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Amore sordo.pdf


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Avrebbe voluto chiedergli tante cose, ma era consapevole che non avrebbe potuto rispondere
a nessuna. L’uomo raccolse anche l’altra mano fra le sue, la portò ugualmente alle labbra,
compiendo lo stesso rituale. La donna non riusciva a vedere altro che gli occhi profondi che
la fissavano, e le labbra calde che la carezzavano. Non riusciva a udire altro che il silenzio che
avvolgeva, come un caldo abbraccio, il rumore di quei dolci baci. Erano spariti gli alberi. Era
svanita la macchia di fango sul vestito. Si era dissolto il canto degli uccelli. Si era volatilizzato
ogni peso dal suo spirito.
Per un attimo il giovane socchiuse le palpebre e, a quel segnale, la donna avvicinò il volto
al suo. Quando egli riaprì gli occhi, si ritrovò sotto i grandi occhi di lei a fissarlo. Ponevano
domande che, inutilmente, la bocca avrebbe voluto chiedere, e ricercavano risposte che,
invano, le orecchie avrebbero atteso.
Gli occhi di lui iniziarono a parlarle, calmandola. La distanza tra i loro visi si riduceva di
pari passo che la distanza delle loro anime andava assottigliandosi. Le cento domande e le
mille risposte, da chiedere e da concedere, si annullarono in un bacio. L’essere della giovane
si espanse. L’onda di sensazioni che la stava travolgendo era troppo grande per essere
contenuta in un unico corpo, per questo meta dell’onda tornò indietro, verso quel mare
aperto e tremendamente silenzioso. Le labbra del giovane divennero le sue labbra, la sua
bocca divenne quella dell’uomo. Le loro mani divennero un unico fusto d’edera che andava
ad arrampicarsi lungo la corteccia ruvida di quelle indescrivibili sensazioni.
Improvvisamente lo spirito della giovane liberò quello dell’uomo, facendo ritorno nel suo
corpo. Il ritorno alla coscienza le fece riaprire gli occhi che aveva serrato stretti. Realizzò la
portata della follia che le era capitata, e, spaventata, lasciò la presa di quel dolce abbraccio,
rialzandosi in piedi. Sgusciò istantaneamente fuori dalla tenda; il giovane la seguì, cercando
di riafferrarle il braccio, ma con prontezza si allontanò di qualche passo, continuando a
fissarlo. Se la giovane non fosse scappata in quel momento, non avrebbe avuto più il coraggio
di andare via.
Il cielo era illividito dalle tonalità cupe della sera. La giovane era giunta in quel luogo che
il sole ancora illuminava flebilmente il cielo. Quanto tempo aveva trascorso in quella tenda?
Erano stati pochi minuti, o svariati anni? Voltò le spalle all’uomo dopo essersi affacciata, per
un’ultima volta, in quegli occhi profondi e oscuri. Sentiva lo sguardo intristito del giovane
perforarle la schiena. Mosse uno, due passi. Ne mosse altri. Sempre più larghi, sempre più
veloci. Prese a correre, poi si fermò di colpo. Si voltò un’ultima volta; il sorriso che si stagliava

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