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Mercoledì, 15/06/2016

Costituzione
Diritti fondamentali intatti nella riforma
di Maurizio Petrolli
Meritoriamente l'Adige pubblica indistintamente, nell'ultimo periodo, numerosi interventi , a
favore e contro, il progetto di riforma costituzionale del governo Renzi, oggetto di referendum
confermativo nel prossimo ottobre.
Registro, tuttavia, che i contenuti di alcuni legittimi interventi dei “nemici” della riforma
costituzionale mettono in guardia contro la minaccia di derive autoritarie e invitano la pubblica
opinione a vigilare contro lo stravolgimento della “più bella Costituzione del mondo”.
Ora ,mi rendo conto che dietro la scelta del “no” si possono celare le più svariate ragioni ,talvolta
anche contrastanti tra loro, mentre è più difficile per la scelta del “sì”, in quanto si accetta una sola
unica proposta, ma supporre che sia in gioco la stessa democrazia è francamente un'esagerazione
anche per ogni feroce dinamica di scontro politico.
Un primo istintivo controcanto a ciò induce a ricordare , a chi obbietta, da più parti, che per effetto
dell'Italicum si potrebbe determinare una dittatura di maggioranza da parte di un partito che con la
vittoria al ballottaggio potrebbe avere 340 deputati (54%) pur avendo conseguito al primo turno un
consenso molto più ridotto, che il turno di ballottaggio è una elezione vera , non residuale, con cui
l'elettore è chiamato a scegliere e garantire così la possibilità di governare. D'altronde, il
ballottaggio è del tutto analogo a quello dell'elezione dei Sindaci ,che invero funziona e nessuna
sostanziale obiezione è mai pervenuta.
Con tali numeri, comunque, a proposito di una minaccia dittatoriale, non si raggiungono i quorum
sulle questioni che necessitano di maggioranze più ampie di quella assoluta (elezione del Presidente
della Repubblica, dei giudici istituzionali , leggi di rango elevato,etcc.). Infatti, il nuovo Parlamento
in seduta comune è un organo ridimensionato , ma che conta sempre 725 componenti. Ebbene, chi
ne controllasse 340 ,grazie al premio, resta comunque sotto di 23 rispetto alla maggioranza assoluta
, di 95 rispetto alla maggioranza dei 3/5 e di 142 rispetto a quella dei 2/3.
Vero è che la nostra è una Costituzione rigida, ma non “immodificabile”. La rigidità serve a
preservare il fondamento dell’esperienza costituzionale, attraverso la neutralizzazione di ogni
possibile subordinazione della Costituzione a fini politici contingenti e particolari.
L’immodificabilità consiste, invece, nella mera preservazione degli istituti in cui quell’esperienza
s’è realizzata.
In tutti i casi, l’unica parte assolutamente indisponibile della nostra Costituzione riguarda i diritti
fondamentali, la cui garanzia viene individuata nell’affermazione del carattere costitutivamente
limitato della sovranità popolare.
Il nodo da sciogliere ,vale a dire la questione intorno alla quale si deciderà se in Italia ci sarà o

meno una nuova Repubblica, con una nuova sintassi politica, nuovi equilibri istituzionali e soggetti
politici o profondamente rinnovati , è quello della evoluzione della forma di governo.
Analizzando il quadro complessivo delle disposizioni oggetto della riforma costituzionale del
governo Renzi, secondo un’ottica formale, non si potrebbe dubitare che queste incidono in maniera
significativa sulla forma di governo, pur non essendovi modificazioni agli artt. 92-95 Cost. ,se non
per quanto attiene al rapporto di fiducia con la sola Camera dei deputati relativi all’Esecutivo.
Un’analisi approfondita del progetto costituzionale, in combinato disposto con la riforma elettorale,
ci dimostra come, in realtà, questi incidono significativamente sulla forma di governo. Infatti, nella
riforma vengono ad essere modificati: il Parlamento e i rapporti tra questi e il Governo, l’iter legis,
il rapporto tra lo Stato e le Regioni e vengono inserite la così detta questione di Governo (richiesta
del voto a data certa su una sua proposta con una discussione parlamentare circoscritta) e la clausola
di supremazia.
Il dato più rilevante sui rapporti fra poteri è il nuovo assetto del bicameralismo differenziato che
farebbe della Camera dei deputati l’unico ramo politico del Parlamento legato al rapporto di fiducia
con il Governo e, proprio per questo motivo, diviene fondamentale la lettura del progetto
costituzionale in combinato disposto con la legge elettorale (Italicum) che connota la formazione
della maggioranza parlamentare nella Camera. Da questa legge emerge un sistema elettorale,
teoricamente proporzionale, con correttivi ipermaggioritari, teso a garantire la certezza
dell’attribuzione della maggioranza più che assoluta dei seggi ad un solo partito e attribuisce al
“capo” della forza politica più forte (anche se di minoranza), una legittimazione popolare che però
appare evidente soprattutto nel turno appunto di ballottaggio. Opportunamente,inoltre, si e
rafforzato il ruolo dell’Esecutivo nell’ambito del procedimento legislativo dopo l’abuso continuo
della decretazione d’urgenza, a causa della debolezza del Governo in Parlamento.
Dunque, sì convinto alla riforma costituzionale proposta, pur se perfettibile , e a prescindere
dall'esclusione della nostra Regione e Provincia autonoma a statuto speciale dall'applicazione della
nuova disciplina del titolo quinto della seconda parte della Costituzione , rimessa alla revisione
degli statuti, previa intesa.
Anzi, proprio la revisione costituzionale in atto dovrebbe agevolare un nuovo paradigma
dell'autonomia da concepire non solo come astratta rivendicazione di competenze nel confronto
del governo centrale , ma come strumento di autogoverno responsabile del proprio sviluppo, così
da costituire anche matrice emulabile di un rinnovato status della specialità , aperta alle sfide di un
nuovo regionalismo, naturalmente differenziato tra le Regioni , che consenta a ciascuno di optare
per una configurazione che ritiene più consona alle proprie caratteristiche e per una competitività
virtuosa tra i territori, il tutto in una cornice di unitarietà e solidarietà nazionale.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright l’Adige
Maurizio Petrolli


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