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Titolo: 17253/2016
Autore: iweb

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Civile Sent. Sez. L Num. 17253 Anno 2016
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: AMENDOLA FABRIZIO

SENTENZA
sul ricorso 12010-2C15 proposto da:
ECOLOGIA OGGI S.P.A. P.I. 00897240792, in persona del
legale

rappreentanLe pro tempore,

elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CHIANA 48, presso lo studio
dell'avvocato ANTOMO PILEGGI, che la rappresenta
difende uniLdmente ,ill'avvocato FRANCESCO BEVILACQUA,
2016

giusta delega :n
- ricorrente -

1993
contro

PORCO FRANCEI000 C.
domiciliato in ROMA,

PRCVNIC82D13D0861, elettivamente
CIRCONVALLAZIONE CLODIA 5,

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Data pubblicazione: 23/08/2016

presso lo sLudi• dell'avvocato GIUSEPPE NATOLI,
rappresentata e dif ,.2sa dall'avvocato CARLO PAGLIARO,
giusta deleqd in ari;
controricorrente

-

avvcrso la .seritenza n. 364/2015 della CORTE D'APPELLO

10A3/2014;
udft.a la

Irc.

l Ila causa svolta nella pubblica

udienza del 1 /05/2216 dal Consigliere Dott. FABRIZIO
AMENDOLA;
udito l'Avvocato PIIEWI ANTONIO;

udito l'Avvondo PALATA MAURO per delega verbale
Avvocato

PR O PRL!

udito il P.M. in purs•na del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PAOI.J, MASTROBERARDINO, che ha concluso
per il rigetto dei ricorso.

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

di CATANZARD, depnsata i1 06/03/2015 r.g.n.

R.G. n. 12040/2015

Svolgimento del processo

1.— Con sentenza del 6 marzo 2015 la Corte di Appello di Catanzaro, in
riforma della pronuncia di primo grado emessa all'esito del procedimento regolato

Francesco Porco in data 3 agosto 2012 e condannato la Ecologia Oggi Spa a
reintegrarlo nel posto di lavoro ed a pagare una indennità commisurata all'ultima
retribuzione globale dal recesso all'effettiva reintegrazione, oltre contributi,
accessori e spese.
Innanzitutto la Corte territoriale, diversamente dal primo giudice, ha
considerato che il lavoratore non fosse incorso nella decadenza giudiziale prevista
dall'art. 32 della I. n. 183 del 2010 per avere depositato il ricorso giurisdizionale
oltre il sessantesimo giorno dalla scadenza del termine di venti giorni decorrente
dal ricevimento della richiesta di conciliazione da parte della società; ha ritenuto,
infatti, che la questione dell'irrilevanza della richiesta del tentativo di conciliazione
difforme dal modello legale era deducibile nella fase di opposizione del rito
previsto dalla I. n. 92 del 2012 e che detta richiesta, in quanto inviata "a mezzo
fax ossia con una modalità diversa da quelle espressamente previste dall'art.
410, co. 5, c.p.c. (consegna o spedizione con raccomandata con ricevuta di
ritorno)", non potesse ritenersi idonea ad instaurare la relativa procedura,
rimanendo priva di effetti ai fini del regime decadenziale relativo all'impugnazione
giudiziale del licenziamento che, dunque, risultava esercitata tempestivamente
nel termine unico applicabile di 180 giorni dalla scadenza di quello stabilito per
l'impugnativa stragiudiziale.
Nel merito la Corte di Appello, valutato il materiale probatorio, ha ritenuto
insussistenti gli addebiti contestati al Porco.

2.— Per la cassazione di tale sentenza Ecologia Oggi Spa ha proposto ricorso
affidato a tre motivi. Francesco Porco ha resistito con controricorso. La società
ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. ed il suo procuratore, all'udienza
pubblica, ha presentato brevi osservazioni per iscritto sulle conclusioni del
sostituto procuratore generale a mente dell'art. 379, u.c., c.p.c..

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

dalla I. n. 92 del 2012, ha annullato il licenziamento intimato per giusta causa a

R.G. n. 12040/2015

Motivi della decisione

3.— 1 motivi di ricorso possono essere sintetizzati come di seguito.
Con il primo si denuncia violazione e falsa applicazione dell'art. 1, co. 51,1. n.

irrilevanza della richiesta di tentativo di conciliazione in quanto difforme dal
modello legale ... certamente deducibile nella fase di opposizione".
Con il secondo motivo si denuncia violazione o falsa applicazione dell'art. 410,
cc. 5, c.p.c. e dell'art. 38, co. 1, DPR n. 445 del 2000, in relazione all'art. 6, co.
2, I. n. 604 del 1966, per avere la Corte territoriale considerato "tamquam non

esset la richiesta di tentativo di conciliazione inviata in data 20 settembre 2012
dall'organizzazione sindacale UGL per conto del lavoratore, in quanto
pretesamene difforme dal modello legale previsto dall'art. 410, co. 5, c.p.c.,
essendo stata la stessa portata a conoscenza del datore di lavoro e della
commissione di conciliazione non mediante raccomandata, bensì a mezzo fax".
Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 18
della I. n. 300 del 1970, 2119 c.c., 3 I. n. 604 del 1966, 39, co. 1, CCNL per i
dipendenti da imprese e società esercenti servizi ambientali, nonché omesso
esame circa un fatto decisivo per il giudizio.

4.—

Per il suo carattere pregiudiziale e potenzialmente assorbente deve

essere esaminato il secondo motivo di ricorso.
Con esso si censura la sentenza impugnata nella parte in cui, in difformità da
quanto statuito in entrambi le fasi del giudizio di prime cure, non ha ritenuto il
lavoratore decaduto dall'impugnativa di licenziamento proposta.
La Corte territoriale, infatti, ha rilevato che "la richiesta (ndr. di conciliazione)
è stata portata a conoscenza del datare di lavoro e della commissione di
conciliazione ... a mezzo fax ossia con una modalità diversa da quelle
espressamente previste dall'art. 410, co. 5, c.p.c. (consegna o spedizione con
raccomandata con ricevuta di ritorna)"; ha reputato "che la previsione dell'art.
410, co. 5, c.p.c. esclude la possibilità dì ricorrere a forme di comunicazione
diverse da quelle ivi indicate"; ha ritenuto che "l'inosservanza di tali forme fa sì
che la richiesta di conciliazione non possa ritenersi idonea ad instaurare la
relativa procedura e rimane priva di effetti ai fini del regime decadenziale relativo

2

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

92 del 2012, per avere la sentenza impugnata ritenuto "la questione della

R.G. n. 12040/2015

all'impugnativa giudiziale del licenziamento che, nella specie, risulta esercitata
tempestivamente nel termine, unico applicabile, di 180 giorni dalla scadenza di
quello stabilito dalla legge per l'impugnativa stragiudiziale".
Parte ricorrente invece sostiene che la trasmissione a mezzo fax, sebbene non
espressamente prevista dall'art. 410, co. 5, c.p.c., avrebbe dovuto essere

scopo. Si evidenzia come "sia stato lo stesso lavoratore ad inviare, tramite la
propria organizzazione sindacale di appartenenza, la richiesta del tentativo di
conciliazione a mezzo fax, e come lo stesso lavoratore, con la qualificata
assistenza del proprio difensore e della suddetta organizzazione sindacale, abbia
mostrato piena consapevolezza di avere, in aggiunta all'impugnativa
stragiudiziale del licenziamento, avviato un valido ed efficace tentativo di
conciliazione (come risulta dalla stessa lettura del ricorso introduttivo del
giudizio), esponendosi alle relative conseguenze in termini di decorrenza dei
termini di impugnazione e di relativa accelerazione". Si sottolinea che anche l'art.
38, co. 1, del DPR n. 445/2000 prevede tale possibilità di comunicazione a mezzo
fax nei confronti delle pubbliche amministrazioni.
Il Collegio giudica il gravame fondato.
Pacifici i dati della sequenza temporale rilevanti ai fini del decidere.
Il licenziamento è del 3 agosto 2012.
E' stato stragiudizialmente impugnato il 10 settembre 2012.
Il tentativo di conciliazione inviato a mezzo fax è pervenuto alla società in
data 20 settembre 2012.
Il ricorso giudiziale è stato depositato in data 11 febbraio 2013.
Opportuno rammentare in diritto il testo pro tempore vigente dell'art. 6 della
I. n. 604 del 1966, come sostituito dall'art.32, co. 1, I. n. 183 del 2010, che
commina la decadenza di cui si discute:
"1. Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro
sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero
dalla comunicazione, anch'essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale,
con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà
del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto
ad impugnare il licenziamento stesso.
2. L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di
centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in

3

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

ritenuta equipollente, anche perché valida ed idonea al raggiungimento dello

R.G. n. 12040/2015

funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della
richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di
produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la
conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo
necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a

Come è stato rilevato (Cass. n. 22824 del 2015), la norma, nel modificare
l'art. 6 della 1. n. 604 del 1966, ha sostanzialmente creato una nuova fattispecie
decadenziale, costruita su una serie successiva di oneri di impugnazione
strutturalmente concatenati tra loro e da adempiere entro tempi ristretti.
L'ipotesi ordinaria — stante la facoltatività del tentativo di conciliazione - è
quella del lavoratore che, dopo aver comunicato al datore di lavoro l'atta di
impugnativa del licenziamento, proponga direttamente il ricorso al giudice: in tal
caso, deve rispettare il suddetto termine di 180 giorni.
Ma il lavoratore può liberamente scegliere di percorrere un'altra strada per
impedire l'inefficacia dell'impugnazione stragiudiziale, alternativa alla prima.
Può far seguire detta impugnazione, sempre entro il termine di 180 giorni,
"dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o
arbitrato".

In tal caso, però, il lavoratore soggiace ad un ulteriore incombente in caso di
esito negativo del componimento stragiudiziale: deve depositare il ricorso al
giudice "a pena di decadenza entra sessanta giorni" dal rifiuto o dal mancato
raggiungimento dell'accordo necessario all'espletamento della conciliazione o
dell'arbitrato.
Non è qui in discussione che alla richiesta del tentativo di conciliazione non
abbia fatto seguito il deposito del ricorso giudiziale del Porco nel rispetto del
termine di 60 giorni dallo spirare del termine di 20 giorni dal ricevimento della
copia della richiesta da parte della società senza che quest'ultima abbia
depositato in commissione la memoria di cui all'art. 410, co. 7, c.p.c., lasciando
così libera "ciascuna delle parti di adire l'autorità giudiziaria".
Piuttosto si controverte se, nella previsione normativa della "comunicazione
alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato", possa
rientrare anche una comunicazione effettuata a mezzo fax ovvero, come invece
ritenuto dalla Corte territoriale, se una tale modalità di comunicazione renda

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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

pena di decadenza entro sessanta giorni dai rifiuto o dal mancato accordo."

R.G. n. 12040/2015

l'atto stesso radicalmente inidoneo ad instaurare la relativa procedura,
disinnescando il meccanismo decadenziale.
L'assunto dei giudici d'appello non può essere condiviso.
Dirimente rilevare che la lettera dell'art. 6, comma 2, I. n. 604/66 citato,
parla semplicemente di "comunicazione alla controparte", senza prescrivere

Sufficiente, dunque, l'idoneità dell'atto a raggiungere il suo scopo ed il piano
d'indagine è esclusivamente quello di verificare, dal punto di vista probatorio, se
comunicazione vi sia stata ed in che tempo: nella specie anche per la sentenza
impugnata è acquisito che la richiesta di tentativo di conciliazione è pervenuta
alla società il 20 settembre 201.2, sebbene sia stata ritenuta inidonea solo perché
inviata a mezzo fax.
Vero è che, a mente dell'art. 410, comma 5, c.p.c., "copia della richiesta del
tentativo di conciliazione deve essere consegnata o spedita con raccomandata
con ricevuta di ritorno a cura della stessa parte istante alla controparte".
Tuttavia, una volta sancito che il comma 2 dell'art. 6 citato non prescrive
specifiche modalità di comunicazione a pena di validità od efficacia, la ricezione a
mezzo fax può essere considerata del tutto equipollente alla "consegna" di cui
all'art. 410, co. 5, c.p.c., anche per la risolutiva considerazione che la parte che
ha utilizzato una modalità di comunicazione difforme dallo schema legale non può
certo giovarsi della difformità cui ha dato causa.
Non rileva a tal fine che la richiesta del tentativo di conciliazione in contesa
sia stata inviata dall'UGL, atteso che proprio ai sensi dell'art. 410, comma 1,
c.p.c., il tentativo di conciliazione può essere promosso dal lavoratore "anche
tramite l'associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato"; dalla
sentenza impugnata - che non ha posto in dubbio tale aspetto - come dal
controricorso (pagg. 2 e 5) emerge pacifico trattarsi di "organizzazione sindacale
alla quale aderisce il lavoratore".

5.— Conclusivamente deve essere accolto il secondo motivo di ricorso e,
assorbiti gli altri, la sentenza impugnata va cassata. Non essendo necessari
ulteriori accertamenti, in quanto il Porco è incorso nella indicata decadenza, la
causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell'impugnativa di
licenziamento proposta con ricorso depositato in data 8 febbraio 2013 nei
confronti della Ecologia Oggi Spa.

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

specifiche modalità che ne condizionino la validità o l'efficacia.

J 4

R.G.

n. 12040/2015

Considerata l'assoluta novità della questione, che ha anche dato luogo ad
alterne pronunce nelle rasi di merito, sussistono le condizioni per compensare
integralmente le spese dell'intero giudizio.

P.Q.M.

t LeL:

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorgké, in relazione al motivo accolto,
cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l'impugnativa di
licenziamento proposta da Francesco Porco; compensa le spese dell'intero
giudizio.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 11 maggio 2016

Il co sigliere est.

Il Presidente

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

j


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