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Stefano Maria Toma l’acqua che non si vede .pdf


Nome del file originale: Stefano Maria Toma l’acqua che non si vede.pdf
Autore: Alessandra

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Anteprima del documento


Stefano Maria Toma: l’acqua che non si vede
Stefano Toma giornalista, iscritto all’Ordine della Campania dal 2011, propone articoli sul suo
blog e sulla rubrica “Dillo al Mattino” che riguardano Napoli e la Campania per sensibilizzare tutti i
cittadini su temi più strettamente culturali e attuali.
Scrive Toma sul blog: ”Voi lo saprete già, ma una delle caratteristiche di Napoli è la sua
straordinaria e smisurata estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa
un’altra città pari se non più grande di quella costruita nei millenni in superficie …”

Due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno. L’acqua che non si vede e, come recita il nostro
titolo sono proprio importanti perché non si vedono. Sembra un gioco di parole, invece non lo è.
E’ sufficiente pensare alle falde acquifere per renderci conto che esse fanno parte dell’acqua che
noi beviamo. Oppure, parlando sempre dell’acqua che non si vede, ci riferiamo anche a quella che
scorre nel sottosuolo. Ricordate la figura del rabdomante?, quella figura a mezza strada fra il mago
e lo scienziato che se ne va in giro armato di bastone attraverso il quale riesce a “sentire” la
presenza dell’acqua a decine di metri di profondità. E’ stata scoperta acqua fino a 100 metri di
profondità. Quell’acqua il più delle volte in passato, ma anche ora, serve a ricavarvi un pozzo dal
quale si estrae acqua per irrigare i campi e per dar da magiare a bestie e a esseri umani. Ci sono
rabdomanti che riescono a stabilire la dimensione della falda, la sua profondità di scorrimento, a
individuare la posizione dove scavare il pozzo, e, in caso di più falde presenti sulla stessa
superficie, quale sia la migliore; a individuare persino la presenza di acque termali e minerali.
Ci sono poi forme per noi impensabili in cui l’acqua si trasforma. A parte i ghiacciai delle
montagne, che poi sciogliendosi vanno a ingrossare i fiumi e le stesse falde acquifere; dalle quali
gli acquedotti attingono l’acqua che a noi serve per sopravvivere, a parte i ghiacciai dicevo, che da
soli forniscono il 70 per cento del fabbisogno d’acqua della Terra, basterebbe osservare le curiose
forme in cui l’acqua che non si vede si trasforma. Chiunque di voi si sia recato da semplice
visitatore in una delle grotte, da Pertosa a 70 chilometri da Salerno fino a Postumia e a Castellana

Grotte, avrà assistito ad alcuni bellissimi spettacoli della natura, lo stillicidio millenario dell’acqua
in queste spelonche che si è solidificata in stalattiti e stalagmiti, che scendono dall’alto o salgono
dal basso, che sono simili a sculture o a piccole guglie di cattedrali. Uno spettacolo quanto mai
suggestivo.
Avrete poi sentito parlare dei corsi d’acqua il cui percorso è tutto o parzialmente sotterraneo e che
produce modificazioni nel nostro sottosuolo e alimenta sia le falde sia autentici percorsi che gli
speleologi si incaricano di osservare e di scoprire e dove vivono una flora e una fauna misteriose
perché non hanno bisogno della luce.
Altra acqua che non si vede è quella destinata all’agricoltura che richiede il 50 per cento di tutto il
nostro fabbisogno e che d’ora in avanti, col mutare delle colture, dal grano agli ortaggi e al mais,
ne richiederà sempre di più a discapito dei consumi umani. E infine l’acqua degli scarichi e delle
fognature che viene espulsa, dopo essere stata depurata, nei pozzi neri e a mare. I vari
inquinamenti delle acque, anche di quelle che non si vedono, stanno attentando alla incolumità di
molte specie viventi.
Voi lo saprete già, ma una delle caratteristiche di Napoli è la sua straordinaria e smisurata
estensione sotterranea. Si dice infatti che sotto i nostri piedi si sviluppa un’altra città pari se non
più grande di quella costruita nei millenni in superficie. In queste cavità si è consumata la vita di
molte generazioni. Dai primi catecumeni della religione cattolica perseguitati, ai camminamenti
segreti che servivano ai sovrani per le loro scappatelle notturne e fino al riparo dai
bombardamenti per i napoletani durate la seconda guerra mondiale. Ci sono rifugi sotterranei che
ora si vengono trasformati in garage per auto o in ricettacoli di immondizia. Ma ci sono anche
grotte che pian piano gli scienziati riportano alla luce e dove si possono ammirare le varie
stratificazioni della città attraverso i secoli, dalla Napoli greca a salire a quella romana alla
bizantina e alla medioevale. Queste varie città sotterranee venendo lentamente alla luce ci fanno
osservare anche la loro organizzazione idrica, dei loro acquedotti e del modo antichissimo di come
l’acqua serviva ai nostri progenitori non soltanto per essere bevuta o per lavare ma anche per
riscaldare gli ambienti delle case di quei tempi.
E sempre a proposito dell’acqua invisibile o che si vede poco c’è anche quella che non arreca alcun
beneficio. Anzi provoca danni a non finire. Mi riferisco all’acqua che, infiltrandosi sotto le strade e
nella rete arteriosa delle montagne e dei dirupi, provoca dissesti e disastri spesso con grave
perdita di vite umane. Purtroppo in Italia il paesaggio idrogeologico è molto a rischio. Fra
esondazioni, frane, smottamenti, alluvioni, cavità sotterranee, alvei dei fiumi, fabbricati a rischio.
sei milioni di italiani vivono su un territorio fragile di 30 milioni di metri quadrati. Non passa
stagione che specialmente nel Sud, da Messina l’anno scorso ad Atrani sulla costiera amalfitana il
mese scorso, l’acqua che non si vede fa franare montagne e costoni provocando distruzioni e
morte. E purtroppo in fatto di rischio idrogeologico la Campania è al primo posto in Italia con un
milione di persone a rischio. Come tutte le facce della natura, anche l’acqua ha un volto buono e
un altro meno.
Fonte: Stefano Maria Toma


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