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LETTERE E COMMENTI 19

Mercoledì 27 luglio 2016

VALENTINI

Legge elettorale, tela di Penelope
>> CONTINUA DALLA PRIMA

L’

asse intorno a cui ruota il
confronto riguarda la legge
elettorale denominata Italicum, in vigore dal 1° di questo
mese e cioè da appena 26 giorni, nel
“combinato disposto” con il referendum
costituzionale previsto in autunno. Ora
perfino il suo padre putativo (l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) e il suo padre naturale (il presidente del Consiglio Matteo Renzi) sembrano rassegnati a rinnegarla, o quantomeno a modificarla, per rabbonire il
fronte dei critici e degli oppositori.
Il fatto è che dopo le ultime elezioni
amministrative, e la sconfitta del Pd a
opera del Movimento Cinquestelle, s’è costituito uno schieramento trasversale che
subordina o condiziona il Sì a una modifica delle legge elettorale, ritenuta ormai
indispensabile. Questo, in realtà, non
avrebbe niente a che fare con la consultazione referendaria. Ma tant’è: per
approvare la riforma costituzionale del
Senato, secondo questa corrente di pensiero, bisogna prima cambiare l’Italicum.
Il motivo è presto detto. La nuova legge
elettorale assegna al partito vincente un
premio di maggioranza in termini di seggi
parlamentari che viene considerato troppo
alto, tale comunque da attribuire un potere eccessivo. Queste riserve erano già
emerse prima delle amministrative, soprattutto da parte della minoranza dem e
anche del centrodestra. Ma sono esplose
all’indomani del voto di giugno.
La vera ragione, però, si chiama bal-

lottaggio. Nel caso in cui nessuna lista
raggiunga il 40% dei voti, infatti, al secondo turno prevale quello tra i due partiti
maggiori che ne raccoglie di più. E le
ultime amministrative, appunto, hanno
messo in luce il rischio che nel ballottaggio le opposizioni possano coalizzarsi
contro il vincitore del primo turno: com’è
avvenuto a Roma e a Torino, con la convergenza del M5S e del centrodestra contro
il Pd.
Diciamo, insomma, che l’Italicum non
va più bene o non è più di moda perché al
secondo turno favorirebbe i Cinquestelle a
danno del Partito democratico. A parte il
fatto che l’ipotesi sarebbe tutta da verificare, perché le elezioni politiche non
sono le amministrative e servono per eleggere una maggioranza di governo a livello
nazionale, c’è da dire che non si può
giudicare una legge elettorale in funzione
della convenienza contingente di questo o
di quello. Se ai ballottaggi gli elettori del
centrodestra confluiscono sul Movimento
o viceversa, può piacere o non piacere al
Pd, ma in questo modo si realizza comunque la volontà popolare: “È la democrazia, bellezza!”, si potrebbe anche
concludere.
Per evitare questa evenienza, dunque,
ora si vuole modificare l’Italicum in modo
da scongiurare il pericolo che le opposizioni si aggreghino contro il Pd. Come?
Con quale altra legge elettorale? E soprattutto, con quali voti in Parlamento per
approvarla? Tutto è ancora da vedere. Nel
frattempo, si confida nella Corte costituzionale che potrebbe anche togliere le
castagne dal fuoco ai deputati e senatori,

imponendo loro di emendare l’Italicum.
Con tutto il rispetto per la Consulta,
questa sarebbe un’altra “supplenza” che
riempirebbe un vuoto della politica, la sua
incapacità o la sua impotenza. Ma nel caso
opposto, se cioè la Corte dovesse benedire
l’Italicum o limitarsi a chiedere solo qualche ritocco, a quel punto sarebbe difficile
far saltare il tavolo e rimettere tutto in
discussione: compreso il referendum costituzionale. Ed è proprio su questa prospettiva, verosimilmente, che Matteo Renzi punta ancora le sue carte.
Fra le tante difficoltà e incognite che
gravano sulla vita quotidiana dei cittadini
italiani, questo del “combinato disposto”
non è certamente il problema principale.
Ma la nostra politica è fatta così e non
perde occasione per allargare il fossato tra
il cosiddetto Paese legale (?) e il Paese
reale. Quando finalmente torneremo a
votare, possibilmente con una legge elettorale chiara ed efficace, avremo modo di
pronunciarci anche su tutto ciò.
Quella voluta da Renzi non sarà la
migliore riforma possibile, ma ha almeno
il pregio di stabilire immediatamente chi
vince e chi perde. E come avverte la
saggezza popolare, il meglio è nemico del
bene. Si può anche approvare un’altra
legge elettorale, allora, a patto però di
ottenere lo stesso risultato: cioè un responso che assicuri rappresentatività e
governabilità. Quello che non si può fare,
invece, è concepire una riforma a favore di
un partito o contro un altro partito: per il
semplice motivo che sarebbe contro la
volontà dei cittadini.
Giovanni Valentini

TONDO

Islam moderato, batti un colpo
I

gaglioffi di Daesh ammazzano anche in chiesa, in una piccola e è totale. Ed è drammatico constatare che siamo in grave ritardo nell’eladeliziosa chiesa dell’Alta Normandia, nei pressi di Rouen, uno dei borare una nostra risposta altrettanto forte sul piano delle convinzioni.
cuori cattolici della Francia sottratto alla secolarizzazione. «Hanno Le repliche di giornali e media, studiosi e uomini politici, scontate e
fatto inginocchiare Padre Jacques Hamel e hanno filmato tutto, poi il meccaniche, sono solo un aiuto ai demagoghi che promettono la sisermone in arabo», ha rivelato una suora. Jesuiscatholique (Io sono curezza chiudendo le frontiere e minacciando di schierare carri armati
cattolico), la solidarietà della laica Francia, spossata dagli attacchi ed aerei.
islamisti, è affidata agli hashtag.
Ma se la civilizzazione francese è arrivata al capolinea, il resto
Fa veramente rabbrividire questa orrenda guerra globale che in d’Europa non sta meglio. La Germania, campione economico e di
tempo reale si sposta sui social. Immagini, messaggi, film dal reale, tutto efficienza organizzativa, è prostrata. Monaco, una delle città più mosi riversa per la fama di autori in cerca di una gloria da macellai. E noi, derne e ricche del mondo, è sorpresa e sconvolta. I miliardi di euro del
educati alla pace e alla non violenza, restiamo inorriditi oppure, sempre surplus tedesco destinati all’integrazione dei siriani e dei rifugiati finora
più spesso, ci rifugiamo in parole scomposte. Ci risvegliamo dal nostro non hanno dato risultati. Il cosmopolitismo kantiano e l’universale di
torpore e scopriamo di non avere anticorpi, di non poter contare né su Hegel, riferimenti insopprimibili della Germania democratica, sono
una risposta politica pronta né su una
dighe culturali e di pensiero effimere
cultura che ci aiuti a capire le dinamiche
davanti alla brutalità degli spari e delle
e le logiche di morte incubate nella civile
bombe. È un bruttissimo risveglio.
Europa.
Si pensava che almeno la Germania e
Il vecchio sacerdote era impegnato nel
la sua cultura fossero i nuovi modelli da
dialogo e nella condivisione. Da oltre due
sperimentare o copiare. Una via di insecoli la chiesa cattolica francese arretegrazione più comunitaria e sociale ritra sempre più sotto la pressione dei
spetto a quella inglese o francese. Una
valori di pluralismo e di tolleranza. Nel
strada densa di valori spirituali e umani.
Paese dei Lumi la libertà di religione è
Una delusione terribile per l’Europa imun dogma. Ogni religione ha gli stessi
paurita e incerta.
diritti e gli stessi doveri di fronte allo
Dicono che Daesh stia funzionando
Stato. Nessuna invadenza nella politica è
come un marchio che ogni terrorista
permessa alla religione. È questa la stradecide di utilizzare per coprire le sue
da della civilizzazione indicata dalla
gesta. I fatti sono crudeli: ci sono giovani
Francia all’intera Europa. È compito
pronti all’azione suicida pur di dimoesclusivo dello Stato l’integrazione culstrare odio, rivolta e spirito di sacrificio
turale, sociale e politica. Ma è questo
contro l’Occidente e le sue luci, contro le
modello che è stato via via demolito e che
sue scuole, le sue piazze e i suoi luoghi
oggi è in rovina di fronte agli attacchi del
sociali. Anzi, l’odio è proprio contro l’uoterrorismo islamico.
mo occidentale che frequenta quei luoLe banlieu sono islamizzate. Il rapghi comunitari.
porto diretto tra individui e poteri pubLa chiesa di Saint Etienne du Rouvray
blici non funziona. I due attentatori sono SGOZZATO Padre Jacques Hamel, ucciso ieri dai terroristi
è simbolo religioso del cattolicesimo,
nati in Francia, ma con la testa altrove,
non del divertimento, dello spirito, non
cioè nel mito della potenza del Califfato. E contri i miti e le grandi del consumismo. L’Alta Normandia è terra di fondazioni monastiche,
narrazioni la ragione illuministica è disarmata.
una provincia storica della Francia con la cristianizzazione avviata già
Il rancore dell’Islam radicale non distingue tra religione e politica, la negli anni della decadenza dell’impero romano. I Normanni, gli «uomini
guerra ai crociati è la guerra contro il cristianesimo, considerato la del Nord» erano bellicosi e conquistatori. La storia della Francia deve
radice dell’Occidente e della sua potenza. Politica e religione sono facce molto a quelle popolazioni e alla loro intraprendenza.
della stessa medaglia. Anzi sgozzare un sacerdote cattolico inerme,
I due terroristi jihadisti hanno eseguito, ma l’attacco è stato piacostretto all’umiliazione, rappresenta il gesto più alto di un sacrificio nificato. Si sta diffondendo la falsa opinione che alcuni attacchi sono stati
rituale di sottomissione ad Allah. Così, malgrado i continui «distinguo» pensati da menti malate, prigioniere dei demoni malsani. Azioni da cani
di intellettuali e politici europei, siamo alla guerra di religione di- sciolti. È solo un’illusione, dicono gli esperti di politica internazionale.
chiarata da forti componenti dell’Islam, radicale e sunnita.
C’è qualcosa di nuovo e di più grave. L’Europa ha molti nemici, in tutto il
Il presidente Hollande, campione del laicismo, ha espresso la sua mondo. È in atto una guerra globale, con forze e dinamiche che spostano
solidarietà ai cattolici di Francia. Siamo in guerra, ripete da mesi. È l’obiettivo adesso tutto puntato contro di noi. Questa guerra subisce
triste che il leader di uno dei Paesi più potenti al mondo, dotato delle un’escalation, la più simbolica e quindi la più sentita. L’attacco alla
tecnologie più spinte e sofisticate, potenza atomica, sia costretto a chiesa cattolica e all’intero Occidente ha allarmato anche i capi
ripetere le stesse stanche parole mentre i sistemi di sicurezza non dell’Islam nei paesi arabi. Arrivano parole di solidarietà, ma queste non
funzionano
e
dimostrano
fallimenti
paurosi. servono più. Occorre ben altro per contrastare e vincere questa guerra in
È il crollo di un modello di Stato e della sua filosofia. Né integrazione di atto. Se i leader dell’Islam hanno qualche azione da proporre o da
civiltà in grado di conquistare le menti degli «altri» né garanzia di intraprendere lo devono fare adesso, prima che sia troppo tardi.
sicurezza per i propri cittadini contro i nemici interni o esterni. Lo choc
Tonio Tondo

MATERA, LA BELLA
ADDORMENTATA
IN ATTESA DEL BACIO

di VINCENZO VITI

C

redo non si potesse descrivere più efficacemente la
pittoresca manifestazione "funeraria" annunciata a
Matera urbi et orbi e attesa come un evento epocale. Pasquale Doria l'ha raccontata con un accorto
dosaggio minimalista non tacendo quel che ferveva nel fondo:
proteste contro l'invasività e immobilismo dei pubblici poteri, umori controversi e propositi concorrenti covati nel cuore cupo e sotterraneo di una città che vive la sindrome di
Biancaneve. Con i nani (sette e loro multipli) alle prese con la
bella addormentata in attesa del bacio rigeneratore. Se sarebbe giusto non ignorare la concorrenza degli interessi sottostanti alla protesta, per il vero non plenaria nè esplosiva
com'è nel costume scettico della città, sarebbe sciocco sottovalutarne il senso, glissare sulla natura delle attese tradite
o vissute come tali da parte dei poteri interni ed esterni.Quella "città" che protesta si è divisa sostanzialmente in due filoni
in competizione: l'uno animato dal rigurgito di attese insoddisfatte e di progetti di rivincita ma anche di speranze in
qualche modo deluse, l'altro alimentato dal mantra antipolitico (o altrimenti politico) che è ormai nelle corde del diffuso roussovismo di contrada.In un caso o nell'altro, della
protesta è necessario tener conto anche se essa risponde a
moduli e progetti diversi. Di cui la politica, quella abituata a
calcolare razionalmente (se c'è ancora) dovrebbe saper prevedere gli effetti. La verità è quella su cui da tempo andiamo
discorrendo. Ho sostenuto e sostengo il Sindaco. Lo considero
il traghettatore obbligato al 2019, a meno che non si intenda
lavorare per scenari stupidamente autolesionistici. So bene
che De Ruggieri non è personaggio plasmabile o colonizzabile. Sembra governato da un superego inossidabile che tuttavia costituisce un'arma di dissuasione e di difesa termica.
So bene che egli vive la dimensione subliminale del suo ruolo, che non maneggia gli strumenti della mediazione che, anzi
lo annoiano, che vive il doppio regime della missione ultraterrestre e le mediocrità e i vincoli del politicismo di quartiere. Non ha alle spalle una organica forza costituente: la
spinta civica che lo ha premiato non si è "costituita" (nè
poteva costituirsi) in soggettività capace di autonomia e di
autorità politica. Nasceva per confluenza di apporti critici
differenti per natura, stili, origini e percorsi. Per contro l'effetto dello sfarinamento del PD ha liberato una prateria e,
perdurando, continua paradossalmente a rappresentare un
ostacolo alla costruzione di una efficace linea di Governo
della città. Quell'opposizione che, nel lessico togliattiano
(avrebbe dovuto e dovrebbe proporsi come governante non
solo non s'è vista, ma tuttora opera con una intenzionalità
distruttiva illudendo di poter tornare, per disgrazie altrui, al
centro della vita della città. E ciò impedisce che si aprano
nuove opzioni di governo costruite magari su obbiettivi di
cooperazione a termine in funzione dell'approdo al 2019. Una
data ravvicinata che impone accelerazioni e scelte che vanno
oltre l'ordinaria amministrazione.

DISEGNO -Per queste ragioni la città andrebbe recuperata
ad un disegno unitario che vada oltre gli steccati di partito,
conferendo al civismo quel respiro costituente della nuova
politica che non può affidarsi a slogan, a formule semplificatorie o astrali o all'illusione che bastino nuovismo, onestà
e rientro nelle mura merlate dell'identità municipale per risolvere il problema del miracolo da venire. E ciò non potrebbe realizzarsi se non a prezzo di un bilancio obiettivo sia
sulla eredità (i cosidetti conti) che il Sindaco ha ricevuto
dalla precedente amministrazione (con le passività, le omissioni e le scelte non irreprensibili commesse nella gestione)
sia sugli errori e limiti registrati all'avvio della nuova esperienza. Un'operazione verità, un pubblico training documentato esemplarmente e aperto ad un partecipato contraddittorio. Non so se l'impegno di De Ruggieri a risolvere la crisi
con un aggiustamento al ribasso e a prezzo di compromessi
irriferibili possa rappresentare la risposta che l'emergenza
richiede. Nè immagino egli si illuda di reggere in un quadro
di continue ricattabilità. Mai come ora diviene urgente una
qualche forma di recupero del più stretto coordinamento fra
città fisica e città metafisica: ciò che pretenderebbe uno sforzo di generosità e di impegno da parte di tutti: Pd compreso,
almeno quella parte che vuol tornare ad essere uno dei motori civili (?) della città e del territorio. Cosa di cui osiamo
dubitare ma su cui è lecito non disperare se saprà recuperare
intelligenza collettiva e capacità di autoanalisi. Ciò pretenderebbe che gli spiriti migliori della città disarmino clamori
e invettive e ritrovino le ragioni che gli ha resi, appunto,
migliori. E, aggiungo, che Pittella dia seguito coerente alle
sue provate convinzioni (finora fraintese o forse mal comunicate) confermando che Matera è destinata ad operare da
risorsa non egoistica ma espansiva per la intera regione.
Restituisca alla Fondazione un profilo civico adeguato, la
sottragga a incertezze e protagonismi deleteri, la sostenga
con risorse disciplinari nuove (Calbi e non solo), la sottragga
all'autorevole souplesse che la fa apparire estranea alla vita e
agli interessi di un territorio che si è storicamente guadagnato i galloni. Non venga meno agli impegni (rai, infrastrutture ferroviarie e stradali, servizi, sviluppo e antenne
scientifiche e culturali-Università, ricerca, città della scienza-che sono già innervate nella storia civile di Matera). Confermi insomma la sua visione (vincente) di un governatorato
che guarda lontano e non si chiude nelle retrovie del pensiero
curtense, prigioniero di antichi riflessi e di prudenze che
sono fuori delle sue corde. Non dimentichi che Matera, nell'antica (e ormai superata) conglomerazione politica della vigilia, lo scelse alle primarie contro tutti perchè guidasse una
Regione capace di innovare e di confidare nel futuro.


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