File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



La riforma del processo tributario oggi.pdf


Anteprima del file PDF la-riforma-del-processo-tributario-oggi.pdf

Pagina 1 2 3 4 5 6 7 8

Anteprima testo


La velocità non è un bene in sé, ma lo diventa se riesce a coniugarsi con un giusto processo,
tale da assicurare effettività e pienezza di tutela. Se la velocità è conseguenza della mancanza di un
processo "giusto", secondo i canoni del diritto internazionale, la statistica si trasforma in cortina
fumogena per nascondere la realtà delle cose.
La soluzione fin qui prospettata non è facilmente praticabile, me ne rendo conto. Molte le
obiezioni di ordine pratico che si possono opporre. Prima di andare avanti e prospettare la scelta
probabilmente più praticabile, mi faccio però carico di un altro tipo di obiezione, ben più
penetrante.
Si potrebbe dire che per eliminare le commissioni tributarie e tornare armi e bagagli al
giudice ordinario sarebbe necessaria una legge costituzionale. Il ragionamento potrebbe essere
questo. Sebbene la Costituzione non comprenda la giurisdizione tributaria tra quelle espressamente
richiamate, la costituzionalizzazione delle commissioni si potrebbe considerare avvenuta in forza
della revisione operata dal d.p.r. n. 636 del 1972 e consacrata dalla corte costituzionale con la
sentenza del 1974, già richiamata, che ha considerato quella revisione attuata in ottemperanza alla
VI disposizione transitoria della Carta.
In altre parole, si potrebbe argomentare che questo specifico giudice speciale è organo ormai
rivestito coi panni del dritto costituzionale, cosicché la sua abrogazione dovrebbe passare non già da
una legge ordinaria, ma, per l'appunto, da una legge costituzionale.
L'impostazione è suggestiva, ma non convince fino in fondo. I motivi principali sono questi.
La VI disposizione, letta alla luce dell'art. 102, persegue uno scopo preciso: evitare che si
istituiscano o si conservino giudici "politici", com'era avvenuto nel ventennio fascista. Di qui la
richiesta, formulata dalla stessa VI disposizione, di adeguare, pena il loro scioglimento, gli organi
preesistenti ai canoni di terzietà, indipendenza e professionalità richiesti dalla nuova Carta.
Revisione che, sulla base dell'art. 113, doveva tendere, come tutta la funzione giurisdizionale e
indipendentemente dall'organo chiamata ad esercitarla, a garantire piena tutela ai diritti soggettivi e
agli interessi legittimi.
La VI disposizione non voleva elevare a rango costituzionale organi diversi da quelli da essa
stessa richiamati espressamente: Consiglio di stato, Corte dei conti, tribunali militari. Non era
questa la sua funzione, tant'è che, da un punto di vista delle fonti, non richiedeva che
quell'adeguamento avvenisse con legge costituzionale.
D'altra parte, anche gli artt. 108 e 113, ultimo comma, si limitano a rinviare alla legge
ordinaria del Parlamento in punto di determinazione degli "organi di giurisdizione [che] possono
annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa".
Mi pare, dunque, che, la preoccupazione emergente dalla mappa dei principi costituzionali
sia quella non tanto di rendere "inamovibili" gli organi speciali revisionati, diversi da quelli
espressamente richiamati, senza l'intervento della legge costituzionale; quanto di garantire che
diritti soggettivi e interessi legittimi concernenti materie considerate speciali fossero sempre ed in
ogni caso sottoposte al vaglio di organi terzi, indipendenti e professionali, precostituiti per legge
come "giudice naturale", intesa siffatta precostituzione, alla stregua di diritto civile della persona
(anche) in forza dell'art. 6, par. 1, della CEDU.

5