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permettevano alla luce di filtrare all’interno della villetta. Guardò le piccole linee che
costituivano il calco delle sue dita paffute, e il pensiero che sull’intero pianeta Terra non vi
fosse un’altra, sola, persona con quegli stessi, identici tratti identificativi, la fece rabbrividire
di solitudine. Aveva cercato con tutte le sue forze di sfuggire al martellante avvicendarsi
quotidiano di impegni e preoccupazioni, rifugiandosi infine in quell’angolino di pace, e
improvvisamente pareva essersene pentita. Sebbene aveva deciso di sottoporsi
volontariamente a una contumacia che la stava tenendo lontana dalla sua ansia sociale e dalla
realtà, in quella vecchia casa, appartenuta un tempo ai nonni di suo padre, sapeva di essere
sola.
Non era orfana, e non era stata cresciuta da genitori che l’avevano fatta sentire trascurata.
Al contrario, era stata molto amata. Non era figlia unica, e poteva contare su un ristretto
numero di persone con le quali poter dialogare con una certa spensieratezza. Malgrado ogni
cosa, ciò che in cuor suo riusciva a provare era solo un vuoto inspiegabile. Eppure da qualche
parte nel suo spirito, o nella sua anima, albergava la sensazione di essere morta.
Nella sua mente paragonava quel pericoloso torpore alla sensazione che compare di prima
mattina, allo schiudere degli occhi dopo un lungo sonno, di non essere in grado di capire se
si è ancora in vita o si e appena oltrepassato il limite.
Se la morte attua un cesura della vita, dando il via ad una nuova forma di esistenza
immateriale, ad una dimensione misteriosa di non-essere, per la giovane donna non c’era
stato alcun evento prodigioso che avesse potuto segnare il passaggio dalla vita alla morte.
Aveva continuato a galleggiare inerte sul mare piatto e irremovibile degli anni, senza essere
sfiorata dalle onde nostalgiche che tornano a riva, né da quelle impetuose che trascinano al
largo. Se dunque non era morta, la sensazione di non sentirsi viva poteva essere spiegata
soltanto prendendo in considerazione l’eventualità di non essere mai venuta al mondo.
Cullandosi in un limbo fuori dallo spazio e dal tempo, fino a quel momento si era soltanto
illusa di aver vissuto.
In passato, era capitato che il suo cuore fosse stato acceso dai flebili scoppiettii di immaturi
sentimenti, ma nessuna di quelle scintille aveva illuminato la sua vita con i colori sciabordanti
di un’aurora boreale. Aveva finito per sentirsi spenta, ormai incapace di provare sensazioni
di calore e dolce serenità. Sapeva di avere amore da offrire, da offrire in cambio di nulla, ma
anche quella convinzione era ormai sopita sotto una spessa coltre di neve. Riusciva a provare
soltanto un torpore che le tarpava le ali dell’anima. Aveva bisogno di un amore che le urlasse

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