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RIPASSI BREVISSIMI
SCAPIGLIATURA (1860-1880)
Movimento ribelle, che nasce e si sviluppa soprattutto a Milano.
I letterati ed i poeti che vi aderiscono sono dei bohèmienne, vivono ai margini della società, cadono
facilmente nell'alcool e nei vizi, molti di loro muoiono giovani.
Letterati e poeti aderenti:
-Giuseppe Rovani (caposcuola della Scapigliatura)
-Emilio Praga
-Carlo Dossi
-Iginio Ugo Tarchetti (celebre per il romanzo introspettivo "Fosca", la femme fatale che incarna il
binomio amore-morte)
-Arrigo Boito (celebre per "Senso", diario autoanalitico della protagonista, la marchesa Livia, da cui
Visconti trasse l'omonima pellicola nel 1954).
Tratti condivisi:
- contrari al tradimento degli ideali del Risorgimento;
- contrari alla tradizione incarnata da Manzoni;
- volontà di svecchiare la letteratura italiana, guardano con favore a quella europea contemporanea
(soprattutto a Charles Baudelaire);
-ricerca del vero oggettivo della realtà, rappresentata negli aspetti più crudi e violenti.
-ricerca altresì del vero soggettivo, attraverso l'indagine nel mistero dell'animo umano (per ciò essi
erano attratti dal paranormale, dall'occulto e dal fantastico).
La Scapigliatura si può riassumere come un misto tra volontà di rinnovamento e disperazione
esistenziale.

GIOVANNI PASCOLI (1855-1912)
Nato a San Mauro di Romagna, rimane orfano di padre appena dodicenne. Al padre, ucciso per
mano ignota il 10 agosto agosto 1867 è dedicata la poesia "X Agosto". L'evento segnerà il poeta per
tutta la vita.
Ricorrente nella sua poesia la figura del nido, simbolo per il poeta del piccolo mondo domestico e
familiare e rifugio dal male degli uomini.
Tema portante della sua poetica è inoltre quello del fanciullino: il poeta, secondo Pascoli, dovrebbe
essere come un bambino dallo sguardo innocente, capace di incantarsi anche di fronte alle piccole
cose, come se le vedesse per la prima volta.
Tratti caratteristici:
Pascoli è un esponente del simbolismo: egli, infatti, utilizza immagini tratte dalla natura per dare
forma a inquietudini, angosce e stati d'animo. Inoltre è molto attento ai suoni (vasto l'uso di
onomatopee), agli accostamenti tra le parole e alla ricerca linguistica (ne è esempio il poemetto
“Italy”, in cui Pascoli riproduce la parlata dei primi immigrati italiani in America – il cosiddetto
broccolino, misto di termini inglesi ed italiani.)
Raccolte poetiche:
Myricae, 1891 – titolo tratto dalla IV Bucolica di Virgilio; dal significato di “tamerice”, questo
allude ad una poesia umile.
Canti di Castelvecchio, 1903
Pascoli non si è mai sposato, ed era inoltre molto legato alle sorelle Ida e Maria (Mariù).

Allievo di Carducci, dopo aver insegnato in diversi licei toscani, ne eredita la cattedra di letteratura
italiana a Bologna, dove muore nel 1912.

GABRIELE D'ANNUNZIO (1863-1938)
Nato a Pescara è, oltre che un grande scrittore, un grande personaggio.
Egli è riuscito a fare della propria vita un'opera d'arte. Dandy, dallo stile eccentrico e ricercato ha
incarnato uno stile, non solo letterario: il dannunzianesimo.
Celebri i suoi molti amori; tra questi va ricordato il sodalizio, anche artistico, con la più grande
attrice dell'epoca, Eleonora Duse, la quale portò sulla scena i drammi teatrali di D'Annunzio.
Numerosi i gesti plateali, come il celebre volo su Vienna del 1918, nel quale D'Annunzio lanciò
sulla città 50.000 manifestini antiaustriaci.
D'Annunzio ha pubblicato moltissimo: romanzi, racconti, tragedie, prose e poesie. Questa furia
vitalistica e creativa conviveva con uno spirito decadente, come decadente è l'animo di Andrea
Sperelli, protagonista (in parte autobiografico) del suo romanzo più importante, “Il Piacere”
(1889).
Tra le raccolte poetiche la più importante è l'”Alcyone” (1903), che contiene “La Pioggia nel
Pineto”, la quale ben rappresenta la sua poesia, dominata dal ritmo e dalla musicalità.
Nell'ultima parte della vita D'annunzio si ritira in una villa sul lago di Garda, il Vittoriale, dove
muore nel 1938.

ITALO SVEVO (1861-1928)
Italo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz) nasce a Trieste in una famiglia agiata.
Dopo l'insuccesso dei primi due romanzi (“Una Vita” e “Senilità”) egli lavora nella ditta del
suocero, commerciante di vernici. E' incoraggiato a pubblicare il terzo romanzo dallo scrittore
irlandese James Joyce, suo insegnante di inglese e amico poi. Il valore di Svevo è finalmente
riconosciuto, anche se tardi.
Egli ha scritto poco, solo tre romanzi, alcuni racconti e alcuni testi teatrali, tuttavia è uno degli
autori più importanti della letteratura italiana.
Il suo capolavoro è “La Coscienza di Zeno” (1923).
Il romanzo racconta i tentativi del protagonista, Zeno Cosini, di liberarsi della sua nevrosi attraverso
la psicanalisi. Questa nevrosi è evidente soprattutto attraverso il vizio del fumo.
Temi importanti del romanzo sono inoltre l'inettitudine, il difficile rapporto con il padre,
l'incapacità di vivere serenamente.
Il romanzo, influenzato dalle teorie di Freud, è narrato in prima persona e racconta ciò che avviene
nella coscienza del personaggio attraverso il monologo interiore.
Muore in un incidente stradale nel 1928.

LUIGI PIRANDELLO (1867-1936)
Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento). La sua vita è costellata da dolori e difficoltà: egli
perde tutti i soldi di famiglia a causa di investimenti sbagliati, la moglie finisce in una clinica
psichiatrica e, negli ultimi anni, egli vive un amore molto tormentato per l'attrice Marta Abba.

Pirandello scrive tantissimo, soprattutto novelle: 256 racconti pubblicati in quindici volumi sotto il
titolo di “Novelle per un Anno” (1922-1937).
Egli ha inoltre scritto alcuni libri di poesie, vari romanzi, moltissimi testi teatrali.
Tema centrale:
Il tema centrale in Pirandello è il conflitto tra realtà e apparenza, ovvero tra natura e forma.
Questo tema è presente in uno dei romanzi più importanti, “Il fu Mattia Pascal”(1904) in cui
l'omonimo protagonista, creduto morto, prova a reinventarsi una nuova identità.
Pirandello raccoglie la sua intera opera teatrale in “Maschere nude”, titolo che rimanda al
problematico rapporto tra identità e ruolo, tra rappresentazione e realtà.
Pirandello è consacrato al teatro con il dramma “Sei personaggi in cerca d'Autore” (1921).
Rappresentato per la prima volta al Teatro Valle di Roma, l'opera è molto fischiata proprio perchè
rompeva nettamente con i canoni teatrali dell'epoca.
Nell'opera i sei personaggi, esseri inventati, cercano una rappresentazione della loro storia negli
attori, i quali sono incapaci di restituire ai personaggi la verità che questi cercano.
“Sei personaggi in cerca d'Autore” fa parte della trilogia del teatro nel teatro, insieme alle opere
“Questa sera si recita a soggetto” e “Ciascuno a suo modo”.
Un altro tema importante in Pirandello è quello dell'umorismo, al quale è anche dedicato un
omonimo saggio, nel 1908. Per Pirandello l'umorismo è lo scarto tra ciò che si fa e come questo è
visto dagli altri; da ciò nasce un “sentimento tra il riso e il pianto”. Nel saggio Pirandello distingue
anche il comico dall'umoristico, definendo il primo “avvertimento del contrario” ed il secondo
come “sentimento del contrario”.
Nel 1934 Pirandello riceve il premio Nobel per la letteratura
Muore a Roma in seguito ad una polmonite, lasciando incompiuto il dramma teatrale “I giganti
della montagna”.

UMBERTO SABA (1883-1957)
Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (scelto in omaggio all'adorata balia Peppa Sabaz)
nasce a Trieste. Questa città ha un ruolo centrale nella sua formazione e nelle sue poesie: Trieste è,
di fatti, spesso protagonista delle sue poesie.
Il tema principale di Saba è la vita, il quotidiano, le piccole cose di ogni giorno (vedi “Goal”,
poesia dedicata al gioco del calcio).
Saba studia Lettere a Pisa; tornato a Trieste, nel 1908 sposa Carolina Wolfer (Lina), protagonista di
alcune poesie.
Proprietario di una libreria a Trieste, durante la seconda guerra mondiale, egli è costretto a fuggire a
causa delle sue origini ebraiche. Saba si rifugia a Parigi, Roma e infine a Firenze, dove stringe
amicizia con Eugenio Montale.
Trasferitosi a Milano, collabora inoltre con vari giornali e riviste. Ormai è un poeta affermato.
Saba non appartiene a nessuna corrente, a nessuna precisa tendenza stilistica.
Nella poesia “Amai” scrive: “mi incantò la rima fiore/ amore,/ la più antica difficile del mondo”.
Si può considerare una dichiarazione di poetica: la poesia di Saba ha infatti l'ambizione di essere
semplice, senza tempo, assoluta.
Al contrario di altri grandi poeti del novecento, ad esempio, egli usa spesso le rime, e non ha paura

di sembrare anacronistico e antico.
L'opera principale è “Il Canzoniere” (prima edizione nel 1921), una vera e propria autobiografia in
versi. Saba ci lavora con diverse edizioni ed aggiornamenti, dal 1921 al 1948. Temi ricorrenti del
Canzoniere sono la sensibilità verso il quotidiano, la malinconia, la ricerca di un rifugio per
l'irrequietezza del cuore.
Tra le prose va ricordato il romanzo d'ispirazione autobiografica “Ernesto”, rimasto incompiuto ed
uscito postumo nel 1975.
Saba muore a Gorizia nel 1957.

GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)
Considerato maestro dell'Ermetismo, Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto, da emigrati italiani.
Studia a Parigi. Allo scoppio della prima guerra mondiale rientra in Italia e si arruola come
volontario; andrà a combattere sul Carso. Il conflitto lo segna molto, ispirandogli alcune delle sue
poesie più celebri ed importanti (tra queste “Soldati” e “San Martino del Carso”).
Queste poesie si trovano nella raccolta “Allegrie di Naufragi” (1919).
Il titolo rimanda alla guerra: anche nella guerra, nel rischio di naufragare si può apprezzare la
bellezza della vita.
La raccolta è composta da molte poesie brevi e brevissime, fatte a volte di un solo verso. Sono
parole dense e assolute. Sono poesie piene di pause e silenzi, senza punteggiatura.
Altre opere:
- “Sentimento del tempo” (1933): il tema principale di questa raccolta è lo scorrere della vita e
l'inquietudine dell'uomo. La sintassi è qui più ricca e articolata.
- “Il dolore” (1947): Ungaretti si confronta con la perdita del figlio Antonietto. Un dolore privato,
straziante, unito al ricordo di un dolore universale, la guerra.
-”La terra promessa” (1950): un poema in cui Ungaretti parla del proprio viaggio nel mondo
attraverso il mito di Enea.
Ungaretti muore per una broncopolmonite, a Milano, nel 1970.

SALVATORE QUASIMODO (1901-1968)
Quasimodo è uno degli autori simbolo dell'Ermetismo. Egli nasce a Modica, in provincia di
Ragusa, ha studiato a Roma e ha vissuto in diverse città (Genova, Firenze, Milano).
Il suo primo libro, “Acque e Terre”, viene pubblicato a Firenze nel 1930.
I temi centrali di questa opera sono il rimpianto dell'infanzia e la condizione di esule, temi che
tornano nei libri successivi, “L'Oboe Sommerso” (1932) e “Ed è subito Sera” (1942).
Un momento di svolta nella poesia di Quasimodo avviene durante la seconda guerra mondiale: la
violenza del conflitto lo sconvolge, gli fa sentire l'esigenza di una poesia diversa, non più limitata
alla dimensione interiore, ma che si apre alle questioni sociali.
Ne sono un esempio le raccolte “Giorno dopo giorno” (1947) e “La vita non è sogno” (1949).
Da questo momento in poi Quasimodo lascia l'Ermetismo alle spalle, ponendosi un nuovo obiettivo:
“rifare l'uomo”, quell'essere umano abbrutito dalla guerra che ha usato scienza e progresso solo per
il potere.

Altri temi ricorrenti nella sua poesia sono la solitudine, la felicità passeggera e la brevità della vita.
Nel 1959 Quasimodo ottiene il premio Nobel per la letteratura.
Muore a Napoli, nel 1968.

EUGENIO MONTALE (1896-1981)
“Non chiederci la parola” è il manifesto poetico di Montale, in cui l'autore parla a nome della sua
generazione di poeti, verso cui non è possibile nutrire l'aspettativa di una parola che restituisca la
verità: “non domandarci la formula che mondi possa aprirti,/ sì qualche storta sillaba e secca come
un ramo./ Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”
“Non chiederci la parola” è tratta dalla prima raccolta poetica di Montale, “Ossi di Seppia” (1925).
Il titolo della raccolta allude all'aridità, della desolazione, al senso di vuoto esistenziale.
Tra le poesie di “Ossi di Seppia” è altresì celebre “Spesso il male di vivere ho incontrato”, che
introduce il tema del male di vivere, ricorrente anche nelle raccolte successive “Le Occasioni”
(1939), “La Bufera e altro” (1956) e “Satura” (1971).
Il linguaggio di Montale è a volte secco ed essenziale, ma ricco di simboli e analogie. Gli oggetti
hanno un ruolo molto importante: per questo si parla di correlativo oggettivo, concetto introdotto
dal poeta T.S. Eliot e che riguarda l'associazione di oggetti a determinate emozioni.
Montale, nato a Genova, ha vissuto tra Firenze e Milano, dove lavora come redattore per il Corriere
della Sera.
Nominato senatore a vita nel 1967, nel 1975 vince il premio Nobel per la letteratura.
Durante la premiazione dichiara di esser lì “perchè ha scritto poesie, un prodotto assolutamente
inutile, ma quasi mai nocivo.”
A Irma Brandeis, con la sigla I.B., è dedicata la raccolta “Le Occasioni”. Montale conosce la
Brandeis nel 1929, quando questa si presenta a Firenze per conoscere il poeta. Tra loro nasce una
storia d'amore, soprattutto epistolare, che porterà Montale a cantarla nelle sue poesie con il
soprannome di Clizia.
Altresì importante è la moglie Drusilla Tanzi, chiamata Mosca, a cui sono dedicate le poesie
contenute nelle prime due sezioni di “Satura”, scritte dopo la morte della moglie avvenuta nel
1963.
Montale muore a Milano nel 1981.


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