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225958240 Giornata d Uno Scrutatore La Italo Calvino.pdf


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attacchini, l'altro ieri, e già fossero ridotti a una patina di colla e carta
cattiva, che da uno strato all'altro lascia trasparire i simboli degli opposti
partiti. Ad Amerigo la complessità delle cose alle volte pareva un
sovrapporsi di strati nettamente separabili, come le foglie d'un carciofo, alle
volte invece un agglutinamento di significati, una pasta collosa.
Anche nel suo dirsi «comunista» (e nel percorso che, per designazione del
suo partito, egli compiva in quest'alba umida come una spugna) non si
distingueva fin dove arrivasse un dovere tramandato di generazione in
generazione (tra i muri di quegli edifici ecclesiastici Amerigo si vedeva - un
po' ironicamente e un po' sul serio - nella parte d'un ultimo anonimo erede
del razionalismo settecentesco - sia pur solo per un esiguo resto di
quell'eredità mai saputa far fruttare nella città che tenne Giannone in ceppi)
e fin dove lo sbocco in un'altra storia, vecchia appena d'un secolo ma già
irta d'ostacoli e passi obbligati, l'avanzata del proletariato socialista (allora
era attraverso le «contraddizioni interne della borghesia» o l'«autocoscienza
della classe in crisi» che la lotta di classe era arrivata a smuovere anche l'ex
borghese Amerigo), o meglio la più recente - d'una quarantina d'anni
soltanto - incarnazione di quella lotta di classe, dacché il comunismo era
diventato potenza internazionale e la rivoluzione s'era fatta disciplina,
preparazione a dirigere, trattativa da potenza a potenza anche dove non si
aveva il potere (attraeva dunque anche Amerigo questo gioco di cui molte
regole parevano fissate e imperscrutabili e oscure ma molte si aveva il senso
di partecipare a stabilirle), oppure, all'interno di questa partecipazione al
comunismo, era una sfumatura di riserva sulle questioni generali, che
spingeva Amerigo a scegliere i compiti di partito più limitati e modesti
come riconoscendo in essi i più sicuramente utili, e anche in questi andando
sempre preparato al peggio, cercando di serbarsi sereno pur nel suo (altro
termine generico) pessimismo (in parte ereditario anche quello, la sospirosa
aria di famiglia che contraddistingue gli italiani della minoranza laica, che
ogni volta che vince s'accorge d'aver perso), ma sempre in linea subordinata
a un ottimismo altrettanto e più forte, l'ottimismo senza il quale non sarebbe
stato comunista (allora bisognava dire, prima: un ottimismo ereditario, della
minoranza italiana che crede d'aver vinto ogni volta che perde; cioè
l'ottimismo e il pessimismo erano, se non la stessa cosa, le due facce della
stessa foglia di carciofo), e, nello stesso tempo, al suo opposto, il vecchio
scetticismo italiano, il senso del relativo, la facoltà d'adattamento e attesa
(cioè il nemico secolare di quella minoranza: e allora tutte le carte
tornavano a imbrogliarsi perché chi parte in guerra contro lo scetticismo
non può essere scettico sulla sua vittoria, non può rassegnarsi a perdere,
altrimenti s'identifica col suo nemico), e sopra a tutto l'aver capito