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La riforma del processo tributario oggi.pdf


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Anche oggi, infatti, siamo immersi in una grave crisi economica, largamente segnata dal
debito pubblico e dal ricorso ad imposizioni fiscali sempre meno accettate dal corpo sociale,
siccome ritenute vessatorie.
Ed ancora oggi il riflesso, forse incondizionato, del potere esecutivo è quello di ritagliarsi
una sorta di zona franca, difendendo il baluardo del proprio particulare col mantenimento di
“giudici” speciali, senza intervenire in modo risolutivo sulla loro terzietà, indipendenza e
professionalità, escludendo, così, la magistratura ordinaria da ogni controllo sugli atti
dell’amministrazione e sul contenuto del rapporto giuridico d’imposta, in seno al quale vivono non
soltanto interessi pubblici, ma anche libertà e diritti dei privati. Libertà e diritti, oggi,
costituzionalmente protetti ed entrati nella carne viva e nella coscienza pulsante dei contribuenti.
2. I "buchi neri" della giustizia in materia tributaria e la giurisdizione nella Costituzione. Mi rendo conto che questo discorso può essere travisato e può essere visto come attacco a chi
incarna l’attuale giurisdizione speciale.
Non è così. Quello che denuncio è un vizio di sistema, che non viene generalmente
apprezzato nella sua gravità proprio in ragione della dedizione dei singoli giudici, ma che invece si
mostra nella sua capacità distruttiva dell’ordinamento quando si guardi dalla terrazza dei princìpi
costituzionali.
La Carta non sancisce, è vero, il principio di unicità della giurisdizione; e ciò perché,
durante i lavori dell'Assemblea, intervennero pressioni politiche invincibili, ampiamente ricordate
negli scritti, tra gli altri, di Calamandrei, Mortati, Massimo Severo Giannini e più recentemente di
Proto Pisani.
E’ altrettanto vero, però, che essa, Costituzione, non contempla la giurisdizione tributaria tra
le quattro richiamate espressamente (ordinaria, amministrativa, contabile e militare).
E non la contempla perché le Commissioni tributarie, fondate nel 1864, non erano organi di
giurisdizione, ma erano organi di giustizialità amministrativa, proprio come quegli organi che
nacquero in Francia all’indomani della rivoluzione del 1789, e così sono rimaste, almeno nella
giurisprudenza della nostra Corte costituzionale, fino al 1974.
Nomina sunt consequentia rerum, insegna Giustiniano.
Già, ma se le commissioni non vennero prese in considerazione perché prive dei caratteri
della giurisdizionalità, nella logica costituzionale chi avrebbe dovuto assicurare la tutela dei diritti
in materia tributaria? La risposta è semplice: la magistratura ordinaria.
Per poco che si scorra la storia del nostro Paese, si scopre facilmente come la magistratura
ordinaria abbia da sempre rappresentato il potere di ultima istanza sulle liti fiscali, rispetto al quale
le commissioni, proprio per la loro natura di organi di giustizia nell’amministrazione e non di
giustizia tout court, fungevano da anticamera. Anticamera, è bene ricordarlo, che per le questioni di
estimazione semplice e le questioni relative all'estimo catastale, era la sola a poter essere utilizzata
dal contribuente, giacché per siffatte questioni l'art. 6 della legge n. 2248 del 1865, all. E, e le prime
leggi sull'imposta di ricchezza mobile, escludevano la tutela giurisdizionale propriamente intesa.
Non mi sfugge, come d'altronde ho già ricordato, che la Corte Costituzionale, nel 1974 (sent.
n. 287), ha sancito la natura giurisdizionale di questi organi - modificati marginalmente dalle leggi
del 1936 e del 1937 e poi revisionati in termini solo apparentemente più consistenti nel 1972 2