di
passeggio, acquisti, soste, incontri, passioni. Generazioni di baresi hanno lasciato le loro memorie,
i loro segni.
Gli sventramenti prodotti anche in via Sparano dagli interventi speculativi che distrussero gran parte
del Murattiano negli anni Sessanta e Settanta hanno lasciato la pesante eredità di una urbanistica
frammentata in mille episodi, tra i quali spiccano ancora edifici di gran pregio con le loro storie.
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