File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



C06 Di Branco Matullo Wolf .pdf



Nome del file originale: C06_Di Branco-Matullo-Wolf.pdf

Questo documento in formato PDF 1.7 è stato generato da Adobe InDesign CS5.5 (7.5) / Adobe PDF Library 9.9, ed è stato inviato su file-pdf.it il 03/06/2016 alle 16:27, dall'indirizzo IP 79.61.x.x. La pagina di download del file è stata vista 785 volte.
Dimensione del file: 4 MB (8 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Nuove ricerche sull’insediamento islamico presso il Garigliano (883–915)
Marco Di Branco – Gianmatteo Matullo – Kordula Wolf

Il progetto, di cui in questa sede si presentano i risultati preliminari, s’inserisce nell’ambito delle attuali
ricerche archeologiche sulla presenza islamica in Italia nel periodo medioevale ed è il frutto di una stretta collaborazione fra la Soprintendenza per i Beni
Archeologici del Lazio1 e il Deutsches Historisches
Institut in Rom2.
Com’è noto, tra il IX e l’XI secolo, accanto all’occupazione islamica della Sicilia, si registrano varie
forme d’insediamento, soprattutto a carattere militare, sul continente italiano (fig. 1).
Rispetto ad altri stanziamenti sulla terraferma (ad
esempio quelli di Taranto, Bari e Benevento), quello
presso il fiume Garigliano è relativamente tardo, ma
anche uno dei più importanti e duraturi. Sebbene
nelle fonti arabe non vi sia quasi nessun riferimento
alla sua storia, essa è abbastanza ben documentata
dalle fonti latine3.

Poco, invece, sappiamo dei musulmani, dei loro
rapporti con la popolazione locale e dei loro legami
con il mondo islamico. La letteratura secondaria li
definisce spesso come “pirati”, “bande di Saraceni”,
“avventurieri”, “saccheggiatori avidi di preda”4. Da
quando Michele Amari ha pubblicato la sua monumentale Storia dei Musulmani di Sicilia (1854-1872)
si è diffusa l’opinione che – a differenza della Sicilia, dove nel IX secolo nacque un durevole emirato
– i musulmani siciliani «fondarono in terraferma [...]
pícciole colonie independenti»5.
Fu, quindi, anche lo stanziamento vicino al Garigliano uno di quei campi trincerati senza stretti legami con il resto del mondo islamico?
Rileggendo le fonti latine, ma anche quelle bizantine e arabe, e con uno sguardo volto oltre i confini
regionali, abbiamo potuto rilevare un’immagine ben
diversa da quella finora nota.

Fig. 1. Presenza musulmana
sulla terraferma italiana (dettaglio da: Gabrieli – Scerrato
1979, Tavola IV, p. 107).

1
  Ringraziamo la Dott.ssa Giovanna Rita Bellini e il Prof. Michael Matheus per il grande sostegno al progetto.
2
  Cfr. tra gli altri Arcifa 2013; Ardizzone Lo Bue 2012; Isler
1992; Johns 1985; Johns 1988.
3
  Sulle fonti relative all’insediamento del Garigliano v. Fedele

1899.
  Per indicazioni bibliografiche dettagliate su queste definizioni cfr. Wolf c.s.
5
  Amari 1933, 497.
4

273

Marco Di BRanco – Gianmatteo Matullo – Kordula Wolf

In una prospettiva mediterranea, la terraferma
non si presenta più come una regione di stanziamenti
occasionali di bande musulmane o come un’inerme
vittima di saccheggi violenti e spontanei. Tutto il
sud della penisola appare, invece, una larga e mobile
zona di confine tra il mondo islamico e non-islamico,
una terra da conquistare e in parte, benché solo per
breve tempo, conquistata, dove cristiani e musulmani non furono semplicemente nemici, ma spesso si
trovarono a collaborare6.
In questa visione s’inserisce anche l’insediamento
al Garigliano. Per tutto il periodo dall’883 fino alla
cosiddetta “Battaglia del Garigliano” del 915, vi è
stata infatti una stretta collaborazione con gli ipati
di Gaeta. Fu soprattutto questo legame a permettere alle truppe musulmane di avere una permanenza
relativamente stabile, nonostante i vari tentativi di
riconquista. E fu lo stesso legame che permise alla
piccola Gaeta, dipendente dal commercio marittimo,
di rafforzarsi politicamente e di difendersi contro gli
attacchi provenienti soprattutto da Capua o Napoli.
A quel tempo anche Napoli basava il suo potere
in gran parte sull’efficacia dei federati musulmani.
Essi provenivano da Agropoli, da dove, all’inizio degli anni ’80 del IX secolo, si era separato un gruppo
che poi trovò sede stabile al Garigliano. Si trattava
di musulmani provenienti dalla Sicilia che durante i
primi attacchi sulla terraferma si erano stanziati in
Calabria e Puglia.
Da quei luoghi vennero nella zona di Napoli e per
un certo periodo furono ospitati dentro le mura della
città e nel porto napoletano. Più tardi si stabilirono
fuori città ai piedi del monte Vesuvio per poi ritirarsi
ad Agropoli7.
Abbiamo anche notizie, sebbene molto scarse, secondo le quali i musulmani del Garigliano avevano
rapporti con l’emirato aghlabita in Sicilia e Africa
settentrionale. Ad esempio, sappiamo dallo storico
longobardo Erchemperto che essi rafforzarono le
truppe aghlabite, quando i Bizantini, verso la fine del
IX secolo, stavano di nuovo avanzando in Calabria8.
Ciò induce a pensare che l’insediamento al Garigliano non fosse completamente indipendente e
che le truppe stanziate al confine tra Gaeta e Capua
fossero tutt’altro che bande di pirati che agivano a
livello privato.

Ma in quale contesto e su quale base operavano?
La risposta non è semplice e richiede un’analisi più
approfondita su come s’intrecciassero interessi politici e commerciali, sforzi di nuove conquiste e scissioni all’interno delle comunità musulmane, norme
giuridiche e trasgressioni, violenza e convivenza. In
prospettiva translocale e mediterranea l’insediamento presso il Garigliano fu uno dei tanti stanziamenti militari che in regioni non-musulmane servivano
come punto di appoggio e rifugio. Da lì partivano
saccheggi per terra e per mare, lì ci si riforniva di
provviste, lì si portava il bottino, da lì partivano prigionieri di guerra per essere venduti come schiavi:
tante facce dello stesso prisma che restano ancora da
scoprire nelle loro dimensioni effettive.
Strettamente connessa alle nostre ricerche sulla
storia e sul significato dell’insediamento musulmano
presso il Garigliano è la questione della sua localizzazione.
Sin dal XVII secolo fra gli studiosi e gli esperti di
storia locale si era diffusa la credenza che la fortezza musulmana fosse situata nella zona tra le rovine
dell’antica Minturno e la piccola collina che domina
la foce del Garigliano, ora nota come Monte d’Argento9. Su queste fragili basi il Museo Nazionale di
Arte Orientale ha condotto, tra il 1985 e il 1998, varie
campagne di scavo sul Monte d’Argento dirette dalla
dottoressa Paola Torre, che hanno definitivamente
smentito la teoria di una presenza islamica nell’area
in oggetto: nel 1998 la Torre ha preso onestamente
atto della completa assenza di elementi archeologici
islamici nel sito sottoposto a indagine10.
A partire dal 2010 abbiamo ripreso in mano la
documentazione medioevale riguardante la storia e
la topografia dell’insediamento musulmano presso il
Garigliano, giungendo a conclusioni totalmente nuove.
In primo luogo abbiamo notato che, nelle fonti
medioevali relative a tale istallazione, alla parola Garilianus non è mai associato il termine flumen. In effetti, Garilianus vi appare un toponimo indipendente
dal fiume e sembra indicare piuttosto un centro abitato. Inoltre, va sottolineato da un lato come l’esistenza di un borgo con questo nome sia attestata da
vari documenti contenuti nel Codex Diplomaticus Cajetanus11, dall’altro come il toponimo Garelianus sia

6

  Per questa prospettiva v. Di Branco – Wolf c.s.
  Sui dettagli concernenti la provenienza delle truppe musulmane che fondarono l’insediamento del Garigliano v. Wolf c.s.
8
 Erchemperti Historia Langobardorum Beneventanorum, post
G.H. Pertz, iterum ed. G. Waitz, in MGH. Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI–IX, Hannoverae 1878, LI,
256. Su questo passo – ignorato da molti studiosi – piuttosto superficiale il commento di Amari 1933, 603: «Poscia, venuto un
principe di schiatta aġlabita a domandare rinforzi per le colonie
musulmane di Calabria, trasse gran gente di Agropoli e di Garigliano, e condusseli a Santa Severina, ove Niceforo Foca ne fe’
macello [...]».
9
  Fedele 1899, 191-192.

10

7

11

  Torre 2007, 2-3. Ma v. già Torre 1998, 183.
  Per contro, va sottolineato come in quest’epoca la denominazione del fiume oscilli tra quella, maggioritaria, di flumen Traiectus: v. Codex diplomaticus Cajetanus, ed. cura et studio monachorum S. Benedicti Archicoenobii Montis Casini, Montecassino
1887 (d’ora in poi: CDC), I, n. XLI, 69, l. 6; n. XLII, 70, l. 14; n.
XLIII, 72, l. 2; n. XLVII, 78, l. 26; 79, ll. 1; 7 e 16; 80, l. 2; n. LIV,
101, l. 19; n. LVI, 106, ll. 1 e 22; e quella, attestata solo a partire
dal 945, di flumen/fluvius de Garilianu/Garilianus: v. CDC, I, n.
XLVI, 77, l. 10 s.; n. LXXXVIII, 161, l. 25; 162, l. 9; n. XCVI,
179, l. 18; 180, ll. 6 e 8; n. CX, 210, l. 26; n. CLXIII, 322, ll. 7 e
17; n. CLXXIII, 345, l. 30.

274

Nuove ricerche sull’insediamento islamico presso il Garigliano (883–915)

strettamente legato all’area di Suio – attuale frazione
di Castelforte – posta sulle estreme propaggini dei
Monti Aurunci, presso il fiume Garigliano: è noto
infatti che, almeno a partire dall’XI secolo, i conti
di Suio erano denominati anche comites Gareliani o
comites Castri Gareliani (o Castrigariliani), cioè del
castello di Suio12. È dunque questa la zona su cui,
come ora vedremo, abbiamo stabilito di concentrare
la nostra attenzione.
Tornando alle nostre fonti, una delle più importanti è l’Antapodosis di Liutprando da Cremona
(morto nel 972), che contiene una serie di notizie
fondamentali sull’insediamento islamico.
In particolare, il cronista parla esplicitamente di
una munitio costruita sul mons Garelianus (del tutto diverso dal Garelianus flumen, pure menzionato
dall’autore), nella quale gli occupanti avrebbero custodito uxores, parvulos, captivos omnemque suppellectilem13.
Anche nella Chronica Monasterii Casinensis il
toponimo Garilianus riferito all’insediamento musulmano appare chiaramente svincolato dal fiume14.
Inoltre, nella concisa ma rilevante descrizione dello
scontro fra cristiani e musulmani, avvenuto presso
Traetto nel 903, è contenuto un ulteriore dato topografico: in effetti, secondo la Chronica le forze cristiane, per attaccare i Saraceni, costruirono un ponte
di barche in una zona detta Set(e)ra alla destra delle
anse del fiume, in prossimità delle odierne contrade
di Parchetto e Fustara, nel comune di SS. Cosma e
Damiano15.
Una simile scelta sarebbe stata logisticamente del
tutto incomprensibile nel caso in cui l’insediamento
musulmano fosse installato sulla collina di Traetto
(dove sorge l’odierna Minturno) o nella piana antistante la foce del Garigliano. Essa diviene invece
perfettamente plausibile qualora si ipotizzi che i “Saraceni” fossero arroccati nell’area di Suio.
Da quanto visto finora emergono con chiarezza
alcuni dati incontrovertibili. In primo luogo, vanno
del tutto abbandonate le teorie che collocano l’insediamento islamico sul Monte d’Argento o nella
pianura presso la foce del fiume. È poi ugualmente
da respingere la bizzarra ipotesi secondo cui “il colle
sulla cui sommità si arroccarono gli Arabi” sarebbe
“lo stesso ove oggi è Minturno”16.
In effetti, quando i musulmani si stabiliscono
nell’area, tale colle, almeno a partire dall’839, ospita
già il cosiddetto Castrum Leopoli e ciò lo rende del
tutto incompatibile con la sede del castrum islamico

del mons Garelianus17. Infine, una serie di indizi topografici e toponomastici induce a prendere in considerazione come plausibile luogo dell’insediamento
musulmano l’area circostante gli odierni centri di
Suio e Castelforte. A quanto già esposto in precedenza vanno aggiunti due elementi di sicuro interesse:
nell’area di Suio si trovava infatti un importantissimo
terminale commerciale, un porto fluviale che fungeva da centro di smistamento delle merci provenienti
dal Tirreno e dirette verso Montecassino18. Tale via
d’acqua conobbe particolare fortuna a partire dall’epoca dell’abate Desiderio, ma era certamente già attiva anche nel periodo precedente19. A questo punto
la rilevanza strategica di un eventuale insediamento
di altura nell’area di Suio-Castelforte appare molto
più chiara: esso, infatti, avrebbe tra l’altro posto sotto
il proprio controllo il porto di Suio e tutte le attività
commerciali del Garigliano.
Inoltre, in varie carte del Codex Diplomaticus Cajetanus, riferibili all’arco cronologico che va dal X al
XIV secolo, è menzionata una “Via Sarracenisca”20:
il fatto che un simile asse viario, che metteva in comunicazione la zona di Castelforte-Suio da un lato
con la foce del Garigliano, dall’altro con il centro di
Traetto, fosse definito in questo modo costituisce un
ulteriore indizio della presenza di un importante insediamento musulmano nell’area in oggetto.
Ma dove va esattamente localizzato il mons Garelianus? L’area in questione, cioè il comprensorio
territoriale di Suio e Castelforte, è una zona collinare.
Tra i mesi di settembre 2012 e febbraio 2013 sono
state effettuate delle ricognizioni che hanno portato all’individuazione di 9 siti dislocati tra le località
Tolarzo, Masseria Saracinisco e Monte Castelluccio.
Almeno due siti – indicati nella fig. 2 come sito n. 6 e
sito n. 9 – appaiono estremamente promettenti ai fini
della presente ricerca.
I dati acquisiti attraverso l’esame della cartografia
antica e moderna e lo studio delle caratteristiche geomorfologiche dell’area e della toponomastica permettono di escludere la localizzazione dell’insediamento islamico sul versante montuoso degli Aurunci
Orientali che ricade nel comprensorio di Castelforte
(fig. 3). Si tratta, infatti, di un territorio aspro, battuto dai venti, caratterizzato da toponimi che fanno
riferimento al paesaggio naturale, non a una frequentazione umana. In più, l’area non risponde alle coordinate geografiche fornite dalle fonti storiche.
Ciononostante, in questa zona, in particolare in
località Tamburriello, sono state individuate testimo-

12

  Di Bello 2009, 56-61 (con bibliografia).
  Liudprandi Cremonensis Antapodosis, Chiesa (ed.), Turnholti 1998 (Corpus Christianorum. Continuatio Mediaevalis
CLVI), II 52, 57.
14
  Chronica Monasterii Casinensis, ed. H. Hoffmann, Hannover
1980 (MGH Scriptores, 34), I 52, 133.
15
  Chronica Monasterii Casinensis, cit., I 50, 130.

16

13

17

  Tucciarone 1971, 61, n. 11.
 Sul Castrum Leopoli v. da ultimo Castrichino 1993.
18
  Di Biasio 1994, 19-20.
19
  V. in proposito Fabiani 1968, 413-414.
20
  CDC, I, n. XCIV, 175, l. 2; CXXV, 235, l. 17; II, n.
CCLXXXIX, 195, l. 18; III, n. DXXVIII, 236, ll. 11 e 17; n.
DXXXII, 236, ll. 1 e 7.

275

Marco Di BRanco – Gianmatteo Matullo – Kordula Wolf

Fig. 2. Areale interessato dalle indagini con l’indicazione dei principali siti, su base CTR.

276

Nuove ricerche sull’insediamento islamico presso il Garigliano (883–915)

Fig. 3. Areale interessato dalle indagini con l’indicazione dei principali siti, su base satellitare.

Di particolare interesse e strategicamente meglio
localizzati sono i siti di Monte Castelluccio e Masseria Saracinisco. Ambedue presentano caratteristiche
fisiche e un posizionamento topografico straordinariamente calzanti con le descrizioni fornite dalle fonti.
Il sito su cui sorge la Masseria è già noto nella
cartografia borbonica (fig. 5) come “Monte Saracinisco”, denominazione che, seppure con le dovute
cautele, potrebbe rappresentare una suggestiva testimonianza della presenza saracena nell’area. Nel corso delle ricognizioni sono state individuate porzioni
di muratura a secco, realizzate con pietre piatte, non
assimilabili alle macere moderne. Sul versante nord
del monte è stata localizzata una grotta, in gran parte obliterata da crolli antichi, delimitata da pareti di
roccia naturale sui lati est, ovest e sud (fig. 6), mentre
sul versante settentrionale è delimitata da un massiccio muro a secco lungo circa m 7, largo oltre m 1,50
e visibile per m 0,50 di altezza (fig. 7). Inoltre, sul
sito sono stati recuperati diversi materiali ceramici e
frammenti di tegole ad alette e laterizi, databili a una
fase medioevale ad oggi non meglio definibile. Una
“anomalia” degna di approfondimento è rappresentata dall’oggetto frammentario di terracotta, di forma

nianze importanti costituite da una struttura in pietre
e malta cementizia, corredata da uno spazio aperto
in cocciopesto, e una cisterna sul versante nord del
Monte Fuga. Quest’ultima, orientata nord-ovest/
sud-est, delle dimensioni di m 7,30 x 3,50, è realizzata in scaglie e pietre di calcare allettate all’interno di
una malta cementizia molto tenace (fig. 4).

Fig. 4. Monte Fuga. Cisterna (foto G. Matullo).

277

Marco Di BRanco – Gianmatteo Matullo – Kordula Wolf

Fig. 5. Stralcio da Tavolette al 20000 per la Carta del Regno di Napoli, anni 1834-1840 (Istituto Geografico Militare, URL http://www.
igmi.org/ancient/cerca.php?mode=reg&cod=7).

ovoide modellato attorno a due calculi, la cui datazione e funzione sono incerte (fig. 8).
Il sito di Monte Castelluccio, invece, è posizionato sulle propaggini sud-orientali delle colline di Suio,

immediatamente a ridosso del Garigliano, ed è raggiungibile attraverso una viabilità antica già attestata
nelle carte borboniche, che ricalca con ogni probabilità una viabilità precedente.

Fig. 6. Monte Saracinisco. Grotta sul versante nord (foto G. Matullo).

Fig. 7. Monte Saracinisco. Muro di delimitazione della grotta sul
versante nord (foto G. Matullo).

278

Nuove ricerche sull’insediamento islamico presso il Garigliano (883–915)

Fig. 8. Monte Saracinisco. Oggetto ovoide di terracotta contenente
calculi (foto G. Matullo).

Fig. 10. Monte Castelluccio. Struttura muraria con aperture (foto
G. Matullo).

Proprio nei pressi di tale percorso sono stati raccolti in superficie frammenti di ceramica a impasto
e tornita e tegole ad alette, ad alto indice di frammentazione, che testimoniano una significativa frequentazione antica, compresa tra l’età del Ferro e un
orizzonte medioevale (XI secolo). Sul versante meridionale di un colle posizionato a ridosso del Monte

muri a secco realizzati con massi di grandi dimensioni, non rapportabili alle macere moderne, mentre
sulle sue pendici sono state rinvenute porzioni di una
struttura muraria al di sotto della quale sono state individuate tre aperture artificiali, oggi quasi del tutto
interrate (fig. 10).
I dati raccolti nell’ambito della presente ricerca
permettono ad oggi di delimitare l’areale d’intervento, sebbene soltanto ulteriori e approfondite indagini
porteranno alla definizione di un quadro storicoarcheologico in questa sede appena abbozzato. È
opportuno sottolineare che nel progetto sull’insediamento islamico presso il Garigliano la collaborazione tra discipline storiche e archeologiche ha aperto
nuovi orizzonti, permettendo, non solo a livello storiografico, di riunire una prospettiva locale a quella
mediterranea. In una tale visione l’area della Campania e del Lazio meridionale offre, a chi studia l’età
alto-medioevale, ancora molti aspetti da scoprire e
da analizzare.
Marco Di Branco
Deutsches Historisches Institut in Rom
dibranco@dhi-roma.it

Fig. 9. Monte Castelluccio. Volta a crociera (foto G. Matullo).

Gianmatteo Matullo
gianmatullo@libero.it

Castelluccio è stata inoltre individuata una struttura
all’interno della quale è presente una volta a crociera
di “tipo romano”, probabilmente ascrivibile a una
fase alto-medioevale (fig. 9). Nell’area pianeggiante,
tra tali strutture e Monte Castelluccio, sono presenti

Kordula Wolf
Deutsches Historisches Institut in Rom
wolf@dhi-roma.it

279

Marco Di BRanco – Gianmatteo Matullo – Kordula Wolf
Fabiani L. 1968: La Terra di S. Benedetto (Miscellanea Cassinese,
33), II, Cassino.
Fedele P. 1899: “La battaglia del Garigliano dell’anno 915 e di
monumenti che la ricordano”, ASRSP, 22, 181-211.
Gabrieli F. – Scerrato U. 1979: Gli Arabi in Italia. Cultura, contatti e tradizioni (Antica madre. Collana di studi sull’Italia antica),
Milano.
Isler H.P. 1992: “Gli Arabi a Monte Iato”, in Castellana G.
(ed.), Dagli scavi di Montevago e di Rocca di Entella. Un contributo di conoscenze per la storia dei Musulmani della Valle del Belice
dal X al XIII secolo (Atti del Convegno Nazionale, Montevago,
27-28 ottobre 1990), Agrigento, 105-125.
Johns J. 1985: “Indigenes and Invaders in Medieval West Sicily”,
in Malone C. – Stoddart S. (eds.), Papers in Italian Archaeology
IV. The Cambridge Conference (BAR International Series, 246 –
vol. IV), 215-223.
(http://krc2.orient.ox.ac.uk/resources/publications/johns/
johns_1985a_monreale_survey_indigenes_invaders.pdf;
27/01/2014).
Johns J. 1988: “La Monreale Survey. Insediamento medievale in
Sicilia occidentale: premesse, metodi, problemi e alcuni risultati
preliminari”, in Pesez J.-M. (ed.), Structures de l’habitat et occupation du soldans les paysméditerranées. Méthode et apport de
l’archéologie extensive, Rome-Madrid, 73-84.
Torre P. 1998: “Il rinvenimento di ceramiche invetriate e smaltate con motivi decorativi nell’insediamento di Monte d’Argento”,
in De Minicis E. (ed.), Le ceramiche del Lazio in età medievale e
moderna, III (Atti del II Convegno di studi, Roma, 19-20 aprile
1996), Roma, 183-206.
Torre P. 2007: “Castrum Argenti: uno scavo alla ricerca dei Saraceni”, Il Giornale del Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’, 1, 2-3.
Tucciarone R. 1971: I Saraceni nel Ducato di Gaeta 842–916,
Gaeta.
Wolf K. c.s.: “Gli hypati di Gaeta, papa Giovanni VIII e i Saraceni. Tra dinamiche locali e trans regionali”, Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo.

Abstract
This article presents preliminary results of the research project “Islamic settlement near the Garigliano River (883-915 d.C.)” undertaken in a collaboration between the Soprintendenza per i Beni
Archeologici per il Lazio and the Deutsches Historisches Institut
in Rom. The 2012-2013 survey campaigns within the area of SuioCastelforte (Latina) led to the discovery of at least two sites of interest where ancient structures and material dating from medieval
times were located. Further investigations are needed in order to
better define the material aspects of the Islamic presence in this
region.
Bibliografia
Amari M. 1933: Storia dei Musulmani di Sicilia, 2° edizione modificata e accresciuta dall’autore, con note a cura di Nallino C.A.,
I, Catania.
Arcifa L. 2013: “Romaioi e Saraceni intorno all’827. Riflessioni
sul tema della frontiera”, in Modeo S. – Congiu M. – Santagati
L. (eds.), La Sicilia del IX secolo tra Bizantini e Musulmani (Atti
del IX Convegno di Studi, Caltanisetta, 12-13 maggio 2012), Caltanisetta – Roma, 161-181.
Ardizzone Lo Bue F. 2012: “Production and Circulation of
Palermitan Amphoras in Medieval Mediterranean”, in Ardizzone Lo Bue F. (ed.), Ceramica, marmi e pietre. Note di archeologia
tra Sicilia e Creta, Palermo, 57-67.
Castrichino R. 1993: “Ancora su Leopoli, la città santa dei Minturnesi”, Civiltà Aurunca, 9/22, 27-31.
Di Bello R. 2009: Suio. Sentinella del Garigliano, Suio.
Di Biasio A. 1994: Il passo del Garigliano nella storia d’Italia. Il
ponte di Luigi Giura, Marina di Minturno.
Di Branco M. – Wolf K. c.s.: “Terra di conquista? I musulmani
in Italia meridionale nell’epoca aghlabita (184/800–269/909)”,
in Di Branco M. – Wolf K. (eds.), “Guerra santa” e conquiste
islamiche nel Mediterraneo (VII–XI secolo), Roma.

280


Documenti correlati


Documento PDF atti convegno def
Documento PDF castrum argentium


Parole chiave correlate