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Amore sordo.pdf


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contro quanto quell’amore stesso avesse bisogno di lei per poter sopravvivere. Aveva
bisogno di una violenta scossa che la riportasse, o meglio portasse, in vita.
La grande casa dei bisnonni era come lei. Tra le sue mura aveva albergato la vita, aveva
respirato la gioia; aveva oziato l’amore, aveva giaciuto la morte, e ora era che una casa vuota
e desolata, colma di soli mobili crepitanti e delimitata da pareti muffite. E lei se ne stava lì,
cullata dal fruscio delle chiome arboree, accarezzata dai freddi aliti dell’autunno, abbandonata
alle maree della natura.
Il suo rifugio era quella casa antica, nella quale ristagnava un forte odore di umidità.
Sorgeva nel nulla di un boschetto collinare, distante circa settanta chilometri dalla città in cui
la giovane donna era nata e cresciuta, e dove lavorava instancabilmente, senza tregua,
affaccendandosi fino al limite delle sue possibilità, pur di non affrontare le oscurità della sua
mente.
Uscì sul porticato, chiudendosi la porta alle spalle. Roteò la chiave nella serratura in una
sola mandata, poi la infilò in una tasca minuscola celata dai ricami dell’abito. Scese i pochi
gradini della scaletta in legno che separava la verandina dal terreno umido. Soltanto all’ultimo
gradino, nel momento in cui poggiò la punta del piede destro sul terreno scivoloso, si rese
conto di essere senza scarpe.
Compì un involontario movimento, come per risalire i gradini al fine di recuperare le
calzature, quindi cambiò idea, e si fermò. Il piede era ormai già sporco di fanghiglia; il suo
intento era quello di raggiungere il laghetto che sorgeva a pochi metri da quella
fantasmagorica abitazione, dunque pazienza, avrebbe risciacquato i piedi una volta giunta a
destinazione. Colta da un attacco della sua indecisione cronica, piantata sull’ultimo gradino,
e poggiato il peso su un piede solo come uno spaventapasseri, si ritrovò la testa invasa da
una raffica di pensieri effimeri. Avrebbe sciacquato i piedi al fiume, ma li avrebbe sporcati di
nuovo sulla via del ritorno. Allo stesso tempo non aveva voglia di sporcare il porticato e
l’ingresso della casa, né aveva intenzione di saltellare come una ranocchia sul piede sinistro
fino alle scarpe. Cosa fare? Continuò a fissarsi gli arti inferiori, infine rinunciò a proseguire
in quell’assurdo e futile monologo mentale. Titubante, mise giù anche l’altro piede.
Il contatto tra la pelle delle piante, formicolanti dal fresco autunnale, e quel terreno
umidiccio, inizialmente diede vita ad una sensazione di fastidio e disagio, facendole scorrere
un leggero brivido lungo la schiena e sulla parte posteriore delle gambe. Iniziando a muovere
passi incerti, ma regolari, uno dopo l’altro, presto si abituò alla consistenza e alla temperatura

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