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Fibrillazione atriale, rischio di ictus più alto per i pazienti diabetici trattati con insulina .pdf


Nome del file originale: Fibrillazione atriale, rischio di ictus più alto per i pazienti diabetici trattati con insulina.pdf
Autore: Goldm

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Fibrillazione atriale, rischio di ictus
più alto per i pazienti diabetici trattati
con insulina
Fibrillazione atriale, maggior rischio di ictus, se si è diabetici e trattati con
insulina: sono alcuni dei dati di una sub-analisi dello studio PREFER in AF
presentato al Congresso ESC a Roma.

Roma, 29 agosto 2016 – Presentati al Congresso ESC (Società Europea di Cardiologia) in corso a
Roma, i nuovi dati di una sotto analisi del Registro PREFER in AF (PREvention oF thromboembolic
events—European Registry in Atrial Fibrillation), il registro pazienti europeo di Daiichi Sankyo, che
analizza i gruppi di pazienti a rischio, i gap degli attuali trattamenti nella gestione della fibrillazione
atriale nel contesto clinico del mondo reale, e i trend associati a pazienti con caratteristiche specifiche,
inclusa la presenza di alcune comorbidità che predispongono maggiormente a eventi trombotici.
Fibrillazione atriale e diabete
I dati del Registro, ad un anno di follow-up, rivelano che i pazienti affetti da fibrillazione atriale, che
soffrono anche di diabete e sono trattati con insulina, corrono un rischio significativamente maggiore
di essere colpiti da ictus o embolia sistemica, rispetto ai pazienti con FA senza diabete (5,2 % vs 1,9%
rispettivamente; hazard ratio [ HR ] 2.89 , Intervallo di Confidenza [ CI ] 95 %; 1,67-5,02 ; p =
0,0002) e ai pazienti diabetici con FA ma non trattati con insulina (5,2 % vs 1,8%, rispettivamente; HR
2,96 ; 1,49-5,87; p= 0,0019). È inoltre interessante notare che i pazienti diabetici non trattati con
terapia insulinica hanno simile incidenza di eventi tromboembolici rispetto ai pazienti senza diabete
(HR 0,97 ; 0,58-1,61 ; P = 0,9 ).
Fibrillazione atriale e differenze di genere
L'acquisizione di dati ha consentito di identificare profili completi dei pazienti, confrontando
caratteristiche specifiche come il genere, e altri importanti aspetti quali la scelta della terapia e gli esiti
clinici. Il Registro ha dimostrato, ad esempio, che le donne sperimentano un maggior carico di sintomi
rispetto agli uomini, anche se il trattamento con anticoagulanti orali è risultato simile in ambo i sessi.
Inoltre, dopo un anno di follow-up, le donne hanno dimostrato il 65% in meno del rischio (corretto per
età e Paese di provenienza) di rivascolarizzazione coronarica (95% CI [0,22- 0,56]), il 40% in meno di
rischio di sindrome coronarica acuta (0,38-0,93) e il 20% in meno di rischio di insufficienza cardiaca
cronica/ frazione di eiezione del ventricolo sinistro ridotta (0,68- 0,96) rispetto agli uomini. Per lo
stesso periodo esaminato non vi è alcuna prova, invece, che uomini e donne differiscano per rischio di
ictus, attacco ischemico transitorio, eventi tromboembolici arteriosi ed eventi emorragici maggiori. Lo
studio dunque ha fornito indicazioni sulle differenze di genere dei pazienti, e attraverso ulteriori

indagini si potrà stabilire se queste possano essere utilizzate per migliorare prevenzione, trattamento e
gestione della fibrillazione atriale.
"La fibrillazione atriale è un notevole problema sanitario che comporta un elevato rischio di ictus per
oltre sei milioni di malati in Europa - ha commentato il dottor Giuseppe Patti, dell’Università Campus
Bio-Medico di Roma e principale autore dello studio – E le informazioni che giungono da questo
registro risultano molto utili nella pratica clinica, poiché la disponibilità di dati robusti dal mondo
reale sui pazienti a più alto rischio di ictus o embolia sistemica potrà sicuramente contribuire ad
individuare i casi in cui è necessario un trattamento ancora più specifico per ridurre al minimo tali
gravi esiti".
I registri PREFER in AF

Il registro PREFER in AF ha inizialmente arruolato 7.243 pazienti con fibrillazione atriale in 461
centri ubicati in Austria, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Lo scopo dello
studio era quello di fornire informazioni sulla prevenzione degli eventi tromboembolici come l’ictus,
in base alle caratteristiche e alla gestione dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, insieme ad altre
importanti considerazioni quali la qualità della loro vita e la soddisfazione per il trattamento.
È stato deciso di estendere il PREFER in AF per ottenere ulteriori approfondimenti sulla gestione
della patologia e per aggiungere Belgio e Paesi Bassi alla lista delle nazioni coinvolte nello studio. I
dati del prolungamento sono stati raccolti su un totale di 5.000 pazienti, distribuiti in 325 centri di
nove Paesi europei.
Contatti
Daiichi Sankyo
Elisa Porchetti
Tel.+39 0685255-202
elisa.porchetti@daiichi-sankyo.it

Valeria Carbone Basile
Tel: +39 339 1704748
valeria.carbonebasile@gmail.com

Daiichi Sankyo
Daiichi Sankyo è un Gruppo farmaceutico attivamente impegnato nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di farmaci
innovativi con la mission di colmare i diversi bisogni di cura ancora non soddisfatti dei pazienti, sia nei mercati industrializzati
che in quelli emergenti. Con più di 100 anni di esperienza scientifica e una presenza in più di 20 Paesi, Daiichi Sankyo e i
suoi 16,000 dipendenti in tutto il mondo, contano su una ricca eredità di innovazione e una robusta linea di farmaci
promettenti per aiutare le persone. Oltre a mantenere il suo robusto portafoglio di farmaci per il trattamento
dell'ipertensione e dei disordini trombotici, e con la Vision del Gruppo al 2025 di diventare una “Global Pharma Innovator con
vantaggi competitivi in area oncologica“, le attività di ricerca e sviluppo di Daiichi Sankyo sono focalizzate alla creazione di
nuove terapie per l’oncologia e l’immuno-oncologia, con un ulteriore focus su nuove frontiere quali la gestione del dolore, le
malattie neurodegenerative e cardiometaboliche, e altre patologie rare.
Per maggiori informazioni visita il press portal http://pressportal.lixiana.it/ o il sito www.daiichi-sankyo.it
FONTE: Daiichi Sankyo


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