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Titolo: 15211/2016
Autore: iweb

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Civile Sent. Sez. L Num. 15211 Anno 2016
Presidente: VENUTI PIETRO
Relatore: BERRINO UMBERTO

SENTENZA
uJ

rieero 29441-2014 proposto da:

CONCORDE S.P.A. cf. 01626981201, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA VALADIER 53, presso lo
studio dell'avvocato GIAMPAOLO ROSSI, che la
rappresenta e difende unitamente all'avvocato TOMMASO
2016

TOMMESANI, giusta delega in atti;
- ricorrente -

1134

contro

PUPPIN

ALESSANDRO

C.E.

PPPLSN64TI8F205D,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEGLI

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Data pubblicazione: 22/07/2016

AMMIRAGLI 46, presso lo studio dell'avvocato CIANLUCA
CAPUTO, che lo rappresenta e difende unitamente
all'avvocato CARLO ANDREA GALLI, giusta delega in
atti;
- controricorrente

-

D'APPELLO di BOLOGNA, depositata il

14/10/2014 R.G.N.

679/2014;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 16/03/2016 dal Consigliere Dott. UMBERTO
BERRINO;
udito l'Avvocato ROSSI GIAMPAOLO;
udito l'Avvocato CAPUTO GIANLUCA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. GIANFRANCO SERVELLO che ha concluso
per l'inammissibilità o in subordine rigetto4iCo.

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

avverso la sentenza n. 1414/2014 della CORTE

Svolgimento dei processo
Si controverte del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato il
28/6/2012 dalla società Concorde s.p.a. a Puppin Alessandro.
Il Tribunale di Bologna ha integralmente confermato l'ordinanza emessa all'esito della
fase sommaria attraverso la quale era stata dichiarata l'illegittimità del licenziamento
per insussistenza del giustificato motivo oggettivo.

reclamo della società dopo aver escluso, ai fini della verifica del requisito
dimensionale, che la sede di lavoro del Puppin, coincidente con la sua abitazione in
Milano, fosse distinta dalla sede aziendale in Argelato (Bologna) e dopo aver accertato
che la reclamante società aveva allegato in giudizio, a sostegno del provvedimento di
recesso, la circostanza della ristrutturazione della rete commerciale, mentre nell'atto
di licenziamento era stata indicata la diversa causale della previsione dei risultati
negativi dell'andamento commerciale dell'azienda e del mercato.
Per la cassazione della sentenza ricorre la società Concorde s.p.a. con quattro motivi,
illustrati da memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c.
Resiste con controricorso Puppin Alessandro.
Motivi della decisione
1. Col primo motivo, formulato per violazione delle norme di cui agli artt. 2103,
comma 1, parte 3 cod. civ. e 35, comma 1, legge 20.5.1970 n. 300, la ricorrente
solleva la questione dell'incidenza della singola unità produttiva, coincidente nella
fattispecie con l'abitazione del lavoratore in luogo diverso da quello della sede
aziendale, ai fini della sussistenza del requisito dimensionale dell'impresa, necessario
per l'applicazione della tutela reale invocata dalla controparte.
In particolare si contesta l'esclusione, da parte della Corte d'appello, della
riconoscibilità di un'unità produttiva della società Concorde s.p.a., quale quella
utilizzata dal Puppin, staccata e distinta dalla sede aziendale, oltre che la rilevata
mancanza di operatività della suddetta unità nella zona di appartenenza di
quest'ultimo per ritenuta insussistenza del dedotto requisito di autonomia. In pratica,
si sostiene che la Corte territoriale avrebbe offerto un'interpretazione errata del
concetto di unità produttiva ex artt. 2103, comma 1, parte 3 cod. civ. e 35, comma 1,
I. n. 300/70, in quanto non avrebbe considerato che si era in presenza di
un'articolazione aziendale caratterizzata da indipendenza tecnica ed amministrativa,
così pervenendo erroneamente al riconoscimento del requisito dimensionale per
l'applicazione della tutela reale nella formulazione anteriore alla legge n. 92/2012,
mentre questa sarebbe stata esclusa una volta individuata esattamente per il Puppin
un'unità produttiva coincidente con la sua zona di operatività e, quindi, diversa dalla

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Con sentenza del 7/10 - 14/10/2014, la Corte d'appello di Bologna ha respinto il

ede della società Concorde s.p.a. di Argelato - frazione Funo. Al riguardo la difesa
della ricorrente fa presente che il Puppin svolgeva continuativamente per conto della
società, che si occupava della commercializzazione di prodotti di telefonia mobile ed
accessori, l'attività commerciale nell'ambito di una zona geografica identificabile
nell'area milanese nella quale avevano sede sia i fornitori che i clienti, mentre il
medesimo operava sporadicamente presso i locali della sede societaria in Argelato.

Invero, l'indirlizzo di legittimità richiamato nell'impugnata sentenza, è nel senso che
agli effetti della tutela reintegratoria del lavoratore ingiustamente licenziato, per unità
produttiva deve intendersi non ogni sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto
dell'impresa, ma soltanto la più consistente e vasta entità aziendale che
eventualmente articolata in organismi minori, anche non ubicati tutti nel territorio del
medesimo comune, si caratterizzi per condizioni imprenditoriali di indipendenza
tecnica e amministrativa tali che in essa si esaurisca per intero il ciclo relativo ad una
frazione o ad un momento essenziale dell'attività produttiva aziendale. Ne consegue
che deve escludersi la configurabilità di un'unità produttiva in relazione alle
articolazioni aziendali che, sebbene dotate di una certa autonomia amministrativa,
siano destinate a scopi interamente strumentali o a funzioni ausiliarie sia rispetto ai
generali fini dell'impresa, sia rispetto ad una frazione dell'attività produttiva della
stessa.(v. in tal senso Cass. sez. lav. n. 19837 del 4/10/2004 e Cass. sez. lav. n.
19614 del 26/9/2011)
Si è, altresì, precisato (Cass. sez. lav. n. 7989 del 21/5/2012) che "in tema di
licenziamento individuale, ai fini dell'accertamento del requisito dimensionale richiesto
per l'applicabilità dell'art. 18 stat. Lav., ove un'articolazione aziendale sia priva di
autonomia, il numero dei relativi dipendenti va sommato a quello dei lavoratori
operanti presso la unità produttiva a cui la medesima fa capo, anche se ubicata in
altro comune."
Orbene, la Corte territoriale non si è discostata da tali principi allorquando, con
giudizio di fatto insindacabile in questa sede, ha ritenuto che il reclamo non conteneva
elementi fattuali trascurati dal primo giudice nel pervenire al convincimento
dell'insussistenza di un'autonomia produttiva presso l'abitazione del Puppin rilevante ai
fini dell'applicazione della norma di cui all'art. 35 della legge n. 300/70.
2. Col secondo motivo la ricorrente lamenta, ai sensi dell'art. 360 n. 5 c.p.c, l'omesso
esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti con
riferimento al rimborso delle spese in occasione delle presenze del Puppin ad Argelato
- frazione Funo, circostanza, questa, che sarebbe emersa dalle risultanze istruttorie
che avrebbero consentito, altresì, di appurare che non esisteva presso la sede della

2

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Il motivo è infondato.

ocietà, sita in quest'ultima località, un ufficio dedicato al predetto lavoratore il quale
veva, invece, la disponibilità di un'attrezzatura aziendale a Milano finalizzata
all'espletamento dell'attività lavorativa, con la conseguenza che tali elementi erano
idonei e sufficienti ad identificare una unità produttiva della società Concorde s.p.a.
distinta dalla sede aziendale di Argelato - frazione Funo e priva del requisito numerico
ex art. 18 I. 20.5.1970 n. 300.

Anzitutto, corre obbligo rilevare che lo stesso, benché impostato come vizio di
motivazione contiene, in realtà, una riproposizione del vizio di violazione di legge di cui
alla prima censura nel momento in cui finalizza la specifica doglianza dell'omesso
esame della questione di fatto del rimborso spese alla soluzione della questione
giuridica della ritenuta insussistenza di un'unità produttiva autonoma in Milano ai fini
della configurazione del dibattuto requisito dimensionale, a sua volta necessario per
l'applicazione della tutela reale.
Tra l'altro, per quel che concerne il vizio motivazionale, va ricordato che, con la
sentenza n. 8053 del 7/4/2014 delle Sezioni Unite di questa Corte, si è precisato che
l'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato dall'art. 54 del dl. 22
giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell'ordinamento
un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all'omesso esame di un fatto
storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli
atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia
carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito
diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni
degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il
ricorrente deve indicare il "fatto storico", il cui esame sia stato omesso, il "dato",
testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il "come" e il "quando" tale fatto
sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua "decisività", fermo
restando che l'omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di
omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato
comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato
conto di tutte le risultanze probatorie.
Pertanto, nel sistema l'intervento di modifica dell'art. 360 c.p.c., n. 5 comporta
un'ulteriore sensibile restrizione dell'ambito di controllo, in sede di legittimità, del
controllo sulla motivazione di fatto. Invero, si è affermato (Cass. Sez. Un., 7 aprile
2014, n. 8053) essersi avuta, con la riforma dell'art. 360 c.p.c., n. 5, la riduzione al
minimo costituzionale del sindacato sulla motivazione in sede di giudizio di legittimità,
per cui l'anomalia motivazionale denunciabile in questa sede è solo quella che si

3

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Il motivo è inammissibile.

••■

amuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante e attiene all'esistenza della
motivazione in sé, come risulta dal testo della sentenza e prescindendo dal confronto
con le risultanze processuali, e si esaurisce, con esclusione di alcuna rilevanza del
difetto di sufficienza, nella mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e
grafico, nella motivazione apparente, nel contrasto irriducibile fra affermazioni
inconciliabili, nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile.

attività produttiva presso l'abitazione del Puppin, rilevante ex art. 35 della legge n.
300/70, non è affetta da alcuna di queste ultime anomalie, avendo il giudice d'appello
espresso in modo chiaro e comprensibile i motivi a sostegno del suo convincimento
sulla insussistenza del predetto requisito ai fini della verifica del requisito dimensionale
dell'impresa.
3. Col terzo motivo, dedotto per violazione e falsa applicazione dell'art. 2, comma 2,
della legge n. 604/1966, la ricorrente contesta la decisione attraverso la quale la Corte
d'appello ha ritenuto che la sua difesa aveva operato in giudizio una inammissibile
"mutatio libelli" della contestazione rispetto a quella addotta a sostegno dell'intimato
licenziamento attraverso la prospettazione della causale della

"ristrutturazione della

rete commerciale in cui era inserito il lavoratore in dipendenza della modifica del
target di mercato col passaggio dal sistema di vendita ordinario a quello operatori
determinato da andamenti sviluppatisi dal 2008" in luogo di quella della "riduzione in
atto e preventivata del fatturato e riorganizzazione della rete di vendita (a parità ma
con diversa composizione del fatturato)" posta a base del recesso. Ritiene, invece, la
ricorrente che in giudizio erano state dedotte solo circostanze confermative o
integrative che non mutavano l'oggettiva consistenza storica dei fatti addebitati.
Il motivo è infondato in quanto i giudici d'appello hanno ben evidenziato, con
argomentazione logico-giuridica immune da rilievi di legittimità, che sussisteva una
chiara diversità ontologica tra l'ipotesi della riduzione in atto e preventivata del
fatturato e quella della riorganizzazione della rete di vendita, diversità che non poteva
non tradursi in una inammissibile deduzione di ragioni nuove non consentita, in quanto
tale, per il rispetto del principio dell'immutabilità della contestazione.
Invero, in tema di risoluzione del rapporto di lavoro il principio della immutabilità della
contestazione riguarda le circostanze di fatto su cui è fondato il licenziamento e non
già la qualificazione dell'infrazione addebitata al lavoratore e nella fattispecie è stata
adeguatamente posta in rilievo !a differenza sostanziale tra le circostanze di fatto sulla
base delle quali era stato intimato il licenziamento per motivo oggettivo e quelle
esplicitate nel corso della difesa attuata in giudizio, per cui correttamente la Corte di
merito ha rilevato la inammissibilità della relativa deduzione in quanto nuova.

Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Ma è evidente che nella specie la valutazione della insussistenza di un'autonoma

4. Coi quarto motivo la ricorrente denunzia la violazione e falsa applicazione diiiorme
di diritto con riferimento al sindacato giudiziale sul merito della scelta organizzativa ex
art. 3 I. n. 604/1966 dell'impresa in contrasto con la previsione di cui all'art. 30,
comma 1, I. n. 183/2010.
Il motivo è infondato in quanto in base ad un percorso argomentativo logico la Corte
d'appello ha ritenuto che il rigetto del secondo motivo del reclamo, basato sulla

motivo oggettivo, comportava l'assorbimento del terzo, che era incentrato sulla prova
della effettività della ristrutturazione della rete commerciale dovuta alla diversa
incidenza assunta dai canali di vendita ordinaria ed "operatori", circostanza, questa,
che, come si è appena detto, è stata considerata inammissibile in quanto dedotta per
la prima volta in giudizio rispetto ai motivi ricompresi nella sommaria enunciazione
dell'intimato licenziamento, a loro volta ritenuti destituiti di fondamento, per cui
veniva ribadita l'illegittimità di tale provvedimento.
Pertanto, il ricorso va rigettato.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza della ricorrente e vanno
liquidate a suo carico come da dispositivo unitamente al contributo unificato di cui
all'art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del
presente giudizio nella misura di C 4000,00 per compensi professionali e di C 100,00
per esborsi, oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.
Ai sensi dell'art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dei
comma 1-bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma il 16 marzo 2016
Il Presidente

Il Consigliere estensore

Dr. Pietro Venuti

Dr. Umberto Berrino
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CORTE SUPREMA ti CASSAZIGT-2
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

asserita validità delle ragioni illustrate in giudizio a sostegno del licenziamento per


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