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Amore sordo.pdf


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del suolo; dovette mantenere un’attenzione vigile e costante, al fine di evitare i ciottoli non
levigati, disseminati lungo tutto il percorso.
La giovane donna prese a guardarsi intorno, domandandosi fin dove si estendesse la
proprietà relativa alla casa, dunque fin dove potesse sentirsi padrona delle briciole silenziose
di natura che danzavano davanti ai suoi occhi: gli alberi infreddoliti, i rami scricchiolanti, le
foglie morenti.
Iniziò ad intravedere i flebili raggi del sole al suo crepuscolo, che scivolavano sullo
specchio d’acqua verso cui era diretta. Gli argini del lago erano irregolari; vi erano punti in
cui il terreno era sopraelevato, e sui bordi della conca d’acqua la profondità era già notevole.
Naturalmente vi erano tratti in cui era possibile entrare gradualmente e in sicurezza in quelle
acque pacifiche, e dove il suolo fangoso, che in quei punti simulava la battigia di una piccola
spiaggia, concedeva spazio all’acqua con la lentezza di una macchina per lo zucchero filato.
Trascinò i piedi infangati fino a una dolce mezzaluna di sponda lacustre, dove l’acqua le
sfiorava appena la caviglia. Un nuovo brivido le scivolò lungo la schiena. L’acqua era gelida.
La giovane irrigidì le gambe, spostandole in blocco, imitando il moto di un’asticella di
metronomo capovolta, in modo da pulire approssimativamente i piedi.
Si guardò intorno, cercando di imprimere nella mente ogni dettaglio di quel dolce
paesaggio. Il lago non era molto ampio e, dal punto in cui si trovava, riusciva a mantenere la
vista su gran parte dei suoi confini. Gli alberi del bosco costeggiavano lo specchio d’acqua,
celando quella piccola oasi allo sguardo di chiunque non fosse a conoscenza della sua
esistenza. Il sole era sempre più basso nel cielo, e i raggi che poco prima galleggiavano beati
sul pelo dell’acqua, si erano completamente inabissati.
«Ciambella» pensò la giovane donna. «Questo bosco è una ciambella. Fitto di alberi nel
circolo esterno, ma nel suo cuore, al di sopra di questo laghetto, c’è soltanto il cielo. Mi trovo
nel buco di una ciambella».
Un minuscolo stormo di appena cinque o sei esemplari di uccelli, ai quali la giovane donna
non sapeva attribuire un nome, si librò d’improvviso dalla chioma di un albero sempreverde,
attraversando lo spazio di cielo aperto che sovrastava il lago. La velocità dell’evento la fece
sobbalzare ed estrasse di riflesso i piedi dall’acqua, indietreggiando di qualche passo, con
goffaggine e rapidità. Non riuscendo ad accorgersi in tempo di un tronchetto d’albero che
giaceva sul suolo, grande quanto un busto umano, vi capitombolò sopra senza la possibilità
di riparare la caduta con le mani. Fracassò il fondoschiena sul terreno bagnaticcio e fangoso,
lasciandosi andare a uno scroscio di versi poco femminili, quasi animaleschi. La prima

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