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Un libro in una notte sopportabile
O’Brien sollevò la mano sinistra, tenendo il pollice nascosto e le quattro
dita tese. “Quante sono le dita che tengo alzate, Winston?” “Quattro”.“E
se il Partito dice che le dita non sono quattro ma cinque, quante sono?”
“Quattro”. La parola terminò con un rantolo di dolore. (..) “Quante dita
sono, Winston?” “Cinque! Cinque! Cinque!” “No, Winston, è inutile. Tu
stai mentendo, tu credi ancora che siano quattro”. (...) “Quattro.
Immagino che siano quattro. Ne vedrei cinque, se potessi. Sto cercando
di vederne cinque”. (...) “Che cosa preferisci, persuadermi che ne vedi
cinque o vederne veramente cinque?” “Vederne veramente cinque”.
“Ricominciamo” disse O’Brien. (....) “Lo sai per quale motivo portiamo
le persone in questo posto?” “Per farle confessare”. “No, non è questo il
motivo. Riprova”. “Per punirle”. “No!” gridò O’Brien. “No! Certo non
allo scopo banale di estorcerti una confessione o di punirti. Tu sei qui
perché vogliamo curarti, per farti riacquistare la ragione! Ma lo vuoi
capire, Winston, che nessuno di quelli che cadono in mano nostra esce di
qui senza essere stato guarito? L’unica cosa che ci sta a cuore è il
pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li
cambiamo”.
1984
Questo libro nasce nel periodo peggiore della mia vita. Iniziai a
scriverlo, e oggi so che ce ne saranno altri, dopo un buio che poteva
essere definitivo, ma non lo fu. Un buio calato dopo aver toccato il
vulnus peggiore che si possa incontrare in un percorso analitico: il
deragliamento delle assi portanti di un trattamento riabilitativo, ondate
controtransferali, parole censurate. Questo libro ribadisce il valore
fondante della scrittura, come elemento vitale, capace di elevare l'animo,
facendogli oltrepassare le peggiori trappole create dagli uomini. Non
appena lo terminai capii che scrivere ti mette al riparo dal diventare una
carogna, testimonia che tu e quei fatti, quei momenti, quelle persone,
eravate vicini quel giorno. Scrivere è una pietra miliare che nessuno
legge per decenni. Una pietra che poi ti ritrovi quando credevi di aver
perso memoria di quel tempo oscuro. L'incontro con l'analisi fallace
determinò un buio che si andava progressivamente allargando. La
scrittura assolse ad una funzione fondamentale divenendo un tenace
punto di sutura, prima che arrivassero l'amore e la paternità. Dovetti
scegliere in fretta. Il gorgo nel quale stavo precipitando era letale perchè
non era reale. Non era il frutto di un addio, di un distacco. Non di una
perdita, nè di un lutto. Non presupponeva un oggetto perso, non anelava
ad una riconquista. Era l'indicibile male della perdita di un non luogo, di
una posizione fittizia. Le rovine di un castello inesistente poggiato su