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La solitudine quasi eroica di Salvino Catania .pdf



Nome del file originale: La solitudine quasi eroica di Salvino Catania.pdf
Titolo: Presentazione standard di PowerPoint
Autore: Marta

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La solitudine quasi eroica
di Salvino Catania

2016

La solitudine quasi eroica
di Salvino Catania

2

E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo.
Leonardo da Vinci
Noi viviamo come sogniamo, soli.
Joseph Conrad

La mia esperienza è sempre consistita
nel rimanere totalmente solo.
Francis Bacon

1998, Piatto in ceramica
3

Se il conformismo è, come ebbe a dire Freud ne “Il disagio
della civiltà”, "miseria psicologica della massa", o tendenza
ad adeguarsi a opinioni, usi e comportamenti già definiti in
precedenza e prevalenti (originata dalla paura della
solitudine che porta l’uomo a nascondersi nell'ambiente
sociale nel quale vive per trovarne protezione),
l’anticonformismo allora consiste nel rifiuto delle idee e dei
comportamenti che tendono alla chiusura dentro il sistema
dell’ordine simbolico dato e dei suoi valori.
L’anticonformista, infatti, sviluppa un livello di coscienza
diverso, critico e tale che lo spinge e gli permette di poter
sfidare i comportamenti del comune adeguamento.
Solitamente si hanno personalità non conformiste negli
artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli statisti e nei santi,
cioè in tutti coloro che si danno la possibilità di libera
espressione di se stessi e agiscono fuori della forma, già
predefinita, sociale e storica in cui vivono.
L'anticonformismo è particolarmente un agire positivo e
produttivo, se, soprattutto, i suoi soggetti creativi, come gli
artisti, lasciano i frutti “geniali” del loro vivere e operare
anticonformista come una eredità di cui possono godere gli
altri. Tale è stato il pittore.
Salvino Catania impediva all’immaginazione produttiva e
ricombinante di lasciarsi imbrigliare entro il lascito delle
forme date sia artistiche che non. L’esplosione creativa lo
spingeva nel “fuori”, nel vagare oltre le cristallizzazione del
corpo proprio e sociale; e quale anticonformista vero non
soffriva emarginazioni di sorta. In viva solitudine lottava
4

con le sue contingenze, le rielaborava mescolandole ai
depositi del suo immaginario e poi, macerando impasti di
colori e forme, le metteva in tele come l’esito di inedite
battaglie in cammino e soste.
Salvino Catania è certamente figura che va incorniciata fra
gli artisti che rientrano nella categoria del cosiddetto
“anticonformismo positivo”. E nel quadro di questa
configurazione tematica, il 20 Maggio 2016, L’Associazione
Demetra (di Mazara del Vallo) ha coinvolto lo scrivente
all’insegna della manifestazione Biblioteca Vivente e del
suo script “Così fan tutti… io no”. La sua realizzazione ha
visto come scenario la Piazza della Repubblica (di Mazara
del Vallo). Come artista-personaggio della “fuga”
anticonformista – “Così fan tutti… io no” – io ho scelto di
occuparmi del nostro Salvino Catania . Il pittore stralunato
che, nonostante le scelte, ha vissuto anche in condizioni
sociali e storiche da lui non create, perché c’è anche la
circostanza simultanea che “nessuno sceglie di vivere così,
sono le circostanze della vita, l'indifferenza, il bivio che ad
un certo punto imbocchiamo, a portarci a vivere la vita che
abbiamo. Certo ci sono anche le scelte e Salvino aveva
scelto di non vivere da emarginato pazzo. Ha preferito
vivere – però (corsivo nostro) da emarginato artista,
quando si è trovato davanti queste due alternative” (1).
La sua è stata una vita tormentata ma “spesa in nome
dell’arte. La storia e le opere di Catania sono dunque
perfettamente ascrivibili in quel segmento creativo
dell’Outsider Art, agli artisti irregolari" (2); infatti “nella
5

dialettica tra Dentro e Fuori, ha abitato due universi
paralleli, incrociando orizzonti e destini diversi. La sua
naturale vitalità lo ha esposto inevitabilmente alle ferite
dell’esistenza e alle sofferenze della malattia, rispetto alle
quali è rimasto inerme e disarmato, incapace di cercare
riparo o di invocare protezione”(3).
Soggetto insolito (per l’ambiente di casa), Salvino Catania è
stata una figura di artista “eccentrica che ai margini del
sistema sociale ed estranea alle logiche del mercato
dell’arte si è mossa per vie laterali, fuori dai canoni
contemplati dalle accademie, lungo linee di fuga e di
sconfinamento, in un rapporto nevrotico e conflittuale con
la pittura, che per lui è stata letteralmente, fisicamente,
materialmente, necessità esistenziale. Salvino Catania,
forse senza saperlo e sicuramente senza volerlo, è un
contemporaneo che nella periferia del mondo occupa lo
spazio dell’ammutinato” (4).
Artista stravagante, una volta – a tal proposito – Salvino
ebbe a dire: «Essere considerati stravaganti è un onore per
chi fa un lavoro come il mio». Così visionario, delirante ma
pittore gentiluomo, “vagava con il corpo e divagava con la
mente. L' impressione è che passava con la velocità del
pensiero dal mondo della logica a quello dell'assurdo,
come se avesse imparato una parte per rappresentarla
nella piazza-palcoscenico del nostro teatro quotidiano.
Alternava effluvi di parole a smorfie di disappunto, a
sguardi penetranti che rendevano loquace il suo pensiero.
Spiazzava con questo suo andirivieni dal paese della
stramberia, qualche volta dilettando i concittadini, altre
volte irritandoli con la sua irriverenza”(5).
6

7

Che cosa è stato Salvino Catania?
Per alcuni è stato una sorta di celebrità, parte integrante della
Città, voluto bene da tutti, a volte incompreso; per altri è
stato un personaggio scontroso, irriverente ed intimista;
tutto e il suo contrario.
Qualche ripresa:

1. “E’ stato un miscuglio di frenesia, furia, dolcezza, sogno,
follia sanitaria e artista a tutto tondo . Le visioni
crepuscolari o violente che si accanivano in tele campite di
colori carichi di stridenti accostamenti sembravano a tutti
lo specchio del suo tormento mentale e nello stesso
tempo lo svelamento del segreto della vita e del reale
occultato ai normali abitanti della terra”(6).
2. “Una personalità complessa, un animo elevato che
racchiudeva in sé verità umane e morali frutto di una
meditazione continua. Un animo talmente elevato da
fuggire con consapevolezza la realtà stessa delle cose
rifugiandosi nella più pura espressione di sé che secondo
l’artista può essere offerta solo dalla follia” (7).
Il Nostro, sicuramente, è stato un pittore tormentato, come i
cosiddetti pittori maledetti, ma è stato anche un soggetto
inimitabile e di grande energia vitale. Squattrinato e inquieto,
le regole non lo imprigionavano; il distacco e il dissenso erano
piuttosto il propellente che alimentava la sua carica eversiva
8

eversiva di pratica e senso quotidiana. «Sono nato – diceva
( corsivo nostro) – per stare nella strada». Infatti, “non
avendo voluto fare della sua casa il luogo dell’abitare, ove
accogliere e raccogliere in una qualche intima stabilità la
propria permanente inquietudine, ha fatto della strada il
centro sentimentale del suo radicamento, lo spazio elettivo
della sua stessa vita. Per le vie di questo mondo, che non lo
ha fino in fondo accettato e compreso, Salvino ha transitato
da francescano con la nudità del corpo, la povertà dei beni
e la generosità dei gesti. Ci resta il rammarico di quel che
sarebbe potuto essere e non è stato, di quanto di
potenzialmente inespresso è rimasto irretito e mortificato
nell’accidia asfissiante della provincia e nell’urgenza
quotidiana del sopravvivere” (8). La “sua è stata una scelta
di sobrietà nell'arte e di povertà amata nella vita, unite ad
una ricerca spirituale inquieta, in dialogo con uomini e
donne, suoi concittadini”(9). Spesso, ammiccando,
apostrofava: «Gli occhi vedono meno della mente, dico
queste cose e per la gente sono pazzo. Ogni tanto mi
caricano sulla macchina e mi portano nei reparti psichiatrici.
Questa è la mia vita». Il nostro Salvino soffriva fisicamente e
mentalmente di dimorare in un contesto generale che
emargina/va la sua vita di dissidente e inquieto. Di fronte
ad una società basata sul denaro e sul primato dello status
sociale, aveva innalzato un muro di protezione, il suo esserci outsider. Bastava conoscerlo per aprire un varco e
incontrare il suo soffio vitale nudo e dolente ma, anche,
curioso e ottimista.
9

E cos’è stata l’arte per lui?
La sua fonte di appagamento, la sua serenità stabile,
nonostante tutte le rinunce quotidiane di un’intera vita; un
carpe diem verso l’eternità. Il suo rapporto con la pittura è
stato irrequieto e ostile. Possedendo l’autore un’elevatissima
sensibilità e consapevolezza critica e autocritica, l’arte per il
Nostro è stata una scelta di vita caratterizzata da un equilibrio
instabile. Un’erranza tra estro e bisogno, una poetica
d’ingegnosità e di espansione creativa ma anche di
martoriata e logorata interiorità.
Durante tutto il suo lungo percorso artistico ha affrontato
spesso il tema della passione di Cristo. E in questi spazi
cristologici c’è tutta la simbiosi (ma travagliata e macerata) di
un attraversamento dolorante che è, prevalentemente, la
denuncia di una vita che non dà, un quasi leopardiano del
non avere quello che ci era stato promesso allora, al sorgere
de/al mondo!
La linea di demarcazione tra arte e vita, pertanto, nel nostro
pittore si confonde, sfuma, si assottiglia, diventa
impercettibile, scompare; il tema della passione come
sofferenza del corpo e dello spirito, dolore o tormento fisico
come martirio, così come la passione come sentimento
intenso che influisce in maniera determinante sui pensieri, le
azioni e gli atteggiamenti dell’uomo, l’inclinazione, l’interesse
o la predilezione spiccata e, a volte, esclusiva, accomuna la
vicenda di Cristo alla vita vissuta dall’artista.
Salvino «a volte» dimenticava «di essere vivo» ma risultava
difficile, fin da subito del tragico evento, comunque, pensare
ad un suo suicidio.
10

Seppure (come avevano decretato…) “affetto da psicosi,
non sarebbe mai ricorso a tale gesto estremo anche perché
in quelle condizioni viveva da anni. L’uomo rischiava
quotidianamente che gli accadesse qualcosa considerate le
condizioni in cui viveva: la casa era illuminata solo da un
lumicino a gas e forse questo o un mozzicone di sigaretta
caduto accidentalmente, può essere stato la causa
dell’incendio” (10) che gli ha procurato la morte .
Salvino “ha dimostrato di saper stare nel mondo e di saper
parlare di quel mondo che, secondo la lezione di Rilke, non
esiste «se non dentro di noi». Accade a volte che la morte
sia drammaticamente simmetrica alla vita; che ne sia in
qualche modo simbolica metafora, o che ne spieghi e ne
dispieghi epifanicamente il senso ultimo. Se non generasse
qualche crudele malinteso, potremmo dire che, in fondo, è
morto come aveva vissuto, avendo consumato e bruciato la
sua esistenza giorno dopo giorno nella quotidiana ricerca
della vita, nel libero e anarchico abbandono del suo corpo
al gioco dell’invenzione e della divagazione. Ha giocato ai
dadi con la vita e con la morte tra l’ironia della simulazione
e l’angoscia della consapevolezza, tra la creativa leggerezza
dell’artista e la greve solitudine dell’uomo. Stretto dentro
questa tenaglia si è dibattuto e si è divincolato ora
liberando il corpo dal suo maledetto peso nella grazia di
una danza spontanea, ora carcerandolo nel sortilegio degli
effetti sedativi delle cure” (11).
Nell’omelia (al suo funerale), Don Orazio Placenti ha
affermato che "I veri artisti non muoiono ma si eternizzano
con la loro arte, per Salvino sarà la stessa cosa".
11

Salvino Catania è riuscito meglio di tutti noi. Ci ha costretto
ad amare la bellezza attraverso le sue tele, nella sua vita
dilaniata dal genio: un distillato di gioia ed ansia di fronte
all'esistenza” (12).
A distanza di tre anni dalla sua scomparsa, risulta
necessario contrastare tutti coloro che tentano di far
passare un certo tipo di stereotipo dell’artista – l’idea cioè
del “genio condizionato dalla pazzia”, piuttosto che
includere la sua malattia o certe sue stravaganze nella
comune condizione umana – è un dover e un obbligo di
fedeltà all’opera e all’agire dell’artista mazarese, perché
Salvino è stato un artista tutt’altro che ingenuo.
Profondamente colto, ha esplorato e indagato tutti i
linguaggi dell’arte moderna e contemporanea; infatti, egli
“aveva alle spalle scuole e saperi, scaltrita conoscenza della
storia dell’arte e della letteratura critica, raffinata cultura
dei
linguaggi
sperimentali
dall’impressionismo
all’astrattismo, dall’informale fino alle avanguardie
contemporanee. Non era privo di ascendenze e
discendenze artistiche, di riconoscibili modelli stilistici e di
nobili grammatiche estetiche. A ben guardare, sulle sue tele
si nascondeva un mélange di allusioni, di riferimenti, di
citazioni, non di aride e artificiose repliche ma di originali
rifrazioni della memoria e risemantizzazioni di segni,
tecniche e figure dei maestri più illustri della cultura
figurativa internazionale” (13).
Bisogna, infine, aver la capacità di ascoltare le cose
silenziose, i segreti, le suggestioni e l’inquietudine
dell’uomo-pittore, che il pittore Salvino Catania è riuscito,
12

13

attraverso il suo lascito artistico, a trasmetterci anche il valore
e il senso del malinconico abbandono, del silenzio assoluto,
della lontananza. In senso più ampio, dovremmo cercare ogni
giorno di cambiare qualcosa di comune con qualcosa di
differente, provando a non scegliere sempre la via più facile
del conformismo, ma piuttosto quella ardua della diversità e
dell’originalità per poter decidere del nostro futuro e far sì
che il mondo sia sempre abitato da persone libere e creative.
Giacomo Cuttone

1998, Piatto in ceramica
Il
testo
è
stato
pubblicato
su
www.primapaginamazara.it,
www.mazaracultblogspot.com, www.tele8tv.com il 28 maggio e su
www.mazaraonline.it il 30 maggio 2016.

14

Note al testo:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.

Giulia Martorana, post su Facebook, Dicembre 2013 e, successivamente,
pubblicato da www.primapaginamazara.it;
Paola Nicita, Morto il Ligabue di Mazara del Vallo trovato carbonizzato
Salvino Catania, La Repubblica/Palermo, 07 dicembre 2013;
Antonino Cusumano, L’orizzonte culturale nei segni di Salvino Catania,
www.mazaracultblogspot.com , 18 giugno 2011;
Antonino Cusumano, L’orizzonte…, art. cit.;
Tano Gullo,
Il pittore vagabondo che ha dipinto Mazara, La
Repubblica/Palermo, 4 febbraio 2012;
Paola Giannone, Prefazione al libro di poesie “Il sonno dell’insonnia”
(2014, Leonida Edizioni – Reggio Calabria) di Giacomo Giannone;
Vitamaria Pantaleo, Salvino Catania: un omaggio al genio,
www.lavitaconsiglia.wordpress.com, 31 luglio 2015;
Editoriale al numero di Gennaio/Febbraio 2°14, “Dialoghi Mediterranei”
– Periodico bimestrale dell’Istituto Euro Arabo di Mazara del Vallo;
Nicolò Vella, testimonianza del presidente dell’Istituto Duemila, 2014;
Morto carbonizzato il pittore Salvino, La Sicilia, 10 dicembre 2013;
Dialoghi Mediterranei, art. cit.;
Salvino Catania, i colori dell'anima. Il saluto della città all'artista,
www.primapaginamazara.it 16 dicembre 2013;
Dialoghi Mediterranei, art. cit..

1988, Piatto ovale in ceramica
15

Salvino diceva

16

La natura è vento, fuoco, fango, anche in luoghi asciutti
esiste la vita.
*
Nelle mie vene scorre sabbia vermiglia spinta da disperata
rabbia.
*
Nelle mie tele io mi privo di me stesso.
*
La capanna è nido d’amore, di sogni. Io ora dipingo solo
capanne per chiudervi dentro la mia follia, il mio dolore.
*
Penso che l’arte non finirà mai.
*
Non saprei se sono pazzo o lo faccio.
*
Debbo dire che mi piace buffuniare e amo scherzare. Mi fa
ridere chi prende le cose sul serio. Ho cominciato così e poi
ci ho preso gusto. Ma attenzione perché pazzo lo sono
davvero.
*
Ogni tanto leggo qualche libro di filosofia. Siamo tutti
ignoranti. Fin dai tempi di Socrate, So di non sapere diceva.
Anch’io sono ignorante. Leggo studio, ma resto ignorante
come tutti.
*
Francis Bacon diceva che l’uomo è solitudine immensa.
*
Ho una conflittualità di base, tra quella che è la mia
immagine e quello che sono io.
17

18

La pazzia è il massimo della libertà perché in un mondo di
irrazionali, se tu sei pazzo non pensi, non hai a che fare con
te stesso, cessa il rapporto interiore.
*
Qualche volta dipingo su richiesta cavalli, il cristo, l’arco
normanno, devo pur comprare le tele, i pennelli e i colori.
*
L’artista è quello che dovrebbe camminare nudo – come
qualche volta ho cercato di fare io – perché viviamo in una
società di travestiti; ci si maschera tutti. Non siamo quelli
che veramente siamo, siamo ciò che gli altri decidono.
*
Gli occhi vedono meno della mente.
*
Vorrei vedere le cose in maniera diversa. Mi ci trovo male in
questa società, cambiarla mi sembra impossibile. Il nostro è
un paese dove la chiesa domina e tutto deve restare fermo.
*
… per la gente sono pazzo. Ogni tanto mi fanno il ricovero di
prepotenza, vengono i vigili, mi caricano sulla macchina e
mi portano nei reparti psichiatrici. Questa è la mia vita.
*
La religione è un rito che si compie, ma chissà cosa ci sia di
vero.
*
Non mi identifico con lo specchio, mi identifico quando
dipingo.
19

Io non vendo la mia arte, la cedo. Vendere è volgare, cedere è
nobiltà.
*
Il siciliano non vuole essere amministrato e, poi, si lamenta
che i politici non sanno amministrare. Ciò mi da fastidio,
perché non fanno né lasciano fare.
*
Sono un grande spontaneista, tutto quello che mi frulla in
testa io lo dipingo.
*
Io studio i maestri e mi immergo nelle loro tecniche.
*
L’arte rappresenta il futile e il banale, ha più un non senso che
un senso.
*
In questa città costa più un poster comprato dal corniciaio che
un mio quadro.
*
La donna è un male necessario. E’ una narcosi che ti aiuta a
sopravvivere. La donna è un illusione, un sogno.
*
L’artista ha un vantaggio, scarica le sue angosce, i suoi traumi
e li mette sulla tela. Ha modo così di liberarsi. E’ una sorta di
psicoterapia che fa a se stesso.
*
Come sosteneva Schopenhauer l’uomo è presente, passato,
futuro.
*
Solo quello che ti resta nella mente è importante. Come i
colori, solo quelli che servono, quelli in più sono inutili.
20

2010, Villa Jolanda

21

Ho cercato di farmi dichiarare pazzo, ho voluto fare questa
esperienza. In questa città basta che uno mette mano al
pennello e già sei pazzo, o sei un Ligabue oppure un Van
Gogh. Devi essere necessariamente pazzo.
*
Il Sindaco, probabilmente, mi farà una mostra dopo che
avrò raggiunto l’eternità.
*
L’artista è un sognatore spinto in un consumismo
esasperato. E’ uguale alla società contemporanea.
*
Il mito fa andare avanti questa società dei consumi. Tutto
viene assimilato con facilità. Tutto è omologazione.
*
L’artista è colui il quale vive la sua profonda solitudine,
perché ha scelto l’arte.
*
Ci ho fatto il callo di essere in mezzo a un paese di ignoranti.
Ti vedono sempre con un occhio strano.
*
L' arte è un continuo copiare. Non dico che io copio, ma un
giorno mi ispiro a Pollock, un altro faccio colare sulla tela il
colore come Schifano e ne dirigo l' impasto di cromature. E
un altro giorno ancora guardo i quadri di Seurat e vado con
i colori.
*
Io faccio esperimenti di pittura.

22

Penso alla morte e che andrò a fare compagnia ai vermi.
*
Lo vedi questo quadro? Tutto questo probabilmente finirà in
mano a chi d’arte non ne capisce nulla.
*
Come diceva Picasso, l' importante non è dipingere con gli
occhi, ma con il pensiero.
*
Sono io che ho scelto la libertà e questa vita non mi pesa.
*
Il disordine è tutto e niente. Guarda soltanto i quadri perché
il resto non conta.
*
Le bestie sono sagge per istinto, l’uomo per riflessione.
*
Finora vendevo quadri e campavo. Quaranta, cinquanta
euro ognuno. Debbo dire che il Comune e qualche amico mi
aiutano con dei soldi. A me bastano. Ora che non dipingo
più non so come farò.
*
Le tele devono stare sedute, come signore.
*
Picasso diceva che dipingere è il mestiere di un cieco. Lui
non dipinge ciò che vede ma ciò che ha visto. E’ come dire a
se stesso dipingo ciò che sento.
*
Essere considerati stravaganti è un onore per chi fa un
lavoro come il mio.
23

A Mazara dipingo ancora alla maniera antica. Fuori, con
tutte le manie avanguardistiche, non avrei potuto farlo.
*
A volte dimentico di essere vivo.
*
A proposito di una tela raffigurante un teschio di cavallo:
Visione lugubre, eppure è stato sempre primo nelle gare,
sembrava un ippogrifo con ali d’argento quando correva.
Voleva raggiungere le stelle, poveretto, credeva che avesse
origine da seme divino. Di divin seme.
*
Sempre a proposito di un’altra tela raffigurante un teschio
di cavallo: Lo volli adagiare su un morbido scialle per non
farlo soffrire.
*
Ho bisogno di una donna. Sarà la mia modella, la mia
amante, e con i colori descriverò di lei le forme, la grazia, la
bellezza. Datemi, vi prego, grandi tele, un pennello, la
tavolozza.
*
A proposito di una tela raffigurante una capanna: la
capanna è un rifugio, custodisce segreti, il segreto sprigiona
mistero. Da bambino in campagna .ne ho costruito tante,
per nascondermi e fantasticare. Sono stato fantino su agili
cavalli di corsa, e guerriero su destrieri famosi, con
Brigliadoro rapivo Angelica, con Baiardo combattevo contro
Dama Rovenza, e di loro mi sono innamorato. La capanna è
nido d’amore, di sogni. Io ora dipingo solo capanne per
chiudervi dentro la mia follia, il mio dolore.
24

Come vorrei essere un passero, nutrirmi di solo insetti e
possedere un nido, rifugio per il nostro domani!
*
E’ forse Natale o Capodanno? Eppure è bello, emozionante,
ascoltare le campane di notte.
*
Con ansia e tremore attendo di traghettare lo Stige con
Caron demonio.

2010, Villa Jolanda

25

Biografia (in)completa

26

1945
Salvino Catania nasce a Mazara del Vallo il 14 marzo in una
famiglia agiata. Da bambino gli fu diagnosticata la
meningite che gli ha causato dei disturbi psichici e, per
questo, negli anni, spesso veniva sottoposto a trattamento
sanitario obbligatorio.
1961
Mostra personale, Mazara del Vallo.
1964
Consegue la maturità presso il Liceo Artistico di Palermo e
frequenta le Accademie di Belle Arti di Firenze e Roma non
completando il ciclo di studi. A Roma ha contatti con lo
scultore Pietro Consagra e con gli artisti del Gruppo
“Forma”. Per un periodo brevissimo insegna Arte e
Immagine nelle Scuole secondarie di I grado.
1969
Presenta domanda di insegnamento presso l'Istituto
Regionale d'Arte di Mazara e, successivamente, in qualità
di supplente, insegna Decorazione pittorica.
Anni ’70
Mostra personale, Mazara del Vallo.
1973
Realizza un disegno per la copertina dell’opuscolo “Ai
fratelli di Mahdia”, pubblicato a cura della Città di Mazara
del Vallo in occasione del gemellaggio fra le due Città.
Partecipa alla “I Mostra Nazionale d’Arte Sacra”, Circolo
Aimc, Mazara del Vallo .

27

Anni ‘80
Personale a cura di Michele Argentino, Sala La Bruna,
Centro Polivalente di Cultura, Mazara del Vallo e viene
invitato alla Rassegna di Pittura “Pinacoteca Comunale”,
Scuola Elementare Baglio, Petrosino.
1982
Realizza un disegno per la
copertina del libro di
racconti “Cieli remoti” di
Boris Vishinski per le Edizioni
Impegno 80.
1984
Partecipa alla Collettiva di
Pittura, a cura di Rolando
Certa, Centro Arte e Cultura,
Mazara del Vallo.
1988
Viene invitato alla IV
Rassegna di Pittura
“Pinacoteca Comunale” –
Una tela per la pace, Scuola
Elementare Baglio, Petrosino
e la Rivista Arenaria n.12
pubblica un suo dipinto e
una breve biografia.
1996
Partecipa all’ estemporanea di pittura “Fest’Arte 96”, piazza
della Repubblica, Mazara del Vallo.
28

1998
Partecipa all’estemporanea di pittura “Immagini
dell’immigrazione”, Chiesa di S. Veneranda, Mazara del
Vallo.
2003
Viene invitato all’ Esposizione nazionale d’arte
contemporanea “Il canto del mare“(seconda edizione),
Palazzo del Banco di Sicilia, Mazara del Vallo e viene inserito
nel Catalogo della mostra, a cura di Giovanni Bonanno.
2004
Partecipa all’estemporanea di pittura del VI Memorial
Rolando Certa, Palazzo dei Carmelitani, Mazara del Vallo.
2006
Mostra personale “Forme della Passione – Arte e spiritualità
nell’opera di Salvino Catania”, a cura di Sabrina Caradonna e
Vincenzo M. Corseri, Sala Ottagonale-Cattedrale SS
Salvatore, Mazara del Vallo; partecipa alla Collettiva d’arte
contemporanea “Artisti contro le mafie”, atrio del Palazzo
dei Carmelitani, Mazara del Vallo.
2007
Partecipa alla Collettiva di Pittura “Echi dal Mediterraneo VII Memorial Rolando Certa”, Palazzo dei Carmelitani,
Mazara del Vallo.
2009
Premio "Saverio Safina", Palazzo Vescovile, Mazara del Vallo
e Nicola Cristaldi gli dedica un capitolo del suo libro
Abbitavo a La Maddalena, ritratti di personaggi mazaresi,
Edizioni Libridine.
29

2010
Partecipa all’estemporanea di pittura Cromat-Fidapa, Piazza
della Repubblica, Mazara del Vallo. Su incarico del Sindaco
Nicola Cristaldi, realizza in ceramica una panchina e una
giara in Corso Umberto I e, successivamente, 800 piastrelle,
6 portavasi e giare nell’ambito del progetto di
riqualificazione della Villa Jolanda.
2011
Partecipa alla Mostra collettiva e Asta di beneficenza “Arte
tra i vicoli”, Largo Mhadija, Mazara del Vallo.
2013
Il 7 dicembre muore carbonizzato a causa di un incidente
nella sua casa di via Roma 36 dove è vissuto in condizioni di
indigenza. Il 16 dicembre si svolgono i funerali nella Basilica
Cattedrale, ad officiare la funzione l’amico-sacerdote Don
Orazio Placenti; attorno alla sua bara sono state esposte, da
amici ed estimatori, una trentina di sue opere. Le sue
spoglie riposano presso il Cimitero della sua Città.
Al Lucasdesign viene realizzata, a cura di Rosaria Messina e
Paolo Lunetto, la mostra “Omaggio a Salvino Catania”.
2014
“Omaggio a Salvino Catania” (nell’ambito del Memorial
Rolando Certa-Festa del Volontariato), Piazza Mokarta,
Mazara del Vallo.
“Ritratti di Sal/Vino”, Mahara Hotel, Mazara del Vallo.
“Salvino Catania, 12 tele per 12 amici”, Mostra-Incontro a
un anno dalla scomparsa Bar Randevù/Mahara Hotel,
Mazara del Vallo, organizzata dalla Fildis c he pubblica,
30

anche, una Cartella contenente 12 riproduzioni di tele
dell'artista.
Il poeta Giacomo Giannone pubblica la silloge Il sonno
dell’insonnia,
Leonida
EdizioniReggio
Calabria,
interamente ispirata alla figura di Salvino Catania, con ben 8
dipinti (in copertina e all’interno) e la biografia dell’artista.
2015
“A volte mi dimentico di essere vivo” e catalogo della
mostra, Galleria Santo Vassallo – Complesso Monumentale
Filippo Corridoni, Mazara del Vallo e il Comune gli dedicata
una serata del “Premio Mazara Narrativa Opera Prima”.
2016
Viene pubblicata in
rete, a cura di
Giacomo Cuttone, la
monografia “Salvino
Catania – Una vita
per l’arte”. Una sua
opera viene inserita
nell’opera di poesia
collettiva
a
montaggio
intersemiotico “Noi
Rebeldía, 2016.0 GUEVARA GoguER” su
www.malacoda.eu
anno 2, numero 3.
31

Nell’ambito della manifestazione “Pasqua tra i vicoli” in via
Porta Palermo a Mazara del Vallo, Sergio Diodato e Manuela
Marascia realizzano un suo ritratto su una saracinesca.

Nell’ambito della manifestazione Biblioteca vivente sul tema
“Cosi fan tutti…io no!”, Giacomo Cuttone discute con i
“lettori” dell’anticonformismo positivo nella vita e
nell’opera di Salvino Catania, Piazza della Repubblica,
Mazara del Vallo.
32

1998, Piatto ovale in ceramica
Lungo il suo excursus creativo ha esplorato e indagato tutti i
linguaggi dell’arte moderna e contemporanea, dipingendo
circa settemila opere esposte in molte case private, istituti di
credito, circoli, farmacie, negozi e bar, presso la Galleria Sicilia
del Comune di Mazara del Vallo, nel Museo d’arte
contemporanea di Calatafimi-Segesta e nella Pinacoteca
d’arte contemporanea del Comune di Petrosino/Biblioteca
Istituto comprensivo “G. Nosengo”. 2
Sono state pubblicate recensioni sulla sua attività artistica su
giornali, riviste e siti web. Della sua attività e della sua vita si
sono interessati , anche, alcuni canali televisivi.
Si sono interessati della sua vita e del suo lavoro: Rolando
Certa, Salvatore Ingrassia, Liliana Pinta, Antonino Cusumano,
Giacomo Cuttone, Sabrina Caradonna, Vincenzo M. Corseri,
Orazio Placenti, Nicola Cristaldi, Francesco Mezzapelle,
Damiano Meo, Tano Gullo, Salvatore Ferlita, Paola Nicita,
Ignazio Giovari, Pino Catalano, Giulia Martorana, Piero
Campisi, Piera Pipitone, Salvatore Giacalone, Mariella Quinci,
Giovanni Dilluvio, Maurizio Macaluso, Manlio Piccione,
Giacomo Giannone, Michele Argentino, Rosaria Messina,
Paolo Lunetto, Nicolò Vella, Paola Giannone, Vitamaria
Pantaleo, Giovanni Franco, Leonardo Mazzara.
33

Opere figurative

34

Opera giovanile

35

1982, Amore, disegno

36

37

1986, Ermafrodita, olio su tela 120x90

38

Figura

39

Madonna con il bambino
40

1988, Incubo, acrilico su tela 80x80

41

1989, Ritratto, gessetti
colorati su carta 50x60

1989, Ritratto psicologico,
gessetti colorati su carta
50x60

42

1990, Crocifissione, olio su tela 100x180
43

1990, Vaso con fiori, olio su tela 50x60
44

1990, Giulia
45

Cavallo

1993,
Testa
di
cavallo, olio su tela
40x50

46

Fiori

Casa

47

1993, Pesci
48

1993, Ritratto astratto, olio su tela 50x70
49


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