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Resoconto Primo Incontro Comitato Cittadino Salviamo Via Sparano V1.0.pdf


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abitudini con cui egli lo vive. Dunque edifici, strade, giardini, alberi dialogano con chi vi passeggia,
chi vi sosta, chi vi abita. Si crea così nel tempo uno spirito del luogo che non può essere spazzato
via sempre e comunque, sacrificato alla modernità dai cantori delle "magnifiche sorti progressive"
del design e del cemento. La citta' di Bari proprio per questa visione irrispettosa, miope e speculativa
a partire dagli anni '60 ha subito una trasformazione in peggio causata da abbattimenti di edifici
storici di pregio in via Sparano e nel quartiere murattiano, di bellissimi palazzi inizio secolo ‘900,
alcuni dei quali con i tipici elementi architettonici e decorativi dello stile Liberty. Si ricordi, tra le altre,
la demolizione criminale del palazzo della Gazzetta nell' allora piazza Roma, scempio edilizio senza
giustificazione.. Dunque, nel caso di via Sparano la questione non é relativa alla sola rimozione delle
palme, ma all’aspetto identitario, all' idea che i baresi hanno della loro via, alle interazioni stabilite
col luogo, alla memoria che essi hanno dello stesso, all'afflalto storico e prezioso che ancora pervade
tutto il quartiere a dispetto dell'oltraggio invadente della modernità. L'archistar Salimei non solo non
sa nulla di tutto ciò, ma, irriguardosamente sostituisce l’anima del tempo con simmetrie e asimmetrie
spoglie e cementizie degne di un “non luogo”. Le palme poi, che donano ombra ai passanti da oltre
trent’anni, rendono più amena la via conferendole l’immagine di salotto verde e armonizzano quegli
aspetti di discontinuità, talvolta stridente, rappresentati dalla contiguità di facciate storiche e di
prospetti moderni risalenti agli anni ’70. La Soprintendenza, miope a tutti gli effetti perché non vede
il bello che dovrebbe tutelare, prescrive appunto l’effetto cannocchiale che porterà ad abbattere
anche il filare centrale degli alberi di piazza Umberto e renderà solo maggiormente visibili l’alluminio
ed il cemento dei palazzi moderni in fondo alla piazza stessa. In conclusione l'anima antica del centro
murattiano, già caratterizzata dalle opinabili trasformazioni degli anni passati va invece tutelata e
non fatta oggetto di riqualificazioni che, invece, hanno tutto il sapore di sperimentazioni urbanistiche
ardite e disarmoniche. Queste nulla hanno a che fare con Bari ed i baresi.

3) Leonardo Damiani*
Dunque mia moglie si reca in chiesa per pregare e la nostra parrocchia è S. Ferdinando. Essendoci
le scale, necessariamente bisogna utilizzare la pedana che spesso viene utilizzata per gioco e va in
avaria, bisognava costruire uno scivolo in cemento per l'accesso facilitato. Si sono raccolti anni fa i
fondi ma al Momento di chiedere l'autorizzazione, è stata negata perché il comune deve fare il
rifacimento di via sparano. Se inizieranno i lavori, ci saranno due anni di chiusura.
4) Dario Esposito*: Il Paradosso Urbanistico della Trasformazione di Via Sparano da Bari
La questione di Via Sparano è una faccenda essenzialmente urbanistica. Una matassa che si deve
sbrigliare e che non si presta alle semplicistiche interpretazioni e soluzioni che si leggono sulle
colonne dei giornali. Come in ogni questione complessa per prevedere cosa accade in queste ore e
cosa accadrà in futuro, non è sufficiente spiegare come sono andate le cose fin ora, che è invece
quello che si sente ripetere da più parti. Per questo noi siamo qui, per ragionare insieme e tendere
all’amministrazione una mano nella ricerca di una soluzione per il futuro della vicenda.
Quello della trasformazione di Via Sparano da Bari è un caso di Paradosso Urbanistico, e mi spiego.
Il Paradosso è nelle parole di Mark Sainsbury: una conclusione evidentemente inaccettabile, che
deriva da premesse evidentemente accettabili per mezzo di un ragionamento evidentemente
accettabile.
Sono molti i fattori interconnessi che, quand’anche considerati attentamente, possono produrre un
tale esito indesiderato in urbanistica. Fra tutti voglio ricordare il fatto che la città ed ogni parte di essa
è radicata nelle abitudini e costumi delle persone che la abitano.
La conseguenza è che lo spazio urbano possiede una morale oltre che una organizzazione fisica, e
questi due elementi interagiscono reciprocamente in modo peculiare, modellandosi l'un l'altro. La
struttura della città ci influenza per la sua forma visibile e complessità di significati e valori, ma questa
struttura ha la sua base, tuttavia, nella natura umana, di cui è espressione. D'altra parte, questa
ricca configurazione che è sorta in risposta alle esigenze dei suoi abitanti (o così dovrebbe), una
volta formatasi, si imprime su di loro come un fatto esterno, che li forma a sua volta conformemente
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