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Legge del 06062016 106 riforma terzo settore .pdf



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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Legge del 06/06/2016 n. 106 Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell'impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.
Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 141 del 18 giugno 2016
Preambolo
Preambolo
Articolo 1
Art. 1 Finalita' e oggetto.
Articolo 2
Art. 2 Principi e criteri direttivi generali.
Articolo 3
Art. 3 Revisione del titolo II del libro primo del codice civile.
Articolo 4
Art. 4 Riordino e revisione della disciplina del Terzo settore e codice del Terzo settore.
Articolo 5
Art. 5 Attivita' di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso.
Articolo 6
Art. 6 Impresa sociale.
Articolo 7
Art. 7 Vigilanza, monitoraggio e controllo.
Articolo 8
Art. 8 Servizio civile universale.
Articolo 9
Art. 9 Misure fiscali e di sostegno economico.
Articolo 10
Art. 10 Fondazione Italia sociale.
Articolo 11
Art. 11 Disposizioni finanziarie e finali.
Articolo 12
Art. 12 Relazione alle Camere.

Pagina 1

Legge del 06/06/2016 n. 106 Preambolo - Preambolo
In vigore dal 03/07/2016

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Promulga
la seguente legge:
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 1 Art. 1 Finalita' e oggetto.
In vigore dal 03/07/2016

1. Al fine di sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il
bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale, favorendo la partecipazione,
l'inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa, in
attuazione degli articoli 2, 3, 18 e 118, quarto comma, della Costituzione, il Governo e' delegato ad adottare, entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti legislativi in materia di riforma del
Terzo settore. Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di
lucro, di finalita' civiche, solidaristiche e di utilita' sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarieta' e in
coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attivita' di interesse generale mediante forme
di azione volontaria e gratuita o di mutualita' o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo
settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di
categorie economiche. Alle fondazioni bancarie, in quanto enti che concorrono al perseguimento delle finalita' della
presente legge, non si applicano le disposizioni contenute in essa e nei relativi decreti attuativi.
2. Con i decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto e in coerenza con la normativa dell'Unione europea e in
conformita' ai principi e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, si provvede in particolare:
a) alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e
altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute;
b) al riordino e alla revisione organica della disciplina speciale e delle altre disposizioni vigenti relative agli enti del
Terzo settore di cui al comma 1, compresa la disciplina tributaria applicabile a tali enti, mediante la redazione di un
apposito codice del Terzo settore, secondo i principi e i criteri direttivi di cui all'articolo 20, commi 3 e 4, della legge 15
marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni;
c) alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale;
d) alla revisione della disciplina in materia di servizio civile nazionale.
3. I decreti legislativi di cui al comma 2, lettere a), b) e c), sono adottati su proposta del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentiti, per quanto di competenza, i Ministri
interessati e, ove necessario in relazione alle singole materie oggetto della presente legge, previa intesa in sede di
Conferenza unificata, a norma dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.
4. I decreti legislativi di cui al comma 2, lettera d), sono adottati su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri,
di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale, con il Ministro dell'interno, con il Ministro della difesa e con il Ministro dell'economia e delle finanze,
sentita la Conferenza unificata.
5. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati della relazione tecnica di cui all'articolo 17, comma 3,
della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, sono trasmessi al Senato della Repubblica e alla
Camera dei deputati entro il quarantacinquesimo giorno antecedente il termine per l'esercizio della delega, perche' su
di essi siano espressi, entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle rispettive commissioni competenti
per materia e per i profili finanziari. Decorso il termine previsto per l'espressione dei pareri, i decreti possono essere
comunque adottati.
6. Dall'attuazione delle deleghe recate dalla presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica. A tale fine, agli adempimenti previsti dai decreti legislativi adottati in attuazione della presente legge
le amministrazioni competenti provvedono attraverso una diversa allocazione delle ordinarie risorse umane,
finanziarie e strumentali, allo stato in dotazione alle medesime amministrazioni. In conformita' all'articolo 17, comma
2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora uno o piu' decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che
non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o
contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi, ivi compresa la legge di stabilita', che stanzino le
occorrenti risorse finanziarie.
7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei
principi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo puo' adottare, attraverso la medesima procedura di cui
al presente articolo, disposizioni integrative e correttive dei decreti medesimi, tenuto conto delle evidenze attuative nel
frattempo emerse.

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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 2 Art. 2 Principi e criteri direttivi generali.
In vigore dal 03/07/2016

1. I decreti legislativi di cui all'articolo 1 sono adottati nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi generali:
a) riconoscere, favorire e garantire il piu' ampio esercizio del diritto di associazione e il valore delle formazioni sociali
liberamente costituite, ove si svolge la personalita' dei singoli, quale strumento di promozione e di attuazione dei
principi di partecipazione democratica, solidarieta', sussidiarieta' e pluralismo, ai sensi degli articoli 2, 3, 18 e 118
della Costituzione;
b) riconoscere e favorire l'iniziativa economica privata il cui svolgimento, secondo le finalita' e nei limiti di cui alla
presente legge, puo' concorrere ad elevare i livelli di tutela dei diritti civili e sociali;
c) assicurare, nel rispetto delle norme vigenti, l'autonomia statutaria degli enti, al fine di consentire il pieno
conseguimento delle loro finalita' e la tutela degli interessi coinvolti;
d) semplificare la normativa vigente, garantendone la coerenza giuridica, logica e sistematica.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 3 Art. 3 Revisione del titolo II del libro primo del codice civile.
In vigore dal 03/07/2016

1. Il decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), e' adottato nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalita' giuridica; definire le informazioni
obbligatorie da inserire negli statuti e negli atti costitutivi; prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche
verso i terzi, attraverso forme di pubblicita' dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell'ente anche mediante la
pubblicazione nel suo sito internet istituzionale; prevedere una disciplina per la conservazione del patrimonio degli
enti;
b) disciplinare, nel rispetto del principio di certezza nei rapporti con i terzi e di tutela dei creditori, il regime di
responsabilita' limitata degli enti riconosciuti come persone giuridiche e la responsabilita' degli amministratori, tenendo
anche conto del rapporto tra il patrimonio netto e il complessivo indebitamento degli enti medesimi;
c) assicurare il rispetto dei diritti degli associati, con particolare riguardo ai diritti di informazione, partecipazione e
impugnazione degli atti deliberativi, e il rispetto delle prerogative dell'assemblea, prevedendo limiti alla raccolta delle
deleghe;
d) prevedere che alle associazioni e alle fondazioni che esercitano stabilmente e prevalentemente attivita' d'impresa
si applichino le norme previste dai titoli V e VI del libro quinto del codice civile, in quanto compatibili, e in coerenza
con quanto disposto all'articolo 9, comma 1, lettera e);
e) disciplinare il procedimento per ottenere la trasformazione diretta e la fusione tra associazioni e fondazioni, nel
rispetto del principio generale della trasformabilita' tra enti collettivi diversi introdotto dalla riforma del diritto societario
di cui al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 4 Art. 4 Riordino e revisione della disciplina del Terzo settore e codice del Terzo settore.
In vigore dal 03/07/2016

1. Con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b), si provvede al riordino e alla revisione organica della
disciplina vigente in materia di enti del Terzo settore mediante la redazione di un codice per la raccolta e il
coordinamento delle relative disposizioni, con l'indicazione espressa delle norme abrogate a seguito della loro entrata
in vigore, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) stabilire le disposizioni generali e comuni applicabili, nel rispetto del principio di specialita', agli enti del Terzo
settore;
b) individuare le attivita' di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore, il cui svolgimento, in
coerenza con le previsioni statutarie e attraverso modalita' che prevedano le piu' ampie condizioni di accesso da parte
dei soggetti beneficiari, costituisce requisito per l'accesso alle agevolazioni previste dalla normativa e che sono
soggette alle verifiche di cui alla lettera i). Le attivita' di interesse generale di cui alla presente lettera sono individuate
secondo criteri che tengano conto delle finalita' civiche, solidaristiche e di utilita' sociale nonche' sulla base dei settori
di attivita' gia' previsti dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e dal decreto legislativo 24 marzo 2006, n.
155. Al periodico aggiornamento delle attivita' di interesse generale si provvede con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri da adottare su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, acquisito il parere delle
commissioni parlamentari competenti;
c) individuare criteri e condizioni in base ai quali differenziare lo svolgimento delle attivita' di interesse generale di cui
alla lettera b) tra i diversi enti del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 1;
d) definire forme e modalita' di organizzazione, amministrazione e controllo degli enti ispirate ai principi di democrazia,
eguaglianza, pari opportunita', partecipazione degli associati e dei lavoratori nonche' ai principi di efficacia, di
efficienza, di trasparenza, di correttezza e di economicita' della gestione degli enti, prevedendo strumenti idonei a
garantire il rispetto dei diritti degli associati e dei lavoratori, con facolta' di adottare una disciplina differenziata che
tenga conto delle peculiarita' della compagine e della struttura associativa nonche' della disciplina relativa agli enti
delle confessioni religiose che hanno stipulato patti o intese con lo Stato;
e) prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e del patrimonio
dell'ente, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 6, comma 1, lettera d);
f) individuare criteri che consentano di distinguere, nella tenuta della contabilita' e dei rendiconti, la diversa natura
delle poste contabili in relazione al perseguimento dell'oggetto sociale e definire criteri e vincoli in base ai quali
l'attivita' d'impresa svolta dall'ente in forma non prevalente e non stabile risulta finalizzata alla realizzazione degli
scopi istituzionali;
g) disciplinare gli obblighi di controllo interno, di rendicontazione, di trasparenza e d'informazione nei confronti degli
associati, dei lavoratori e dei terzi, differenziati anche in ragione della dimensione economica dell'attivita' svolta e
dell'impiego di risorse pubbliche, tenendo conto di quanto previsto dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231,
nonche' prevedere il relativo regime sanzionatorio;
h) garantire, negli appalti pubblici, condizioni economiche non inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali
di lavoro adottati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative;
i) individuare specifiche modalita' e criteri di verifica periodica dell'attivita' svolta e delle finalita' perseguite, nel rispetto
delle previsioni statutarie e in relazione alle categorie dei soggetti destinatari;
l) al fine di garantire l'assenza degli scopi lucrativi, promuovere un principio di proporzionalita' tra i diversi trattamenti
economici e disciplinare, nel pieno rispetto del principio di trasparenza, i limiti e gli obblighi di pubblicita' relativi agli
emolumenti, ai compensi o ai corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e
controllo, ai dirigenti nonche' agli associati;
m) riorganizzare il sistema di registrazione degli enti e di tutti gli atti di gestione rilevanti, secondo criteri di
semplificazione e tenuto conto delle finalita' e delle caratteristiche di specifici elenchi nazionali di settore, attraverso la
previsione di un Registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni, da istituire presso il
Ministero del lavoro e delle politiche sociali, favorendone, anche con modalita' telematiche, la piena conoscibilita' in
tutto il territorio nazionale. L'iscrizione nel Registro, subordinata al possesso dei requisiti previsti ai sensi delle lettere
b), c), d) ed e), e' obbligatoria per gli enti del Terzo settore che si avvalgono prevalentemente o stabilmente di

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Legge del 06/06/2016 n. 106 finanziamenti pubblici, di fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni o di fondi europei destinati al
sostegno dell'economia sociale o che esercitano attivita' in regime di convenzione o di accreditamento con enti
pubblici o che intendono avvalersi delle agevolazioni previste ai sensi dell'articolo 9;
n) prevedere in quali casi l'amministrazione, all'atto della registrazione degli enti nel Registro unico di cui alla lettera
m), acquisisce l'informazione o la certificazione antimafia;
o) valorizzare il ruolo degli enti nella fase di programmazione, a livello territoriale, relativa anche al sistema integrato
di interventi e servizi socio-assistenziali nonche' di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e
ambientale e individuare criteri e modalita' per l'affidamento agli enti dei servizi d'interesse generale, improntati al
rispetto di standard di qualita' e impatto sociale del servizio, obiettivita', trasparenza e semplificazione e nel rispetto
della disciplina europea e nazionale in materia di affidamento dei servizi di interesse generale, nonche' criteri e
modalita' per la verifica dei risultati in termini di qualita' e di efficacia delle prestazioni;
p) riconoscere e valorizzare le reti associative di secondo livello, intese quali organizzazioni che associano enti del
Terzo settore, anche allo scopo di accrescere la loro rappresentativita' presso i soggetti istituzionali;
q) prevedere che il coordinamento delle politiche di governo e delle azioni di promozione e di indirizzo delle attivita'
degli enti di cui alla presente legge sia assicurato, in raccordo con i Ministeri competenti, dalla Presidenza del
Consiglio dei ministri.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 5 Art. 5 Attivita' di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso.
In vigore dal 03/07/2016

1. Con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera b), si provvede altresi' al riordino e alla revisione
organica della disciplina vigente in materia di attivita' di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso,
tenuto conto di quanto previsto dagli articoli 2, 4 e 9 e nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) armonizzazione e coordinamento delle diverse discipline vigenti in materia di volontariato e di promozione sociale,
valorizzando i principi di gratuita', democraticita' e partecipazione e riconoscendo e favorendo, all'interno del Terzo
settore, le tutele dello status di volontario e la specificita' delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11
agosto 1991, n. 266, e di quelle operanti nella protezione civile;
b) introduzione di criteri e limiti relativi al rimborso spese per le attivita' dei volontari, preservandone il carattere di
gratuita' e di estraneita' alla prestazione lavorativa;
c) promozione della cultura del volontariato, in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da
svolgere nell'ambito delle strutture e delle attivita' scolastiche;
d) valorizzazione delle diverse esperienze di volontariato, anche attraverso il coinvolgimento delle organizzazioni di
volontariato nelle attivita' di promozione e di sensibilizzazione, e riconoscimento in ambito scolastico e lavorativo delle
competenze acquisite dai volontari;
e) revisione del sistema dei centri di servizio per il volontariato, di cui all' articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n.
266, prevedendo:
1) che alla loro costituzione e gestione possano concorrere gli enti del Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 1, con
esclusione di quelli costituiti nelle forme di cui al libro quinto del codice civile, assumendo la personalita' giuridica e
una delle forme giuridiche previste per gli enti del Terzo settore;
2) che la loro costituzione sia finalizzata a fornire supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere e
rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari nei diversi enti del Terzo settore;
3) il loro accreditamento e il loro finanziamento stabile, attraverso un programma triennale, con le risorse previste dall'
articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e che, qualora gli stessi utilizzino risorse diverse, le medesime siano
comprese in una contabilita' separata;
4) il libero ingresso nella base sociale e criteri democratici per il funzionamento dell'organo assembleare, con
l'attribuzione della maggioranza assoluta dei voti nell'assemblea alle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11
agosto 1991, n. 266;
5) forme di incompatibilita' per i soggetti titolari di ruoli di direzione o di rappresentanza esterna;
6) che gli stessi non possano procedere a erogazioni dirette in denaro ovvero a cessioni a titolo gratuito di beni mobili
o immobili a beneficio degli enti del Terzo settore;
f) revisione dell'attivita' di programmazione e controllo delle attivita' e della gestione dei centri di servizio per il
volontariato, svolta mediante organismi regionali o sovraregionali, tra loro coordinati sul piano nazionale, prevedendo:
1) che tali organismi, in applicazione di criteri definiti sul piano nazionale, provvedano alla programmazione del
numero e della collocazione dei centri di servizio, al loro accreditamento e alla verifica periodica del mantenimento dei
requisiti, anche sotto il profilo della qualita' dei servizi dagli stessi erogati, nonche' all'attribuzione delle risorse
finanziarie anche in applicazione di elementi di perequazione territoriale;
2) che alla costituzione di tali organismi si provveda con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali,
secondo criteri di efficienza e di contenimento dei costi di funzionamento da porre a carico delle risorse di cui all'
articolo 15 della legge 11 agosto 1991, n. 266, con l'eccezione di eventuali emolumenti previsti per gli
amministratori e i dirigenti i cui oneri saranno posti a carico, in maniera aggiuntiva, delle fondazioni bancarie
finanziatrici;
g) superamento del sistema degli Osservatori nazionali per il volontariato e per l'associazionismo di promozione
sociale, attraverso l'istituzione del Consiglio nazionale del Terzo settore, quale organismo di consultazione degli enti
del Terzo settore a livello nazionale, la cui composizione valorizzi il ruolo delle reti associative di secondo livello di cui
all'articolo 4, comma 1, lettera p). All'attuazione della disposizione di cui al periodo precedente si provvede nell'ambito
delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;

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Legge del 06/06/2016 n. 106 h) previsione di requisiti uniformi per i registri regionali all'interno del Registro unico nazionale di cui all'articolo 4,
comma 1, lettera m);
i) previsione di un regime transitorio volto a disciplinare lo status giuridico delle societa' di mutuo soccorso di cui alla
legge 15 aprile 1886, n. 3818, gia' esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge, nell'eventualita' che
intendano rinunciare alla natura di societa' di mutuo soccorso per continuare ad operare quali associazioni senza fini
di lucro, con particolare riguardo alle condizioni per mantenere il possesso del proprio patrimonio, che deve essere
comunque volto al raggiungimento di finalita' solidaristiche.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 6 Art. 6 Impresa sociale.
In vigore dal 03/07/2016

1. Con i decreti legislativi di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), si provvede al riordino e alla revisione della
disciplina in materia di impresa sociale, tenuto conto di quanto previsto dagli articoli 2, 4 e 9 e nel rispetto dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a) qualificazione dell'impresa sociale quale organizzazione privata che svolge attivita' d'impresa per le finalita' di cui
all'articolo 1, comma 1, destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell'oggetto sociale nei limiti di cui alla
lettera d), adotta modalita' di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il piu' ampio coinvolgimento dei dipendenti,
degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attivita' e quindi rientra nel complesso degli enti del Terzo settore;
b) individuazione dei settori in cui puo' essere svolta l'attivita' d'impresa di cui alla lettera a), nell'ambito delle attivita' di
interesse generale di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b);
c) acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi;
d) previsione di forme di remunerazione del capitale sociale che assicurino la prevalente destinazione degli utili al
conseguimento dell'oggetto sociale, da assoggettare a condizioni e comunque nei limiti massimi previsti per le
cooperative a mutualita' prevalente, e previsione del divieto di ripartire eventuali avanzi di gestione per gli enti per i
quali tale possibilita' e' esclusa per legge, anche qualora assumano la qualifica di impresa sociale;
e) previsione per l'organizzazione che esercita l'impresa sociale dell'obbligo di redigere il bilancio ai sensi degli articoli
2423 e seguenti del codice civile, in quanto compatibili;
f) previsione di specifici obblighi di trasparenza e di limiti in materia di remunerazione delle cariche sociali e di
retribuzione dei titolari degli organismi dirigenti;
g) ridefinizione delle categorie di lavoratori svantaggiati tenendo conto delle nuove forme di esclusione sociale, anche
con riferimento ai principi di pari opportunita' e non discriminazione di cui alla vigente normativa nazionale e
dell'Unione europea, prevedendo una graduazione dei benefici finalizzata a favorire le categorie maggiormente
svantaggiate;
h) possibilita', nel rispetto delle disposizioni del decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, per le imprese private e per
le amministrazioni pubbliche di assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali, salvo il
divieto di assumerne la direzione, la presidenza e il controllo;
i) coordinamento della disciplina dell'impresa sociale con il regime delle attivita' d'impresa svolte dalle organizzazioni
non lucrative di utilita' sociale;
l) previsione della nomina, in base a principi di terzieta', fin dall'atto costitutivo, di uno o piu' sindaci allo scopo di
monitorare e vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto da parte dell'impresa sociale, sul rispetto dei principi di
corretta amministrazione, anche con riferimento alle disposizioni del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e
sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 7 Art. 7 Vigilanza, monitoraggio e controllo.
In vigore dal 03/07/2016

1. Le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del Terzo settore, ivi comprese le imprese
sociali di cui all'articolo 6, e sulle loro attivita', finalizzate a garantire l'uniforme e corretta osservanza della disciplina
legislativa, statutaria e regolamentare ad essi applicabile, sono esercitate dal Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, in collaborazione, per quanto di competenza, con i Ministeri interessati nonche', per quanto concerne gli
aspetti inerenti alla disciplina delle organizzazioni di volontariato di protezione civile, con il Dipartimento della
protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e con l'Agenzia delle entrate, ferme restando le funzioni di
coordinamento e di indirizzo di cui all'articolo 4, comma 1, lettera q). Nello svolgimento di tali funzioni, il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali individua modalita' di coinvolgimento e raccordo anche con l'organismo di cui all'articolo
5, comma 1, lettera g).
2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito delle attivita' di cui al comma 1, promuove l'adozione di
adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l'utilizzo di strumenti atti a
garantire la piu' ampia trasparenza e conoscibilita' delle attivita' svolte dagli enti medesimi, sulla base di apposito
accreditamento delle reti associative di secondo livello di cui all'articolo 4, comma 1, lettera p), o, con particolare
riferimento agli enti di piccole dimensioni, con i centri di servizio per il volontariato di cui all'articolo 5, comma 1, lettera
e).
3. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentito l'organismo di cui all'articolo 5, comma 1, lettera g),
predispone linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione dell'impatto sociale delle attivita' svolte
dagli enti del Terzo settore, anche in attuazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera o). Per valutazione
dell'impatto sociale si intende la valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti
delle attivita' svolte sulla comunita' di riferimento rispetto all'obiettivo individuato.
4. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge, sono definiti i termini e le modalita'
per il concreto esercizio della vigilanza, del monitoraggio e del controllo di cui al presente articolo.
5. All'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo le amministrazioni competenti provvedono nell'ambito
delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori
oneri a carico della finanza pubblica.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 8 Art. 8 Servizio civile universale.
In vigore dal 03/07/2016

1. Con il decreto legislativo di cui all'articolo 1, comma 2, lettera d), si provvede alla revisione della disciplina in
materia di servizio civile nazionale, tenuto conto di quanto previsto dall'articolo 1 della legge 6 marzo 2001, n. 64, e
nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) istituzione del servizio civile universale finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della
Costituzione, alla difesa non armata della patria e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica, anche con
riferimento agli articoli 2 e 4, secondo comma, della Costituzione;
b) previsione di un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani italiani e stranieri
regolarmente soggiornanti, di eta' compresa tra 18 e 28 anni, che possono essere ammessi al servizio civile
universale tramite bando pubblico e di procedure di selezione e avvio dei giovani improntate a principi di
semplificazione, trasparenza e non discriminazione;
c) definizione dello status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l'instaurazione, fra i
medesimi giovani e lo Stato, di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro, con
previsione dell'esclusione di tale prestazione da ogni imposizione tributaria;
d) attribuzione allo Stato delle funzioni di programmazione, organizzazione, accreditamento e controllo del servizio
civile universale; realizzazione, con il coinvolgimento delle regioni, dei programmi da parte di enti locali, altri enti
pubblici territoriali ed enti del Terzo settore; possibilita' per le regioni, gli enti locali, gli altri enti pubblici territoriali e gli
enti del Terzo settore di attivare autonomamente progetti di servizio civile con risorse proprie, da realizzare presso
soggetti accreditati;
e) previsione di criteri e modalita' di accreditamento degli enti di servizio civile universale, tenendo conto di quanto
previsto dall'articolo 3 della legge 6 marzo 2001, n. 64, nell'ottica della semplificazione e della trasparenza;
f) previsione di criteri e modalita' di semplificazione e di trasparenza delle procedure di gestione e di valutazione
dell'attivita' svolta dagli enti di servizio civile universale, anche con riferimento ai contributi finanziari erogati dalle
competenti strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione all'attuazione dei progetti di servizio civile
universale, a carico del Fondo nazionale per il servizio civile;
g) previsione di un limite di durata del servizio civile universale, non inferiore a otto mesi complessivi e, comunque,
non superiore a un anno, che contemperi le finalita' del servizio con le esigenze di vita e di lavoro dei giovani coinvolti,
e della possibilita' che il servizio sia prestato, in parte, in uno degli Stati membri dell'Unione europea nonche', per
iniziative riconducibili alla promozione della pace e della nonviolenza e alla cooperazione allo sviluppo, anche nei
Paesi al di fuori dell'Unione europea;
h) riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite durante l'espletamento del servizio civile universale in
funzione del loro utilizzo nei percorsi di istruzione e in ambito lavorativo;
i) riordino e revisione della Consulta nazionale per il servizio civile, quale organismo di consultazione, riferimento e
confronto per l'amministrazione, sulla base del principio di rappresentativita' di tutti gli enti accreditati, anche con
riferimento alla territorialita' e alla rilevanza per ciascun settore di intervento.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 9 Art. 9 Misure fiscali e di sostegno economico.
In vigore dal 03/07/2016

1. I decreti legislativi di cui all'articolo 1 disciplinano le misure agevolative e di sostegno economico in favore degli enti
del Terzo settore e procedono anche al riordino e all'armonizzazione della relativa disciplina tributaria e delle diverse
forme di fiscalita' di vantaggio, nel rispetto della normativa dell'Unione europea e tenuto conto di quanto disposto ai
sensi della legge 11 marzo 2014, n. 23, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali connessa alle finalita' di interesse
generale perseguite dall'ente e introduzione di un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalita' civiche,
solidaristiche e di utilita' sociale dell'ente, del divieto di ripartizione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di
gestione e dell'impatto sociale delle attivita' svolte dall'ente;
b) razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilita' dal reddito complessivo e di detraibilita' dall'imposta
lorda sul reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura, disposte in favore
degli enti di cui all'articolo 1, al fine di promuovere, anche attraverso iniziative di raccolta di fondi, i comportamenti
donativi delle persone e degli enti;
c) completamento della riforma strutturale dell'istituto della destinazione del cinque per mille dell'imposta sul reddito
delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti di cui all'articolo 1,
razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l'accesso al
beneficio nonche' semplificazione e accelerazione delle procedure per il calcolo e l'erogazione dei contributi spettanti
agli enti;
d) introduzione, per i soggetti beneficiari di cui alla lettera c), di obblighi di pubblicita' delle risorse ad essi destinate,
individuando un sistema improntato alla massima trasparenza, con la previsione delle conseguenze sanzionatorie per
il mancato rispetto dei predetti obblighi di pubblicita', fermo restando quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera
g);
e) razionalizzazione dei regimi fiscali e contabili semplificati in favore degli enti del Terzo settore di cui all'articolo 1, in
relazione a parametri oggettivi da individuare con i decreti legislativi di cui al medesimo articolo 1;
f) previsione, per le imprese sociali:
1) della possibilita' di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici, in analogia a quanto
previsto per le start-up innovative;
2) di misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale;
g) istituzione, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di un fondo destinato a sostenere lo svolgimento di
attivita' di interesse generale di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), attraverso il finanziamento di iniziative e progetti
promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del
Terzo settore di cui all'articolo 1, comma 1, disciplinandone altresi' le modalita' di funzionamento e di utilizzo delle
risorse, anche attraverso forme di consultazione del Consiglio nazionale del Terzo settore. Il fondo di cui alla presente
lettera e' articolato, solo per l'anno 2016, in due sezioni: la prima di carattere rotativo, con una dotazione di 10 milioni
di euro; la seconda di carattere non rotativo, con una dotazione di 7,3 milioni di euro;
h) introduzione di meccanismi volti alla diffusione dei titoli di solidarieta' e di altre forme di finanza sociale finalizzate a
obiettivi di solidarieta' sociale;
i) promozione dell'assegnazione in favore degli enti di cui all'articolo 1, anche in associazione tra loro, degli immobili
pubblici inutilizzati, nonche', tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla
criminalita' organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicita', anche al fine di valorizzare in modo
adeguato i beni culturali e ambientali;
l) previsione di agevolazioni volte a favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti di cui alla presente legge;
m) revisione della disciplina riguardante le organizzazioni non lucrative di utilita' sociale, in particolare prevedendo
una migliore definizione delle attivita' istituzionali e di quelle connesse, fermo restando il vincolo di non prevalenza
delle attivita' connesse e il divieto di distribuzione, anche indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e fatte salve le
condizioni di maggior favore relative alle organizzazioni di volontariato, alle cooperative sociali e alle organizzazioni
non governative.
2. Le misure agevolative previste dal presente articolo tengono conto delle risorse del Fondo rotativo di cui all'articolo

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Legge del 06/06/2016 n. 106 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, gia' destinate alle imprese sociali di cui all'articolo 6 della
presente legge secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dello sviluppo economico 3 luglio 2015,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 10 Art. 10 Fondazione Italia sociale.
In vigore dal 03/07/2016

1. E' istituita la Fondazione Italia sociale, di seguito denominata «Fondazione», con lo scopo di sostenere, mediante
l'apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte
di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e
occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti maggiormente svantaggiati. La Fondazione, nel rispetto
del principio di prevalenza dell'impiego di risorse provenienti da soggetti privati, svolge una funzione sussidiaria e non
sostitutiva dell'intervento pubblico ed e' soggetta alle disposizioni del codice civile, delle leggi speciali e dello statuto,
senza obbligo di conservazione del patrimonio o di remunerazione degli investitori.
2. Per il raggiungimento dei propri scopi la Fondazione instaura rapporti con omologhi enti o organismi in Italia e
all'estero.
3. Lo statuto della Fondazione, con il quale si provvede anche alla individuazione degli organi, della loro
composizione e dei loro compiti, prevede:
a) strumenti e modalita' che consentano alla Fondazione di finanziare le proprie attivita' attraverso la mobilitazione di
risorse finanziarie pubbliche e private, anche mediante il ricorso a iniziative donative per fini sociali e campagne di
crowdfunding;
b) strumenti e modalita' di investimento, diretto o in partenariato con terzi, anche con riferimento alla diffusione di
modelli di welfare integrativi rispetto a quelli gia' assicurati dall'intervento pubblico e allo sviluppo del microcredito e di
altri strumenti di finanza sociale;
c) la nomina, nell'organo di governo della Fondazione, di un componente designato dal Consiglio nazionale del Terzo
settore di cui all'articolo 5, comma 1, lettera g).
4. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri
del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze, e' approvato lo statuto della Fondazione. Lo schema
di decreto e' trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica perche' su di esso siano espressi,
entro trenta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle commissioni competenti per materia. Decorso il termine
previsto per l'espressione dei pareri, il decreto puo' essere comunque adottato.
5. L'organizzazione, il funzionamento e la gestione della Fondazione sono ispirati ai principi di efficacia, efficienza,
trasparenza ed economicita'. La Fondazione si dota, altresi', di strumenti e modalita' di verifica dell'effettivo impatto
sociale ed occupazionale conseguito.
6. Tutti gli atti connessi alle operazioni di costituzione della Fondazione e di conferimento e devoluzione alla stessa
sono esclusi da ogni tributo e diritto e sono effettuati in regime di neutralita' fiscale.
7. Per lo svolgimento delle attivita' istituzionali, e' assegnata alla Fondazione una dotazione iniziale, per l'anno 2016,
di un milione di euro. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di
cui all'articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
8. A decorrere dall'anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, la Fondazione trasmette alle
Camere, entro il 31 dicembre di ogni anno, una relazione sulle attivita' svolte per il perseguimento degli scopi
istituzionali di cui al comma 1, sui risultati conseguiti, sull'entita' e articolazione del patrimonio, nonche' sull'utilizzo
della dotazione di cui al comma 7.
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Legge del 06/06/2016 n. 106 -

Articolo 11 Art. 11 Disposizioni finanziarie e finali.
In vigore dal 03/07/2016

1. All'attuazione delle deleghe conferite dall'articolo 1, comma 1, fermo restando quanto previsto dai commi 2 e 3 del
presente articolo, si provvede nei limiti delle risorse di cui all'articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre 2014,
n. 190.
2. Per l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 9, comma 1, lettera g), e' autorizzata la spesa di 17,3 milioni di euro
per l'anno 2016 e di 20 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2017. Al relativo onere per l'anno 2016 si provvede,
quanto a 10 milioni di euro, mediante utilizzo delle disponibilita' in conto residui relative all'autorizzazione di spesa di
cui all'articolo 23, comma 10, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7
agosto 2012, n. 134, e, quanto a 7,3 milioni di euro, mediante corrispondente utilizzo delle risorse gia' trasferite al
bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 47, secondo comma, della legge
20 maggio 1985, n. 222, relative alla quota destinata allo Stato dell'otto per mille dell'imposta sul reddito delle
persone fisiche per l'anno 2015. A tal fine la somma di 10 milioni di euro di cui al secondo periodo e' versata
all'entrata del bilancio dello Stato nell'anno 2016. A decorrere dall'anno 2017 al relativo onere si provvede mediante
corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 187, della legge 23 dicembre
2014, n. 190. Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al primo periodo, il Ministro dell'economia e delle finanze e'
autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio anche in conto residui.
3. Alla stabilizzazione e al rafforzamento delle misure previste all'articolo 9, comma 1, lettera c), si provvede nei limiti
delle risorse di cui all'articolo 1, comma 154, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
4. Le disposizioni della presente legge e quelle dei decreti legislativi emanati in attuazione della stessa si applicano
nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano nel rispetto dei loro
statuti e delle relative norme di attuazione.
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Articolo 12 Art. 12 Relazione alle Camere.
In vigore dal 03/07/2016

1. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche avvalendosi dei dati forniti dalle amministrazioni interessate,
trasmette alle Camere, entro il 30 giugno di ciascun anno, una relazione sulle attivita' di vigilanza, monitoraggio e
controllo svolte, ai sensi dell'articolo 7, sugli enti del Terzo settore, ivi comprese le imprese sociali di cui all'articolo 6,
nonche' sullo stato di attuazione della riorganizzazione del sistema di registrazione di cui all'articolo 4, comma 1,
lettera m).
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
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Parole chiave correlate