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La riforma del processo tributario oggi.pdf


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magistrati togati appartenenti ad altri ordini giurisdizionali 3 . Con questi provvedimenti, la
magistratura tributaria non è diventata "mista", come si vorrebbe fare apparire, ma è rimasta
onoraria, perché istituzionalmente tale: il togato, in seno alla giurisdizione tributaria, si toglie la
toga e diviene anch'esso onorario.
Ebbene, allo stridore di questa situazione diventa difficile, oggi, non prestare orecchio,
quando, come detto poc'anzi, la tensione del diritto interno ed europeo si confonde in grave tensione
economia, sociale e perfino morale.
3. La soluzione naturale e quella artificiale: giudice ordinario. - Se si ragiona col senno
della storia e col rigore dei principi costituzionali, il contenuto della riforma, a questo punto, è facile
da individuare: riportare al giudice ordinario la competenza sulle liti in materia tributaria, con
l’introduzione di sezioni specializzate, conformemente all'art. 102, secondo comma, Cost. E ad esse
assegnare giudici selezionati con concorso pubblico, secondo le regole della legge sull’ordinamento
giudiziario, basato anche sul diritto tributario e sull'economia aziendale, con la previsione di un
regime transitorio funzionale al reclutamento4.
Questa è - o sarebbe - la soluzione, per così dire, naturale. E questa sarebbe la soluzione più
consona agli interessi economici in gioco, che, come ho ricordato, sono ingentissimi.
In un contesto simile, alla "vecchia" commissione provinciale, eventualmente revisionata nel
numero dei componenti e nel nome, potrebbe essere restituita, in chiave moderna, funzione di filtro
amministrativo o pregiurisdizionale, con finalità chiaramente deflattive, secondo una logica ormai
diffusa in molti rami dell’ordinamento e in quasi tutti i paesi europei.
Sostenendo questa tesi, che è semplicemente invocazione di principi fondativi del nostro
Stato costituzionale, non intendo porre ostacoli alla corsa di uno dei pochi giudici reputati veloci del
nostro paese, le commissioni tributarie, appunto.
Non mi soffermo sui numeri diffusi dal Ministero dell'economia e delle finanze, che tuttavia
denunciano come la decantata velocità dell’attuale rito, a ben approfondire, non sia in realtà tale5.
Non mi soffermo su di essi perché, anche sussistesse davvero quella velocità, essa non
potrebbe essere innalzata a valore assoluto, perché la compressione dei tempi non può passare dalla
compressione delle tutele.

3 Da questo punto di vista le norme su incompatibilità e “reclutamento” dei giudici tributari introdotte dal d.l. 6 luglio

2011, n. 98, convertito, con modificazioni, nella legge 15 luglio, 2011, n. 111, pur dimostrando il proposito di affrontare,
in qualche modo, questi ancestrali problemi, non riescono concretamente a superarli, costituendo, stringi stringi, solo dei
pannicelli caldi, che, proprio come i dolcetti toscani di acqua e farina, non hanno reale sostanza risolutoria.
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Una considerazione ulteriore sul regime transitorio, che può valere quale che sia l'organo definita premente prescelto
per il giudizio sulle liti in materia tributaria La riforma, anche per la sua radicalità, legittimerebbe senz'altro
l'introduzione di una sistema deflativo straordinario che, se sapientemente congegnato, potrebbe determinare la chiusura
di moltissime controversie pendenti. Stimando che, delle attuali 550.000, ne rimangano in piedi 400.000 e considerando
che le cause in uscita, ossia quelle definite dalle attuali commissioni, sono circa 200.000 l'anno, è possibile che, a
lavorar seriamente, in due o tre anni si possa chiudere definitivamente la finestra sul passato.
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Nel 2015, stando alla Relazione annuale del Ministero dell'economia e delle finanze già ricordata, la durata media del
processo tributario, nel primo grado, è stata di 857 giorni (pari a 2 anni e 4 mesi); nel secondo grado è stata di 750
giorni, pari a 2 anni e 20 giorni.

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