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225958240 Giornata d Uno Scrutatore La Italo Calvino.pdf


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su questi casi, un'aneddotica tra burlesca e pietosa: l'elettore che s'era
mangiato la scheda, quello che a trovarsi tra le pareti della cabina con in
mano quel pezzo di carta s'era creduto alla latrina e aveva fatto i suoi
bisogni, o la fila dei deficienti più capaci d'apprendere, che entravano
ripetendo in coro il numero della lista e il nome del candidato: «un due tre,
Quadrello! un due tre, Quadrello!»
Amerigo queste cose le sapeva già tutte e non ne provava né curiosità né
meraviglia; sapeva che una giornata triste e nervosa lo attendeva; cercando
sotto la pioggia l'ingresso segnato sulla cartolina del Comune aveva la
sensazione d'inoltrarsi al di là delle frontiere del suo mondo.
L'istituto s'estendeva tra quartieri popolosi e poveri, per la superficie d'un
intero quartiere, comprendendo un insieme d'asili e ospedali e ospizi e
scuole e conventi, quasi una città nella città, cinta da mura e soggetta ad
altre regole. I contorni ne erano irregolari, come un corpo ingrossato via via
attraverso nuovi lasciti e costruzioni e iniziative: oltre le mura spuntavano
tetti d'edifici e pinnacoli di chiese e chiome d'alberi e fumaioli; dove la
pubblica via separava un corpo di costruzione dall'altro li collegavano
gallerie sopraelevate, come in certi vecchi stabilimenti industriali, cresciuti
seguendo intenti di praticità e non di bellezza, e anch'essi come questi,
recinti da muri nudi e cancelli. Il ricordo delle fabbriche rifletteva qualcosa
di non soltanto esteriore: dovevano esser state le stesse doti pratiche, lo
stesso spirito d'iniziativa solitaria dei fondatori delle grandi imprese, ad
animare - esprimendosi nel soccorso dei derelitti anziché nella produzione e
nel profitto - quel semplice prete che tra il 1832 e il 1842 aveva fondato e
organizzato e amministrato in mezzo a difficoltà e incomprensioni questo
monumento della carità sulla scala della nascente rivoluzione industriale; e
anche per lui il suo nome - quel mite cognome campagnolo - aveva perso
ogni connotazione individuale per designare una istituzione famosa nel
mondo.
... Nel crudele gergo popolare, poi, quel nome era divenuto, per traslato,
epiteto derisorio per dire deficiente, idiota, anche abbreviato, secondo l'uso
torinese, alle sue prime sillabe: "cutu". Sommava dunque, il nome
«Cottolengo», un'immagine di sventura a un'immagine ridicola (come
spesso avviene nella risonanza popolare anche ai nomi dei manicomi, delle
prigioni), e insieme di provvidenza benefica, e insieme di potenza
organizzativa, e adesso poi, con lo sfruttamento elettorale, d'oscurantismo,
medioevo, malafede...
Ogni significato si stingeva sull'altro, e addosso ai muri la pioggia
infradiciava i manifesti, improvvisamente invecchiati come se la loro
aggressività si fosse spenta con l'ultima sera di battaglia dei comizi e degli