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Su questo s'impegni la Fondazione Mach

I pesticidi si superano con la genetica
MAURIZIO PETROLL1

L

a pubblicazione da parte
dell'Istituto Superiore per la
Protezione e la Ricerca Ambientale
Qspra) del rapporto nazionale pesticidi
nelle acque 2016, evidenzia dei dati
negativi, per contaminazione da
pesticidi, anche per qualche corpo idrico
trentino.
L'assessore provinciale all'ambiente
Mauro Gilmozzi, sul giornale, ha esposto
come detti dati Ispra presentano per ogni
regione esaminata (non tutte) grossolane
differenze nelle modalità di monitoraggio
e nel numero di sostanze campionate e
analizzate, per cui anche ogni
graduatoria risulterebbe sfalsata alla
fonte, da dati disomogenei.
L'assessore rivendica, inoltre, alla
Provincia di Trento la sensibilità di aver
affrontato tale negatività fin
dall'approvazione del Piano di tutela
delle acque 2015 in cui, tra l'altro, si
definiscono, per l'intero territorio
Trentino, misure specifiche per la
progressiva riduzione fino al bando,
entro il 2021, della presenza di
determinati fitofarmaci nell'ambiente, in
accordo con la Fondazione E. Mach e con
l'associazione trentina dei frutticoitori
che, a partire già da quest'anno, dichiara
di rinunciare all'uso autorizzato
dell'insetticida «Chlorpirifos».
È noto che i pesticidi sono sostanze
utilizzate per combattere i parassiti e, nel
contempo, anche uno strumento
indispensabile agli agricoltori per
mantenere gli esigenti standard di qualità
e produzione richiesti dal mercato.
Questo approccio è tuttavia superficiale
e rinvia sine die la problematica.
Occorre porre al primo posto l'obiettivo
strategico del benessere dell'uomo e
dell'ecosistema e della nutrizione del
pianeta per assicurare alle generazioni
future il godimento dei frutti dell'enorme
patrimonio agricolo trentino ed italiano,
insomma una nuova rivoluzione verde
2.0.
Nondimeno, anche gli agroecosistemi,
così come gli ecosistemi naturali, sono
minacciati dalla pressione antropica e
ambientale, che a lungo termine posson
causare la riduzione della loro
funzionalità e capacità produttiva.
Condizioni di aridità, periodi di siccità
prolungate alternati a precipitazioni
molto intense, la presenza di terreni a
rischio di erosione, ecc, aggravano gli
impatti antropici causati a loro volta
dall'eccessivo sfruttamento non
sostenibile delle risorse territoriali e
ambientali (urbanizzazione intensiva,
inquinamento del suolo,
sovrasfruttamento delle falde acquifere
incendi della vegetazione,
deforestazione, pascolo eccessivo,
pratiche agricole non sostenibili, ecc.).
Ne consegue, a sua volta, una graduale

compromessa capacità del suolo di
sostenere la produzione agricola e la
produttività delle specie spontanee,
mettendo a rischio la sopravvivenza
degli ecosistemi.
È scientificamente dimostrato che, in
agricoltura, né la riduzione dell'impiego
dei composti di sintesi così come
nemmeno l'ipotesi improbabile di una
totale conversione dell'agricoltura
convenzionale/ integrata in quella
biologica per ottenere sufficiente azoto,
biologicamente disponibile nel suolo,
interamente sostitutivo dell'uso corrent
dei fertilizzanti azotati, sono sufficienti,
da soli o insieme, al conseguimento del
citato obbiettivo strategico.
Oggi, una soluzione possibile e concreta
è offerta dalla conoscenza della genetica
e della biologia molecolare che hanno
aperto nuovi orizzonti per lo sviluppo di
applicazioni biotecnologiche in medicina
e in agricoltura, cui la Fondazione E.
Mach è stata riferimento nazionale
grazie, soprattutto, alle dimostrate
competenze nella genomica applicata
(vedi sequenziamento genomi vite, melo,
pero, pesco, fragola, lampone). Il
moderno miglioramento genetico
vegetale nell'affrontare quelli che sono
gli obiettivi classici di breeding
(resistenze, produttività, qualità) sfrutta
una vasta gamma di tecniche, alcune più
tradizionali come l'incrocio
intraspecifico ed interspecifico o la
mutagenesi e altre basate su moderne
biotecnologie, che spaziano dall'uso dei
marcatori molecolari fino alla evoluta
trasformazione genetica.
t
Per esempio, nel trasferire all'interno di
una pianta un preciso frammento di DNA,
che codifica per il gene desiderato.
Si parla di cis-genesi se questo gene
proviene da organismi della stessa
specie. Il risultato è una pianta che
esprime un unico gene in più (quello che
abbiamo scelto), che presenta i tratti
desiderati e che può essere controllata
per verificarne la sicurezza per
l'alimentazione e per l'ambiente.
È, tuttavia, con l'avvento delle nuove
tecniche di «genome editing» ovvero
«modifica del genoma» che si possono
ottenere, in agricoltura, per esempio,
varietà colturali resistenti in tempi molto
più contenuti. In estrema sintesi, il
principio è simile a quello della
mutagenesi: si produce con specifiche
proteine un danno/taglio nel punto
desiderato del DNA e i meccanismi
cellulari che lo riparano commettono dei
piccoli errori e introducono mutazioni.
Avvenuto il taglio e la riparazione, la
,
mutazione si fissa stabilmente nel
genoma. Il tutto appare, anche al più
esperto dei genetisti, indistinto rispetto a
un evento naturale e il transgene può
essere eliminato nelle generazioni

successive.
In siffatta prospettiva, abbracciata da
tutto il mondo avanzato della ricerca, si
rivela, viceversa, preoccupante
l'incertezza per una non dichiarata
coerente nuova vision della Fondazione
E. Mach posto che non è rinvenibile dalla
consultazione del recente documento
programmatico (2016-2018), pur
approvato all'unanime dal consiglio di
amministrazione della Fondazione E.
Mach, ma dove, altresì, appare l'esigua
assegnazione di budget (13% totale
ricerca) al dipartimento di genomica e

biotecnologie avanzate cui, a prescindere
da ogni risorsa per condivisibili legittime
scelte di nuove strategie comprese quelle
legate a Human Technopole, dovrebbe
rappresentare, se non altro per il
vantaggio competitivo conquistato, un
«hub» nazionale di connessione di molte
istituzioni di ricerca dì biologia vegetale,
come del resto suggerito anche
dall'autorevole nuovo Comitato
scientifico nominato dalla stessa
Fondazione.
Maurizio Petrolli
Membro CdA Fondazione E. Mach


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