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A t t ua l i tà
“Europa e estrema destra” di Eleonora Ferri

Scienze

“Il sogno preistorico” di Marco Carboni

3

The chemistry of babecue” di Carolina Foglietti

9

“Olivier Rousteing” di Sofia Del Bene

5

“Twin Peaks” di Chiara Russo

7

Arte
Cinema
Sport

“L’europeo italiano, tra l’entusiasmo ritrovato e sprazzi di ottimo gioco

IL SOGNO PREISTORICO
Uno dei posti più famosi se si parla di preistoria è sicuramente Lascaux. Il complesso
di grotte nel sud della Francia è stato insignito come Patrimonio dell’ umanità dall’
UNESCO per via dei numerosissimi graffiti datati addirittura 17mila anni fa. Questa
cappella Sistina del Paleolitico, oggi chiusa per consentire il mantenimento delle
opere al suo interno, è formata da varie
sale e cunicoli. In un corridoio chiamato
Abside c’è una pittura rupestre leggermente differente dalle altre, la quale mostra una persona sdraiata pancia all’ aria.

Già da una prima occhiata si vede chiaramente che è un uomo in quanto sta avendo un’ erezione. Vicino a lui c’è un volatile,
un bisonte sventrato e una lancia spezzata,
probabilmente usata per cacciarlo. Sembrerebbe uno dei tanti graffiti ritrovati nelle varie grotte dove i nostri antenati hanno vissuto migliaia di anni fa... ma in realtà non
è così. Questo disegno è probabilmente
la più antica raffigurazione, almeno fino
ad oggi scoperta, di un evento onirico.

Ma come si può essere sicuri di
ciò? Innanzitutto la neuroscienza ci
spiega come l’ erezione sia perfettamente normale e spesso presente durante la fase definita REM (rapid-eye-moviment). Questa parte
del ciclo del sonno è definita anche
paradosso in quanto l’ attività cerebrale è molto simile a quella della
veglia e gli occhi si muovono continuamente. L’ illustre studioso del
sonno Michel Jouvet ci mostra invece l’ altro elemento di spicco e che
conferma questa tesi: il pennuto vicino al corpo. Gli uccelli in tantissime culture antiche e non, simboleggiano
il lavoro mentale di evasione tipico dei nostri pensieri.
Questa cosa ha perfettamente senso: quale azione se
non il sognare ci permette di essere ovunque rimanendo immobili? Anche gli uomini delle caverne devono
avere ipotizzato tale analogia. Come ottimamente spiegato nel libro “Coscienza e cervello” di Dehaene, questo
animale è tipico di molte società che si sono susseguite
negli anni e rappresenta quasi sempre l’ immaterialità.

Gli antichi egizi chiamavano
Ba un uccello con testa umana
che, insieme a molti altri, simboleggiava la natura ultraterrena dell’ uomo. Dopo la morte
questa sorta di volatile avrebbe
dovuto infatti spiccare il volo
alla ricerca dell’ oltretomba.
Nei testi sacri dell’ induismo
(Upànisad) invece l’ anima è
rappresentata da una colomba
che alla dipartita lascia il corpo. La colomba stessa è allo
stesso modo presente anche
nella religione cattolica, atta a simboleggiare prima il
battesimo, poi il collegamento con lo Spirito Santo e
la Trinità. Insomma, c’è di sicuro un filo conduttore che
lega indissolubilmente la visione odierna dell’ immateriale e quella dei nostri progenitori vissuti molto prima
dell’ invenzione della ruota. Lo stesso filo che ancora oggi ci permette di disegnare un uccello in gabbia
come segno di protesta per la mancanza di libertà non
solo fisica, ma anche se non soprattutto di pensiero

.

Marco Carboni

OLIVER ROUSTEING
Come reagisce un brand al passare del tempo e come fa una casa di moda storica come Balmain
ad essere rilevante senza perdere la fiducia dei clienti?
Olivier Rousteing è la risposta.

Olivier parla di storia, futuro, soldi e Social Media.
Definito dal ‘The New Yorker’ il re di Instagram,
Olivier Rousteing è il direttore creativo della maison francese dal 26 aprile 2011, a soli 24 anni.
Il ‘luxury brand’ francese stava attraversando nel
2000 un periodo di forte crisi, rischiando nel
2004 la banca rotta, grazie alla direzione creativa
del giovane designer francese il brand conta un
guadagno triplicato.
Olivier Rousteing rappresenta tutto ciò che c’è
di diverso dai canoni dell’alta moda francese:
sfacciato, prima donna, egocentrico e sempre al
centro dell’attenzione.
Come ci tiene a ribadire in diverse interviste ,egli
non rappresenta la mente creativa della maison,
al contrario Balmain rappresenta Olivier Rousteing.

Gli abiti proposti sono la reincarnazione del suo spirito, del suo essere
giovanile, al passo coi tempi.
Il cambio di direzione del brand ha incluso anche l’utilizzo di Instagram , infatti Rousteing è stato il primo direttore creativo di un
marchio di alta moda a lanciare un suo account personale , permettendogli di avvicinarsi in questo modo ai ‘Balmaincs’.
Nessuno si sarebbe mai aspettato una rivoluzione del genere, ma i
risultati ottenuti sono visibili agli occhi di tutti. Il suo profilo conta 3
milioni di follower, minore solo a Karl Lagerfeld.
Le foto di Olivier ottengono di 50 miliardi di like ,i tag con
il suo nome sono 100 ogni ora. Insomma sembra
esplosa proprio una OlivierMania.

Come è possibile tutto
ciò?

Il designer è stato capace di essere
letteralmente ‘nel posto giusto con
le persone giuste’.

Se analizziamo le fotografie postate da Rousteing, notiamo selfie, primi piani, foto intere con le celebrities del momento: Rihanna, la famiglia Kardashian, Joan Small,
Naomi Campbell e così via. Le foto non
sono solo postate solo dal designer francese, ma vengono condivise dalle stesse donne nei loro profili Instagram,
le quali sono solite a lasciare commenti d’affetto e di amicizia per Rousteing.
La combinazione dei follower dei profili social delle sue modelle raggiunge l’incredibile cifra di 66,313,434,più persone
che l’intera popolazione del Regno Unito.
Vacanze, cene, compleanni che lo stilista condivide con le più Very Important People del momento, le più seguite, le più pagate e osannate.
Le fotografie ci mostrano un ragazzino più
che un direttore creativo, che ama divertirsi ed essere stesso , comportandosi in
maniera assolutamente normale in luoghi
e In compagnia di persone assolutamente
anormali: selfie con baci alla telecamera annessa nei ristoranti più lussureggianti, bevendo i migliori champagne in compagnia di Kim Kardashian e Kanye West,la coppia da milioni di dollari.
Rousteing utilizza Instagram per interagire con la
sua ‘Balmain Army’, una forza armata potente che
include donne internazionalmente famose, di
diverse razze e con diverse origini. Le sue donne
oltre che essere grandi promotrici del brand, indossando quotidianamente i suoi abiti, siedono
in prima fila alle sue sfilate, o sfilano esse stesse.

I rapporti stretti offline vengono poi
esaltati
online
ricordando
quotidianamente al grande pubblico quanto Balmain sia entrato nella cultura pop.
La maison francese Balmain, fondata nel
1942 da Balmain, era conosciuta per lo più
dagli addetti al lavoro, e nonostante avesse
vestito persone dal calibro di Brigitte Bardot,aveva uno stile difficilmente riconoscibile.
Oliver grazie alle sue donne, modelle ma sopratutto amiche fidate, ha fatto si che il nome
del brand diventasse globale e democratico.
Democratizzare Balmain ha significato avviare una strategia di avvicinamento alle persone comuni, che non possono in alcun modo
permettersi un capo della maison francese:
non è indifferente l’ultima collaborazione
con il marchio di fast fashion svedese H&M.
Al fine di ultimare questa strategia, Instagram
non può che essere una buona piattaforma per il designer per fare marketing ovviamente, postando foto e video condivisi per
esprimere la sua persona, le persone con cui
condivide la sua ‘everydaylife’, il suo entuorage formato dalle persone più influenti degli
ultimi anni. L’utilizzo di Instagram però non è
limitato solo a una questione di pubblicità, infatti egli ci tiene a sottolineare in diverse interviste che è il mezzo che permette al designer
di creare un rapporto umano con il mondo.
Il risultato raggiunto è che il nome di
Rousteing è letteralmente sulla bocca di tutti e il mondo Balmain non è
più una gabbia d’oro riservato a pochi.
Sofia Del Bene

Se quando vi chiedono “Qual è la tua
serie TV preferita?”, l’unica risposta che
vi viene in mente è The Lady (che poi
in realtà è una webserie), dell’insuperabile regina del trash Lory Del Santo, forse è il caso di ampliare i vostri orizzonti.
Potrei dilungarmi per ore su quanto The
Lady rappresenti una denuncia alla società moderna, su quanto sia una serie
travolgente, illuminante, che va controcorrente, con dialoghi incredibili che ti lasciano senza fiato ma mi limiterò a invitarvi a guardarla se non l’avete ancora fatto
(anche perché a breve la nostra amata Lory
ci delizierà con la seconda stagione!!!!).
Giusto per darvi un’idea della tipologia di dialoghi, eccone un assaggio:
Segretaria
(con
aria
inquisitoria):
“Mia cara, in che cosa eccelle?”
Aspirante assistente: “Io sono fidanzata. Lui è molto geloso. Si immagini che per venire qui ho dovuto dire che andavo dal dottore!.”

Invece ho deciso di parlarvi di Twin Peaks, anche
perché recentemente è tornata a far parlare di
sé, con l’annuncio della produzione di, ATTENZIONE-ATTENZIONE, una serie revival che verrà
trasmessa probabilmente nel 2016, quindi avete
tutto il tempo di vedere tutte le puntate, se per
qualche strano motivo ancora non l’avete fatto.
I segreti di Twin Peaks (o semplicemente Twin
Peaks, non so perché con le traduzioni in italiano si tende sempre a strafare) è una serie televisiva americana nata dalla genialità
di David Lynch e Mike Frost, girata tra il 1990
e il 1991 (già, è una coetanea di molti di voi!).
Se si pensa ai tempi in cui è andata in onda,
è stata senza dubbio rivoluzionaria rispetto alle serie televisive a lei contemporanee. Nulla togliere a Beverly Hills 90210 o a
Dawson’s Creek, dalle quali si è distinta per
il suo genere così difficile da identificare.
Horror? Giallo? Drammatico? Fantascientifico?
Comico?
Poliziesco?
Romantico?
Una
cosa
è
certa:
è
un
CULT.

!NON CONTIENE SPOILER!

Ma andiamo per gradi:
Innanzitutto, di cosa parla Twin Peaks?
Twin Peaks è ambientata nell’omonima (e fittizia) cittadina
nello stato di Washington dove, apparentemente, regnano la pace e la tranquillità, dove tutti si conoscono, si
rispettano e si vogliono bene, e la vita è una cosa bellissima. Questo fin quando, un giorno, viene trovato il cadavere di una ragazza.
Se avete sentito almeno una volta nella vostra vita nominare Laura Palmer – sì, so che state pensando alla
canzone dei Bastille - ebbene, sappiate è proprio la
studentessa che viene trovata morta a Twin Peaks. Da
questo momento in poi verranno fuori i lati più tenebrosi e inquietanti di questa cittadina di montagna e
dei suoi abitanti, che tutto si rivela essere tranne che
tranquilla.
La trama si sviluppa in maniera abbastanza lineare,
per quanto possa essere lineare una storia fatta di
mille intrecci, segreti, truffe, tradimenti, complotti,
che si scoprono puntata dopo puntata. C’è da
dire che forse, ogni tanto, alcuni sviluppi della
trama sembrano un tantino forzati, ma dobbiamo sempre tener presente che ai tempi in cui è
stata girata non c’erano molti effetti speciali, e
l’unico modo per attirare l’audience era attraverso la storia, rendendola il più strana e complicata possibile. E direi che ci sono riusciti
fin troppo bene. E avendo reso il tutto così
strano ed intricato, i personaggi non potevano ovviamente essere da meno. Infatti di
normale (o banale) non ce n’è nemmeno
uno, neanche per sbaglio. Tanto di cappello a Lynch e Frost che sono riusciti a
caratterizzarli tutti, rendendoli unici per
le loro strane abitudini, i loro pensieri e
le loro azioni, il modo di vestire, di fare
e di parlare.

Non si può non amare, giusto per citarne uno, l’agente speciale dell’FBI Dale
Cooper, interpretato da Kyle MacLachlan, che vi conquisterà con quel suo
modo di fare saggio e goffo nello stesso tempo, il suo umorismo e le sue illuminazioni divine.
Diciamo che non sono proprio l’unica a pensare che questa serie è un cult:
tra il 1990 e il 1992, infatti Twin Peaks ha vinto 3 Golden Globes, 2 Emmy
Awards, 2 Television Critics Association Award, 1 Peabody Award, 1 Artios
Award, 1 Broadcasting Press Guild Award, 1 TP de Oro, 1 Telegatto e 1
Aftonbladet TV Priz.
In sostanza, è una di quelle serie che ti fa esclamare costantemente “Noooo,
ma sul serio?!” “oddio ma questo no dai, non ci posso credere!”, ed espressioni di incredulità simili (nel mio dialetto, “Ua!” sarebbe la parola d’ordine).
E’ davvero davvero difficile descrivere una serie stando attenta a non
spoilerare niente, ma spero di avervi incuriosito abbastanza!
N.B. Se avete un esame importantissimo a breve, vi consiglio di
aspettare di darlo prima di iniziare a vedere Twin Peaks, perché
ogni puntata ti lascia col fiato sospeso, e vi costringe a caricare immediatamente quella successiva anche se sono le 4 di
notte e l’indomani avete lezione alle 9!

Curiosità:

durante i primi mesi di riprese, Jennifer Lynch, figlia
di David, pubblicò un romanzo intitolato Il diario
segreto di Laura Palmer (The Secret Diary of Laura
Palmer), che è appunto il diario in cui Laura racconta sei anni della sua vita. Questo romanzo,
poi, come se non bastasse, fu d’ispirazione
per Fuoco cammina con me (Twin Peaks:
Fire Walk with Me), il film prequel di Twin
Peaks, scritto ovviamente sempre da
David Lynch e Mark Frost, con il nostro
amatissimo Kyle MacLachlan, che
grazie a questo film ha vinto un
Golden Globe, e un apparizione
di David Bowie, che interpreta Phillip Jeffries, un collega
dell’agente Cooper.

Chiara Russo

THE CHEMISTRY OF BARBECUE

E’ estate, le giornate di pioggia primaverili fanno spazio a quelle di sole, le persone invadono le spiagge per godersi il mare e inizia finalmente il periodo... delle grigliate! Non appena
captiamo il profumo nell’aria, le nostre papille
gustative si attivano e il nostro pensiero vola
subito a una succulenta bistecca alla griglia.
Parlando di barbecue non può che venirci in
mente l’America: nel paese a stelle e strisce,
infatti, il BBQ è una vera e propria cultura.
Possiamo imbatterci addirittura nella filosofia

GUSTO E SAPORE

Il carbone bruciando porta alla liberazione dei due fenoli responsabili del gusto e del sapore della carne grigliata: syringol(sinistra) e guaiacol(destra).
Il syringol contribuisce principalmente a dare
l’aroma affumicato e il suo nome deriva da un
glicoside strutturalmente simile chiamato siringina. La siringina è un composto naturale presente nella pianta Serenella
(Syringa vulgaris), più comunemente conosciuta come Lillà; è
una pianta che si può trovare in Europa e nelle Zone Asiatiche.
Il ruolo del guaiacol invece riguarda in particolare il sapore
della carne: è il precursore di numerose essenze che si usano
nella vita di tutti i giorni come ad esempio la vanillina, molto
utilizzato per fare dolci.

del barbecue che si estende dai diversi tipi di griglia alle tecniche di cottura,
alle marinature, custodite gelosamente
dai proprietari, ai metodi di affumicatura.
Esiste anche un’associazione chiamata World
Barbecue Association (WBQA) che riunisce
gli appassionati di tutto il mondo e organizza
eventi tra cui campionati mondiali ed europei.
Vediamo ora qual è la chimica e quali sono i composti che stanno dietro quel delizioso sapore affumicato.

REAZIONE DI MAILLARD:
IL SAPORE DELLA CARNE

Cosa c’è dietro il sapore delizioso delle carni cotte alla griglia? Questa reazione!
La Reazione di Maillard riguarda l’unione di uno zucchero(sinistra) con un amminoacido(destra). Le categorie di amminoacidi e di zuccheri sono numerose,
per questo possono svilupparsi tanti tipi di composti differenti e quindi dare un
sapore diverso alla carne.
Anche la temperatura, l’acidità e il tipo di carne possono influenzare il prodotto
finale. Nell’immagine sottostante possiamo vedere i prodotti finali della Reazione di Maillard.

CARGINOGENICITA’ DEL BARBECUE

Purtroppo c’è anche un’altra faccia della medaglia: durante la grigliatura possono crearsi dei composti carcinogeni.
Quando la carne cuoce sul barbecue, il grasso cade sui carboni ardenti e forma degli idrocarboni poliaromatici, chiamati in forma abbreviata PAHs. Tutti questi PAHs possono mutare e svilupparsi in composti carcinogeni come ad esempio il benzo[a]
pirene, illustrato nell’immagine a destra. Quest’ultimo è uno dei primi
composti di cui è stata provata la cancerogenicità: una delle sue forme modificate interferisce con il DNA andandone a intaccare le sue
funzioni fondamentali. Non c’è solo nel barbecue però, lo possiamo
trovare anche nel fumo di sigaretta o nello scarico dei motori diesel.
Un’altra categoria di composti potenzialmente cancerogeni sono le
ammine eterocicliche (HCAs) che si sviluppano dalla cottura della carne. Queste molecole si concentrano nelle parti carbonizzate della carne e ne sono state individuate 17 differenti pericolose per l’uomo.
Alcune ricerche hanno dimostrato che marinare la carne nella birra può ridurre in maniera rilevante la concentrazione delle HCAs.
Le ammine eterocicliche però non sono tutte cancerogene: alcune,
infatti, vanno a formare la struttura di alcune vitamine fondamentali.
Ora che sappiamo proprio tutto sulla carne alla griglia non mi resta che dire:

“Mangiate responsabilmente”!

L’ Underground
Al di fuori di ogni aspettativa la domanda che mi è stata posta più frequentemente quest’anno
non è stata”oh, ma hai scaricato pokemon go?”, seppur da Maggio pare che quel malefico giochino abbia lobotomizzato i cervelli delle mie coetanee- uso il femminile con una vena di amarezza
nella voce e con un lacrima per Rosa Luxemburg- già messe a dura prova da “Amici”, “Uomini e
donne” e da tutto quello che l’epoca “Istagirl ”ha da offrirci - e che gioia!-. No, niente pikachu o
charmander, nulla di così stupido ma innocente, un qualcosa di molto peggiore e politicamente
ben più scorretto, pronunciato con spocchia e arroganza tipicamente Bertoncelliana: “ Visto che
quest’anno, come tu ben sai, ricorrono i 50 anni del punk, come definiresti questa corrente?”.
Le prime trentacinque volte ho cercato persino- mi sento decisamente democratica in momenti
come questi, tanto quanto Hilary Clinton pre candidatura- di produrre un risposta ponderata che
potesse, seppur in minima parte, descrivere un qualcosa che quando è nato era già morto e ha
vissuto solo quale embrione già incancrenito nella magica Londra di Sid e Nancy, trovandosi ormai ad un decennio dai primogeniti Sonics. Suonava più o meno così:”Si parla tanto - e ci si sparla
sopra - di una parolina che semanticamente ha un significato alquanto mirato: Punk.

Cos’è il Punk quindi mi state chiedendo: Beh
andatelo a chiedere ad un adolescente, vi
risponderà più o meno così (ma con i congiuntivi sbagliati): Il punk è fottersene delle regole,
mandare affanculo tutti, urlare contro il cielo (o
lo diceva Ligabue? N.d.Cb.), anarchia, ribellione, spilloni, jeans strappati, Sid Vicious, etc...
Andatelo a chiedere ad un maestro di musica.
Vi risponderà più o meno così (ma in modo
molto più borioso): punk è un genere che usa
pochissimi accordi di base, spesso di quinta,
strutturalmente semplice, sorvola sugli assoli e
con una voce sovente al di là dell’intonato.Andatelo a chiedere ad un critico. vi risponderà
più o meno così: Il punk è l’apogeo della pigrizia senza scuse. Il punk è mandare affanculo
il rock. Il punk è mandare affanculo il punk. Il
punk è trattare di merda la vostra collezione
di duemila e più dischi. Il punk è superato. Il
punk è solo una parola apprezzata dai mass
media. Il punk è qualsiasi cosa facciate che
dovrebbe avere delle conseguenze ma non ne
ha, oppure voi le ignorate. Il punk è una parola
priva di significato che sono tutti stufi marci di
far passare per rappresentativa di uno stato
mentale e di uno stile di vita che, anche se
non sono poi tanto complessi, non si possono
ridurre a rudimentali pratiche precedenti alla
nascita delle parole, più di quanto non sia già
stato fatto. Il punk è qualcosa che vale la pena
di distruggere in gran fretta (Lester Bangs,
1977).”

Come potete notare da infima oratrice quale sono già allora- in data 4 Gennaio- evitavo di rispondere a ciò che
il 2 Agosto,dopo cinquanta ulteriori ripetizioni del quesito, 2 sessioni di esami universitari e anche una fastidiosa
psoriasi,ormai, non posso più esimermi dal disvelare:” SI FOTTA IL PUNK!!”- chiedo perdono per il linguaggio
scurrile ma altri termini non credo possano rendere ugualmente fede al concetto espresso.Intendiamoci io sono cresciuta a pane e Ramones e mio padre ha, credo, una delle poche magliette originali
degli Stooges,che indosso fieramente come pigiama a sua insaputa. Ho anche letto tutto ciò che Leester avesse
mai scritto, detto o vomitato.
Conosco persino tutta la track list di Sandinista con testi annessi- per una con un risicato 6 dell’IELTS è un chiaro
segno di amore per la suddetta corrente- ma è giusto e doveroso che venga messo da parte. Porsi una domanda simile sarebbe come dialogare a cena sul fatto che le riforme Gracchiane potessero considerarsi più o meno
indicative della crisi statale. Vi do un piccolo aiuto, ne furono un chiaro segnalo, ma, se date un’occhio all’uso dei
tempi verbali, credo comprenderete che parlo di un qualcosa di cui nemmeno Cicerone poté avere memoria,
essendo stato qualche annetto a lui anteriore. Tanto romantico quanto inutile.
Il buon Guccini diceva” un’altro giorno è andato la sua musica è finita” cerchiamo allora di dargli retta lasciando
perdere questi sofismi da radical chic per parlare di un qualcosa di contemporaneo o, per lo meno, in linea con
gli ultimi decenni.

Appurato, dunque, che del cosa sia il punk sia necessario fregarsene, avete voglia di provare a chiedervi ora il significato per voi,
come per noi tutti nati negli anni 90’, di un qualcosa di ancora più mistificato, utilizzato e , paradossalmente commercializzato:

l’UNDERGROUND?

La parola stessa, moderna chimera, di chi come me vede in Berlino il Nirvana e nei creatori di spazi quali il SUICIDES CIRCUS i suoi profeti, presuppone un’analisi più di “patetica” , secondo la più arcaica e forse anche unica reale accezione del termine, rispetto al precedente tema- dovuta forse
a tutte le fesserie che mi sono state rifilate negli anni- senza citazioni altrui o banalità generalizzate. Solo la verità, la mia per lo meno, sperando che
possa coincidere, almeno in parte, con la vostra.
Tanto per cominciare le parole hanno un senso, seppur la gente si diverta a storpiarlo o a modificarlo a proprio piacimento. Se il cane si chiama cane
e il gatto si chiama gatto un motivo ci sarà- se siete menti così sensibili da pensare, invece, che non ci sia affatto un nesso plaudo a voi ma rivolgete il quesito al vostro professore di filosofia del liceo, non a me -e se l’UNDERGROUND si chiama in tal modo non faranno fatica eccessiva i nostri
cervelli a capire che il termine musicale, artistico o letterario che sia si riferisce a un qualcosa di nicchia, “che sta sotto” e deve starci. Si chiamava
cosi il primo libro di Kerouac, si chiamano così in britannico le metropolitane di mezzo mondo- fatta eccezione per la posh “tube” di Londra, che si
sentiva già fuori dall’UE molto prima del Brexit- e si chiamano così pure le cantine, i garage e gli scantinati in cui a livello musicale questo genere o
meglio “non-genere” è nato. Non conta che si associ ad esso una dicitura specifica musicale: rap-underground, elettronica underground o anche
skate-punk-underground il principio è e sarà sempre lo stesso, giusto o sbagliato che sia: VA FATTO IN POCHI.

Non è snobismo Pasoliniano e neppure
qualche mea culpa di un cantante fallito; è
pura e semplice logica,talmente elementare
che persino ad Ensi, seppur inconsciamente- che di underground ormai non ha nemmeno più la tessera della metro di Torinopareva lampante mentre cantava “il mio
disco è il più underground ma se lo compri
è commerciale”. Il discorso è proprio questo, infatti, nulla più nulla meno. Se io fossi
un blogger,per esempio, con una pagina
Facebook che tratti di temi musicali cosiddetti “di nicchia” e meno di tremila fans,
sarei undeground. Se scrivessi di un determinato aspetto di questi stessi temi, sarei
ancora underground, se poi però diventasse
una pagina da centomila fan condividendo
articoli notiziari di brand a mi facessi pagare
per scrivere facendo promozione su di loro,
allora ecco che non sarei più underground.
Sarei vittima e complice del sistema.- odio
i blogger, gli opinionisti e ho debiti pure e
soprattutto con mia madre quindi questo
era davvero un esempio, non temete Sono underground, infatti, se rappresento
una piccolissima fetta dell’immensa torta
che è la musica: stando nel corridoio, non
nella grande sala. Anzi, stando nel lurido
sotto scala dove c’è la polvere e ci sono
pure i ragni.

L’underground non è la destinazione, è la partenza.

E’ da lì che nasce la tendenza, se invece è già tendenza, allora non può più
essere tale.- pensate alla Techno di oggi: quella, ormai, è tendenza, non più
un elemento di partenza. - Chiedetelo a Jeff, chiedetelo agli Octave (che non
sono esattamente techno), chiedetelo a chi volete chiederlo.- Essa ha le sue
regole, e non sono più quelle di Detroit, oggi la techno è anch’esso un trend,
niente di più.
La scena dell’underground, invece, è limitata, numerata e di difficile scoperta. E’ limitata, come le cose migliori al mondo sono numerate. I felini, le macchine fatte a mano e la mozzarella di bufala. Non è per tutti, non è da tutti
e - non mi stancherò mai di ripeterlo- non DEVE esserlo. Perché? Perché, cari
miei, accontentare mille persone tutte uguali è facile, basta creare un prodotto studiato su larga scala. Accontentare una persona che intellettualmente
ne sa più di mille altre, lì sta davvero la difficoltà. Non esiste la matematica,
non esiste uno studio sociale basato sul singolo caso, non c’è una media. C’è
solo un SINGOLO. Un singolo magari che ha letto più di un libro di Moccia e
che è stufo di farsi sette ore di coda al caldo per ascoltare cantanti o dj che
non valgano non solo il prezzo del biglietto ma nemmeno quello del casello che si è dovuto attraversare per arrivare al Forum di turno, fosse anche
Modena- Casalecchio. Perché per capire una musica, un movimento, un
tema, devi veramente aver visto e vissuto cento situazioni diverse per saperci
stare dietro - e spesso anche dentro- e se non lo hai fatto devi, per lo meno,
aver la voglia di farlo: essere curioso. Che alla fine essere tali non è un poco
sinonimo di essere underground? Per me si. Non ti deve piacere la normalità,
la facilità -che è ben diversa dalla “semplicità”-, la musica da radio, le pubblicità, i libri in sconto, i soliti viaggi, il modo di pensare che tutti hanno, il taglio
di capelli, queste agghiaccianti magliette lunghe e total black, il risvoltino, le
stesse guest ogni anno. Amare quello che gli altri ignorano o almeno quello
che la grande fetta della torta non mostra, quello è essere underground. Ma
è importante secondo voi? E’ importante essere underground? Sto ripetendo il termine underground mille volte solo per arrivare ad un punteggio Seo
di 2,5, quando in realtà siamo solo allo 0.8%- chi conosce il web capirà-.
Si è dannatamente importante ma senza eccedere, come in tutto, se no si
corre il rischio di divenire degli squallidi hipster e, a quel punto, meglio
spendere sessanta euro per ascoltare Guè Pequeno, almeno ci si fa del ridere sulla metrica di “Squalo”.


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